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15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  



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