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1 settembre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Presentazione

Dalla Geo-politica degli Hittiti con furore

Questa mia nuova raccolta di scritti ha un titolo insolito che richiama la Tarda Età del Bronzo in Medio-Oriente. Si tratta di un ricordo personale di carattere universitario e di una curiosità di carattere erudito. Fra gli esami obbligatori avevo un esame di storia antica e a differenza di quel che fanno comunemente gli studenti non scelsi, credo per motivi d’incastro d ‘orari, storia romana ma quella del vicino Oriente. Ossia la storia degli Hittiti, degli Assiri, degli Egizi. Un mondo umano interessantissimo a quel che gli storici han potuto ricostruire con re che si credevano di stirpe divina o Dei (più o meno come i presidentissimi dei nostri giorni e i consigli d’amministrazione delle multinazionali), con sacerdoti di divinità mostruose che esigevano sacrifici e riti e oscuri profeti di sciagure (gli economisti e i lobbisti di allora, solo che allora erano molto più umili e utili in quanto cercavano davvero di mettere assieme il piano del volere divino con la realtà materiale), pieno di guerre volte a far rapine per rubare beni edibili e metalli preziosi e ad acquisire manodopera servile (come oggi, nulla cambia), e da masse di sudditi che per una battaglia andata storta o per un trattato iniquo potevano ritrovarsi schiavi o oppressi da tiranni forestieri o domestici ( niente di nuovo).  L’aspetto sorprendente di questi studi fu la mia constatazione della spaventosa fragilità del sistema palatino, ossia dei saperi e dei poteri legati a una città o al palazzo di un sovrano-dio. La distruzione del centro di comando e controllo, per usare i termini del 2010, poteva corrispondere alla distruzione di tutta la cultura che si concentrava nelle mani e nelle menti di poche centinaia di sacerdoti, di artisti e di scribi. Questo problema della vulnerabilità dei saperi che si concentrano in ristrette minoranze al potere dovrebbe a mio avviso esser meditato perché lo trovo straordinariamente attuale. Si consideri le difficoltà che hanno avuto gli archeologi e gli esperti  ottocenteschi e novecenteschi  in merito alla traduzione dei testi che sono stati ritrovati. Essi hanno dovuto ricostruire il senso di quelle scritture, il vocabolario e la grammatica, la distruzione delle antiche civiltà aveva disgregato anche le culture palatine i cui saperi erano accentrati in un limitato numero di scribi, funzionari, esperti, sacerdoti. La distruzione della capitale e della dinastia poteva comportare l’annientamento culturale e intellettuale di un popolo e una carestia  esser fonte di fatti terribili e di spedizioni militari annuali costituite per scopi di rapina e di estorsione di tributi. Non andò bene l’esame, fu faticoso con una parte seminariale nella quale mi ritrovai a cimentarmi con la traduzione di uno scritto di uno studioso tedesco che ragionava sull’interpretazione di una tavoletta hittita. Nel complesso fu una delle esperienze più strane della mia carriera di studente. Ottenni alla fine di tanta fatica uno dei voti più bassi del mio libretto un venticinque. Nel mio ricordo l’esame che comprendeva diversi aspetti fu legato alla parte seminariale sugli Hittiti e anche al documento  che trattava di un principe di una città sulla costa tal  Madduwatta che aveva tradito la fiducia del Re di Hatti. Il tapino era un sovrano locale costretto a barcamenarsi fra i nemici degli Hittiti e gli Hittiti stessi e una volta deluse così tanto il re di Hatti che il sovrano anatolico fece scrivere contro di lui un lungo elenco di mancanze e fellonie che avrebbe perpetrato. Da tenersi nell’archivio reale, ovviamente. Quindi per me quello fu l’esame sulle “Tavole delle colpe di Madduwatta”. Propongo questa mia vicenda universitaria come titolo per una serie di scritti che si concentreranno su alcuni temi: i  miei scritti letterari o presunti tali, la scuola italiana come problema, le paure degli italiani, la guerra come ordinario elemento della vicenda umana, i miei viaggi. Questo non toglie che il sottoscritto presenti nella sua opera delle divagazioni o delle osservazioni assolutamente diverse da queste appena elencate: non amo vincoli troppo stretti.

Il legame fra l’età del bronzo e questi anni è una sottile analogia perché anche allora poteri palatini composti di minoranze ristrettissime e ricchissime che si credevano divinità o comunque chiamate a ricoprire quei ruoli sociali e amministrativi dagli Dei  portarono gli imperi e i regni della mezzaluna fertile verso  l’auto-distruzione e verso trasformazioni radicali che comportarono il loro annientamento e di conseguenza anche quello della loro civiltà. Si salvò in parte l’Egitto per via di certe caratteristiche geografiche e politiche ma gli altri vennero  perlopiù travolti. Oggi il rischio esiste perché il modello di produzione  e consumo di beni non tiene conto del problema delle risorse grandi ma pur sempre limitate del pianeta terra, i sovrani oggi sono presidenti più o meno eletti e democratici ma in fin dei conti si affidano ai consigli di minoranze ristrettissime di esperti, finanzieri, direttori delle banche centrali, generali; talvolta questi consigli non sono consigli ma vere e proprie indicazioni politiche. Se i re-dei e i re-sacerdoti della tarda età del bronzo dovevano far attenzione all’ira del cielo e alle vendette di Dei maligni e forestieri e ai re-sacerdoti rivali, qui in questa terza rivoluzione industriale il furore che sgomina e fa precipitare nel discredito i presidentissimi e il loro seguito sono le catastrofi ecologiche, i crolli di borsa, le grandi speculazioni finanziarie, le nuove guerre, il caos morale e sociale.  La  civiltà industriale deve divorare se stessa per rinnovarsi e dotarsi di nuove tecnologie, di nuovi poteri politici e di un rinnovato materiale umano.  Si tratta di qualcosa di più di un sistema sociale, io ci leggo anche l’aspirazione alla conquista di poteri sovrumani sul mondo umano e sulla realtà materiale, dietro c’è l’aspirazione dei pochi a giocare a fare Dio, proprio come certi re della Tarda età del Bronzo.

IANA per FuturoIeri




18 luglio 2010

La natura seconda e il suo essere umano

 

De Reditu Suo - Terzo Libro

La natura seconda e il suo essere umano

Una sorta d’intuizione mi spinge da anni a ragionare sulla disgregazione degli elementi banali della vita umana che muta e si trasforma attraverso la dissoluzione di antiche ideologie, il manifestarsi di nuove logiche  nel lavoro e nella vita privata, l’interazione fra l’essere umano e le nuove applicazioni delle tecnologie informatiche. Mi sono persuaso che la terza rivoluzione industriale, che probabilmente non si è del tutto manifestata ad oggi, ha creato una sorta di natura seconda, un mondo artificiale nel quale l’essere umano è colui che attiva i processi economici e industriali. Una nuova concezione dell’universo e dei processi sociali di produzione e consumo di beni materiali o immateriali si accompagna per forza a una nuova concezione dell’uomo in senso assoluto. Credo che i processi in atto in questi decenni si configureranno come l’attivazione di condizioni culturali e produttive che daranno origine a una condizione umana talmente diversa da quella dei secoli di cui c’è una ragionevole memoria. La trasformazione potrebbe essere così radicale da configurarsi come una natura seconda. Considero che si possa dare la possibilità che  nel corso dei prossimi decenni la realtà umana, e la sua relativa visione del mondo, muterà in termini assolutamente radicali al punto da ritrovarsi disconnessa con tutto ciò che è venuto prima.  Penso, per fare un paragone assolutamente arbitrario, alla radicalità delle scoperte scientifiche del seicento che hanno disintegrato i modelli di sapere di matrice medioevale precedenti. Questo periodo che la terza rivoluzione industriale ha aperto si presta alla radicalità e mi limito ad un solo esempio: la scoperta di acqua su Marte. La scoperta in Italia è passata sottotono e le gesta più  o meno strampalate dell’ultimo protagonista di qualche spettacolo d’intrattenimento televisivo contano per il Mario Rossi nostrano e gentile signora più di qualunque  evento rilevantissimo di natura scientifica. Tuttavia l’evidenza che l’elemento di base della vita è presente fuori dal pianeta azzurro finirà con il produrre diverse concezioni della vita e del cosmo e questo non potrà non avere delle ricadute culturali e infine politiche. La produzione di beni materiali e di sussistenza con la rivoluzione industriale è entrata in una seconda natura parallela, altra e diversa da quella del ciclo delle stagioni e del mondo agricolo pre-industriale; adesso è probabile che l’essere umano incontri una sua natura seconda non più riconducibile a un senso di appartenenza al passato proprio e collettivo ma a una nuova appartenenza a un presente dominato da poteri tecnologici e industriali rafforzati da una scienza al servizio del profitto e dell’interesse dei pochissimi.

IANA per FuturoIeri





4 settembre 2009

Alla fine è arrivato l’autunno di questa crisi

La valigia dei sogni e delle illusioni

Alla fine è arrivato l’autunno di questa crisi

La stagione delle illusioni e dei pubblici scongiuri è finita, la crisi avanza nel Belpaese, chi scrive è semplicemente angosciato da quello che sta succedendo nel suo settore: la scuola pubblica. Con una certa sorpresa osservo che addirittura la stampa italiana inizia ad occuparsi dei problemi occupazionali e dei precari della scuola pubblica.

Nel mio settore c’è un numero elevato di precari, la crisi in atto li colpisce due volte psicologicamente e materialmente; essendo io stesso precario sento il peso di qualcosa che cresce e che non è comune solo ad alcune categorie del settore scuola, è come l’aria che si respira e si spande ovunque.

Come un morbo medioevale la paura si diffonda nel Belpaese, gente mentalmente e fisicamente sana ora teme, e ha paura anche se le cose per il momento vanno. Questa non è una questione di pessimismo o ottimismo quello che sta arrivando è un fenomeno forse nuovo, o forse da decenni dimenticato: si ha paura che tutto il piccolo mondo privato d’affetti, di piccole certezze, di banali comodità sparisca dalla mattina alla sera, venga travolto da questa grande onda. I processi di globalizzazione hanno determinato una delle crisi più gravi a memoria d’uomo, forse solo nel 1929 si può osservare qualcosa di simile. Adesso milioni di famiglie italiane sono alle prese con la paura di perdere il potere d’acquisto, con il timore che qualcuno di casa perda il posto di lavoro. Un mondo umano si trova, dopo decenni di materialismo rozzo e ottuso, con un niente che divora tutta la loro esistenza. Quest’ira divina può scatenarsi per un banale caso della vita: una malattia grave, il figlio perde il lavoro, il padrone di casa aumenta l’affitto, il mutuo per la casa o per la macchina. Le conseguenze possono essere rovinose per coloro che sono in una condizione precaria.

Quello che sta avvenendo è più del fallimento di politiche scellerate, di malvagità liberaleggianti in materia d’economia, di dottrine economiche neo-conservatrici sballate rozzamente gestite da politici ignari e apprendisti stregoni: questa è la fine delle illusioni. I miraggi della pubblicità e della politica si sono dissolti. Adesso emerge la verità di un mondo umano ferito, incattivito, impaurito; tutte le visioni cinematografiche, televisive, da rivista di ricchezze facili, di miracoli alla lotteria, di esser belli, ricchi e felici si dimostrano allucinazioni collettive.

Quel che è ignoto è come evolverà la situazione, questa paura potrebbe risvegliare forze nuove positive e attive, oppure potrebbe indirizzarsi verso un’ulteriore spirale di dolore, angoscia e timore. Questa paura poi è senza nome né volto, è senza un corpo fisico, e senza una ragione apparente, il male che giunge agli occhi dei più non è solo privo di ragione ma esso stesso non ha una ragione.

Forse la soluzione di un dolore così grande non è poi così complicata, forse tutto può essere riassunto in una semplice evidenza: “la terza rivoluzione industriale sta compiendo una metamorfosi, si sta avviando verso nuovi equilibri di potere politico e militare, sta diversificando le fonti d’energia prevalenti e portando lo sviluppo industriale in Asia e AFFRONTANDO I LIMITI DEL SUO MODELLO DI PRODUZIONE E CONSUMO. Il mondo di prima con le sue regole, con i suoi valori, le sue ridicole certezze viene lentamente stritolato e dissolto per far posto al nuovo“. Gli umani che vegono travolti a milioni sono vittime di un’altra tragica evoluzione della civiltà industriale.

IANA per FuturoIeri

 




22 aprile 2008

TEMPO D'ESILIO

L’esilio degli Dei e degli Eroi della letteratura, come di quelli del cinema e perfino dei fumetti e dei cartoni animati è solitamente qualcosa di clamoroso, di estremo, latore di un disprezzo del mondo o promessa futura della redenzione dell’umanità o almeno di una parte più o meno grande di essa. Nel mondo umano le vicende sono ben più squallide e miserabili di quelle che solitamente nascono dalla fantasia e dal mito. Oggi con le vicende tibetane e cinesi va in esilio il senso alto e nobile delle Olimpiadi per lasciare il campo alla legge del più ricco, del più forte,  e degli sponsor. La dimensione di lealtà, onestà, “pacifismo”, sana competizione pensata dal rifondatore ottocentesco dei giochi barone De Coubertin è per così dire scomparsa sotto la pioggia di polemiche sull’assenza dei diritti umani in Cina.  Del resto la loro presenza in una nazione che è retta da un partito unico al potere e perdipiù comunista sarebbe una cosa più unica che rara. Questo che per universale carità vogliamo chiamare esilio è avvenuto sotto il peso degli interessi dei generosi sponsor, sotto il gretto calcolo della politica intesa dal suo lato peggiore, sotto i bizantinismi diplomatici usati dal sedicente “mondo libero” per evitare le ritorsioni del “Grande Drago” con gli occhi a mandorla. Qui non si vuol da parte di chi scrive giudicare la quinta parte della razza umana, milione più o meno che sia, ma constatare l’assenza ormai palpabile del piccolo quotidiano eroismo che era dato dal mito sportivo, onorevole surrogato di tante fantasie eroiche morte da secoli o comunque perdute in questa contemporaneità. E’ evidente che l’aspetto eroico esige una condizione di dedizione e di sacrificio ad una causa che nel suo tendere a un fine alto rappresenta quanto di meglio può fare l’essere umano in quella situazione e in quel momento, sempre che non si parli di leggende che parlano di esseri divini. In quel caso si può leggere il tutto come allegoria della condizione umana. Nel mondo umano c’è anche bisogno d’eroi, anche finti. Servono a rappresentare la differenza fra ciò che è possibile e quella cosa che è la sconvolgente banalità del quotidiano dei molti, fra ciò che è poco, desiderabile, grande, nobile e quel che è molto meschino, oscuro, quotidiano, ordinario nel senso peggiore del termine. Segnare le differenze è importante; senza le differenze si perde anche la sanità mentale, un mondo umano omogeneo tendente allo squallido, all’interesse, all’egoismo illimitato, alla ricompensa sottobanco più che una realtà è una dannazione fatta a misura di questo tempo e di questo luogo. Piace quindi pensare ad un esilio, dove la triste vicenda Olimpica è uno dei tanti episodi, auspicando ovviamente che sia possibile ritrovare un giorno se non Dei ed eroi in carne ed ossa almeno una decente trasposizione di quel che essi hanno rappresentato nella fantasia e nel racconto. Ma mentre scrivo quel ce deve accadere accade e il vecchio mondo di fantasie e speranze si dissolve, mostra la sua essenza di sogno e ciò che resta è lo squallore di un concreto che più venale e materiale di così potrebbe essere.

Questo esilio si annuncia più patetico che tragico.


IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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