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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sulla coscienza e sul male

Vincenzo Pisani: Ora si mangia questi cinque vassoi di primi divisi fra noi. Prima che arrivi il capo per il secondo, ho da porre una domanda a tutti quanto alla luce di quanto finora detto. Dunque” Quando il problema del singolo è il problema della guerra, del male che viene dalla violenza tecnologica, strutturata, tecnologica, governativa, come si pone l’essere umano autocosciente e libero?”

 Paolo Fantuzzi: Ecco una domanda davvero difficile. Poi di questi tempi nei quali intorno ai nostri confini si sente il rombo del cannone  e sulle nostre coste sbarcano i profughi delle mille guerre dimenticate del pianeta azzurro. Come può un privato opporsi al male che travolge tutto e tutti. La guerra oggi è un mare che sale, che sale e continua  a salire e mangia la terra, invade le strade, porta via le città. Il singolo può solo salvare se stesso se è bravo e se è astuto.

Clara Agazzi: Potrebbe anche salvare altri oltre a se stesso, la guerra in fondo la fanno gli esseri umani non la natura. Non è come un terremoto o una tempesta fortissima. L’uomo è capace di distinguere.

Franco: La domanda posta è difficilissima. Se la potenza dei quotidiani mezzi di persuasione e di plagio è pari a uno in tempo di pace, in tempo di guerra questa potenza è dieci, venti, trenta e anche di più. Quindi distinguere è quasi impossibile, tenere la testa ferma è una vera e propria impresa, allora ha senso quel che ho detto finora e con più forza. L’essere umano deve trovare in sé la sua verità e la sua ragione di vita, lui deve essere il muro che non crolla e l’asse che non vacilla. La sua verità più intima e profonda  è la roccia su cui siede la sua mente, allora potrà anche far qualcosa di buono perfino per gli altri.

Paolo Fantuzzi: Ma la guerra è una roba seria. Vuol dire morti ammazzati, campi devastati, città in fiamme, lutti, macelleria umana all’aria aperta. Non sono argomenti da portare a tavola, specie davanti a questo ben di Dio. Buona questa roba. Ma come può in fondo un tipo che vive in un mondo umano così omologato, controllato, indirizzato scegliere fra il bene e il male. Dal momento che l’uomo in verità è indirizzato con forme di plagio e di cultura consumistica egli è libero da qualsiasi responsabilità. Ceco di spiegarmi così:” se c’è chi ti comanda, chi pensa per te, chi ragiona per te, chi calcola per te e tu devi solo srotolare  quel filo o avvitare quel bullone e poi mettere una X con la matita su un foglio colorato il giorno delle elezioni chi può dire che uno è portatore di un suo libero arbitrio”, quindi se non sei libero non puoi esser colpevole di un tuo atto intenzionale o premeditato. Chi è in alto è il solo responsabile, il solo portatore di ogni colpa e di ogni responsabilità, il solo soggetto colpevole. Chi è in basso nella scala sociale rimane pulito non solo perché non sa, ma perché non ha mai avuto la possibilità di sapere come funziona davvero il potere che lo domina e lo condiziona.

Franco: Mi fai lasciare questo boccone al cinghiale per risponderti. E sia! La responsabilità individuale esiste. Ma non sempre gli umani ne riconoscono l’esistenza, anzi sono incline a pensare che una parte dell’umanità per cultura, tradizione,  personalità sia estranea al concetto di responsabilità  individuale. Quindi solo coloro che sono almeno in parte consapevoli di se stessi sono in grado di trovare dentro di loro la propria personalità e la propria coscienza. Ci sono uomini e donne che questa cosa non la troveranno mai. E sottolineo mai. Tuttavia dal momento che io credo, anche se è una congettura, che la maggior parte degli esseri umani possa avere una propria personalità e una propria coscienza a mio modestissimo avviso anche in un caso estremo come la guerra non viene meno la responsabilità del singolo. Poi c’è la questione della responsabilità collettiva, ossia della società umana in cui uno vive. Qui occorre far un discorso davvero politico. Se il caso è quello d’opporsi a un conflitto o di limitare i suoi danni ci sono dei livelli. Il primo livello è la testimonianza individuale, il singolo che prende coscienza e cerca attorno a sé altri che la pensano come lui. Si tratta della fase nella quale si determina quella che si chiama una resistenza culturale, d’idee. Sotto la dittatura fascista di tante generazioni fa questo fu fatto proprio da minoranze culturali e da alcuni ceti poveri della città e della campagna. Resistere al culto della guerra fascista, che si fece rito e atto di consuetudine, nel proprio circuito di pochi amici, nell’officina fra gente fidata, in campagna al riparo da gente sospetta, in fabbrica fra compagni di lavoro. Poi quando si sono formati molti gruppi a macchia di leopardo arriva il momento dell’organizzazione, del fare gruppo, del fare contrasto aperto a poteri dispotici e autoritari o semplicemente criminali. Resistere a quel punto è creare consenso, attività quotidiana, propaganda. Ricapitolando. L’autocoscienza e la propria libertà personale riscattata da tutte le forme di plagio  e di corruzione sono le condizioni di partenza di singoli che vanno a formare una società di liberi individui secondo delle leggi democratiche.

Stefano Bocconi: Ma serve a poco la tua autocoscienza quando i denari in cassa sono il privilegio dei pochi, quando un pugno di ricchi ha il controllo di banche, corporazioni, latifondi, interi paesi, perfino città. Il denaro signore del mondo è la merce che compra tutte le merci e i tuoi umani sono merci. Si può comprare i loro giuramenti, il loro lavoro, la loro vita privata. Perché il mercato non ha un volto e un nome. Ma ha un potere enorme, e poche migliaia di superricchi e di superburocrati esercitano un potere enorme perché indirizzano miliardi e miliardi d’investimenti. Quindi perché stupirsi se pochissimi da alberghi e uffici superlusso pianificano una guerra, una speculazione, una ristrutturazione aziendale? Questo è il nuovo potere e il confine ideologico delle nuove guerre. Non più fascismo, comunismo, liberalismo, nazionalismo ma al contrario capitali investiti o da investire per creare profitto. Miliardi d’investimenti, percentuali di PIL, quotazioni di borsa del greggio, dell’oro, del rame queste le ideologie vere delle nuove guerre. Quello che raccontano i media è colore, è fantasia , è propaganda di guerra, i fatti concreti sono questi che ho appena detto. Davanti alle quotazioni del rame sulla borsa di Londra che scatenano un colpo di Stato in un paese dell’America Latina o dell’Africa cosa può il singolo dotato di autocoscienza? Io dico che può niente. Ma proprio niente! Cosa mi rispondi.

Franco: La risposta è questa: può raccontare  la verità che sente. Questo perché è importante cominciare da se stessi, ciò che è collettivo è anche individuale, quindi un punto di contatto ci deve esser fra queste due cose, altrimenti non spenderebbero i nostri tutti quei denari per la propaganda di guerra come fanno tutte le volte che capitano certe imprese militari denominate missioni di pace. Se fosse tutto meccanico, ordinato, perfetto perché dovrebbero spendere cifre e mobilitare risorse importanti per lavare i dubbi dalla testa della gente. C’è da stupirsi davvero per un fatto nuovo che si manifesta oggi . C’è consenso per le nuove guerre per le quotazioni di borsa e per il PIL come tu dici. Non parlo di un consenso strappato con la frode o con i trucchi da circo ma di qualcosa di  spontaneo, popolare, genuino. Molti hanno capito che una crescita illimitata è impossibile e che se il sistema si blocca si spacca, quindi una guerra diventa una delle possibili opzioni per provare a fermare un mondo umano che tende a sprofondare nella violenza, nella povertà, e nel disordine  e anche nel fanatismo religioso. Ecco mi fa più paura questo consenso sotterraneo, cinico, in malafede che non la massa enorme di propaganda e di manipolazione. Quindi a maggior ragione la persona perbene deve essere l’asse che non vacilla di se stesso.  Ecco mi avete fatto freddare il boccone.

Clara Agazzi: Chi per malafede e interesse finge di credere a cose assurde per poter trovare delle farisaiche scuse è di solito chi cerca d’approfittarsi della situazione, chi tira a fregare la sua stessa collettività d’appartenenza, chi ha un suo tornaconto segreto. Quindi inconsapevolmente favorisce il caos e la dissoluzione del sistema in cui vive perché lo spinge  a correre la sua strada senza modificare o rallentare e quindi a moltiplicare errori, confusione, disordine fino al disastro finale. Quindi questa parte dell’umanità mi par così negativa che è meglio ignorarla. Poi ci sono quelli che per difetto culturale, fisico o mentale credono davvero alle cretinate, anche questi mi sembrano non recuperabili a un discorso di responsabilità e coscienza. Il problema è che una volta scartate le masse di personaggi illusi o in malafede rimangono proprio quei singoli isolati o a gruppi di cui avete detto. il singolo finisce con attivarsi appunto nel suo piccolo e solo in alcuni casi spesso legati alla professione giornalistica o dell’insegnamento superiore è possibile coinvolgere migliaia o decine di migliaia di umani in un ragionamento o in una lotta civile. Una comunità di spiriti liberi che si dedica all’artigianato dovrebbe come minimo stare a cento chilometri di distanza da ogni supermercato o centro commerciale per poter vivere la propria dimensione originale. L’espressione originale  e buona di sé in mezzo a un mondo di omologati, illusi, corrotti, approfittatori, ruffiani rischia di degenerare o di doversi nascondere. Quindi la coscienza e il sapere interiore opera in ambiti ristretti, spesso privati e domestici. Questa è la realtà.

Vincenzo Pisani: Un singolo può fare uno anche quando sono in mille. Tanti singoli divisi e connessi solo via internet ma viventi in situazioni diverse e in luoghi diversi fanno forse coscienza ma dubito  che creino azione politica. Uno resta uno anche quando sono mille se non ci sono parole d’ordine, strutture politiche, regole, capi, prospettive che trasformino soggetti divisi e separati in gruppi compatti e organizzati. 

Franco: La coscienza, il rispetto di se stessi, la comprensione della propria libertà sono elementi che servono per iniziare un percorso di vita sociale e politica non per finirlo. Il male ha molte forme ma per esser davvero compreso e per suscitare davvero una reazione o una cura deve esser il male che uno sceglie di combattere.




27 febbraio 2010

Il giorno che Bananìa scoprì d'essere indispensabile


 

De Reditu Suo - Secondo Libro

                     Il giorno che Bananìa scoprì d’essere indispensabile

 Il Belpaese di Bananìa aveva perso la sua civiltà e il suo  regime di ladri e di corrotti e ricostruì se stesso in  tempi d’estrema calamità. Quando divenne consapevole d’essere indispensabile per il consorzio umano prima di tutto  alle sue disperse genti e poi a tutta quella massa di bipedi pericolosi detti esseri umani. Capitò che l’Impero d’Atlantide venne trascinato anche per il perverso consiglio degli alieni della galassia d’Andromeda in una serie di guerre rovinose con gli imperi minori, si trattava del contendersi sfere di dominio politico ed economico sul pianeta azzurro; una cosa banale nei termini ordinari dei conflitti fra esseri umani. Purtroppo l’imperatrice di Atlantide  non era umana ma una bio-macchina senziente e stabilì che un conflitto vasto e distruttivo avrebbe creato una civiltà nuova fatta a sua immagine e somiglianza che sarebbe fuoriuscita dalla rovina estrema del mondo umano precedente. Così fu e le genti di Bananìa da tempo sottomesse alla civiltà di  Atlantide in così grande sciagura trovarono la forza di liquidare le loro sedicenti classi dirigenti di ladri e approfittatori al soldo dello straniero e dell’alieno, questo fu possibile perché le caste dominanti e i poteri economici criminali si erano dissolti dopo i primi bombardamenti nucleari. Bananìa si diede un regime nuovo e le disperse genti stabilirono di nominare i loro amministratori attraverso il sorteggio in quanto le antiche libertà elettorali avevano creato sciami di disgraziati che vivevano di politica alle spalle della gente e perseguivano interessi  criminali. Da un regime criminal-democratico le genti di Bananìa passarono ad una monarchia aleatoria dove il sire esercita il potere attraverso un personale politico rappresentativo della popolazione perché sorteggiato  e non eletto. In un pianeta azzurro ferito dalle esplosioni nucleari e dalle armi chimiche e abbandonato da Dio le genti di Bananìa confortate da un giusto regime politico ritrovarono se stesse e prosperarono nell’abbondanza. I molti Dei scacciati dal Dio Unico ritornarono dai regni della morte e con invidia  osservarono quelle genti un tempo tapine  e disperse costruire le basi della rinascita della civiltà e con  sofferenza indicarono ai loro cultisti e seguaci di ricostruire i loro popoli. Gli umani dispersi e sconfortati riconobbero nella libertà e nella creatività delle genti di Bananìa il modello e l’esempio da seguire e desiderando il possesso dei rudimenti dell’arte, della letteratura, delle invenzioni di quel regno nuovo e forte lo presero a modello. I Bananìani lungi da comportarsi da mendicanti e da ladri, come nel passato pseudo-democratico, volentieri aiutarono le disperse genti a ritrovar se stesse con quanto si era salvato della loro antica arte e cultura.  Fu così che l’imperatrice di Atlantide vedendo perduto il suo progetto di sottomettere e ricostruire gli umani a sua immagine  somiglianza dopo aver lasciato un deserto di disperazione e macerie si nascose nelle viscere della terra con i suoi seguaci e le sue creature; Bananìa da terra popolata da genti disprezzate e maledette fu lodata nei millenni a venire per la sua liberalità e la sua generosità. Tanto riuscì a fare un cambio di regime che, da allora, le scienze politiche sono onorate e amate dalle civilissime  genti del pianeta azzurro  e non son più lo strumento usato da pessimi individui e da poteri meschini per truffare i popoli e derubare le casse pubbliche massacrar gente inerme e inventare leggi inique e tribunali faziosi.

IANA  per FuturoIeri




22 febbraio 2010

Il Belpaese chiede ancora miracoli e illusioni

Reditu Suo - Secondo Libro

                           Il Belpaese chiede ancora miracoli e illusioni

Il Belpaese  non è riuscito ad accettare  la propria civiltà industriale, se l’avesse meditata e accolta per ciò avrebbe comportamenti molto diversi, forse più brutti ma almeno coerenti con i tempi  la situazione. Si è scaraventato in questa terza rivoluzione industriale come un tronco trascinato dalla corrente di un fiume in piena. In particolare le classi sociali che vivono di politica non riescono più a collegarsi con la novità dei tempi. Hanno recepito nella stragrande maggioranza dei casi l’aspetto esteriore della civiltà che si sta formando che è la prevalenza dell’immagine pubblica o mediatica rispetto ai contenuti ma non le sue ragioni profonde che sono il mettere a disposizione l’essere umano del sistema di produzione, consumo e sviluppo. In  sintesi prese dalla necessità di aggiornare la loro attività di propaganda hanno trascurato che nella civiltà industriale il mezzo non è solo forma ma anche sostanza e ragione. Lo strumento è anche il contenuto perché fa passare la comunicazione dai suoi tempi e dalle sue modalità. Del resto alcuni fatti mi suonano inquietanti penso ad esempio al modo con il quale siamo informati sulla guerra afgana: si tratta perlopiù di propaganda. I nostri telegiornali non passano mai le voci critiche presenti negli Stati Uniti nemmeno per confutarle o metterle in discussione, non ho memoria di un solo pacifista italiano laico o credente che sia che dice la sua durante il telegiornale, sembra che Youtube con i suoi video semplicemente non esista. Si consideri che scrivo pensando ai video, presumo fatti dai soldati o dai giornalisti, messi in rete nei quali si vede una guerra di nuovo tipo e non una strana attività umanitaria dalla quale arriva ogni tanto una cassa da morto. Ritengo che l’informazione sulla presente guerra sia un modello per capire il ritardo del Belpaese e di chi è collegato strettamente con le minoranze al potere, al fondo di questi comportamenti c’è la visione di un popolo italiano uguale a se stesso, avido, vecchio, impaurito, pronto a credere a quei mezzi d’informazione che per anni l’hanno preso in giro. Io credo che questo popolo non esista e non sia mai esistito in questi termini. Le nostrane diversissime genti volevano essere ingannate, volevano aver pronto l’alibi di esser state frodate da capi indegni e iniqui, la cattiva politica di ieri e di oggi esiste perché in tanti ci lucrano sopra e interi ceti sociali che vivono di politica lavorano con quella strana materia che è il consenso e stanno bene. In realtà l’italiano della Repubblica ha sempre due o tre verità e a seconda delle circostanze usa una o l’altra per far finta di essere questo o quello a seconda dei casi. Niente di strano che un possibile e comunissimo italiano presente ad uno spettacolo che si svolge in pubblico con dei VIP della televisione o del cinema  nello stesso tempo mormori a denti stretti fra il suo applauso e le esclamazioni di giubilo: “Questa gente è pagata troppo e spesso dà il cattivo esempio”. La maggior parte degli italiani in realtà chiedono di vedere e udire miracoli ma  non ci credono fino in fondo in quanto non amano le illusioni e delle sedicenti classi dirigenti italiane da anni pensano malissimo.

IANA  per FuturoIeri




5 febbraio 2010

La fine prossima della Repubblica di Nessuno


De Reditu Suo - Secondo Libro

 La fine prossima della Repubblica di Nessuno

Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus. Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope  quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato. 

Oggi la Repubblica italiana rischia di  fare quella fine e di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi. Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri grazie al collasso dei vecchi partiti pieni di ladri e di furbastri e alla fine del confronto armato fra Nato e Patto di Varsavia, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni. Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990. L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le nuove guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni  ma dispersi e senza alcuna guida.  Adesso la crisi economica trascina con sé la crisi politica e morale delle genti della penisola, tutta la realtà italiana pare una massa  informe di rovine di convivenza civile e di speranze perdute.  La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di cose morte e di deformità viventi che coincide la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi. Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi? Sarà forse la Repubblica di Nessuno, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni. Cosa farà una simile Repubblica davanti a gravi problemi come una guerra più dura e tragica del solito o una crisi sociale ed economica perdurante?

Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico e ai suoi valori secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.  La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.

 

IANA per Futuroieri




5 febbraio 2010

La fine prossima della Repubblica di Nessuno




De Reditu Suo - Secondo Libro

 La fine prossima della Repubblica di Nessuno

Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus. Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope  quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato. 

Oggi la Repubblica italiana sta per fare quella fine di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi. Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri grazie al collasso dei vecchi partiti pieni di ladri e di furbastri e alla fine del confronto armato fra Nato e Patto di Varsavia, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni. Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990. L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le nuove guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni  ma dispersi e senza alcuna guida.  Adesso la crisi economica trascina con sé la crisi politica e morale delle genti della penisola, tutta la realtà italiana pare una massa  informe di rovine di convivenza civile e di speranze perdute.  La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di cose morte e di deformità viventi che coincide la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi. Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi? Sarà forse la Repubblica di Nessuno, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni. Cosa farà una simile Repubblica davanti a gravi problemi come una guerra più dura e tragica del solito o una crisi sociale ed economica perdurante?

Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico e ai suoi valori secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.  La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.

 

IANA per Futuroieri




3 luglio 2009

Un nome, una storia: "generazione perduta"...

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Un nome, una storia: “generazione perduta"…

 

E’ facile per un acritico entusiasta delle cose giapponesi riconoscere a quella lontana civiltà dell’estremo oriente genialità, correttezza, lucidità. Colgo l’occasione per ripensare ad una cosa letta sulla rivista “Internazionale” che traduce articoli da tutto il mondo. Si tratta di un piccolo trafiletto tratto dalla rivista AERA, e nel breve pezzo trovo con piacere:”…Il settimanale AERA riflette sui disagi della cosiddetta generazione perduta. La definizione è comparsa sui giornali alla fine degli anni novanta e si riferisce ai giovani laureati giapponesi fra i 25 e i 35 anni che faticano a trovare un lavoro e non si sentono realizzati…”.  Credo che nel lontano arcipelago si sia colto l’essenza di un cambiamento epocale, una generazione di mezzo è stata stritolata fra due estremi, fra un Novecento ancora pieno di certezze morali e politiche e un nuovo millennio creatore di cose nuove e incertissime; la società e i modi di produzione e consumo si sono trasformati velocemente, nuove potenze emergono, i vecchi imperi vedono con orrore sorgere nuovi nemici e concorrenti portar via loro risorse umane, energetiche e naturali. Le generazioni precedenti si son cullate nell’illusione di essere al disopra di ogni possibile giudizio umano e divino, in generale se ne son fregate delle conseguenze di uno sviluppo che si voleva proiettato verso l’infinito in presenza di risorse limitate. Che il mondo di prima sia stramorto e strasepolto è certissimo. Prova ne sia che il partito più vecchio presente nel parlamento italiano è ad oggi la Lega Nord; il mondo di prima è solo un ricordo e chi si ostina a credere che esso sia vivo qui ed ora si ritrova in mezzo alle ombre di un mondo perduto. Il guasto della mia generazione nasce a mio avviso dall’avere ancora in testa i modelli del mondo di prima e di vivere nell’immediato presente con le sue asprezze, la sua durezza sociale e psicologica, con le sue paure e le sue nuove guerre. La perdita d’identità è aggravata per quelli che hanno fra i 25 e i 35 anni e nessun “protettore” degno di questo nome dal fatto che nella piccola realtà del quotidiano sono entrati dei mondi umani altri e diversi, l’incapacità italiana di essere civiltà fa sì che lo straniero e il migrante porti con sé e conservi tutta la sua identità e conviva come può con il Belpaese e le sue differenze. Quindi viene meno anche la certezza della propria identità nazionale  trasformata in una delle tante possibili in un contesto sociale dove conta solo il successo e il denaro. Non importa il tuo Dio, il colore della tua pelle, la tua storia o le tue ragioni: se hai i soldi sei, altrimenti non esisti per nessuno. La “generazione perduta” ha perso il mondo di prima in cui era nata senza creare il suo, più che una “generazione perduta”, la quale evidentemente c’è, sarebbe opportuno parlare della morte di ciò che è stato prima e di una terra di nessuno che è il nostro tempo. In questo “non tempo” e in questa “non civiltà” una generazione vive con la constatazione di trovarsi senza i punti di riferimento del passato e senza i suoi valori da contrapporre a ciò che è già finito per affermarli e costruire sopra la propria realtà. Eppure io so che c’è ancora bisogno in questo tempo funesto e iniquo del Belpaese e della sua capacità di darsi una civiltà.

 

IANA per FuturoIeri




1 agosto 2008

PIETA'

La notizia dell'anno, ma forse del decennio, è stata trattata nel nostro Belpaese come una curiosità trascurabile. E' stata schiacciata fra la cronaca nera, e la misera cronaca politica fra  i patti fra le spigole e viaggi del premier e dichiarazioni varie del Bossi e l'incidente a una raffineria.
La notizia è che su Marte è stata trovata l'acqua.  Ed è stata trovata dalla sonda della NASA.
La percezione dell'Universo che ha la razza umana è destinata a cambiare. Fuori dal pianeta azzurro c'è l'elemento di base della vita. Ma qui nel Belpaese una scoperta del genere è lasciata dai mass-media fra le curiosità. Un pò come se nel Rinascimento la scoperta delle Americhe fosse stata trattata come un fatto banale, tipo un pazzo che brucia un'osteria, o un marito cornuto che ammazza moglie e suocera.
Se esiste un giudice nell'universo, umano o divino che sia, ora come ora ad esso si può solo chiedere pietà per le genti d'Italia che un tempo grandi per conoscenza e saggezza si sono ridotte a un livello talmente miserabile da non distinguere più nulla. Nè il bene, nè il male.
Io so che un giorno questa terribile tenebra che è calata su tutti noi finirà, e quel giorno, quando verrà, ripenseremo a questi funesti decenni come oggi noi gente sedicente civile osserviamo le poche tribù di cannibali sperdute in qualche angolo primitivo del mondo. Ma forse i cannibali sono migliori di  ciò che noi siamo oggi, ciò che fanno lo fanno per necessità. Noi non sappiamo neanche più che cosa stiamo facendo, i molti vanno dietro alla pubblicità, la pubblicità va dietro  alla televisione, e la politica, che ci dovrebbe rappresentare tutti, va dietro alla televisione pure lei.
Quindi la notizia del decennio è una notizia minore. Una curiosità.
Che chiedere per il Belpaese se non PIETA'?


IANA per Futuroieri.

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 




11 dicembre 2007

AFFOGARE

Affogare i dispiaceri nell’alcool.  Il quadro che offre il quotidiano City del 6/12 è inquietante, esso fin dalla prima pagina richiama il fatto che in Europa sono 7 milioni gli adulti che sono stati coinvolti in risse dopo aver bevuto; si afferma inoltre che in Italia si comincia a bere a 12 anni e in Europa a 14.  L’articolo nelle pagine interne ricorda che in “Europa l’alcool droga 23 milioni di persone”.  Una ricerca del 2003, citata dal giornale, indica i costi economici causati dall’abuso di alcool in Europa nel numero di 33 miliardi di euro, i morti causati dall’abuso sarebbero stimati annualmente nel numero di  195 mila in Europa e 25 mila in Italia.   Per chi scrive è evidente che cresce in Europa un malessere profondo che trova anche in questa stampella un sostegno alla fatica e al male di vivere.  Per la verità il problema dell’alcolismo e della degenerazione dall’abuso esiste fin dalla notte dei tempi, e forse a ben pensarci l’alcool è nel “vecchio mondo” una droga legale consacrata dalla storia e dalla cultura.   Eppure adesso c’è la novità, che fa il paio con l’incremento del consumo delle sostanze stupefacenti fra cui la cocaina, qui le dimensioni del fenomeno sono nuove e par di capire in ascesa.  Perché ciò che affoga in questo presente per tanti cittadini europei è la speranza, vi è una profonda infelicità in questa finta società del benessere; un vero e proprio male di vivere che s’accompagna ad ogni sorta di fallimenti individuali e collettivi.  Qui chi scrive vuol ricordare come l’adesione, in Italia rozzamente acritica e mitigata solo dalla difficoltà di applicare le leggi in presenza di interessi e situazioni particolari, di tanta parte della classe dirigente europea ai dettati dell’ideologia neo-liberale e alle logiche del mercato selvaggio ha indebolito quando non snaturato lo stato sociale.  Dietro il vecchio stato sociale non c’era solo una stagione politica ed economica che attraversò il dopoguerra fino agli anni settanta, ma un modo di stare assieme e delle garanzie sociali per tutti, liquidare quel sistema ha un prezzo ed è una maggior insicurezza collettiva.  Questa condizione dovrebbe essere giustificata dall’incremento di competitività e da maggiori possibilità di guadagni individuali che dovrebbero poi ricadere su tutta la popolazione.   Purtroppo a fronte di questo smantellamento del passato questo presente non pare aver mantenuto la promessa.  Minoranze di ricchi sono diventate potentissime, i gruppi di pressione hanno rafforzato la loro capacità d’intervento e di condizionamento politico a livello continentale, una ristretta minoranza della popolazione europea si gode i benefici della competitività e del successo individuale, gli altri, che sono la maggior parte, non sono invece della partita.

E’ forse venuto il tempo di dire che ciò che accade non è maledizione o una legge divina ma il portato di azioni integralmente umane, ambiziose quando non temerarie, fallibili,  errate. Quello che comunemente è detto essere una legge di mercato dal vago sapore della volontà divina altro non è che la decostruzione e ricostruzione di un mondo umano, troppo umano.

IANA per Futuroieri



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