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6 marzo 2010

Il De Reditu commentato da Franco

L'amico Franco mi onora di un suo commento  e della pubblicazione de miei pezzi sul sito di Empolitica. Si tratta di una collaboraione che dura da anni e son sicuro che i miuei 25 lettori gradiranno le osservazioni di Allegri e la sua lettura d'insieme.

IANA


28 Feb, 2010

Noi in campagna elettorale. Si parte con 3 scritti del De Reditu Suo

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale

 

Noi in campagna elettorale. Si parte con tre scritti del De Reditu Suo
27/02/2010
Di F. Allegri
Inizia un mese importante per la politica italiana e delle regioni. Anche noi di Empolitica ci siamo organizzati per celebrare al meglio i prossimi eventi.
Quale sarà il nostro principio ispiratore? Semplice, faremo come abbiamo sempre fatto: leali con tutti cercando di incontrare e tutelare gli interessi della gente e della democrazia.
Continueremo a mostrare i due video in primo piano e a tenere disponibili tutti i video che abbiamo fatto nei mesi scorsi e tutti gli articoli.
Le elezioni non sono un momento di emergenza, ma il momento iniziale di un lungo viaggio nel quale serve il massimo di informazione possibile e magari qualche stimolo polemico.
Noi terremo qui tutto quello che abbiamo e aggiungeremo altre cose a partire dai tre scritti centrali della riflessione del professor Nappini nel De Reditu Suo.
Questi si intitoleranno: “La destra del Belpaese, Il centro del Belpaese e La sinistra metafisica”.
Ecco qualche anticipazione su cosa possano essere oggi destra, centro e sinistra; senza peli sulla lingua e con qualche faziosità inevitabile.
Per il professor Nappini, la destra ha una sua base irriducibile e unita dalla critica alla sinistra comunista, non l’attuale, ma quella di Natta e Occhetto. Nulla cambia per loro.
Essi hanno un secondo avversario: l’immigrato, specie se islamico! Ogni giorno di più. Poi viene, forse, un debole nazionalismo!
Questa gente non è solo fedele a Berlusconi, ha bisogno di lui o meglio di un punto di riferimento, da esaltare anche oltre ogni critica ragionevole. Qualcuno ci cerca anche la continuità con la DC o con i partitini laici, ma qui non si può nascondere il ruolo della disinformazione quotidiana.
Qui si può scrivere un facile binomio (destra per Berlusconi), non altri!
Il professore paragona la destra ad una roccia e conia l’espressione “roccia elettorale”, efficace e oltre interclassismi minori che il professore elenca con arguzia!
Nel finale il professore fa risalire le origini di questa destra all’azione politica cinquantennale della chiesa e non del ventennio fascista. Constatazione intelligente e problematica, andrebbe approfondita!
Le ideologie, la retorica e il clientelismo hanno completato il lavoro della chiesa.
Lascio al lettore il gusto di andare a cercare la conclusione dello scritto e passo a parlare del centro che è “il centro degli affari politici”.
Il professore è contro il “centro” della politica e forse non voleva parlarne; anche per questo cerca di essere breve.
Per il Nappini, il centro è un luogo di contrattazioni, almeno dal 1977, un’intera epoca!
Lui parla di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche.
Qui il professore puntualizza che il centro è berlusconi, ovvero quel politico che è anche il punto di riferimento di ogni destra irriducibile!
Del resto Berlusconi è parte del Partito Popolare Europeo.
Ecco la critica del Professore: “Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro”.
Qui manca la prova del 9 e credo che il professore non abbia preso in considerazione l’UDC, ma magari gli altri 5/6 partiti cattolici.
Quale differenza tra destra e centro?
La destra nasce da una forma d’odio, il centro è degli ignavi, talvolta malvagi.
Qui il professore attacca i centristi frontalmente e senza sottigliezze, li accusa di non avere un pensiero politico loro.
Credo che il ricordo di Tangentopoli sia alla base del suo giudizio.
Concordo con il Nappini per il presente, per me il centrismo ha molto futuro davanti a se soprattutto se si disgregasse la catasta di sinistra del bipolarismo!
Anche io non credo ad un centrismo puro, sara sempre un poco a destra o a sinistra.
In futuro destra e sinistra saranno due diavoli tentatori per ogni centrista; lo saranno di continuo soprattutto se il loro voto sarà utile per vincere.
Il terzo colpo del professore è riservato alla sinistra metafisica e se volete mistica e trinitaria o anche di tre colori.
Egli indivia la sinistra laica - moralista che difende sofferenti e infelici (se stessa), quella delle minoranze e quella burocratica o di mestiere.
Il professore le descrive tutte e tre con efficacia e in modo sintetico.
La prima laica e rossa è la più tragica e antica.
La seconda è quella di professori e professionisti, cambieranno il mondo, ma non oggi e nemmeno entro dopodomani!
In questo caso il professore parla di “sinistra inconsapevole”, gli esempi li farà lui, se vorrà.
Questa sinistra e di colore verde - speranza anche se non difende l’ambiente.
La terza sinistra è vicina al centro ed è bianca. Sono burocrati e politicanti, molti professionisti.
Il professore alla fine dedica due righe anche a qualche personaggio noto solo a lui; io preferisco concludere dicendo che ho riconosciuto la validità di tali categorie e il loro contesto: tra il 1989 e il 1994.
I nostri dirigenti agiscono con le ideologie di quegli anni come dei dispersi in un canion senza uscita ed entrata mentre gli anni passano e la vera politica progredisce, altrove.
Ah dimenticavo: gira voce che il governo Berlusconi possa cadere dopo le regionali, io sarei per escluderlo al 90%.

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




11 febbraio 2010

Dove sei Italia, antica terra gentile?

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Dove sei Italia, antica terra gentile?

La mia persuasione da alcuni anni a questa parte è che le difformi genti del Belpaese siano in fuga dalla realtà e forse dalla propria libertà. Per libertà intendo libero esercizio di un pensiero critico intorno alla realtà del mondo umano.  Qualcosa è cambiato negli ultimi quindici anni, l’Italia degli italiani è diventata qualcosa di molto diverso, è un cantiere sempre aperto dove viene demolito il passato e sostituito con qualcosa di temporaneo e incerto. Ciò che prima era saldo come la  centralità della famiglia nell’educazione, i partiti politici, i principi alti e solenni, il valore della parola data ora è debole e incerto. Le popolazioni del Belpaese da un lato hanno demolito le antiche forme arcaiche e tradizionali del vivere con gli altri e nella continuità di una storia vissuta dai padri e dai nonni e dall’altro hanno inserito, più o  meno volontariamente elementi di cultura e civiltà consumistica statunitense nel loro quotidiano. L’Italia di oggi è un mostro orrendo, una cosa informe perché la somma di pezzi confusamente inseriti di macerie delle forme di vita nostrane e cose strane e nuove che vengono dalla civiltà Anglo-Americana. Non sarebbe stato male a livello di banale consapevolezza diffusa fra le genti d’Italia avere una comprensione ampia della civiltà statunitense e inglese che hanno delle cose importanti da insegnare alle popolazioni italiane e penso alla durezza dei rapporti fra cittadino e rappresentanza politica, all’amore per la guerra e le armi da fuoco, al senso alto della paternità, alla devota fede verso la Patria e la sua civiltà, alla volontà di potenza che struttura la politica interna ed estera. Penso, fra l’altro, alla determinazione con la quale il governo Blair ha portato il fu Impero Inglese nella guerra dell’Iraq e alla potenza militare e alla  disciplina delle forze armate di sua Maestà la Regina. La civiltà Anglo-Americana sa fare la guerra e sa portarla avanti perché è parte della sua intima natura e questo dona a quella civiltà tanta parte della sua gloria e della sua influenza nel mondo. L’Italia invece non so dove sia, da buon vaso di coccio fra vasi di ferro non è abbastanza bellicista e determinata da strappare con la forza bruta ciò che l’avidità del mondo nega ad essa e nello stesso tempo è troppo dispersa, infelice e  deforme per conquistare influenza e potere attraverso l’arte, la cultura, la diplomazia. L’Italia di oggi è un qualcosa che non è pieno di rancori, impedimenti, paure. Un mondo umano di vecchi italiani e italiane dominati dalla cattiveria che viene dalla senescenza e dalle paure dello scoprirsi deboli fisicamente e mentalmente guarda con crescente timori ai segni di decomposizione e morte che dominano il vissuto quotidiano e fa di tutto per tenersi strette pensioni e piccoli privilegi. Forse l’Italia gentile è morta da secoli e si è polverizzata e le sue ossa son concime per la nera terra ma si fa finta che sia viva e forse nascosta chissà dove. Io credo che ciò che è onorevolmente morto merita un funerale, una sepoltura  e una lapide.

Così, tanto per far chiarezza.

IANA per Futuroieri




30 gennaio 2010

Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

De Reditu Suo - Secondo Libro

 Le mie mattinate rovinate dalla pubblicità commerciale

Un fatto banale è  entrato nella mia vita, stupido come molte cose che sembrano infime: la pubblicità fa vedere la vita lavorativa della gente di successo e le loro mattine sono troppo diverse dalle mie, quindi qualcosa non funziona nella mia vita. Lo so che un pensiero del genere è una strepitosa cretinata eppure per mille vie entra nella mia esistenza. Nei fatti ho cercato di circoscrivere l’influenza negativa della pubblicità ad esempio guardando il meno possibile la televisione ma non c’è niente da fare il mostro del dubbio intorno alla mia esistenza è lì sempre in agguato. Eppure la cosa ha un senso perché il fine della pubblicità commerciale è di solito rendere indispensabile il possesso di beni perlopiù specifici o superflui, il martellamento continuo a cui l’essere umano è sottoposto fa vacillare la mente più solida e critica verso il sistema. Quindi dal momento che la pubblicità  nelle sue diverse forme mi presenta gente sveglia e ben vestita circonda dall’ammirazione familiare e dei colleghi di lavoro, in termini tali da ricordare certi deliri propagandistici Stalinisti e Maoisti, mi chiedo che cosa sia mai la mia vita così lontana dai modelli ideali che entrano a viva forza nella mia testa. Di solito riesco a dare delle risposte coerenti e ragionevoli ma delle volte confesso che crollo sull’evidenza della distanza fra me e quelle cose che si agitano nel piccolo schermo o che mi son mostrate come santini sulle riviste e sulle pubblicazioni periodiche. Qualcuna delle mie mattinate fresche e talvolta un po’ buie vien così turbata da questa indecente invasione di campo, il mio intimo viene scosso e i dubbi aumentano. Di per sé rimettersi in discussione è una necessità vitale, chi non cambia può finire con il subire integralmente il mondo umano che cambia e muta incessantemente, trovarsi per così dire messo in discussione, emarginato o più semplicemente scoprire che ciò di cui era certo e che osservava ogni giorno è sparito. Solo che la tempesta del dubbio scatenata dai prodotti dei maestri della comunicazione  e della pubblicità più o meno palese è finalizzata a portarmi dove vogliono loro e non dove decido di andare alla luce del ragionamento o della mia personale sensibilità. Non è di per sé una novità, le società umane che si sono date nella storia finora nota hanno avuto delle forme  di condizionamento del comportamento e di persuasione; solo che in questo caso l’atto del ridefinire l’immagine di sé e del mondo umano non è dichiarata apertamente ma attuata di fatto. In questo passar subito ai fatti, questo descrivere con fede assoluta la propria visione della realtà umana e fisica del mondo, questo esaltare il prodotto o il servizio o talvolta il consumatore fa della persuasione pubblicitaria una potenza e una fonte di conoscenza sia pure fallace e parziale. Questa conoscenza parziale, e in parte menzognera, per mille vie penetra nella vita di coloro che vivono qui e ora, di conseguenza anche nella mia. Il problema di questa situazione è dato dal fatto che i valori dominanti sono proprio quelli della pubblicità commerciale, tutto ciò che è politicamente corretto e di buon senso è in massima parte riconducibile alle esigenze del sistema di produzione di beni, creazione di lucro, consumo da parte di masse di esseri umani  e di conseguenza i valori dominanti sono riconducibili alla pubblicità commerciale. Così fra un dubbio e un sospetto mi ritrovo ai limiti dell’ortodossia sociale dei miei tempi.

IANA per Futuroieri




19 gennaio 2010

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto


De Reditu Suo

Bamboccioni e la fine delle illusioni del tempo morto

Il mio tempo morto sono la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta, nei fatti gli anni dell’infanzia e della pre-adolescenza. Si tratta di un mondo che non esiste più anche perché le speranze, le ideologie e le visioni del mondo di allora sono scomparse. Oggi si assiste allo spettacolo indecente di nominare “bamboccioni” una categoria d’Italiani e Italiane che soffre terribilmente la crisi economica e la precarietà del lavoro.  Non si può bastonare nel mucchio mettendo assieme il figlio del finanziere, del professore universitario, del colonnello, del notaio affermato con quello dell’impiegato, del piccolo commerciante di provincia, dell’operaio, del piccolo contadino, e del pensionato. Ci sono diverse categorie di Bamboccioni schiacciate assieme da questa parola devastante. Chi hanno davvero in testa gli onorevoli che sparano nel mucchio? Ma è chiaro i bamboccioni della loro casta di privilegiati. Bamboccioni sono senza alcun dubbio solo i figli dei ricchi nostrani che hanno una o due ville al mare, gli appartamenti in città e i patrimoni su conto estero. Ossia una piccolissima minoranza della popolazione italiana. Gli altri perlopiù non rientrano nella categoria, si tratta infatti di trentenni con stipendi bassi anche quando sono “sicuri”, stipendi che non permettono di vivere da soli o di creare una vera prospettiva. Lo stipendio del bamboccione che non è bamboccione va da 700 euro ai 1250. Questa è grossomodo la forbice e con queste cifre paghi solo l’affitto e forse il gas e la luce. I nostri onorevoli probabilmente vivono d’aria e con l’energia solare ma i loro sfortunati amministrati hanno bisogno di mangiare, di vestire, di pagare il bollo dell’auto, perfino di pagare le tasse che sono pesanti considerando i bassi salari. Al tempo della mia infanzia se un ministro democristiano o socialista avesse aggredito con una simile offesa intere categorie sociali in sofferenza sarebbe stato espulso dalla politica nel giro di un paio di settimane, oggi l’aggressione di cui si parla in modo ossessivo sui Media non ha un sapore moralistico ma sociale: i ricchi che fanno politica offendono i loro amministrati che sono poveri o in difficoltà. Che ne sanno loro delle famiglie con un genitore infartuato o con entrambi i genitori malati o anziani che hanno bisogno d’assistenza, che ne sanno di gente che ha contratto debiti con le finanziarie, che sanno di chi ha perso il lavoro o che non ha avuto nessuna occasione dalla vita. Nulla, proprio un bel nulla, per loro è un gioco. Nella loro prospettiva gli amministrati sono una variabile dei sondaggi, dei numeri scritti su relazioni di esperti di marketing politico, forse delle bandierine elettorali sui tabelloni delle prossime regionali. I politici sono addolorati per la situazione? La maggior parte di loro ha terze e quarte case, ville e appartamenti se davvero non possono vivere pensando alla italica sfortunata gioventù sfiorita regalino qualche immobile a qualcuna delle tante coppie italiane di giovani che non hanno un quattrino per metter su casa o a qualche ragazza-madre in difficoltà; si privino dei loro beni superflui. Non dico di fare come il martire cristiano che imita il Cristo e dona tutto ai poveri per testimoniare la gloria di Dio in terra ma lascino almeno qualcosa che non si porteranno nella tomba e che forse non serve ai loro Bamboccioni. Il mio mondo di prima è morto e oggi davanti a questa grave offesa mi permetto di dire che aveva più dignità e umanità, riposi in pace se lo merita.

IANA per FuturoIeri




18 gennaio 2010

Comunità straniere e pietose finzioni

De Reditu Suo

Comunità straniere e pietose finzioni

Il Belpaese è ad oggi una somma di egoismi sociali e di differenze, quindi ad un esame superficiale non dovrebbe esser così difficile includere le molte comunità straniere di recente immigrazione in questa massa di gente difforme incattivita e piena di rancore che forma la stragrande maggioranza degli italiani. Eppure c’è una banalità assoluta che rende complicato riconoscere il diritto di voto  e la cittadinanza agli stranieri: la consapevolezza che riconoscere ciò in questa situazione vuol dire mettersi in discussione. Quando andati distrutti i grandi partiti di massa, morte le ideologie del Novecento, cancellati o ridicolizzati i principi della politica propri delle origini della Repubblica  è emersa una politica italiana dalle basi incerte, di fatto ridotte alla sola propaganda politica che ricalca quella della pubblicità commerciale o della campagna elettorale permanente di alcuni privati diventati dei leader. Quindi l’inserimento della forza lavoro che forma i livelli più bassi del sistema non vuol dire solo per l’Italia politica il farsi carico di problemi sociali che son stati rimossi e  lasciati incancrenire ma affrontare un problema di ordine civile enorme: come ricostruire l’Italia. Nel momento in cui verranno dati i diritti politici le nostrane sedicenti classi dirigenti  dovranno spiegare alla stragrande maggioranza di Italiani-Italiani che cosa è il loro Belpaese che fino a ieri essi consideravano il loro e, per così dire, la casa privata dove fissare regole proprie al riparo dagli altri e dai diversi. L’immissione di nuovi soggetti politici legati alle comunità di nuova immigrazione inizierà a ridefinire le diverse identità degli italiani, dovranno gli abitanti del Belpaese far conto che il loro municipalismo e provincialismo da strapazzo verrà distrutto rimettendo in discussione i poteri  locali che dovranno far i conti con consiglieri comunali e imprenditori cinesi, egiziani, nord-africani, albanesi e chissà forse perfino rumeni. Lo straniero che si fa, mi spiace per lui, italiano porterà qualcosa in più e di diverso che metterà in crisi quell’ultima barricata che è la convinzione di poter fare gli affari propri con le regole scritte in casa almeno a livello locale. Al posto del coraggio che impone di considerare il problema e costruire una civiltà italiana che sostituisca questo casino criminogeno e deforme ereditato dalle precedenti generazioni si è preferita la strada della finzione, dell’ipocrisia, del fingere che il problema sia solo di natura delinquenziale e possa esser risolto con i soldati che presidiano qualche piazza e qualche viale. A parziale discolpa del presente governo, che in quanto governo è comunque responsabile per lo stato delle cose, devo dire che nella maggior parte dei casi le diverse genti del Belpaese hanno infilato la testa sotto la sabbia e non hanno voluto mettersi in discussione. Tutto ciò che rompeva la banalità dei propri affari e del proprio piccolo lavoro o interesse era lo sporco da rimuovere o da far sparire, l’altro era l’altro e alla fine il suo inquadramento rientrava nella vecchia categoria del barbaro invasore o nel saraceno predatore ereditata dal medioevo più cupo. Al posto delle soluzioni necessarie son venute fuori pietose finzioni, falsi moralismi, invocazioni del fantasma della civiltà italiana verso il quale queste nuove genti dovrebbero ostentare una sottomessa devozione. Si son avute troppe fantasie della retorica giornalistica e della politica e non l’autentico tentativo di rispettare e d’includere sapendo che la diversità è importante e che essa non è solo un valore culturale ma quando viene accolta in un sistema complesso e turbolento come il nostro è una messa in discussione di salari, posizioni dominanti, carriere politiche, ordinamenti sociali costituiti. O  forse son ancora tanti i folli che credono che i figli di un raccoglitore di frutta da grandi si faranno sfruttare per 25 euro al giorno? Perché se così è consiglio di recarsi dal medico perché questa non è cultura o politica italiana ma follia e delirio. Quando la pietosa finzione diventa delirio è tempo di affrontare la realtà per ciò che è ed essere ciò che si dovrebbe essere.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Inizio gennaio 2010




De Reditu Suo

Inizio gennaio 2010

Il Belpaese è arrivato al primo anno del secondo decennio del nuovo millennio. C’è arrivato intero, senza secessioni o invasioni ma con tutti i suoi problemi e le sue contraddizioni irrisolte. Fra le cose notevoli c’è da segnalare la solidità di una Seconda Repubblica che in qualche modo esiste, resiste, sussiste. Una Seconda Repubblica che si fonda sulla Costituzione della Prima e che continuerà a farlo per tre motivi: senescenza delle minoranze al potere, estraneità della maggioranza della popolazione italiana ai grandi principi nobili del nostro diritto, mantenimento delle differenze fra Costituzione formale e Costituzione materiale.

Quest’ultimo argomento può essere poco chiaro e per renderlo evidente mi limito a far osservare che è definita Costituzione materiale quel che viene realmente applicato del dettato costituzionale nella concretissima e viva realtà mentre Costituzione formale indica quanto è scritto parola per parola sulla Costituzione. L’estraneità della popolazione ai grandi principi e la tendenza generale a distorcere il senso delle regole scritte per volgerlo a fini particolari è precisamente l’evidenza dello spirito dei tempi, forse è precisamente l’intima natura di questo “secondo tempo” della Democrazia in Italia. Potrei prendere molti esempi dalle polemiche pre-elettorali intorno alle primarie del PD, alle vicende delle violenze sui braccianti di colore nel Sud, fino alla cronaca giudiziaria di cui si occupa il giornalista Marco Travaglio che ha di solito come “protagonisti” politici e imprenditori corrotti e l’immancabile Cavaliere attuale Presidente del Consiglio. Ora però sono stanco e rimando quanti fra i miei gentili lettori vogliono immergersi nel male di vivere quotidiano e nello squallore della cronaca a cercarsi il sito di Beppe Grillo e quelli collegati ad esso. Quello che mi preme osservare è l’ambiguità di una Seconda Repubblica che s’appoggia alla Prima e che va in una direzione altra e per molti versi opposta. La Seconda Repubblica è la figlia innaturale della terza rivoluzione industriale, è nata vecchia perché la sua creazione è l’assemblaggio di pezzi avanzati dalla precedente più qualche soggetto politico e sociale nuovo che ha trasformato interessi particolari, e talvolta privati, in questioni politiche. Così è facile prendere la stampella di ciò che è stato prima per tener in piedi ciò che è qui e ora. Per questo la precedente Costituzione resta il fondamento di questa democrazia che da tempo nei fatti e negli esiti sta cercando di scaraventare nella pattumiera i diritti sociali, il principio lavorista e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. C ‘è un Belpaese reale fatto di egoismi e di tendenze criminali che è più forte di qualsiasi polizia e di qualsiasi tribunale e di qualsiasi indignazione collettiva e ignora il dettato costituzionale. Esso reclama indulgenze, privilegi, esenzioni dalla legge comune, indulti, leggi favorevoli ai loro interessi e pubbliche assoluzioni per i vecchi delitti dei politici di tangentopoli, silenzio e più in generale impunità.  La morale della seconda Repubblica è semplice, banale, comprensibile: Ognun per sé e Dio contro Tutti.

 

IANA per FuturoIeri




10 gennaio 2010

L'Italia del qui e ora

De Reditu Suo

L’Italia del qui e ora

Il Belpaese è generoso con quanti pensano male di lui, non passa giorno senza che  nuovi argomenti s’aggiungano al cumulo impietoso delle cose e delle vicende censurabili e meschine.

In questo umido e triste mese di gennaio 2010 la vicenda meridionale di una rivolta spontanea di braccianti di colore, sfruttati e vittime della violenza della criminalità organizzata ha reso manifesta l’inconsistenza di questa cosa detta Seconda Repubblica, perfino i poveri tra i poveri possono svergognare l’ordine costituito e impaurire la popolazione di un territorio. La vicenda mi porta a riflettere sulla debolezza della società e del potere politico in Italia. Quello presente in Italia oggi non è un potere ma la sua caricatura, la sua immagine deforme e infelice. I veri poteri sono oggi finanziari ed economici, la forza del denaro può intervenire sui consumi, sui processi decisionali degli esecutivi, sullo sviluppo di un territorio, cambiare l’esito delle elezioni attraverso l’immissione di milioni nelle casse di quello o di quell’altro partito, de-localizzare imprese lasciando interi paesi e talvolta le nazioni senza uno sviluppo occupazionale e industriale. I poteri politici e le forze più o meno spontanee che si  sviluppano fra la cittadinanza arrivano dopo i processi decisionali della finanza e dei nuovi padroni del vapore, giocano, per così dire in difesa, gli altri possono scegliere quando attaccare, come e con quali mezzi e nel caso possono perfino decidere se è opportuno per loro organizzare una difesa. Questo vale per la privatizzazione dei servizi pubblici, dell’acqua, dei telefoni, delle ferrovie, per i rincari delle bollette, per le decisioni che vedono il potere finanziario in stretta relazione con il potere degli esecutivi o con fenomeni di carattere sociale. Il potere politico si è fatto piccolo, la società civile gioca in difesa e le generazioni anagraficamente più giovani sono prive di vere difese contro i modelli sociali e comportamentali veicolati dalla pubblicità commerciale. Per una parte della gioventù l’equivalente della piazza dei nonni e dei padri è internet più il centro commerciale. La rotta di quella che un tempo era la società civile e delle organizzazioni politiche dalla vita degli umani nei paesi industrializzati e in Italia ha creato le condizioni perché i poteri finanziari prendessero delle iniziative volte a ridefinire gli assetti sociali e quindi politici per una loro eterogenea volontà mediando poco o nulla con gli altri soggetti. Senza limiti e senza freni l’imperizia, talvolta criminale, della politica nostrana e l’egoismo sociale dei pochi e dei ceti privilegiati ha formato questa cosa deforme e brutta che è l’Italia di oggi che regala al mondo la scena di una rivolta disorganizzata e spontanea degli sfruttati di colore i quali vengono tratti in salvo dalle forze dell’ordine per evitare altri disordini, ferimenti e pestaggi. Non posso che auspicare che arrivi la fine per questo modello di produzione e consumo e l’abiura collettiva sopra questi anni scellerati e pazzi perché è giusto così.

IANA per FuturoIeri




9 gennaio 2010

La scialuppa è piena

De Reditu Suo



La scialuppa è piena

Forse c’è una spiegazione cretina del perchè il potere politico nel Belpaese è generoso con le parole e le roboanti dichiarazioni della retorica para-risorgimentale e povero di risposte in relazione al precariato, al disagio crescente di tante famiglie, ai drammi dell’immigrazione clandestina. La scialuppa è piena e i privilegiati stanno già stretti, quindi non possono tirar su nessun altro, di conseguenza il messaggio è di arrangiarsi. Chi non può affoghi pure nel disagio e nella povertà. Del resto cosa aspettarsi da decenni di follie politiche e di fratture sociali e territoriali, dalle demagogia politica un tanto al chilo, dalle promesse smentite dai fatti se non un bel finale nel quale chi può salta sulla scialuppa e gli altri affoghino pure assieme ai topi e ai passeggeri di terza classe. Così la triste vicenda di un precariato che sta logorando la mia generazione di trentenni e sta disgregando la struttura sociale del Belpaese è affidata alle solidità delle famiglie d’origine, il costo di politiche economiche fondate sul cinismo e l’egoismo è scaricato sulla società mentre il profitto è integralmente privato, per esser precisi di pochissimi privati. Se vogliamo esser chiari si tratta di un modello di sfruttamento del lavoro nel quale la forza lavoro è estremamente flessibile e può adattarsi alle esigenze del mercato nel senso che se le cose si mettono male il contratto non viene rinnovato e uno si trova senza soldi e senza mestiere  alle prese con uno stato sociale smantellato o inattivo.

Questo modello economico sta disgregando la gli ordinamenti politici  del passato e creando i presupposti per la sostituzione del modello politico democratico – parlamentare con qualcosa di diverso in quanto nessun regime dove la popolazione esercita il diritto di voto e fondato sul consenso popolare può reggere l’urto di una simile devastazione sociale aggravata da una cultura dominante di tipo consumistico. Attualmente parte della popolazione si auto-esclude dalla vita politica o attua forme altre di militanza magari nel volontariato o peggio si lega ai fenomeni criminali o eversivi. Prova ne sia che nello Stivale vengono abolite le preferenze elettorali e tratteggiate idee di riforme costituzionali volte a liquidare i diritti sociali espressi dalla costituzione della Repubblica Italiana. Si tratta di un modo rozzo di approcciarsi al grave problema che non a caso parte dai politici di professione del Belpaese volti a salvare prima di tutto se stessi e il loro tenore di vita. Se si toglie dalla Costituzione della Repubblica la dimensione della solidarietà e la fondazione sul lavoro nessuno può lamentarsi di un ceto di politici di professione che legifera solo in base agli interessi dei ricchi del Belpaese e dei finanzieri stranieri. A suo modo questa è una risposta, personalmente io la traduco con il simbolo della scialuppa che abbandona la nave che affonda. Ora che ci penso: alle volte affondano anche le scialuppe quando il furore della tempesta diventa incontenibile e dal naufragio può anche salvarsi nessuno

IANA per FuturoIeri




20 dicembre 2009

Negare la realtà che bel piacere!

De Reditu Suo

Negare la realtà che bel piacere!

Le genti del Belpaese amano negare la realtà, preferiscono illudersi e costruire un mondo parallelo a quello reale piuttosto che prendere atto di quel che li circonda. La mitezza del clima, l’indifferenza verso i propri simili, il disprezzo per la verità in quanto tale li aiuta in questa loro strana e pazza impresa. Non è una novità del resto fin dai tempi dell’Impero dei Cesari c’era l’abitudine nella Penisola di metter la testa sotto la sabbia come gli struzzi o di lasciarsi andare alle fantasie e alle idiozie. Si pensi al sacco di Roma del 410 che svelò a tutto il mondo di allora la debolezza dell’Impero d’Occidente e del suo imperatore che si era rifiutato di cedere al’evidenza dei fatti e scendere a patti con Alarico il re dei Goti. Adesso la negazione della realtà passa per l’intrattenimento televisivo, per la pubblicità commerciale che presenta un mondo idealizzato di gente giovane e ricca e di famiglie felici, per la quotidiana dose d’idiozie che per mille vie arriva addosso alla popolazione. La quotidiana esposizione a mondi virtuali, finti, pubblicitari espone in generale gli umani a trasferire ciò che è falso nella loro vita quasi inconsapevolmente, nel Belpaese c’è qualcosa in più: ciò che è finto diventa l’alibi per la propria condotta o per la propria viltà davanti al mondo e alla società. Piace a molti abitanti dello Stivale negare l’evidenza dei fatti, chiudersi entro piccoli gruppi di persone che la pensano allo stesso modo o vengono dagli stessi ceti sociali, delimitare una linea di confine fra gli amici e i nemici; si tratta di convincersi che il piccolo gruppo del quale si fa parte o si pensa di esserne parte detiene una serie di verità incontestabili e assolute che devono essere sottratte al libero esercizio della critica e al vaglio della ragione. Nei fatti l’atteggiamento del tifo calcistico di chiusura e di ottusa fede nella squadra del cuore è riproposto, in forme leggermente attenuate, in quasi tutti gli aspetti della vita sociale e politica del Belpaese, questo fa della società italiana una massa di singole realtà che comunicano fra loro per necessità o per una sorta di realistica analisi dei rapporti di forza. L’Italia della Seconda Repubblica è disgregata come non mai, la realtà è negata o letta secondo percezioni deformate o altamente politicizzate e in generale manca un sobrio rapporto fra i fatti chiari e distinti, l’analisi realistica e le eventuali attività umane conseguenti a una determinata visione della realtà e dei suoi problemi. Cosa resta quindi, sicuramente l’interesse di parte, il calcolo miope e fazioso, talvolta l’interesse del singolo spacciato rozzamente e malamente per interesse generale. Se le genti del Belpaese vivessero su un continente perduto e inesplorato o in un diverso sistema solare la cosa potrebbe avere un senso, per loro sfortuna convivono con vicini che più volte hanno invaso la penisola; del resto lo stesso popolamento italiano è il frutto di diverse ondate di migrazioni alcune armate e distruttive altre meno. Quindi una società disgregata come la nostrana si condanna a subire qualsiasi  cosa dai vicini e dagli alleati, la mancanza di valori comuni e perfino di una comune percezione della realtà comporta l’impossibilità in condizioni straordinarie di agire come Nazione e come corpo politico unitario e come civiltà. I prossimi anni proveranno che cosa sono  le genti nostre.

 

IANA per FuturoIeri




15 dicembre 2009

Come si trasformerà questo presente

De Reditu Suo

Come si trasformerà questo presente

Il Belpaese è senescente, squallido, deforme, malvissuto; la sua gente ha assorbito la prepotenza e la corruzione delle sue sedicenti classi dirigenti e se ne fa ancor oggi una ragione di vita, comunemente, e anche inconsapevolmente, il signor Mario Rossi ha due o tre morali a seconda delle circostanze. Per questo non è facile nel Belpaese comprendere l’enormità di certi processi auto-distruttivi in corso, capire quanto le disgrazie presenti siano il frutto di politiche neo-liberali belliciste e scellerate, di anni di cedimenti del potere politico nei confronti della grande finanza e delle grandi banche, di sviluppo industriale inquinante e antisindacale, di ideologie imperiali di potenza che hanno scaricato sui popoli più poveri e disperati del pianeta azzurro le loro folli avventure militari.  Questo presente è destinato a presentare alle disperse genti del Belpaese delle prove difficili, eppure il nostro piccolo mondo umano è debole e disperso al punto che perfino il gesto di uno squilibrato in un comizio milanese può mandare in tilt il sistema politico e il Presidente del Consiglio all’ospedale. Poche volte il sistema politico e sociale del Belpaese è stato così vulnerabile, e questo accade in un momento nel quale stanno arrivando le diverse crisi: quella democrazie rappresentative vessate da poteri finanziari che si comprano i partiti e i politici, quella ecologica con la degradazione dell’ambiente e lo spostamento di milioni di esseri umani, quella alimentare che vede certi paesi ricchi dell’Asia e del Medio-Oriente accaparrarsi centinaia di migliaia di ettari di terra coltivabile in Africa un continente che soffre la fame da quando è stato colonizzato e civilizzato. Questo presente se non arrivano miracoli tecnologici e politici sarà sempre più violento, disgregato e malvagio fin al punto che le crisi convergeranno in un punto che darà origine a qualche gravissima disgrazia militare o economica.  Questa non è una profezia ma il frutto di una mia personale riflessione alla luce di quanto ho studiato e cercato di capire nel corso di anni. Ora il mio dispiacere politico e morale è dato dal fatto che le disperse genti del Belpaese son ripiegate su se stesse, la loro politica tratta del Cavaliere Nero come se fosse un re di Antico Regime al centro della vita quotidiana del suo Regno; la realtà concreta di questi anni è sparita o si è persa in vuoti atti di retorica, questo presente si è inabissato in un mare di barzellette e di farneticazioni.

Il Belpaese di fatto non sta costruendo la sua  civiltà e non sta dando un contributo suo ad una ragionevole soluzione dei gravi problemi che affliggono l’umanità e il suo eco-sistema planetario. Le genti del Belpaese stanno mancando il loro appuntamento con la storia e con la vita. A questo punto mi va bene tutto anche un grande disastro forestiero che spinge le diverse genti d’Italia ad aprire gli occhi e a capire l’enormità delle loro omissioni.

Che dolore!

IANA per FuturoIeri



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