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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 settembre 2011

Da dove nasce la presente catastrofe


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Da dove nasce la presente catastrofe


Devo iniziare con un: “Io credo” che la crisi di risorse e di crescita della civiltà industriale oscuri un fatto banale: il potere è potere su masse di esseri umani e sulla capacità che questi hanno di produrre ricchezza e di trasformare in beni di varia natura le risorse naturali. C’è è vero la crisi, ma c’è anche una questione di fondo che riguarda che fare in relazione al potere di dominio e controllo su miliardi di esseri umani, sulle loro aspettative, sul loro immaginario collettivo, sui loro bisogni, sui loro consumi, sulla loro capacità di produrre o distruggere ricchezza. Se gli USA perdono il comando e controllo delle principali risorse planetarie perderanno anche l’enorme potere che oggi hanno in materia d’immaginario collettivo, di ostentazione di un modello di vita e di consumi, d’influenza politica e sociale a livello globale. Le multinazionali USA oggi dominanti dovrebbero davvero far a mezzo con i soci arabi, cinesi, europei, asiatici, giapponesi e così via. I super-padroni non bianchi, non made in USA, non WASP entrerebbero nei club e nelle stanze dove si decide e non più chiedendo per favore o con il cappello in mano ma con il passo e l’arroganza del nuovo ricco che dà lo sfratto ai vecchi proprietari della villa signorile. La cosa grave è che potrebbero farlo in virtù di un crollo drammatico del valore del dollaro comunemente in uso. Ora io credo che nessun CEO WASP intenda cedere un pollice del suo potere a questi rappresentanti dei nuovi imperi concorrenti e delle potenze minori associate a tali forze. Quindi a mio avviso la crisi del sistema di produzione e consumo è aggravata da una lotta di piccole famiglie di miliardari e appartenenti a caste di enorme potere per il mantenimento e l’espansione della loro sfera di dominio e controllo. Ora io vedo molti segni di questo cedimento imperiale attraverso quel poco di comunicazione via internet che riesco a contattare nel tempo limitato che ho a disposizione. L’immaginario collettivo che passa dalla rete attraversa molte categorie comunicazione e in particolare la pornografia, le immagini e i video legati alla guerra nelle sue diverse forme, le previsioni catastrofiche di santoni, profeti mediatici, scienziati. Il sesso, il sangue e la paura dell’ignoto sono gli ingredienti della maggior parte delle narrazioni e dei film, telefilm e talvolta cartoni animati; sono tre ingredienti fondamentali quando si tratta di vendere una storia popolare e di largo consumo.  Invito il gentile lettore a riflettere sul fatto che questi sono i tipici ingredienti, diversamente mischiati, dei film di guerra, fantascienza e d’avventura. Ciò detto “Io credo” che oggi l’immaginario collettivo composto anche di questi suddetti elementi sia permeato dalla percezione della dissoluzione di un vecchio ordine Eurocentrico e Statunitense e dall’irruzione del nuovo che viene dall’Asia e non solo. Si pensi alla proliferazione dei fumetti pornografici del Sol Levante, alle nuove guerre in Medio-Oriente, Asia e Nord-Africa, alle profezie di calamità cosmiche mitigate dal pessimismo di matematici e  scienziati che osservano il declino delle risorse naturali e i limiti raggiunti da questo modello di sviluppo. Di fatto l’immaginario collettivo è colonizzato da paure profonde, da pulsioni emotive provenienti dall’inconscio che sono legate all’emersione di nuovi poteri imperiali e dal senso di fine di un ciclo storico. In Europa come nel Nuovo Mondo l’ordine antico è scosso da centinaia di milioni di asiatici, africani, nord-africani, medio-orientali che vogliono la loro fetta di consumi e di benessere, che entrano nel commercio mondiale, che producono, che fanno la guerra, che migrano. Se non arriva una caduta di miracoli tecnologici e politici c’è da temere un ciclo di nuove guerre fra inclusi e d esclusi dal benessere e dal potere globale  o una catastrofe dovuta al combattersi dei nuovi imperi con i vecchi. I segni esteriori di questo cedimento del vecchio mondo di valori e di comportamenti sono facili da trovare in rete e non solo, alle volte basta girare per un giorno intero in una città italiana di mezzo milione di abitanti e fare attenzione ai particolari e ai dettagli; la fine di un tempo che è stato è presente apertamente o meno  nei beni di consumo, nelle pubblicazioni audio e  video  in vendita nelle edicole, presente nella pubblicità, nei volti e nei linguaggi dei cittadini e dei lavoratori. Fine di un mondo Eurocentrico e crisi di un mondo incentrato sugli USA ecco cosa emerge dal passeggiare osservando con attenzione i segni di questa contemporaneità. Questa è una catastrofe perché alla fine forzerà anche i più diffidenti e ottusi a confrontarsi con questo presente in modo aperto e aspro, per forza di cose si dovrà formare ciò che sostituirà un ordine di valori logorati e incoerenti con questo presente e forse questo sarà parte di una redistribuzione del potere globale su umani, beni e risorse naturali che avverrà fra i capi e i boss dei vecchi imperi decadenti e i loro rivali che operano in quelli emergenti.

 

IANA




11 dicembre 2010

Il Belpaese e la scuola: l'assalto del presente a tutto il resto della scuola




                                 Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA: L’assalto del presente a tutto il resto della scuola

I miei venticinque lettori credo che siano ormai disturbati dal modo quasi ossessivo con il quale prendo in considerazione questa continua invadenza del fatto pubblicitario e commerciale in ambiti impropri. Oggi emerge nel generale disinteresse della stragrande maggioranza della popolazione italiana una lenta e strisciante forma di privatizzazione e invadenza del fatto commerciale nella realtà della scuola. Non si tratta più di merendine, astucci, cartelle e quaderni con eventuale logo commerciale o personaggi dei fumetti o dei cartoni animati ma di segni inequivocabili che a fronte del disimpegno dello Stato nel finanziamento della scuola pubblica indicano l’entrata di privati nel finanziamento della scuola. Oltre ai casi dei genitori che contribuiscono alle spese scolastiche in diversi  modi, alcuni fatti nelle scuole elementari hanno avuto una risonanza sui media nazionali, c’è da osservare il pericolo di forme manifeste o coperte di penetrazione del fatto pubblicitario nella scuola. L’idea di fondo del pensiero neo-liberale tipico dei poteri tecnocratici e finanziari che determinano la politica Europea e Statunitense è che solo la minoranza dei ricchi ha diritto pagando scuole e università private ad un livello d’istruzione alto e votato all’ascesa sociale. Dietro l’indebolimento del finanziamento pubblico c’è questo profondo desiderio di una piccola minoranza di ricchi di svuotare di contenuto le forme con cui si manifesta la democrazia rappresentativa per fondare un proprio potere ampio e discrezionale che si regge sul controllo delle risorse finanziarie, culturali, organizzative delle società del sedicente “Occidente”. Di fatto è l’annientamento di ogni logica meritocratica e la disgregazione dei diritti di quella tipologia di  cittadinanza che fa parte dei regimi che praticano la democrazia rappresentativa. Se l’ideologia neo-liberale contaminerà ancora  per un decennio la politica europea l’ascesa sociale risulterà essere nei fatti un privilegio di pochi che si trasmettono posizioni di potere e grandi ricchezze di padre in figlio. Avendo di fatto gli strumenti per condizionare la grande politica e l’economia c’è da scommettere che questa nuova classe sociale di alto rango cercherà di blindare la sua posizione di privilegio con leggi, provvedimenti, cattiva informazione, controllo della politica e di parte della pubblica opinione attraverso i media e la persuasione pubblicitaria.  Di fatto le sedicenti democrazie rappresentative devono convivere con minoranze di ricchissimi che forzano tutti i giorni le regole fondamentali della pace sociale e quel poco di tranquillità che può dare un regime politico rispettoso di tutte le sue parti sociali, ma l’opera funesta di questi pochissimi si è spinta troppo avanti condizionando la politica comunitaria  e la legislazione dei singoli stati, Italia inclusa anche aldilà delle responsabilità specifiche di chi oggi esercita nel Belpaese il potere esecutivo. Del resto i nostrani retori della politica come professione e come strumento per racimolare uno stipendio e anche i ceti sociali colpiti da questa trasformazione pilotata dall’alto risultano solitamente poco capaci di comprendere il fenomeno di una scissione di fatto delle minoranza dei miliardari e dei loro super-esperti dalla realtà degli altri ceti sociali. Così la democrazia rappresentativa si divide in chi ne è parte  e deve rotolare con essa anche se il percorso finisce in un burrone  e chi apolide del denaro e delle super-specializzazioni ben remunerate può trovare la sua patria ovunque sia presente per lui un buon contratto o parte delle proprie proprietà. Risulta evidente quindi che la privatizzazione strisciante della scuola del Belpaese non possa esser staccata da questa metamorfosi morale dei ceti socialmente superprivilegiati che ha preso forma intorno agli anni ottanta del secolo appena trascorso. Può questa politica professionale e professionistica italiana riportare le lancette dell’orologio indietro di decenni se non di mezzo secolo? Credo proprio di no! Chi ha a cuore dignità e vita della scuola pubblica qui nella terra del fu Impero Romano deve pensare nel silenzio, indagare con curiosità la realtà del mondo umano  e creare quelle forme del sapere che attiveranno in tempi migliori il Risorgimento di regole autenticamente democratiche di vita sociale e civile atte a rigenerare qualcosa dei grandi ideali del passato. Tuttavia essendo stati i grandi principi democratici e di eguaglianza di fatto abiurati da una minoranza di potentissimi e dimenticati dai molti non potranno mai più essere restaurati nella loro forma originaria, neanche attraverso rivoluzioni o miracoli della politica. Solo una spinta verso il futuro, solo la visione che si slancia oltre il meschino calcolo politico del qui e ora potrà ricondurre le decadenti democrazie del vecchio mondo a forme di vita sociale e civile rispettose della dignità, della vita e dei diritti della cittadinanza tutta, fra i diritti quello alla pubblica istruzione fondamento di una decente libertà di pensiero e di parola.

IANA per FuturoIeri





25 settembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: il confronto con la Quinta Repubblica

 



Le Tavole delle colpe di Madduwatta


I miei viaggi di ieri, oggi, domani

La Francia mostra al viaggiatore italiano l’evidenza della bontà di avere uno Stato degno di questo nome: una forza in grado di organizzare forze altrimenti disperse, di sostenere con giuste leggi le famiglie e la pubblica istruzione, di attivare politiche che vengono applicate con serietà e lealtà e che  non si disperdono in proclami roboanti e in diluvi di parole prive di senso.
Nonostante certe durezze e la palese evidenza di un divario crescente fra pochi ricchi e tanti poveri e la tanta gente che mostra i segni della disillusione è evidente che nella terra degli antichi re cristianissimi lo Stato è una potenza che aiuta la popolazione a vivere seguendo delle regole che hanno valore universale e non particolare. La Francia è ciò che l’Italia non riesce ad essere: uno Stato, una civiltà, una potenza economica, una forza politica, una realtà militare. L’Italia è troppe cose assieme e queste cose sono interessi di partiti, risentimenti di campanile, capi ambiziosi che vedono solo il loro interesse particolare, cordate di personaggi fortemente interessati a speculazioni edilizie o a procacciarsi affari o appalti, plebi elettorali terrorizzate dal perdere il piccolo privilegio o eccitate dall’idea di trovare dei protettori generosi sotto le elezioni. La natura politica dell’Italia della Seconda Repubblica è la polverizzazione della vita politica in un circo mediatico che ostenta cose strane e pazze e personaggi incredibili e talvolta eccentrici mischiati a atti politici discutibili all’insegna dello scontro fra i poteri che regolano la vita pubblica ovvero il giudiziario, l’esecutivo, il  legislativo. Perfino le esternazioni sopra le righe di tal cantante dal nome d’arte “Morgan” son state parte del della grande finzione del pubblico dibattito dimostrando l’intreccio fittissimo fra spettacolo, televisione, politica. La Repubblica ha smarrito le sue ragioni più profonde e non ha la forza di darsi una nuova Costituzione perché i poteri politici sono troppo deboli e troppo legati alla cura di miti morti e terrorizzati da questo presente  e dalle sue inquietudini che racconta una storia molto diversa da quella solitamente narrata: Il mondo umano non ha bisogno delle nostre minoranze al potere, esse dominano in Italia per un disgraziato caso della storia nostrana.
IANA per FuturoIeri




13 settembre 2010

Il Belpaese e la scuola

 


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Onestà intellettuale vuole che si ragioni anche sul fatto che la scuola pubblica non è una cosa importante neanche per la maggior parte degli italiani che in massa hanno votato per partiti politici di chiaro orientamento neoliberale: PDL e Lega Nord. Un neoliberale crede nella scuola privata e considera che la scuola pubblica non deve promuovere l’ascesa sociale degli allievi e di riflesso delle loro famiglie; infatti nel mondo Statunitense e Inglese la scuola è privata e le scuole che formano per inserire gli allievi ai livelli alti delle professioni e della società sono costose e di fatto delle imprese private. E’ palese che chi porta avanti politiche neoliberali tagli la scuola e la spesa sociale anche a prescindere dalla condizione economica del momento. A beneficio dei miei venticinque lettori presento queste due citazioni su alcuni rimossi che riguardano la scuola italiana, riflettere sul  passato, quello non finto e falsificato, aiuta.

In realtà, ad avviare concretamente una prima revisione ideologica dei testi scolastici in uso del Ventennio mussoliniano e a sollecitare – nel quadro di una più generale defascistizzazione della scuola italiana- la produzione e diffusione di una pubblicazione scolastica più in sintonia con le idealità politiche, sociali e culturali della nascente democrazia, fu la Sottocommissione per l’Educazione dell’Allied Military Gouvernament  (AMG), presieduta dal pedagogista statunitense Carl Washburne. Tra il 1944 e il 45, com’è noto, la Sottocommissione  pose mano alla stesura di nuovi programmi didattici per la scuola materna ed elementare e per l’Istituto magistrale e, contestualmente, stabilì i criteri per la revisione dei libri di testo relativi alle scuole di ogni ordine e grado, affidando tale compito ad una Commissione ministeriale centrale e ad una serie di Commissione regionali per la scuola istituite nei territori via via liberato e sottoposti al controllo dell’Allied Military Gouvernament, composte da insegnanti e funzionari scolastici designati dai Regional Officiers di comune accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione. Pag.311

Ferruccio Parri capo della Resistenza Italiana e presidente del Consiglio  dal giugno del 1945 al dicembre 1945  così si espresse a proposito del provvedimento Scelba contro il fascismo e il suo possibile ricostituirsi:”Finora la nostra organizzazione politica e i nostri partiti non hanno saputo risolvere il problema dell’educazione. La presentazione di questo disegno di legge può essere l’indice di un fallimento, l’indice di una scarsa capacità educativa della nostra democrazia ad irradiarsi nelle sfere giovanili. Il problema dei giovani è il problema di fondo per il nostro avvenire.”  Intervento in senato del 23 gennaio 1952. Cit. in. Anna Ascenzi, Metamorfosi della cittadinanza, Studi e ricerche su insegnamento della storia, educazione civile e identità nazionale in Italia tra Otto e Novecento, EUM, Macerata, 2009. Pag.320

IANA per FuturoIeri





10 settembre 2010

Le paure nascoste e l'Italia scomparsa




LE PAURE NASCOSTE E L’ITALIA SCOMPARSA

Le nostre genti difformi cercano di nascondere le loro paure più imbarazzanti. Per certo gli abitanti del Belpaese non amano riconoscere le loro debolezze e cercano capri espiatori, vittime sacrificali, colpevoli di cartapesta facili da punire e da calunniare. Secoli fa per placare le paure si bruciarono in effige eretici e stregoni veri o presunti tali e qualche volta si passava alla vie di fatto con vittime in carne e ossa. Il povero Frate e Filosofo Giordano Bruno arso vivo nel 1600 a Roma ne è un certissimo esempio: fu la vittima delle paure delle e delle superstizioni delle gerarchie ecclesiastiche di allora. Esse erano terrorizzate davanti alle novità del pensiero e della speculazione scientifico-filosofica sull’Universo che di lì a qualche decennio avrebbe travolto due millenni di saperi fasulli. Oggi milioni d’Italiani di una certa età non capiscono più il loro paese, talvolta la loro città o il loro quartiere perché le trasformazioni sono state veloci e lesive al massimo grado di un piccolo mondo antico che era il "quieto vivere" della Prima Repubblica. Oggi c’è un mondo umano completamente altro e diverso formato anche da un 7% di italiani di recente immigrazione, la cui popolazione è in crescita, che pone problemi enormi perché si portano dietro una cultura propria e ragioni diverse e profonde. Dimostra la profondità e il peso di questo cambiamento un  libro che racconta l’Italia di oggi attraverso gli occhi di un maestro delle elementari che ha raccolto alcune impressioni dei suoi allievi di recente immigrazione o se si vuole “stranieri”. Si tratta del volume di Giuseppe Caliceti “Italiani per esempio, l’Italia vista dai bambini immigrati”che riporta il punto di vista dei bambini il quale è impietoso perché scava nell’evidenza dei fatti con la sorpresa e il gusto della scoperta tipico di chi ha meno di dieci anni. I padroncini d’Italia e gli imprenditori con i commercialisti esperti in società estere volevano una massa di disoccupati flessibili e disposti a far a meno di sindacati e partiti di sinistra, possibilmente senza memoria culturale delle vicende politiche e sociali del Belpaese e i migranti sono stati la manna venuta dal cielo, come un dono divino. A chi giova la disintegrazione della vecchia Italia e del suo piccolo mondo antico?  Per quel che mi riguarda la risposta è semplice: ai ricchi culturalmente apolidi che trovano l’occasione per contrastare i sindacati, spezzare le forze di sinistra, creare un loro mondo del lavoro con le loro regole e con la disponibilità di una manodopera straniera su cui pende la minaccia del licenziamento e del rimpatrio forzato.

IANA per FuturoIeri




24 agosto 2010

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi




De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi

Fingere di non vedere l’evidenza è cosa da cretini chi è ricco oggi è l’unico che può dirsi felice perché il mondo umano è stato rimodellato e ricostruito per suo esclusivo conforto. Non si può pensare il presente negando questo dato banalissimo. Ma dal momento che il banale non è evidente citerò Serge Latouche il famoso professore francese che nel suo “Come sopravvivere allo sviluppo”, edito in Italia da Bollati Boringhieri offre al lettore dei dati di una ricerca del 1998 nel momento di massima potenza dei processi di globalizzazione che parlano da soli :“Le tre persone più ricche del mondo dispongono di una fortuna superiore al PIL totale dei 48 paesi più poveri! Il patrimonio delle 15 persone più ricche del mondo è superiore al PIL dell’Asia del Sud.   Il patrimonio delle 84 persone supera il PIL della Cina, con il suo miliardo e duecento milioni di abitanti! Infine, i 225 patrimoni del mondo ammontano a oltre 1000 miliardi di  dollari cifra che corrisponde al reddito annuo del 47 per cento degli individui più poveri della popolazione mondiale, cioè due miliardi e mezzo di persone…”. I dati per quanto datati rendono palese l’indirizzo generale di questa civiltà sedicente occidentale ma che in realtà è solo l’estensione della volontà di potenza di alcune minoranze di ricchissimi di cittadinanza perlopiù inglese e statunitense. La loro civiltà è la civiltà dello spettacolo e della pubblicità e il suo motore è un sistema di produzione e sviluppo impostato sul consumismo. Questo modello di produzione e consumo è ben  disposto anche a far indebitare i privati con mutui e rate da pagare pur di sopravvivere a se stesso e ai suoi limiti che sono evidenti perché  presuppone una crescita infinita in presenza di risorse limitate; il pianeta azzurro ha molte caratteristiche ma per certissimo non è infinito. Quindi pochissimi ricchissimi che hanno nelle loro mani la possibilità di realizzare il quasi impossibile proprio come è stato per i faraoni dell’Antico Egitto che fecero costruire le piramidi ai loro sudditi. Questi pochissimi sono anche felicissimi in virtù del fatto che questo è il mondo che essi plasmano per mezzo della loro volontà indirizzando le loro risorse finanziarie; personalmente credo che non sia sbagliato leggere tanta parte della pubblicità commerciale che fa vedere dei giovanotti palestrati e signorine bellissime, filiformi e seminude in ambienti per così dire “esclusivi” come una idealizzazione dei nuovi “faraoni” del nostro tempo, gli unici umani che son riusciti nell’impresa di creare il loro concretissimo paradiso sulla nera terra.  L’unico culto che deve spaventare oggi è quello tributato al potere del Dio-denaro unica divinità di tanta parte del mondo umano. L'umanità adorante questo Dio è sottomessa al qui e ora e ha perso la volontà di trascendere e di credere.

IANA per FuturoIeri




23 aprile 2010

L'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana

L’articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana presenta una Repubblica fondata sul lavoro. Precisamente:L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Il lavoro è il fondamento riconosciuto della vita civile e sociale della Repubblica Italiana, il problema è: che cosa è oggi per milioni d’italiani il lavoro?

Il lavoro oggi è precario, instabile e spesso pagato poco e questa realtà è aggravata dalla crisi e dall’emergere di nuovi imperi globali con nuove minoranze al potere che vogliono trasformarsi in una sorta di nuova aristocrazia della finanza e del potere in grado di condizionare la vita di milioni d’esseri umani. Del resto l’India la Cina, il Brasile, la Russia post-sovietica e altre potenze minori sono pressate da milioni di esseri umani ormai parte di una nuova piccola e media borghesia  che esige di consumare petrolio, energia, beni voluttuari, e di godere di qualche briciola del benessere delle classi dirigenti e dei ceti sociali ricchi. Il quieto vivere delle classi dirigenti nei nuovi imperi e negli Stati a vocazione imperiale dipende dalla soddisfazione delle aspirazioni di potere e di consumo di questa massa di umani che è il vero motore del successo politico ed economico delle nuove potenze medie e grandi che stanno ridimensionando gli Stati Uniti e alcuni dei loro alleati storici. Senza i milioni di colletti bianchi, professionisti, quadri di partito, mediatori, commercianti, ingegneri la potenza Brasiliana, Cinese, Indiana e Russa sarebbero delle chimere e non delle realtà concrete, sono le centinaia di milioni di Indiani e Cinesi che vivono un po’ meglio dei loro padri e nonni a spingere i loro governi verso politiche volte a favorire il proprio commercio e le industrie estrattive. Alcune risorse strategiche e certamente il petrolio si trovano in Africa, nel Medio-Oriente e in alcune zone dell’Asia, il grande interesse per l’Africa dei nostri anni è dettato dal fatto che c’è un bisogno estremo delle risorse del sottosuolo africano che gli imprenditori e i governi locali non sanno sfruttare e usare per alleviare le sofferenze delle popolazioni locali. Il lavoro, il suo senso, i suoi costi sono una variabile non più del mercato, cosa che avrebbe un senso, ma di colossali interessi geopolitici collegati a quello che è un grande Risiko giocato dai potenti del mondo con regole truccate, mezzi sporchi e talvolta guerre per procura. Il lavoro nel Belpaese oggi è un calcolo, è l’elemento di progetti e investimenti finanziari di banche o Fondi sovrani, è lo studio di gruppi ristretti di manager e progettisti, è un prestito della grande finanza per avviare una certa attività o per trasferirla altrove;  in sintesi è qualcosa di estraneo al singolo e al suo progetto di vita. La crisi della Prima Repubblica si sarebbe comunque verificata aldilà del disastro sociale e politico di Tangentopoli di cui sono stati protagonisti i vecchi partiti della Prima Repubblica, proprio la questione del primo articolo e la sua perdita di senso in questa realtà di delocalizzazione a livello globale del lavoro dimostra come in crisi fossero i valori e i miti che avevano sorretto lo sviluppo economico e sociale della Prima Repubblica. I vecchi partiti dei ladri, dei retori con le pensioni dorate, le correnti politiche dei cattivi maestri e dei venditori d’illusioni hanno solo accelerato una decomposizione in atto, Berlusconi ha liquidato a modo suo l’ingombro delle rovine e delle carcasse puzzolenti morte da tempo. Fra le cose rotte del passato oggi rimosse c’è l’antico mito del lavoro.  

                                                                                IANA per FuturoIeri




28 marzo 2010

Il cadavere della vecchia borghesia



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                  Il cadavere della vecchia borghesia

La vecchia borghesia con la quale hanno litigato un po’ tutti e che in troppi, anche i borghesi, hanno maledetto e condannato alle fiamme dell’Inferno è morta. Il cadavere è rimasto esposto più o meno per  tre decenni ma solo in questo XXI secolo si riesce a cogliere il suo esser già polvere che s dissolve al vento. Ormai si è  concluso il suo processo di decomposizione. I poteri di oggi sono poteri post-borghesi, hanno della borghesia antica e morta solo le forme esteriori perché nessuno ha imposto nuove forme in materia di abiti professionali o di forme esteriori della ricchezza e del prestigio sociale. Mi permetto di scrivere che sarebbe anche l’ora di far qualche cambiamento in questo senso perché anche se nessuno ha tolto la cravatta di seta ai professionisti, o la giacca ai banchieri, o la camicia ai quadri dirigenti, o le barche di lusso ai miliardari è doveroso ammettere che si tratta di nuovi miliardari, di nuovi colletti bianchi, di nuovi professionisti, di nuovi banchieri. Se si tolgono questi segni esteriori si vede come in fin dei conti la vecchia borghesia sia sparita, mutata, disgregata e la nuova non sia più se stessa ma una sua mutazione o peggio qualcosa che di essa ha solo alcune forme. I nuovi poteri non hanno le sue ragioni, e sue paure, la sua durezza e nemmeno al sua serietà davanti alle grandi tragedie della storia umana. Quindi il nemico dei nuovi poteri post-borghesi non è esterno come il comunismo che si è storicamente dato nel Novecento, il grande pericolo è in realtà interno e si tratta dell’incapacità del sistema di estrazione dei materiali, di produzione di beni, del commercio e consumo e dello smaltimento dei rifiuti di riconoscere i suoi limiti.  I limiti sono banalissimi un sistema di produzione e consumo fondato sulla crescita infinita che si trova alle prese con  un pianeta con risorse grandi ma limitate, quindi se non intervengono miracoli scientifici e tecnologici il sistema non può reggere e prima o poi troverà i suoi limiti e si schianterà davanti alle nuove guerre o alle nuove crisi. Il sistema economico e finanziario globale produce un mondo umano di minoranze al potere fatto a sua immagine e somiglianza, ossia borghesie che non sono borghesie, esperti  e miliardari che non si assumono nessuna di quelle responsabilità di carattere collettivo che le antiche borghesie si assumevano, poteri politici che non sono più interpreti del corso storico ma realtà di mediazione fra i grandi interessi finanziari internazionali e i diversi gruppi sociali che compongono uno Stato o una qualsiasi Unione di Stati a vocazione imperiale. Poteri quindi che come il denaro che li produce hanno due autentiche ispirazioni: la prima è diventare sempre più potenti ed efficaci e la seconda è sopravvivere a tutto salvando se stessi. Il denaro è la merce che non serve a nulla se non a vendere e a comprare altra merce quindi è l’oggetto senza qualità che assume rilievo solo in virtù del suo accumulo e del suo passaggio di mano in mano, è ovvio che i nuovo poteri siano senza qualità umane e senza interpretazione della realtà del mondo umano e della natura, la loro dipendenza dallo scorrere dei soldi produce affinità profonda fra gli esseri umani dominanti e il loro strumento di vita e di prestigio sociale.  L’antica borghesia aveva dei valori tradizionali spesso trattabili o discutibili ma li aveva, questi ceti dominanti sono l’estensione della forza del denaro e di regole meccaniche di accumulo di potenza e di ricchezza;  forse sono essi il segno che si è aperta oggi la possibilità di una post-umanità, della fondazione di umani altri scientificamente e tecnologicamente determinati e condizionati. Requiem e Amen per ciò che un tempo è stata cosa malvagia ma non priva di valori, potenza, carisma e fascino e oggi è solo un mito morto. 

IANA per FuturoIeri





13 novembre 2009

Il mondo umano muta ma il Belpaese dov'è?

De Reditu Suo

Il mondo umano muta ma il Belpaese dov’è?

Ripensando umilmente a una qualsiasi sceneggiatura ben scritta si osserva che la realtà dove si muovono i protagonisti della vicenda muta, le azioni o le omissioni  dei personaggi creano l’aspetto comico o drammatico dello scritto. Si tratta di una banalità, di un fatto tratto dalla realtà: gli umani si muovono, fanno cose,parlano, scrivono,  hanno speranze e cambiano la loro vicenda umana e quella di coloro che gli stanno attorno; qualche volta con modi riprovevoli altre volte con modi leciti. Il mondo umano muta in continuazione anche sul piano reale, perfino nella banalità di tutti i giorni; eppure in Italia tutto sembra immobile, morto, noioso. Il canovaccio della politica e della società cerca di replicarsi, tutto cerca di replicarsi con le stesse logiche del secolo scorso, con una retorica pseudo-risorgimentale che sembra appena uscita dalla bocca di qualche prefetto Giolittiano che ha appena festeggiato il capodanno del 1911, con i figli dei professionisti che ereditano i mestieri dei padri, con la stessa doppia o tripla morale da anni cinquanta. Nella sostanza dei fatti il Belpaese sta cercando a viva forza di negare la realtà, di chiudersi in se stesso, di fuggire da ogni verità e realtà che non sia un rozzo illudersi di essere immutabile e al centro del mondo. Il mondo umano sta cambiando in fretta, emergono nuove potenze imperiali, le vecchie declinano.
L'Asia si sta trasformando in un continente industrializzato, la Cina è già una potenza globale e la Russia dismessi i panni logori e rozzi dell’impero Rosso è diventata una potenza imperiale sotto l’insegna dell’aquila bicipite dei Cesari d’Oriente e degli Zar. Le  nostre sedicenti classi dirigenti probabilmente stanno lavorando al solito gioco della doppia morale: da un lato sanno perfettamente che gli equilibri mondiali sono scossi ma devono far finta di nulla e cercano di far passare idee e opinioni fra la maggior parte della popolazione che evitano sul momento inquietudini e malessere. Come al solito giocano su due tavoli: quello della realtà e quello delle illusioni e delle menzogne. Le illusioni e le  menzogne sono per la “Gente” ossia per le masse indistinte di consumatori e di cittadini, mentre la realtà è privilegio dei pochi, di ha beni, rendite, potere, o svolge un lavoro economicamente o politicamente delicato. La realtà ci parla di una crisi tremenda che sta mettendo in discussione l’Impero Anglo-Americano che sta creando milioni di poveri che si sommano ai lavoratori precari in Europa e negli USA, ma le parole d’ordine sono ancora consumi e ottimismo; la “Gente” deve credere ciò che vogliono le minoranze al potere anche se tutto mostra l’opposto della grande mistificazione pensata e programmata per le masse anonime di consumatori. Or la politica del Belpaese sta perdendo un momento straordinario, potrebbero lorsignori cambiare la storia dello Stivale raccontando semplicemente alle genti  nostre quel che sanno davvero della crisi: quanti milioni di disoccupati in più, quali rapporti nuovi di forza tra potenze, quanto conteranno d’ora in poi per noi i rapporti diplomatici e commerciali con Cina e Russia quali colossali interessi si stanno muovendo nella Penisola. Ma tutto tace, le genti del Belpaese sono distratte e nel bisogno chiedono miracoli e indulgenze. La politica e le classi dirigenti si son di nuovo perse le genti loro. Non è una novità.

IANA per FuturoIeri




11 novembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 15

 

Far parte del Belpaese non è di per sé una cosa facile, tocca ogni giorno mettere la buona volontà davanti all’evidenza delle mille contraddizioni di questa società che è priva di un modello di riferimento nella stessa proporzione in cui è priva di valori condivisi. Più in generale ritengo che l’unico elemente comune alle diverse genti d’Italia siano gli stimoli egoistici a consumare beni e servizi di lusso che i molti vedono nella pubblicità televisiva. Il passato con le sue imponenti memorie, il fatto di avere una chiesa bimillenaria che si proclama universale nel proprio territorio, l’evidenza d’aver avuto nel passato studiosi e uomini illustri tutto questo non smuove di un millimetro le nostre genti. Questa non è ignoranza, questa è una vera e propria abiura decisa e silenziosa di tutto il proprio passato, di ciò che si è stati. Tutto si risolve in rovine nel Belpaese e forse solo per le nostre rovine i forestieri ci visitano, per confortarsi del fatto di esssere ben vivi e di aver un futuro davanti. Qualcuno se lo ritrova alle spalle, a quanto pare il proprio futuro; specie se tutta la sua cultura si volge al trapassato remoto con rimpianto o con la manifesta volontà d’ignorare il presente per paura. Come si è data questa che è una grande abiura di se stessi. Azzardo due possibili tracce che potrebbero portare a qualche conclusione: la prima è il fallimento integrale dell’idea di Nazione Italiana portata al massimo livello di sfascio e degenerazione nelle due guerre mondiali e nei disastrosi esiti delle medesime, l’altro è il fatto che la grande cultura è sempre stata il privilegio e anche il giocattolo costoso di due minoranze. La prima di queste minoranze era interna ad una frazione di coloro che appartenevano alle classi sociali egemoni, la seconda era data da coloro che per motivi di vita e lavoro appartenevano a categorie di lavoratori e studiosi altamente specializzati. Inoltre a completamento di queste due sciagure è da citare la chiesa cattolica che ha avuto fin dalla controriforma non pochi timori rispetto a certi mutamenti portati dall’età moderna e dalle novità della scienza. Un caso per tutti è quello della persecuzione di Galileo Galilei. Ancora in pieno ottocento Papa Pio Nono con il Sillabo condannava molte novità provenienti dal mondo liberale e borghese come se con la minaccia della scomunica si potesse fermare la rivoluzione industriale e le sue mutazioni. L’uomo di cultura non si è incontrato con l’uomo della strada e con i processi di modernizzazione se non quando la pressione della civiltà industriale ha forzato anche la realtà di questa penisola imponendo dei cambiamenti spesso mal recepiti e subiti con sofferenza. Credo sia tempo per affermare che c’è bisogno di trovare una via per queste disperse genti d’Italia, l’Italia è come al solito brilla per diversità, è chiaro che non possiamo noi vaso di coccio far come i vasi di ferro. Occorre pensare noi stessi per ciò che siamo e per ciò che potremmo essere e non solo a quanto siamo distanti dal mondo degli Dei e degli Eroi.

IANA per FuturoIeri
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



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