.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


2 maggio 2012

Note e annotazioni sul cambio di regime nel remoto futuro




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note sparse e testimonianze

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il materiale cominciò a esser troppo, a mostrare la sua grandezza e vastità. Mi fermai per una pausa di riflessione. Il dubbio di non aver capito i fatti di cui ero testimone e quelli di cui raccoglievo la documentazione si fece pressante e cominciò a infastidirmi. Fu nel principale parco pubblico della nuova capitale che mi sorprese l’idea di dover fissare qualche dubbio, qualche evidenza lasciata in ombra, non capita.  Che terra era mai questa dove gli esseri umani passano da una causa all’altra con facilità e indifferenza? Dove è così facile nel resto del mondo umano  cambiar patrono e protettore per interesse, alleato militare per opportunità, ammazzare conoscenti e parenti per adesione partigiana a un partito armato? Domande senza risposta, più mi addentravo dentro questa storia e più il terreno concettuale su cui mi muovevo si trasformava in pantano. Sprofondavo dentro qualcosa che era passato ed era futuro nello  stesso tempo, una sorta di saggezza corrotta, di sapere sul mondo e sul cosmo, ma un sapere maligno, qualcosa di  cattivo spiritualmente, di machiavellico nel senso peggiore della parola. Mi trovavo nell’imbarazzo e nel dubbio. La mia mente vagava verso tante risposte senza accettarne alcuna. Ero confuso come non mai. Cercai d’immaginarmi una popolazione sottoposta nel corso dei secoli a tante invasioni, cambi di padrone, regimi dispotici. Cosa può uscir fuori da una cosa del genere se non tribù disperse, gruppi di umani dediti a ogni sorta di traffico e di mezzo discutibile per vivere. La corruzione diventa un sistema, il servire due o più padroni un fatto banale, mettersi fra i potenti per cercare protezione una seconda natura. Ma quello che era capitato non era il frutto di qualcosa di remoto, di un fatto antico che si ripete; nel darsi al nuovo potere alieno degli Xenoi c’era qualcosa di diverso. Era una vera e propria abiura di sé stessi, il rifiuto di appartenere a un tempo dei padri e degli antenati non più accolto, non più capito, ripugnante se letto con le prospettive presenti.  Questa è una diversa forma di abiura, non è un fatto occasionale, semplice, dettato dalla necessità; è dissoluzione di ciò che si è e rinascita in altra forma. La radicalità estrema della soluzione Xenoi offre a questo regime la soluzione per cancellare il passato, per fondare un nuovo privo di compromessi, tanto potente quanto inquietante per i suoi vicini. Forse perfino per il resto dell’umanità, stavolta gli eredi di più di una antica civiltà umana si erano dati agli alieni Xenoi, era più di un patto era la smentita dell’importanza della civiltà umana, la loro aveva bisogno di negarsi e di chiedere una mano così improbabile per risorgere e di nuovo essere. Nella penisola era stato allestito un laboratorio pericoloso, inquietante  che fatalmente avrebbe prima o poi attraversato i mari e i monti. Provai a raggruppare i problemi per argomenti e per osservazioni. Per prima cosa segnai il fattore guerra. In fondo c’era stata una guerra globale supportata da sponsor alieni e combattuta con forze miste. La Guerra aveva influito nella creazione di un regime che altrimenti mai avrebbe preso forma. La seconda cosa da segnalare era la presenza di forti opposizioni interne nate da un malcontento generale e dalla guerra mal gestita e combattuta in modo fallimentare, la terza cosa è l’entusiasmo con cui una parte dei popoli di queste terre hanno accolto gli Xenoi. Ma la quarta non rimanda ad alcuna di queste cose. La spinta interna a distruggere se stessi per rigenerarsi arriva dal profondo, da qualcosa che la sociologia e la storia possono intuire ma non spiegare del tutto; un fenomeno quasi naturale di morte del vecchio e del degenerato e del corrotto per far spazio a qualcosa di diverso che maturerà e farà un suo ciclo.

Cominciai ad appuntare alcune frasi, impressioni di vario tipo che qui riporto in neretto per il lettore.

Certezza della disfatta in guerra, forse…ma è stata la causa principale? Se così è perché le opposizioni si formano anni prima, perché un tessuto sociale dava supporto a proteste silenziose o aperte contro l’ordine costituito? Come mai milioni di umani che traevano beneficio dal sistema corrotto e dissoluto non hanno difeso i loro capi e i loro benefattori e protettori? Da dove viene questa voglia di distruggere, criminalizzare, dissolvere, annientare il passato per creare un mondo umano nuovo? Ci sono dei precedenti? Da dove parte questa volontà di annientare il passato che ricorda roghi da inquisizione e mito del progresso di matrice colonialista? Qualcosa che viene dal passato? Qualcosa che viene dal futuro?

Il mio animo era scosso, non trovavo la soluzione. Mi sovvenne un consiglio di Rodolfo il tale che avevo più volte incontrato per scrivere del processo. Osservare la città, in particolar modo ciò che non si osserva di solito. Non  avevo capito bene a cosa si riferisse. Poi intesi. Avevano cambiato le titolazioni di alcune piazze o vie. Questa non fu l’unica sorpresa.  Tutti i monumenti ai caduti erano stati riconsacrati, non c’era opera che non avesse una targa magari minuscola che ricordava  la guerra Xenoi e il nuovo regime. Compresi che quella era una strada. Mi ricordai anche di un particolare insolito. Un dettaglio a cui non avevo prestato attenzione. Invece aveva un peso enorme. Il comandante era nel comitato promotore di una grande opera monumentale da erigere in onore degli Xenoi. Un volto raffigurante l’immagine idealizzata del Dio vivente di quelle creature da realizzare in materiali nuovissimi, preziosi e brillanti. Doveva riconsacrare l’arco della città. Il quale era stato più volte riconsacrato nel corso della sua storia.

Questa storia era frutto del caso, nel senso che per una combinazione ero capitato proprio nell’ufficio del comandante mentre egli visionava i verbali della commissione per il monumento. Mi aveva mostrato alcuni bozzetti e il progetto. Sul momento non avevo dato peso alla cosa, per il mio gusto era una cosa bizzarra, curiosa, strana. Da quando in qua un regime che deve rimuovere tonnellate di macerie, stravolgere la vita quotidiana degli abitanti, convivere per generazioni con una presenza aliena si mette a ragionare di monumenti. Un volto gigante iscritto in un cerchio tutto dorato  e lucente per fare uno spettacolo ottico quando il sole colpisce l’opera. Non avevo capito che questi stavano creando un loro universo simbolico e  mitico che doveva sostituire quello distrutto. In una sorta di ruota del destino medioevale al tracollo di una civiltà e dei suoi miti e delle sue ragioni d’esistenza andava a sostituirsi un nuovo modello. Un modello che stava liquidando le macerie mitologiche, simboliche e di vita quotidiana. Poi con calma avrebbero i nuovi padroni della penisola  pensato al resto. Così fra miti da creare e volontà di potenza si consumava la trasformazione. Non avevo capito quanto fosse profonda la cosa e quanto preciso fosse il progetto.

Questo fatto mi aprì la mente ad una evidenza. Il processo di cui dovevo occuparmi per motivi accademici e di carriera era parte della distruzione del mito e delle immagini del regime precedente. Non era una questione di giustizia come è comunemente intesa nel Nord Europa ma al contrario di una demolizione controllata del potere di persuasione di miti e di bugie pietose a sfondo storico che erano state la patina di legittimità dell’antico ordine sociale  e politico. “Antico Ordine”, forse questo è il termine giusto per indicare quell’impasto di credenze, miti, pubblicità commerciale, illusioni da centro commerciale che avevano segnato quasi due secoli di civiltà industriale.  Il Belpaese era una cantiere, un grosso esperimento sociale, un opera da ingegneri della genetica e delle istituzioni; ero davanti a una trasformazione di civiltà che aveva come suo fine  la realtà umana. Iniziavano per gradi e iniziavano con trasformare le cose immateriali come la memoria del passato, l’immagine della realtà, il senso della vita quotidiana, i miti, i simboli.   Questi nuovi personaggi al potere erano un pericoloso e creativo incrocio fra i maghi del Rinascimento, i rivoluzionari del Novecento e i contattisti del ventunesimo secolo, ma stimo che la loro ispirazione più forte venisse dagli eretici gnostici al tempo dei Cesari.




20 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

televisione

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Credo sia male ragionare come facciamo noi, così lasciandoci andare. Senza una pezza d’appoggio, senza uno scritto, un foglio.

Francesco: Che vuoi un certificato che attesta che siamo in grado di parlare e di ragionare, un giornale, una rivista? Ma che discorsi fai?

Marco: Abbiamo parlato stanotte, dei soldi, della vita, del sesso, dell’amore, forse perfino di politica. Ma chi siamo per poter emettere facili giudizi e certe affermazioni?

Francesco: Siamo due fratelli che hanno visto tanta malvagità nel mondo e son riusciti a strappare con la nuda carne e i denti qualcosa alla generale e fecciosa cattiveria, mi pare evidente. Ma torniamo al nostro nipotino. Voglio dirti qualcosa perché non sono andato via nel grande Est, e ho saputo qualcosa. Tanto per dirne una il nostro conosce molta gente importante. Sai perché… Il grande affare, la grande impresa edile, il tribunale nuovo.

Marco: Cosa? Sei pazzo non capisco?

Francesco: Non crederai che certi distinti gentiluomini s’incontrino per strada, presso salotti di poeti e pittori, fra la gente che va a teatro. I suoi contatti il nostro li ha trovati in tribunale per via delle cause e delle querele contro le tre o quattro banche che ha cambiato, per le denunzie per truffa che ha rivolto contro la società elettrica, quella del Gas, contro le municipalizzate, contro il sistema di raccolta della spazzatura, contro Quartiere, Comune, Provincia. I suoi interlocutori erano a fare il penale e fra una sceneggiata e l’altra davanti al molto onorevole giudice di turno e agli avvocati delle parti lese il nostro ci parlava e ci ragionava. Non è affondato perché i suoi contatti fra chi vive di politica al momento giusto hanno fatto la telefonata, o perché il direttore di banca si ricordato del tipo strano incontrato prima dell’udienza e ha avuto un moto di simpatia, di complicità, di sopportazione. A furia di far la posta in tribunale, di sicuro apposta, il nostro ha contattato il banchiere bancarottiere, il direttore indagato per truffa aggravata, il politico locale inquisito, il burocrate,l’amico degli amici, l’avvocato del diavolo che cura le cause di qualche sindaco o di qualche assessore. Così va.

Marco: Insomma i gentiluomini, i signori, i commendatori di oggi si trovano presso il tribunale tra un rinvio e l’udienza. Ma dove siamo arrivati! Questo Belpaese è ormai il fantasma di se stesso. Perfino i borghesi, i signori della nostra passata gioventù sono spettri, macabre ombre verdastre che vagano senza meta in un mondo umano non più loro. Tutto quel che era credibilità, onore, decenza nel remoto passato si è dissolto, questo non è capitalismo, questa è una fuga dal nulla verso il nulla. Almeno nel disfacimento generale sono morte anche le pietose finzioni, la carità pelosa di chi dispensava lezioni di democrazia e adesione alle favole sulla Patria,la Libertà, la Democrazia. I ricchi e solo loro sono liberi, democratici, patriottici. Tutti gli altri sono plebe elettorale e deve correre questa feccia a prostrarsi davanti al forte come è giusto che sia. Il potere su uomini e cose è libertà, è legge, è dominio sul mondo. Il resto sono favole e la legge non rende uguali ma conferma la giustizia dei forti. I forti non possono combattere fra loro, il buonsenso e la paura li frena. Oggi solo il ricco è forte e può esercitare il dominio. Essi talvolta devono ricorrere a un rito in tribunale per sancire diritto e ragione, l’alternativa sarebbe il conflitto e la perpetua guerra civile e nessuno potrebbe esercitare il dominio proprio personale  e godere della proprietà privata. Oggi lo squallore ha travolto la nostra gente. Una massa di ciarlatani, esseri indegni, svaporate, prostitute, pazze, malati di mente è ascesa al potere e pretende di entrare nel tribunale, di godere della legge, di essere pari con i signori del passato, di essere nel numero dei forti perché il caso o la delinquenza hanno regalato loro qualche pacco di biglietti colorati della Banca Centrale Europea che noi ci sforziamo di credere esser denaro serio. Magari convertibile in oro o argento! Che banda di pazzi che siamo! Quando il disordine monta fino a questo punto ogni sciagura e ogni guerra diventa possibile.

 Francesco: La tua propensione al fascismo e al dispotismo è clamorosa. Comunque queste le parti in commedia, e dietro questa pletora di mascalzoni e criminali impuniti si muove un mondo quotidiano di piccola gente squallida che s’arrangia, vive, mangia, beve. Ecco che il nostro ha avuto a che fare con tanta gente comune. Gente che io non toccherei nemmeno con un bastone. Professori di provincia, imbianchini, facchini, cameriere,rivenditori,stranieri di passaggio, studenti squattrinati, fornitori,venditori napoletani di cianfrusaglie, carabinieri, vigili urbani, addetti della società del gas e  dell’acqua e chi più ne ha ne metta. Ecco qui,  nero su bianco sul registro del dare e dell’avere il nipotino ha segnato tutto. Queste stanze del villino sono ormai un microcosmo del Belpaese, lo specchio su cui si muove una grande recita su un canovaccio impazzito e scritto in mille dialetti; se esiste una qualche prova che la vita è una commedia che deve per forza finire in tragedia essa è anche qui dove tutti passano e nessuno si ferma. So che frequenta gente spiantata, qualche spirito bello, qualche donna in difficoltà, qualche mascalzone di provincia, qualche miserabile che vive a giornata, qualche politico della sinistra radicale o come cavolo si chiama oggi quella roba lì. Mi chiedo se sta meglio di noi che abbiamo così tante certezze. Comunque il Belpaese non muoverà un dito per se stesso e per gli altri. Ho letto slealmente cosa ha scritto sul registro con grande attenzione e ho capito quanto sia piccolo il mondo umano di questo villino di provincia trasformato in ostello o qualcosa di simile. No! Questo Belpaese non ha le forze civili e morali per salvarsi dal caos e dal disordine. Non ha potenza militare, diplomatica, intellettuale; ma è nel quotidiano, nella vita civile ordinaria  e banale che emerge la nostra debolezza e la nostra dissoluzione morale e impreparazione. Forse ha ragione il nipotino. Quest’esistenza è lo scherzo balordo e mortifero di un Dio idiota che ha scritto una commedia dove tutte le parti convergono verso una grande tragedia finale. Allora si recita la commedia finchè si può tanto la tragedia avrà la durata di un lampo, di un solo e rapido istante distruttivo che chiude un tempo dell’umanità  indegno e funesto.

Marco: IL tempo che ci rimane come lo dobbiamo passare secondo te? Dovremmo esser i compagni di merende e ricreazione di papponi laidi, preti indegni, politici scellerati, donne pazze, ragazze svaporate, criminali comuni, plebaglia nostrana e forestiera, migranti senza Dio e senza un Soldo? Il Dio dei padri qui è morto. Altrove non so, ma qui è morto. No il nostro sbaglia. Quando una male così grande uccide il mondo umano occorre chiudersi come dentro una fortezza, diventare un pezzo d’acciaio, trasformarsi in forza di ferro dentro di sé e in sé. Ma soprattutto per sé. L’altro deve essere come Dio un morto che cammina, come la nostra antica borghesia lo spettro di tempi perduti, come i miti politici del passato ossia cose insensate inutili e pazze. L’altro non sono io e io sono tutto il mondo e il mondo muore non me ne frega nulla. Se io muoio tutto il mondo mio muore con me e questa realtà si dissolve in un solo istante, alla quale segue solo un silenzio e un buio assoluto e perfetto. Io esisto tutti gli altri no. Questa è la mia morale.

Francesco: E io cosa sono di grazia? Un fantasma?

Marco: Il frutto del caso, un dettaglio che è andato a schiantarsi contro la mia esistenza, un ente fisico con il quale ho relazione del resto adesso  contatto questo divano o queste mura. Esiste solo il singolo e il suo assoluto egoismo, nulla è aldilà di se stesso e il denaro è l’unico Dio.




sfoglia     marzo        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email