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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


19 ottobre 2009

Per un futuro?

La valigia dei sogni e delle illusioni

Per un futuro?

 

Il fanatismo e l’odio duro e puro contro l’altro, contro il nemico non è cosa da gente del Belpaese, in questo siamo diversi dalla maggior parte dei popoli dell’Europa e del Nuovo Mondo che sono in grado di odiare con straordinaria intensità. Gli altri hanno saputo dar prove in questo senso notevoli basta pensare alle guerre coloniali inglesi e francesi dei due secoli appena trascorsi, all’ecatombe di nativi del continente Americano per far spazio alla civiltà dell’uomo bianco, alla brutalità delle truppe germaniche nelle due guerre mondiali, alla spietata efficacia distruttiva del comunismo sovietico, e qui mi fermo perché l’elenco potrebbe prendere anche l’Asia, l’Oceania e  l’Africa. Il fascismo in modo limitato e artigianale, rispetto ai massacri tecnologici e scientifici attuati in scala industriale dai suoi alleati e dai suoi nemici, ha cercato di far indossare alle genti della penisola il volto feroce del guerriero e del conquistatore sanguinario. I risultati sono stati limitati e scarsi rispetto alle ben diverse prove ostentate in faccia al mondo intero dalle altre potenze imperiali che lottavano nella Seconda Guerra Mondiale. Forse il fatto di essere dei cattivi assassini su scala industriale può essere in prospettiva un elemento positivo, si può ragionevolmente pensare a un Belpaese che riesce a trovare il suo posto sul pianeta azzurro entro i termini di una politica non aggressiva e distruttiva come è stato per i precedenti imperi. Scrivo questo in un momento di "reggenza di fatto" nel Belpaese. I vecchi poteri declinano, i nuovi non prendono forma e il dominio dell’Impero Anglo-Americano che aveva per decenni controllato la Penisola, ufficialmente per “salvare le genti d’Italia dal Comunismo e dai Soviet”, mostra i suoi limiti; perfino un leader come Berlusconi si permette ironie sull’abbronzatura del presidente Obama e della sua gentile signora. Questa condizione di semi-colonia culturale di Londra e New York del Belpaese è destinata a mutare, lentamente ma necessariamente si farà strada l’idea di una nuova forma d’identità e civiltà italiana altra e diversa da quelle precedentemente conosciute; è da auspicare la presa di distanza delle genti della Penisola da questo presente politico che è una massa informe di mezze verità, ideologie strane, idee marce, memorie perdute e di vicende private di alcuni singoli che cavalcando ciò che è morto e decomposto hanno cercato per sé una soluzione attraverso la carriera politica. Un Belpaese rinato deve per sua intima natura intraprendere, spero per primo, la difficile via d’uscita dal fallimento morale e biologico cui sta andando incontro la razza umana a causa di processi industriali e  capitalistici privi di ogni controllo e di qualsiasi senso del limite. L’Italia deve tornare ad essere una civiltà perché c’è e ci sarà bisogno di una civiltà alternativa, di una via d’uscita dalle troppe follie che ha regalato al mondo un capitalismo aggressivo e senza regole, che indica a tutti la via di una crescita infinita in presenza di risorse grandi ma limitate. La possibile civiltà italiana dovrà individuare il senso del limite dello sviluppo, capire gli errori del sistema, trovare l’equilibrio che è necessario per creare una convivenza fra le differenze interne al Belpaese, oggi aggravate dalle comunità di recente immigrazione, in un’ottica di condivisione di alcuni valori comuni e forse di qualche obiettivo politico e di affermazione di civiltà alto e nobile.

 

IANA per FuturoIeri




2 aprile 2009

A LONDRA VA IN SCENA LA FIERA DELLA PARRUCCA

Da oggi a Londra è riunito il cosiddetto “G20”, ovvero il summit dei capi di Stato dei 20 Paesi più industrializzati o potenzialmente tali.

Si tratta di una pantomima che criticare equivale un po' a sparare sulla Croce Rossa. E’ un rito malinconico e decrepito. Venti parrucconi accompagnati da auto-blu e codazzi di portaborse che dovrebbero risolvere le sorti di un pianeta in piena recessione economica, in emergenza ambientale e in crisi di identità.

Ma qual è il matto che, oggi, può credere che questi signori - per la maggior parte artefici del disastro che stiamo vivendo e che ricade sulle spalle delle loro cittadinanze - sia capace di non solo risolvere ma neppure comprendere l’essenza del problema?

Voi affidereste una forma di Parmigiano alla sorveglianza di un topo???

Tantissime persone sono affluite in questi giorni a Londra per manifestare lo sdegno verso questi pseudo monarchi e far sentire loro la disapprovazione delle comunità che dovrebbero governare con oculatezza e probità.
Noi, più semplicemente, pensiamo che su di essi debba scendere un velo di pietoso silenzio e indifferenza, in attesa di farli scendere (democraticamente) da un trono che non meritano...

 

Associazione FUTURO IERI – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




21 marzo 2009

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

Una delle cose che mi ha sorpreso è stata la dimensione della velocità che si respira nella metropolitana di Londra. Una massa assolutamente eterogenea di esseri umani di tutti i tipi e di tutti i continenti sembra quasi forzata ad andar di corsa, a muoversi, a velocizzare le loro azioni. Tutto deve essere rapido, tutto deve muoversi, treni, oggetti, esseri umani. La metropolitana di Londra sembra la realizzazione concreta di un conceto futurista di città. Tutto si muove e con il movimento sprigiona forza, energia creativa, potenza, volontà. La manifestazione fisica della metropolitana mi pare sia la rappresentazione di un dinamismo sociale e politico estraneo alla cultura delle genti del Belpaese. Per uno come me che viene dalla penisola, l’incontro con questa realtà è stato per certi aspetti una sorpresa. Le genti diversissime del nostro amato stivale tendono all’immobilismo, continuano a girare a vuoto a perdere potenza ed energia. In fin dei conti la Repubblica è un regime paralitico, senescente, inferiore e infelice nel quale il figlio dell’avvocato farà l’avvocato, il figlio del medico il medico, il figlio del notabile il politico o l’amministratore delegato o il proprietario terriero. Andare lontano, ma non troppo, anche per breve tempo fa capire meglio chi siamo e cosa stiamo facendo. Nel Belpaese siamo alla solita commedia, si finge sicurezza in materia di banche e d’economia, si mascherano le cose facendo finta di vivere in un altro tempo e in diverso luogo, si nega l’evidenza della rovina di un sistema ideologico e politico. Davanti al crollo delle economie di tutto il mondo e al disastro nel quale i processi di globalizzazione hanno precipitato l’umanità l’unica cosa che sembra animare la politica e la società del Belpaese sono le lotterie, gli scongiuri, le chiacchere rassicuranti, le dichiarazioni di fede nel sistema . In realtà non ci vuole molto per capire che questo immobilismo, questa assenza di moto è il portato da un lato della perdita delle speranze e dall’altro della decomposizione delle precedenti forme di rappresentanza politica, oggi come oggi le vicende della politica son ridotte a questioni di singoli personaggi, a interessi di gruppi e accordi fra privati.

Se la crisi colpirà duro il nostro sistema, e questo è possibile, proprio l’immobilismo che genera la paralisi nella quale i nostri ricchi conservano il loro potere accentuerà gli effetti del disastro. Forse una società dinamica come quella anglo-sassone troverà una via per uscire da questo disastro, la nostra sembra destinata a subirlo per intero come una peste manzoniana. Come al solito coloro che sono tacciati di pessimismo sono coloro che con distaccato sguardo osservano il disastro e le sue cifre, e coloro che vengono zittiti sono quanti si rendono conto della precarietà della loro vita in questo momento; sembra di rivedere, aggiornata al 2009, la triste pagina del “dagli all’untore” del nostro tragico seicento. L’inghilterra è una terra lontana, da qui sembra addirittura collocata sulla Luna.

IANA per FuturoIeri




17 marzo 2009

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Nota Inglese: Belpaese, ove sono i tuoi eroi?

Cosa può spingere le genti di una realtà grande e difficile come questa penisola abitata da genti così diverse a vivere senza un minimo di slanci ideali, di tensioni civili. Il Belpaese, a parte alcune minoranze, è sfinito, invecchiato, impoverito, impaurito. Dove sono gli eroi del Belpaese, eppure nel passato recente come remoto, e financo remotissimo abbiamo avuto gente degnissima che ha saputo far cose mirabili o il coraggio di rischiare o la volontà di morire per le proprie idee. Cosa è successo in questi tempi di Seconda Repubblica, dove son finite le diverse genti d’Italia? Capita andando per i paesi stranieri di osservare monumenti ed opere in memoria di personaggi illustri o che ricordano grandi eventi del passato. Mi è capitato ad esempio di osservare in quel di Londra un monumento ai pompieri che hanno operato sotto i bombardamenti nazisti e fascisti della Seconda Guerra Mondiale; un’ opera posta fra il grande museo Tate e la cattedrale. Quello che lì è ovvio come discorso condiviso sulla storia e la memoria del Regno Unito in Italia sarebbe credenza di parte. Non abbiamo nel Belpaese alcuna forma di unità intorno al nostro passato, tutto è oggetto del discorso di parte, di messa in discussione, o peggio d’indifferenza o di derisione. Nulla è creduto perché nulla è credibile, i partiti politici della Prima Repubblica hanno operato quella che è stata un’ appropriazione più o meno lecita da parte del discorso politico della storia di tutti: c’era la storia dei fascisti e degli antifascisti, dei comunisti e dei democristiani, c’erano gli anglofili e i filo-comunisti, quelli che amavano la Resistenza e quelli che la disprezzavano, i nostalgici del fascismo e i devoti della Nazione Statunitense. Tanti discorsi e nessuna reale identità collettiva. Questa inesistenza di un passato condiviso e comune si spalma su tutto ciò che è Belpaese. Alle volte mi vien da pensare che non sia possibile parlare di identità italiana, ma di culture molteplici, di cose diversissime che sono state accostate con la forza e sulla spinta della decomposizione dei regimi di antico regime che dominavano gli italiani prima della nascita dello Stato Unitario. La lezione che viene dai popoli del Nord, Inghilterra in testa, è che senza unità di valori e d’identità non c’è forza militare e quindi forza in quanto il mondo umano e il pianeta azzurro sono luoghi di conflitto e di violenza. Gli italiani sono votati ad essere le vittime di qualunque violenza organizzata che è in grado d’esercitare una forza di qualsiasi tipo contro di noi. La violenza organizzata può essere ideologica, culturale, finanziaria, diplomatica, militare, politica e perfino terroristica nelle sue diverse manifestazioni. Questi anni di crisi regaleranno alle nostre genti l’evidenza di un fallimento integrale che non è solo politico ma anche antropologico e sociale. L’italiano, il Mario Rossi di turno, è solo contro tutti e contro tutto, lontano da Dio e dagli uomini; proprio come nelle peggiori stagioni che hanno preceduto il collasso e la distruzione delle tante civiltà che hanno avuto luogo in questo stivale. L’Italia o è ciò che deve essere ora, oppure semplicemente non sarà.

IANA per FuturoIeri



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