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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


28 febbraio 2010

Bananìa e il futuro del mondo

 


 

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                       Bananìa e il futuro del mondo

 Il Belpaese di Bananìa aveva rifondato la sua civiltà e le sue istituzioni al tempo della Terza Grande Spartizione del pianeta azzurro, la repubblica dei ladri e dei mafiosi era sparita, le armi chimiche e nucleari avevano annientato le ragioni stesse della sua esistenza assieme a gran parte degli umani che vivevano sul pianeta azzurro.  Sparite le caste sociali di privilegiati, gli sciami di parassiti sociali, di ladroni, di faccendieri, di prostitute di rango, di criminali adunati in associazioni e organizzazioni segrete rimase una massa informe di popoli smarriti e sfortunati che si diedero un re per regnare su di loro e un governo scelto per sorteggio per governarli. Il sorteggio trasformò la politica e in tempi difficili e di sopravvivenza operò un grande beneficio perché comportò l’eliminazione dei politici di professione  e ridusse di conseguenza la corruzione e la scissione delle genti in partiti rissosi e contrapposti per motivi di clientela o di profitto privato. La necessità e le dure prove del tempo post-apocalittico favorirono comportamenti virtuosi e solidali e la civiltà cominciò a ricostituirsi e con essa lo Stato di Bananìa che trovò la sua missione morale e civile a favore del consorzio umano. Gli Dei oscuri e molteplici ritrovata una via per risorgere alla vita dopo il tempo della loro disgrazia ripresero il loro posto nel mondo umano, essi guardarono con diffidenza a Bananìa ma l’importanza di ciò che si era salvato dal caos era  tale da suggerire un qualche accordo. Fu così che le genti diverse di Bananìa si trovarono ad esser pregate, dagli Dei che non adoravano, di soccorrere le disperse e infelici genti del pianeta azzurro con la loro arte e la loro scienza I tempi scellerati avevano deturpato ma non distrutto il patrimonio culturale della penisola e per questo il  nuovo ciclo della vita e della civiltà di Bananìa nonostante le gravi sciagure, aveva restaurato l’antica saggezza e la forza creativa.  La prima cosa che fu donata dalle genti di Bananìa al resto degli umani infelici furono i loro saperi di carattere artistico e tecnologico per onorare degnamente con opere gli edifici e gli spazi pubblici e le abitazioni. Il vivere e il lavorare in luoghi dignitosi e confortevoli alla vista migliorò le genti straniere che trovarono anche la forza di ringraziare con preghiere e sacrifici gli Dei molteplici per la buona cosa che avevano fatto. Il secondo  dono delle genti di Bananìa fu la loro letteratura che portò di nuovo alle genti tapine del pianeta azzurro il piacere di descrivere la propria esistenza e di pensarla diversa;  questo favorì la scienza e il pensiero e aiutò la tecnica a ricostruire se stessa. Il desiderio del bello e di una vita degna di esser vissuta portò poi grandi benefici anche ai molteplici Dei che compresero il vantaggio di esser onorati da popoli civilizzati.  Così l’umanità andò incontro a una nuova fase di crescita e prosperità che portò fatalmente a una nuova età di declino, di conflitto e di guerra. Tuttavia la saggezza delle genti di Bananìa restò come integro patrimonio di quanti amano la civiltà, il vivere sano e la dignità degli esseri umani.

 IANA  per FuturoIeri




5 giugno 2009

Lo "Stivale" davanti alle sue troppe maschere

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Lo “Stivale” davanti alle sue troppe maschere

A seconda dei tempi e delle situazioni i ceti che nel Belpaese vivono di politica hanno assunto diverse maschere ideologiche. Quelle del remoto passato avevano la loro ragione inscritta nelle rivoluzioni industriali e nelle due Guerre Mondiali, le presenti sono grette trovate pubblicitarie, trucchi circensi per raggranellare un po’ di consenso tra una gioventù smarrita che osserva la mancanza di prospettive e fra vecchi terrorizzati perché temono che l’extracomunitario gli “rubi in casa”, o che lo Stato salti il pagamento della pensione o di qualche specie di sussidio. Le maschere indossate dai ceti sociali che vivono di politica nel Belpaese sono usurate, vecchie, sporcate e ripugnanti da vedere e da indossare.  Le ultime recentemente indossate, ma già nate logore, del moralismo politicamente corretto, del siamo tutti fratelli italiani, dell’amicizia verso il diverso e l’uomo di colore si sono coperte di ridicolo e di disgusto. Apertamente si sono rivelate fin da subito il cattivo costume di chi voleva coprire il suo perbenismo con richiami alla solidarietà umana e alla giustizia degni delle frasi dei baci perugina o dei biscotti della fortuna cinesi: slogan, frasi fatte, roba priva di qualsiasi contenuto politico o sociale. Chiunque viva per più di sei mesi nel Belpaese capisce che il primo interesse dei ceti sociali che vivono di politica e di quelli che hanno delle proprietà o delle posizioni dovute al rango sociale, o beni immobiliari e fondiari è quello,  in qualunque modo e a qualunque costo, di tenersi ben strette le loro condizioni di privilegio e se possibile immobilizzare la società e la cultura italiana. Non c’è alcuna solidarietà, vita, onore, decoro, o corso storico o progresso; il Belpaese è solo lotta sleale per prendere dei beni, dei soldi,  dei privilegi, talvolta  per accumularli o, sempre più spesso, per mantenerli. Le maschere solidali, comunistoidi, liberaleggianti, nazionaliste o fascistoidi servono solo a far finta di vivere altrove, in una società e in un Belpaese di pura fantasia. Si vuole convivere con questa recente immigrazione, bene! Il nodo aspro da sciogliere è la possibilità di ascesa sociale, si aboliscano gli ordini professionali e tutti i lacci, si “annientino” anche le concessioni per diventare tassisti. A chiunque ha le capacità, i titoli e i soldi, sia esso d’origine filippina, senegalese, cinese, indiana, o di qualsiasi altra provenienza sia data la possibilità di fare senza incontrare numeri chiusi, concessioni, ordini professionali e via dicendo. Quanti dei nostri moralisti che vengono dai ceti sociali altolocati come architetti, notai, avvocati, giornalisti e liberi professionisti in genere sarebbe disposto in nome della tolleranza ad abolire il proprio ordine professionale?  Davvero le nostre borghesie potrebbero accettare un medico cinese, un notaio filippino, un professore di colore di greco e latino al liceo o un capo di origine rumena? Nella testa di chi fa moralismo un “tanto al chilo” c’è l’idea che i filippini devono fare i domestici, gli africani gli ambulanti, gli asiatici i commercianti al minuto. Quella che si prepara è una società multi-razzista, gonfia d’odio e nel momento delle grandi difficoltà collettive pronta ad esplodere per colpire i più deboli. Io so,anche se non so dire come, che questo disegno funesto ricopiato sul peggio della società Anglo-Americana fallirà, il Belpaese avrà la forza di opporsi a questa “scienza malvagia” .

IANA per FuturoIeri



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