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18 giugno 2011

M.Moore tradotto da Franco Allegri

Regali dell’Ultimo minuto per 6 Gruppi Bisognosi d’Aiuto Questo Natale


Regali dell’Ultimo minuto per 6 Gruppi Bisognosi d’Aiuto Questo Natale
… una lettera di Babbo Natale


20 Dicembre 2010
Ho! Ho! Ho! E Buon Natale a tutti voi!
E’ ancora quel momento dell’anno e sono stato così impegnato nel fare Xbox, E-readers e coperte con gli stemmi sopra che a volte dimentico che ci sono altri come me che fanno lavori buoni, ma hanno bisogno di qualche aiuto.
Questi altri “Babbi” operano con bilanci esigui e necessitano di soldi per fare le loro azioni.
Per sfortuna non possono fare quello che faccio io per coprire il costo delle mie operazioni.
(Io affitto le mie attrezzature al Polo Nord a Superman 11 mesi all’anno e lui le usa come la sua Fortezza della Solitudine.)
Così la signora Claus, gli elfi, le renne ed io ci chiediamo se voi potreste fare una donazione dell’ultimo minuto ad una delle 6 organizzazioni valorose che ho elencato sotto.
O farlo come un dono a nome di qualcun altro e di fare di quello il loro dono di Natale (quindi meno camini da scendere per me. Lo so, lo so, basta con gli hamburger nelle frittelle dolci.).
Dopo questi Santa andranno in giro ed useranno il vostro denaro per fare doni più grandi di ogni cosa che io avrei potuto fare nel mio laboratorio.
Ecco le associazioni:
** IL PROGETTO INNOCENZA.

Centinaia, se non migliaia, di Americani sono seduti in prigione stanotte essendo stati condannati in modo sbagliato per un crimine.
Essi sono innocenti al 100% e il sistema ha i campioni del DNA per provarlo.
The Innocence Project è un gruppo stupefacente che fornisce gratis avvocati e ricercatori che dedicano il loro tempo per liberare questi uomini e queste donne innocenti.
Non è per sbaglio che i gruppi per i diritti umani collocano gli USA nella loro lista dei paesi che gettano l’innocente dietro le sbarre.
Nessun paese sulla terra (inclusa la Cina con 4 volte la popolazione degli USA) ha più gente in prigione dell’America.
Per favore donate all’Innocence Project così chi non ha commesso un crimine non passerà un’altra notte in prigione — e non dovrò stare tanto tempo alla Vigilia di Natale per passare la sorveglianza quando faccio le loro consegne.
** IL FONDO DI DIFESA PER BRADLEY MANNING.

Se io vedessi un crimine mentre faccio i miei giri alla Vigilia di Natale, e se lo testimoniassi, io sarei considerato un eroe.
(Qualche volta c’è un premio in denaro!)
Il soldato semplice B. Manning dell’United States Army, secondo l’accusa, trovò un video dei suoi compagni soldati che sparavano e uccidevano a sangue freddo 2 reporter della Reuters e un gruppo di Iracheni che erano civili.
A quanto pare egli decise di riferire questo crimine alla gente Americana.
Per questo, egli è stato arrestato e gettato in una nave carcere — dove è stato in reclusione solitaria e tortuosa per sette mesi.
Egli è anche considerato la fonte delle migliaia di documenti ottenuti da WikiLeaks che mostrano i punti di vista ripugnanti e immorali del nostro governo e del Pentagono per come hanno portato avanti 2 guerre illegali in Iraq e in Afganistan.
Questo è un vero travisamento che si afferma ed è stato fatto a nome nostro.
Per favore contribuite al fondo di difesa legale e per favore mandategli un augurio natalizio a:
Bradley Manning
c/o Courage to Resist
484 Lake Park Ave #41
Oakland CA 94610
USA
(Guardate BradleyManning.org per come spedire delle cose a lui direttamente.)
** WIKILEAKS.

Cosa occorre dire in più?
Chiaramente, riandando al passato sono LIETO che abbiano diffuso la mia lista Naughty & Nice del 2009 – specie le parti sul governo USA.
Io so che potrebbe ferire un poco quelli di voi che sono Americani, ma credetemi, è buono per voi nel lungo periodo.
Quello che io prevedo per l’anno a venire, tuttavia, è una battaglia per chi controlla internet — e quelli al potere stanno andando a cercare vie per reprimerlo e non per renderlo più facile da dividere per tutti noi con ogni altro liberamente.
(Un altro gruppo buono da finanziare perché aiuta a tenere libero internet è Save the Internet.)
Dal video di guerra in Iraq alla prova che sostenete un governo corrotto in Afganistan fino ai cablogrammi falsi spediti al Dipartimento di Stato di Bush dall’Havana sul film di Mike, WikiLeaks ha fatto un servizio inestimabile.
Fino a quando essi non si infileranno laggiù dove vanno i miei elfi negli 11 mesi che sono in vacanza, io sono solidale con WikiLeaks.
** IL PROGETTO ACQUA.

Oltre un miliardo di persone su questo pianeta non hanno accesso all’acqua potabile pulita.
Approssimativamente 2 milioni di bambini sotto i 5 anni sono uccisi ogni anno nel mondo da una malattia legata all’acqua.
Questo è insano considerando che abbiamo la tecnologia e il potere della gente per fare questo in periodo molto breve — se lo volessimo.
I soldi di solo un anno di Guerra all’Iraq sarebbe sufficiente per prendersi cura di tale problema.
Triste, vero, come siamo capaci di così tanto in più, di essere così tanto migliori.
The Water Project è pratico, serve agli enti di base che fanno pozzi e ottengono acqua da bere pulita nel Terzo Mondo.
Questo è un recapito — acqua per un miliardo di persone — davvero non s’adatta alla mia slitta.
** PARK 51 COMUNITA’ DEL CENTRO ISLAMICO (“LA MOSCHEA DI GROUND ZERO”).

Ecco una mancia: se c’è qualcosa che vi farà avere del carbone nella vostra calza, è l’odio la gente sulla base della sua razza o religione.
E mi dispiace dirlo, persone come quelle sono uscite in gran numero quest’anno.
Essi vinsero persino un’elezione. Presto faranno audizioni al congresso per cacciare il presidente degli USA, un Musulmano nato Keniano.
(La mia squadra già raccoglie carbone extra per essere pronti per il Natale del 2011.)
Nel frattempo nella Manhattan più bassa, un gruppo di persone che ha la ventura di essere Musulmano vuole costruire un centro comunità.
Essi chiesero un aiuto al Jewish Community Center di Manhattan.
Essi li aiutarono.
Fu così carino che mi fece pensare che si potevano abbracciare l’Hanukkah e il Ramadan.
Dopo gli odiatori si mostrarono.
Ma io credo che Park 51 vincerà questa lotta.
Per favore aiutateli.
** DEMOCRACY NOW.

Questo grande show quotidiano presenta le notizie che non sentiamo mai nelle radio o TV principali – specialmente al Polo Nord, dove per qualche ragione il sistema cavo porta solo il canale Hallmark e Spike.
Amy Goodman e Co. fanno un lavoro incredibile per portare la verità al pubblico americano ogni mattino.
Io ascolto loro e li sostengo.
(E io sostengo tutti gli sforzi per una comunità no-profit basata sulle radio locali. Potete sapere di più su quel movimento su Radio for All.)
Perciò date se voi potete.
Io so che questi sono tempi duri per la gran parte della gente e che voi avete voi stessi e le vostre famiglie da accudire.
Spero che passiate bene questo periodo oppure per favore ditemelo perché ci sono molti – pure io – che si curano di voi e dei vostri.
Lavorando insieme otterremo il meglio per tutti.
Infine … quelli di voi che non hanno camini, potreste possibilmente lasciare la porta aperta quest’anno?
Non mi piace più quello che fate quando devo rompere la finestra del bagno per entrare.
Buon Natale a tutti e a tutti una buona notte,
Santa (c/o Michael Moore)
MMFlint@aol.com
MichaelMoore.com

Tradotto da F. Allegri il 5 giugno 2011.
Franco Allegri coordina l’associazione Futuroieri, è laureato in scienze politiche, nel 2008 riuscì a prevedere e spiegare il fallimento di Lehman Brother prevedendo anche la data del 18 settembre, da agosto 2009 spiega il litigio tra Berlusconi e Fini adesso spiega come ha anticipato gli esiti del voto di fiducia del 14 dicembre e lavora alla sua nuova rubrica “Wikyleaks e le nudità del re”, traduce scritti politici dall’inglese e si occupa di economia, diritto, cittadinanza. Su Facebook è Futuro Ieri.




2 novembre 2010

La recita a soggetto

Periferia e Ponte Rosso

Periferia e Ponte Rosso


Le Tavole delle colpe di Madduwatta


La recita a soggetto


Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco  preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.


Francesco si alza e gira per il corridoio, poi osserva la finestra che dà sul giardino, Marco  resta seduto e l’osserva. Poi si alza lentamente, con pigrizia. 


Francesco: Sei ingiusto. Vedi nella mia sfortuna del momento una pena, mi imputi senza motivo il marchio dell’incapacità. Non c’è colpa né merito nel mondo che è a caso e va verso il nulla. Felice è chi gode del qui e ora, tutto si  consuma e nulla  si crea. Perché lasciare il bene o il giusto a chi verrà dopo di noi, costoro potrebbero essere i figli di coloro che ci hanno truffati, derubati, messi sotto accusa o peggio. Perfino i  figli e nipoti di cattivi clienti e cattivi pagatori. Chi crea , chi lascia, può creare per altri e chi è l’altro? Non lo conosco! Conosco ciò che è  mio, ciò che mi fa felice qui e ora, ciò che è utile. La gente soffre? Non è colpa mia. Mi spiace per loro. Spero di lasciare nulla nemmeno la mia ombra su questo Belpaese che disprezzo con tutta la mia anima.  Quel che faccio nel commercio e nelle mediazioni è una necessità per non soffrire io stesso. Devo credere al potere mistico del denaro? Non credo sia necessario, a questa società basta che controlli la produzione di qualche azienda trasferita in Romania o in Serbia o in Ucraina che porta la merce qui e fa fallire le produzioni locali per la felicità dei miei ricchi datori di lavoro. Non conta tutto il resto. Devo essere rapido e portare risultati, chi sono non importa  a nessuno, neanche a me.


Marco: Poeta! Ora voglio parlarti del lavoro. Mi sono letto la Costituzione, quella in cui non ho mai creduto. Così recita il Primo Articolo: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e  nei limiti della Costituzione. Vogliamo parlarne? 


Francesco: Di cosa? Costituzione? Democrazia? Popolo? O peggio di Lavoro?


Marco: Di lavoro. Voglio parlare di lavoro. Inizio a dire, secondo verità e giustizia, che questa cosa del lavoro che corona e giustifica la libertà e l’appartenenza a un popolo libero è oggi una truffa e un crimine contro la verità. Il lavoro è merce. Merce che va, merce che viene. Come può la merce fondare la libertà di tutti, lo Stato, la giustizia, la dignità della Patria.  
Io e i miei soci se per produrre calzature, bottoni, vestiti o altro ancora se troviamo caro il lavoro, anche a nero, qui in Italia andiamo in Romania, in Bulgaria, nella Repubblica Ceca, in Ucraina o perché no anche in Serbia. Poi con le leggi che stroncano i dazi e  rendono possibile la circolazione di macchinari industriali e di capitali si fa la fabbrica, si sfrutta la gente povera del luogo con la promessa di sorti magnifiche e progressive e si porta tutto il prodotto  in Italia, in Europa, dovunque. Se le cose si mettono male perché protestano i rossi e i sindacalisti neri arrivano i miracoli. Migliaia di migliaia di lavoratori del nordafricani, orientali, asiatici, slavi, rumeni, albanesi regolarizzati con qualche sanatoria che crea un esercito di disoccupati di riserva per abbassare le pretese dei nostri e gettare fumo negli occhi alle anime belle della sinistra radical-chic. Miracoli. Grandi miracoli. Manodopera a basso costo non mancherà mai in Italia e nel mondo  e qui ci sono molti  retori da strapazzo che per una mancia da poco lodano la società multirazziale che esiste solo nelle loro fantasie malate e nelle menzogne che propinano ai cretini e alla gente idiota. Esiste un solo principio: il potere su uomini e cose della natura che è creato dal denaro che tutto domina e tutto muove. Se  non basta i miei padroni e i loro finanziatori, che sono anche i tuoi, allargano i cordoni della borsa e si comprano la politica, i giornalisti, la televisione e mandano questo mondo umano di sfruttati e di consumatori scemi dove vogliono. Gli esseri umani sono come la plastilina che usano i bambini o come la creta dei vasai e degli artisti. Chi può dare forma a ciò che è indistinto crea e dà senso, la materia deve seguire la mano che opera. Così sono gli umani di questo tempo: cose che vengono comprate, vendute, lavorate, trasformate, distrutte, ricomposte. Il lavoro oggi come oggi  è solo una delle forme nelle quali il forte esercita il potere sul debole. Come può una delle forme del dominio dei pochi sui molti trasformarsi nella forma della libertà di tutti. Non può. Noi qui nel Belpaese viviamo una frode immensa e trasformiamo una libertà che ci è ignota in una fantasia della retorica politica e giornalistica. Libero è il denaro e chi esercita il potere attraverso esso, e tu mio caro fratello  poeta  e cialtrone fingi una forza che non hai. Tu soffri il fatto di non essere ricco sfondato, temi un giorno di far la fine dei tuoi sfruttati. C’è un solo uomo libero oggi: l’uomo ricco e un sola possibilità di essere liberi. Si è liberi se si esercita un dominio proprio, privato, egoistico.

Francesco: Ciò che ieri era vivo, oggi che ti ascolto, capisco che è morto da anni.


Marco: Ciò che prima era vivente oggi si chiama illusione e non è cosa per uomini forti e ricchi.






24 giugno 2010

Ipazia: il film





De Reditu Suo - Terzo Libro

Ipazia: il film

 Il film tanto atteso è arrivato in questa primavera 2010 Ipazia è sul grande schermo. La storia della filosofa e astronoma di Alessandria d’Egitto massacrata e fatta a pezzi  da una turba di monaci e fanatici cristiani aizzati molto probabilmente dal santo vescovo della metropoli del mondo antico era arcinota. Era una figura leggendaria da secoli e rappresentava il contrasto fra la fede fanatica e oscurantista e la scienza. Tuttavia il film che rappresenta la sua vicenda umana mostra anche il contesto nel quale avviene il suo omicidio. Da un lato una ristrettissima minoranza di personaggi eruditi e ricchissimi padroni di ville, beni e  schiavi con a disposizione il meglio della cultura del mondo antico, dall’altra parte una crescente massa di plebei affamati  e schiavi umiliati e offesi che per trovare un senso alla loro vita abbracciano la fede cristiana e sono pronti a reagire con la forza a qualunque provocazione e a sovvertire le regole della convivenza fra culti diversi nella stessa città a loro vantaggio. In effetti la scienza  del mondo antico poggiava su delle minoranze che erano il vertice culturale di una società schiavista, il mondo della grande cultura era il mondo dei pochi che erano liberi e che avevano altri che lavoravano per loro spesso e volentieri incatenati o con qualche modo simbolico per indicare una condizione servile.  Quando i pagani padroni, ricchi e pochi arrivano allo scontro fisico con i cristiani si accorgono loro malgrado che i cristiani che gli son sempre sembrati brutti, ignoranti, sporchi e cattivi sono migliaia e di fatto controllano la maggior parte della popolazione della metropoli. C’è una scena che rivela il fallimento di questi pagani ed è quando armano gli schiavi per combattere i cristiani, uno di questi rimproverato da un pagano libero prende la clava che gli è stata data per ammazzare il suo leader e poi il suo padrone al grido di “Sono Cristiano”. La cristianità nel film è certamente fanatica ma è anche la stragrande maggioranza della popolazione e si è imposta sull’indifferenza dei pagani verso le condizioni di vita della stragrande maggioranza degli abitanti della metropoli antica e sulla loro incapacità di promettere ai loro servi e amministrati qualcosa di diverso da una vita di sfruttamento e servitù senza alcuna prospettiva di riscatto in questo o nell’altro mondo. Cosa c’è di nuovo in questo modo di rappresentare il mondo antico e la sua fine: credo il tentativo di capire le ragioni più profonde di una Questa storia vera è istruttiva intorno alla fine del mondo antico, una leggenda culturale che racconta senza troppi veli i turbamenti di una società confusa che teme che dopo il crollo delle sue certezze arrivi un tempo nuovo e tragico. Ovviamente è la nostra, perché è evidente che questa storia della filosofa rappresenta una crisi  di civiltà che è qui e ora e riguarda l’Europa e l’Impero Anglo-Americano e la racconta sotto i panni dissoluzione e distruzione immane riportando la trama del film a un contesto storico senza troppo concedere ai luoghi comuni e ai diversi stereotipi pseudo – eroici che da anni dominano le sceneggiature dei film.  della fine della civiltà dell’Impero Romano.  

IANA per FuturoIeri




27 marzo 2010

Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

 


 


                          Il Belpaese perso nel suo labirinto di finzioni

Le disperse genti del Belpaese amano illudersi, in tanti cercano di apparire diversi da come sono, credono ai cialtroni e ai ciarlatani della politica, sperano di ricevere miracoli o di vincere a qualche miracolosa lotteria che pare esista solo per loro. La maggior parte delle genti del Belpaese è persa in un tremendo quanto immateriale labirinto, i problemi aspri e concretissimi delle famiglie italiane sono lasciati ai disgraziati che li subiscono. Elencherò ora alcune vivissime preoccupazioni che avvelenano la vita delle genti del Belpaese: la casa con i suoi costi irragionevoli è un problema grave che ritarda i matrimoni e spezza la serenità familiare, la disoccupazione unita alla precarietà e ai bassi salari rallenta l’uscita dei giovani dalle famiglie, la povertà si è diffusa e i ceti piccolo-borghesi e medi temono per il proprio tenore di vita, il benessere, i denari e la vita allegra dei VIP spezzano inoltre l’autostima di milioni di italiani e italiane che osservandoli sulle riviste e nei programmi televisivi si sentono dei falliti.  Milioni d’italiani si sono infilati in un labirinto di memorie spezzate e di rimpianti, di paure, di palese incapacità a trovare nelle disgrazie delle vita un conforto morale, spirituale, o delle regole credibili. I partiti politici non riescono a lavorare intellettualmente e positivamente su questo tragico aspetto della crisi, la dimensione intima non appartiene alla proposta politica, ancora una volta contano gli interessi costituiti, le organizzazioni, i gruppi politicamente  attivi, i grandi finanziatori dei partiti e dei leader di vario livello. La FAMIGLIA ITALIANA con i suoi dolori, le sue aspirazioni rovinate, le sue disgrazie si è trasformata ancora una volta in una parola delle orazioni para-religiose fin e in un lemma della retorica politica, la famiglia concreta con la casa  per il  figlio che non c’è, con la figlia sempre disoccupata, con il padre pensionato che ha bisogno di cure, e con i mille guai che capitano è estranea a ogni rappresentazione della politica. L’unica famiglia che vedo da anni rappresentata nella propaganda politica  è quella felice o speranzosa tipica della pubblicità commerciale. Questa è l’entrata nel labirinto delle illusioni, delle troppe finzioni, dei troppi discorsi e la realtà dura e concreta viene nascosta da una parte, anzi ordinariamente oscurata. Essa può esser di nuovo visibile solo presso certi siti come quello di Beppe Grillo o in alcune trasmissioni televisive talvolta oggetto di dure polemiche e censure. Il labirinto  delle false immagini e delle illusioni ha una seconda pesante conseguenza: non permette di capire la differenza fra il vero e il falso e di conseguenza non offre soluzioni ai grandi problemi di natura collettiva, l’incapacità di distinguere diventa incapacità di pensarsi e di capire questa realtà per ciò che è e non per ciò che finge d’essere. Vengono così ricercate nel labirinto mentale delle illusioni e delle memorie distorte quelle cose che rassicurano il singolo, che danno un qualche sollievo o aiutano a ridurre la complessità del presente a poche formule elementari o a tre o quattro stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni. Occorre coltivare l’abitudine a far strage delle illusioni, a leggere la realtà nel suo quotidiano formarsi e disfarsi senza coltivare comode interpretazioni che forse rassicurano ma non aiutano. La cura per uscire dal labirinto è quindi amara ma necessaria e forse più semplice del previsto; in fin dei conti quando ciò che rassicura e che dà una visione del mondo umano e naturale si rivela cosa fallace e fonte di errori e cattive interpretazioni non c’è nulla di male a lasciarsela dietro le spalle.

IANA per FuturoIeri




26 gennaio 2010

Secondo Libro- Dal passato al futuro senza questo presente


Reditu Suo - Secondo Libro

Dal passato al futuro senza questo presente

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al secondo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, in questo secondo libro cercherò di comprendere la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Gli anni che le sfortunate genti del Belpaese si trovano davanti saranno difficili, in troppi hanno creduto alle illusioni della pubblicità commerciale,  dei pubblicisti dei quotidiani e delle riviste  e del personale addetto alla propaganda politica di questo o di quel partito o personaggio e quindi per molti italiani la discesa dal mondo dei sogni alla realtà sarà brutale e dolorosa. Ora è necessario anche per me fare questo ritorno indietro e osservare la distanza fra il futuro pensato e quello concreto. In questa terza settimana di gennaio i giornali hanno riportato la notizia di un pessimismo diffuso fra i giovani italiani, in tanti temono la disoccupazione e le nuove forme di povertà. Questo venticinque fa sarebbe stato incomprensibile, anche perché le capacità di mobilitare delle forze sociali e politiche che arginassero il peggio del capitalismo selvaggio stavano entrando in crisi proprio allora. Ciò che risulta evidente è la portata della mutazione politica e sociale: la centralità del potere economico nella vita quotidiana ha fatto arretrate il potere politico e la possibilità che hanno le forze sociali di relazionarsi ad esso per mutare le condizioni in cui vivono e operano. Ma proprio mentre scrivo queste parole il dominio economico che corrisponde alla centralità del dollaro e della civiltà anglo­americana si sta avvitando su se stesso e sta perdendo la sua forza originaria.  Oggi il dominio del potere economico non è insidiato tanto dalle forze sociali  italiane ed europee quanto da una novità assoluta: l’emergere di potenze imperiali contrapposte alla civiltà Anglo-Americana. Cina,  Brasile,India ,Russia post-sovietica, e dietro di esse perfino il Venezuela, esse  cercano di trovare uno spazio loro non contrattabile e non sottoposto ai condizionamenti della civiltà Atlantica.  Usano sfacciatamente il capitalismo e le sue contraddizioni per ritagliarsi la loro fetta di potere al grande tavolo della guerra e del confronto diplomatico fra potenze,.La loro azione è sempre lucida, precisa, perfetta, machiavellica e  consegue di solito l’utile politico. Proprio perché il loro agire economico è volto all’utile politico queste nuove potenze stanno mettendo in discussione la centralità dell’economia la quale è coincidente con gli interessi delle minoranze al potere nella civiltà Anglo-Americana. Del resto proprio le gravi difficoltà della civiltà statunitense rivelano la strage delle vecchie illusioni italiche..

IANA per Futuroieri




10 gennaio 2010

L'Italia del qui e ora

De Reditu Suo

L’Italia del qui e ora

Il Belpaese è generoso con quanti pensano male di lui, non passa giorno senza che  nuovi argomenti s’aggiungano al cumulo impietoso delle cose e delle vicende censurabili e meschine.

In questo umido e triste mese di gennaio 2010 la vicenda meridionale di una rivolta spontanea di braccianti di colore, sfruttati e vittime della violenza della criminalità organizzata ha reso manifesta l’inconsistenza di questa cosa detta Seconda Repubblica, perfino i poveri tra i poveri possono svergognare l’ordine costituito e impaurire la popolazione di un territorio. La vicenda mi porta a riflettere sulla debolezza della società e del potere politico in Italia. Quello presente in Italia oggi non è un potere ma la sua caricatura, la sua immagine deforme e infelice. I veri poteri sono oggi finanziari ed economici, la forza del denaro può intervenire sui consumi, sui processi decisionali degli esecutivi, sullo sviluppo di un territorio, cambiare l’esito delle elezioni attraverso l’immissione di milioni nelle casse di quello o di quell’altro partito, de-localizzare imprese lasciando interi paesi e talvolta le nazioni senza uno sviluppo occupazionale e industriale. I poteri politici e le forze più o meno spontanee che si  sviluppano fra la cittadinanza arrivano dopo i processi decisionali della finanza e dei nuovi padroni del vapore, giocano, per così dire in difesa, gli altri possono scegliere quando attaccare, come e con quali mezzi e nel caso possono perfino decidere se è opportuno per loro organizzare una difesa. Questo vale per la privatizzazione dei servizi pubblici, dell’acqua, dei telefoni, delle ferrovie, per i rincari delle bollette, per le decisioni che vedono il potere finanziario in stretta relazione con il potere degli esecutivi o con fenomeni di carattere sociale. Il potere politico si è fatto piccolo, la società civile gioca in difesa e le generazioni anagraficamente più giovani sono prive di vere difese contro i modelli sociali e comportamentali veicolati dalla pubblicità commerciale. Per una parte della gioventù l’equivalente della piazza dei nonni e dei padri è internet più il centro commerciale. La rotta di quella che un tempo era la società civile e delle organizzazioni politiche dalla vita degli umani nei paesi industrializzati e in Italia ha creato le condizioni perché i poteri finanziari prendessero delle iniziative volte a ridefinire gli assetti sociali e quindi politici per una loro eterogenea volontà mediando poco o nulla con gli altri soggetti. Senza limiti e senza freni l’imperizia, talvolta criminale, della politica nostrana e l’egoismo sociale dei pochi e dei ceti privilegiati ha formato questa cosa deforme e brutta che è l’Italia di oggi che regala al mondo la scena di una rivolta disorganizzata e spontanea degli sfruttati di colore i quali vengono tratti in salvo dalle forze dell’ordine per evitare altri disordini, ferimenti e pestaggi. Non posso che auspicare che arrivi la fine per questo modello di produzione e consumo e l’abiura collettiva sopra questi anni scellerati e pazzi perché è giusto così.

IANA per FuturoIeri




15 dicembre 2009

Come si trasformerà questo presente

De Reditu Suo

Come si trasformerà questo presente

Il Belpaese è senescente, squallido, deforme, malvissuto; la sua gente ha assorbito la prepotenza e la corruzione delle sue sedicenti classi dirigenti e se ne fa ancor oggi una ragione di vita, comunemente, e anche inconsapevolmente, il signor Mario Rossi ha due o tre morali a seconda delle circostanze. Per questo non è facile nel Belpaese comprendere l’enormità di certi processi auto-distruttivi in corso, capire quanto le disgrazie presenti siano il frutto di politiche neo-liberali belliciste e scellerate, di anni di cedimenti del potere politico nei confronti della grande finanza e delle grandi banche, di sviluppo industriale inquinante e antisindacale, di ideologie imperiali di potenza che hanno scaricato sui popoli più poveri e disperati del pianeta azzurro le loro folli avventure militari.  Questo presente è destinato a presentare alle disperse genti del Belpaese delle prove difficili, eppure il nostro piccolo mondo umano è debole e disperso al punto che perfino il gesto di uno squilibrato in un comizio milanese può mandare in tilt il sistema politico e il Presidente del Consiglio all’ospedale. Poche volte il sistema politico e sociale del Belpaese è stato così vulnerabile, e questo accade in un momento nel quale stanno arrivando le diverse crisi: quella democrazie rappresentative vessate da poteri finanziari che si comprano i partiti e i politici, quella ecologica con la degradazione dell’ambiente e lo spostamento di milioni di esseri umani, quella alimentare che vede certi paesi ricchi dell’Asia e del Medio-Oriente accaparrarsi centinaia di migliaia di ettari di terra coltivabile in Africa un continente che soffre la fame da quando è stato colonizzato e civilizzato. Questo presente se non arrivano miracoli tecnologici e politici sarà sempre più violento, disgregato e malvagio fin al punto che le crisi convergeranno in un punto che darà origine a qualche gravissima disgrazia militare o economica.  Questa non è una profezia ma il frutto di una mia personale riflessione alla luce di quanto ho studiato e cercato di capire nel corso di anni. Ora il mio dispiacere politico e morale è dato dal fatto che le disperse genti del Belpaese son ripiegate su se stesse, la loro politica tratta del Cavaliere Nero come se fosse un re di Antico Regime al centro della vita quotidiana del suo Regno; la realtà concreta di questi anni è sparita o si è persa in vuoti atti di retorica, questo presente si è inabissato in un mare di barzellette e di farneticazioni.

Il Belpaese di fatto non sta costruendo la sua  civiltà e non sta dando un contributo suo ad una ragionevole soluzione dei gravi problemi che affliggono l’umanità e il suo eco-sistema planetario. Le genti del Belpaese stanno mancando il loro appuntamento con la storia e con la vita. A questo punto mi va bene tutto anche un grande disastro forestiero che spinge le diverse genti d’Italia ad aprire gli occhi e a capire l’enormità delle loro omissioni.

Che dolore!

IANA per FuturoIeri




15 dicembre 2009

I nemici della libertà nel Belpaese

De Reditu Suo

I nemici della libertà nel Belpaese

I nemici della libertà nel Belpaese ad oggi sono fin troppi e il mio giudizio su di loro è semplice: non si tratta di estremisti politici rossi e neri in quanto fascisti o al contrario neri perché anarchici ma di esseri umani inclini alla malafede, alla doppiezza, la compromesso, alla frode e la furto. Scrivo questo in tempi nei quali si fanno inchieste contro l’eversione dei politicamente eccentrici, ora questi attivisti politici sono spesso infrequentabili e talvolta pericolosi ma anche se riuscissero per assurdo a far un fronte comune non potrebbero cambiare la realtà sociale e politica che è gestita dalle banche, dalle società per azioni e dai miliardari che controllano i mezzi di comunicazione di massa e indirizzano la grande politica. Per avere la loro possibilità i post fascisti, gli anarchici e i post-comunisti dovrebbero avere una società ridotta in condizioni da dopoguerra post-nucleare o dove gli Stati e le principali banche sono in bancarotta e il caos sociale e civile rende pericoloso perfino barricarsi in casa. Situazioni possibili ma anche estreme e improbabili, infatti dalla parte degli estremisti c’è quasi esclusivamente la capacità distruttiva e la vocazione suicida delle democrazie ”occidentali”, ovviamente anche in Italia.  Al contrario il ladro e il truffatore nelle diverse declinazioni della vita civile e politica quando diventano fenomeni di massa sono i primi nemici della libertà di tutti perché distruggono la credibilità dell’ordine costituito, la stima del derubato verso se stesso, mettono in crisi la democrazia perché dove il delinquere la fa da padrone il bisogno primario è quello della sicurezza e della difesa dal nemico e dal diverso. Una società sotto assedio, dove la paura è la regola della vita sociale, porta alla ricerca di capi forti e autoritari. Compagno della gran massa di ladri è il moralista italiano ossia quel soggetto spregevole che cerca i tappar la bocca a quanti scossi da questo delinquere e  dal legalizzare la violenza dell’uomo sull’uomo ostentano ai loro simili la comune crisi della libertà e della democrazia. Il moralista italiano esce dalla sua buca da suggeritore e scatena una tempesta di allusioni diffamatorie verso colui che presenta lo stato delle cose. Le accuse ricorrenti sono di esser anti-democratici, faziosi, interessati, e totalitari; la critica dei processi degenerativi delle democrazie è trasformata da questi bari della parola nella critica alla libertà e alla proprietà privata. L’italiano medio come essere umano è di per sé  poco o per niente sensibile, con l’eccezione di alcune minoranze,al problema della libertà ma è al contrario molto sensibile verso il sospetto che l’interlocutore sia contro la proprietà privata. Ovviamente il nostro Mario Rossi si scatena solo quando è in discussione la sua proprietà privata e reagisce sempre con un moto di sdegno, vien preso dalla paura che gli venga rinfacciata quella raccomandazione o quella mancanza e subito la persona perbene che denunzia fatti gravi e circostanziati passa da criminale, da impiccione, da delatore potenziale di questura e di condominio, in una parola si trasforma subito nel nemico sociale e in prospettiva nel rivale politico. Ecco quindi le due categorie di liberticidi: il delinquente in una società criminale e criminogena e il suo funesto compare moralista. Uno ruba e uccide e l’altro gli fa da palo perché in fondo all’animo il secondo fra i due è anche vile e maligno e con la sua ipocrisia difende i mascalzoni. Forse prima ancora di pensare a una valida difesa dai ladri occorre difendersi dai moralisti e da chi dà a costoro la possibilità di proseguire nelle loro imprese farisaiche.

IANA per FuturoIeri




25 novembre 2009

La Banalità di un mondo umano piccino



De Reditu Suo

La banalità di un mondo umano piccino

Il Belpaese esce dalle sue stagioni passate per esaurimento fisico, per consunzione dei corpi e delle menti di coloro che ne hanno fatto parte, fino all’ultimo il discorso su ciò  che è stato è inquinato dai rancori e dalle paure di coloro che hanno vissuto quei tempi.

Proprio gli anni che sono volati via dovrebbero far pensare intorno alla questione di cosa tiene assieme questa massa informe di esseri umani diversi e rissosi che passa sotto il nome collettivo di “Italiani”.  L’Italia della politica di questi ultimi anni è a metà strada fra l’aula di  tribunale e l’ospizio di lusso per ricoverati provenienti dai ceti più elevati della società. Quel che ho capito di questa situazione non è rassicurante, ormai le diverse genti d’Italia stanno assieme per paura e per una sorta di forza d’inerzia che sconfina nella rassegnazione, l’elemento della politica che dovrebbe adeguare le leggi ai tempi e influire positivamente sui costumi e sull’azione del governo sta giocando un ruolo perverso, di fatto divide, umilia e deprime le disperse genti del Belpaese. Le genti d’Italia si dividono e si spaccano su tutto proprio adesso che i tempi esigono delle politiche in grado di rispondere a problemi gravi, mi limito ad elencarne alcuni: scarsa mobilità sociale, disprezzo generalizzato per la cosa pubblica e la politica, povertà presente in diversi ceti sociali, razzismo strisciante, paura, egoismo sociale, indifferenza al “bene comune”, estraneità rispetto alla storia e alla cultura del Belpaese. Queste sono le basi per pianificare una catastrofe, per vedere l’ennesimo otto settembre. Stavolta potrebbe non andare così bene, finora gli stranieri non hanno voluto sostituire le popolazioni della penisola, deportarle o incenerirle. Destino che altre genti hanno incontrato nel corso del secolo scorso. Questo secolo potrebbe non essere così caritatevole come quello appena passato, e non è bene lasciarsi andare. Occorre costruire qualcosa che superi la vulnerabilità dell’essere Stato, che sia più forte delle ingerenze straniere, dei poteri finanziari. Occorre che si formi una civiltà italiana del tutto nuova in grado di reggere la sfida dei tempi. Questo non può essere il lavoro di un privato o di un cenacolo di dottori e persone di specchiata moralità, le diverse e disperse genti d’Italia devono ricostruire se stesse e creare una loro storia, darsi da sé le ragioni profonde del loro stare assieme.

Solo ricostruendo degli elementi di comune identità italiana sarà possibile uscire da questi anni funesti, da questo gelo della vita civile, morale e spirituale. La crisi in corso e l’enorme debito pubblico proiettano delle ombre inquietanti su questo mondo piccino, su quest’Italia delle certezze ridicole e delle illusioni, sulla politica del finto buonsenso e della retorica, sulle immagini rassicuranti di un Belpaese che esiste solo nel fantasia di qualche pubblicista. E’ banale ricordarlo ma nel comune sentire di tanta parte delle genti d’Italia c’è un qualcosa di profondamente estraneo alla libertà; questo strano e oscuro oggetto sta emergendo con forza spinto dalla crisi che lo svincola dalle sue catene.

 

IANA per FuturoIeri

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29 settembre 2009

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

La valigia dei sogni e delle illusioni

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

E’ quasi un ritorno all’infanzia, una fuga nel trapassato remoto, uno sprofondare in un tempo ormai fredda cenere di cose morte l’osservare di nuovo su Youtube o leggere in pubblicazioni, o in libri di saggistica specifica qualcosa dei vecchi eroi dei cartoni animati giapponesi del piccolo schermo dei tardi anni settanta e primi anni ottanta. Non è un caso che una generazione intera si riconosca in un passione per cose così lontane per grafica, storie, concetti, disegni dai cartoni animati e dai fumetti giapponesi prodotti e distribuiti attualmente. Eppure quelle storie sono parte di un mondo finito da decenni, non è sbagliato vedere dei riferimenti a una certa cultura antiautoritaria degli anni settanta nei cartoni animati di Goldrake, Lady Oscar, Capitan Harlock. Ho citato, non a caso, tre serie animate di successo che presentano due eroi maschi e una femmina spesso in conflitto con l’ordine costituito, e in lotta per la libertà, e in particolare quella altrui. Per dare qualche elemento concreto alle mie affermazioni adesso farò riferimento a una serie non certo fra le mie favorite. E’ disponibile dal 2008 una versione italiana per la D/Books del fumetto che ha dato origine alla serie di Lady Oscar. Nel quarto volume di questa serie è presente un’intervista all’autrice Rioko Ikeda la quale fra l’altro racconta:”…credo che questo percorso interiore di Oscar sia un riflesso della mia esperienza giovanile. Sono cresciuta al tempo della contestazione studentesca, partecipandovi in quanto era impossibile studiare nelle università occupate. Perciò, mentre non ho potuto godere di molta libertà nel raffigurare un personaggio storico come Maria Antonietta, Oscar è diventata un po’ la rappresentazione di me stessa e delle mie esperienze…A proposito, una curiosità: Oscar ha 87 di seno, 63 di vita e 90 di fianchi. Erano le mie misure al tempo!”. Queste affermazioni della Manganaka illustrano benissimo come il fumetto, e non solo quello giapponese,  sia un riflesso di un certo periodo storico. Si tratta in fin dei conti di un fatto d’arte, quando è arte e non un tirar via per far cassa, che è in grado di rispecchiare le tensioni e le speranze di un periodo storico sia pure in una sua  logica commerciale, visiva e narrativa specifica.

Quelle passioni civili che si riflettevano nelle opere degli artisti giapponesi nella banale e quotidiana realtà del Belpaese si sono spente da anni, alle istanze di libertà e di scoperta dell’altro si sono sostituite quelle che reclamano sicurezza a oltranza e spazi gerarchici certi. Del resto le produzioni giapponesi di moda e maggiormente sostenute dal commercio di oggetti, giocattoli e videogiochi sembrano aver perso spessore intellettuale a vantaggio delle suggestioni degli effetti speciali, delle logiche da gioco di ruolo o da videogioco, magari proprio quelli dove prima di finire il livello c’è da spaccare di botte il mostro di turno. Il Belpaese è però silente da anni, morti Pazienza, Magnus e Bonvi non sembrano manifestarsi grandi maestri del fumetto italiano in grado di rimettere assieme le passioni civili con l’arte; del resto quando mandano in onda le vecchie serie giapponesi mi sembra di rivedere qualcosa della mia infanzia: un mondo umano finito da anni, morto. Un telespettatore italiano attento potrebbe addirittura leggere quelle puntate come una sorta di documentario sull’animazione giapponese, e di conseguenza leggere non tanto il proprio passato quanto quello altrui. Non Basterà cambiare i dirigenti politici per uscire da queste tenebre, occorre un poco d’utopia, di libertà di pensiero, di amor proprio che scivoli magari anche a piccole gocce nella testa della maggior parte della popolazione della penisola.

IANA per FuturoIeri



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