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21 marzo 2009

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

Una delle cose che mi ha sorpreso è stata la dimensione della velocità che si respira nella metropolitana di Londra. Una massa assolutamente eterogenea di esseri umani di tutti i tipi e di tutti i continenti sembra quasi forzata ad andar di corsa, a muoversi, a velocizzare le loro azioni. Tutto deve essere rapido, tutto deve muoversi, treni, oggetti, esseri umani. La metropolitana di Londra sembra la realizzazione concreta di un conceto futurista di città. Tutto si muove e con il movimento sprigiona forza, energia creativa, potenza, volontà. La manifestazione fisica della metropolitana mi pare sia la rappresentazione di un dinamismo sociale e politico estraneo alla cultura delle genti del Belpaese. Per uno come me che viene dalla penisola, l’incontro con questa realtà è stato per certi aspetti una sorpresa. Le genti diversissime del nostro amato stivale tendono all’immobilismo, continuano a girare a vuoto a perdere potenza ed energia. In fin dei conti la Repubblica è un regime paralitico, senescente, inferiore e infelice nel quale il figlio dell’avvocato farà l’avvocato, il figlio del medico il medico, il figlio del notabile il politico o l’amministratore delegato o il proprietario terriero. Andare lontano, ma non troppo, anche per breve tempo fa capire meglio chi siamo e cosa stiamo facendo. Nel Belpaese siamo alla solita commedia, si finge sicurezza in materia di banche e d’economia, si mascherano le cose facendo finta di vivere in un altro tempo e in diverso luogo, si nega l’evidenza della rovina di un sistema ideologico e politico. Davanti al crollo delle economie di tutto il mondo e al disastro nel quale i processi di globalizzazione hanno precipitato l’umanità l’unica cosa che sembra animare la politica e la società del Belpaese sono le lotterie, gli scongiuri, le chiacchere rassicuranti, le dichiarazioni di fede nel sistema . In realtà non ci vuole molto per capire che questo immobilismo, questa assenza di moto è il portato da un lato della perdita delle speranze e dall’altro della decomposizione delle precedenti forme di rappresentanza politica, oggi come oggi le vicende della politica son ridotte a questioni di singoli personaggi, a interessi di gruppi e accordi fra privati.

Se la crisi colpirà duro il nostro sistema, e questo è possibile, proprio l’immobilismo che genera la paralisi nella quale i nostri ricchi conservano il loro potere accentuerà gli effetti del disastro. Forse una società dinamica come quella anglo-sassone troverà una via per uscire da questo disastro, la nostra sembra destinata a subirlo per intero come una peste manzoniana. Come al solito coloro che sono tacciati di pessimismo sono coloro che con distaccato sguardo osservano il disastro e le sue cifre, e coloro che vengono zittiti sono quanti si rendono conto della precarietà della loro vita in questo momento; sembra di rivedere, aggiornata al 2009, la triste pagina del “dagli all’untore” del nostro tragico seicento. L’inghilterra è una terra lontana, da qui sembra addirittura collocata sulla Luna.

IANA per FuturoIeri




21 giugno 2008

SPERANZE PERDUTE

Sfogliando i principali quotidiani del Belpaese si osserva di una messe di sciagure: criminalità, tragedie della follia, povertà, mutui cari, famiglie in difficoltà, lavoro precario.  In questo contesto il quotidiano “La Repubblica” del 18/6  ricorda come una generazione intera quella fra i trenta e i quarant’anni è in gravi difficoltà, il quotidiano riporta i modi per descrivere questa parte dell’umanità usati in alcuni paesi europei, si tratta di gente che deve barcamenarsi fra delusioni e stipendi bassi in rapporto al costo della vita.  Risalta fra essi tuttavia il rozzo e sbrigativo “Bamboccioni” coniato da un ministro del passato governo; espressione che deve aver portato jella visto che ministro e governo sono stati malamente congedati prima da un voto parlamentare e subito dopo, e con molta meno comprensione, dal popolo sovrano attraverso l’esito delle elezioni. 

Eppure io ricordo che tanto tempo fa intorno agli anni settanta, al tempo della mia infanzia, c’erano molte più speranze, forse erano clamorose illusioni, ma davvero allora sembrava che quello che oggi è remoto e lontano potesse essere raggiunto.  C’erano state delle speranze anche quando si parlava di riduzione delle armi di distruzione di massa, di ridurre la fame nel mondo, addirittura la conquista dello spazio sembrava relativamente vicina, quasi pareva di poter toccare la Luna con un dito.  Illusioni?  Certamente!

Eppure quello che drammaticamente manca oggi sono proprio le speranze, le forti passioni, qualcosa in cui credere che dia la forza di provare a far qualcosa che vada oltre l’ordinario squallore.  La generazione a cui appartengo ha visto scendere il proprio tenore di vita rispetto a quello dei padri e per sovrammercato non ha un conforto nel credere che in un prossimo futuro un cambiamento modificherà la situazione, questo perché tutto sembra giocarsi qui e ora.  La mancanza del futuro, la riduzione di tutto il tempo all’immediato presente, la vertigine di non avere prospettive è il dato comune di tanta parte di quella che un tempo era la cosiddetta classe media, in realtà una diffusa piccola borghesia delle professioni e degli impieghi.  Con un fare da banchieri votati solo al profitto e alle percentuali questo vasto ceto sociale è stato scientificamente impoverito per il calcolo di creare nuove fasce di super-ricchi. Se sia stato un gesto determinato e tecnico o una serie di fatti casuali che hanno spinto in quella direzione non so dirlo, certamente questa colossale operazione ha avuto un potente supporto ideologico nel pensiero neo-liberale e nei suoi propagandisti.  Far perdere le speranze a milioni di ex borghesi piccoli-piccoli è un modo per indebolire la stabilità dei sistemi politici, per degradare la democrazia rappresentativa, per toglierle ampi margini di consenso e manovra.  Forse proprio questa è la segreta speranza dei tanti che esaltano il potere del Dio-Mercato e il sorgere delle nuove disparità sociali, per questo per costoro è così importante dare addosso alla democrazia rappresentativa, disgregarla, farla a pezzi e distruggere lo stato sociale che è il primo strumento di consenso sociale al sistema politico. Poi quando il sistema sarà andato a pezzi questa feccia troverà qualcosa da mettere al suo posto.

IANA per Futuroieri




7 aprile 2008

VIVERE SULLA LUNA... E NON ACCORGERSENE

Mi è successo nella settimana a cavallo fra marzo e aprile di recarmi nella Repubblica Ceca per motivi di lavoro. Ero partito con la notizia che i francesi si stavano comprando l’Alitalia e con le elezioni a breve scadenza. Al ritorno in “patria” scopro che forse le elezioni non si fanno a causa della DC di Pizza, di cui ignoravo l’esistenza anzi ero sicuro che la DC fosse un partito che si era sciolto 15 anni fa al tempo di Tangentopoli, e la compagnia di bandiera sta per fallire anche perché i francesi hanno sbattuto la porta. Dopo un paio di giorni il partito di Pizza sembra concedere al sistema politico di tenere le consultazioni elettorali nei tempi previsti, quasi che il tutto fossse un fatto solo privato, o al limite una questione fra pochi intimi. Fin qui le solite sorprese del ritorno in patria con quella punta di crudele ironia che non manca mai in questi casi. Poi mi capita di leggere due notizie locali che nel loro piccolo sono la manifestazione della virtualità e della finzione in cui si vive oggi in questo Belpaese. In una breve intervista Al quotidiano Metro di giovedì 3 aprile 2008 il famoso assessore Cioni di Firenze così risponde  a questo quesito: “Domanda- Ci risiamo assessore. Dopo la  crociata contro i lavavetri che tra l’altro sono tornati al lavoro malgrado la sua direttiva, adesso mi prende di mira i mendicanti che elemosinano sdraiati sui marciapiedi… 
Risposta dell’assessore Cioni:- Io non sono né di destra né di sinistra, faccio le cose che un buon amministratore deve fare e basta. I lavavetri non sono tornati...”.

Il quotidiano Leggo sempre di Giovedì 3 aprile ricorda ai gentili lettori come a Firenze in molti vivono ai limiti o sotto la soglia i povertà, secondo il quotidiano un terzo dei pensionati fiorentini vive con meno di 500 euro. Non ci vuole molto per capire quanto sia grottesca questa mia situazione personale, credevo di avere a che fare con una città Firenze amministrata da decenni da comunisti ed "ex, post, trans Comunisti" e dai loro alleati politici e scopro che una delle figure storiche di questa amministrazione non è né di destra, né di sinistra, cosa sia politicamente a questo punto l’assessore e la giunta Dominici non lo so più, mi chiedo inoltre dove mai sono finiti tutti quei comunisti che nel passato hanno amministrato Regione, Provincia, e Capoluogo. Che siano state delle illusioni partorite dalla cattiveria di un negromante? Inoltre credevo di aver a che fare con una città relativamente ricca, invece scopro che tanta parte della sua popolazione è povera. Posso quindi azzardare un’ipotesi: sono vissuto finora sulla faccia nascosta della Luna e quello che ho finora creduto erano le illusioni di qualche malvagia entità. L’alternativa che mi viene spontanea e che si contrappone a questa ipotesi è un’altra assurdità: per anni sono vissuto in una realtà integralmente falsa, in una tragica finzione. Di fronte a questa considerazione c'è una terza alternativa: collocarmi nel numero degli abitanti della Luna, abitante però inconsapevole che per misteriose ragioni crede di vivere in provincia e di esser fiorentino.  Seduce però anche l'ipotesi  di considerare falso e tendenzioso tutto ciò che attiene alla sfera del potere politico. Anche perchè nella grande illusione della politica nostrana, dalla quale si è presi, il quotidiano assume le forme del sogno, anzi dell’incubo dove tutto diventa possibile perché nessuna logica razionale collega i fatti fra loro. O forse una logica c’è ma evidentemente è tale da non poter essere rivelata nella sua naturale dimensione e deve essere occultata e mistificata con fiumi di parole al vento e immagini forti degne forse di migliori cause. Quindi ecco la novità: o credere di vivere sulla Luna dove tutto è possibile o  pensare di vivere in una Repubblica decomposta e senescente dove tutto è falso perché gli stessi detentori del potere hanno paura di mostrare anche a se stessi che cosa davvero sono e ad ogni buona occasione assumono una nuova maschera o un nuovo travestimento.

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/



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