.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


4 luglio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto: dialogo sulla miseria umana e sulla guerra


 

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

 

Francesco: Certo che i cassi della vita sono strani, ero venuto qui per far la posta al nipote e mi trovo a  ragionare con un esperto e con mio fratello sui massimi sistemi. Maledizione come passa il tempo e quanto è balorda la vita. Mi pare ieri e son passati almeno quindici anni da quando andavo a giro da queste parti e mi fermavo al banco ambulante del rivenditore di piadine e panini sotto il cavalcavia, cavolo. Andavo a ballare allora. Modestamente avevo un certo seguito. Che notti con i miei amici balordi, ballare, bere, i locali; con poco credevo di essere un grande e ora eccomi qui. Contemplo la miseria di una vita spesa almeno per metà. Ma una cosa voglio chiedere al nostro ospite: chi è felice oggi?

Ingegnere: Credo proprio nessuno. E’ una questione di sistema, ragionavano su questo sia Schopenhauer che Leopardi nel primo Ottocento, pensate ai desideri umani infiniti come la fantasia e la volontà di trovare piaceri e la realtà materiale finita. Lo scarto fra un finito e un infinito è sempre qualcosa di infinito. Così i desideri, a meno che non siano limitati e circoscritti, risulteranno sempre inappagati, ci sarà sempre qualcosa nell’essere umano che chiede di più. Questo qualcosa che spinge al possesso e al dominio oltre i vincoli reali e oggettivi di questo piano materiale è il carburante della macchina della società dei consumi. Che ora è in gravissimo affanno. Questo affanno credo sia semplice da spiegare questo modello di sviluppo ha incontrato ha trovato i suoi limiti di risorse. Siamo più di sei miliardi su questo pianeta, quanti di preciso non si può sapere perché in molti paesi l’anagrafe non esiste. Sei miliardi di viventi da nutrire, da rifornire di benzina, di plastica, di acqua di cereali, di beni edibili, di medicine, di vestiti, di prodotti industriali, di articoli di moda. Ecco questo è il limite di sviluppo vero. Quello che fa senso è che tutto va avanti, come se lo sviluppo fosse infinito come i desideri. Sviluppo infinito, desideri infiniti su un pianeta con risorse grandi ma limitate e con una popolazione umana crescente. La via per l’infelicità di massa e per una serie di catastrofi a catena. Ero in Asia non molto tempo fa e ho potuto esser testimone dell’enorme sforzo cinese di dotare quel paese di grandi infrastrutture, impressionante. Le cifre poi sono diverse dalle nostre, dove noi pensiamo in termini di milioni lì i loro dirigenti pensano nei termini di centinaia di milioni, di soldi, di passeggeri, di tonnellate di materiale, di edifici da costruire. Prima non credevo alla possibilità di una guerra grossa, ora sì. Questo pianeta non può reggere tre o quattro società dei consumi in più, e già quelle che ci sono devono trovare risorse fuori dai loro territori o la loro macchina si ferma e si rompe; temo che alla fine le minoranze al potere dei diversi poteri imperiali arriveranno alla guerra. Pensate un attimo, gli abitanti della repubblica Popolare Cinese sono circa un miliardo e trecento milioni, una crescita annua  del PIL del dieci per cento, l’esercito più numeroso del mondo e forse cento  miliardi di dollari spese militari, se anche solo la metà degli abitanti di questo gigante asiatico decidono di accedere ai consumi degli europei che sono più bassi di quelli statunitensi c’è da pensare a una corsa globale ad accaparrarsi le materie prime. Per questo certi no-global parlano di guerre future per l’acqua e i suoli coltivabili. Esagerano un po’, ma non troppo. Anzi sono sicuro che in qualche segreta stanza qualcuno ha già pensato le nuove guerre e ha già fatto i suoi calcoli.

Marco: Mi scusi ma se i cinesi spendono cento miliardi di dollari in spese militari gli Stati Uniti ne spendono almeno cinque o sei volte quella cifra, un conflitto vedrebbe comunque la Cina e i suoi alleati in netto svantaggio tecnologico e logistico. Non vedo il pericolo.

Ingegnere: Si fa per parlare, qui nessuno è uno stratega o un generale; eppure non so. Comincio a credere che le cose abbiano preso una brutta piega. Questa guerra afgana va avanti da dieci anni, quella irachena da sette, domani potrebbe arrivarne un'altra in  qualche paese produttore di petrolio, che so l’Iran. Non mi pare che la NATO e in particolare statunitensi e inglesi siano riusciti a risolvere la situazione, quello che hanno conquistato è insidiato giorno e  notte da terroristi, insorti e guerriglieri. I quali evidentemente godono del consenso o dell’assenso tacito delle popolazioni locali, non vedo come una resistenza armata possa resistere per un decennio o per sette anni e più se non c’è almeno il silenzio complice di chi vive da quelle parti. Comunque non ci sono solo i locali che colpiscono il sistema militare della NATO, un nemico insidioso è il debito pubblico americano, mi ricordo che nel 2008 rimasi colpito dalla crisi e dalla scoperta, che non doveva esser tale, che il debito era di oltre 10.000 miliardi di dollari. Non potevo crederci. Ma vi rendete conto è un uno seguito da tredici zeri, quattordici cifre e continua a correre.

Marco: Quattordici cifre, cavolo, una roba da calcolo astronomico. Comunque questi Statunitensi hanno le basi militari sulle rotte e del petrolio e l’oro nero che manda avanti il sistema viene pagato in dollari, quel pazzo di Saddam insisteva per farsi pagare in Euro ed è finito invaso e impiccato. Finchè la materia prima che manda avanti questo pazzo mondo sarà pagata in dollari gli USA potranno stampare tutta la carta che vogliono e chiamarla dollari. E l’oro nero sarà per forza pagato in dollari svalutati perché sceicchi, emiri e califfi e  dittatori da operetta hanno sul collo il fiato delle truppe speciali che possono partendo dalle basi detronizzarli in un giorno o due. Come capitò a quel Noriega a Panama, o con qualche mese e qualche fatica in più a quel disgraziato di Saddam Hussein. Io comunque sono di destra, o almeno credo perchè qui in Italia non capisco più nulla con questi politici; quindi sono nazionalista e di conseguenza non amo gli stranieri ma  ho una certezza, siamo dentro l’impero Statunitense, per via del diritto più antico di mondo: quello di conquista.

Ingegnere: Io ho avuto relazioni di lavoro anche con gli USA e quello che ho constato o che mi è stato riferito è un po’ pesante. La crisi in questo secondo anno è ancora dura, in alcune località sono sorte delle tendopoli, non ci credevo ma poi ho visto su internet le foto. Tende di gente che ha perso tutto come nel 1929. Casa, famiglia, lavoro, assicurazione sanitaria, tutto sparito dalla mattina alla sera. Per anni inglesi e americani ci facevano lezioni sull’economia e sui figli che dovevano andar via di casa, adesso che sono in sofferenza anche i loro restano a casa dai genitori o si trasferiscono dai loro vecchi perché il pignoramento della banca li ha messi per terra, letteralmente. Sull’economia poi adesso che hanno salvato le banche con i soldi pubblici, sempre che sia finita così, è bene sentirli tacere per almeno un decennio. Io che ci ho creduto mi rendo conto di esser stato uno scemo che ha ripetuto le cretinate sul libero mercato che giornali, stampa specializzata e televisione offrivano. Non avevo fatto caso al fatto che le banche sono collegate per mille vie ai colossi dell’informazione. Che ingenuità. In quest’Italia ci sono più o meno sei o sette grandi gruppi che controllano quasi tutta la pubblicità e i mezzi d’informazione; di sicuro fra i dirigenti di questi grandi gruppi non c’è un solo critico del sistema, è naturale che si senta parlar bene della nave anche quando è per metà affondata.  Ero ingenuo, dal 2008 ho cambiato registro e  controllo almeno tre volte una notizia.

Francesco: Voi siete un gentiluomo d’altri tempi. Io che non sono mai stato un signore e ho cercato di far fortuna senza credere alla bontà di questo capitalismo non ho rancori o rimorsi, in fondo è forse colpevole un cannibale se vive in una tribù di cannibali e tutti i suoi cari sono antropofagi? In fondo l’uomo mangia l’uomo e  questa è la verità che non va mai detta per vivere in pace.




20 maggio 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

televisione

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Jole si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Jole preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Credo sia male ragionare come facciamo noi, così lasciandoci andare. Senza una pezza d’appoggio, senza uno scritto, un foglio.

Francesco: Che vuoi un certificato che attesta che siamo in grado di parlare e di ragionare, un giornale, una rivista? Ma che discorsi fai?

Marco: Abbiamo parlato stanotte, dei soldi, della vita, del sesso, dell’amore, forse perfino di politica. Ma chi siamo per poter emettere facili giudizi e certe affermazioni?

Francesco: Siamo due fratelli che hanno visto tanta malvagità nel mondo e son riusciti a strappare con la nuda carne e i denti qualcosa alla generale e fecciosa cattiveria, mi pare evidente. Ma torniamo al nostro nipotino. Voglio dirti qualcosa perché non sono andato via nel grande Est, e ho saputo qualcosa. Tanto per dirne una il nostro conosce molta gente importante. Sai perché… Il grande affare, la grande impresa edile, il tribunale nuovo.

Marco: Cosa? Sei pazzo non capisco?

Francesco: Non crederai che certi distinti gentiluomini s’incontrino per strada, presso salotti di poeti e pittori, fra la gente che va a teatro. I suoi contatti il nostro li ha trovati in tribunale per via delle cause e delle querele contro le tre o quattro banche che ha cambiato, per le denunzie per truffa che ha rivolto contro la società elettrica, quella del Gas, contro le municipalizzate, contro il sistema di raccolta della spazzatura, contro Quartiere, Comune, Provincia. I suoi interlocutori erano a fare il penale e fra una sceneggiata e l’altra davanti al molto onorevole giudice di turno e agli avvocati delle parti lese il nostro ci parlava e ci ragionava. Non è affondato perché i suoi contatti fra chi vive di politica al momento giusto hanno fatto la telefonata, o perché il direttore di banca si ricordato del tipo strano incontrato prima dell’udienza e ha avuto un moto di simpatia, di complicità, di sopportazione. A furia di far la posta in tribunale, di sicuro apposta, il nostro ha contattato il banchiere bancarottiere, il direttore indagato per truffa aggravata, il politico locale inquisito, il burocrate,l’amico degli amici, l’avvocato del diavolo che cura le cause di qualche sindaco o di qualche assessore. Così va.

Marco: Insomma i gentiluomini, i signori, i commendatori di oggi si trovano presso il tribunale tra un rinvio e l’udienza. Ma dove siamo arrivati! Questo Belpaese è ormai il fantasma di se stesso. Perfino i borghesi, i signori della nostra passata gioventù sono spettri, macabre ombre verdastre che vagano senza meta in un mondo umano non più loro. Tutto quel che era credibilità, onore, decenza nel remoto passato si è dissolto, questo non è capitalismo, questa è una fuga dal nulla verso il nulla. Almeno nel disfacimento generale sono morte anche le pietose finzioni, la carità pelosa di chi dispensava lezioni di democrazia e adesione alle favole sulla Patria,la Libertà, la Democrazia. I ricchi e solo loro sono liberi, democratici, patriottici. Tutti gli altri sono plebe elettorale e deve correre questa feccia a prostrarsi davanti al forte come è giusto che sia. Il potere su uomini e cose è libertà, è legge, è dominio sul mondo. Il resto sono favole e la legge non rende uguali ma conferma la giustizia dei forti. I forti non possono combattere fra loro, il buonsenso e la paura li frena. Oggi solo il ricco è forte e può esercitare il dominio. Essi talvolta devono ricorrere a un rito in tribunale per sancire diritto e ragione, l’alternativa sarebbe il conflitto e la perpetua guerra civile e nessuno potrebbe esercitare il dominio proprio personale  e godere della proprietà privata. Oggi lo squallore ha travolto la nostra gente. Una massa di ciarlatani, esseri indegni, svaporate, prostitute, pazze, malati di mente è ascesa al potere e pretende di entrare nel tribunale, di godere della legge, di essere pari con i signori del passato, di essere nel numero dei forti perché il caso o la delinquenza hanno regalato loro qualche pacco di biglietti colorati della Banca Centrale Europea che noi ci sforziamo di credere esser denaro serio. Magari convertibile in oro o argento! Che banda di pazzi che siamo! Quando il disordine monta fino a questo punto ogni sciagura e ogni guerra diventa possibile.

 Francesco: La tua propensione al fascismo e al dispotismo è clamorosa. Comunque queste le parti in commedia, e dietro questa pletora di mascalzoni e criminali impuniti si muove un mondo quotidiano di piccola gente squallida che s’arrangia, vive, mangia, beve. Ecco che il nostro ha avuto a che fare con tanta gente comune. Gente che io non toccherei nemmeno con un bastone. Professori di provincia, imbianchini, facchini, cameriere,rivenditori,stranieri di passaggio, studenti squattrinati, fornitori,venditori napoletani di cianfrusaglie, carabinieri, vigili urbani, addetti della società del gas e  dell’acqua e chi più ne ha ne metta. Ecco qui,  nero su bianco sul registro del dare e dell’avere il nipotino ha segnato tutto. Queste stanze del villino sono ormai un microcosmo del Belpaese, lo specchio su cui si muove una grande recita su un canovaccio impazzito e scritto in mille dialetti; se esiste una qualche prova che la vita è una commedia che deve per forza finire in tragedia essa è anche qui dove tutti passano e nessuno si ferma. So che frequenta gente spiantata, qualche spirito bello, qualche donna in difficoltà, qualche mascalzone di provincia, qualche miserabile che vive a giornata, qualche politico della sinistra radicale o come cavolo si chiama oggi quella roba lì. Mi chiedo se sta meglio di noi che abbiamo così tante certezze. Comunque il Belpaese non muoverà un dito per se stesso e per gli altri. Ho letto slealmente cosa ha scritto sul registro con grande attenzione e ho capito quanto sia piccolo il mondo umano di questo villino di provincia trasformato in ostello o qualcosa di simile. No! Questo Belpaese non ha le forze civili e morali per salvarsi dal caos e dal disordine. Non ha potenza militare, diplomatica, intellettuale; ma è nel quotidiano, nella vita civile ordinaria  e banale che emerge la nostra debolezza e la nostra dissoluzione morale e impreparazione. Forse ha ragione il nipotino. Quest’esistenza è lo scherzo balordo e mortifero di un Dio idiota che ha scritto una commedia dove tutte le parti convergono verso una grande tragedia finale. Allora si recita la commedia finchè si può tanto la tragedia avrà la durata di un lampo, di un solo e rapido istante distruttivo che chiude un tempo dell’umanità  indegno e funesto.

Marco: IL tempo che ci rimane come lo dobbiamo passare secondo te? Dovremmo esser i compagni di merende e ricreazione di papponi laidi, preti indegni, politici scellerati, donne pazze, ragazze svaporate, criminali comuni, plebaglia nostrana e forestiera, migranti senza Dio e senza un Soldo? Il Dio dei padri qui è morto. Altrove non so, ma qui è morto. No il nostro sbaglia. Quando una male così grande uccide il mondo umano occorre chiudersi come dentro una fortezza, diventare un pezzo d’acciaio, trasformarsi in forza di ferro dentro di sé e in sé. Ma soprattutto per sé. L’altro deve essere come Dio un morto che cammina, come la nostra antica borghesia lo spettro di tempi perduti, come i miti politici del passato ossia cose insensate inutili e pazze. L’altro non sono io e io sono tutto il mondo e il mondo muore non me ne frega nulla. Se io muoio tutto il mondo mio muore con me e questa realtà si dissolve in un solo istante, alla quale segue solo un silenzio e un buio assoluto e perfetto. Io esisto tutti gli altri no. Questa è la mia morale.

Francesco: E io cosa sono di grazia? Un fantasma?

Marco: Il frutto del caso, un dettaglio che è andato a schiantarsi contro la mia esistenza, un ente fisico con il quale ho relazione del resto adesso  contatto questo divano o queste mura. Esiste solo il singolo e il suo assoluto egoismo, nulla è aldilà di se stesso e il denaro è l’unico Dio.





10 marzo 2011

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

tanti-giornali


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco Pisani preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Marco: Non so cosa pensare, i tuoi discorsi mi confondono. Mi disturbano, Con una frase condanni, con quella successiva ammetti che non si può cambiare, e alla fine ti assolvi come ad allargare le braccia in un gesto di sconforto e rassegnazione. Ci siamo venduti… E allora! E’ il sistema. Sono io il sistema, sei tu il sistema, siamo tutti il sistema o forse nessuno è il sistema. O forse il sistema del capitalismo trionfante è in noi perché è la forma stessa di questa esistenza globalizzata e  industrializzata. Se è tutti e nessuno allora, proprio per questo, ciò che ci capita è giustificato, puro, assoluto. Le numerose malattie dovute alla cattiva alimentazione piena di conservanti e di alimenti di dubbia qualità, le malattie polmonari dovute alle polveri del  traffico e delle industrie e alle sigarette, le turbe mentali e le paranoie scatenate da relazioni familiari logorate e da impieghi alienanti dove si pratica una concorrenza interna per scavalcare le posizioni interne all’azienda sono razionali e giustificate. Sono relazioni, atti meccanici, fisici come la caduta al suolo  di un sasso caduto da una torre.                 

Francesco: Se sono atti fisici, meccanici, puri…come mai siamo qui a parlarne da ore? Centinaia di parole e ancora non si ragiona neanche su quanto tempo restare qui ad aspettare il nostro caro nipotino casinista. Per anni mi hai evitato tranne qualche telefonata a Natale, irritante. Come tutto il tuo atteggiamento verso te stesso e quel che resta della famiglia. Ma ora, che strano. I due fratelli qui a ragionare. Come non avevano mai fatto. E un caso? No. Io dico di no.

Marco va verso il distributore, si fruga, estrae un borsello e mette le monete. Prende un caffè lungo, gira con lentezza la palettina di plastica, sorseggia lentamente e non smette di osservare il fratello ricambiato in modo penetrante e inquisitorio.

Marco: Chi ha detto che nella vita si deve viver felici, dico felici non in senso quotidiano o relativo ma in senso assoluto, perfetto. Da pace nel regno celeste, sempre che esista e non sia una fogna per anime malate. I profeti? Il profeta? Il Figlio di Dio?. Un sistema come il nostro deve produrre quella dose di odio, morte e infelicità che serve a dare stimoli, ad aggredire il mercato, a moltiplicare la merce. La merce è la nostra droga di umani della civiltà industriale e la droga stessa è merce. Per essere nel sistema deve avere la tua utilità, devi produrre, devi vendere, devi comprare altrimenti sei fuori e quindi non sei nel sistema, sei altro, sei diverso, sei pericoloso. Ma tu vuoi essere pericoloso? Non lo sei mai stato, neanche quando potevi, neppure quando dovevi. Il potere più elevato oggi è il sangue del sistema. E’ molto di più del pezzo di carta emesso dalle banche centrali formate da banche private in mano di pochissimi ricchissimi, è più di un simbolo, di un segno, di qualche numero con delle parole, più di una serie di numeri in un sistema informatico fra banche estere e finanziarie nei paradisi fiscali; è il senso di ogni vita. Il denaro è il punto più alto del potere, è un Dio fondato sulla quantità che muove e manipola gli esseri umani, li incanti, li deforma, li plasma, ne modella aspirazioni e sogni anche quelli pornografici.  E’ UNO e tutti, perché tutti da esso scaturiscono e fuori da lui si dissolvono i sogni, la vita, gli affetti, le speranze.

Marco: Basta! Il tuo concetto è pura idolatria. Questo è un qualcosa di empio, un demone possessore di menti e di vite.

Francesco: Sì, è così. Guarda questa casa. Era il simbolo incarnato della centralità di una famiglia, del suo esistere, del suo essere, del suo darsi. Oggi cosa è mai? Un posto dove stranieri vengono, occupano una stanza arredata per loro, dormono e ripartono. La motivazione: i costi. Costa una casa, e se c’è sopra l’ipoteca diventa un peso che uccide, che distrugge gli affetti, che annienta le famiglie. Ieri simbolo del passato di una piccola borghesia nazional-popolare di benpensanti timorati di Dio, oggi simbolo morto. Oggi è affare, merce, investimento. Dare e  avere e quindi tasse, denari  che alla fine dallo Stato e dai privati ritorneranno alle banche che li hanno emessi. Il bello è che il denaro non è più garantito dall’oro e quindi tutto si muove da un Dio-denaro che è potere sugli umani che sono convinti dal sistema  stesso ad attribuirgli potenza, vita e destino. Il sistema è il denaro e il denaro è il sistema. Il cerchio del destino si chiude su se stesso.

Marco: No, non così…Questo da parte tua è viltà. Il sistema è quel che è, ma non puoi esser più radicale e arrabbiato di me. Quel che dici offende i ricordi e mi umilia nello spirito.

Francesco: Sì, è giusto così. Lo dico senza cattiveria. Una casa ridotta a merce non è più una casa, è altro. E’ uno spazio spogliato del suo senso e degli affetti che conservava, e forse anche delle memorie, dei ricordi d’infanzia.  Ma questo è il tempo dei ricordi perduti, delle speranze tradite, della semplificazione della complessità umana, di un mondo umano  votato a inseguire i suoi sogni malati e la sua volontà dio potenza fondata sul denaro. Siamo colpevoli e vittime, ma non innocenti.



sfoglia     giugno        agosto
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email