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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


27 giugno 2010

Note sul tempo altro e sui giovani


per approfondire



De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sul tempo altro e sui giovani

 Il vecchio mondo umano con i suoi costumi, le sue illusioni, la sua forza civile, le sue speranze è ormai polvere di cose morte dispersa nel vento. Quello nuovo che sta prendendo forma e che muta e si altera è un tempo altro e diverso. Esso è tale perché si dibatte in una grave crisi di senso delle ragioni intime del suo sviluppo tecnologico ed economico in questi anni di crisi, è diverso perché le grandi creazioni ideologiche novecentesche sono da tre decenni in disarmo e il suo posto è stato preso dalla spettacolarizzazione della politica, è altro perché le grandi speranze del passato in Europa e nell’Impero Anglo-Americano hanno lasciato il posto alle inquietudini e a un vivere intristito tutto ripiegato sul presente. Chi fa il facile gioco retorico di proiettare il suo passato, recente o antico che sia, su questi che hanno fra i diciotto e i venticinque anni d’età commette un grave torto verso la sua intelligenza. Non è una questione di cattiveria o di condizione di minorità: i giovani semplicemente vivono in un tempo altro e diverso rispetto a quello dei padri e dei nonni di conseguenza vanno forzatamente verso prospettive diverse di lotta sociale e politica. I profeti della domenica mattina che vedono miracolose resurrezioni di ideologie fasciste o comunistoidi proiettano il loro passato, o i finti ricordi, su questo concretissimo presente. L’Italia è un Belpaese anziano e quindi milioni di anziani temono il futuro che smentirà e sbugiarderà le loro pietose menzogne e i loro tristi egoismi per anni mascherati rozzamente e falsamente da ragioni politiche o moralistiche. Il vizio antidemocratico di mascherare i propri comodi e i propri egoismi sociali con ragioni politiche altisonanti e fumigazioni retoriche è stato per troppo tempo coltivato dai vecchi partiti politici e dalle organizzazioni sociali e di categoria; oggi le vecchie invenzioni e le furberie da ciarlatani del mercato rionale si collocano in un tempo non loro dove creano confusione e dividono fra chi capisce di che cosa si tratta, chi riesce a comprendere la loro natura di cose morte e chi diffidente li prende come cose strane e pazze. Il discorso sui giovani nel Belpaese cade dall’alto, il giovane non è oggetto di comprensione o di studio ma di giudizio e a seconda della passione politica che anima il giudicante il giudicato è trattato bene o male a seconda del caso e dell’opportunità. Nel discorso che comunemente sento sui giovani manca  l’umiltà di capire da quale tempo arrivano, come vivono qui e ora e dove andranno. Odo di solito giudizi pesantissimi o lusinghieri su di loro in nome di stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni, per fortuna l’interesse per i giovani è poco e i giudici dalla parola facile  non vengono quasi messi davanti ai loro pesanti condizionamenti ideologici e alle discutibili certezze.

IANA per FuturoIeri




20 gennaio 2010

Perchè il morto afferra il vivo...


De Reditu Suo

Perché il morto afferra il vivo…

In certe mattine d’inverno quando fa freddo e devo con il buio andar a lavorare prendendo l’autobus mi prende il sospetto che qualcosa non vada;  in effetti sono martellato come altri milioni d’italiani dalla pubblicità commerciale nella quale si osserva come la gente che se la passa bene viene di solito ripesa dalle telecamere in orari ben più comodi e rilassanti e in situazioni molto meno prosaiche.  Così mi capita di domandarmi se in qualche modo l’alzarsi la mattina a certi orari non sia il segno del far parte di ceti sociali medio-bassi, queste ad oggi sono le mie impressioni.   Io so che in una diversa stagione della mia vita una mattina, una di quelle fredde e limpide, appena alzato guarderò fuori dalla finestra. Scalderò un po’ di latte, verserò il caffè e il latte in una tazza e berrò la miscela accompagnandola con qualche biscotto. Scenderò poi in strada constatando che le due Repubbliche sono in quel momento un ricordo lontano. Oggi nel tempo in cui scrivo ciò che è morto è paradossalmente ancora vivo: sono ancora attive per fini bassamente elettorali antiche identità politiche tenute artificialmente in vita. In una realtà bipolare è insensato parlare di destra, sinistra e centro; la divisione in quel caso è fra progressisti e conservatori come nel mondo anglo-americano. Questa è la vera scissione fra le parti politiche nel bipolarismo e solo in Italia si può narrare la favola del centro-destra e del centro-sinistra e del centro-centro. Gli elettori italiani che vivono con le categorie di destra, sinistra e centro sono ingannati e vogliono credere all’inganno. Le antiche appartenenze politiche erano credibili al tempo della guerra fredda e della minaccia comunista alle frontiere dell’Italia, adesso servono alle minoranze che vivono di politica per tenersi stretto il loro elettorato di riferimento cercando di far leva su antiche paure di carattere sociale e vecchie fedeltà.   Un mondo umano di personaggi che vivono di politica, e con una certa approssimazione affermo che vivono molto meglio della stragrande maggioranza dei loro amministrati, sono legati a un remoto passato, a aderenze politiche, a ideologie e a partiti scomparsi per una questione di veder pagati gli stipendi il 27 del mese. Non c’è altro. Il morto afferra il vivo in Italia per il motivo banale che le appartenenze morte danno da vivere, da vestire e da mangiare a una quantità cospicua di personaggi che han fatto della politica la professione. Viene quindi evocato per questioni di cassa e di carriera il centro, la destra, la sinistra, e addirittura il pericolo fascista come se l’Italia del 2010 fosse ancora quella del 1922. Del resto gran parte dell’elettorato italiano vuol mettere la testa sotto la sabbia, vuole ingannarsi, vuol credere alle favole e alle promesse anche le più stravaganti. Del resto perché assumersi in proprio delle responsabilità? Perché farsi carico delle pubbliche calamità? Perché sacrificarsi per un bene comune a dir poco chimerico? Ecco la soluzione che le diverse genti d’Italia amano: “vivere nella menzogna e nella finzione delegando a capi discutibili, chiacchierati o con condanne passate in giudicato l’onere di rappresentare la grande finzione della vestizione e animazione di ciò che è morto”. Questo presente con la sua carica di durezza e brutalità prima o poi  si farà strada e distruggerà le favole maligne e le troppe illusioni

IANA per FuturoIeri









8 dicembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 23

Alle volte mi sorprende l’enorme distanza che passa nel Belpaese e in generale in questa decadente società dei consumi fra l’immagine della realtà data dalla pubblicità e il dato concreto e vitale di tutti i giorni. Un alieno rimarrebbe sorpreso di come sia differente l’umanità che si vede nelle riviste e sui giornali, ovviamente mentre fa bella mostra di sé ostentando alcolici e prodotti di marca, e i molti. La maggior parte di coloro che si vedono ogni giorno, sui treni sugli autobus, al supermercato sono molto diversi dai lucidi modelli muscolosi e dai lineamenti senza problemi e dalle bellissime dalle fattezze della mitica bambola Barbie, o dagli anziani patriarchi ben pasciuti e vestiti di certe pubblicità di solito di generi alimentari. Questo modello economico e di consumo va avanti sulle illusioni, crea desideri e bisogni inesistenti, martella gli umani con miti impossibili di bellezza, ricchezza facile ed eterna giovinezza, con perfezioni fisiche e psichiche così lontane dal comune da essere esse stesse aliene da questa realtà. Questo bisogno d’illudersi è una spinta forte, forse è un dato antropologico il pensare a una realtà virtuale che maschera o copre il mondo reale. In fin dei conti cosa è mai questo ostentare se non la promessa di un regno del bengodi di un sempiterno albero della cuccagna per tutti, di un benessere facile da prendere. Il falso che serve a vendere prodotti si è trasformato in una parte della realtà e qualche volta è esso stesso la realtà. Quella facile ricchezza, quella bellezza, quella vita alla grande e senza limiti che è l’immagine di tanta parte della pubblicità è anche una realtà ma per una ristrettissima minoranza della popolazione del pianeta terra.

Il mondo a suo modo eroico dei belli è felici è virtualità, con tutte le esagerazioni e le distorsioni del caso. Ai molti è lasciato l’amaro di vite difficili, di affitti elevati, di lavori precari, di paure di non farcela alla fine del mese, di case e appartamenti inavvicinabili a causa del prezzo. Dove siano gli ideali e le speranze del Belpaese sinceramente non lo so più. Quel che vedo, che osservo che tocco con mano è la grande finzione della pubblicità o l’assordante retorica dei politicanti che ripetono fino alla follia:” che tutto va bene perché ci sono loro che agiscono, che ci siamo, che questa è la migliore delle democrazie possibili”. Mi vien voglia di dire: di sicuro per loro. A conferma si quel che ho scritto ricordo che proprio in questi giorni il sindaco di Firenze è andato a Roma e si è incatenato per protestare contro il modo distorto, a suo dire, con cui certa stampa ha riportato le vicende giudiziarie della sua giunta. Questa, a quanto pare, non è la migliore delle democrazie possibili.

Alla fine anche liberarsi da queste illusioni che colpiscono e offendono la vita quotidiana è una forma di affermazione di sè, prendere le distanze dal proprio tempo può essere psicologicamente doloroso ma aiuta a capire che questo è un modello di produzione e consumo che non si è posto una finalità che fosse oltre il creare profitto, non ha un Dio ce non sia il denaro, non è neanche una civiltà ma una forma di produzione e sviluppo. Esiste un mondo reale che è principalmente sofferenza e complicazione, un mondo umano che sa anche donare cose positive. Questa umanità è sì molto lontana dal mondo degli Dei e degli Eroi, ma mai quanto lo è dalla grande finzione pubblicitaria.

IANA per FututoIeri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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