.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 luglio 2008

NEL BELPAESE

Questo paese a forma di stivale è oggi alle prese con una crisi dell’economia mondiale dirompente. Per ora i provvedimenti più forti presi dal governo sono diretti contro i precari e contro il presunto cattivo lavoro degli statali. Gli uni aggrediti da un precariato senza futuro, gli altri trattati in blocco come problema sociale e come soggetti dei quali si deve verificare onestà e produttività. Va da sé che si tratta di un gioco delle parti. Chi difende e chi offende, chi vuole incendiare e chi fa il pompiere, chi impone e chi tratta. Così va il Belpaese, ma questo carnevale delle maschere tristi ha davanti a sé una crisi econmica che minaccia di essere tremenda, essa cade in un sistema Italia fragile e provato, ai limiti delle risorse umane e strutturali. Questo paese forte contro i deboli e debole con i forti come affronterà il peggio di questa crisi. Cercherà di scaricare delle colpe immaginarie su zingari ed extracomunitari e sui fannulloni degli uffici pubblici? E poi? E dopo? Se le cose andranno davvero male e le banche statunitensi in sofferenza trasmetteranno la crisi a tutto il mondo. Con chi se la prenderà il governo? Con i marziani? Con gli alieni della galassia di Andromeda?

Questa crisi è più di una crisi: è una strage delle illusioni, è la rivelazione della totale umanità e provvisorietà di quel culto del Dio-denaro che ha improntato di sé la realtà italiana dalla metà degli anni ottanta a oggi. Oggi quel Dio-denaro si è rivelato per ciò che è sempre stato un idolo, un feticcio che ha preteso vera adorazione e culto devoto. La crisi spero porti il buon consiglio dell’abiura di questo culto pagano, ma so che così non sarà. La civiltà industriale esige di produrre falsi idoli per una sua necessità di mascherare i limiti, per non rivelare la dubbia legittimità dei poteri che genera. I cambiamenti generati dagli sviluppi dell’economia e dell’industria creano fortune nuove e innalzano nuovi poteri di carattere finanziario che si traducono in potere politico. Questo potere che si rinnova si rigenera sulla demolizione parziale dei vecchi poteri, l’ascesa del nuovo si colloca in un contesto che non ha bisogno delle antiche consacrazioni per diventare potere legittimo. Non ne ha bisogno. Il potere che si dà è giusto in quanto tale e non chiede di essere riconosciuto come vero se non dalla sua capacità di produrre e distribuire ricchezza. Il culto del Dio-denaro con i VIP, le ville, le barche e le feste era la favola per le plebi, quello che conta è la nudità del potere in quanto tale e il suo decidere per la vita degli altri, la sua capacità di trasformare il mondo, di predare le risorse planetarie e di trasformarle, di controllare le sue interpretazioni e le sue relazioni, anche con la guerra. Molti nel Belpaese vivono questa realtà della civiltà industriale come se fosse la favola di Biancaneve e, more solito, aspettano un principe azzurro che salvi la sua amata dai malvagi della favoletta. La civiltà industriale è brutale e semplice. Essa vive di continue rivoluzioni e trasformazioni. Ne ha bisogno, è nella sua intima natura demolire il mondo per ricostruirlo in via provvisoria, in attesa di nuove demolizioni e di nuove trasformazioni e di relativi massacri culturali e sociali. In questa opera di distruzione creativa riposa tanta parte delle vite della stragrande maggioranza degli italiani. Ci vuole coraggio per vedere la nudità di questa civiltà industriale, forse per questo molti si ostinano a credere nelle favole, anche in quelle che racconta la politica nostrana.

IANA per Futuroieri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri



sfoglia     giugno        agosto
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email