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29 novembre 2009

Antiche Rovine




De Reditu Suo

Antiche rovine

Arriverà prima o poi il tempo nel quale alcuni simboli della Repubblica come gli stadi di calcio saranno trasformati da chi verrà in un lontano futuro in qualcosa di buono e di sano per una popolazione italiana rinnovata. Adesso le periferie deformi, gli stadi di calcio, gli orrori urbanistici, le rotonde prive di gusto e talvolta i ruderi del recente passato industriale del Belpaese sono parte del vissuto quotidiano di milioni di italiani. Le antiche rovine delle remote civiltà d’Italia e del fu Impero Romano comunicano un certo rispetto, talvolta un vago senso di minorità rispetto alla grandezza di due millenni fa. Le opere caratteristiche di questi ultimi sessant’anni portano già ora che sono usate e parte della vita di milioni d’Italiani un senso di nausea quando finirà, chissà quando, questo tempo sciagurato questa nausea si trasformerà in una pesantissima abiura. Ritengo che le genti d’Italia attueranno verso loro stesse e verso questi anni una vera e propria abiura; non una rimozione o una sorta di autocritica ma una potente affermazione di estraneità rispetto a queste due Repubbliche. Le rovine di questi anni resteranno senza alcun popolo o alcun potere che se ne assuma la responsabilità, questi anni per chi verrà dopo questo tempo saranno incomprensibili o pensati come nati dalla follia e dalla malvagità di pochi apolidi malvagi ascesi al potere per i motivi i più strani inconfessabili. Le rovine antiche hanno padri, madri e carnefici; cosa si può dire di ciò che sta già oggi andando a pezzi nel Belpaese?

Quando affermo che "Non esistono padri, madri e carnefici," intendo affermare che la creazione delle deformità della penisola  ha  dietro di sè degli interessi più o meno legittimi, tuttavia i nomi dei politici e  degli imprenditori che hanno prodotto lo scempio e coloro che hanno lucrato sopra le cose malfatte o nate disgraziate sono sconosciuti ai più.

 Chi ha creato e fatto tutto questo pare esser stato nessuno. Questo fatto mi ricorda il grandissimo Omero e segnatamente l’episodio quando Odisseo l’eroe astuto acceca il ciclope malvagio e antropofago. L’eroe si era presentato a Polifemo col nome di “Nessuno” e quando Polifemo chiama aiuto e chiede vendetta affermando che “Nessuno” lo ha accecato. I suoi fratelli ciclopi pensano che questo “Nessuno” sia appunto nessuno e abbandonato il malvagio fratello alla sua disperazione. Ecco credo che senza qualcosa di miracoloso che congiunga la fortuna del Belpaese con le più alte speranze questo sarà il senso delle due Repubbliche per coloro che saranno dopo questo tempo. Questo sistema sarà un male inaudito che “Nessuno” ha prodotto e di cui “Nessuno” è colpevole, ma che tutti hanno subito e di cui la penisola porterà per secoli i segni.



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