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13 settembre 2010

Il Belpaese e la scuola

 


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

IL BELPAESE E LA  SCUOLA

Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere. Onestà intellettuale vuole che si ragioni anche sul fatto che la scuola pubblica non è una cosa importante neanche per la maggior parte degli italiani che in massa hanno votato per partiti politici di chiaro orientamento neoliberale: PDL e Lega Nord. Un neoliberale crede nella scuola privata e considera che la scuola pubblica non deve promuovere l’ascesa sociale degli allievi e di riflesso delle loro famiglie; infatti nel mondo Statunitense e Inglese la scuola è privata e le scuole che formano per inserire gli allievi ai livelli alti delle professioni e della società sono costose e di fatto delle imprese private. E’ palese che chi porta avanti politiche neoliberali tagli la scuola e la spesa sociale anche a prescindere dalla condizione economica del momento. A beneficio dei miei venticinque lettori presento queste due citazioni su alcuni rimossi che riguardano la scuola italiana, riflettere sul  passato, quello non finto e falsificato, aiuta.

In realtà, ad avviare concretamente una prima revisione ideologica dei testi scolastici in uso del Ventennio mussoliniano e a sollecitare – nel quadro di una più generale defascistizzazione della scuola italiana- la produzione e diffusione di una pubblicazione scolastica più in sintonia con le idealità politiche, sociali e culturali della nascente democrazia, fu la Sottocommissione per l’Educazione dell’Allied Military Gouvernament  (AMG), presieduta dal pedagogista statunitense Carl Washburne. Tra il 1944 e il 45, com’è noto, la Sottocommissione  pose mano alla stesura di nuovi programmi didattici per la scuola materna ed elementare e per l’Istituto magistrale e, contestualmente, stabilì i criteri per la revisione dei libri di testo relativi alle scuole di ogni ordine e grado, affidando tale compito ad una Commissione ministeriale centrale e ad una serie di Commissione regionali per la scuola istituite nei territori via via liberato e sottoposti al controllo dell’Allied Military Gouvernament, composte da insegnanti e funzionari scolastici designati dai Regional Officiers di comune accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione. Pag.311

Ferruccio Parri capo della Resistenza Italiana e presidente del Consiglio  dal giugno del 1945 al dicembre 1945  così si espresse a proposito del provvedimento Scelba contro il fascismo e il suo possibile ricostituirsi:”Finora la nostra organizzazione politica e i nostri partiti non hanno saputo risolvere il problema dell’educazione. La presentazione di questo disegno di legge può essere l’indice di un fallimento, l’indice di una scarsa capacità educativa della nostra democrazia ad irradiarsi nelle sfere giovanili. Il problema dei giovani è il problema di fondo per il nostro avvenire.”  Intervento in senato del 23 gennaio 1952. Cit. in. Anna Ascenzi, Metamorfosi della cittadinanza, Studi e ricerche su insegnamento della storia, educazione civile e identità nazionale in Italia tra Otto e Novecento, EUM, Macerata, 2009. Pag.320

IANA per FuturoIeri





13 giugno 2010

La Guerra degli altri-pezzo ripubblicato

13 Giu, 2010

De Reditu Suo - 2° Libro: un pezzo ripubblicato da Franco Allegri su Empolitica


De Reditu Suo - Secondo Libro
La Seconda Guerra Mondiale degli altri

26/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Se è difficile scrivere della Seconda Guerra Mondiale in Italia, È DIFFICILE ANCHE SCRIVERE DI UN FILM CHE NE MOSTRA UN ASPETTO POCO NOTO e portatore di dubbi e di nuove considerazioni.
Quasi per caso e a pezzi su Youtube ho potuto vedere qualcosa di un film sulla guerra in Italia fatta dalle truppe francesi golliste al seguito delle forze armate Statunitensi.
Sto prendendo in considerazione il film nominato in lingua inglese Days of Glory del 2006, in francese è noto sotto il nome di “Indigènes” il regista è Rachid Bouchareb.
Si tratta della storia di una forza armata di Marocchini, Tunisini, Marocchini e montanari del Nord-Africa arruolati nella Prima Armata Francese che combatté sul Fronte di Montecassino in Italia, in Francia del sud e infine in Alsazia-Lorena ai confini della Germania.
A onor del vero queste truppe nel Belpaese si son fatte una fama tremenda, DEL RESTO SECONDO UN VECCHIO GIUDIZIO E PREGIUDIZIO LE GENTI D’ITALIA AMANO CONSIDERARE COME LIBERATORI SOLO GLI STATUNITENSI CHE ERANO UNA DELLE TANTE FORZE che combattevano il Nazi-Fascismo nel Belpaese nel periodo 1943-45.
L’immagine dello statunitense in divisa e elmetto che regala Coca-cola e cioccolata ai bambini, vera o falsa che sia, è per così dire quella alla quale s’affezionano le genti del Belpaese.
Gli altri Marocchini, Inglesi, Greci, Nepalesi, Maori, Sudafricani, Neo-Zelandesi, Brasiliani e quanti altri ora sul momento non ricordo, sono poco considerati o dimenticati da una certa retorica ufficiale e da una certo modo di pensare la Seconda Guerra Mondiale.
Del resto a onor del vero c’è da dire che le truppe francesi che sfondarono le difese tedesche e aggirarono la posizione di Montecassino erano proprio quelle di cui si racconta nel film in una cruda scena di combattimento ed esse ricavarono dalla campagna d’Italia una fama sinistra di violenza gratuita contro le popolazioni civili.
Occorre precisare che questa triste fama è stata sfruttata dalla pubblicistica della Repubblica Sociale molto attenta alle paure fondamentali della piccola borghesia italiana e in particolare al terrore che suscita il diverso, anche in quanto negro o magrebino, e il comunista ateo in quanto distruttore della proprietà privata dei ricchi.
Quel che considero interessante tuttavia è l’emergere della guerra degli altri, OSSIA DI COLORO CHE NON SONO PARTE DI UN CERTO MODO STEREOTIPATO E RETORICO DI DESCRIVERE LE VICENDE BELLICHE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; i quali peraltro hanno anche pagato con la vita la loro partecipazione al conflitto.
Credo che fra non molto anche nel sonnolento Belpaese si aprirà, fra l’indifferenza generale delle diverse popolazioni, il problema della cultura degli altri che non sono affatto delle pagine bianche ma recano con sé le loro ragioni e i loro modi di vivere anche in materia di storia comune.
Le genti del Belpaese si son illuse: hanno chiesto braccia e badanti e son arrivate intere famiglie e son qui per restare e portano la loro storia e la vicenda umana; questo film ne è la dimostrazione.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




28 gennaio 2010

F.Allegri traduce B.Obama in Cina

26 Gen, 2010

B. Obama in Cina

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 18 volte.

Proponi su Proponi su OkNotizie

25/11/2009

Di Ralph Nader

C’era qualcosa di triste e di strano nella debole presenza del Presidente Obama in Cina la scorsa settimana.

Triste perché  lui arrivò senza obiettivi apparenti e se n’andò a mani vuote subito dopo aver visitato la vecchia Grande Muraglia che secondo lui gli dava una prospettiva del tempo.

Strano perché  permise ai dominatori cinesi di tenere in quarantena le sue fermate con la gente cinese- sia di persona sia in televisione.

Il suo incontro pubblico principale fu con la Lega dei giovani studenti Comunisti i quali vennero con domande scritte.

Tutti i segni apparenti mostrarono che Obama non ebbe carte da giocare. Gli USA sono, di gran lunga, il più grande debitore del mondo.

Era duro sfidare i suoi padroni di casa cinesi che fecero una menzione rapida dei deficit e dei debiti profondi del nostro governo.

Essi non dovevano descrivere la nostra economia indebolita, il nostro dollaro in declino e l’alto indebitamento che gli USA hanno con i loro creditori cinesi.

Tutti sanno quanto è malferma la situazione finanziaria globale dell’America.

Certamente non sappiamo cosa avvenne nelle discussioni private fra Mr. Obama e le sue controparti cinesi.

Basta dire che il Presidente non avrebbe potuto ottenere molto di più nella sottovalutazione dello Yuan, nella grande ingiustizia nelle regole commerciali e nelle convenzioni tra la Cina e i suoi clienti più grandi dell’altro lato del Pacifico.

Mr Obama ha elevato il commercio principale, l’investimento, i temi militari e di sicurezza del conflitto con la Cina descritti nel Rapporto 2009 appena diffuso al Congresso dalla Commissione U.S.- China Economic and Security Review: la fredda constatazione che ciò che i capi della Cina accordarono a lui in pubblico si sarebbe trasformato decisamente in gelo.

(Per tutto il rapporto, visita www.uscc.gov.)

David Shambaugh, direttore del China Policy Program alla Gorge Washington University, lodò il rapporto congiunto tra USA e Cina come se “introducesse a molteplici aree di cooperazione tangibili”.

Tuttavia, l’accordo sono solo parole senza qualsiasi compito vincolante.

Sull’aspetto minore, Mr. Shambaugh fu generoso. Egli disse:

“I fallimenti mettono in luce come il presidente passò il suo tempo in Cina. Non interagendo con i cinesi, non facendo un discorso televisivo nazionale senza censura, non visitando organizzazioni civiche o di affari, non visitando imprese ad energia pulita o eolica, non vedendo i difensori e gli attivisti per i diritti umani, non incontrando gli affaristi americani o la comunità scolastica: tutto va considerato come un fallimento. Non mandò segnali positivi in queste aree – ma il governo cinese non lo permise e quello Americano non insistette su questo”.

Questo primo viaggio in Cina di Mr. Obama fu un’opportunità persa in tre modi che non possono essere scusati: non conta l’assenza di stato ed energia positiva.

Primo, gli USA sono il più grande consumatore della Cina e non sono stati trattati bene.

Pesce contaminato, ingredienti pericolosi nelle medicine, gomme difettose e prodotti contaminati da piombo sono alcuni dei problemi continui che sono costati delle vite di americani e anche la loro salute.

Mr. Obama avrebbe dovuto fare un trattato di protezione del consumatore con la Cina chiedendo l’accesso ai loro laboratori, imprese ed esportatori per ispezionare e certificare il prodotto. Tale trattato avrebbe dovuto includere garanzie contro l’importazione di merci contraffatte e assoggettare alle nostre leggi civili e ai nostri tribunali le imprese cinesi che vogliono fare affari nel nostro paese.

Secondo, occorreva un accordo bilaterale concentrato sull’enorme corrente di inquinamento dell’aria che viene sul Pacifico dalla Cina portata dai venti prevalenti.

La Cina sta aprendo due grandi impianti a carbone che generano elettricità ogni settimana e la Corea, il Giappone e il Nord America soffrono le conseguenze, anche di quelli delle emissioni delle grandi fabbriche. L’accordo avrebbe aperto (ora che la Conferenza di Copenhagen è stata consegnata alla retorica e all’esortazione) la via ad una cooperazione contro la pioggia acida, l’acidificazione dell’oceano, e il cambiamento climatico. La Cina è preoccupata per i nostri deficit. Noi potremmo preoccuparci delle loro emissioni.

Terzo, un patto scaduto da tempo riguardo alle malattie infettive è necessario.

Nel corso dei decenni molti Americani hanno perso le loro vite a causa dell’influenza diffusa dalla Cina. Il virus è passato dai maiali agli allevatori (che vivono in prossimità) e al resto del mondo. La Cina imparò dall’epidemia di SARS del 2003 quanto la segretezza possa essere economicamente dannosa.

Ma essa deve essere ancor più cooperativa con i sistemi di pronto allarme internazionale.

Il governo deve permettere a più specialisti Americani in malattie infettive di lavorare con le loro controparti cinesi a tempo pieno in Cina.

Una forte espansione dei servizi di cooperazione, investigazione, analisi dei dati, test e altre iniziative contro le epidemie (che insieme salveranno milioni di vite in futuro, sia in Cina che in USA) sono una priorità urgente.

Forse Mr. Obama parlò in privato di questi argomenti.

Ma questo è  un segno di debolezza. Egli è debitore con gli americani di una forza pubblica e di una leadership a Pechino per proteggerli – come consumatori – dai sotto prodotti della globalizzazione corporativa dato che non si muove per proteggerli come lavoratori.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




11 ottobre 2009

Il significato delle parole

L'amico Franco Allegri mi manda questa sua traduzione di una lettera di Nader il paladino dei consumatori e dei cittadini americani. Devo dire che mi conforta scoprire che le mie inquietudini e i miei dubbi sull'Impero Anglo-Americano sono confortati da una simile fonte. Ancora una volta si comprende come in Italia le notizie sul "gigante a stelle" e strisce siano legate a un senso nostalgico delle cose, a un pensare di vivere ancora in un tempo immobile e indefinito nel quale la straprovincia Italia dell'Impero guardava prostrata i miracoli del potente conquistatore. Proprio l'esempio che viene dal Nader dovrebbe spingere a riconsiderare tanti luoghi comuni e a dismettere l'abito servile e meschino di un Belpaese incapace di reggersi sulle sue gambe e continuamente bisognoso di patroni forestieri che lo salvano dalle sue scelleratezze.  Da l mio punto di vista proprio l'orgoglio americano che trapela dalle parole dell'avvocato più famoso degli USA dovrebbe indicare alle genti della Penisola la possibilità di un modo diverso di rapportarsi al potere e alle forze che dominano il presente. Credo che quando andrà giù il grande impero si dissolverà anche questa reggenza, fondata sulle illusioni, che tiene prigionieri di ricordi malati e della follia le genti della Penisola.

IANA



Il significato delle parole

04/09/2009

Di Ralph Nader

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Vi stupite di quello che accade alle parole quando cadono nelle mani dei propagandisti governativi o aziendali?

Spesso giornalisti ed editori non si stupiscono abbastanza.

Essi ripetono le parole persino quando il risultato è un raggiro o un doppio senso.

Ecco alcuni esempi.

Un giorno si e uno no leggiamo dei "detenuti" imprigionati per mesi o anni dal governo federale in USA, Guantanamo Bay, Iraq e Afganistan.

Non sanno i media che la parola corretta è "prigionieri", senza curarsi di quello che Bush, Cheney e Rumsfeld diffusero?

Il dibattito duro, il contrasto sull'assicurazione sanitaria e i $2,5 triliardi spesi questo anno in sanità coinvolgono consumatori e "fornitori".

Come si può descrivere venditori o distributori, (spesso dannosi, negano i benefici, manipolano i contratti mal scritti, frodano Medicare e Medicaid per miliardi) come "fornitori". Ho sempre pensato che "i provveditori" fossero persone che si occupano delle loro famiglie o impegnati in opere caritative. In qualche modo, la definizione del dizionario non si adatta ai profili della grande avarizia di Aetna, United Healthcare, Pfizer e Merck.

"Privatizzazione" e il "settore privato" sono eufemismi molto diffusi che ingannano la stampa ogni giorno.

Lo spostare beni posseduti dal governo o funzioni in mani aziendali, come Blackwater, Halliburton, e i conglomerati che controllano ora le autostrade pubbliche, le prigioni, e i sistemi dell'acqua potabile sono "aziendalizzazioni", non l'immagine leggera dell'andare al "privato" o nel "settore privato".

E' il settore delle multinazionali!

"La riforma della pratica illecita medica" è un altro termine improprio. Di solito significa restringere i diritti legali della gente ingiustamente ferita dagli ospedali e dai dottori, o limitare la responsabilità di questi venditori multinazionali quando la loro negligenza nuoce a pazienti innocenti. Bene, "la riforma della pratica illecita medica" o la "sua crisi" non si applicherebbero alle pratiche negligenti o cattive di medici di professione per quelli che chiedono giustizia. Dopo tutto, quasi 100.000 persone muoiono ogni anno a causa di errori medici/ospedalieri; dal rapporto della Harvard School of Pubblic Health. Centinaia di migliaia si ammalano o si feriscono, per non menzionare i tributi anche più grandi dati alle infezioni indotte dall'ospedale. "Le riforme" proposte incollano questo alla gente sbagliata - i pazienti - non i venditori.

"Libero commercio" è usato sempre come eufemismo.

E' un commercio gestito dalle multinazionali come si vede dalle centinaia di pagine di leggi a loro favore del NAFTA e del WTO. "Il libero commercio" abbassa le barriere fra le nazioni in modo che i cartelli, i monopoli palesi e non giustificati, le pratiche e i prodotti di contraffazione, contrabbando e quelli dannosi possono muoversi nel mondo senza ostacoli. In merito all'uso costante di queste parole va sottolineato che penetrano anche il linguaggio di coloro che lottano contro le politiche di quelli che per primi coniarono questi eufemismi.

Voi leggerete dei "detenuti", "dei provveditori", di "privatizzazione", di "settore privato" e di "libero commercio" nelle pagine della "Nation" e delle riviste dei progressisti, alle loro conferenze con i loro capi e durante le interviste ai mezzi di informazione.

Dopo la gente fa notare loro queste parole boomerang e ancora non cambia nulla.

La loro usanza è cronica.

Molto di ciò che siamo che facciamo e pensiamo è espresso con il linguaggio che scegliamo.

La parola tende a divenire la cosa nella nostra mente come S. Chase puntualizzò 70 anni fa nel suo lavoro classico "La Tirannia delle Parole".

Permetteteci di fermare lo sgarbo al dizionario!

Permetteteci di fermare la resa ai propagandisti e agli imbroglioni delle pubbliche relazioni!

Frank Luntz - il mago della parola Repubblicano che inventò il termine "tassa sulla morte" per sostituire "tassa sulla proprietà" è così sprezzante dell'inettitudine verbale del Partito Democratico (come l'usare "opzione pubblica" invece di "scelta pubblica" e l'usare sempre i suddetti sbagli) che li sfida offrendo un consiglio gratuito ai Democratici.

Suggerisce che potrebbero contrattaccare il suo "tassa sulla morte" con "tassa dei miliardari".

Nessun Democratico l'ha fatto.

Ricordate il significato delle parole.

L'uso delle parole in modo giusto e con il vero valore è uno dei caratteri di un buon libro.

Tre nuovi libri spiccano per il loro parlar giusto.

In Grand Illusion: The Myth of Voter C hoice in a Two-party Tyranny, Theresa Amato, il mio ex dirigente della campagna elettorale, espone gli ostruzioni fatti dai 2 partiti maggiori che negano la scelta di voto per il 3° partito e gli indipendenti.

Proprio fuori è Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle del vincitore del Pulitzer, Chris Hedges.

Ed infine, l'autobiografia vigorosa, maliziosa e anche breve di quello spirito libero, Jerry Lee Wilson, The Soloflex Story: An American Parable.

Senza resistere ai loro stili differenti, questi autori esercitano la disciplina semantica.

Fine.

Tradotto da F. Allegri il 09/10/2009

Franco Allegri è presidente dell'associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




28 giugno 2009

Fra noi in confidenza: che faremo dopo l'Impero USA...?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Fra noi in confidenza: che faremo dopo l’Impero USA…?

 

Sul quotidiano la Repubblica del 21/06/2009 si racconta della fantasia gastronomica dei forestieri che sono soliti improvvisare con loro ingredienti, o peggio far opera di  rozza contraffazione, alcuni piatti della cucina italiana. Si tratta di qualcosa che dovrebbe far riflettere. In fin dei conti nel Belpaese si guarda sempre agli stranieri, agli inglesi, e agli americani per cercare quelle ragioni e quei punti di forza che nel Belpaese sembrano inesistenti. Talvolta si è guardato per le questioni della riservatezza dei privati o del controllo dell’attività bancaria alla civiltà Anglo-Americana, sperando di essere illuminati dai loro comportamenti virtuosi.  Le cattive e pessime prove di quella gente viste in questa crisi non mi sembrano incoraggianti. Gran parte degli pseudo-miti sull’efficacia e d efficienza dei nostri vincitori, o liberatori che dir si voglia, di un tempo remotissimo si sono dissolti. Erano propaganda, finzioni, leggende metropolitane gonfiate ad arte da film o telefilm, i nostri giornalisti e opinionisti, a quanto pare, han semplicemente preso per buono lo spettacolo holliwodiano dei cattivi puniti dai tribunali inglesi e americani, dei consumatori che mettono al tappeto le multinazionali, dell’innocente uomo libero americano WASP che va nella stanza dei bottoni e mette le cose a posto. Si tratta del canovaccio logoro del signor Smith che lasciata la divisa dell’eroico marine o dell’onesto impiegato nel suo paese di provincia e con l’aiuto della legge sconfigge i malvagi che inquinano l’economia del mondo. Ad essere onesti una persona simile esiste negli USA ed esiste al di là della finzione filmica e si chiama Ralph Naeder; ma quanti nel Belpaese hanno avuto notizia dell’esistenza di questo paladino dei diritti civili e del consumatore? Chi scrive ha messo su con degli amici un sito che pubblica le lettere di costui tradotte in italiano, per dirla in due parole non è certo l’America dei telefilm quella che esce dalle sue parole. Anche l’infatuazione dei nostri politici per la civiltà Statunitense si sta rivelando una cosa effimera, se non una cinica declamazione dovuta al fatto che ospitiamo nel Belpaese un numero spropositato di basi NATO; sembra di vivere nella versione aggiornata al nuovo millennio del Seicento spagnolo in Italia. Una potenza imperiale in nome della sua ideologia politica domina questa penisola dopo averla strappata in guerra ai suoi nemici.  In quel  tempo remoto  era la creazione dell’impero spagnolo e cattolico a dar forza al dominio straniero oggi è una poltiglia di politicamente corretto e volontà di potenza USA nel mondo, allora si doveva esser grati al re di Spagna per aver liberato la Penisola dalla minaccia di nemici malvagi che erano i francesi e i turchi oggi la gratitudine è dovuta per la liberazione dai nazifascisti di Mussolini e Hitler. Io so cosa accadrà, è un sapere cretino, banale, rozzo. Quando l’Impero Anglo-Americano che oggi ci domina andrà a pezzi  e sarà sostituito da altri potentati ecco che le genti d’Italia, i nostri benpensanti, i nostri giornalisti, i nostri opinionisti, i politici riverseranno sugli ex dominatori sconfitti una massa informe di calunnie, maldicenze e maledizioni, e questo secondo un canovaccio antico tante volte visto e rivisto nel Belpaese;  una cosa noiosa, squallida. Ma fra noi in confidenza chiediamoci…che faremo dopo l’Impero USA?.

 

IANA per FuturoIeri




6 ottobre 2008

UN MIRACOLOSO CONCENTRATO DI PREGIUDIZI

Sono andato per curiosità a vedere quel film "Miracolo a Sant'Anna" di quel regista Afro-americano.
Ci sono andato con un amico che la pensava diversamente da me in politica e non solo, giusto per capire quanto fossero bilanciati i miei giudizi. Quel film è un concentrato di stereotipi di pessima lega sugli italiani, sembra di rivedere tutti in un botto i principali pregiudizi a sfondo razziale che hanno perseguitato gli italiani nella loro emigrazione nel Nord-America. Mi riferisco come fonte privilegiata di documentazione sul tema al bel libro di Gian Antonio Stella "L'ORDA" che raccoglie il peggio di quanto è stato detto sulle genti del Belpaese negli ultimi due secoli, come emigranti e non solo. Gli italiani del film sono poveri e superstiziosi, il patriarca della famiglia è pure fascista ed egoista, i partigiani sono accoltellatori, ladri, delinquenti, odiati dalla popolazione e c'è pure su quattro partigiani un giuda che vende la pelle degli amici come di centinaia di innocenti, l'unica chiesa del paese serve per un bizzarro festino dove la gente alla fame apparecchia pure un buffet, l'unica donna graziosa del paese la dà via per qualche sigaretta a un liberatore di colore e per gradire è sposata con uno che è disperso in Russia. Forse mi sfugge qualcosa ma così è già abbastanza. Strano esito per un film onirico e politico che vuol tirare la volata a Obama e parlare dell'orgoglio nero degli Afro-Americani e propina questo gran misto di stereotipi negativi sugli italiani. Il regista non si accorge nemmeno che dà ragione a quei manifesti della propaganda di guerra della Repubblica di Salò che il manipolo di soldati neri strappa con disgusto. Affermo questo perchè nel film è presente una scena di sesso fra una donna bianca e un liberatore dalla pelle scura e perchè uno dei protagonisti di colore si è preso come bottino di guerra un prezioso manufatto cinquecentesco. Quei manifesti erano di Boccasile, il noto disegnatore, e accusavano i soldati di colore di rapine ai danni del patrimonio artistico e mettevano in guardia la popolazione civile dai soldati di colore. Quel film denunzia la totale estraneità del regista verso la storia e la cultura dell'Italia, che è letta attraverso i più rozzi stereotipi statunitensi sugli eterni italiani pelle-oliva, e la spaventosa incapacità degli statunitensi di concepire che al mondo esistono altre culture e altre storie oltre la loro. Quello non è un film offensivo perchè mette in cattiva luce la resistenza, quel film è un miracoloso concentrato di pregiudizi contro il popolo italiano. Non va vietato o censurato, va semplicemente detto che esso è il frutto di un disprezzo per gli altri così forte da essere inconsapevole. L'ANPI ha sbagliato polemica.  Il film non è contro di loro ma è solo contro gli italiani in generale, prova ne sia che un paio di nazisti nel film fanno pure una bella figura. Il mio amico ha detto che mancava solo la pasta e il mandolino.
A me è bastato così.
A quelli che parlano di liberatori credo che consiglierò questo film, in molti cominceranno a star zitti, e sarebbe anche l'ora.

IANA per FuturoIeri



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