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12 luglio 2010

Note sul tempo altro e sui giovani

 


De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sul tempo altro e sui giovani

 Il vecchio mondo umano con i suoi costumi, le sue illusioni, la sua forza civile, le sue speranze è ormai polvere di cose morte dispersa nel vento. Quello nuovo che sta prendendo forma e che muta e si altera è un tempo altro e diverso. Esso è tale perché si dibatte in una grave crisi di senso delle ragioni intime del suo sviluppo tecnologico ed economico in questi anni di crisi, è diverso perché le grandi creazioni ideologiche novecentesche sono da tre decenni in disarmo e il suo posto è stato preso dalla spettacolarizzazione della politica, è altro perché le grandi speranze del passato in Europa e nell’Impero Anglo-Americano hanno lasciato il posto alle inquietudini e a un vivere intristito tutto ripiegato sul presente. Chi fa il facile gioco retorico di proiettare il suo passato, recente o antico che sia, su questi che hanno fra i diciotto e i venticinque anni d’età commette un grave torto verso la sua intelligenza. Non è una questione di cattiveria o di condizione di minorità: i giovani semplicemente vivono in un tempo altro e diverso rispetto a quello dei padri e dei nonni di conseguenza vanno forzatamente verso prospettive diverse di lotta sociale e politica. I profeti della domenica mattina che vedono miracolose resurrezioni di ideologie fasciste o comunistoidi proiettano il loro passato, o i finti ricordi, su questo concretissimo presente. L’Italia è un Belpaese anziano e quindi milioni di anziani temono il futuro che smentirà e sbugiarderà le loro pietose menzogne e i loro tristi egoismi per anni mascherati rozzamente e falsamente da ragioni politiche o moralistiche. Il vizio antidemocratico di mascherare i propri comodi e i propri egoismi sociali con ragioni politiche altisonanti e fumigazioni retoriche è stato per troppo tempo coltivato dai vecchi partiti politici e dalle organizzazioni sociali e di categoria; oggi le vecchie invenzioni e le furberie da ciarlatani del mercato rionale si collocano in un tempo non loro dove creano confusione e dividono fra chi capisce di che cosa si tratta, chi riesce a comprendere la loro natura di cose morte e chi diffidente li prende come cose strane e pazze. Il discorso sui giovani nel Belpaese cade dall’alto, il giovane non è oggetto di comprensione o di studio ma di giudizio e a seconda della passione politica che anima il giudicante il giudicato è trattato bene o male a seconda del caso e dell’opportunità. Nel discorso che comunemente sento sui giovani manca  l’umiltà di capire da quale tempo arrivano, come vivono qui e ora e dove andranno. Odo di solito giudizi pesantissimi o lusinghieri su di loro in nome di stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni, per fortuna l’interesse per i giovani è poco e i giudici dalla parola facile  non vengono quasi messi davanti ai loro pesanti condizionamenti ideologici e alle loro discutibili certezze.

IANA per FuturoIeri




13 giugno 2010

La Guerra degli altri-pezzo ripubblicato

13 Giu, 2010

De Reditu Suo - 2° Libro: un pezzo ripubblicato da Franco Allegri su Empolitica


De Reditu Suo - Secondo Libro
La Seconda Guerra Mondiale degli altri

26/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Se è difficile scrivere della Seconda Guerra Mondiale in Italia, È DIFFICILE ANCHE SCRIVERE DI UN FILM CHE NE MOSTRA UN ASPETTO POCO NOTO e portatore di dubbi e di nuove considerazioni.
Quasi per caso e a pezzi su Youtube ho potuto vedere qualcosa di un film sulla guerra in Italia fatta dalle truppe francesi golliste al seguito delle forze armate Statunitensi.
Sto prendendo in considerazione il film nominato in lingua inglese Days of Glory del 2006, in francese è noto sotto il nome di “Indigènes” il regista è Rachid Bouchareb.
Si tratta della storia di una forza armata di Marocchini, Tunisini, Marocchini e montanari del Nord-Africa arruolati nella Prima Armata Francese che combatté sul Fronte di Montecassino in Italia, in Francia del sud e infine in Alsazia-Lorena ai confini della Germania.
A onor del vero queste truppe nel Belpaese si son fatte una fama tremenda, DEL RESTO SECONDO UN VECCHIO GIUDIZIO E PREGIUDIZIO LE GENTI D’ITALIA AMANO CONSIDERARE COME LIBERATORI SOLO GLI STATUNITENSI CHE ERANO UNA DELLE TANTE FORZE che combattevano il Nazi-Fascismo nel Belpaese nel periodo 1943-45.
L’immagine dello statunitense in divisa e elmetto che regala Coca-cola e cioccolata ai bambini, vera o falsa che sia, è per così dire quella alla quale s’affezionano le genti del Belpaese.
Gli altri Marocchini, Inglesi, Greci, Nepalesi, Maori, Sudafricani, Neo-Zelandesi, Brasiliani e quanti altri ora sul momento non ricordo, sono poco considerati o dimenticati da una certa retorica ufficiale e da una certo modo di pensare la Seconda Guerra Mondiale.
Del resto a onor del vero c’è da dire che le truppe francesi che sfondarono le difese tedesche e aggirarono la posizione di Montecassino erano proprio quelle di cui si racconta nel film in una cruda scena di combattimento ed esse ricavarono dalla campagna d’Italia una fama sinistra di violenza gratuita contro le popolazioni civili.
Occorre precisare che questa triste fama è stata sfruttata dalla pubblicistica della Repubblica Sociale molto attenta alle paure fondamentali della piccola borghesia italiana e in particolare al terrore che suscita il diverso, anche in quanto negro o magrebino, e il comunista ateo in quanto distruttore della proprietà privata dei ricchi.
Quel che considero interessante tuttavia è l’emergere della guerra degli altri, OSSIA DI COLORO CHE NON SONO PARTE DI UN CERTO MODO STEREOTIPATO E RETORICO DI DESCRIVERE LE VICENDE BELLICHE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; i quali peraltro hanno anche pagato con la vita la loro partecipazione al conflitto.
Credo che fra non molto anche nel sonnolento Belpaese si aprirà, fra l’indifferenza generale delle diverse popolazioni, il problema della cultura degli altri che non sono affatto delle pagine bianche ma recano con sé le loro ragioni e i loro modi di vivere anche in materia di storia comune.
Le genti del Belpaese si son illuse: hanno chiesto braccia e badanti e son arrivate intere famiglie e son qui per restare e portano la loro storia e la vicenda umana; questo film ne è la dimostrazione.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




2 giugno 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso

Ora mi trovo a dover ragionare della non esistenza della visione italiana intorno alla storia, e segnatamente alla propria storia patria. In realtà occorre far un triste commento sulla storia patria ossia che essa non esiste come realtà unitaria perché l’Italia non ha un potere civile e culturale in grado di unificare i diversi modi di concepire il passato e di dare ad esso un valore riconosciuto da tutte le parti politiche, anche perché in realtà gli italiani parlano in pubblico in un modo e in privato fanno considerazioni ben diverse. Ogni identità politica ha la sua interpretazione della storia patria, la sua domestica gloria e talvolta questa domestica gloria coincide con la memoria storica della famiglia del singolo italiano. Tante letture e visioni della storia quanti sono i soggetti politici di natura collettiva e privata e nessuna possibilità di dare un senso unitario alla propria storia, forse solo l’età della Pietra non suscita dibattito; ma non ne sono così sicuro. Oggi la politica si occupa della fase conclusiva della Seconda Guerra Mondiale o del Risorgimento per motivi integralmente legati alla polemica politica spicciola o per tenere sempre attivo una porzione di popolazione fortemente politicizzata che ha bisogno di ritrovare le ragioni antiche di un voto da dare. Lo straniero quando ci ha invaso ha sempre mostrato al nostro popolo difforme e confuso l’unità d’intenti e la giustificazione ideologica e morale della sua impresa militare e spesso l’unità di popolo che era dietro la sua impresa.  Non insisto per carità di Patria sulla vicenda della Seconda Guerra Mondiale mi limito a ricordare le guerre d’Italia fra Francia e Spagna nel periodo compreso fra il 1494 e il 1559, allora e anche dopo qualcuno tifava per la Spagna altri per la Francia, il motto che andava per la maggiore era “Franza o Spagna purchè se magna”. I Francesi combattevano e crepavano per il bottino, per la gloria e per il Regli spagnoli e i loro mercenari per il bottino, per la gloria e per l’imperatore Carlo V e poi per il suo successore. Gli Italiani combattevano per se stessi e per la propria famiglia intesa anche come patrimonio fosse essa una famiglia principesca, aristocratica, popolana, cittadina. Forse solo La Repubblica di Firenze e quella di Venezia ebbero in tanto sfacelo un po’ d’orgoglio combattendo potenze nemiche soverchianti e perdendo con un poco di decenza e dignità. Lo straniero è forte perché attacca per primo, è dominatore perché ha la potenza militare, è educatore perché sa quel che vuole e cosa imporre alle genti dissolute e disperse del Belpaese. Infatti gli spagnoli finirono con l’imporre il loro dominio e con il render forte e stabile la controriforma cattolica, il vincitore creò i suoi vinti e provò a ridefinirli secondo la sua volontà, l’opposizione dei nostri fu nascosta e a tratti vile, del resto son cose ovvie. Si tratta delle genti d’Italia e dopotutto senza una civiltà propria e senza  proprie forze sociali e politiche l’opposizione ai dominatori stranieri può prender forma solo nei propositi dei singoli o dei piccoli gruppi di eruditi.

IANA per FuturoIeri




20 maggio 2010

L'italiano educato dagli stranieri invasori





De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori

Certo che di stranieri che son arrivati dalle alpi e dal mare con qualche invasione armata a mondare le genti della Penisola dai loro errori morali, religiosi e politici ne abbiamo avuti tanti. Gli ultimi in ordine di tempo son stati quelli che hanno liquidato i deliri imperiali della monarchia e del fascismo, erano soldati provenienti da tante nazioni straniere e  non si vedeva nella Penisola una tal messe di  popoli in armi contro di noi dai tempi del Rinascimento quando le calate degli eserciti mercenari dei re d’Europa trasformarono le nostre terre e città in campi di battaglia. Gli stranieri invasori hanno sempre cercato di liberarci dal peso dei nostri torti e dei nostri errori. I barbari Goti, Unni  e Vandali al tempo del crollo dell’Impero Romano d’Occidente ci liberarono dai nostri cesari e dalla nostra antica civiltà con le stragi e i saccheggi. Effettivamente anche Alarico Re dei Goti aveva ottime ragioni per conquistare e saccheggiare Roma. I Longobardi che tagliavano le teste ai vinti e le attaccavano ai pali per decorare le loro capanne furono estremamente indignati nel vedere i Bizantini che governavano così male l’Italia, e pregavano pure peggio, e quindi il gran Re Alboino prese la generosa decisione di far vivere le sue genti nella nostra penisola liquidando fisicamente ogni opposizione. Anche in questo caso l’intento filantropico era evidentissimo. Dopo i Longobardi fu la volta dei Franchi di Carlo Magno che ci curarono dalle nostre malsane passioni con una degnissima occupazione tanto ben descritta dal Manzoni.  Dopo di loro nel corso del millennio successivo arrivarono sempre con intenti curativi i germani con i loro imperatori, i saraceni, i francesi, gli spagnoli, gli austriaci, le armate di Napoleone, quelle austriache e infine i Piemontesi e finito il regno dei Savoia e il fascismo arrivò l’Impero Anglo-Americano dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il problema che mi diverte e impegna la mia fantasia e le mie scarsissime capacità di vedere il futuro è cercar di capire quali saranno i prossimi filantropi che occuperanno la Penisola con intenti politicamente caritatevoli e curativi. L’ultima volta che è accaduto la cura democratica che abbiamo ricevuto  ci è costata le colonie, i confini orientali e una forte indennità di guerra e i soliti prezzi politici che pagano i vinti ai vincitori, oggi  è stato tutto pagato fino all'ultimo cent. I bombardamenti sulle città d’arte come Milano e Firenze e la distruzione di Montecassino, l’evidente superiorità delle armi altrui, la palese ricchezza degli invasori, la potenza della loro civiltà e della loro cultura  industriale votata al guadagno e al potere hanno svolto una nobile operazione di verità: un popolo di genti diverse abituate a coltivare ogni scelleratezza e ogni egoismo davanti alla morte di massa e alla perdita di senso di tre millenni di cultura e storia patria ha capito la sua inferiorità davanti alla potenza dei  vincitori, e oggi su questo sa e tace.

                                                                     IANA per FuturoIeri




19 febbraio 2009

Dove sei Italia gentile?

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Dove sei Italia gentile?

Ho perduto di vista da anni il meglio del Belpaese. Il senso dell’osceno e del deforme e del criminogeno mi sembra tale da essere respirabile ad ogni angolo di strada di questa penisola ormai da diversi anni. Mi chiedo cosa sia successo, perché alla fine ciò che è il peggio dal punto di vista psicologico e ciò che è deforme in archittetura hanno vinto e si è costruito un presente a sua immagine e somiglianza. Forse ha ragione il celebre giornalista Marco Travaglio: questa è davvero una Seconda Repubblica, una cosa nuova, per certi aspetti inedita, qualcosa che è emerso dalle oscurità dopo che le diverse genti del Belpaese han dovuto assistere al crollo indecente dei partiti della Prima Repubblica sommersi dalle inchieste sulle malversazioni e sulle tangenti al tempo di Mani Pulite. Solo che la Seconda Repubblica appare qualcosa di malfatto, qualcosa d’incertissimo. Una cosa strana nel suo darsi e in continuità con il peggio della precedente: non è più la vecchia Repubblica vilipesa e screditata e non è neanche un nuovo inizio, oggi questo strano sistema deve traghettare le nostre sfortunate genti attraverso un periodo difficile di guerre e di crisi. Per certo le recenti primarie di Firenze confermano che si sta manifestando una trasformazione epocale nel campo della fu sinistra e del fu partito comunista italiano. La vittoria di Renzi il candidato più spostato su posizioni conservatrici e di chiara ispirazione cattolica rivela che ormai ci avviamo ad avere due grandi partiti di destra: la PDL e il PD. I pariti minori, le liste civiche, le organizzazioni dei puri e belli di spirito rischieranno di diventare dei soggetti politici irrilevanti se non elementi decorativi del sistema elettorale e politico. La trasmutazione del Belpaese verso una copia minuscola e deforme del peggio degli Stati Uniti pare procedere a grande velocità. Della civiltà statunitense ci manca però tutto: i valori, la concezione della Nazione come Seconda Israele per i colonizzatori benetti da Dio, la capacità di rischiare nel bene e nel male, lo spirito del pionere, il coraggio dei suoi soldati e dei suoi cittadini, la volontà di potenza, l’alta opinione presso tutti delle libertà civili e della Costituzione. Conosco questo comportamento italico, esso è una brutta costante delle genti del Belpaese: è lo scimmiottare grottescamente e rozzamente i costumi dei padroni del momento. Al tempo del dominio spagnolo in Italia, il Manzoni stesso lo ricorda, i nostri piccoli despoti al soldo e al servizio degli stranieri parlavano il castigliano, la lingua degli occupanti. Si tratta del solito travestimento, è un po’ come la pecora che si mette il mascherone del leone per intimotire il lupo, poi al momento del dunque al posto del ruggito esce dalla maschera un belato che rivela il trucco. Posso avere questa fiducia: l’Italia rivelerà ciò che è nel bene come nel male, a Firenze come altrove, quando sarà forzata ad disfarsi delle troppe maschere trasformistiche che indossa a seconda delle occasioni e a rivelare a sé stessa e agli altri se è una pecora travestita da leone o al contrario un leone che per troppo tempo ha fatto finta d’esser pecora e ha pure iniziato a brucar l’erba e a seguir il cane pastore. Aspetto di vedere la reazione al momento del dunque: la tosatura della bestia.

IANA per FuturoIeri



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