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18 febbraio 2010

La domanda solita,vecchia,ipocrita


De Reditu Suo - Secondo Libro

                                  La domanda solita, vecchia, ipocrita

Certo che è sempre la solita storia: di fronte alle lamentele, alle deplorazioni pubbliche sulla condizione presente del Belpaese emerge sempre il furbastro che tira fuori la domanda che chiede che cosa si può fare o quale sia la soluzione decisiva e finale  che ha il tale che si lamenta o esercita il diritto di critica. Nel Belpaese questa domanda non ha lo stesso valore che potrebbe avere in altri paesi, essa è nella stragrande maggioranza dei casi un palese invito a fari gli affari propri, a  lasciar perdere la cosa pubblica o peggio a metter su uno sterile confronto tutto verbale con chi ha magari davvero un problema grave. La domanda che chiede la soluzione nella stragrande maggioranza dei casi nel Belpaese parte dalla convinzione che la soluzione sia in mano a un partito o a un potente che può agire con i mezzi e gli strumenti che solo lui può attivare o che al contrario chi si lamenta sia un debole perché  non ha i denari per cavarsi dai guai e allora la viltà suggerisce d’umiliarlo o di trattarlo come un visionario.   In realtà la domanda assume la sua natura provocatoria proprio perché queste due Repubbliche ben poco hanno fatto dal punto di vista concreto, reale e  pragmatico per trasformare popoli di ex sudditi e di faziosi in qualcosa in grado di coalizzarsi per qualche scopo di comune interesse o per cercare, con appoggi ampi e disinteressati, la soluzione di un problema di carattere collettivo. I partiti politici della Prima Repubblica vivevano sopra la disgregazione faziosa e sociale delle diverse genti d’Italia e non avevano certo interesse a creare un tipo di umano di natura democratica in grado di operare aldilà del suo limitato interesse o del gruppo d’appartenenza. Se le genti d’Italia fossero state nel recente passato in grado di esercitare una libertà priva di meschini interessi di parte o privati  questa presente realtà sociale e politica semplicemente non avrebbe avuto alcun modo per manifestarsi e di sopravvivere a se stessa accampata sulle macerie della Prima Repubblica. In realtà per uscire da questo pantano che sta disgregando quel che resta del Belpaese ci sono due vie che nominerò la Breve e la Lunga.

La Breve è data dal manifestarsi di un collasso di civiltà talmente forte e rapido da distruggere l’ordine sociale e le condizioni materiali su cui poggia il sistema Italia, questo comporta la distruzione fisica e il ruolo sociale di un numero imprecisato di abitanti della penisola e delle isole. La distruzione del sistema e l’azzeramento delle gerarchie comporta la ricostruzione di una diversa condizione politica e sociale. La Lunga è forse la cosa più oscura e meno epica perché si tratta di sollevare lentamente il Belpaese e non con le tele-prediche o le adunanze di parte ma con l’attivazione di forze concrete sociali e culturali che prendendosi un paio di generazioni di tempo dovranno mutare l’atteggiamento di fondo delle genti del Belpaese verso se stesse. Ammetto che questo è qualcosa di enorme e rischia di dar risultati parziali o comunque lontani da quelli inizialmente desiderati. Nessuno sceglierà la soluzione Breve o Lunga, l’una o l’altra si materializzeranno a seconda delle circostanze e delle vicende umane.

IANA  per FuturoIeri



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