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31 luglio 2018

Ricetta precaria n. 42. La coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri

Ricetta precaria

42  La disfatta di El Alamein, quando il Regno D’Italia straperse la Seconda Guerra Mondiale

Coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri

Il rimorso per non esser capace di contenere golosità e colesterolo può venir superato nell’animo solo da ricordi fastidiosi. Così capita quando a una coppa alle fragole e panna con un velo di cacao amaro, rigorosamente al bar della scuola, avete arbitrariamente aggiunto del popone freddo tagliato a quadretti per dare un senso di fresco al tutto. Questa concessione al piacere ha qualcosa di simbolico: il rosso della fragola e l’arancio del popone rimandano al fuoco, il bianco al fumo e la spruzzata nerastra di cacao alla cenere. Ossia l’immagine tipicamente giovanile del rogo delle lettere per l’amore non corrisposto. Tanto quelle scritte quanto quelle mai scritte e lasciate imperfette sulla carta. Mi ricorda quest’associazione d’idee e di colori  i miei anni da liceale, l’ultimo in particolare. I miei rapporti con i miei compagni di classe erano così cattivi  e i miei sentimenti così guasti che mi chiesi quell’estate, al ritorno da un viaggio di cultura in Sicilia, se non era meglio iscriversi per la maturità altrove. Oggi che son passati venticinque anni posso parlarne con una certa libertà, essendo molto rancore depositato e i sentimenti feriti sanati dall’oblio del tempo che tutto fa svaporare.  In me prese il concetto che così l’avrei data vinta a tutte quelle persone che mi guardavano storto o con aperto disprezzo, avrei fatto un torto ai docenti che in fondo apprezzavo e infine mi sarei sottratto a una prova importante della mia vita mostrando viltà. Queste tre considerazioni mi spinsero a restare al mio posto. In me il forte rancore, l’aspra amarezza e il dispiacere si trasformarono in determinazione e disciplina nello studio e questo rigore lo portai negli anni successivi nel Dojo del maestro Ivo e negli studi universitari, e poi sul posto di lavoro. Arrivai, allora l’esame era diverso da quello d’oggi,  al punto di portare una materia in più ossia storia dell’arte. Strana faccenda questa qui, ma spiegabile sul piano psicologico. Si era manifestata in me una voglia di riscatto, il concetto di andare dritto senza guardare a destra o a sinistra, e di dare il massimo; se doveva esserci qualcosa in comune fra me e la classe bene che fossero i programmi e l’ammissione all’esame e la commissione di esterni meno uno. Il famoso membro interno d’altri tempi, l’unica garanzia per gli studenti esaminandi. Le prove andarono bene meno quella d’indirizzo, che fu disastrosa per una serie di motivi che taccio. Mi riscattai con un orale d’altri tempi e poiché la prima materia era storia mi chiesero della “disoccupazione nella storia” – giuro, andò così- chiesi di poter parlare in relazione al mondo antico e al concetto di panem et circenses per arrivare all’attualità. Nessuno s’aspettava una cosa del genere ma mi consentirono d’iniziare con il mondo antico. Superata la difficoltà iniziale l’orale andò benissimo e riscattò l’infelice prova scritta.  Devo esser onesto e ammettere che il superamento dell’esame e l’agognata maturità mi regalò molti rimpianti e non mi portò piacere se non la soddisfazione di aver dato il massimo; buon inizio comunque di un percorso di studi e di vita dove avrei dovuto sempre mostrare a livelli più alti anche quelle capacità mostrate allora. Per questo la coppa in questione la chiamo coppa dei rimpianti e dei cattivi pensieri.




29 luglio 2013

Diario Precario. Dal 28/6 al 11/7/2013

Data. Dal 28/6/2013 al  4/7/2013.

Note.

Nuoto libero in piscina per rilassarmi.

Esami a ritmo sostenuto, cinque candidati per volta

Dopo la presentazione della tesina il candidato o la candidata iniziano l’esame con uno dei professori nello schieramento a U.

Poi arriva il mio turno e la presentazione, alla fine del colloquio, del risultato della prima, seconda e terza prova.

Per la mia parte dopo le domande sul programma arriva il momento in cui presento la parte che mi compete della terza prova.

A quel punto l’esame è finito.

Riunione a porte chiuse per determinare il voto della prova orale e dell’esposizione della tesina ovviamente consultando la relativa griglia di valutazione,.

Somma della prova orale con le prove scritte, i crediti e infine ecco il risultato finale.

Poi avanti il prossimo.

Così va l’esame. Un candidato dopo l’altro.

Ho modo di parcheggiare nel parcheggio di una palestra adiacente all’istituto con un gettone che mi viene di volta in volta dato.

Gli esami iniziano verso le 8,20 e di solito si termina la sessione intorno alle due, in realtà l’orario varia da situazione a situazione.

Il bar della scuola non è male, sto bevendo molto thè confezionato.

 

Osservazioni

Fatta una gaffe con un esterno autodidatta, gli avevo chiesto se avevano fatto a lezione un certo argomento di storia da un certo punto di vista, mi ha risposto che era autodidatta. Non mi ero reso conto che si trattava di un esterno. Sono così abituato a pensare in termini di scuola, programma, cattedra che questa possibilità quasi l’escludo. Meglio così mi sono ricordato una cosa importante ovvero che il proprio mondo di convinzioni e di abitudini non è mai coincidente con la vastità del mondo di tutti.

Devo dire che fra candidati e candidate sto sperimentando tutte le possibili varianti del comportamento umano davanti a una simile prova, si va dalla forte sicurezza di sé al panico da esame, non ci sono due allievi o allieve uguali.

Certo che questo mi fa comprendere la singolarità della mia situazione da precario perché in effetti son chiamato a valutare e a decidere in nome dello Stato, visto che di Esame di Stato si tratta; ma la mia condizione è quella di precario con contratto scaduto e rinnovato per la maturità.

Tuttavia per l’allievo o l’allieva che sostiene l’esame questa differenza non conta il professore è professore di per sé in sede d’esame.

Mi sono fermato a pensare che in fondo il mio ruolo me lo sono già guadagnato con anni d’esperienza e di servizio, quello che manca è un atto di volontà del potere politico che determina di mettere nel sistema scuola le centinaia di milioni di euro che servono ad assumere parte del precariato con anni di servizio sulle spalle.

Comincio a prendere il ritmo dell’esame e della routine, prevedere più o meno come si svolgerà la giornata aiuta a lavorar con meno tensione e fatica, anche in una situazione che dura due settimane occorre trovare quelle costanti che diventano punti di riferimento. L’essere umano tende ad aggrapparsi alle abitudini.

La temperatura è leggermente scesa.

Sono andato nella piscina di Sesto Fiorentino, mi è parso d’osservare una diminuzione della pubblicità presente in loco.

In compenso c’era il manifesto che si trova un po’ dovunque a Sesto di sostegno agli operai della fabbrica Ginori.

 

 

Data. Dal 5/7/2013 al  7/7/2013

Note.

Il lavoro ormai gira in modo sicuro. Ho messo in atto un piccolo sistema per fare l’esaminatore.

Osservo il candidato mentre espone la tesina, capisco più o meno come si orienta davanti alla commissione.

Sulla base di quello che fa e del programma che porta mi domando cosa è opportuno chiedere.

Lo scrivo su un foglietto volante e aspetto il momento nel quale dovrà esser interrogato da me.

Osservo qualche difficoltà dei candidati e delle candidate nelle mie materie: storie e filosofia

L’atteggiamento dei colleghi è cordiale e collaborativo.

Domenica sono andato a vedere l’associazione Lailac che presentava degli stand presso la Limonaia di Villa Strozzi.

Si tratta di un modo per fare beneficenza a favore dei bambini di Fukushima.

Al mare dove vanno i miei pochi gli italiani e tanti gli stranieri.

 

Osservazioni

A passeggio per la città di sera, domenica visita a una festa di beneficienza dell’associazione Lailac.

Si è trattato di andar a curiosare fra due o tre bancarelle e di dar qualche soldo in beneficienza.

La macchina l’avevo parcheggiata a quattrocento metri dal punto della festa, così ho fatto di sera una passeggiata nei luoghi d’infanzia.

Passando nei pressi di un palazzo ho sentito una voce. Era una bambina piccola due o tre anni che da un balcone osservava i passanti.

Quella bambina mi ha chiesto: chi sei? Evidentemente ero vestito in un modo per lei curioso, forse per via del cappello o della borsa a tracolla.

Non ho risposto, tuttavia la domanda mi è ritornata più volte nella testa.

In effetti in questa contemporaneità emerge forte il senso di una precarietà propria del singolo, che lo colpisce perfino nella considerazione di sè.

I bambini piccoli hanno la capacità di mettere in crisi gli adulti con domande semplicissime.

In effetti se ci si pensa bene rispondere a un simile quesito è difficile di solito è possibile rispondere solo con una banalità o una qualche ovvietà: ad esempio indicare la professione, la condizione sociale, il nome e cognome.

Il senso più profondo e determinante di ciò che uno crede di essere necessita di autocoscienza, meditazione e comprensione del proprio tempo, il che rende difficile una risposta immediata a meno che uno non sia un maestro Zen in grado di sintetizzare aspetti qualificanti della vita e della natura.

Alla fine questa e non solo questa domanda dovrebbe essere la tipica domanda che sta dietro tante risposte che gli umani danno automaticamente anche solo a livello celebrale.

Invece in Italia l’essere umano tipico ordinariamente tende a rispondere senza pensare alle domande che l’esistenza quotidiana e  professionale presenta di volta in volta, questo spesso senza aver dietro alle risposte delle domande complesse già almeno in parte risolte.

In effetti ogni buona risposta presume più domande risolte o affrontate in modo adeguato.

Notizie dalle ferie, i miei sono a  Montescudaio. Tutto il campeggio che ha riaperto è pieno di stranieri in particolare Olandesi e Tedeschi, pochissimi gli italiani.

Il lavoro prosegue, fino alla conclusione. In fondo lavorare mi aiuta, risponde a qualche domanda declinare la propria condizione professionale.

 

 

 

Data. Dal 8/7/2013 al  11/7/2013

Note.

L’istituto mi scrive di mandare il foglio per il pagamento delle ferie non godute, essendo precario è ovvio che non avrò modo di usufruirne una volta cessato il contratto.

L’istituto mi chiede se sono disponibile per gli esami di riparazione di settembre.

Fine orali maturità.

Riunione sindacale l’ultimo giorno di maturità.

Il luogo dell’incontro cambiato, sono finito nel mezzo di un funerale preso la camera del lavoro prima di capire cosa fosse successo; grande gaffe con il portiere.

Cena con i maestri del Judo club.

Bel ristorante, in mezzo al verde.

Domattina domanda per la disoccupazione.

Un cerchio si chiude, uno si aprirà a settembre.

 

Osservazioni

Fatta ormai siamo al finale, l’esame è quasi finito.

La scuola mi chiede se sono disponibile per l’esame di settembre, risponderò di sì anche se questo comporterà l’interruzione di un eventuale assegno di disoccupazione.

Di solito però trovo da lavorare con le supplenze di settembre o con le cattedre annuali, quindi dovrebbe esser mal di poco. Sulle ferie non godute direi che è proprio una necessità, io non presento il foglio-ferie dei colleghi a tempo indeterminato. Al sottoscritto scade il contratto.

Sono arrivato alla fine di questa inaspettata maturità, tra poco gli ultimi candidati e poi la parte burocratica e l’impacchettamento delle prove d’esame con tanto di sigilli in ceralacca.

La conclusione è prevista per il giorno 11. Al termine delle operazioni è stato fatto il pacco, io stesso ho timbrato il sigillo. Ho sempre avuto una certa affinità con i timbri, forse è perché occorre usare un po’ di forza per usarli, danno il senso del colpire e dell’ufficializzare qualcosa di burocratico.

Il tempo di salutarsi cordialmente fra colleghi e tutto è finito per me.

Lo stesso giorno avevo la riunione sindacale di pomeriggio sulla questione del precariato.

Il giorno 11 ho fatto una gaffe per via della riunione sindacale, sono finito nel mezzo di un funerale preso la Camera del Lavoro.

 Prima di capire cosa fosse successo ho dovuto ragionare il portiere che per la cosa era infastidito. L’auto era parcheggiata quasi due chilometri indietro.  La scena è stata fantozziana con il sottoscritto che in mezzo alla pioggia estiva se ne tornava sui suoi passi a ritmo di marcia per raggiungere il parcheggio e ripartire per l’altra sede del sindacato.

La riunione sul precariato era gremita, la stanza non era grande ma la gente stava anche in piedi o fuori dalla porta.

La situazione è quella nota: senza i soldi che servono ogni riforma o sistemazione del precariato nella scuola non può aver luogo.

La sensazione che ho avuto è stata quella di una situazione nella quale anche il precariato nel settore scuola è fortemente differenziato, le differenze sono molte e metterle assieme risulta estremamente difficile. In effetti questa è la debolezza della categoria: la frammentazione della categoria. I docenti sono divisi a causa della tipologia di materie che insegnano, a causa delle modalità di reclutamento sia per i contratti a tempo determinato che per i contratti a tempo indeterminato, a causa del tipo d’istituto scolastico, a causa dei diversi orientamenti dei sindacati del settore scuola. A questi quattro elementi ovvi s’aggiunge che si differenziano anche dal personale ATA (bidelli) e di segreteria. Di fatto il settore scuola è scomposto in tante parti e solo in occasioni di rivendicazioni molto forti è possibile congiungere nella protesta personale che viene da situazioni così diverse. Questa scomposizione di una vasta categoria di lavoratori nel settore della conoscenza rende più difficili le rivendicazioni sindacali. Credo sia questo il motivo di tante volte nelle quali ho visto un grande disagio fra i colleghi e talvolta fra i compagni di precariato e una difficoltà oggettiva a far valere le proprie ragioni come categoria.

Comunque una novità: la questione dei precari della scuola in Italia con contratti a tempo determinato reiterati per un periodo oltre i 36 mesi sarà rimessa alla Corte di Giustizia Europea.

Alla fine la questione del precariato diventa un caso individuale e di Stato, il singolo caso lavorativo è riconnesso a una dimensione più grande di carattere collettivo.

La cena con i maestri presso i campi da tennis. Dove c’è un ristorante all’ombra di antichi cipressi, una curiosa combinazione.

In fondo la sera, i vecchi amici, i cipressi, i ricordi, le stelle, la pizza e la birra sono un buon modo per chiudere un ciclo e cominciarne uno nuovo.

Domattina comincerò a pensare alle carte per la domanda di disoccupazione, poi l’attesa di un nuovo incarico annuale.  

Quest’ennesimo anno da precario non ritorna al suo punto d’inizio, è come un cerchio che vorrebbe chiudersi ma non ci riesce e finisce con il formare una spirale.




24 luglio 2013

Diario Precario 19/6 e dal 20/6/2013 al 27/06/2013

Data. 19/6/2013

 

Note.

Fine. Ma anche no.

Tarda mattinata, caldo esagerato. Appena svegliato.

Il CSA mi chiede di fare una sostituzione. Hanno avuto le disdette per l’esame di maturità.

Si tratta di un liceo scientifico-sportivo parificato, è relativamente lontano rispetto a dove abito.

Dico di sì. Parto su due piedi perché la sessione d’esame è in corso.

Arrivo che è già iniziata la prima prova.

Mi presento senza la nomina stampata, arriverà più tardi.

 

 

Considerazioni.                                                        

Prima sorpresa: è uscito fra le tante tracce una con un brano di Pasolini di cui avevo indirettamente trattato in classe, avevo visto giusto a far qualcosa in questo senso durante le lezioni sulla storia della Repubblica.

Ho come l’impressione che i miei allievi non ne abbiano fatto tesoro. Chissà…

La mia mente era già andata verso calcoli di che cosa fare dopo.

Cercavo di allontanarmi dal pensiero del lavoro, essendo di fatto concluso anche se il contratto cessa il 30 del corrente mese. Ma mentre pensavo alla lettera da mandare alla commissione sull’ora alternativa e alla domanda relativa allo stato di disoccupazione ecco che torno in cattedra, anzi in commissione come esterno. Un supplemento d’attività lavorativa, va bene perché ci sarà da lavorare anche nelle due settimane di luglio e son soldi che arrivano dopo il contratto, del resto l’alternativa era presentarsi il 1 di luglio per chiedere al patronato di supportare la mia domanda per l’indennità di disoccupazione, così mi pare una cosa onorevole. Capita proprio bene la sostituzione e in un quartiere che conosco e avevo frequentato quando ero universitario. Il presidente di commissione pare un tipo tranquillo e sereno, io e lui siamo gli unici docenti di sesso maschile in quella commissione, gli allievi da esaminare sono 54. Quindi con una media di cinque a mattinata c’è da pensare ragionevolmente che l’esame arriverà fino alla seconda settimana di luglio. Curioso come l’indisponibilità di una collega diventa per me occasione di un guadagno, quasi una sorta d’equilibrio nei fatti della vita.

Ho già individuato le macchinette del caffè e delle merendine e il bar della scuola che resterà aperto in questo periodo.

Tuttavia questa novità mi rappresenta di nuovo il senso della precarietà della mia condizione lavorativa.  

 

 

 

Data. Dal 20/6/2013 al  27/6/2013

 

Presento la nomina stampata nel pomeriggio del giorno prima.

L’esame assomiglia a una serie di passaggi collegati fra loro.

Come in una produzione industriale.

Il 20 la seconda prova.

Il 21 e il 22 le correzioni

Il 24 la terza prova con correzione nel pomeriggio.

Il 25 attività legate alla burocrazia e al corretto funzionamento dell’esame

Il 26 giorno di pausa.

Il 27 inizio orali.

Il giornalaio sotto casa espone il cartello di cessione attività, intende chiudere.

 

Considerazioni.

Prima azione personale della maturità: faceva caldo fuori e ho sistemato io il ventilatore per dare un po’ di ricambio d’aria nell’aula durante la seconda prova.

Sorpresa: non mi ricordavo che ci fossero così tanti verbali, firme, lettura elaborati…

Avevo saltato un paio di maturità per motivi diversi e quindi rieccomi dentro il meccanismo.

Come professore elaboro i quesiti di terza prova per le mie materie, era una cosa che non facevo da tempo.

Dopo quattro giorni intensi il premio di un giorno di pausa poi di nuovo al lavoro.        

Il 27 i primi candidati per gli orali, i quali si mettono al centro di una sorta di U composta dal centro dato dal presidente della commissione e a destra le materie scientifiche e a sinistra quelle letterarie. Dietro il candidato c’è il pubblico.

In effetti dal punto di vista del posizionamento il candidato dovunque ruoti la testa vede gli esaminatori, la maturità è anche una prova di carattere.

La maturità così come è organizzata trovo che presenti parecchio di meccanico. Nel senso che alla fine risulta essere una somma fra le varie prove a cui si aggiungono i crediti scolastici. Arrivare al 100 è estremamente difficile, ci vogliono delle condizioni di partenza buone e occorre non sbagliare praticamente nulla.

Trovo questa modalità  troppo severa, soltanto alcuni casi rari per istituto possono raggiungere il punteggio massimo.

La prima cosa che cerco di fare in questi casi è ambientarmi, cercar di capire come funziona l’esame nel senso di scoprire chi sono i colleghi, quali le condizioni di lavoro, quali gli ambienti, dove si può parcheggiare la macchina, quali i trasporti pubblici su cui far affidamento.

Una delle cose che mi ha sorpreso è il traffico la mattina, la gente ordinaria non sembra esser andata in vacanza.

Il caldo è una tortura, perfino il volante e il cruscotto sono caldi. Metto la radio per sentir meno la temperatura.

Quando uso i mezzi pubblici ci metto più tempo per la percorrenza ma osservo la città e i luoghi durante il tragitto; però mi vedo la città, ripasso da luoghi conosciuti, faccio due passi.

Il giornalaio del quartiere ha messo il cartello “Cessione  attività, astenersi perditempo”. Coerente con i molti cartelli della piana  e della città con la scritta affittasi, vendesi, chiuso…

Come docente alle volte mi chiedo cosa faranno questi allievi e questi esaminandi, vent’anni fa era possibile fare una previsione, oggi il futuro si sta restringendo e domina un presente triste e piuttosto cupo nonostante il sole e il caldo aggravato dal tasso d’umidità.




20 luglio 2013

Diario Precario Dal 14/6 al 18/6/2013

Data. Dal 14/6/2013 al  18/6/2013

 

Note.

Scrutinio alle 8.00.

Fine.

Davvero la fine di questo periodo d’insegnamento

Secondo rito: restituzione dei registri personali.

Poi considerazioni personali sull’anno scolastico che tengo per me.

Delle due quinte quattro non ammessi in una, e due di questi miei allievi alle lezioni alternative, e nell’altra tre non ammessi.

 Il numero dei non ammessi mi disturba.

 

Considerazioni.                                                        

La mia disposizione d’animo è tale che ho avuto un cattivo sogno la notte del 17 e sdoppiato perfino.

Ossia ho sognato male, mi sono svegliato, mi sono riaddormentato e di nuovo un cattivo sogno.

Ne deduco che il mio inconscio ha qualcosa d’inquieto.

Una stagione di lavoro è finita. Un nuovo anno di lavoro si prospetta.

Così va nel sistema del precariato si passa da un anno scolastico all’altro spesso senza continuità.

 

Osservazioni

 Quando le lezioni cessano si chiude un ciclo iniziato nel momento in cui metti piede in aula. Se hai il contratto da precario non hai garanzia di continuità e devi farti una ragione della scissione fra la natura intima del tuo lavoro e il senso del tuo contratto. Ho fatto due sogni che indicavano in modo brutale la cessazione del ruolo che avevo. Uno era una specie di cartone animato sulla presa di una fortezza una roba da pirateria del settecento, dove un tesoro grande non veniva né conteso né bramato dai conquistatori intenzionati a far chissà che cosa. L’altro invece mi trovavo a far lezione ed erano spariti gli strumenti della lezione, perfino al lavagna, gli studenti dell’ultimo anno non mi davano retta e alla fine interrogavo me stesso e poi spariva tutto. I due sogni li ho interpretati come l’evidenza della cessazione dell’esperienza lavorativa. Il tesoro che lasciava indifferente era probabilmente quel che avevo cercato di comunicare e d’insegnare, e la lezione inutile era la percezione onirica dei limiti del mio lavoro. Così ho interpretato i due sogni, ho cercato di dare un senso a quanto mi comunicava l’aspetto onirico della mia esistenza, credo che cominci a pesare sulla mia coscienza questa condizione di precariato nella scuola pubblica che si protrae da otto anni nella quale ogni anno la mia esperienza lavorativa viene rimessa in discussione senza nessuna continuità se non casuale. Non mi sento valorizzato dal sistema, c’è poco da fare così stanno le cose.

Poi c’è la grande questione del tempo dell’essere umano che è relativamente breve, quindi tempo che va e non torna. Per questo il tempo di lavoro assume una certa importanza perché finisce con l’esser una parte della propria vita, si lega alla tua identità personale e alla vicenda umana che porti avanti con il tuo esserci in questo mondo e in questo tempo. Quindi la restituzione delle chiavi del cassetto e, dopo gli scrutini, dei registri segnano la cessazione di quella esperienza che compone una parte del tempo e della  vita; e nello specifico del mio tempo e  della mia vita. In effetti quando si è dentro il lavoro non si visualizza come esso sia parte del flusso d’esperienze che formano un pezzo della propria personale vita, eppure proprio la natura del mio lavoro dovrebbe indicarmi l’importanza del pensare quanto faccio nel corso dell’anno scolastico come parte di un percorso unico. Comunque sia su quest’anno scolastico fatto l’ultimo scrutinio e consegnato i registri cala la parola fine, ci potrebbe essere una riconvocazione a settembre per la commissione giudicante gli esami di riparazione, comunque sia è andata. 

Ora ho bisogno di riposare e di lasciar che la mia mente s’abitui alla cessazione di questo quotidiano rapporto di lavoro e sia pronta a un nuovo incarico fra circa tre mesi. Vita e lavoro a mio avviso sono strettamente connessi in questo tempo, per questo, in generale, il lavoro dovrebbe esser qualcosa di più e di diverso da una serie di aridi rapporti mercantili, di dati numerici, di “produttività”. Il lavoro potrebbe esser una parte della costruzione del senso della propria esistenza qui e ora.

 Ma capisco che è chiedere troppo di questi tempi, la completa realizzazione di se stessi nel proprio tempo stride con le difficoltà del momento, il qui e ora punisce le aspirazioni senza fondamento.




15 luglio 2013

Diario Precario Dal 11/6 al 13/6/2013

Data. Dal 11/6/2013 al  13/6/2013

 

Note.

Scrutinio alle 8.00.

Sono segretario.

 Tocca a me scrivere i nomi degli ammessi e dei non ammessi all’esame di maturità con le motivazioni e le registrazioni del caso.

Dopo le due quinte, altri scrutini di classi prime, seconde e terze a vario titolo come professore di materia alternativa o di storia e filosofia.

Rinnovo del contratto separato come professore di materia alternativa per poter effettuare gli scrutini del caso fino al giorno 13/6.

 

Considerazioni.

La mia disposizione d’animo non è serena.

Durante lo scrutinio dovrò esser scrupoloso più del solito.

Sono il segretario che redigerà il verbale di scrutinio nella 5B.

Intanto un dispiacere personale: il numero di non ammessi all’esame di Stato nella quinta dove facevo lezione e nell’altra dove avevo la cattedra di materia alternativa è stato relativamente alto.

 

Osservazioni

Sono portato a mettere i fatti e quel che conosco in discussione da più punti di vista, eppure lo scrutinio finale mi appare sempre difficile.

La principale preoccupazione dei docenti è il ricorso.

 Il discorso comune fra i docenti indica che il  ricorso di solito viene vinto per vizio di forma. Quindi attenzione estrema alla forma in sede di scrutinio e va da sé in quella di Esame di Stato.

Come tante altre volte c’è stata la relazione della docente coordinatrice, i diversi interventi, poi le decisioni all’unanimità o a maggioranza.

 Lo scrutinio è simile nella procedura a tanti altri scrutini finali cui ho avuto modo di partecipare, ma cambiano sempre i nomi, i casi, le situazioni, i docenti, il quadro generale.

Non ci sono mai due classi uguali, non ci sono due scrutini uguali se non per qualche dettaglio numerico.

Tuttavia quest’anno mi trovo a dover fare più scrutini del solito per via dell’ora della materia alternativa.

Così ho avuto modo di vedere tutto il ciclo del Liceo e non solo il triennio.

Ho capito questo: il sistema ha bisogno di due cose: una riforma seria che parta dalla realtà quotidiana della scuola e dal corpo insegnanti e non da fantasticherie elettorali o favole della politica e poi occorrono molti soldi.

Occorre che il potere politico accetti di mettere soldi nella scuola e nel sistema della formazione, ossia occorre investire bene quelle cifre del bilancio dello Stato che servono e che oggi vanno nelle cose più strane e bizzarre. Occorrono dei fini generali, occorre una civiltà propria che giustifichi uno sforzo mai fatto prima per costruire il senso dello stare assieme di genti e comunità così diverse nel Belpaese, anche passando dalla scuola e dal suo rinnovo in termini di risorse, personale, dotazioni tecnologiche, strutture.

La scuola ha poi bisogno di un Belpaese con qualche sana ambizione. Le diverse genti d’Italia non possono esser solo una massa informe di singoli consumatori, debitori, lavoratori e contribuenti verso il fisco. Questa pluralità infelice deve darsi delle mete, dei fini, degli scopi di uno star assieme di carattere collettivo.

Ad esempio perché questo popolo non si dà l’ambizione di trasformare il suo enorme patrimonio di carattere ARCHEOLOGICO E CULTURALE in uno strumento di soft power volto a condizionare in senso buono della parola il sistema di vita, produzione e consumo in Europa e non solo in Europa. Ma l’Italia del 2013 appare lontana da tutto questo, le ambizioni della maggioranza sono clamorosamente egoistiche e individuali, perfino i politici sembrano incapaci di far squadra. Non può darsi in questa situazione una volontà collettiva, il senso di una civiltà propria che propone ad altri sue specifiche qualità.

Tutto il passato sembra disgregato e morto e nulla sembra cambiato.

Intanto in questi giorni di scrutinio e di chiusura dei registri personali ripasso a mente quanto ho fatto in quest’anno scolastico, rivedo le scelte, i successi, le delusioni, i casi personali di allieve e allievi.

Alla fine ci penso sempre e mi chiedo spesso se potevo far diversamente, se altre scelte avrebbero inciso in maniera diversa.

Finisco con il ritornare all’altro tempo, nell’altro secolo quando ero sui banchi e non in cattedra.

La mia esperienza scolastica diventa uno dei tanti elementi in gioco per giudicare me stesso e il lavoro, e quindi il mio tempo.

Cosa c’è di così diverso in questa nuova generazione?

Perché è evidente che questi ragazzi e ragazze non sembrano associabili o sovrapponibili  a quelli di due decenni fa!

Una domanda difficile, forse le nuove tecnologie informatiche hanno inciso in profondità sui comportamenti quotidiani, più di quanto comunemente non si voglia ammettere.

In fondo far il mio mestiere è anche porsi domande, creare e ricostruire di continuo dei percorsi educativi e d’insegnamento.

In fondo esser docente non è esattamente un mestiere come un altro.




4 luglio 2013

Diario Precario Dal 7/6 al 8/6/2013

Data. Dal 7/6/2013 al  8/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno due, meno uno…

Fine lezioni per Nappini

Mini-rito della restituzione delle chiavi del cassetto.

Ultima ora di lezione: reazioni opposte da parte degli allievi chi si dimostra riconoscente, chi quasi infastidito.

Va bene così. Sta nel divenire delle cose.

Prima riunione della commissione a tre su una proposta per l’ora alternativa da presentare a settembre

Sabato notte scrittura via internet di voti e giudizi

 

Considerazioni.

Il rito della riconsegna delle chiavi è  stato un lampo, una breve formalità. Meglio così.

Le mie lezioni cessano, per motivi d’orario, quest’anno prima dell’ultimo giorno di lezione, di solito l’ultimo giorno è difficile da gestire. In effetti scavando nei ricordi mi è capitato proprio d’assistere a una sorta di primordiale e infantile scatenamento, l’energia con cui escono dalla scuola l’ultimo giorno non è paragonabile a niente di simile durante l’anno scolastico. Talvolta i presidi mandano circolari apposite perché gli studenti cercano di forzar la mano sulla disciplina e di non far nulla; e poi fuori dalla scuola, di solito, si vedono gavettoni e lanci di uova. Talvolta qualche passante s’arrabbia, specie se la scuola è nel centro di una città.  Questo stavolta non mi riguarda. Finisco il giorno prima.

La scuola è finita e ora  c’è lo scrutinio finale che inizia con la messa online sul sistema Argo delle votazioni e dei giudizi.

Io preferisco lavorare di notte, dopo aver riletto più volte il registro personale e segnato quel che devo inserire. Nella mia zona dopo le 23 comincia a scendere un silenzio rotto solo da qualche auto e camion che supera i limiti di velocità o strombazza in piena notte, da qualche urlo, da qualcuno che sbatte porte e portiere. Così con la finestra aperta mi metto al computer e lavoro per il giudizio, quello conclusivo. Il silenzio della periferia quando si riesce a percepirlo è una fotografia del proprio mondo interiore, è come vedersi riflessi nell’acqua scura. Il lavoro diventa dialogo con se stessi e ripercorri cosa hai fatto, cosa credevi di fare, quali risultati hai raggiunto, voti e giudizi ti forzano a dare l’estrema sintesi al lavoro che è anche un pezzo di vita e di memoria. La periferia di notte  è un silenzio rumoroso e quindi ti lascia solo con i tuoi ricordi e i tuoi pensieri.

C’è qualcosa d’artigianale, di medioevale nel lavoro del docente, proprio perché è in uso la registrazione informatica emerge con forza la necessità di far entrare in formule e numeri quel che si è fatto. Più si usano cifre e frasi fatte o griglie più emerge che qualcosa sfugge sempre al dato numerico. Il docente ha a che fare con l’irriducibile singolarità dell’esser umano e non è facile inquadrare il singolo e la sua vicenda dentro una griglia di valutazione che pensa in termini generali e collettivi.

Dal momento che l’insegnamento impartito darà i suoi frutti nel corso della vita del singolo, se di un serio insegnamento si tratta, è facile osservare che c’è qualcosa di profetico, di destinato al dopo e al domani nel lavoro del docente.  

 

Osservazioni

Spesso mi sembra d’essere un profeta che predica alle rocce.




26 giugno 2013

Diario Precario Dal 3/6 al 6/6/2013

Data. Dal 3/6/2013 al  6/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno tre, meno due, meno  uno ormai resta solo la burocrazia e forse l’ultima spiegazione o interrogazione.

Tempo variabile, piove e poi arriva il sole.

Notizie: netto aumento delle proteste in Italia per povertà e disoccupazione e vittoria dei governativi nella guerra siriana, i ribelli sono in fuga.

Collegio docenti finale: quasi quattro ore.

 

Considerazioni.

La scuola è finita e son riuscito a farmi mettere in via temporanea in una commissione che stilerà un documento sulla possibile organizzazione dell’ora alternativa alla religione cattolica, ovviamente questo mio lavoro è a gratis, ovvero non ho incentivi economici. Lo spirito del docente deve prevalere sulla materia in questa piccolissima cosa.

 Suona un po’ assurdo per un precario.

Nell’ultimo consiglio ho voluto dir la mia sull’ora alternativa e come al solito mi son fatto carico dei miei pensieri. Personalmente credo che sia impossibile oggi fare un ragionamento di etica o un ragionamento sulla Costituzione senza prima aver costruito un vocabolario minimo. La stragrande maggioranza degli studenti non sa cosa sono i partiti citati nell’art.49 della vigente Costituzione Italiana perché non li ha mai visti. Voglio proprio prendere l’esempio dell’art.49 perché mi semplifica l’argomentazione. I ragazzi e le ragazze nati dal 1994 in poi non hanno, per motivi anagrafici, memoria, di cosa è accaduto prima a livello politico, sociale, di vita quotidiana. Ciò che sanno del passato recente è spesso frutto di nozioni o argomenti che si sono sedimentati per caso o sono arrivati loro in modo frammentario se non addirittura distorto. Ad esempio cosa poteva esser un partito politico italiano della Prima Repubblica  lo possono immaginare o ricostruire perché semplicemente sono nati dopo quei fatti e quel tipo di costume e di società.  Quelli di oggi non sono più i partiti del dopoguerra, sono perlopiù organizzazioni politiche diverse  simili ai partiti liberali dell’ Ottocento, quindi se un liceale associa un partito di massa del Novecento ai movimenti o ai partiti legati a un singolo personaggio di questo XXI secolo  rischia di trasporre il presente sul passato e di giudicare o pensare ciò che era stato come se fosse un fatto del quotidiano. Se non viene fatto un percorso per spiegare allo studente la natura e la storia dell’argomento in esame, nell’esempio si tratta del partito politico, il rischio che capisca poco o male è fortissimo. Sono persuaso che oggi ragionare d’etica anche in senso laico presupponga percorsi di conoscenza strettamente collegati all’attualità e alla padronanza delle parole che orientano in questa civiltà industriale. Del resto il grosso della comunicazione che passa oggi è pubblicità, intrattenimento, spettacoli; gli adolescenti e i pre-adolescenti sono bombardati da un tipo di cultura dei consumi e dello spettacolo che non si accorda con il ragionamento, la meditazione sui grandi problemi, la comprensione delle grandi questioni di questa civiltà industriale arrivata a toccare gravi problemi di sviluppo e crescita.

Per il resto nel mio quotidiano prevalgono le preoccupazioni di fine scuola.

Domani è l’ultima lezione per me. Con venerdì chiudo.

Dopo rimane solo il dato numerico dello scrutinio.




17 giugno 2013

Diario Precario Dal 30/5 al 2/6/2013

Data. Dal 30/5/2013 al  2/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno cinque ormai.

Ora la prospettiva è lo scrutinio e fare le medie.

Domenica faccio il presentatore del Judo club alla festa dello sport di Sesto

Sabato e domenica fuori a cena.

 

Considerazioni.

La mia testa pensante va alla fase degli scrutini.

Ho le ultime ore per decidere, interrogare, calcolare le assenze, fare le somme e le sottrazioni del caso.

Mi sono messo nell’aula vuota di fisica con un righello in mano e la matita per far il punto sulle assenze, in quel momento l’insegnate sembrava un contabile dell’ottocento, poi i risultati finiranno sul sistema di registrazione elettronica della scuola. In quel momento come  ero sospeso fra l’ottocentesco registro di carta e il XXI secolo digitale.

Lo scrutinio finale è il momento dove è necessaria maggior precisione, dove lo strumento dell’Ottocento incontra il XXI secolo dove il dato numerico registrato su carta dovrà diventare digitale.

Sbagliare vuol dire prestar il destro a un ricorso di eventuali bocciati o delle loro famiglie.

Lo scrutinio non è iniziato e già sono al punto di pensare ad esso, mi proietto già verso la fine prima che arrivi la parola stop.

Sono giorni piuttosto intensi.

L’Italia intanto mi par sempre più triste. La cronaca continua ad essere pessima, notizie di delinquenza, cronaca politica fusa con la giudiziaria, confusione, incapacità di affidarsi a voci credibili o autorevoli, venti di guerra nel Mediterraneo, troppe storie di povertà e disoccupazione.

La manifestazione sportiva a Sesto con l’occasione dell’anniversario della Repubblica è andata bene, con dei volenterosi e con i maestri si è portato il materiale, allestita la postazione, fatta l’esibizione e ho presentato la palestra. La giornata di sole era bella, temperatura ottima, c’erano nel parco le più importanti realtà sportive del territorio di Sesto Fiorentino.  La folla di curiosi e amatori del parco di quest’anno rispecchia una popolazione del Belpaese molto variata con una percentuale crescente di popolazione proveniente dai quattro angoli del pianeta, l’Italia da questo punto di vista come prima  impressione si presenta sempre di più come una sorta di Stati Uniti in miniatura, o se si vuole come una caricatura degli USA.

C’è una sorta d’Italia sospesa fra passato ingombrante, un presente estremamente provvisorio e un futuro imprevedibile.

Da tempo credo che questi ultimi due decenni nei quali mi trovo a vivere qui in Italia  siano una sospensione, una lunghissima pausa in attesa che ben  altre potenze impegnate in lotte titaniche  definiscano il futuro dell’Europa e di gran parte della razza umana e delle risorse del pianeta.

Occorre precisare che le risorse sono abbondanti ma finite.




3 giugno 2013

Diario Precario Dal 24/5 al 29/5/2013

Data. Dal 24/5/2013 al  29/5/2013

 

Note.

Lezioni quasi finite, quindi vicina la chiusura del rapporto di lavoro.

Conto i giorni, conto alla rovescia per la fine delle attività scolastiche.

Subito furto dei tergicristalli.

Tempo variabile.

Notizie: netta flessione del Movimento di Grillo alle Comunali e peggiora la guerra siriana.

 

Considerazioni.

Ho subito un furto, mi han smaterializzato i tergicristalli, 36 euro di danni. Meno male che non avevo urgenza d’usarli altrimenti un furto lieve poteva trasformarsi in un qualche tipo d’incidente. Fatta segnalazione alla polizia. In effetti nella mia zona capita talvolta qualche episodio di piccola delinquenza come: furto di gomme, di benzina, aggressioni, rumori molesti di notte, perfino furto di gomme d’auto. Il fastidio e il senso d’essere vulnerabile è più grave del danno nel mio caso. In effetti un mascalzone così come può rubare i tergicristalli o rapinare della benzina col sistema dei tubi può far di peggio. Come alcuni anni fa quando ci furono diversi episodi d’incendio ad opera di uno o più piromani. Vulnerabile. Ecco la sensazione che mi prende. Posso esser colpito con grande facilità. Reagire è difficile. Come si fa. Proprio le abitudini e i ritmi di vita forzano ad esser ripetitivi e quindi facile bersaglio dei malintenzionati. Quest’anno son forzato a riconoscere i miei limiti ossia considerare quanto son vulnerabile, infatti è facile colpire un tipo che ha un lavoro di fatto precario, che ha orari fissi, disposizioni, tre o quattro attività sociali. Sono stanco. C’è in me un malessere che deriva dalla condizione di precarietà troppo a lungo protratta e dall’ossessione per il denaro coltivata da grandi masse della popolazione che squalifica qualsiasi attività umana che non produca rapidamente  profitto in denaro. Il parere dei molti pesa e può schiacciare quando diventa una sorta di spirito dei proprio tempo. Mi sento come se fossi incapace di attaccare chi si muove contro di me, purtroppo l’avversario non ha né nome né volto; si tratta della  mia condizione di precariato che provoca una sensazione di debolezza, inadeguatezza, infelicità. Di per sé la cosa è comune e dovrebbe esser l’incentivo psicologico a darsi da fare, in realtà porta spesso a un malessere persistente e diffuso. Da quando il precariato si è unito alla globalizzazione voluta e imposta dalla finanza inglese e statunitense all’Europa e al mondo il male di vivere è aumentato e la piccola borghesia italiana si è impoverita nel giro di un paio di decenni.  Mi sono visto come uno che è debole, uno dei tanti che non riesce a trovare il punto per colpire il nemico, l’oggetto che deve esser rimosso, il bersaglio. Quindi essendo debole la mia percezione è di esser potenziale vittima, potenziale oggetto di prepotenza o violenza altrui, in questo caso l’occasione per questa considerazione è stata un piccolo furto. Chi ha fatto il furto è sparito e non so chi possa essere, probabilmente resterà ignoto. Il problema tremendo del declino italiano è che la persona comune non riesce a capire da che parte arriva l’aggressione, da dove comincia il processo che porta allo smantellamento di interi pezzi del Belpaese e di dissoluzione di cose che riteneva certe e sicure. In questo non vedere e non sentire il nemico è causa di un crollo dell’autostima, è come combattere contro l’aria o l’acqua del mare. I fatti prendono la forma del furto, pezzi d’esistenza, cose date per certe spariscono, e rimangono solo cause apparenti o mezze verità o congetture su cosa sia davvero successo o cosa possa esser davvero accaduto. Le piccole storie di tanta gente comune sono mosse da fili invisibili, da grandi eventi finanziari e da guerre vere o anche solo politiche che avvengono lontano spesso oltre il confini nazionali, ma qui nel Belpaese si vedono solo le ombre e spesso solo gli effetti. In questo non sapere rimane al singolo il Italia resta difficile il dovere della ricerca, il trovare una risposta non banale e non cretina fra una scadenza sul lavoro e una cosa urgente da fare; l’urgente impedisce di pensare, toglie capacità di trovare quelle risposte spesso lontane e perfino oscure che sono dietro il declinare di gruppi sociali e lo spegnersi lento di un a vecchia Italia.




24 maggio 2013

Diario Precario Dal 17/5 al 23/5/2013

 

Data. Dal 17/5/2013 al  23/5/2013

 

Note.

Lezioni regolari, qualche prova scritta.

Conto i giorni.

Contare mi spinge a pensare sul tempo e sul tempo che è finito.

Tempo variabile, qualche dolore fisico.

Notizie bruttissime sulla stampa: povertà, suicidi, violenza, omicidi

 

Considerazioni.

Mi prende male. Da mesi ormai quando leggo il giornale scopro fatti di sangue o suicidi legati al disagio psichico o alla miseria o  tutte e due le cose, e questo in Italia non in qualche luogo oscuro dell’Asia.

I suicidi poi sono spaventosi. Un italiano che si suicida non ha neppure il conforto della propria cultura tradizionale o della religione dei padri e dei nonni. Il suicidio dell’Italiano è un gesto di disperazione assoluta, e avviene tragicamente spesso dandosi fuoco o creando le condizioni per sfracellarsi da qualche parte. Non è il suicidio dei senatori della Roma dei Cesari o dei filosofi di qualche perduta dottrina,  si tratta di  distruggere se stessi e il proprio mondo, è azione negatrice, dichiarazione di odio insanabile verso questo presente, impossibilità manifesta di vivere dentro storie e regole sentite come mostruose, aggressive, persecutorie. Ma cosa è successo al Belpaese che mi scuote, da anni è irriconoscibile; certo non è mai stato un giardino di rose ma quel che accade oggi è clamoroso. Questo dato rende ancora più amara la riflessione sulla mia adolescenza quando mi son illuso che la cultura e l’attivismo politico o qualche forma di volontariato potesse cambiare qualcosa in meglio. I fatti del quotidiano sono tutti contro di me. Questo errore era frutto di una qualche forma di millenarismo inconsapevole che mi accompagna da decenni e dalla cultura politica di allora mediata dai giornali, dai presunti intellettuali e dalle televisioni. C’è un modo per misurare grossolanamente quanto mi sono sbagliato ed è la mia reazione davanti a storie tragiche di suicidi per povertà, di gente che uccide la madre anziana perché non può mantenerla, di padri che sparano ai figli e poi s’ammazzano perché travolti dai debiti, di adolescenti e persone ritenute normali che si danno alla devianza. Ad esempio oggi 23 maggio leggo sul “Corriere della Sera” a pag. 21 un trafiletto su un tale disoccupato e privo di mezzi che ha ucciso la madre vecchia e inferma e poi si è consegnato ai carabinieri, ha dichiarato d’aver compiuto il delitto perché non poteva più assisterla ed era disperato. Quando la cronaca è questa e non sono più fatti isolati, slegati fra loro ma inseriti in un contesto di grande disagio è evidente la dimensione catastrofica delle mie illusioni adolescenziali. Quando l’impressione negativa  quotidiana per me è aggravata dal fatto che non avevo nella mia adolescenza allora una connotazione politica estrema o come si dice eversiva. Un eversore, uno che è sempre e comunque contro il sistema ha meno difficoltà sul piano psicologico davanti a una simile cronaca. Il mondo degli altri per l’estremista di destra o di sinistra è funestato da forze infernali a cui dà nomi diversi: capitalismo, mondialismo, banche, illuminati, comunisti, fascisti, servizi segreti, congiura sionista e chi più ne ha ne metta. In questa visione minoritaria della realtà il mondo di tutti è impregnato di male e la purificazione una necessità consegnata al futuro. Quindi la riforma a partire da forze interne o il progresso lento e necessario del sistema in nome di una comune civiltà sono da escludere; il male è tale da non poter credere nel sistema e in chi ci vive dentro. Quindi l’estremista vive come straniero in un mondo che sente ostile, estraneo, irrecuperabile alla civiltà o alla società giusta che arriverà  prima o poi. Non ha illusioni o belle speranze. Io che ho coltivato in gioventù una sorta di speranza civile mi son dovuto ricredere e ho dovuto osservare la pesante ingenuità che avevo dentro di me. Forse avevo in testa troppi esempi virtuosi, invece se avessi meditato con maggior attenzione le molte figure di umani delinquenti e squallidi che la televisione mostrava nei film polizieschi o nelle commedie avrei capito l’impossibilità di riformare in modo pacifico e civile il Belpaese in tempi ragionevoli e non biblici. Oggi che devo contare le ore e i giorni per arrivar bene alla fine del servizio, in quanto precario, peso di riflesso il tempo andato e son forzato a giudicare come infantili e ingenue certe illusioni che erano al fondo di molti mie scelte  adolescenziali. Oggi sono amare ma senza passione, perché gli anni passati hanno sfocato la forza di quei sentimenti e di quei pensieri e riesco così a incasellarli in qualcosa che era e ora non è più, una vicenda di storia personale. Nulla di più.

 

 



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