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13 febbraio 2009

Orizzonti di Gloria

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Orizzonti di Gloria

E’ stato scritto che il Duce con l’approssimarsi della disfatta finale avesse manifestato dei dubbi su quel comando, che aveva impartito agli italiani, di ascoltare il bollettino di guerra in piedi. Una sorta di grottesco rispetto per i nostri che si facevano scannare dai sovietici, dai canadesi, dagli americani, dagli australiani, dai sudafricani,dai neozelandesi, dalle truppe coloniali dell’impero britannico e dai reparti della Francia Libera e non ultimi della lunga lista, che comprende quasi tutti i popoli della terra, dai popoli jugoslavi fedeli al leader comunista Tito. Oggi gli orizzonti di gloria di questa Seconda Repubblica sono limitati, per ora, alle vicende del lontano Afganistan, dove fra un rigirio di parole e un altro si consuma una guerra dura e impegnativa. E’ seccante doverlo ammettere ma la rivista RAIDS, di chiaro orientamento ultra-atlantista, ha fatto un lavoro fazioso dal punto di vista del commento ma necessario dal punto di vista della documentazione. Con interesse leggo e guardo le immagini di quella rivista diretta da Luca Poggiali e non posso non chiedermi come mai il Belpaese sia così estraneo a un conflitto armato che dopotutto è il suo. E’ un fatto non confutabile che le noste forze armate sono schierate, rischiano la pelle e svolgono azioni e attività che solo la pindarica fantasia di giornalisti, esperti di morale un tanto al chilo, e dei politicanti non riesce a chiamare col nome giusto: Guerra!

Che razza di paese è mai diventato questo qui da essere ormai incapace di chiamare perfino una cosa come la guerra col suo nome, che deve nascondersi dietro a un dito tutte le volte, e negare la più schietta e aperta delle realtà in nome di un finto quieto vivere fra le parti sociali e politiche sempre più fragile e vulnerabile.

Mi sono dato la mia risposta personalissima ed è che la maggior parte degli italiani ama sfuggire alla realtà e alle proprie responsabilità, vuole vivere giorno per giorno strappando alle difficoltà ed amarezze della realtà materiale quel che può in termini di quattrini. In questa fatica quotidiana del pensare a ciò che è “IL MIO” non c’è spazio per la vicenda afgana e le domande che pone.

Le farò io qui e ora le domande che il nostro popolo non può o vuol porsi, sono tre.

Quando vinceremo questa guerra?

Quanto sangue denaro nostro e altrui ci costerà questo conflitto?

Cosa ci porterà una nostra vittoria o al contrario una nostra sconfitta?

Queste le domande chi vuole trovi da sé la sua risposta e non abbia paura, al limite può dire quel che pensa di notte, di nascosto, nel buio, da solo, magari al cesso.

Anche questa è l’Italia.

Si tratta solo della nostra gente.

IANA per FuturoIeri



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