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10 agosto 2009

QUEL CHE NESSUNO DICE SU TIVUSAT, LA NUOVA PIATTAFORMA RAI-SET

Dal 1° agosto 2009, a dire il vero un po’ alla chetichella e con la gente sotto l’ombrellone , è partita la nuova piattaforma satellitare di Rai-set (ovvero il duopolio Rai e Mediaset, più una spruzzata di La7) finalizzata non tanto a far concorrenza a Sky quanto a disturbare quest’ultima. Un po’ come usava negli anni ’70/’80 quando diverse emittenti si facevano i dispettucci emettendo segnali che dovevano unicamente disturbare qualche stazione concorrente.
La vicenda, per come apparsa sui giornali, è sostanzialmente questa: il 31 luglio scadeva l’accordo pluriennale che legava Rai e Sky, tale per cui la tv di Stato forniva al monopolista del satellite (rammentate l’incredibile fusione - permessa a Murdoch dal centrosinistra - di Stream e Tele+?) contenuti e canali dietro un discreto ritorno economico.
Nel frattempo, si sa, grazie al calcio Sky ha raggiunto una quota di abbonati del tutto ragguardevole, tanto da superare persino Mediaset quanto a ricavi.
E’ a questo punto e sotto il governo presieduto dal proprietario di Mediaset, Silvio Berlusconi, che “Mamma” Rai decide di rinunciare all’offerta di rinnovo di Sky (danno erariale?) e di stringere un patto d’acciaio col suo maggior rivale per realizzare una piattaforma autonoma e riversare in essa tutte le programmazioni prodotte dai tre consorziati.
Ora, qual è il punto. Per prima cosa, per vedere questi nuovi segnali (trasmessi anch’essi sui 13 gradi est di Eutelsat) occorre una smart card di cui nessuno sa ancora niente, salvo qualche grande centro commerciale che ha ricevuto poche unità di decoder contenenti l’acclusa scheda. La maggior parte dei rivenditori, a due settimane dal lancio, brancola ancora nel buio più totale.
Ma quello che nessuno vi dice è un’altra cosa. Ovvero che i quattro quinti dei canali inseriti in questo fantomatico pacchetto “TivùSat” già si potevano ricevere gratuitamente prima con un normalissimo decoder free-to-air. E tutt’ora si possono continuare a ricevere così, senza nuovo decoder, senza card e senza risintonizzare niente. E questo perché TivùSat non è una nuova piattaforma ma un patchwork di cose già esistenti, più qualche nuovo canale proveniente dal digitale terrestre. Così se uno si sintonizza sulla frequenza 10992 potrà osservare il segnale di Rai Uno criptato per TivùSat, ma se spippola un po’, sulla frequenza 11766, potrà vederlo perfettamente nitido, oscurato solo in presenza di qualche evento sportivo internazionale (e neanche tutti). Idem per altri canali. Bizzarra cosa!
Come spiegarsi poi che i canali che prima erano su Sky - non essendoci penuria di spazi sui multiplex già attivi e non sussistendo vincoli di diritti di trasmissione oltre confine - non siano ancora visibili sul digitale terrestre. Quindi ci saranno abbonati Rai di serie A, che hanno speso circa 200 Euro per il nuovo decoder, che li vedranno e tutti gli altri di serie B (compresi quelli che la spesa per il dtt l’hanno voluta o dovuta affrontare) che non li vedranno neanche col binocolo. Parliamo di Raisat Extra, Raisat Cinema, Raisat Prem1um, Raisat YoYo.
Per concludere, tutta questa operazione puzza... da qualunque parte la si osservi. A chi giova, quale profilo di legittimità esprime, quanta gente metterà in casa un altro decoder, l’ennesimo telecomando e una matassa inestricabile di cavi? Non sappiamo. Quello che sappiamo è che non si vede il vantaggio per la tv di Stato e per i suoi abbonati, anche se forse si percepisce quello di Mediaset visto lo stato stagnante e abbastanza fallimentare della propria pay tv sul digitale terrestre. Invece della pay per view di La7 (paghi solo ciò che vedi, esso sì un meccanismo veramente innovatore), poi ceduta agli svedesi di Dahlia, si può solo scrivere ciò che si scrive per i giocatori che vanno in campo gli ultimi cinque minuti di partita: n.g. non giudicabile.
Nel frattempo nessun organo di informazione ha dato la notizia che dal 1 agosto è tornata visibile a tutti, via satellite (12303), la mitica Tele Capodistria che in lingua italiana propone approfondimenti e documentari di rara qualità in tempi di squallidi reality, gratis o a pago che siano!!!

Amici dell’Associazione Futuro Ieri – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




2 dicembre 2008

IVA AL 20% SULLE PAY-TV, FINALMENTE UNA GIUSTA

Come chi ci legge con frequenza (sono molti e li ringraziamo) sa, noi non amiamo per nulla il Cavaliere, alias Al Tappone o Testa d'asfalto. Riteniamo anzi che prima se va, lui e la sua accolita di paggetti, e meglio è per il Paese che sta vivendo una crisi economica strutturale mai vista.

Tuttavia, per una volta, laicamente, dobbiamo esser d'accordo con un suo provvedimento. Ci riferiamo all'innalzamento dell'Imposta sul Valore Aggiunto, più nota come Iva, per la tv a pagamento portandola dal 10% - dei beni considerati di prima necessità - ad un più consono 20%, aliquota generale.

Ineccepibile. La Pay Tv, che sia satellitare (Sky) o digitale terrestre (Mediaset Premium e La7 Cartapiù) è un bene superfluo per definizione, diremmo che lo è per eccellenza.

Chi è in condizioni economiche disagiate non fa certo l'abbonamento per vedersi le partite del Sabato, quelle della Domenica, quelle di coppa del Martedì, etc etc.

Neppure si può dire che Sky, Mediaset o La7 abbiano a pagamento canali di approfondimento o di inchiesta giornalistica che possano mai giustificarne un ruolo informativo o educativo.

Infine, a quelli del centro-sinistra, sempre pronti a cavalcare cause di nessun rilievo, ci permettiamo di chiedere: ma se quell'aliquota il Berlusca l'avesse abbassata invece di alzarla, non avrebbero gridato - stavolta giustamente - allo scandalo per una decisione che lo avrebbe visto avvantaggiato come proprietario di una Pay Tv?

 

Amici dell’Associazione FUTURO IERI

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/vaini.htm



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