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2 agosto 2009

Italia se ci sei batti un colpo!

La valigia dei sogni e delle illusioni

Italia se ci sei batti un colpo!

E’ forse morto il Belpaese, con tutti i suoi abitanti, le sue ragioni, le sue diverse forme di essere e di stare la mondo? Dove volgo lo sguardo vedo l’ultimo atto della decomposizioni chimica di qualcosa che è stato nel passato e che ora non è più. Cosa è mai questo stivale:forse una somma d’illusioni e miti perduti?

I valori su cui venne fondata un dì remoto questa Repubblica che sui vuole fondata sul lavoro danno la stessa impressione di rovine, polvere e cose morte di certe rovine medioevali o del mondo antico. Il qui e ora di quelle diverse realtà che compongono il popolo italiano non hanno ad oggi valori condivisi o miti che possono, anche solo per finta, creare una coesione. Il lavoro inteso come momento di liberazione di forze creative e di realizzazione del cittadino è forse il  cadavere più illustre di questa nuova strage dei valori, o forse dovrei dire delle stage delle illusioni. Nel vuoto morale e spirituale lasciato dalla morte del mondo precedente e dal venire in essere di questa terza rivoluzione industriale emerge un solo valore: il denaro. Questo non è avvenuto tanto per una forza di persuasione tipica del Dio-denaro, o per uno smarrimento morale di massa ma piuttosto per l’esaurirsi delle grandi ideologie del Novecento, per la decomposizione dei miti del lavoro e del progresso, e anche per la disgregazione familiare e sociale che è nascosta nelle pieghe del Belpaese sotto la voce povertà. Quel che prima era creduto vero si è ridimensionato, contratto, ridotto a un qualcosa fra il ridicolo e il macabro e infine è morto. La morte ha aperto la porta ad amare constatazioni. Qua e là sopravvive, specie in ambito politico o politico-culturale, qualcosa che ha assunto la forma del  caricaturale o qualcosa che forzando la natura della morte cerca di inserirsi in una possibile prospettiva che volge al futuro. L’unica Italia possibile si deve necessariamente collocare nel futuro. Il richiamo al passato e al trapassato non ha senso politico e civile se rimane slegato da concrete prospettive di costruire qualcosa, magari anche attraverso la forza dell’utopia. Il problema delle diverse genti del Belpaese è la fuga nel passato remoto, è il cercare la polvere delle cose morte e stramorte per negare la realtà di tutti giorni, per cancellare con fantasie malate l’asprezza di un mondo globalizzato, già spartito al grande tavolo della diplomazia, della guerra  e degli affari dalle potenze mondiali. Questo pianeta azzurro e il suo popolamento umano può far tranquillamente a meno del Belpaese, della sua popolazione, di quel che resta delle sue passate civiltà, e di tutte le pietose finzioni della politica nazionale e del giornalismo nostrano. Sul pianeta azzurro ci sono più o meno sei miliardi di esseri umani, gli italiani sono l’1% di questa massa di viventi. Prendere il proprio posto nel mondo umano in tempi come questi è una cosa difficile, questa è una realtà che impone il creare e il mantenere una propria civiltà. Ma un po’ tutte le genti d’Italia vivono d’illusioni, di ricordi; in troppi chiedono miracoli ai santi, alla fortuna, o a chicchessia. Il presente non è solo negato, ma addirittura temuto; per questo a mio avviso occorre capire questo tempo e ciò che siamo e uscire da questa funesta magia fatta d’illusioni, di sogni, di miti trapassati, per accettare la nuda realtà d’un mondo umano in conflitto nel quale le genti del Belpaese son poca cosa e pure disperse.

Mentre guardo al futuro, qui e ora in questo luglio 2009, il centro del dibattito politico e sociale nel Belpaese è il permesso di soggiorno per le badanti che lavorano per gli anziani d’Italia e le pensioni. Il futuro è ancora molto lontano.

 

IANA per FuturoIeri




29 giugno 2009

Ripensando ai miti perduti

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ripensando ai miti perduti

 

Penso spesso ultimamente al remoto passato, agli anni della mia infanzia a cavallo fra la seconda metà degli anni settanta e i primi anni ottanta.

Ripenso a quella società lì, ormai defunta e sepolta nelle sue ragioni e nella sua socialità e osservo una cosa fra le altre. Il mondo degli eroi del piccolo schermo era già segnato profondamente, e per fortuna, dai cartoni animati giapponesi. Si trattava di una massa informe di piccoli e grandi eroi sia che fossero piloti di formula, pirati spaziali come capitan Harlock, ladri impuniti come Lupin III, eroi come i piloti di Mazinga e Goldrake, Jeeg Robot, Daitarn. Quello che è diverso oggi è la dimensione pervasiva della macchina dell’intrattenimento, non si tratta più della vendita delle figurine Panini o di qualche giocattolo in plastica, magari allora fatto a Taiwan, oggi è entrata in gioco la macchina della realtà virtuale, per essere più precisi dei videogiochi. In breve alla serie televisiva oggi s’accompagna il gioco di carte collezionabili, il videogioco, l’oggetto costoso, il gadget, e talvolta il fumetto giapponese tradotto. Nella mia infanzia questo accompagnamento di una serie televisiva di successo non era così pervasivo e invadente,  qui c’è qualcosa che va oltre il giocare con degli oggetti in plastica che ricordano le cose viste nel piccolo schermo, il videogioco di oggi porta direttamente sul piano dell’azione, il rapporto è con la console e non con l’estro della fantasia. In altre parole avere la possibilità di combattere ad esempio con il personaggio della serie dei “Cavalieri dello Zodiaco” per mezzo di una console non comporta una rielaborazione personale del tipo: prendo i giochi che servono, li uso, prendo l’oggetto che rappresenta il  personaggio, m’invento la sua storia. Mi ricordo di aver ai miei tempi creato delle vere e proprie storie con i soldatini della Seconda Guerra Mondiale, delle specie di operazioni militari; di aver usato i pezzi del lego per fare le battaglie le più strane o di aver fatto interagire i Playmobil con il castello dei “Masters of the Universe”. Che non sono la stessa cosa. Questo ricorrere  al supporto del computer può non essere necessariamente un male in questi tempi di terza rivoluzione industriale, il rapporto fra essere umano e macchina e “intelligenza artificiale” finisce con essere un dato banale, quotidiano. Quello che è diverso è che l’eroe di una storia, più o meno moralmente pulito che sia, non è più un eroe di un racconto ma un prodotto commerciale, una cosa che serve a segnare i punti sul monitor della  Playstation, una roba protetta dal Copyright. I miei miti del tempo che fu erano “illusioni”della televisione di allora mentre questi attuali sono, tendenzialmente, prodotti commerciali accompagnati da un sapere del tutto nuovo di marketing per l’infanzia e l’adolescenza.

Gli eroi oggi non fanno più gli eroi, e forse non è un caso che sistematicamente certe vecchie serie di cartoni animati giapponesi, l’ultimo caso è quello della fortunata serie di Yattamen  nel marzo 2009, siano diventati dei film. 

Questa Italia è proprio lontana dagli Dei e dagli Eroi, non è la sola purtroppo.

 

IANA per FuturoIeri

 




30 settembre 2008

NUDE PAROLE

Lunedì 29 settembre 2008 l’inserto satirico dell’Unità pubblicava una vignetta che rappresentava un disoccupato/precario che minacciava con la pistola in pugno il ministro Brunetta. In realtà in quella vignetta il ministro non era neanche rappresentato,l a pistola era puntata contro il lettore che vedeva la figura e leggeva le sue parole minacciose. La scenetta poteva di per sé rappresentare uno che per colpa della disoccupazione aveva perso la testa e minacciava i fantasmi apparsi nella sua mente malata. Comunque la cosa ha suscitato un certo scandalo, questo è comprensibile. Quello che impressionava erano le nude parole della figura le quali prefiguravano l’omicidio del ministro. Nella vignetta il movente scatenante del gesto era la condizione di disoccupazione e la reazione abnorme di uno che era rimasto sconvolto dalle dichiarazioni del ministro a proposito dei fannulloni. La satira ha un linguaggio deformante e provocatorio, per chi scrive la reazione al disegno e al testo è il sintomo di un grave malessere che attraversa la società italiana, la follia rappresentata da quella vignetta appena abbozzata ha colto nel segno, ha congelato in pochi tratti di matita l’esasperazione di fondo di due generazioni: i trentenni che sono ancora precari e i tanti ventenni che non sanno dove andare o a quale santo accendere ceri. E’ un fatto che la maggior parte degli italiani non ha protettori o santi in paradiso e quindi difficilmente può far affidamento a reti di solidarietà o complicità per risolvere adeguatamente i propri problemi di carriera o di liquidità. Difficilmente i molti che vivono nel disagio se ne andranno in giro con una pistola calibro 9 a minacciare ministri e funzionari. Cosa può spingere il lettore a sentire un pugno nello stomaco o un forte disagio davanti a una vignetta del genere? Io credo sia la paura di qualcosa di più del gesto criminale, ritengo sia la percezione di un triplice palese e tragico fallimento: quello delle grandi ideologie, quello dello stato sociale all’europea, quello del capitalismo finanziario in salsa neo-liberale. I grandi miti, perché questo erano, che come ancestrali divinità avevano promesso ai loro cultisti la redenzione, il benessere materiale e la rigenerazione per tutti quanti sono caduti, sono morti e decomposti. Nel vuoto terribile di valori e legittimazione del potere che hanno lasciato avanza un rancore cieco e sordo, un deserto etico che può essere la condizione di nuove tragedie collettive, non solo italiane ma mondiali. Il successo anche elettorale di partiti post-fascisti e neo-xenofobi in Europa e non solo è da ascrivere non tanto alla bontà della matrice originaria ma al contrario al fallimento integrale di un modello di democrazia liberale che prometteva il paradiso della ricchezza sulla nera terra e che in questi giorni scopriamo non essere in grado di garantire neanche i manager della borsa di New York. Ossia i grandi sacerdoti del Dio-Mercato. Quando il Paradiso del Dio-denaro brucia e crolla fra le fiamme è quello il tempo in cui gli umani devono ritrovare se stessi, i loro valori e le loro ragioni di vivere, perché il tempo degli Dei è finito e quel che resta sono solo uomini e donne.

Alle volte per capire il grande male di vivere sono necessarie le nude parole private di ogni compromesso e gentilezza.

IANA per FuturoIeri



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