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3 giugno 2010

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero


De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero

Ora mi trovo a dover giustificare la mia posizione personale sulla scuola italiana, cosa molto difficile perché chiama in causa la mia persona e mi forza a fare un discorso in parte apologetico. Credo che molti dei problemi attuali della scuola arrivino da processi di lungo periodo nel quale la scuola è stata dissociata nella fantasia dei molti dalle concrete possibilità d’ascesa sociale. Il rigore, la disciplina, il valore dello studio in un mondo umano come quello del Belpaese tutto impostato su valori materiali e sulle ambizioni, più o meno decenti, d’ascesa sociale non può reggersi sulle sue gambe. La scuola assume forza e importanza se la società umana ove è collocata concorda nell’attribuzione di senso e valore alla sua attività. Nel Belpaese questo è possibile solo se la scuola e segnatamente quella media superiore si raccorda con l’accesso alle Università, oggi perlopiù sbarrate dal numero chiuso e dai quiz d’ingresso,  e se offre vere possibilità all’interno del mondo del lavoro o in subordine dell’apprendistato. Le genti d’Italia sono genti oltremodo pragmatiche in materia di quattrini e di beni da acquistare e possedere e per spingere le genti d’Italia a far istruire e a mettere sotto sui libri la loro prole occorre far vedere che la scuola serve, è utile, non è un Kindergarten per diverse fasce d’età. Questo è il mio  discorso superfluo sul vero. La morale è rozza: nel Belpaese la scuola è amata se la stragrande maggioranza vi vede la possibilità concreta che essa porti a una promozione sociale o di lavoro all’interno della propria famiglia o se serve a mantenere per i figli nella collocazione sociale dei padri e delle madri. Oggi stanno avvenendo tre fenomeni che disgregano questo ruolo: la crisi economica che spezza progetti di vita di ascesa sociale, la mercificazione del sapere che valorizza e dà rilevanza sociale al le forme d’istruzione parallele alla scuola pubblica come corsi di lingua o le  vacanze-studio o un anno di studio in un college statunitense o inglese, il nepotismo e il clientelismo che rendono inutile il merito e le capacità, a che serve logorarsi gli anni migliori della gioventù se passerà avanti il figlio del docente universitario, l’amante del direttore,  il “cocco” dell’onorevole, l’amico degli amici che se vien tagliato fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci va dal giudice e racconta tutto quel che sa. Se pensate che queste affermazioni siano esagerazioni leggetevi qualche libro-inchiesta sul Belpaese e sul livello della corruzione fuori da ogni possibile parametro umano. I nemici della scuola sono molti ma quello più grande stavolta è la direzione generale che hanno preso le genti ricche del Belpaese che con il loro agire privo di scrupoli hanno generato dei processi di decomposizione della vita civile e sociale, la scuola può far molto per tutti ma non contro tutto e tutti.

IANA per FuturoIeri




9 ottobre 2008

ORDINE PROFESSIONALE?

Il quotidiano moderato "La Repubblica" del 9 ottobre 2008 in prima pagina richiama un'articolo nelle pagine della  cultura con il titolo:"Il soldato Smith che con la matita sconfisse Hitler". L'articolo in questione racconta la storia di un soldato inglese del genio che durante la Grande Guerra faceva degli schizzi a matita delle postazioni nemiche sul famigerato fronte occidentale. Adolf Hitler in quel conflitto era un'oscuro caporale di orgine austriaca che militava nell'esercito del Kaiser. A meno di non sfumare nella metafisica le possibilità si riducono a due. O in quel quotidiano s'ignorano le differenze fra Grande Guerra e Seconda Guerra Mondiale, oppure questo Adolf Hitler è stato usato come richiamo perchè è a suo modo un nome famoso. In entrambi i casi c'è da chiedersi con che coraggio l'Italia continua a tenersi quella cosa che è detta "Ordine dei Giornalisti", servisse almeno a formare i professionisti del settore!
La verità, in termini generali, è che in questo Belpaese il  merito non conta o conta molto poco e la sincera motivazione e la professionalità sono secondarie rispetto alla fedeltà, alle parentele, alle amicizie. A che servono quindi gli ordini professionali? Forse a tutelare chi è già inserito contro quelli che non lo sono?
Inoltre voglio scrivere questo: A furia di nominare questo Hitler a casaccio lo si è trasformato in un ente metafisico, in una sorta di genio del male, di anti-democrazia, anti-tolleranza razziale, anti-tutto.
Se si ha ripugnanza nei suoi confronti lo si consegni alla storia del secolo appena trascorso, è lì che va messo e non citato a caso per farne uno strano personaggio che anima la fantasie di questo inizio di nuovo millennio. I pericoli di queste fragili democrazie che si sostengono su un consenso drogato dai consumi e dalla cattiva televisione sono perlopiù interni, gli spettri del trapassato remoto mostrano solo le paure profonde di un sistema politico e sociale che davanti alla nuova terribile crisi finanziaria si scopre non solo intimamente ladro e corrotto ma anche screditato fino al  midollo.
C'è forse un ordine professionale di una qualche categoria che può salvare le fragili democrazie europee dalle pulsioni suicide?
Questo, se fosse possibile, non sarebbe male istituirlo.

IANA per FuturoIeri




23 agosto 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 2

E’ per me penoso tornare sull’argomento di quanto la realtà di questo paese smentisca ogni legittima aspirazione, ogni volontà di andare oltre la realtà, di costruire qualcosa di nuovo.

Il Belpaese si presenta sempre sotto i soliti panni meschini del vorrei ma non posso, dell’essere vaso di coccio fra vasi di ferro, del credere nei miracoli perché non è più possibile credere nella nuda realtà e nel valore del merito e della competenza. Un piccolo esempio di cosa siamo lo racconta un breve articolo di Repubblica, il noto quotidiano moderato, del 18 agosto 2008. Il titolo è questo:“Fioretto in economy, calcio in business in aereo medaglia non significa classe”. L’articolo a firma di Mattia Chiusano racconta che i giocatori di calcio nostrani alle olimpiadi hanno avuto dalla Figc il biglietto pagato nella classe superiore, mentre le fiorettiste, che comunque erano arrivate al podio e alla medaglia, avevano quello del Coni in classe economy, all’aereoporto le vincitrici hanno visto i perdenti a un gate diverso dal loro, quello della classe superiore. Sono stati perdenti e, in questo trattamento, premiati i giocatori di calcio del Belpaese. Questo non è solo l’ennesimo atto arrogante di un calcio nostrano sempre meno sport e sempre più circo e corte dei miracoli ma la dimostrazione del profondo disvalore che ha oggi il merito nel Belpaese. Ogni atto meritorio e buono del nostro agonismo nazionale è un atto di forza contro questa putrefazione che ci opprime. Indico quale evidente fenomeno di decomposizione il profondissimo disprezzo del merito e del valore che è insito nella società italiana. Parlo di società al singolare ma di questi tempi il Belpaese è talmente confuso che forse più che di un solo popolo e di una sola cultura sarebbe necessario parlare di una serie di realtà diverse che si sovrappongono spesso senza neanche conoscersi, e che per incastro e quasi per miracolo formano le nostre genti.

Del resto non potrebbe non essere così, i fenomeni di globalizzazione dell’economia hanno accentuato ciò che divide gli italiani e colpito duramente ciò che li tiene assieme. In una realtà dove è importante solo il Dio-denaro e i consumi di lusso, dove l’unica cosa che conta è il successo economico i valori che normalmente tengono assiene popoli e comunità si svalutano o si dissolvono. I peggiori difetti e le tragiche piccinerie delle nostre sedicenti classi dirigenti trovano un buon terreno per prosperare, tuttavia in tanta sciagura qua e là si vedono atti di testimonianza che vanno in direzione opposta alla tendenza. Fra questi sono da considerare positivamente anche le nobili imprese degli sport minori. Così vengono comunemente nominati, ma le loro medaglie e le loro vittorie sono di solito non minori ma maggiori a causa dell’umilità e del sacrificio che gli atleti sostengono per arrivare ai risultati. Altro che nazionale di calcio alle olimpiadi.

IANA per Futuroierii




14 maggio 2008

UNA REPUBBLICA PER NESSUNO

Il quotidiano City pubblica in prima pagina: “Giovani pessimisti 8 su 10 pensano che l’Italia non offra prospettive”. Il quotidiano cita una ricerca Ipso che fra le altre cose, per non sbagliarsi, aggiunge al dato l’evidenza che il 45% ritiene l’Italia molto più indietro del resto d’Europa,e uno sbalorditivo 85% ritiene la creatività inutile in un paese incapace di valorizzarla, il camione preso in considerazione era di circa 800 giovani fra i 16 e i 35 anni. Personalmente ritengo questa notizia è importante almeno quanto i risultati elettorali, anche se la statistica è pur sempre una scienza con non pochi paradossi questo dato ha un fondo di verità consistente; l’Italiacome Repubblica parlamentare non è più creduta e non è neanche credibile. Del resto quante volte in questo blog chi scrive ha sottolineato la decomposizione violenta dei valori che tanto tempo fa erano creduti e vissuti, è evidente che la caduta libera verso il suolo di ogni legame che unisce le genti di questa penisola non può non portare a un radicale pessimismo, perfino i più giovani che hanno magior motivo di sperare sono in preda allo sconforto. Forse il nostro popolo è troppo filosofo per cadere nelle facili illusioni che coltivano con miglior successo e con buon esito gli altri popoli d’Europa, quando vede attorno a sé i segni della decadenza, della senescenza e della corruzione, cede a un profondo senso della realtà che gli impedisce di pensare che scenda dalle nuvole un vendicatore da fumetti o un santo che francescanamente restituisca alle sciagurate genti il senso della responsabilità e del limite. Questi giovani pessimisti sembrano comunque migliori di coloro che fanno parte delle precedenti generazioni e che hanno precipitato il Belpaese in tanta angoscia e in tanto disordine. La notizia è importante anche perché sottolinea come prorio i giovani si son resi conto della situazione data dagli errori e dai torti delle generazioni precedenti, è molto di più di un disagio tardo-adolescenziale è la conferma che il consenso che tiene su questo sistema è molto ridotto e poggia sul privilegio delle rendite acquisite o ereditate; solo il disinteresse dei molti potrebbe tollerare una svalutazione così pesante di un modello politico e sociale che comprende e rappresenta gli italiani. Una Repubblica di tutti quando si tratta di fare i propri comodi, di nessuno quando si tratta di assumersi responsabilità e di pagare di persona per gli errori. L’importante è trovare sempre qualche disgraziato su cui scaricare le responsabilità, sbattere i mostri in prima pagina meglio se stranieri&poveri, far finta che il male di vivere che ci assale sia venuto da qualche dimensione ignota o da un’altra galassia. Personalmente fra tanti luoghi di provenienza dei mostri da sparare in prima pagina o in prima serata oso candidare la Galassia di Andromeda, che mi dicono gli esperti essere il doppio della nostra. Quindi ci sarà per forza qualche forma di vita intelligente senza permesso di soggiorno. Non c’è inoltre nulla di più meschino che il costringere gente giovane e di merito a fuggire in altri paesi per non cedere allo spreco della loro vita, o il condannare moralmente i giovani per la tapineria di esser nati qui. Non hanno chiesto loro di venire al mondo,in questa parte di mondo e in questa Repubblica se la vogliamo dire tutta; in questo caso dell’esser nati italiani si deve dare le attenuanti con animo sereno ai colpevoli. Mi chiedo cosa sarà di una Repubblica che riesce, per quel che riguarda i grandi numeri, ad associare le differenze fra le generazioni sulla base del comune disagio e dell’angoscia per il futuro. Una Repubblica di tutti, Una Repubblica per nessuno.

IANA per Futuroieri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 
Posta elettronica
amici.futuroieri@libero.it




5 marzo 2008

TARDO IMPERO

L’Italia è uno dei pochi agglomerati di esseri umani del Pianeta Azzurro dove si manifesta una devota continuità al peggio ricevuto in eredità dagli ultimi secoli dell’Impero Romano d’Occidente. Il riferimento va all’abitudine di ereditare la professione dei genitori e in specie del padre, come accadde nella Penisola quando l’Impero in preda alle invasioni barbariche e alla crisi economica e demografica cercò di stabilizzare la società imponendo per legge l’ereditarietà delle professioni e dei mestieri.

I fatti sono noti e anche un quotidiano come “La Nazione” il 29 febbraio 2008 ha dedicato un’articolo con un titolo davvero insolito per quel giornale:”Meno laureati, più figli di papà. Il 40% eredita la professione”. Ovviamente sono le professioni più lucrose e di prestigio che vedono in modo clamoroso la manifestazione di questo fenomeno. Questo costume vede maggiormente interessate le facoltà di: Architettura, Giurisprudenza, Chimica, Farmacia, Ingegneria, Medicina, Economia.

Fuori dalla cronaca c’è da chiedersi che senso possa avere per un tale che vive e lavora in Italia comportarsi in modo decente e responsabile quando è evidente che ad un comportamento buono&corretto non seguirà la ricompensa di un’ascesa sociale o un compenso in denaro o una crescita in stima sociale. Non si vive di solo pane, questo è vero, ma saltare i pasti quando qualcuno mangia al tuo posto dà molto fastidio. Questa società immobile non è solo corrotta, è anche criminogena al massimo grado. Essa mostra al forestiero residente, allo straniero immigrato, al Mario Rossi di turno come sia incapace di provvedere al mantenimento della promessa politica che è la chiave del suo attuale assetto istituzionale che è l’elevazione morale, materiale e spirituale del cittadino attraverso il lavoro. Se il primo principio è diventato acqua fresca a cascata tutto l’impianto del sistema è già andato a pezzi, ciò che era creduto prima è ormai una fantasia coltivata da pochi, o peggio una tragica carnevalata che nasconde sotto le molte maschere e i variopini costumi il non-volto e il non-corpo di una popolazione&società italiana priva di valori condivisi e di forza morale. Ci tiene assieme più la noia, l’amore per il denaro, la paura di nuovi disastri e uno spirito negativamente fatalista che non qualcosa di sano e positivo che potrebbe dare la cifra di un Futuro da costruire, l’orizzonte di una Nazione ancora da definire. Rimane da chiedersi quale prezzo costerà uscire dal nostro piccolo Cuore di Tenebra.

IANA per FuturoIeri   http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 

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IL VOTO UTILE? QUELLO CHE NON DIAMO A VELTR-USCONI !



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