.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 agosto 2012

Il Vangelo secondo Marcione





Il Vangelo secondo Marcione

 

Devo come prima cosa spiegare ai lettori il perché di un  titolo così singolare per la mia nuova raccolta di scritti. Il motivo è semplice. Dietro il disfacimento progressivo e potente dei miti morti e dei costumi ereditati dal Novecento emerge il bisogno di forme nuove di credenza e ragioni di vita adeguate ai tempi. Questo farsi di un mondo di valori altro e di ragioni altre non può essere impresa di pochi, sarà una creazione che verrà in essere per mezzo di molti che vivono nel disagio e di masse di umani delusi da questo presente. Quel che posso fare io a partire dalle piccole tribune virtuali per le quali scrivo di solito è provare a circoscrivere e a delimitare. C’è  il passato che è passato e non è più qui e ora  e c’è la proiezione verso il futuro. In mezzo il concretissimo presente. Quello che cerco con questi scritti è la circoscrizione di questo tempo meschino dominato da forze finanziarie e corporative senza volto e da pochi supermiliardari e la visione di un tempo altro possibile. Ovviamente come in molti miei scritti il passaggio da un tempo a un tempo diverso è qualcosa di distruttivo e di crudele, è anche il disvelamento del fallimento totale delle illusioni e delle promesse politiche del tempo morto. Intendo quindi con questi scritti affidare il mio discorso sul futuro da un lato al trapassato remoto, a ciò che è lontano e antico e dall’altro alla proiezione fantastica nel futuro. In questo modo spero di riuscire a limitare e delineare il più possibile questo presente e  a cogliere in modo intuitivo i processi di trasformazione  in atto.  

In questo momento mi pare improbabile poter delineare visioni di carattere probabilistico o matematico, preferisco, alla luce dei miei mezzi, intuire e delimitare quel che è possibile; anche la suggestione, l’intuizione, l’interpretazione di fatti antichi o di futuri immaginari può essere utile per capire e forse agire. Al lettore e alla lettrice auguro di trovare qualcosa di buono o di suggestivo da questa mia fatica.

 Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007

Recensione

Parte prima

Questo testo esige due sforzi interpretativi da parte del lettore, uno è volto a ricostruire il mondo storico sul piano umano e materiale nel quale si muoveva Marcione, l’altro è lo sforzo di capire perché l’autore ha profuso così tante energie intellettuali per scrivere la storia della Chiesa Marcionita. L’autore è stato un teologo e storico tedesco protestante di grande spessore intellettuale[1] di orientamento politico liberale e borghese vissuto fra l’ascesa del Secondo Reich e gli anni della Repubblica di Weimar. La forza della sua riflessione storica e teologica è quella di riscoprire le origini del cristianesimo e di mettere in discussione ogni pretesa dogmatica e quindi ogni limitazione autoritaria alla ricerca seria e motivata. La sua personalità di studioso rigoroso e sistematico emerge da questo suo testo così complesso e difficile. Basti pensare questo: non esiste un testo ufficiale della dottrina e della chiesa marcionita, ciò che si sa deve essere ricostruito a partire dalle molte informazioni che sono pervenute dai critici e dagli avversari cristiani di Marcione. Harnack ha rimesso assieme tutto quel che si conosceva fra gli studiosi del settore  fra fine Ottocento e anni venti del Novecento per ricostruire la teologia marcionita e la storia di questa Chiesa Cristiana. L’autore parte da quattro fonti: I resoconti e gli scritti che i suoi avversari hanno scritto contro di lui, la conoscenza della dimensioni e delle parti dei testi sacri che compose per sostenere le sue idee, la conoscenza precisa della sua critica biblica, alcune parti trascritte delle sua opera teologica Antitesi. Quello che lega queste quattro parti è la profonda conoscenza dell’autore della storia del cristianesimo e la sua volontà di distinguere, di capire per dare ai suoi lettori qualcosa di più delle tracce e dell’ombra della Chiesa di Marcione e di delinearne i fondamenti e le ragioni storiche; impresa intellettuale fatta a distanza di circa diciotto secoli dai fatti.

L’oggetto di tanto lavoro intellettuale è Marcione di Sinope passato alla storia come eretico ma anche come fondatore di una chiesa sua[2]. Marcione (85 d.C – 160 d.C) era originario di Sinope una città sul mar Nero fondata da coloni greci e già patria di Diogene il filosofo,  oggi la città si trova in Turchia. Secondo l’autore[3] Marcione era armatore di navi e questo suo mestiere spiega perché cercò di farsi accogliere dalla Chiesa di Roma in cambio di una cifra notevole 200.000 sesterzi che al momento della rottura religiosa e teologica gli vennero resi. L’autore dà per certo che vi sia stato un dibattito formale dove la dottrina Marcionita è stata ricusata e vista come pericolosa, il fatto fu tale che rimase famoso nella chiesa Paleocristiana. La cosa, secondo l’autore, è così singolare che potrebbe esser vera e rivela l’intenzione di questo personaggio di portare dalla sua parte la Chiesa di Roma. In effetti la sua dottrina prefigurava due divinità il Dio Straniero annunciato dal Cristo e il Dio del Vecchio Testamento che Marcione riteneva fosse davvero il creatore del mondo e quindi il male e il dolore del mondo e della condizione umana erano vincolati alla sua opera e non al Dio annunciato da Cristo. La scelta di Roma era forse dettata dalla speranza di trovare in quella comunità cristiana un terreno favorevole alla separazione netta che voleva proporre sul piano teologico.  Occorre capire che la Chiesa Antica prima dell’imperatore Costantino non era unitaria[4], quindi Marcione poteva sperare che la sua visione teologica rifiutata probabilmente a Sinope potesse esser accolta a Roma. Marcione riteneva di dover portare alle sue conseguenze la predicazione dell’apostolo Paolo, ossia la separazione netta fra cristianesimo ed ebraismo, fra la dottrina cristiana e  le leggi mosaiche. La teologia di Marcione segnava questo una separazione e un togliere alla vicenda di Cristo ogni riferimento al mondo ebraico. Marcione, secondo Adolf von Harnack, era un conoscitore[5] della Bibbia ebraica e anzi suppone che egli potesse aver avuto fra i parenti degli ebrei; non aveva le caratteristiche intellettuali di uno gnostico o di un filosofo pagano. Infatti l’adesione di Marcione a una visione teologica che va oltre San Paolo in quanto a superamento della Legge del Vecchio Testamento e fondazione di una nuova fede fa pensare a un percorso simile a quello dell’Apostolo folgorato sulla via di Damasco. Per far comprendere il centro della visione Marcionita Harnack scrive nell’introduzione: “Nei primi secoli della nostra era, ad Atene e ad Roma, probabilmente anche in altre città, si potevano leggere iscrizioni che recitavano “Agli Dei sconosciuti” oppure “ agli Dei dell’Asia, dell’Europa e dell’Africa, agli dei sconosciuti e stranieri” e forse anche “Al Dio straniero”. Queste iscrizioni erano motivate dal timore e avevano il compito di prevenire attacchi sgradevoli da parte di divinità ignorate o straniere (religio eventualis) (…) A un simile Dio avevano pensato solo coloro che con la loro pavida e subalterna pietà avevano innalzato sull’altare “il Dio sconosciuto e straniero”. L’uomo che annunciò questo Dio è stato il cristiano Marcione di Sinope. I cristiani credevano di sapere di essere già stranieri su questa terra. Marcione corresse questa credenza: Dio è lo straniero che li conduce da questa patria d’oppressione e miseria nella nuova Casa del Padre. Di cui non hanno sentito parlare prima d’ora.” Il Dio di Marcione non era il Dio della Bibbia e fondatore assieme a Mosè del popolo d’Israele, era qualcosa di nuovo ed estraneo al mondo materiale e  a questo mondo che non aveva fatto lui; egli si fa annunciare attraverso il Cristo e offre la possibilità si salvarsi per una generosità e bontà divina sua in quanto è estraneo al male e al suo esser presente come parte costitutiva della vita e della natura. Di conseguenza Marcione passa anni a scrivere dal 139 al 144 per chiarire ed esporre la sua teologia; il suo sforzo va in due direzioni da una parte cerca di costruire un canone neo-testamentario costituito dal Vangelo di Luca[6] amputato di ogni riferimento al mondo ebraico e da alcune lettere di San Paolo e un testo le “Antitesi” incentrato sulla palese evidenza, per mezzo del confronto diretto fra i testi, delle grandi differenze fra il Dio ebraico di carattere Nazionale e locale e il Dio universale e spirituale del cristianesimo nascente. Per l’autore Marcione intese essere restauratore[7]  e critico dei testi cristiani che circolavano allora, anzi probabilmente il concetto di Vangelo inteso come libro e non come messaggio contenuto in scritti diversi si deve proprio a questa sua creazione di un Vangelo epurato dall’elemento ebraico e da quello che pensava essere la falsificazione portata avanti da falsi maestri e falsi cristiani.

Per l’autore questa posizione di Marcione è supportata dall’influenza delle lettere di
San Paolo  e in particolare della “Lettera ai Galati [8] dove si trova scritto: “Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate a un altro vangelo. In realtà però non ce n’è un altro; soltanto vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo.” (Gal.1,6;Gal 1,7). In fondo se il Dio del Vecchio Testamento aveva una sua “Littera Scripta” anche questo Dio straniero doveva averne data una, di sicuro preferiva non fidarsi della tradizione orale, ma neppure di quella scritta in quanto dubitava delle attribuzioni dei Vangeli agli Apostoli[9]. Questo Vangelo doveva esser da qualche parte e Marcione provò  a ricostruirlo con una riscrittura sulla base delle sue convinzioni e dei suoi studi a partire dal Vangelo di Luca, forse il primo che aveva studiato nella sua Patria. Quindi la sua opera dopo l’espulsione dalla Chiesa di Roma fu la creazione di una Chiesa propria, diversa, con una morale rigida, i cui fedeli erano pronti ad accettare il martirio quando arrivava per mano delle autorità. Una Chiesa quindi, con tanto di luoghi di culto, comunità, vescovi e non una setta gnostica o  un cenacolo di filosofi che discutono di teologia.

 

(Prosegue nella seconda parte)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



[1]Il profilo intellettuale dell’autore è esposto su http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_von_Harnack.

Dell’autore fra l’altro si sottolinea:” La sua opera maggiore (il Lehrbuch der Dogmengeschichte in tre volumi), manuale di storia dei dogmi pubblicato fra il 1886 e il 1890, fu ripubblicato più volte. In quest'opera Harnack evidenziò il sorgere del dogma, concetto con il quale egli intende il sistema dottrinale autoritativo del IV secolo e i suoi sviluppi fino alla Riforma protestante. Egli sottolineò che, alle origini, la fede cristiana e la filosofia greca erano così intrecciate che molti elementi non essenziali al cristianesimo penetrarono nella dottrina cristiana. Secondo Harnack, dunque, i protestanti non soltanto sono liberi di criticare i dogmi (in questo senso, per essi, il dogma neppure esiste) ma devono criticare ogni concezione dogmatica.”

 

[2] Sul Marcione di Sinope quale interprete e scrittore dei Vangeli Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta su Gesù, Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo, Mondadori, Milano, 2006, pag. 16. Sulla biografia di Marcione  http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione e http://www.treccani.it/enciclopedia/marcionismo_(Dizionario-di-Storia)/

 

[3] Esistono versioni diverse sulla biografia di Marcione e sul senso che si può attribuire  all’accusa di esser stato cacciato dal padre per aver sedotto una vergine, o al fatto che il padre fosse vescovo e forse lo fosse lui stesso. In generale si consiglia al lettore di prendere in esame più punti di vista. Cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione e http://www.treccani.it/enciclopedia/marcionismo_(Dizionario-di-Storia)/

 

[4] Sulla Chiesa delle origini e la sua formazione Cfr: Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, TEADUE, Forlì, 1992, pp. 318-326.   Ad una domanda di Augias sui primi nuclei organizzati del cristianesimo il professor Pesce osserva:” Questi nuclei organizzati, dicevamo, non hanno ancora un’autorità centrale che li amministri e non sono neppure federati fra loro. Il Cristianesimo nascente è fatto di tante comunità, dove nessuno esercita una funzione direttiva centrale. Certo, le comunità hanno rapporti fra loro, sentono di essere componenti dell’unica Chiesa di Cristo. Mano a mano che il tempo passa, tra la fine del II secolo e l’inizio del III, alcune sedi – Alessandria, Antiochia, Roma, Cartagine e naturalmente Gerusalemme – che coincidono, ad eccezione di Gerusalemme, con le grandi metropoli, acquistano una sorta di supremazia.”Cfr. Corrado Augias, Mario Pesce, Inchiesta sul Cristianesimo, Come si costruisce una religione, (Smart Collection),Mondadori, Milano, 2008, pag.114 .

 

[5]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 31-33

[6] Sulla questione di una fonte comune a Marcione e al testo del Vangelo di Luca cfr. http://it.wikipedia.org/wiki/Marcione. E http://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo.

 

[7]   Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 48-49

[8] Il riferimento è stato preso da La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della CEI, Edizioni Paoline, Roma, 1980. L’autore cita la lettera ai Galati e in particolare Gal 1,7 a proposito della vicenda di Marcione.

 

[9]   L’autore ritiene che circolassero al tempo di Marcione i Vangeli attribuiti agli Apostoli, tuttavia Marcione riteneva che gli apostoli non avessero scritto i Vangeli, cosa piuttosto probabile, e che l’attribuzione apostolica fosse arbitraria. Adolf von Harnack, Marcione, il Vangelo del Dio Straniero, Una monografia sulla storia dei fondamenti della Chiesa Cattolica, a cura di Federico Dal Bo, Marietti, Città di Castello, 2007. Pp. 54-55






5 giugno 2010

Un pezzo su libri e crisi del lavoro di Franco Allegri


Pubblico questo scritto di Franco Allegri già comparso su Empolitica certo di far cosa gradita ai lettori.


03 Giu, 2010

Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale| Segnalazione disservizi al cittadino

 


I CONVEGNI DELLE FESTE DEMOCRATICHE
Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro

02/06/2010
Di F. Allegri
Martedì sera sono stato alla festa democratica è assistito alla presentazione del libro di Samanta Di Persio “Morti Bianche. Diario dal mondo del lavoro”.
La serata è stata condotta con garbo da Silvia Vannelli che abbiamo conosciuto il mese scorso nel corso del dibattito tenuto a Ponzano con Gramolati della CGIL e Fassina economista del PD.
Ho conosciuto Samanta prima del dibattito e mi ha colpito il suo sorriso poi l’ho vista sul palco e ho apprezzato la sua grinta, la sua lucidità e la sua determinazione.
Ho capito che aveva le doti morali necessarie e il coraggio per scrivere questo libro: lei ha buttato giù dei muri culturali, di quelli spessi e alti.
Samanta ha parlato dei processi che seguono molti casi di morte sul lavoro dovuti a ragioni perseguibili a livello penale e civile, è andata oltre la normale informazione.
Lei mi ha detto: “Non si investe sul precario, il lavoratore diviene un pezzo”.
Aggiungerei usa e getta, o usa e rimpiazza, parliamo del lato oscuro del lavoro inventato da Clinton e importato in Europa da Blair, questa è una mia considerazione!
Silvia ha chiesto alla nostra giovane scrittrice di raccontare due storie emblematiche.
Samanta ha scelto un caso di silicosi (fra i tanti) della nostra zona e una storia accaduta a Ortezzano in una fabbrica di frontalini per lavatrici dove morì un ragazzo di 23 anni perché una pressa che doveva avere 3 sistemi di sicurezza non ne aveva nessuno.
Due dirigenti dello stabilimento furono condannati a 8 mesi con la condizionale.
Questo ragazzo non riposa nemmeno in un loculo tutto suo, fu sepolto in un sito prestato da un’amica di famiglia che era anziana e s’era premunita.
Se ho capito bene, è partita una mobilitazione per acquistare un forno in un cimitero! Il fatto è triste da ogni prospettiva.
Subito dopo Samanta ha parlato delle morti sul lavoro in Spagna: in quel paese gli infortuni sono calati del 40% dopo varie riforme. In Italia abbiamo avuto un milione di infortuni e i morti sono passati da 1300 a 1200. Come dire, si poteva e doveva fare meglio; qualcuno si è mosso come i gamberi (nell’attuale governo). I morti nell’edilizia sono 600.
Qui aggiungo un pezzettino che ho ripreso da una mia traduzione recente degli scritti di Ralph Nader (Sullo stato dell’Unione del 29/01/2009) e lo faccio perché nessuno dispone di dati provenienti dagli USA. Ecco cosa disse Nader al punto 8: “…. sulla guerra in Iraq, arrivò al massimo, dichiarando “non sbaglio: questa guerra è finita e tutte le nostre truppe stanno venendo a casa.” Non per davvero. Sia Bush che Obama hanno deciso che 50.000 soldati rimarranno in Iraq indefinitamente, con molti altri nella regione del Golfo Persico. I contribuenti americani pagheranno quasi $800 milioni all’anno solo per sorvegliare l’ambasciata USA e il suo personale a Baghdad. Tale cifra da sola è più grande sia dei bilanci annuali dell’OSHA ($502 milioni per occuparsi dei 58.000 morti sul lavoro in USA) o del NHTSA ($730 milioni per occuparsi degli oltre 40.000 morti sulla strada). Mando tale editoriale alla Casa Bianca…”.
Subito dopo Samanta ha affrontato la questione dei sindacati.
Il primo colpo l’ha scoccato contro la UIL che la ricevette con fastidio quando andò a parlare con alcuni dirigenti del suo progetto.
Alla CGIL l’invitarono a rivolgersi all’INAIL. Solo i COBAS e il RDB CUB sono stati disponibili con lei.
In tema di controlli mi ha dato delle informazioni che conoscevo: le asl possono fare un controllo ogni 33 anni per azienda, nella nostra zona siamo a uno ogni 11. Se questa è la verità forse sarebbe il caso di prevedere il controllo obbligatorio per inizio attività. (mia proposta).
Gli infortuni invalidanti sono 40.000 all’anno.
Samanta ha raccontato anche il caso Mulas, una madre di 5 figli che ha visto morire sul lavoro, prima un figlio e poi anche il marito. Ci furono 2 processi, entrambi prescritti: nel caso del figlio per fallimento della ditta mentre nel caso del padre c’è stata la prescrizione consueta.
Nel 2001 partì dalla Sardegna e andò a vivere a Bergamo dove nel mese di luglio una trave cadde da una gru manovrata dal padre.
La famiglia si trasferì a Varese con gli altri 4 figli, 15 mesi dopo il marito chiamò la donna per chiederle di denunciare all’ASL l’impalcatura della ditta dove lui lavorava in quel periodo.
Dopo una settimana ricevette la risposta dalla Asl che non aveva i mezzi per fare controlli preventivi: il marito della signora era già caduto e morto.
Fra le soluzione che Samanta propone c’è un principio: facciamo come in Svezia, diamo più potere al responsabile per la sicurezza.
Ci ha anche ricordato che il governo Prodi aveva proposto un fondo per i familiari delle vittime sul lavoro: non è mai stato finanziato e come avete letto sopra c’è anche in USA.
La legge sul patteggiamento ha creato delle ingiustizie ulteriori, nessuno va più in galera, nemmeno per pochi mesi.
Lo scandalo italiano è l’ILVA di Taranto che in questi anni ha avuto 40 morti, un processo ha portato a una condanna per 14 mesi, ma poi è seguita la prescrizione, non è un fatto noto, a mio avviso.
Il grande processo è un altro, quello della Tissenkrupp, ma Samanta ci invita a non illuderci: sicuramente non farà scuola e nemmeno giurisprudenza.
Bisogna lavorare per educare alla sicurezza sul lavoro e ho appreso con fastidio civile che la Lombardia e la Toscana sono le maglie nere nella classifica degli infortuni sul lavoro.
Pubblicherò questo scritto anche nel mio diario sulla crisi: il tema mi sembra pertinente. Anzi questo scritto farà da spartiacque tra i pezzi scritti prima del crollo greco e quelli che farò nei prossimi mesi.
Alla fine io e un sindacalista abbiamo posto alcune domande, io ho introdotto la questione del salario minimo mentre l’altro interlocutore ha parlato della RLS e ha difeso l’impegno dei sindacati toscani e della FIOM.
L’argomento va tenuto vivo, si deve parlare di difesa preventiva. Io farò il nodo al fazzoletto e ho deciso di mantenere i contatti con questa scrittrice.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.





22 maggio 2008

MOSTRI QUOTIDIANI

Sono reduce dalla visione del film “Gomorra”, quel che ho visto mi ha mostrato l’evidenza che non c’è solo un problema criminale nel napoletano, c’è una vera e propria scissione dal corpo della Nazione.  L’uso di un dialetto incomprensibile ai più, l'indifferenza e la facilità con cui nel film si uccide o ci si organizza contro lo Stato, l’impunità scandalosa dei comportamenti e degli atti criminali, non sono solo finzioni ma rappresentazioni oneste, a quel che par di capire, di quella realtà.  Qui non è più il caso di parlare di una deriva o di una guerra fra bande criminali questa è autentica secessione armata, condotta con regole asimmetriche,terroristiche, da camorra appunto.  La criminalità è il potere ed è la legge, il modo di operare dei camorristi ricorda quello degli eversori politici o dei gruppi terroristi, se non sono già passati alle vie di fatto separando la nazione napoletana dal resto del Belpaese è solo perché hanno un loro tornaconto o perché non si sono resi conto fino in fondo del loro potere.

Una democrazia in crisi di legittimità e di credibilità come è la nostra ha motivo di temere da questo potere che si presenta come forte e vitale, animato da una capacità di resistere a colpi durissimi e di esercitare il diritto di vita e di morte su coloro che si trovano nel suo dominio. Proprio il fatto che lo scrittore del libro omonimo sia sotto scorta deve indurre a riflettere sul fatto che oggi sul territorio nazionale il diritto alla libertà di pensiero e di stampa è messo in seria discussione,  con la sua minaccia di morte per un libro scritto la Camorra aggredisce anche la Costituzione della Repubblica.  Fino a che punto uno Stato può reggersi se le basi della sua legittimazione ad esistere vengono derise e quindi disgregate e minate dai fenomeni di criminalità organizzata?

Un libro di due anni fa di Elio Veltri “Il topolino intrappolato” descriveva la commistione fra economia legale ed economia illegale in Italia, i dati pubblicati dall’ex senatore sono inquietanti.  Letti di nuovo oggi alla luce dell’emergenza criminalità e spazzatura mostrano come alla crisi radicale della credibilità delle istituzioni faccia seguito il crollo di qualsiasi forma di decenza e di moralità pubblica.

Questo modo di vivere, credere nel Dio-denaro, produrre e consumare ha prodotto la possibilità di forme devianti e criminogene di vita e di lavoro che si sono saldate all’economia legale; non basta più qualche gesto esemplare o qualche novello maxi-processo.  Qui va messo in discussione il modo di vivere quotidiano, i valori devianti ereditati da padri e nonni e antenati, perché l’indifferenza e l’ostilità contro le regole e le leggi viene da lontano, e va  messo in conto di dover di nuovo ricostruire questo Belpaese quanto questo vento di follia avrà finito di far i suoi danni.

 

IANA per Futuroieri



sfoglia     luglio        settembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email