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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


14 settembre 2008

IL MONDO MORTO

Quando si vive in Italia si finisce con il non riconoscere più certe caratteristiche peculiari che stando fuori dal Belpaese saltano agli occhi. Gli italiani vivono in mezzo alle rovine. Ultimamente le rovine non sono più solo quelle delle rovine del fu Romano Impero ma anche quelle delle speranze delle generazioni che hanno subito preceduto la mia. Forse per mezzo di una mefistofelica intelligenza finisce che guardando le nostre miserie si riesca a vedere i grandi guasti che corrodono questo tempo scellerato.

Via il posto fisso spazzato dal precariato diffuso, dai contratti a termine.

Via i miti borghesi moralistici con il loro Dio, Patria, Famiglia massacrati dallo strapotere di nuove caste di ricchi apolidi che hanno fatto della finanza da rapina e da bancarotta la prima ragione dell’economia. Essi danno l’esempio ai molti che qui e ora vivono.

Via i miti rivoluzionari, abiurati dalla classe operaia, dai lavoratori in generale e dagli intellettuali che fanno politica  per inseguire una rozza illusione di ricchezza facile e televisiva. Per capirsi riporterò quel luogo comune secondo cui:”la pubblicità dei frigoriferi e delle televisioni a colori ha sconfitto l’Armata Rossa”.

Di sotto dalla torre anche la vecchia spiritualità travolta dalla superstizione, dalle mode New Age, dalla persuasione pubblicitaria che livella verso il basso qualsiasi rapporto fra l’umano e il mistero della vita e di Dio.

Via i miti del progresso travolti da uno sviluppo tecnologico spalmato sugli interessi di poche multinazionali pronte a tutto pur di far cassa e realizzare cospicui dividendi per la gioia di una piccola minoranza di super-miliardari.

Distrutte le grandi illusioni sulla libertà dell’informazione, sul ruolo creativo e formativo dell’arte, sui buoni sentimenti; anche tutto questo o è mercato o non è. Il mercato sono gli interessi dei pochi che decidono cosa i molti devono vedere, leggere, pensare, lodare, credere, stimare.

Vaporizzata anche la difesa dei principi di libertà e di democrazia ora confusi con la legge del più forte, ora con l’arbitrio dei pochi sui molti, ora spintonati per far passare agli occhi dell’opinione pubblica quella spedizione armata, ora per mettere nei guai il tiranno di turno per il quale è subito pronto il clone fatto apposta per sostituirlo.

Uccisa e squartata anche la fede nella legalità travolta dallo strapotere delle mafie, dalla violenza settaria, dall’impossibilità di distinguere il bene dal male in una realtà economica globale amorale per scelta e spietata per intima convinzione.

Il mondo di prima è morto, talmente morto che per farlo scuotere un poco si deve forzare enormemente per far sì che si scorga qualche finto fremito di vita. Forse è così che doveva andare e non poteva essere altrimenti si nasce uomini o donne non Dei o Eroi, solo nei miti del passato l’ordine naturale viene ristabilito, l’equilibrio cosmico redento dal male, l’Età dell’Oro rinnovata dalla lotta e dal sacrificio dei pochi. Qui costruiamo eroi di plastica, cartapesta e virtuali perché anche l’esempio eroico è diventato insostenibile, non invisibile ma sconosciuto e forse non comprensibile se non per mezzo della finzione. La fame di miti e di eroi virtuali rivela un malessere profondo, un mondo è morto e ciò che si è formato dalla sua decomposizione non viene riconosciuto come tale, forse perché è la somma di innumerevoli fallimenti individuali, qualcosa la cui vista è insostenibile perchè fissando il suo disfarsi si può vedere una parte di se stessi là nel mucchio informe.

IANA per FuturoIeri




14 novembre 2007

IL GIOCO PIÙ... FINTO DEL MONDO

Dobbiamo aver perso qualche puntata della telenovela Italia. Fino all’altro ieri ci era stato fatto notare che il calcio era il gioco più bello del mondo e veniva coccolato ed esaltato dai politici nostrani. I quali sono sempre più uomini d’immagine e di spettacolo e sempre meno leader ed esempi per la popolazione e, ovviamente, uomini politici.

Anche i giornali gratuiti in virtù dei fatti di Roma associano tifoseria e terrorismo. “Metro” del 13/11 titola ULTRA’ COME TERRORISTI STOP ALLA B E ALLA C. “Leggo”: TIFOSI? NO TERRORISTI. Non c’è che dire un brusco cambiamento, considerando poi che fino all’altro ieri l’ordine pubblico era minacciato dagli immigrati e la settimana prima da Bin Laden con tutti i suoi, e due settimane fa dai golpisti birmani c’è da chiedersi cosa direbbe un marziano in vacanza su questa parte del pianeta azzurro.

Forse che la popolazione è talmente invecchiata e spaventata da non saper più distinguere la realtà  dalla televisione, o che queste genti sfortunate del Belpaese vivono in una realtà virtuale che esalta i loro peggiori istinti e le loro miserabili paure. Assumendo una simile spiegazione dei fatti nostrani non è poi singolare che si chieda il pugno di ferro da parte delle forze dell’ordine e che al primo “incidente grave” finiscano assaltate anche le caserme dei carabinieri, un corpo militare peraltro.

C’è da chiedersi perché si sia usato, a tempo debito, il pugno duro dei tutori dell’ordine contro No-Global, contestatori e immigrati e al contrario si sia arrivati a questo punto in materia di tifoserie violente. Forse perché il calcio giostrando miliardi e consenso politico gode di specialissimi privilegi?

L’unica azione sovversiva nella Penisola, attualmente possibile, sarebbe la rigorosa applicazione del principio: “La legge è uguale per tutti”.

 

AMICI DI FUTURO IERI ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )



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