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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 gennaio 2013

Diario Precario dal 16/1 al 20/1

Data. Dal 16/1 al 20/1

Note.

Interrogazioni, lezioni.

Correzioni simulazione terza prova.

Piove, giornate nuvolose, umide, fredde.

Contratto firmato per le ore di lavoro riguardanti l’attività d’insegnamento alternativa all’ora di religione.

 

Considerazioni

Nell’ultimo scritto ho considerato come la struttura intima del sistema di produzione e consumo porti a una forma di vita incentrata sulla solitudine e sul seguire modi e costumi collettivi dettati o ispirati dalla pubblicità o dalle diverse forme di spettacolo e intrattenimento. Folle di consumatori, più o meno in grado di soddisfare i loro desideri del momento, intimamente soli sono il dato evidente del sistema. Ora la questione è come una massa di soggetti soli e in prospettiva amareggiati e disillusi possa dar luogo a qualche tipo di movimento politico o sociale. Il dato materiale non basta per smuovere la mente umana, occorre qualcosa che sostituisca nell’immaginario e  nelle speranze il posto delle promesse di potere e benessere che esprime il consumo di beni e la forza del denaro. Questo qualcosa mi par di delinearlo come una qualche forma di religione che si fa politica. Non necessariamente una religione con preti, libro sacro, alti sacerdoti, paramenti sacri e simboli e cerimonie; ma qualcosa di simile negli effetti. Si tratta di sostituire una visione del mondo e del destino dell’essere umano data dall’accettazione del presente così come appare con una forte promessa di una forma diversa e sostitutiva di civiltà e di vita. Questo può aver luogo solo con qualche forma di catastrofe materiale o di orientamento politico e culturale; troppi vivono bene come gregari, dirigenti e padroni all’interno del sistema di produzione e consumo e non è pensabile che costoro siano disposti a mettere in discussione posizioni di potere e di privilegio per qualche caso o per seguire qualche moda culturale.  Per scalzare un sistema di vita e consumo che è forma e visione del mondo per miliardi ormai di esseri umani ormai parte delle diverse tipologie di civiltà industriale occorre qualcosa di più di una filosofia politica. Ci vuole una duplice combinazione di scontro tra il sistema che pretende crescita e consumi infiniti con le risorse limitate del pianeta e una possibile alternativa psicologica e di vita in grado di trasformare il consumatore condizionato dalla pubblicità e dalle abitudini in qualcosa di diverso. La catastrofe materiale può portare la trasformazione radicale e  rapida del modo di vedere se stessi e il mondo naturale e umano, ma può anche non darsi questo caso. Semplicemente le diverse civiltà umane e le potenze imperiali incapaci di trovare ragionevoli alternative potrebbero implodere o dar luogo a guerre atroci e feroci senza venir a capo dei problemi e senza rimettere assieme progresso tecno-scientifico con la soluzione del problema del limite delle risorse. Comunque si tratta di 51 miliardi di ettari perchè tanti ne conta il pianeta azzurro, 2/3 di essi acqua perlopiù salata e del resto circa 12 usati per sostenere e collocare fisicamente nello spazio le civiltà industriali attuali.  Lo schianto probabile fra crescita infinita desiderata e perseguita da finanza, industria, grande distribuzione, oligarchie di miliardari al potere e ovvio limite delle risorse del pianeta può anche causare semplicemente una riduzione del numero di esseri umani sul pianeta e la formazione di regimi autoritari e dispotici o teocratici in seguito a guerre, proteste violentissime, carestie, pandemie…

Quindi le diverse forme di civiltà umana potrebbero subire un regresso nel numero dei viventi e nelle libertà individuali e nelle prospettive di benessere e felicità senza toccare i due nodi decisivi: la capacità di orientare la ricerca e lo sviluppo in direzioni che riducano i danni dell’impatto con i limiti del pianeta azzurro e la formazione di mentalità e di consumi compatibili con i problemi di acquisizione di risorse e di beni materiali che in questo contesto sono per forza di cose limitati. Quella condizione che può toccare questi due punti è per l’appunto la creazione di qualcosa che oggi ancora non esiste, ossia una forza di persuasione simile a una fede religiosa che trasformi la mentalità e ridefinisca senso della vita e prospettive esistenziali per questi milioni di singoli umani che vivono nelle folle anonime e un po’ tristi di consumatori.  




12 gennaio 2013

Diario Precario dal 4/1 al 10/1

Data. Dal 4/1/13 al 10/01/2013

Note.

Nuovo anno, è il 2013.

Di nuovo al lavoro, a scuola.

Lavori in corso sulle scale dell’edificio, si eseguono riparazioni.

Fine del quadrimestre vicina. Scadenze, registrazioni, voti, interrogazioni.

 

Considerazioni

Certe questioni della scuola sono ignote ai più. Ad esempio il periodo delle scadenze per i voti del quadrimestre, o trimestre a seconda dei casi, è uno dei più intensi. C’è qualcosa di meccanico in questa esigenza di arrivare al numero esatto di votazioni, e la solita questione dei ricorsi vinti per vizio di forma che volteggia invisibile sopra testa dei docenti. La cosa è comprensibile, la società italiana non è quella di trenta o quaranta anni fa e il docente nell’immaginario collettivo è una figura la cui importanza si è ridimensionata, la scuola stessa di fatto si è ridimensionata. Le figure di successo, e di conseguenza ricche e felici, che la pubblicità commerciale e il sistema d’intrattenimento e spettacolo offre al vasto pubblico non sono i docenti, gli eruditi, i filosofi. Al contrario sono ostentati e incensati professionisti dello sport, attori e attrici famose, top model, VIP vari, ereditiere giovanissime.

Nei pressi dei muri della scuola c’è la tipica scritta pseudo-anarchica in nero fatta con lo spray. Essa recita: “Gli studenti non sono vasi da riempire ma fuochi da accendere”. La mia impressione è la seguente: chi scrive queste cose non ha idea di cosa sia la condizione delle scolaresche di oggi a livello di grandi numeri. La politica è quasi scomparsa dalle scuole a livello di organizzazione, creazione ideologica, studio politico della società e dei massimi sistemi. Certo che quando la politica si fa spettacolo, va in televisione, entra nella rete allora diventa fatto pubblico anche per i giovanissimi e adolescenti. Ma il fatto che si parli di argomenti più o meno politici non vuol dire che vi sia dietro esperienza, preparazione, studio dei fatti notevoli della civiltà industriale, capacità di far attivismo per questa o quella causa. Questo è avvenuto non per inesistenti repressioni del corpo docenti, presidi o chissà cosa. Semplicemente la comunicazione, lo spettacolo televisivo, i personaggi di successo proposti dai format televisivi o in generale i VIP non sono politici o non si pongono come soggetti politici portatori di speranze rivoluzionarie, riformiste, innovatrici dell’esistente. La politica di partiti e movimenti di una certa consistenza numerica entrando nel meccanismo dell’intrattenimento spettacolare e del palinsesto televisivo ha privilegiato non la formazione e la preparazione dell’attivista o dell’elettore ma il consenso dello spettatore più o meno orientato. Fa eccezione la rete, ma solo in alcuni ambiti e in alcuni casi; il più famoso è quello dei gruppi vicini a Beppe Grillo. La mia impressione è che la maggior parte della comunicazione e dell’intrattenimento che occupa tanta parte dell’immaginario collettivo degli adolescenti non sia riconducibile all’impegno politico, a istanze di trasformazione della società, a forme di auto-formazione in ambito di scienze politiche o umanistiche. Quello che viene imputato comunemente alla politicizzazione come scioperi, occupazioni, manifestazioni è spesso una reazione o un ovvio agire tipico dell’adolescenza quando emergono i contrasti con l’ordine delle cose esistente. Paradossalmente è proprio la scuola l’ambito nel quale è meno influente l’opera di omologazione culturale attuata dalla diverse forme di pubblicità commerciale e di spettacolo televisivo o peggio si spettacolo a sfondo giornalistico. La relativa autonomia da certi processi pervasivi del sistema di produzione e consumo ne fa una sorta di territorio di confine, un limite.  Credo quindi che si consumi volutamente una sorta di auto-inganno, di frode contro se stessi quando s’appiccicano sugli studenti adolescenti e sul mondo umano della scuola speranze rivoluzionarie, insurrezionali, sovversive. L’essere confine della scuola fra stagioni diverse della vita e fra generazioni crea la possibilità del fraintendere, dell’attribuire strumentalmente e ideologicamente a fatti iscritti dentro  l’ovvio andare delle cose un valore e un senso falso. La scuola in Italia resta confine fra mondi umani, linguaggi, materie, insegnamenti, generazioni. L’attivismo riformatore in materia scolastica manifestato dal potere politico, e non solo, negli ultimi due decenni dimostra quanto questo essere confine risulti indigesto, fastidioso, e cosa notevole non sempre riconducibile a questo o a quello. Chi vuole vedere il mondo con le lenti dell’ideologia o del proprio esercizio del potere su esseri umani, denari e beni è tendenzialmente infastidito dall’essere confine della scuola sia essa elementare, media o superiore. Leggo quindi l’accanimento ideologico sulla scuola, tanto di chi ha il potere e lo esercita quanto di chi non lo ha e lo vorrebbe, come il fastidio per la natura di limite e di confine interno allo stesso fare scuola.




19 luglio 2012

La Guerra Limitata - note e scritti su un testo tutto da scrivere-



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Tecnica della guerra limitata degli Xenoi - considerazioni -

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

La mia ricerca sui fatti del processo era incentrata in particolare sulla politica e sulla società. A questo punto della narrazione è necessario presentare qualche appunto su quel conflitto sulla base di quanto da me scoperto con ricerche d’archivio, con interviste, con la documentazione da me rinvenuta o concessa in visione dalle autorità. Quello che ha pesato nei fatti da me descritti era l’interesse politico degli Xenoi di creare forze di guerriglia e questo ben aldilà dell’interesse militare. Il controllo della penisola era per loro un fatto simbolico e l’occasione per inserirsi sul pianeta ed esercitare un contrasto forte con altre tipologie di popolazione aliena e umana. La guerriglia aveva grosse quantità di denaro contante ottenuto dagli Xenoi, i quali se lo sono procurato in mille modi perlopiù disonesti. Le forze insurrezionali e sovversive avevano accesso al fiorente mercato nero delle armi e delle merci della malavita e del contrabbando internazionale mentre un peso minore, a livello di quantità, hanno avuto lanci o trasporti di armi Xenoi. L’attività sovversiva era integrata da qualche agente infiltrato e da qualche missione militare per istruire e organizzare gli attacchi più difficili e coordinare i bombardamenti orbitali e quelli tattici. Quindi secondo verità gli Xenoi presenti erano relativamente pochi, il loro merito fu di saper ben organizzare una rete sovversiva e insurrezionale con agenti e forze locali. Riuscirono a federare la maggior parte delle opposizioni all’Antico Ordine presenti nel Belpaese con promesse, elargizioni di soldi, invio di armi e presentandosi come liberatori da un ordine di cose indecente e da poteri forestieri e domestici criminali e criminogeni. Eppure c’era qualcosa nella storia di questa penisola che rimandava ad altri momenti nei quali i regnanti e despoti avevano trovato forze locali ostili pronte a darsi al banditismo, alla guerriglia, all’insurrezione. Ancora una volta in questo studio mi trovavo davanti a un potente impasto di novità e d’antichità. Gli Xenoi appoggiavano capi ambiziosi e demagoghi locali di talento pronti alla clandestinità e alla vita da banditi e da guerriglieri, creavano intorno alle persone selezionate un nucleo di comando attraverso il quale veniva formata una rete di individui pronti alla sovversione politica. In un certo senso operavano una sorta di attacco di tipo biologico, immettevano nel corpo di una società minata dalla corruzione, dal militarismo  e dal dispotismo quelli che erano delle cellule cancerogene. Il sovversivo e l’attivista umano degli Xenoi operava come una cellula tumorale, cercava di colpire il potere riproducendosi in modo mirato in alcuni settori e punti della società con l’intento di devastare il suo ordinario operare a favore degli alieni e dei loro alleati. I livelli dell’attacco Xenoi attraverso le forze umane erano quattro: contestazione politica e contro-informazione, attività di sabotaggio e creazione di dissenso nella società, attività di guerriglia, insurrezione armata delle popolazioni contro le minoranze al potere e le organizzazioni militari e spionistiche forestiere. Tutti e quattro i livelli dovevano esser foraggiati con soldi, appoggi, aiuti di ogni tipo e più forte era la componente terroristica e militare e maggiore era l’impiego di risorse. Il primo livello era facilissimo da costituire con un poco di soldi e di risorse era facile trovare degli eroi  che stavano ben lontani dai campi di battaglia. Un provocatore o un agitatore politico sulla rete internet o sulle strade di periferia di una grande città era un tipo di umano facile da trovare, anche gente poco interessata alle ragioni politiche poteva essere avvicinata con una busta piena di contanti a corso legale o con dei beni di un qualche valore. Il primo livello di solito effettuava  azioni come una comunicazione in rete sotto falso nome e con un computer rubato o di contrabbando, un manifesto provocatorio affisso nelle periferie, dei volantini minacciosi sparsi di notte nelle piazze o messi in luoghi pubblici, un murales inquietante  o scritte offensive contro il potere sui muri di case e magazzini, diffusione con qualsiasi mezzo di notizie false o tendenziose. Il secondo livello  richiedeva e ha richiesto gente formata politicamente, convinta a suo modo delle ragioni del confronto militare e di potere in atto, la manovalanza pronta a rischiare una bastonatura o qualche settimana di carcere per soldi, per un portatile nuovo, per una cassa di superalcolici non era adatta al secondo livello. Nel secondo livello si poteva sparire, esser sparati da uno squadrone della morte, presi in casa da una banda di miliziani e stroncati con coltelli e manganelli. Chi praticava il sabotaggio spesso aveva una seconda vita e uno o due punti dove collocare abiti di ricambio, soldi, documenti falsi, armi, esplosivi, rivelatori di posizione. Quando passava all’azione in modo clandestino operava per provocare detonazioni e incendi in luoghi di un qualche interesse militare o politico, per collocare segnalatori di posizione utili alle forze aereospaziali, avvelenava derrate alimentari e altro ancora. Rischiava la fucilazione sul posto o peggio se veniva preso vivo. Chi faceva questo era gente che aveva poco da perdere o piena di odio per l’ordine costituito, pronta quindi a infilarsi in posizioni scomode o pericolose, se voleva soldi era pagato bene e in segreto. Chi si occupava di condizionare la pubblica opinione era spesso un militante politico di qualche gruppo o partito sciolto o minoritario e passato alla nuova causa, doveva muoversi sotto la copertura di associazioni umanitarie, di attività sociali, di attività commerciali al dettaglio in modo da aver rapporti con centinaia di persone la settimana e diffondere tra un discorso e l’altro frasi inquietanti, riconoscere eventuali sostenitori del regime. Questo secondo tipo di partigiano Xenoi intendeva  creare piccole realtà di copertura per azioni di disturbo nella vita politica o civile sotto forma di comitati civici, liste elettorali, gruppi informali di cittadini indignati per qualche motivo, gruppi d’informazione alternativa e perfino associazioni sportive o pseudo-religiose. Si trattava di far penetrare nella società umana o nel gruppo di umani presi in considerazione da questo tipo d’attivista dubbi e perplessità sull’ordine costituito e creare le condizioni per avere molti gruppi di umani disposti ad accettare o a tollerare gli Xenoi. Quando vennero messe in rete e coordinate fra loro le centinaia di piccole organizzazioni diventarono  un fattore di disturbo e di disagio per il potere politico e per l’organizzazione militare. Il terzo livello la guerriglia necessitava di gente già perseguitata, schedata dalla polizia, messa all’indice, desiderosa di rischiare la pelle, uomini  e donne ormai fuori dai normali legami della società, oppure convinta a livello fanatico o con forti ragioni di vendetta. Si trattava in fondo di creare azioni di carattere sovversivo, militare e di guerriglia volte a disorganizzare la vita civile e l’apparato militare, talvolta lo scopo era creare zone controllate dalle forze partigiane ove far arrivare materiali militari e rifornimenti di vario tipo dall’esterno. Qui i candidati erano pochi e ancor meno quelli con esperienze militari o di polizia, il guadagno poteva alla fine del conflitto essere notevole ma arrivare vivi alla fine era una cosa da virtuosi o da fortunati. Così i guerriglieri erano relativamente pochi ma motivati e grazie ai denari e ai beni che arrivavano le loro file erano alimentate da nuove reclute, e più l’Antico Ordine perdeva consenso e accumulava sconfitte militari e politiche maggiore era l’afflusso di nuovi guerriglieri. La capacità di reclutare era compromessa da eventuali sconfitte negli scontri contro mercenari, polizia, esercito, da azioni fallite contro obiettivi protetti, da delazioni o rilevamenti che comportavano bombardamenti o incursioni mirate delle forze speciali. Questo si verificava con una certa frequenza e ciò spiega l’aiuto costante degli Xenoi in materiali e invio di consiglieri, esperti e missioni militari. L’ultimo livello o preparazione e attuazione di un’insurrezione di una città o una provincia esigeva la creazione di forze coordinate e vittoriose sui tre livelli già detti e una rete di agenti in grado di agire in città e di avvicinare capi politici e religiosi per ottenere da loro almeno la passività davanti alla conquista definitiva o temporanea del territorio urbano o rurale preso di mira. Questo livello necessitava inoltre di una serie di dotazioni militari e finanziarie cospicue trovate in loco o fatte arrivare dall’esterno. Il primo e il secondo livello dovevano già aver scosso la fiducia della popolazione locale nei capi militari e politici con sabotaggi, omicidi, provocazioni, false notizie, manipolazione dell’opinione pubblica. La guerriglia doveva già aver tagliato le linee di comunicazione via terra e per via d’acqua e aver impegnato sul territorio le forze di polizia e militari o mercenarie.  
Dopo aver disorganizzato e diviso le forze in grado d’opporsi le forze sovversive iniziavano i combattimenti urbani o nei punti sensibili con lo scopo di distruggere le forze ostili, i centri di comando e  controllo e d’impadronirsi dei depositi di armi e dei magazzini. A questo punto dovevano emergere fra le fila di coloro che erano insorti non tanto i capibanda, i demagoghi, gli esaltati quanto piuttosto i capi politici rimasti in ombra, i dirigenti, i capitani e i comandanti delle squadre armate. In breve si trattava di formare un nucleo di capi e dirigenti con competenze e coraggio in grado di trasformare una sovversione alimentata dall’esterno in un fatto politico serio e responsabile a suo modo. Una volta vittoriosi sui nemici e sicuri nel territorio conquistato i sovversivi e i rivoltosi davano vita a una qualche forma di autogoverno locale e chiamavano gli Xenoi a penetrare nel territorio con spedizioni di soccorso, infrastrutture, basi militari e civili, forze armate. A quel punto un governo locale si era formato e a suo modo organizzato e supportato. Il pericolo rappresentato da questa forma di guerra limitata esigeva da parte delle forze dell’Antico Ordine una reazione bilanciata fra l’aspetto poliziesco e militare in senso stretto e la creazione di un consenso prezzolato e mercenario fra gli strati privilegiati della popolazione e fra alcuni gruppi disagiati pronti a ogni delazione in cambio di elargizioni di cibo e denaro. Inutile dire che questo modo di far la guerra comportava migliaia di attentati, incendi, stragi, esecuzioni sommarie, omicidi mirati e linciaggi selvaggi dovuti alle vendette e ai regolamenti di conti e all’odio di parte che si sommavano alla durezza del conflitto iper-tecnologico degli eserciti alieni, umani e Xenoi.




17 luglio 2012

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Libro abbandonato


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Terzo Libro

Appunti sulla dissoluzione della ragione nel Belpaese

Devo provare a ragionare sul male di vivere di questi anni. Avendo avuto in sorte di trascorre l’infanzia fra la fine degli anni settanta e i primi anni ottanta del Novecento posso oggi nel 2012 affermare senza troppi problemi che la mia vecchia Italia non esiste più sotto quasi tutti i profili. Perfino la popolazione è diversa perché è stata fortemente condizionata dalla pubblicità commerciale e dal materialismo consumistico, spesso di pessima lega, che la televisione e il sistema dei mass-media proponevano alle genti del Belpaese. L’immigrazione di popoli e genti con culture diversissime ha fatto poi il resto. Ha concluso un percorso di auto-dissoluzione delle forme di vita e pensiero delle genti del Belpaese semplicemente manifestando la propria diversità, ora per milioni d’italiani di vecchio e nuovo conio il centro della vita sociale è il centro commerciale o il discount  alimentare e non più la piazza o il bar del quartiere, la casa del popolo o la parrocchia.  Questo è avvenuto fra gli anni ottanta e gli anni novanta del Novecento. Ciò che rimane del passato deve ritrovare un senso spesso  anche nella cattiva forma dell’attrazione turistica o della curiosità antropologica o sociale, altrimenti si vota ad essere parte di miti morti e di ideologie e forme di vita disfatte dallo scorrere del tempo. Quando ritorno nei luoghi d’infanzia o della pre-adolescenza mi accorgo della distanza che il tempo ha posto; ciò che è stato non è più. Cosa è quindi l’Italia di oggi? Dove sta andando, ammesso che vada da qualche parte? Recentemente mi sono chiesto da dove parte tutto questo, mi sono risposto che in fondo proprio quel mondo dell’infanzia era tutt’altro che saldo, col senno di poi e con la giusta distanza che offre lo scorrere dei decenni ho capito che quel mondo italiano era una piccola parte del Belpaese, fondata su visioni del mondo precarie o ideologiche, già inserito in una logica di consumismo dove l’appartenenza ideologica dei singoli era spesso intessuta con concretissimi interessi professionali, materiali o con questioni private, magari di famiglia. Questo presente così scisso fra concreta realtà e possibili visioni ideali del mondo e del futuro coltivate da minoranze politicizzate o impegnate socialmente viene in realtà da lontano, da decenni di cinismo politico, di privati interessi trasformati in necessità collettive, di conflitti d’interesse a tutti i livelli irrisolti e lasciati marcire, di una nazione di fatto a sovranità limitata in politica internazionale,  di pratiche di corruzione quotidiana e di trasmissione del posto di lavoro di padre in figlio come da antica tradizione corporativa e familistica, di disagio del cittadino davanti alla macchina della burocrazia e della giustizia. Basta osservare con spirito libero molti film italiani di satira o di denuncia dei mali della corruzione politica e sociale e sul malcostume nazionale fra gli anni settanta e gli anni ottanta. L’Italia di allora era una realtà fragile tenuta assieme da troppi compromessi, perdite di memoria, finzioni, ideologie che coprivano la realtà senza trasformarla.

Questo mondo umano fragile è passato dal fracasso ideologico e settario al silenzio degli anni ottanta, della Milano da bere, del Craxismo, delle sfilate di moda e della borghesia italiana in ascesa. Il mondo umano italiano di oggi è il portato di questo passaggio fra una finta restaurazione borghese infelice e da tristi benpensanti degli anni ottanta e l’inizio di una trasformazione in senso imperiale delle potenze mondiali. Con lo smantellamento del comunismo dopo il 1989  lentamente ma fatalmente è emersa la realtà di poteri imperiali in Cina, Russia, Francia, Inghilterra e
Stati Uniti cresciuti all’ombra delle opposte ideologie e ora finalmente in grado di rivelarsi per ciò che sono diventati nel corso degli anni novanta: imperi a vocazione imperiale  e capitalista. Oggi questi imperi che hanno potenti multinazionali,  grandi apparati spionistici e complessi militar-industriali si stanno ritagliando le rispettive fette di mondo dove sono dominanti i loro interessi strategici o peggio vitali e questo accade con una logica da politica delle cannoniere dell’Ottocento mascherata sotto ONG, investimenti di multinazionali, interventi umanitari, guerre a favore dei diritti umani. Questa è la realtà che oggi milioni d’italiani esorcizzano fingendo di vivere in un altro tempo e in altro Belpaese. Come se questi anni fossero il  1945, il 1948, il 1968, il 1977. Il 2012 è il 2012 e non può essere altro da sé.

Credo per molte prove che in Italia oggi sia presente  una realtà dove si è dissolta la ragione, dove minoranze spesso politicizzate cercano di tener la testa lucida mentre milioni di umani delle genti nostre seguono ragionamenti frammentati, istinti opportunistici, paure irrazionali e possono esser con facilità manipolati da demagoghi televisivi o costruiti ad arte con i milioni elargiti a professionisti della comunicazione e della politica. Il consumatore ha il suo pensiero frammentato da desideri indotti e necessità concrete e formato da milioni di messaggi pubblicitari dei giornali, della televisione, delle riviste patinate. Egli è oggi la forma base dell’umano italiano su cui poi s’appiccicano altri optional come l’appartenenza a una tifoseria, a un ceto sociale, a una città, a un gruppo e altre cose del genere. Un po’ come le auto quando sul modello di base vengono aggiunte le diverse componenti tipo l’autoradio o i cerchi in lega. Il primo strato è comunque il consumatore creato dal sistema dei consumi e della pubblicità commerciale.

Oggi che la situazione lavorativa e  di capacità di spesa è sfavorevole per milioni d’Italiani vecchi e nuovi a causa della recessione e dei disastri economici nell’Occidente politico - ossia Europa Occidentale, Israele, Stati Uniti, ex Impero Inglese - i limiti di questa base su cui si è fondata tanta parte del popolo italiano emergono. In particolare nella cronaca spesso faziosa e politicamente orientata dei quotidiani e dei settimanali emergono masse di popolazione avvilite, talvolta impoverite, incapaci di dare uno sviluppo positivo alla loro frustrazione umana e professionale. Se si sommano i pezzi di cronaca con i discorsi delle minoranze politicamente agguerrite che comunicano in modo alternativo, ad esempio il movimento No-Tav o quello delle CinqueStelle, emerge un Belpaese che sta perdendo i nuovi punti di riferimento legati al mondo dei consumi e della pubblicità commerciale e ha dissolto le antiche e vecchie ragioni di vita. In realtà questo tempo è una terra di nessuno, un passaggio; e questo passare non si è risolto in una ragionevole sintesi perché milioni d’italiani e tanta parte dei ceti agiati e di coloro che vivono di politica ha interesse ha protrarre avanti nel tempo questa incertezza che comunque li vede socialmente premiati in un contesto di disagio e d’impoverimento. Il mondo umano in Italia sembra scisso fra i molti che vivono in mezzi ai detriti di miti perduti e ideologie morte o marcite e i pochi che cercano di veder oltre questo tempo, di capire cosa può portare l’egoistico dominio globale delle cinque potenze imperiali, va da sé superpotenze nucleari, con diritto di veto all’ONU.

Mancano  gli Dei e gli Eroi del cinema, dei fumetti e delle favole in grado di mettere ordine in un mondo umano caduto della scelleratezza, nell’empietà  e nella follia. Quindi senza possibilità di miracoli da fumetto o da cinema rimane l’ordinario sforzo dare un senso di giustizia ed equità a un mondo umano che deve formarsi essendo quello antico disfatto dallo scorrere del tempo e dal darsi un mondo scisso non più in due blocchi ideologici ma in concretissimi interessi imperiali e in grandi concentrazioni finanziarie. L’incapacità di leggere in chiave di quotidiano questa trasformazione del grande potere su scala mondiale da parte di tanta parte della popolazione italiana è il segno della dissoluzione della ragione. Ciò che appare è più forte di ciò che è nascosto, ciò che è presentato platealmente dai media diventa l’unica realtà, lo spettacolo continuo avvolge le notizie, l’abitudine cementa il pregiudizio e la cattiva conoscenza. Occorre ammettere da parte mia che la mente umana che vuol fare dei ragionamenti sensati deve selezionare ogni giorno quel che serve davvero a capire, ossia deve fare uno sforzo  alimentato con l’abitudine  e l’esercizio critico. Nella pigrizia intellettuale e nell’abitudine derivata dal conformismo vedo il primo perdersi della ragione da parte di troppi abitanti del Belpaese.




15 luglio 2012

Le Tavole delle colpe di Madduwatta Terzo Libro Appunti sparsi sul processo

Libro abbandonato



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Appunti sul processo

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Cominciai a mettere le date una dietro l’altra. La mia ricerca riguardava “l’Anno Uno” del nuovo regime, ovvero subito dopo la guerra Xenoi, ossia sette anni fa. La storia era già passata, era una cosa finita. Il processo era iniziato nell’Anno Sesto del Contatto, ossia nell’ultimo anno della  guerra  globale che interessò le potenze aliene e Xenoi ed era finito l’anno dopo o “Anno Uno” primo anno di Pace o se si vuole di passaggio da una guerra pesante e distruttiva a una guerra a bassa intensità e in territori limitrofi e  marginali rispetto alle potenze planetarie e non solo. Il processo doveva concludere il momento della resa dei conti, del saldare i debiti di sangue e procedere alla creazione del nuovo Stato  rigenerato dalla presenza Xenoi e dal ritorno al nuovo Stato di territori e città perdute da queste popolazioni in altri tempi e in altri contesti. Il processo era una linea che doveva tracciare il prima e il dopo, un gesto simbolico per distruggere il passato infelice e il suo squallore. Il processo celebrato in una delle Biblioteche Nazionali era simbolico, era la sconfessione di una cultura meschina data da una spregevole arte dell’arrangiarsi e del vivere d’espedienti con una mentalità da colonizzati che trovava nell’intrattenimento, nella cattiva informazione, negli spettacoli sportivi o di svago più o meno erotico la propria forza. Plebi abbruttite dalla cattiva alimentazione, dalla microcriminalità, da paure indotte, rincretinite da cattive abitudini tollerate dalla polizia e dal potere politico, dalla diffusione di sostanze stupefacenti venivano travolte dalla distruzione del loro mondo idiota  e mendace, quelli che ne sono usciti vivi sono stati riconvertiti nel popolo di un nuovo sistema; ma  fra un prima e un dopo va tracciata la linea che separa e essa va scritta con l’ultima esecuzione.  Un nuova forma di civiltà si era formata nella guerra fra umani e nella stretta alleanza di tanta parte dei popoli della penisola con i poteri e la popolazione  Xenoi, è la Neoitalia. Il processo incrocia l’accordo di fusione con gli Xenoi, la creazione di un nuovo Stato, La fondazione delle nuove istituzioni, la creazione di un modello altro di vita associata, l’ascesa al potere di un movimento nazionalista erede della guerra vittoriosa e questa strana convivenza fra umani e  facce di plastica. Milioni di plagiati dal sistema della pubblicità commerciale, dell’intrattenimento scemo, del divertimento stupido, nei telegiornali e dell’informazione di propaganda dovevano esser riciclati, diventare altro. Si trattava di un gigantesco lavacro, di una purificazione di massa, una rigenerazione a suo modo, stavolta però di popoli interi. Quel processo era parte del lavoro di trasformazione, di fatto si trattava di trasformare in profondità i popoli della penisola e questo come da antica tradizione doveva esser parte di un passaggio di poteri imperiali, se vogliamo di una vera e propria invasione che trovava all’interno della penisola entusiasti dell’una o dell’altra parte.

Da un certo punto di vista si è trattato di un misto fra rivoluzione e invasione, qualcosa che ricorda sul piano psicologico di massa l’impresa di Re Alarico al tempo del crollo dell’impero Romano D’Occidente quando prese Roma e la saccheggiò e Napoleone sul piano degli effetti di trasformazione del diritto e della società, ovviamente tutto questo a un livello di potenza all’altezza della quarta rivoluzione industriale. Eppure il contesto in cui si sviluppò la cosa pare davvero una questione di provincia, solo sette imputati, un luogo di detenzione ridicolo ossia una stanza  nel sotterraneo della Biblioteca ridotta a cella per i due gruppi separati da sbarre, un cortile quadrato di pochi metri, un corpo di guardia di poche persone con qualche Xenoi venuto per altri motivi. Oggi posso scrivere liberamente che fu Rodolfo Brandimarte a rivelarmi certi segreti, che non erano tali, di quel processo; mi portò quasi di nascosto a vedere il cortile angusto dove i detenuti passavano l’ora d’aria, la panca dove si sedevano a fumare o borbottare fra sé, la stanza dei reclusi con il bagno, il posto dei sorveglianti. Quelli erano i luoghi ove la parte invisibile del processo si era data, cosa pensassero e come vivessero quei momenti i processati può essere ricostruito solo in modo grossolano. Del resto all’inizio di questa storia non era chiaro quale peso politico avrebbe avuto questo processo; in un certo senso esso fu invenzione politica e di propaganda tormenta, esso poteva benissimo passare sotto silenzio. Solo verso la conclusione del processo la cosa divenne nota e un fatto di grande rilievo politico e culturale. L’inizio della cosa fu quasi familiare, intimo. Il finale fu spettacolare, senza dubbio. La mia intenzione inizialmente era quella di scoprire i segreti della dimensione spettacolare, ma una volta sul posto ho cambiato tutta l’impostazione. Erano quelli che pensavo essere i particolari minori, le rivelazioni su fatti quotidiani, le caratteristiche dei personaggi di questa tragedia della storia, l’opinione dei molti, perfino i dettagli all’apparenza futili. Ricostruivo dai particolari un mondi umani e di pensieri  che non potevo nemmeno concepire prima del mio venire in questa terra.

Per prima cosa devo far capire il luogo. Di solito non si arriva alla Biblioteca Nazionale partendo dal davanti e ammirando al facciata imponente ma da una delle due strade laterali. Quindi l’impatto visivo con la costruzione ordinariamente non ha luogo, uno arrivando dalla strada laterale sale scalinata bianca, osserva il cancello aperto, passa dalla portineria e non si rende conto se non quando è dentro edificio della sua natura volutamente monumentale.  Ma l’edificio ha un secondo elemento che tende a confondere lo sprovveduto: assieme alle sale imponenti ci sono corridoi e sale più piccole, quasi un labirinto. Non tutte sono aperte, e il risultato è di nuovo illusione i grandi spazi sono circondati da piccoli spazi invisibili all’occhio del visitatore meno esperto. Un luogo di cerimonia, di consultazione, di lavoro, di studio e d’impiego per burocrati, professori, dottori, esperti, tecnici. Pensai alla forma del grande edificio ed a fatto che al  grande spazio monumentale si congiungeva il piccolo spazio, era come nella realtà quando  il grande evento era circondato da tanti piccoli eventi o il fatto storico da troppe storie piccole all’apparenza ma ognuna piena di senso e di conseguenze.  Ecco cosa comunicava l’architettura dell’edificio; era una lezione di storiografia, o forse l’atto primo della fondazione di qualsiasi cultura responsabile di sé. Sette delinquenti culturali rimasero per un anno chiusi là dentro. Non si faccia illusioni il mio lettore erano di tal fatta che non capirono dove erano e cosa stava loro precipitando addosso. Ma dalle piccole cose, dai segni, perfino dall’edificio sibilava una verità: Non tutto muore. Vi era continuità storica e forse anche una triste forma di sacralità in quel processo, la fine di un mondo umano arrivato a una meschina e miserabile fine era una nuova versione di molte altre antiche e  quasi dimenticate miserevoli vicende storiche. A un certo punto osservando per la terza o quarta volta quel cortile quadrato piccolo e  anonimo compresi quanta continuità segreta vi fosse fra i crolli di regimi di re e principi antichi condannati e criminalizzati per le loro azioni e i loro atti e questi fatti recenti. Solo che in questa storia mancava un pezzo, non da poco. I diversi imputati sembravano inconsapevoli, del tutto ignari di ciò che comportavano le loro azioni; all’apparenza erano macchine senza rimorso, senza morale. Avevano imparato a far i soldi e a viver bene con l’inganno mediatico, con le false notizie, con la più bieca propaganda di guerra; il loro egoismo li portava a ignorare le molte vittime delle loro calunnie e delle loro frodi. Il processo fu condotto con grande abilità per smascherarli su questo punto preciso. Sapevano, sapevano tutto e mentivano anche a se stessi per soldi e per amore di piaceri e  privilegi. Milioni di umani nella penisola erano tali e  quali a loro, molti erano morti o fuggiti altrove ma molti no. Occorreva far capire che la presente non era un’invasione come le altre, essa pretendeva di purificare e di ricostruire. Era una nuova forma di crociata ideologica, a suo modo una “Piccola Apocalisse”.  




30 settembre 2010

Il Fascista Immaginario

Via dal paese dei ciarlatani
Via dal paese dei ciarlatani

Il Fascista Immaginario

-    Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003. Due esseri umani molto diversi fra loro s’incontrano nella facoltà occupata di Scienze della Formazione (ex magistero); uno ha la soluzione del problema dell’altro, ma…

-    Lazzaro: L’ideologia è una bella cosa, fa fare tanto ma c’è un momento nel quale occorre tracciare un bilancio in termini pratici e il disfacimento di questa facoltà non è un mio interesse e nemmeno dei compagni. L’istruzione superiore ha bisogno di soldi per fare i corsi, per assumere personale, affittare aule e materiale informatico, per pagare docenti e certi parassiti universitari  che i baroni della facoltà coltivano con cura. Se i fondi si disperdono per mille vie sarà impossibile capire come vengono spesi i soldi e quali sono i risultati. Il vantaggio sarà tutto di chi si vede assegnare fondi di ricerca e cattedre in affidamento per i nuovi corsi, ma che questo sia anche il vantaggio degli studenti e delle studentesse e della forza politica che rappresento…ne dubito. Con gli ultimi disastri elettorali le forze del centro-sinistra che hanno tanta parte del loro elettorato nel mondo della scuola e universitario diventano una minoranza politica e culturale, questa guerra inoltre ci vede sconfitti perché tanti di noi si sono schierati contro. Quindi adesso le forze reazionarie potranno lanciare il loro attacco a fondo per scardinare tutto quello che disturba la loro attività nel settore della ricerca e della scuola. La mia analisi è semplice: taglieranno i fondi a ricerca e scuola, non sarà una cosa brutale e netta ma andrà a finire così. Quindi l’università decentrata che spende di più e fa tante cose rischia di trovarsi con le gambe tagliate prima ancora d’iniziare. Di conseguenza ecco questa mia posizione politica estrema: sostenere il rivale di ieri che va nella direzione giusta per motivi suoi diversissimi dai miei. Il mio non è cinismo è semplice realismo e istinto di sopravvivenza.

-    Sergio: Qualcuno che parla una lingua comprensibile dopo tante idiozie su guerriglieri, bandiere rosse e rivoluzioni impossibili e le follie sulle trentacinque ore sulle quali avete distrutto il primo governo rosso della penisola. Benvenuti nel 2003 anno primo della guerra irachena e anno terzo di quella afgana.

-    Lazzaro: Una volta si parlava di anno tale dell’era fascista. Vedo che è cambiato qualcosa.
Sergio: Quell’Italia non c’è più e ciò che è stato è morto. Soffro molto per questa cosa ma è così e nel mio terzo lavoro me ne rendo perfettamente conto. Mi sono fatto una cultura in proposito. Comunque non io e certi miei camerati ma i tuoi amici e compagni prima di arrivare alla guerra del 1999 con gli ex del PCI al governo del paese che andavano a braccetto con l’aviazione da bombardamento USA insistevano sulle 113 basi statunitensi presenti sul territorio italiano. “Repubblica  a sovranità limitata” erano queste le parole che si sentivano dalle vostre parti oltre alle accuse ingiuste e fasulle intorno alle stragi. Comunque hanno fatto bene a bombardare Belgrado e le fabbriche rosse della Repubblica Comunista di Jugoslavia, gli assassini delle foibe venivano da lì e adesso che il passo è fatto la strada del potere è preclusa ai comunisti. Quelli che ci sono ora si sono battezzati al nuovo nelle notti di Belgrado. Non porteranno più il comunismo in Italia. Il problema è che non basta sconfiggere i rossi se il potere è in mano a pochi ricchissimi apolidi, antropologicamente diversi e anti-italiani che fanno fare una vitaccia alla gente sana che lavora e che produce, la sfruttano e la derubano con le tasse e le frodi finanziarie.

-    Lazzaro: Quelli come te non cambiano mai, siete sempre i soliti vi sentite qualcuno solo con una divisa addosso e con il manganello o la pistola nella mano. Sempre convinti che grandi cospirazioni ed esseri malvagi siano qui e ora. Siete sempre in guerra con voi stessi e con il resto del mondo.  La cosa vi eccita in fin dei conti. Vi piace pensarvi al centro del mondo per poterlo purificare col ferro e col fuoco.

-    Sergio: Certo purificare, hai detto la cosa giusta. Ci piace. Almeno quanto quelli come te che non riescono a mollare i vecchi capi e i simboli del passato  e anche quando si buttano con la NATO e con la CIA restano con loro parlano di cose strane e pazze. Ci provate gusto ad andar dietro a questi voltagabbana che cambiano ideologia come se fosse un paio di scarpe sfondate o un vestito vecchio. Anche se tutto è crollato e tutti e tutti hanno tradito per quel che mi riguarda rimane la fede, fede nella patria e nella civiltà nostra; sia chiaro non certo nelle favole  e nelle preghiere a un Dio straniero. Comunque non sono qui per litigare o per parlare di politica. Ho bisogno di un nome  e cognome. Una ragazza precisamente.

Lazzaro: Questa poi. Io un professore, tu una ragazza. Che strano affare è il nostro.

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

-    Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003. Due esseri umani molto diversi fra loro s’incontrano nella facoltà occupata di Scienze della Formazione (ex magistero); uno ha la soluzione del problema dell’altro, ma…

Lazzaro: In cosa consiste il tuo lavoro, e cosa fai di preciso. In fin dei conti se devo raccontarti delle cose riservate devo capire se posso fidarmi di te.

Sergio: Il primo lavoro è fattorino e talvolta ambulante come mio padre con un mio camioncino, ho lavorato tanto anche a nero per farmi il mio veicolo e ne vado orgoglioso e lavoro per due soldi, il secondo lavoro sempre col mezzo è qualche piccolo servizio notturno specie durante la campagna elettorale, qualcosa faccio anche lì. Organizzo una squadra di due rumeni e un bulgaro e attacchiamo i manifesti elettorali per cinque o sei liste elettorali anche di sinistra. Basta paghino perché c’è bisogno di lavorare. Su e giù dal tramonto all’alba per tutta la provincia. Prima c’erano gli attacchini volontari oggi si è aperto un mercato grazie al disfacimento della partecipazione politica, e io mi butto; purtroppo adesso c’è concorrenza nel settore. Tanti sono i disgraziati extracomunitari senza diritto di voto che per due lire fanno questo mestiere, non c’è più religione in questo mestiere. Il terzo bè è difficile da raccontare…
Qualcuno potrebbe dire che è teatro a domicilio, altri che è una simulazione macabra. Io dico che è la rappresentazione di una fede politica.

Lazzaro osserva incuriosito Sergio, si alza e cerca di capire, poi va verso il tavolo e si versa un generoso bicchiere di vino.  Fa un cenno per offrire poi si ferma.

Sergio: In sintesi con degli oggetti, un portatile e qualche fotografia vado in casa dei miei clienti, in stanze a prova di occhi e orecchie indiscrete e metto in piedi una apologia del fascismo e del DUCE reato perseguibile ai sensi della vecchia e maledetta legge Scelba. Di solito è una cosa commovente e ho perfezionato la rappresentazione con musiche suoni e i discorsi di Lui registrati. Qualcuno dei miei clienti è per così dire rispettabile per questo il mio lavoro devo farlo io, senza altri in mezzo. 

Lazzaro: Fantastico! Il culto del Duce in casa, ma allora è vero sei tu il FASCISTA IMMAGINARIO di cui si favoleggia in questa provincia triste e grigia. Certo che mi metto in bel casino con questo incontro. Se si sapesse a giro. Il fascista immaginario! Qui nella facoltà occupata.
Sergio: In effetti è uno strano affare e uno strano incontro. Comunque nessuno ha diritto di discutere sul mio lavoro, è lavoro e mi serve per vivere e per mantenere quelle cose che faccio  per dare un salario a quei due o tre disperati che lavorano occasionalmente con me. Ci tengo. E’ il mio lavoro, il mio furgoncino, la mia partita IVA e Lui sul carro armato a Milano nella foto che ho nel mio portafoglio. Ci credo e ho fede in quel che faccio.

Lazzaro: Vino?

Sergio: Non sul lavoro

Lazzaro: Questo non è un lavoro, è un affare fra due estremisti di segno opposto. Una questione privata. Tu hai bisogno di un nome e cognome e forse un numero di telefono, a me basta un nome sussurrato in un orecchio. Il resto lo faccio da me e mi organizzo. Quando si sa una cosa così importante alla fine si scoprono le carte degli altri una dopo l’altra. Non sai come sia facile riuscire a capire come stanno le cose quando sia ha una notizia e la si usa per scovare altre informazioni, in Italia la stragrande maggioranza delle persone non riescono trattenere un segreto per più di una settimana. Del resto cosa sono le immani tragedie della storia in un paese ridicolo come questo dove pochi  fanno finta di comandare e i molti fanno finta di obbedire ed eseguire. Solo i soldi sono diventati una cosa seria, l’unico valore, l’unico senso della vita e della realtà. In fin dei conti quel bene che voglio fare qui attraverso di te è una pura questione di bilancio e di previsione plausibile di come andranno le cose in materia di finanziaria dei prossimi governi e di quello attualmente presente.

Sergio: Solo mezzo bicchiere.

Lazzaro: Con piacere.

Sergio: Ora va meglio. I soldi dici. Certo! Ma aggiungi una parte che manca! I soldi sono stranieri sulle banconote c’è scritto Banca Centrale Europea e non Stato Italiano, non stampiamo più nemmeno la moneta che serve a noi italiani per lavorare e vivere.




27 giugno 2010

Note sul tempo altro e sui giovani


per approfondire



De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sul tempo altro e sui giovani

 Il vecchio mondo umano con i suoi costumi, le sue illusioni, la sua forza civile, le sue speranze è ormai polvere di cose morte dispersa nel vento. Quello nuovo che sta prendendo forma e che muta e si altera è un tempo altro e diverso. Esso è tale perché si dibatte in una grave crisi di senso delle ragioni intime del suo sviluppo tecnologico ed economico in questi anni di crisi, è diverso perché le grandi creazioni ideologiche novecentesche sono da tre decenni in disarmo e il suo posto è stato preso dalla spettacolarizzazione della politica, è altro perché le grandi speranze del passato in Europa e nell’Impero Anglo-Americano hanno lasciato il posto alle inquietudini e a un vivere intristito tutto ripiegato sul presente. Chi fa il facile gioco retorico di proiettare il suo passato, recente o antico che sia, su questi che hanno fra i diciotto e i venticinque anni d’età commette un grave torto verso la sua intelligenza. Non è una questione di cattiveria o di condizione di minorità: i giovani semplicemente vivono in un tempo altro e diverso rispetto a quello dei padri e dei nonni di conseguenza vanno forzatamente verso prospettive diverse di lotta sociale e politica. I profeti della domenica mattina che vedono miracolose resurrezioni di ideologie fasciste o comunistoidi proiettano il loro passato, o i finti ricordi, su questo concretissimo presente. L’Italia è un Belpaese anziano e quindi milioni di anziani temono il futuro che smentirà e sbugiarderà le loro pietose menzogne e i loro tristi egoismi per anni mascherati rozzamente e falsamente da ragioni politiche o moralistiche. Il vizio antidemocratico di mascherare i propri comodi e i propri egoismi sociali con ragioni politiche altisonanti e fumigazioni retoriche è stato per troppo tempo coltivato dai vecchi partiti politici e dalle organizzazioni sociali e di categoria; oggi le vecchie invenzioni e le furberie da ciarlatani del mercato rionale si collocano in un tempo non loro dove creano confusione e dividono fra chi capisce di che cosa si tratta, chi riesce a comprendere la loro natura di cose morte e chi diffidente li prende come cose strane e pazze. Il discorso sui giovani nel Belpaese cade dall’alto, il giovane non è oggetto di comprensione o di studio ma di giudizio e a seconda della passione politica che anima il giudicante il giudicato è trattato bene o male a seconda del caso e dell’opportunità. Nel discorso che comunemente sento sui giovani manca  l’umiltà di capire da quale tempo arrivano, come vivono qui e ora e dove andranno. Odo di solito giudizi pesantissimi o lusinghieri su di loro in nome di stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni, per fortuna l’interesse per i giovani è poco e i giudici dalla parola facile  non vengono quasi messi davanti ai loro pesanti condizionamenti ideologici e alle discutibili certezze.

IANA per FuturoIeri




8 novembre 2009

Il ritorno in questo futuro

De Reditu Suo

Il ritorno in questo futuro

Per aprire questa serie di meditazioni in velocità e scritti sto usando come titolo  conduttore il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) che è stato un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Quel che intendo fare è un lento ritorno verso quanto ho scritto e meditato in questi cinque anni perché da tempo ho capito che a fronte di tante analisi e riflessioni non c’è uno strumento vero d’intervento, o per esser sintetici: al pensiero non segue l’azione. Del resto non voglio commettere l’indecenza di pensare a un  banale ritorno al passato che è impossibile dopo la calata dei barbari, la storia antica è lì a ricordarcelo. Non è probabilmente neanche possibile pensare che in seguito alla parola o allo scritto possa sollevarsi una qualche potenza degna di nota dal momento che le forze che spingono verso logiche di scontro, di caos e di morte e di dominio del forte sul debole sono semplicemente potentissime e assolutamente dominanti su questo pianeta azzurro. Quel che può prendere forma, ad oggi, è un compromesso fra le caste dominanti e la necessità di non distruggere il giocattolo del potere e del dominio globale a causa delle inimicizie e delle lotte fra i veri poteri che contano, ossia quelli finanziari. Ma non sarà certo lo scritto o la manifestazione del cittadino democratico, da solo o in gruppo, a far scattare questo passaggio, quanto al contrario la necessità di metter mano almeno agli effetti più destabilizzanti della lotta per il potere economico, politico e militare fra le grandi potenze del pianeta. Un colossale inciucio sul filo della catastrofe globale fra poche migliaia di miliardari e leader politici mondiali di punta è l’ovvia uscita da un fallimento di modello di sviluppo che è il fallimento della razza umana. Del resto pensare una crescita infinita in presenza di risorse limitate e di poche regole nella gestione delle risorse finanziarie, umane, tecnologiche comporta necessariamente lo scontro fra le aspettative di crescita e la realtà, fra i limiti del pianeta azzurro e la follia umana.  

Ora il Belpaese è stretto fra le rovine ideologiche e propagandistiche di un passato troppo cronologicamente vicino, ma già stramorto nei valori e negli esiti, e di un mondo umano del tutto nuovo che prende forma in modo caotico, aggressivo e tecnologico. Forse c’è una missione civile e morale per le genti d’Italia in questi anni ed è ritrovare se stesse e darsi una civiltà che possa esser messa a confronto con quelle dominati e magari indicare un modo diverso di vivere e di creare il consorzio umano sul pianeta azzurro.

IANA per FuturoIeri




4 dicembre 2008

LONTANI DAGLI DEI E DAGLI EROI 22

Come è pigro questo Belpaese. Mi riferisco alle capacità intellettuali. I molti s’aggrappano alle tre o quattro balle della televisione o alla loro esperienza quotidiana e immediata, sono rari gli sforzi per andar oltre le proprie piccole certezze, ancor più strana la volontà di cercare una verità propria e non quella preconfezionata sul momento, impacchetta e fatta a pezzi per far digerire ogni sorta di abuso e malversazione delle nostre sedicenti classi dirigenti a quel vasto pubblico di spettatori che comunemente è detto gente. Questa pigrizia nell’accettare la verità del più forte di turno fa il pari con una qualità tipica dell’italiano: non credere mai a niente e a nessuno. I più nel Belpaese non credono a nulla se non ai beni materiali su cui hanno un controllo immediato, privato, integralmente egoistico; talvolta i più anziani fanno appello alla loro esperienza per trarre insegnamenti incentrati sulla malvagità dell’essere umano in quanto tale. Di qui l’impossibilità per la gente onesta di appellarsi alla virtù o alle ideologie in materia di vita politica e al contrario la facilità con cui l’uomo politico tipico del Belpaese è solito nel suo mestire far appello alla concretezza degli interessi, alle mance più o meno travestite, alla durezza degli egoismi sociali, a tutti gli elementi che dividono gli italiani e a rifuggire o denigrare tutti quelli che potrebbero unire o associare.

Se c’è un minimo comune denominatore della vicenda italiana questo è l’egoismo, un egoismo così forte da essere cieco anche davanti a una grande catastrofe collettiva che potrebbe venir in essere a causa della crisi economica devastante e delle molte tensioni internazionali. Tale egoismo integrale e perfetto impedisce di ritrovare qualsivoglia elemento di comune sentire o cultura nel nostro paese, la nostra gente stimolata dalla cattiva politica a pensare solo a se stessa sta tornando ad assumere la consistenza di un turbine di polvere che turbina a piacer di dove spira il vento. Tutto ci sta portando verso qualche gravissimo disordine. La pigrizia mentale, l’odio sociale, la confusione fra pubblico e privato, l’arroganza provocatoria dei criminali e dei truffatori dal colletto bianco, la disunione fra tutti i ceti e fra tutti i partiti politici crea le premesse per un nuovo clamoroso otto settembre. Le classi dirigenti del Belpaese hanno sfruttato a usura queste che sono le debolezze dei molti per lucrare sopra le altrui disgrazie. Ma non contenti del molto male già compiuto hanno procurato ai loro satelliti e ai loro protetti carriere in politica e nelle professioni altrimenti impossibili e talvolta inique perché aliene da ogni merito che non sia l’interessata fedeltà al padrone di turno. Mi sono chiesto sempre se lorsignori si son riservati un piano B, una via di fuga dal caos e dalla disgregazione che hanno con scienza e metodo costruito. Temo che siano inconsapevoli della portata delle loro stesse azioni. Ancora una volta mi chiedo se sia bene auspicare una rapida catastrofe per tutti o sperare in una miracolosa resurrezione di una politica che si fonde con l’etica. L’augurio in questo ultimo caso sarebbe l’operare concreto di una forza redentrice in grado di sanare una decomposizione civile e morale inaudita per una Repubblica del Vecchio Mondo.

IANA per FuturoIeri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




10 settembre 2008

TESTA TAGLIATA, PER ORA...

Alla fine è andata come avevo scritto, si sono scomodate le domestiche glorie e i luttuosi ricordi per una vicenda tutta di poltrone che poteva essere risolta al ristorante fra pochi intimi. La Repubblica, noto quotidiano moderato, pubblica il 10 settembre 2008 in un articolo a doppia firma di Luciano Nigro e Giovanna Vitale:" ROMA; STOP ALLA COMMISSIONE AMATO, Rottura dopo le frasi del sindaco sul fascismo. L'ex premier: non sarò un bersaglio.". Non si sbaglino i gentili lettori non ci vuol molto a capire che la vicenda:" fascismo sì, fascismo no" era tutta giocata su due binari. Uno era la testa di questa commissione, l'altro blindare dei voti ideologicamente e passionalmente forti alle fortune dei due principali schieramenti, togliendoli ovviamente alla destra-destra e alla sinistra-sinistra. In questo gran parlare alla fine proprio i due principali schieramenti politici si sono ritagliati gli spazi maggiori, e si sa che il modo di comunicare una notizia conta. Così coloro che potrebbero per loro ragioni ideologiche chiamare a sè il voto di chi ancora oggi esprime sentimenti fascisti o antifascisti si vedono sottratti la loro preda elettorale. Ed è una bella sciagura per costoro perchè le elezioni e i quorum si perdono anche per un solo voto, figurarsi se poi sono migliaia di voti sparsi in tutta Italia che si spostano a loro sfavore.
Dispiace comunque che alla fine di questa vicenda ci sia solo un rozzo uso pubblico della storia e non molto di più, peccato perchè ci sarebbero tante cose da dire, da fare, ricerche da iniziare, libri e saggi da pubblicare. La storia che procede meditando e vagliando il vero e il falso non ha collocazione in queste speculazioni, e poi ha bisogno di ricerca, di  tempi lunghi, di onestà intellettuale, di una certa dose di curiosità, di distinti gentiluomi disposti a rileggere il loro passato con una certa distanza dai fatti.

Cadrà l'oblio su questo gran casino orchestrato con studio.

Spero che allo stesso modo un bel giorno si dissolva questo indecente modo di far politica.

IANA per FuturoIeri



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