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15 ottobre 2013

Un fatto simbolico: chiude la Mivar

L'italiana Mivar che produceva televisori chiude.
Un pezzo di Belpaese finisce e a occhio direi che nessun corrispettivo arriva al suo posto.
Il potere politico presente sembra estraneo al dissolversi del Belpaese, come se coloro che esercitano qui il potere politico e finanziario vivessero in un Belpaese parallelo a quello reale.
Forse le cose stanno così, forse vivono davvero in un mondo a parte. Nel loro mondo riservato e chiuso e ben protetto da guardie armate, servitori, collaboratori, camerieri, addetti alle pubbliche relazioni.
Il caso dell'azienda produttrice di televisori in oggetto è l'ennesimo caso che si somma a tanti altri.
A mio avviso è un simbolo.
Il simbolo di un Belpaese che sta precipitando dentro un suo abisso, dove la degenerazione, la corruzione e la senescenza del sistema stanno rovinando quanto fatto nei decenni precedenti.
Una perdita continua di ricchezza, potenza e credibilità internazionale è in atto da almeno venti lunghi anni, se questa disgrazia non trova argine sarà sempre più difficile e amaro vivere nel Belpaese.
C'è inoltre da chiedersi cosa è mai il Belpaese oggi!



http://www.tomshw.it/cont/news/l-italiana-mivar-chiude-maledette-tv-a-led/49971/1.html

http://www.abruzzo24ore.tv/news/Mivar-chiude-vendevano-in-perdita-contro-gli-asiatici-Colpa-di-tasse-e-balzelli/127764.htm




7 dicembre 2009

Lontani dagli Dei e dagli Eroi


De Reditu Suo

Lontani dagli Dei e dagli Eroi

La mattina presto quando sono sul bus andare al lavoro mi chiedo alle volte, ovviamente da solo e in silenzio, quali possono esser gli strumenti per intervenire sulla realtà che mi circonda. Purtroppo mi rendo conto che sono pochi, deboli, spesso inefficaci. Queste  democrazie europee del nuovo millennio vedono partiti politici deboli in preda a leader e  dirigenti rissosi e bisognosi del sostegno economico altrui, mentre i grandi gruppi finanziari si son fatti attribuire poteri di condizionamento e indirizzo prima di competenza del solo potere politico. Questo avviene dentro le logiche di processi economici e industriali che in Europa e nel Nord-America impoveriscono la piccola borghesia, i ceti operai e contadini già messi in ginocchio da leggi e cavilli che depotenziano il loro ruolo sociale e la loro capacità di pesare nelle scelte politiche ed economiche, la televisione e la carta stampata sono perlopiù dipendenti dalle imposizioni di chi raccoglie la raccolta pubblicitaria o finanzia il mezzo di comunicazione di massa.  Il singolo ha ben pochi strumenti per intervenire in una realtà come questa che sia da solo o come associato  a un gruppo più ampio, il sistema è solido e si tiene sul consenso di milioni di consumatori che anche se frodati e gabbati preferiscono il certo all’incerto, il poco e subito a qualcosa in più da strappare con sacrifico e rischio. La logica del prendere qualcosa qui e ora premia il politico e il finanziere che puntano solo al presente e che hanno messo in conto di lasciare ai posteri una terribile eredità. Personalmente auspico che il sistema riveli la sua natura fallimentare e criminogena prima che arrivi a un collasso di dimensioni pericolose e potenzialmente eversivo dell’ordine costituito. Un piccolo disastro da correggere subito potrebbe, forse, evitare di dover metter mano ad una catastrofe incontrollabile e ingestibile domani quando i processi degenerativi nella società umana e nello sfruttamento delle risorse planetarie avranno creato le condizioni per aprire ogni sorta di conflitto, anche armato, fra le nuove potenze globali emergenti e le vecchie in decadenza. Forse questa è una stupida illusione, o forse è una soluzione peggiore del male; il disastro finale sarà forse la conclusione lineare, logica, oggettiva, giusta. Ecco che in questa visione millenaristica e purificatrice dei mali del mondo umano leggo la distanza da me e da altri come me dagli Dei e dagli Eroi, ossia da quel sovrappiù di potenza e dominio sulla realtà materiale che permette al singolo di cambiare le cose o di trasformare il reale a sua immagine e somiglianza. Nel mondo antico, e in quello delle leggende e della finzione teatrale, era questo qualcosa in più che fondava le città, creava i popoli e i regni, imponeva a un mondo umano disperso delle regole e delle prospettive, dava un senso alle forme di vita associata. Ciò che era oltre l’umano o subito sopra di esso era l’esempio e talvolta il senso del proprio piccolo mondo. Adesso c’è la nudità di poteri economici e finanziari che devono mascherarsi dietro milioni d’immagini pubblicitarie, di suoni, di canzoncine; i sacerdoti del Dio-denaro non riescono a trovare la loro legittimità, il loro potere sugli umani puzza di truffa e di dispotismo. La miglior soluzione che hanno trovato è di comprarsi i sistemi politici, di corromperli di condizionarli finanziando le campagne elettorali o i mezzi di comunicazione di massa.   I limiti dell’umano sono i limiti di una condizione fisica e mentale limitata nel tempo e nelle possibilità. Di fronte ai colossi finanziari e corporativi che sovrastano il singolo e manipolano ciò che è reale e ciò che è virtuale diventa molto difficile operare e vivere per l’uomo libero in uno spazio materiale e psicologico proprio. La prima libertà diventa quella di poter pensare che due più due fa quattro, basta poco per iniziare a sottrarsi al mondo delle illusioni maligne e delle allucinazioni pubblicitarie.

 

IANA per FuturoIeri




28 settembre 2009

Rat-Man nei panni di Harlock: quando non basta la Parodia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Rat-Man nei panni di Harlock: quando non basta la Parodia.

La vita è difficile. Scriverò qualcosa che a molti non suonerà bene. Ma credetemi, così è giusto.

Il Rat-Man numero 74 di Leo Ortolani si è indirizzato stavolta a colpire con la sua parodia l’opera del maestro giapponese Leiji Matsumoto. Si tratta di un rispettoso pestaggio cartaceo fatto usando con il suo personaggio di punta: Capitan Harlock. L’impianto della cosa è geniale: si prende di mira il celebre Capitan Harlock, e si badi bene solo quello della serie del 1978 contro Raflesia, disegnandolo come  il suo Topaccio vile, orbo, scemo, balordo e scimmiesco; Ortolani va oltre la figura del pirata spaziale e allarga  la sua satira per prendere pesantemente in giro anche i manga per ragazze inserendo nella parodia anche una figura femminile, sedicente transessuale, che cerca di distogliere Rat-Man dalla sua interpretazione fantozziana di Harlock per immetterlo nel loro fumetto per ragazze sull’orlo della chiusura. Si tratta di una botta a tutto ciò che è, ed è  stato, l’universo fumettistico e artistico del Matsumoto il quale si forma, fra l’altro, come autore di fumetti per ragazze.

Alcune invenzioni di Ortolani sono notevoli e meritano ammirazione fra le tante citerò Rattock che abbandona per quarantadue volte di fila la sua astronave per paura delle aliene donne-pianta, Rattock che viene rigirato come un vecchio calzino dalla Regina nemica al suo primo incontro, e la scena formidabile nella quale il protagonista del fumetto si affaccia da una vignetta per contemplare il suo pubblico constatando con sorpresa di essere letto da tanti affezionati. Inoltre c’è da sottolineare che la presa in giro s’estende alla serie animata e alle famosissime musiche che la caratterizzano. Il riferimento va sempre alla serie classica del 1978, infatti Rat-Man/Harlock può scegliere come colonna sonora nello spazio o una musica dolce e triste o le tele-prediche di Radio-Maria. Il topastro, ovviamente, si sintonizza su Radio-Maria con una radio antidiluviana. Questo numero 74 è un buon lavoro e una dissacrazione ben confezionata.

Qualcosa però non va.

Primo: Harlock è sempre in coppia con Tochiro uomo o con Tochiro-Computer, anche nella serie classica. Ortolani elimina questo fatto e si dimentica perfino della piccola Mayu su cui ruota tanta parte della vicenda del Pirata Spaziale.

Secondo: Ortolani non ha colpe in questo, sembra un tipo che ha cervello e talento, ma è troppo facile prendere in giro la colossale industria dell’animazione e del fumetto giapponese quando non si ha nulla di equivalente. E’ un fatto che la cultura popolare giapponese veicolata dai Manga, come vengono chiamati, è uno strumento potentissimo per favorire le esportazioni giapponesi, anche di beni e prodotti non direttamente collegabili ai fumetti; lo stesso potere politico s’interessa di questo settore industriale con forti ricadute culturali, economiche e di soft-power. Alle volte si ha la sensazione, lo scrivo da lettore di fumetti, che vi sia nel fare satira e nel citare gli autori giapponesi una sorta di rivalsa, di invidia mal celata, che si sfoga nella presa in giro e nel ridicolizzare. In sintesi si tratta di un complesso d’inferiorità fantozziano, ormai caratteristico delle genti del Belpaese, e che evidentemente s’estende anche al settore animazione e fumetti.

Forse in questo caso è da citare come difesa d’ufficio del maestro nipponico quella frase del celebre Fantozzi che in cura dallo psicologo della ASL chiede come può uscire dal complesso d’inferiorità. Il medico davanti a una folla di curiosi risponde che:”Lei non ha un complesso d’inferiorità. Lei è inferiore!”.

IANA per FuturoIeri



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