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10 febbraio 2009

La Grande fuga dalla Realtà

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

La Grande fuga dalla Realtà

Ma insomma! Cosa ci vuole perché le sedicenti classi dirigenti del Belpaese comincino a pensare un futuro possibile perle sfortunate genti del Belpaese?

Si son sentite le cose più strane, specie da gente che metterebbe la pena di morte domattina e da coloro che lodavano la guerra dello Stato D’Israele; ho scoperto che sono capaci di mobilitarsi per questioni di fondo incentrate sulla sacralità della vita. Ma quando mai!

Conosco le genti del Belpaese sono uno di loro, questa follia collettiva del caso Eluana non me la danno a bere, come non la danno a bere a nessuno se non a una minoranza di illusi e di politicanti di professione che fanno della chiacchera a vuoto e della falsa indignazione un mestiere lucroso. Perdere tempo in cose strane e sentimentali è utile a chi detetinene la ricchezza e vuol goderne con suo sommo ed esclusivo piacere, la gente è distratta e non pensa ai guai grossi. Perché tutto in questa Penisola è materia e tutto ha un suo prezzo. Lo spettacolo che va in scena è questo: il rozzo imbonitore televisivo gioca sui sentimenti e sulle disgrazie distrae e fa spettacolo, i molti applaudono e i ricchi si godono le loro proprietà e i loro soldi felici che la gente non pensi ai verdi, ai Beppe Grillo di turno, ai comunisti, ai guastafeste.

L’unica cosa che conta per i poveri come per i ricchi e i ricchissimi nel Belpaese è il privatissimo potere e il tornaconto personale, solo pochi eletti riescono ad andare oltre il calcolo meschino e interessato e di solito finiscono per assumere posizioni eccentriche e strane e per votare e far votare per liste civiche o per gruppi extraparlamentari e affini. Così i diversi popoli del Belpaese si dividono in una maggioranza di cultisti del dio-denaro volti a dissimulare l’adorazione assoluta e perfetta di questo Dio potente e una minoranza ridotta di privati che deve far i conti con l’amarezza di veder la propria esistenza guastata da questi fedeli dell’oro e della carta di credito. Allora ecco la grande duplice fuga dalla realtà, la prima quella degli adoratori, a vario titolo, del vitello d’oro, pronti ad autodistruggersi se necessario pur di afferrrare potere e ricchezze; l’altra quella di coloro che dovrebbero essere i giusti, i buoni e che al contrario ragionano delle loro utopie come se il Belpaese fosse l’esito di una civiltà aliena piombata dalle oscure profondità dello spazio.

La grande fuga deve cessare. I tempi sono così funesti e dolorosi che è necessario per le sfortunate genti della penisola capire la portata del disastro morale e civile di questi sessanta lunghi anni di Repubblica. I cultisti del Dio-denaro devono capire che il loro Dio è morto, anzi era un idolo fra i tanti e non è mai stato propriamente vivo, e coloro che hanno il dono dell’utopia devono cercare il modo di farla calare sulla realtà. Ma forse è troppo tardi. Perché un adoratore del vitello d’oro non dovrebbe bramare la fine di ogni vita una volta perso il suo Dio e perché colui che vive di speranze e utopie dovrebbe sacrificarsi per salvare quei suoi nemici che domani gli salterebbero, comunque vada, alla gola? Non c’è risposta. Solo un certo sottile diritto, comune a tutte le genti del Belpaese, che è il desiderare la morte propria e altrui.

IANA per FuturoIeri



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