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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


9 agosto 2014

Sintesi: Il Maestro - secondo atto - discorso sul mondo interiore

Clara Agazzi: Questo parlare di cambiare, di mutare  i pensieri e le mentalità un discorso debole alla luce di quanto avviene oggi. La realtà ci urla che il conformismo, l’egoismo e il calcolo del rapporto fra piaceri e  interessi prevale nella mentalità dei molti.  Il denaro è oggi un culto e in quanto totalità  pseudo - religiosa è misura e ordinamento della società. Quindi una sincera e felice crescita spirituale è oggi un percorso ad ostacoli, una sorta di competizione difficile perché l’essere umano tende a dover attuare dei compromessi con l’ordine esistente.

Stefano Bocconi: Aggiungo a questo discorso che è molto  più. Il denaro è come  un fatto religioso. Cadute le ideologie e le grandi speranze nel progresso o in un dio redentore per i molti i soldi sono l’unico orizzonte e l’unica speranza. Il denaro è così potente da trasformare con forza sua originaria la vita quotidiana di ogni individuo.

Vincenzo Pisani: Già cadute tutte le speranze e tutti i valori e tutte le ideologie del secolo passato ogni discorso sull’elevazione dell’essere umano assomiglia una favola. Si può pensare qualsiasi cosa e dire di tutto, l’importante è avere i soldi per comprarsi quei beni, quelle proprietà e quei servizi che suscitano nei molti uno spontaneo rispetto. Il rispetto che deriva dall’invidia sociale. Anzi mi correggo non il rispetto. L’invidia e l’ammirazione per quel che si ha e apertamente o segretamente si desidera. La cupidigia, il piacere, lo spettacolo, l’estetismo sono i territori psicologici e comportamentali del senso del vivere per le moltitudini di consumatori sempre inappagati e sempre ardenti di nuovi piaceri e nuovi beni da consumare.

Franco: Siete troppo duri. Gli esseri umani non sono rocce che il vento, la natura e gli elementi pian piano sgretolano e spaccano nello scorrere del tempo. A differenza delle rocce possono cambiare la loro vita, i loro pensieri, le loro aspettative. Spesso con la velocità del fulmine cambia la vita dell’essere umano, anche di quello comune. C’è spesso nella vita un punto dove una cosa che era finisce, e una che non era diventa. Nascita e morte sono in opposizione.  Oggi quasi tutto nella vita sociale ha la forma dell’egoismo, della cupidigia, della morale che cambia come le banderuole che segnano il vento. Ma non è detto che questo tutto duri per sempre. Nel passato c’erano mondi umani che non sono questo qui. Oggi paghiamo la colpa di essere per così dire colonia civile e culturale di civiltà industriali più potenti della nostra, e la cultura oggi è industria del cinema, dei cartoni animati, dello spettacolo, dei videogiochi, perfino dei giochi di carte collezionabili e dei wargame. Questo è il punto. La vita sociale oggi è inserita in un mondo di consumi, spesso superflui, espressione chiarissima del presente modo di produrre, distribuire ricchezza, consumare, vivere pensando al guadagno e la profitto. Vengono venduti anche mondi fantastici, mondi immaginari, mondi fantasy o di fantascienza nelle forme del gioco, dell’intrattenimento e perfino nella forma dei grandi parchi giochi a tema. Il mondo desiderato che è altrove spesso è il valore aggiunto di un gioco di carte collezionabile, di un telefilm, di un gioco da tavolo, di un gioco per computer, di un fumetto. Allora ecco lo sforzo enorme di questi nostri giorni, ossia  elevarsi sopra tutte le apparenze e vedere le concrete possibilità. Conoscere se stessi e il proprio mondo al punto di poter agire su di esso con una libera volontà per trasformarne in positivo alcune parti.

Paolo Fantuzzi: Ma chi decide cosa è positivo e cosa è negativo. Chi stabilisce cosa è pieno e cosa è vuoto? Il singolo, il privato che qui abbiamo detto e convenuto tutti esser parte di questo sistema di produzione, consumo, distribuzione della ricchezza. Qui a sentir questo discorso si tratta di fare il classico salto aldilà della propria ombra, ossia di superare dei limiti notevoli. I mondi spirituali, morali, etici. Quei mondi culturali da costruire o da ritrovare per forza di cose partiranno da quel che c’è qui e ora, ossia si porteranno dietro la continuità con questo presente. Io conosco il mondo concreto, reale, oggettivo, ceto conosco la mia porzione, il mio angolo di marciapiede per dirla in modo semplice. Pensare che questo mondo concreto e presente si sgretoli sulla forza di ideali o di pensieri mi sembra una cosa fuori da ogni ragione. Se qualcosa cambierà sarà questo o quel pezzo e probabilmente solo per continuare questo modo di produzione capitalistico, come dite voi, con più efficacia  e con ancor maggior potenza.

 Una voce dalla cucina: “L’ordinazione per il Pisani e i suoi amici, là in sala altro vino, acqua e il formaggio presto, poi passo a chiedere per il secondo”.

Vincenzo Pisani: Ora si ragiona, per primi sono arrivati i funghi, Clara questi sono fatti proprio per te, inizia per prima a prender la tua parte. Comunque Paolo ha ragione. La mutazione non può scaturire dal vuoto cosmico, fatalmente il passato si ripropone in un presente trasformato in forma residuale o subdola. 

 Paolo Fantuzzi: Ecco che portano il resto, che gioia per gli occhi, A me il piatto con il sugo di cinghiale.  Sì è questo quel che volevo dire. L’essere umano cambia forse nome quando cambia la sua mentalità e la sua vita?  Mi par di no. Un sistema gerarchico e industriale come il presente se cambia questo o quel pezzo resta tale, di nome e di fatto. Tutto cambia e tutto resta uguale. Per trasformare questo mondo umano come lo vediamo sotto i nostri occhi con la forza e la velocità del fulmine sarebbe necessaria una catastrofe pesante e gravissima. Allora il passato e quanto del passato incide sul presente difficilmente riuscirebbe a riciclarsi, un po’ come quando nella vita di uno qualsiasi interviene qualcosa che lo travolge e comincia che so a cambiar lavoro, casa, donna, abitudini. Insomma quel qualcosa che nel parlare di tutti i giorni si chiama trauma, ma nel senso più pesante del termine.

Clara Agazzi: Questo presuppone  una miopia politica  e di sentimenti notevolissima. Umani che hanno bisogno del vulcano che esplode o dello tsunami per mutare sentimenti, opinioni, punti di vista, ragioni di vita. Ma ci deve pur esser un modo diverso di pensare  e di vivere nel mondo umano come nel mondo naturale, non si è detto qui che l’essere umano ha un libero volere e un libero arbitrio?

Franco: Tu dici cose vere. Non nego. Il problema è quale essere umano. Cosa è l’uomo oggi, non solo nella penisola ma nel resto del consorzio umano?  Io oso rispondere. Egli è una corda tesa fra ciò che è e quel che potrebbe essere. Ma non sempre è possibile essere se stessi e in particolare se stessi fino alla massima espressione. Infatti condizioni sociali, ignoranza, bassa scolarizzazione, cattiva volontà, cattive abitudini condizionano l’essere umano e lo forzano a stare in una dimensione di minorità. Per esser se stessi occorre superarsi e questo è difficile, è doloroso, occorre punire se stessi, aggredire le proprie certezza, il proprio oziare nel pregiudizio e nelle illusioni collettive. Quando ci si è liberarti dalle proprie paure e dalle proprie difese psicologiche e ci si è scoperti per ciò che si è, cosa rara e difficile, si è dentro un percorso di liberazione nel quale tutto diventa più chiaro, più luminoso. Allora quando io ragiono di singoli non ragiono di cose astratte ma di un percorso di autentica autocoscienza. Il piano materiale e del denaro è vincolante, sarei pazzo a negarlo. Tuttavia non è quello il punto di svolta, ci sono sforzi e lavori interiori che difficilmente possono esser risolti con adeguate dosi di quattrini profusi a specialisti, esperti, chiarissimi docenti. Pensate a una società di umani che non riesce a liberarsi dai suoi limiti culturali e ad accettare la moneta come merce di scambio. Quando incontra questo mondo umano della civiltà industriale quella collettività, magari arcaica e  tribale, viene disintegrata e disfatta. Queste cose son accadute nel passato quando tribù primitive hanno avuto la sventura di trovarsi davanti ai colonizzatori. Questo discorso lo faccio a voi per dirvi che alle volte quello che ci sembra fisso, stabile, certo nelle nostre vite può esser travolto e disperso. Allora ecco che deve emergere l’essere umano che ridefinisce la sua vita e le sue ragioni più intime e profonde. Certamente la pressione del presente è fortissima, sicuramente chi subisce questo processo si sente oppresso e schiacciato. Per questo io dico che occorre trovare l’uomo interiore, ciò che è fisso e stabile. Da questo punto si può far leva per reagire al male del mondo e costruire secondo misura.

Paolo Fantuzzi: Ma la tua è una dimensione interiore, un fatto privato. Passi dal singolo alle moltitudini con estrema facilità e senza contare le differenze di tutti i tipi: dal ceto sociale, al denaro, alle origini, anche fisiche e di natura morale. Non c’è certezza e non c’è metodo in quel che affermi.

Franco: Ma il mio concetto è che non si può liberare gli altri senza liberare se stessi, non si può dare una misura la mondo se non si è misura del proprio mondo, non si può dare leggi se non si ha un concetto di legge. La negazione di tutto il mio discorso, tanto per fare una prova al contrario, si dà nel momento in cui  la realtà dell’interesse egoistico e del profitto privato sacrifica intere collettività con speculazioni finanziarie, edilizie, monetarie. Quando non ci sono limiti e confini al profitto, all’interesse privato c’è la negazione del mio discorso. Se l’umano è privo di limiti e di regole o volutamente le distrugge in quel caso c’è l’impossibilità di arrivare a fissare qualcosa di stabile e di certo nella vita interiore proprio come  nella vita collettiva. La distruzione creativa tipica della civiltà industriale insita nella parola “change” è la regola alchimistica del “Solve et Coagula" resa però tendenzialmente distruttiva dai processi meccanici del modo di produzione, i quali per loro natura non conoscono la dimensione della purificazione. Comunque vedo che vi siete serviti da soli, vi dispiace lasciar qualcosa al vostro contadino e mago di provincia, vorrei cenare dopotutto. Clara mi passi quel vassoio di ravioli burro e salvia, a vista mi par che promette bene.




23 maggio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto- Le parole e la vita

Agazzi: La tua abilità e il tuo sapere sono grandi. Ci hai proprio preso con il meccanismo di pubblicità, spettacolo  e falsa informazione che ci domina e ci controlla per mezzo del indirizzare le nostre fantasie , le nostre idee. Riconosco che c’è molto di vero in ciò che dici. Ma ora dal momento che siamo venuti qui nella tua oliveta devi accettare di rispondere a delle domande. Rispondere secondo verità.

Franco Fusaro: La “Verità” oggi è diventata un modo per dire dogma, certezza scientifica, sapere granitico. Ma una verità su di me detta da me esige la tolleranza dell’apologia, della riservatezza, del mascheramento.  Ma se posso risponderò alla tua domanda.

Clara Agazzi: Perché non hai proseguito gli studi. Perché non hai tentato la carriera accademica, perché non hai costruito una piccola realtà editoriale, la carriera politica.

Franco Fusaro: La natura è il mio libro. Esattamente il primo dei miei libri. Per mia sfortuna molti non capiscono i termini nei quali si manifesta, la parola che è dietro i suoi silenzi, il sapere che è dietro il vento che fa risuonare gli alberi o nella pioggia, o nella neve, o nel sole che fa maturare i frutti. Qui è la grande lezione della vita, per questo ho fatto di tutto per togliere la chimica e altre diavolerie dai miei campi. Seguo la terra con il rispetto che le è dovuto, e cerco in tutti i modi di non forzarla. C’è chi riesce a parlare con il mare, chi può sentire il suono delle nostre desolate periferie, chi ascolta la terra. Ecco che da qui arriva la mia consapevolezza di un mondo che è oltre l’apparenza di quello che si manifesta in televisione, alla radio, al cinema; esiste qualcosa che non si piega alla mistificazione, alla distorsione, al racconto menzognero. Ma cercarlo, capirlo ascoltarlo esige un grande silenzio interiore e tanta capacità di mettersi in discussione. Chi se non il lavoro del contadino sapiente può insegnar questo. Io vedo realtà e apparenze ma se resto saldo fra i due mondi posso parlare dell’uno e dell’altro. Non è questa politica? Non è questo vero sapere?

Clara Agazzi: Ma i soldi, la carriera, il rispetto…

Paolo Fantuzzi:  I soldi, il posto, lo stipendio fisso. Magari come insegnante di Stato. Uno stipendio medio-basso ma sicuro.

Stefano Bocconi: Del tuo sapere cosa rimane… Chi ascolta…  Chi scrive di te…  Chi parla di te. ..

Franco Fusaro: Voi non siete qui? Non siete giunti da punti diversi della provincia? Non avete cercato la mia parola. Io non ho forse interrotto il lavoro per ascoltare e per rispondere. Così è. Allora ci sono tre esseri umani in cerca di riposte e uno che mostra loro la via per trovarle.

Paolo Fantuzzi:  D’accordo. Qui siamo. Tu dunque hai le risposte? Ma se finora abbiamo espresso solo inquietudini, suggestioni, paure. Sono domande queste? Credi di poter rispondere a simili domande che non sono domande?

Franco Fusaro: Ma voi non siete qui per le risposte che sarebbero banali e limitate. Voi siete qui perché io ho trovato un modo d’interrogare questo presente e questo desiderate da me. Desiderate un sapere che è memoria, prospettiva nel futuro, attenzione per ogni istante che esiste qui e ora. Voi desiderate che tracci per ciascuno un percorso diverso ma simile al mio. Voi non cercate una riposta banale. Voi cercate un metodo, una linea, un punto fisso nella vostra vita. C’è un prezzo ed è conoscere se stessi. E questo vuol dire far i conti con il disprezzo sociale, con la fortuna avversa, catturare le paure, evidenziare i rimpianti, togliere da sé il senso di aver perso un ruolo sociale, un senso d’appartenenza a un territorio e a un destino comune. Vi sentite oppressi, privi di forza morale e fisica, schiacciati da un ruolo sociale che sentite meschino, in voi c’è la naturale infelicità degli appartenenti ai defunti ceti medi del Belpaese distrutti dai processi di affermazione del dispotismo finanziario internazionale, di globalizzazione economica e di secolarizzazione dei costumi. In una parola voi siete mossi da profonde inquietudini cercate autentiche certezze, o magari soltanto conforto psicologico, o amicizia. Cercate in me uno scudo psicologico, una verità magari consolante di breve momento. Invece credo sia bene affrontare la questione della via, del chiedersi quali sono i propri valori, di quale natura sia l’effetto di conoscere l’esistenza con mezzi comunemente dati. La prima libertà parte da se stessi, dal potersi chiamare con un nome e un cognome proprio. Se puoi rispondere alla domanda chi sei le altre domande e risposte seguiranno. 

Stefano Bocconi: Ci sto. Dunque dimmi chi sono.

Franco Fusaro: Ma questa è la tua risposta. Non la mia. Tu sai chi sei davvero? Se non lo sai potrai esser schiavo di chiunque racconti la tua vita e ti seduca con il suo ragionamento.

Paolo Fantuzzi:  Ha parlato finora di pubblicità. Ci sarà un motivo.

Clara Agazzi: Chiaro. Oggi la pubblicità vende il mito e la favola legata al prodotto, vende il prodotto come  fatto sociale e simbolico, se sei ciò che hai sei quel che vuole la pubblicità commerciale, la banca, il rivenditore, il produttore, la grande distribuzione. Un pezzo, un mezzo, un tramite. In una parola un bullone della grande macchina del sistema di produzione, consumo, spartizione  delle ricchezze prodotte.

Franco Fusaro: Ma il bullone può avere un nome o solo una matricola. Questa è la differenza. C’è una dimensione meccanica nell’uomo che vive in società, essa tendenzialmente precede la civiltà industriale. Stavolta però è diverso il potere oggi non è più solo dominio è anche consenso e quindi immagine del mondo, sapere fittizio e legato al qui e ora. Il potere che controlla i corpi, le convinzioni, le fantasie, gli atti quotidiani è dentro di noi. Per mille vie è diventato senso comune e giudizio sul vissuto quotidiano senza avere la forza della legge divina o della retta persuasione, o del decreto di un giusto sovrano. Quindi il problema è quale strada per mettere un po’ di distanza fra la macchina che è in noi e quel nome che ci appartiene e appartiene alla collettività in quanto comunione di liberi soggetti? Liberatevi per un paio d’ore da ogni paura e pregiudizio e cominciate ad ascoltare, a pensare con la vostra testa.

Clara Agazzi: Iniziamo allora. Cosa dobbiamo sapere ancora che già non sappiamo?

Franco Fusaro: Mettete insieme ciò che sapete, costruite il senso di quanto vi disturba, vi fa male.  Da dove viene il vostro disagio, chi lo agita contro di voi, chi dà la risposta più ovvia, più banale che ripetuta centinaia di volte diventa luogo comune? Prima le domande.

Stefano Bocconi: Da anni sono amareggiato mi sembra di non esser diventato ricco, di non esser un vincente, uno che ha sfondato.

Paolo Fantuzzi:  Il mio lavoro è sempre più precario. Con questa gente povera che viene da ogni dove pronta a prendere il mio posto sono diventato diffidente, acido.

Clara Agazzi: Mi trovo in difficoltà con le famiglie, le scolaresche, i dirigenti scolastici. Hanno quel linguaggio commerciale che sta modificando il senso dell’insegnare e del vivere.

Franco Fusaro: Già tre risposte, e già tre domande. Tracciate una linea fra le vostre inquietudini e vedrete che prende forma una parte del processo per il quale l’economia, o meglio la finanza è diventata culto, fede religiosa. Ciò che prima era cosa di spettanza ai Re e ai Principi oggi è materia di contrattazione fra banchieri, finanzieri, CEO delle multinazionali e soggetti politici deboli e ricattabili sul piano del finanziamento delle loro organizzazioni. Qui nella parte di mondo legata alla finanza Inglese e Statunitense si è imposta una riduzione delle prerogative e dei poteri dei soggetti politici e un rafforzamento delle capacità di comando e controllo della grande finanza e delle multinazionali. Questo che è un fatto storico dall’alto scende verso il basso, che arriva alla vita di chiunque. Si forma alla fine degli anni settanta come progetto e si realizza dalla metà degli anni ottanta del Novecento. Si chiama ideologia neo-liberale, e come ideologia è oltre il singolo Stato o il singolo personaggio politico e finanziario; si tratta di qualcosa a metà fra la religione e l’acquisizione illimitata di ricchezza e di potenza. Non un movimento o un partito come vene furono nel Novecento ma qualcosa di nuovo. Chi oggi cerca nelle vecchie categorie politiche la formula per tagliare il nodo del dubbio rimane con il nodo. Ad esempio l’immigrazione che favorisce taluni tipologie d’impresa che sfruttano il lavoro dei poveri e poverissimi è riconducibile alla categoria di progressista o conservatore? Evidentemente no, queste categorie saltano. L’Euro come moneta unica è cosa riconducibile ai concetti di fascismo e antifascismo? Evidentemente no, si tratta di un fatto politico straordinario che si colloca fuori da questi due concetti. La vecchia dignità borghese  e la sobrietà di certi movimenti sindacali di sinistra del passato possono aver un rapporto con l’immagine altamente seducente del mondo dell’alta moda e dello spettacolo. Certamente no. Eppure l’alta moda e il mondo dello spettacolo a livelli alti  creano immaginario, crea desideri, perfino possono modificare i comportamenti. Le categorie del passato sono strumenti che vanno bene in alcune condizioni. Ma spesso prendere i termini della politica del passato davanti a questa terza rivoluzione industriale è prendere un martello per avvitare una vite. Si rischia il disastro. Ora che l’interesse politico è stretto all’interesse personale, di gruppo, di categoria proprio i termini delle ideologiche del passato  creano disagio, sgomento, errore se vengono usate per spiegare quel che è altro. Al contrario sarebbe importante operare come certi filosofi francesi e tedeschi del passato e fare una vera e propria genealogia dei valori che ci vengono trasmessi, delle parole che ci forzano ad usare perché ripetute migliaia di volte.  Perché un serio ragionamento sulle origini degli strumenti linguistici e di pensiero rivela la natura ideologica della trasformazione della politica in cinghia di trasmissione di enormi interessi finanziari e della riduzione della vita sociale a variabile da domare del meccanismo di produzione, consumo, distribuzione della ricchezza creata.

Stefano Bocconi: Quindi il sottoscritto quando ragionava di bilancio, di dare ed avere, di successo commerciale, di clientela usava termini ideologici. Ero un politico inconsapevole.

Franco Fusaro: Se queste parole che tu hai detto le usavi nella vita quotidiana  e non sul lavoro direi proprio di sì. Chi ad esempio chi parla di investimento affettivo ragiona in termini economici su questioni che attengono all’esistenza umana, al rapporto con l’altro, all’amicizia, all’amore. Se non è ideologia questa… non so.  Io affermo che lo è.

Paolo Fantuzzi:  Il mio linguaggio è quindi mutuato dall’economia?

Franco Fusaro: Direi di no. Dalla televisione, dalla radio, dalla pubblicità, dagli spettacoli televisivi, perfino dalle forme spettacolari delle antiche tribune politiche televisive. Il potere di oggi è dominio ed è egemonia. L’egemonia è anche o il controllo della parola, il controllo dei termini comuni, il controllo delle idee e delle illusioni che dominano il vissuto quotidiano. Ma dimmi avete delle parole autenticamente vostre? O come accade quando si lascia l’infanzia avete fatto vostre le parole del quotidiano, quelle che servono per comunicare?

Clara Agazzi: Ovvio che abbiamo lasciato le parole inventate nell’infanzia per quelle del linguaggio comune.

Franco Fusaro: Ovvio anche che le nostre parole sono quelle del XXI secolo perché un signore del Settecento usava ben altri termini  e aveva aspirazioni e desideri diversi. Ecco che così però è stato fatto un primo passo. Ora avete inteso che le parole non sono neutrali e nemmeno le visioni del mondo che alcune di esse veicolano specie se associate a talune situazioni. Pensate per a crediti e debiti scolastici o al concetto d’investimento affettivo. Il primo passo è chiedersi di quale natura sia il mio linguaggio e come esso modifica la percezione del mio mondo e della mia persona.

Paolo Fantuzzi:  Devo dirlo. Sei davvero uno che pensa in grande e vede quello che altri non vedono. Ma sapere qualcosa di quel che dico e come lo posso spendere nella vita quotidiana?

Franco Fusaro: Hai usato il termine spendere. Forse devi chiederti cosa sia la tua vita quotidiana.

 



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