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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


17 maggio 2013

Diario Precario Dal 7/5 al 11/5/2013

Data. Dal 7/5/2013 al  11/5/2013

 

Note.

Maggio.

Governo  nuovo, PD e PDL assieme al potere. Vecchi schemi saltati.

I vecchi schemi politici erano evidentemente di facciata, una cosa così non arriva da un giorno all’altro.

 Così mi pare.

Incontrati gli amici a cena. Precisamente due cene e una merenda, uno alla volta; ovviamente.

Nessuno è felice. 

Terze prove restituite, programma classi quinte da fare e correggere e inviare con urgenza.

La fine della scuola è vicina, occorre accelerare interrogazioni e programmi.

 

Considerazioni.

La scuola è quasi finita, manca poco, ci sono le ultime battute e la chiusura dell’anno scolastico è prossima, mi sento come forzato, mi pare che stia finendo un percorso, di fatto un pezzetto di vita almeno professionale. La fine dell’anno mi provoca un senso di fretta, di necessità. Il lavoro diventa quotidiana urgenza, non c’è un mese di lavoro dopo questo ma solo una mezza settimana, ciò che non verrà fatto non sarà più fatto o andrà all’anno prossimo.

Il lavoro evita d’impazzire, c’è il pericolo fortissimo di perdere la ragione in una società come questa. Il lavoro vincola  l’individuo, dà una scadenza ai giorni, alle ore, lo forza a star dentro l’ordine costituito, in una parola a rispettare le regole della società. Non è quindi il lavoro ma questo tipo di società che crea infelicità a vagonate, l’appagamento dei sensi attraverso l’impiego del denaro per acquisire beni e servizi è tendenzialmente temporaneo. Il piacere del possesso o dell’uso è sempre limitato al tempo e  allo spazio interno al momento del consumo. Una società come questa non può essere stabile sul piano dei desideri e della soddisfazione, il meccanismo della produzione e del consumo ha bisogno di stimolare il consumatore e il potenziale acquirente; è una necessità interna al sistema di produrre milioni di tonnellate di merci  e di cavar dal commercio enormi profitti. Ma l’infelicità che vedo  a giro è esistenziale ed economica allo stesso tempo, l’essere umano nella civiltà incentrata sulla teocrazia del DIO-denaro è tendenzialmente un soggetto infelice. Si chiede in fondo ad esso d’uniformarsi al modello prevalente della pubblicità commerciale, ad essere simile quindi alle foto, spesso ritoccate, di donnine giovani e atleti superbi che vengono usate per promuovere i beni di consumo. Questo non è possibile a meno di non trasformare pesantemente la natura biologica degli umani. Gli umani attraversano stagioni diverse della vita, momenti diversi e solo pochi di essi hanno il corpo e la mente al massimo delle sue potenzialità e solo per periodi limitati. Martellare gli umani per mesi, anni, decenni, con modelli così singolari la grande massa dei consumatori produce un senso d’inadeguatezza e d’infelicità. Il modello dominante è raggiungibile solo per pochi, o  peggio per pochi ricchissimi che possono permettersi di pagare cure estetiche costose e soddisfazioni personali.  Il possesso di alcuni beni superflui è talmente qualificante della posizione sociale del soggetto da suscitare mode che sconfinano nell’ossessione, milioni di persone fatalmente osservando la differenza fra la loro realtà e i modelli proposti si sentono in affanno o infelici. Le ambientazioni poi sono ancora più devastanti, per uno come me che ha sempre avuto un rapporto stretto con la periferia è disorientante osservare le pubblicità con i centri cittadini messi a lucido come se avessero passato la cera su ogni mattonella, con casette da favola immerse nel verde, con ville e villette in campagne dove sembra sia scesa una qualche divinità e poi alberghi esclusivi, motoscafi, barche di lusso... La mia quotidianità è estranea a quel che vedo nella pubblicità, ma la pubblicità è l’elemento dominante nella comunicazione dei media. L’essere umano per non cadere in una condizione di alienazione dovrebbe o arrivare a dominare la propria immagine di sé oppure essere ricco quel tanto che basta per dar soddisfazione ai piaceri e ai bisogni indotti. Quindi un tipo di umano resistente alle persuasioni pubblicitarie ha una consapevolezza di sé che sconfina in una qualche forma di mistica, si tratta soggetto in grado di reggere a un bombardamento quotidiano d’immagini, emozioni, descrizioni che sono pensate per portarlo a  desiderare cose che gli sono presentate come capaci di migliorare la sua condizione e la percezione che ha di se stesso. I giovani sono presi in pieno dalla potenza della pubblicità commerciale  e segnatamente gli adolescenti che fanno il liceo o le superiori; c’è una dimensione di pesante condizionamento dell’individuo che non passa dalla scuola e nemmeno dalla famiglia ma dalla pubblicità commerciale. Studiando per mio conto la capacità di persuasione della pubblicità commerciale del XXI secolo mi sono reso conto che plasma i desideri e quindi l’immagine che l’essere umano ha di sé; e più un soggetto è culturalmente debole, più è poco propenso alla riflessione e alla meditazione e maggiormente è vulnerabile dalle diverse forme di persuasione pubblicitaria. Questa questione della pubblicità torna sempre nel mio pensiero. In fondo è necessario che un docente si confronti con la potenza dell’immaginario collettivo creato dai media vecchi e  nuovi, le lezioni specie di storia e filosofia rischiano di rimbalzare sul piano della formazione davanti alla potenza  di una società dei consumi ormai decadente. Decenni fa era centrale la formazione, allora si diceva formazione spirituale, data dal sistema scolastico per creare l’essere umano consapevole di sé e della realtà, oggi si assiste al prevalere nel discorso politico e nel senso comune di una concezione molto Inglese e Statunitense del concetto d’insegnamento già spiegata a suo tempo da Max Weber, ossia ” studente-cliente”. In sintesi un idea tipicamente mercantile del sapere, dove il rapporto fra allievo e insegnante è di tipo contrattualistico e commerciale, questo limita le possibilità del docente alla trasmissione pagata di nozioni e informazioni. Manca in breve quel rapporto fra allievo e maestri tipico dello sport e delle arti marziali, dove chi insegna è qualcosa di più di un fornitore di nozioni a pagamento. Io leggo le due cose collegate perché una dimensione consumista e mercantile della società e dei rapporti fra esseri umani deve comportare la prevalenza di un rapporto mercantile anche nella concezione dell’insegnamento e del fare scuola. Leggo questo come un esito ovvio di uno scivolare di tutti i valori che tengono insieme la società umana a vantaggio del valore assoluto del denaro, la merce che acquista tutte le merci si è trasformata in una forza pseudo-sacra e metafisica che dà la misura dell’importanza di tutte le cose nella società industriale del XXI secolo




6 maggio 2013

Diario Precario Dal 25/4 al 27/4/2013

Data. Dal 25/4/2013 al  27/4/2013

 

Note.

La primavera è manifesta, la natura pare rinnovata.

Ponte del 25 aprile, passato in silenzio.

Fatto un piccolo lavoro di modellismo statico per una mostra.

Parlato con gli amici, i tempi sono amari.

 

Considerazioni.

L’attività del docente si è interrotta per l’occasione del ponte del 25 aprile. Così ho dormito fino a metà mattina, mi son rilassato, ho ascoltato gli amici, ho pensato.

Il centro del problema, ciò che è dietro questi tempi amari è stato ben descritto da Latouche: Se si prende come indice del  <<peso>> ambientale del nostro modo di vita l’<<impronta >> ecologica in termini di superficie terrestre, o spazio bioriproduttivo necessario, si ottengono risultati insostenibili sia dal punto di vista dell’equità dei diritti di estrazione dalla natura sia dal punto di vista delle capacità di rigenerazione della biosfera. Lo spazio disponibile sul pianeta terra è limitato. E lo spazio bioriproduttivo, cioè utile per la nostra riproduzione, è solo una frazione del totale, 12 miliardi di ettari su 51…”.  (Serge Latouche, Limite, trad. It Fabrizio Grillenzoni, Bollati Boringhieri, Torino, 2012”).

 Questo è il centro dei problemi della contemporaneità: la civiltà industriale sta trovando i suoi limiti, il pianeta è finito e un sistema con margini grandi di spreco di risorse e creazione di consumi di tutti i tipi è impensabile che possa essere esteso agli oltre sette miliardi di umani che abitano oggi questo pianeta. L’Italia vaso di coccio fra vasi di ferro non sa strappare alla concorrenza dei suoi amici-nemici le risorse strategiche e i mercati di sbocco dei prodotti italiani. Questa rinnovata legge del più forte nei rapporti internazionali crea  nel Belpaese povertà e mancanza di denari e l’indebolimento sociale ed economico degli ex ceti medi. Povertà, rassegnazione, disoccupazione sono i frutti di un Belpaese che non sta reggendo la prova del XXI secolo, il secolo del disordine e del riarmo generalizzato, e quindi l’aggressività e la rabbia nei singoli aumenta e invece di trovare uno sfogo marcisce all’interno dell’individuo alimentando sentimenti negativi e un senso d’oppressione e impotenza. Sintetizzo cosa ho provato nel ponte fra il 25 aprile e il 27 aprile con la parola “umiliazione”. Mi sono guardato intorno e dentro di me e ho trovato questa parola per sintetizzare ciò che da anni vedo e osservo. Ciò che è stato oggi non è più, perfino le parole hanno perso senso e forza. I singoli vedono il loro mondo personale  sfaldarsi e vedono spappolarsi le credenze credute salde e certe.  L’incapacità di gestire i fatti o di prevederli crea quel senso di umiliazione che ho individuato. Ma la mia reazione è poca cosa, mi mancano i denari che servono, mi mancano le strutture di supporto, mi manca la politica quella di ogni giorno fatta sul territorio con idee chiare e distinte; porto avanti qualche attività culturale e sportiva, atti di vago volontariato e non molto di più. Come posso uscire da questa condizione infelice? In realtà non lo so. Le forze materiali le forze che spingono verso l’umiliazione e la decomposizione sono più forti di qualsiasi altra cosa possa concretamente concepire. 

 

Ricordare.

I poteri che pensano di comprare per due lire di carta interi paesi in virtù di crisi finanziarie pilotate con arte dovrebbero far mente locale che potrebbero essere i concorrenti a prendere per tre soldi di carta quel che loro vogliono acquisire per due. Potrebbe darsi che la crisi e la disoccupazione di massa nell’Europa del Sud finisca con il risolversi in una grande occasione per la finanza e la politica cinese e russa. In fondo non ci sono solo le banche statunitensi, francesi, svizzere, e inglesi sul pianeta in grado di comprarsi interi settori industriali e agricoli dei paesi in crisi nera ma anche quelle russe, indiane, giapponesi  e cinesi, e ovviamente  germaniche. Il denaro globalizzato delle superbanche d’affari non ha abolito le nazioni e i tanti imperialismi nazionali, li ha trasformati in forza metafisica, in potenza nascosta, in attori segreti dei conflitti per il dominio sul mondo umano e naturale.

In fondo sarebbe un bel contrappasso dantesco giusto e meritato, il “colonizzato” di ieri che colonizza a suon d’acquisizioni finanziarie  i suoi vecchi “colonizzatori” che hanno perso la lucidità e il senso della loro civiltà. Il denaro è diventato l’ultimo DIO in questo inizio di XXI secolo, un DIO per tutti e quindi un DIO di nessuno.




21 aprile 2013

Diario Precario Dal 15/4 al 17/4/2013

Data. Dal 15/3/2013 al 17/4/2013

 

Note.

La primavera è arrivata.

Ultimi consigli di classe.

Analisi lezioni da fare, in realtà le ultime di carattere conclusivo.

Consiglio classe quinta. Sono segretario e scrivo il verbale.

 

Considerazioni.

Fare il verbale è per me una vecchia abitudine.  Da precario con anni di precariato il verbale è qualcosa di consueto. Spesso passano dalla mia penna o dalla tastiera del portatile le sintesi di anni di scuola, questo mi consente di farmi una mia visione d’insieme precisa perché alla fine chi verbalizza riassume il quadro generale. Ho capito che la scuola e nello specifico i licei subiscono le trasformazioni della società e dei diversi poteri politici che si susseguono, di fatto non è la scuola che sta mutando la società o la politica ma piuttosto l’esatto contrario. Coloro che vedono nei docenti dei soggetti per così dire del Potere con la P maiuscola non sono mai stati così in torto come in questi anni. L’ossequio delle masse di adolescenti e giovani verso l’ordine esistente non ha come strumento la scuola, cosa in parte vera nel Novecento, ma piuttosto le diverse forme di pubblicità commerciale e il sistema dei VIP televisivi o cinematografici che diventano madrine o padrini di grandi eventi a sfondo sociale, umanitario, ecologista che non turbano mai l’ordine sociale esistente o le forme del vivere e consumare. Non è un caso che grandi capi politici del pianeta e le multinazionali cerchino la compagnia o la sponsorizzazione di personalità del mondo dello spettacolo e dello sport di fama mondiale specie  in occasione di grandi eventi. Si tratta ovviamente di una delle tante possibili strategie di accattivarsi il consenso di grandi masse di consumatori e spettatori quella d’associare i VIP ai loghi delle multinazionali e ai più importanti fra i capi politici.  

Quindi proporzionalmente alla propria mancanza di un potere reale e concreto sulla società segue una minor considerazione del docente, incluso quello del liceo. Vuole la fortuna che la specie umana necessiti di soggetti biologicamente maturi in grado d’insegnare qualcosa a qualcuno e quindi l’importanza sociale e culturale del docente in tempi sciagurati come questi si abbassa a livelli infimi ma non arriva mai a zero. Questo fatto, intrinsecamente umano, salva sempre la professione docente e in una certa misura fa da scudo al livore e alla calunnia dei tanti che sono malcontenti contro la scuola o che sono indotti a portar avanti critiche aride e sterili per abitudine, partito preso, o perché mal consigliati e peggio informati.

Eppure qualcosa di grosso muove contro questo mestiere, non so dire se è un fatto destinato a durare per anni o se si tratta al contrario di qualcosa di transitorio e accidentale. Provo a chiarire cosa secondo me muove contro la categoria docente.

Il nuovo “Potere” dominante in Europa è potere di banchieri e grandi proprietari di pacchetti azionari, di plurimiliardari in euro tanto per esser chiari, ed essi per la loro tranquillità finanziaria  e politica gradiscono delle riduzioni dello Stato Sociale e iniziative varie che colpiscono i lavoratori e i salariati e vanno a scapito del tenore di vita dei ceti medi e bassi per fascia di reddito; del resto queste sono le politiche che consigliano da decenni ai diversi paesi europei. Tale dimensione politica, spinta da piccolissimi gruppi di miliardari, è denominata neo-liberale originaria non a caso del fu Impero Inglese e degli Stati Uniti. In questi due civiltà a vocazione imperiale l’istruzione è tendenzialmente privata, il sapere e il conoscere è merce liberamente comprata e  venduta e non qualcosa di condiviso e parte dell’appartenenza di un privato a un soggetto collettivo più grande di lui. Ossia uno Stato Nazionale. Il mercato è il centro ideale e ideologico di questo nuovo Potere, la riduzione d’importanza della scuola di Stato come fatto che associa soggetti diversi all’interno di uno Stato Nazionale è conseguente, se l’umano è tendenzialmente consumatore o cliente iscritto nella logica del mercato globale ne segue di conseguenza che non è poi così importante se esso è cittadino, saggio, giusto, istruito. Conta se compra, vende, consuma; possibilmente senza turbare l’ordine costituito e la gerarchia sociale dominante. Quella vera, quella dei plurimiliardari. Infatti il problema del futuro sarà la più che probabile riduzione dei consumi, che passa sotto il termine di decrescita, dovuta al fatto che da un pianeta dato e finito con risorse limitate non si può produrre consumi infiniti. In fondo oggi sul pianeta ci sono sette miliardi di esseri umani che desiderano tutti quanti salire la piramide sociale ed acquisire beni e prodotti di vario tipo, è quasi certa una crescita di tensioni e conflitti per l’acquisizione di beni e risorse sia al livello dei singoli sia di grandi stati o sistemi imperiali.

Quindi il docente ha sopra di sé una forza di carattere ideologico e politico che riduce la sua presa sulla società e la sua importanza sul piano del riconoscimento sociale e nello tesso tempo subisce lo “spirito dei tempi” dove alla centralità del mercato nell’esistenza delle grandi masse di consumatori, e fra esse sono presenti a vario titolo le categorie dei dirigenti, presidi, personale ATA, docenti, gli allievi e le loro famiglie,  si somma l’inquietudine e l’incertezza dei tempi.

Credo inoltre che sia falsa la percezione che in fondo questi poteri sono solo poteri di pochi umani associati fra loro. L’apparenza fisica del banchiere, del finanziere, del miliardario, della detentrice di grandi pacchetti azionari può essere umana ma le forze intellettuali, scientifiche, tecnologiche, di analisi e controllo dei processi sociali e di comunicazione di massa fanno di tali protagonisti  il centro umanamente fisico di un potere dominante nei diversi settori in cui s’esprime la civiltà industriale. Di fatto ogni grande multinazionale è una sorta di nuovo LEVIATANO sociale e di dominio sulla natura e sull’umanità  composto da migliaia o da decine di migliaia di professionisti, dirigenti, esperti. Esseri umani al servizio della causa neo-liberale che si muovono ordinati e precisi con grandissimi finanziamenti e opportuni ed efficaci strumenti come un grande e potente esercito del Novecento. La risposta a queste forze ordinate, tecnologiche, potenti e disciplinate qui in Italia sono eserciti formati da una sola persona. Di fatto singoli che per caso o per scelta in piccoli gruppi o individualmente contrastano con forze limitate o nulle questi “eserciti ordinati” volti a far ingegneria sociale IN TUTTA l’Europa. Prova ne sia lo stretto legame che sussiste fra una personalità dominate e un gruppo organizzato d’opposizione, il personaggio più credibile o con l’immagine dominante diventa il leader che qualifica il gruppo e spesso ne dà il soprannome. Quelli del Movimento CinqueStelle sono infatti comunemente chiamati “grillini”. Come se essi fossero una semplice estensione di una singola personalità. Milioni di singoli associati sotto il nome di una personalità rimangono individui che si associano o dissociano sulla base del proprio bisogno o dell’opportunità del momento, non c’è quella dimensione organizzata, tecnica, cronometrica tipica dei nuovi Poteri, inoltre non sono neanche da accostare le risorse finanziarie di una grande multinazionale o di un colosso finanziario con quanto possono mettere assieme per la causa comune milioni di singoli che costituiscono una qualche forma di movimento politico.

La mia impressione è che qui in Italia  il ruolo docente si salverà in qualche modo, non è facile rifare la natura intima  dell’essere umano, ma solo per una catastrofe interna all’agire di questi eserciti neo-liberali; devono perdere per loro causa e per le loro azioni perché le forze che dovrebbero contrastarli qui nel Belpaese non esistono. Milioni di eserciti di una sola persona dovrebbero diventare una forza significativa, non riesco nemmeno ad immaginare chi o che cosa possa associarli o potenziarli. Solo la fantasia apocalittica relativa all’urgenza di riparare a una catastrofe grave non controllata e senza soluzioni confezionate a tavolino può delineare il caso in cui milioni d’eserciti di una sola persona si coordinano come gli eserciti d’esperti e specialisti di una Multinazionale o di un colosso finanziario. Ma è un caso limite, davvero sul limite della civiltà come la conosciamo oggi.




18 aprile 2013

Data. Dal 22/3/2013 al 8/4/2013

Data. Dal 22/3/2013 al 2/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente odore di vacanze pasquali, altra interruzione.

Provo stanchezza, irritazione.

Visita al nonno rimasto vedovo in occasione della cena di famiglia di Pasqua.

Da correggere una quarantina di compiti.

Appuntamento per una mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

 

Considerazioni.

L’attività d’illustrazione per gli amici di Futuroieri ha creato una massa di disegni e pitture che sto per esporre in un locale fiorentino. Ho già preso i contatti del caso. L’opera di divulgazione prosegue. Mi chiedo se abbia senso. Ma se non si mette assieme la rete e il virtuale con il reale non se ne esce. L’appello civile, morale, di previsione di nuove catastrofi rischia di disperdersi, di diventare una delle tante voci indistinta e indistinguibile. Sono sicuro che tanta parte del Belpaese, specie molti adolescenti e giovani non ha idea di cosa vuol dire essere sette miliardi di umani, tutti potenziali consumatori di beni e servizi della civiltà industriale, in un sistema di risorse planetarie limitate.  Senza grandi accordi internazionali, patti seri e verificabili, sensibilità da parte delle masse popolari verso i problemi ecologici, disinteresse assoluto da parte delle minoranze al potere il rischio di guerre e catastrofi è fortissimo. Anzi oso scrivere che è certo. Non vedo come una competizione crescente per le risorse, i mercati, la forza lavoro a basso costo fra sistemi imperiali armati possa portar qualcosa di buono. Per ora le grandi potenze sponsorizzano conflitti locali, si schierano per questo o per quello a seconda delle opportunità e dell’interesse. Davanti a una penuria globale seria di risorse alimentari, energetiche, di materie prime c’è da attendersi risposte violente, colpi bassi e forse guerre più grandi e pericolose.  Poi se c’è da osservare il passato occorre ammettere che i sistemi imperiali alla fine sono tutti schiantati, e questo non promette bene visto che ormai è certa la ricostituzione in nuova forma di poteri imperiali, sostanzialmente quelli dei cinque paesi con diritto di veto all’ONU più le nuove potenze emergenti.

Molti in Italia non mettono assieme i fatti, non vedono che cose apparentemente remote sono collegate, che i limiti dello sviluppo della civiltà industriali e sono collegati alle tensioni sociali e militari anche quelle del Belpaese, che l’emergere della nuova superpotenza cinese mette in discussione i grandi equilibri internazionali, che le risorse sono limitate e quindi oggetto di speculazione finanziaria e di guerre. Milioni di abitanti del Belpaese non vedono oltre il marciapiede davanti a  casa, il calcio, i fatti propri, lo stipendio, gli spaghetti al dente, la macchina, la donna sono l’inizio e la fine di tutta la loro realtà. Il mondo esterno non esiste  se non quando è in offerta al discount o al centro commerciale e quando l’abitante della penisola deve aprire il portafogli o metter mano alla carta di credito. Questo è il limite, una parte degli abitanti della penisola è irraggiungibile a un discorso coerente e serio sulla realtà oltre le apparenze e le illusioni della pubblicità commerciale e dello spettacolo televisivo. Personalmente, ma è pura congettura, credo che siano la maggior parte. Qualsiasi discorso serio, qualsiasi mobilitazione, qualsiasi appello qui nel Belpaese si spaccherà sempre sopra la massa grande dell’egoismo dei singoli, dell’interesse privato anche il più  meschino e piccino che si possa concepire. So che è un discorso da quarto secolo dopo Cristo ma mi pare proprio, per usare una figura retorica e fantastica piuttosto concreta, che la maggior parte degli abitanti della penisola non abbia l’anima. Ovviamente nel senso ampio dell’espressione. Una parte cospicua della popolazione che abita la penisola mi sembra priva di empatia, gusto estetico, autostima, capacità intellettuali, senso critico, curiosità verso fatti e argomenti di carattere umanistico o scientifico.

 

 

Data. Dal 3/3/2013 al 8/4/2013

 

Note.

A Scuola si sente la primavera. Piove, è umido ma sta arrivando il caldo e il vento di primavera.

Ansia di primavera: sta per finire l’anno scolastico. Il programma deve arrivare a un buon punto.

Da correggere una ventina  di compiti.

Mostra dei miei disegni e pitture su cartoncino e carta.

Fatto l’annunciatore per l’esibizione di judo alla fiera di primavera di Sesto Fiorentino.

Condizioni morali e fisiche in leggero miglioramento.

 

Considerazioni.

L’attività scolastica conferma, senza sforzo e indagine, quello che osservo e medito da anni. Il lato spiacevole delle genti del Belpaese.  Dal mio punto di vista tanta parte del lato spiacevole è il gigantismo della parola MIO. C’è qualcosa d’infantile nelle genti della penisola, per gli umani abitanti in Italia da generazioni, i nuovi hanno tradizioni e costumi loro, il MIO è tutto, è tutta l’esistenza fisica, spirituale, economica. Al tipico italiano non importa nulla dei disastri e delle guerre, se la sua città cade a pezzi, se la delinquenza è padrona del territorio, se i luoghi dove vive sono brutti, deformi, irriconoscibili. Tutto ciò che tocca la sua sfera d’interessi e  di piaceri immediati ha senso, ciò che è oltre è pazzia di poeti e sciagurati magari di poveracci che votano a sinistra o per partitini moralistici. Quando a pranzo o a cena osserva il telegiornale l’italiano è indifferente a qualsiasi dramma che siano massacri medio-orientali, odio politico, terremoti, uragani, guerre brutali con tanto d’immagini sanguinolente di gente fatta a pezzi o bruciata viva. La pasta scotta o salata due volte o il vino inacidito è un dramma orribile che gli guasta la settimana e magari se ne lamenta con amici e conoscenti, peggio ancora se la squadra del calcio perde di brutto, può andargli di traverso il pollo. Il MIO è più forte di qualsiasi catastrofe lontana o di ogni monito sulle sciagure ultime della razza umana. Questa dimensione limitata della maggior parte delle genti del Belpaese negli anni della mia adolescenza mi si rivelò in forma di metafore e non di analisi quando negli anni novanta trovai e comprai il fumetto tradotto in italiano di capitan Harlock. Nella maturità poi fu possibile per me comprare il DVD con le scene tagliate.  La serie del capitan Harlock del 1978 era stata pesantemente censurata dalla televisione pubblica, allora 1979 si trattò di RaidDue,  in frasi ed espressioni non legate al sesso o alla violenza. In particolare l’adolescente Daiba che spara alla bandiera del suo paese ripudiandola, lo fa prima di unirsi alla ciurma del capitano, perché sconvolto dalla natura imbelle e dissoluta dei suoi governanti mentre sull’umanità incombe il pericolo dell’invasione aliena fu per me una rivelazione. L’umanità imbelle e dissoluta e suoi capi scelleratissimi che nel racconto stavano portando l’umanità del d 2978 incontro alla catastrofe più grave ed estrema aveva diversi punti in comune con le genti del Belpaese del 1979 già allora avviati verso l’ipertrofia del MIO e il votarsi al proprio interesse privato a scapito di qualsiasi altra suggestione dell’anima umana.  Anche se fatto e pensato in Giappone fra il 1977 e il 1978 la serie classica di Harlock uscita in Italia su Raidue nel 1979 aveva un che di profetico. Oggi alla scelleratezza e all’idiozia di massa si sommano le nuove forme di povertà e di malattia mentale indotte dalla crisi e dal disfacimento delle certezze della società italiana. La sicurezza sul lavoro, la natura morale  e ordinatrice della famiglia nella vita dei singoli, lo stato sociale, le prospettive di vita e di carriera si sono disgregate. Si ha pertanto un composto perfino peggiore delle caricatura di umanità del fumetto giapponese del 1978 e va da sé della serie televisiva. Il MIO è nel Belpaese l’ultimo rifugio di milioni di uomini soli e donne sole che sanno ormai di non aver più punti fissi, morale, visione del futuro; la propria corporeità e la propria mente diventa l’ultima banca, l’ultima chiesa, l’ultimo Stato, l’ultima famiglia.

Milioni di singoli isolati sono di solito una massa di consumatori potenziali vittime felici del plagio della propaganda politica e delle suggestioni  pubblicità commerciale, non è quella la condizione per mezzo della quale si può sollevare le sorti del Belpaese facendo forza su coloro che lo abitano e ci lavorano.

 

 

 




7 aprile 2013

Diario Precario Dal 14/3 al 21/3/2013

Data. 14/3/2013

 

Note.

A Scuola niente di nuovo.

Nuovo Pontefice.

 

Considerazioni.

Trovo che la centralità del Dio-denaro nella società italiana crea dei guasti notevoli. Ciò che non è immediatamente e meccanicamente riconducibile ai soldi è insensato per la stragrande maggioranza degli umani che compongono gli abitanti del Belpaese. Insensato, semplicemente insensato. Insensati e strampalati risultano essere per la stragrande maggioranza degli italiani gli antichi valori umanistici, estetica, senso della vita, dell’amicizia, del saper vivere con altri e condividere piccole gioie. Se così non fosse sarebbe inspiegabile l’incuria con cui sono tenute tante città italiane, i resti delle civiltà passate, il rispetto per l’ambiente naturale e paesaggistico; per tacere poi del resto che comunque compone il decoro del Belpaese. Questo nuoce alla scuola che soffre molto a causa del nuovo monoteismo incentrato sul Dio-denaro, devo dire che fa danno perfino alla mia vita privata. In fondo il docente è uno stipendiato, una figura di salariato e con questo dominio del Dio-denaro perde il precedente ruolo sociale di riferimento. Come al solito c’è qualcosa d’interiore e di non incluso nelle logiche mercantili che consente di sicuro a me, ma so di non essere solo, di superare questa condizione che di per sé porterebbe alla depressione, all’avidità e alla malattia. Così vivo scisso fra il mondo di tutti dove il Dio-denaro è il centro del potere e del dominio dell’uomo sull’uomo e dell’umano sulla natura e ideali umanistici e filosofici, perlopiù del passato, che mi si presentano difficilmente accostabili a questo presente.

 

Data. Dal 15/3/2013 al 21/3/2013

 

Note.

A Scuola lezioni.

Difficoltà tipiche dell’inizio della primavera.

Allarme Meteo, fiumi in piena, lezioni regolari.

Meno di Novanta giorni all’esame di Stato.

 

Considerazioni.

L’attività del docente in Italia è oggetto di scritti, racconti, resoconti, intrattenimento televisivo che deve per forza di cose avere un lieto fine. Sulla scuola il lieto fine è obbligatorio, è come se giornalisti e sceneggiatori televisivi e romanzieri dovessero quasi per forza di cose ricondurre tutto a una festa finale, a un qualche miracolo sociale, a fiori che sbocciano, al principe azzurro delle favole, a qualche atto profetico. Alla scuola reale e concreta si sostituisce nell’immaginario collettivo una scuola finta, di buoni sentimenti, di miracoli, di redenzioni sociali e culturali. Così Televisione, giornalismo, scrittori e pubblicisti  creano un modello di rappresentazione che si spalma sul reale in quanto reale e l’accompagna. Si passa molto spesso nel sistema dei media dal descrivere la scuola da un racconto negativo e catastrofista di carattere spettacolare che deve indignare il pubblico al descrivere  uno spettacolo di buoni sentimenti e sante passioni.  Anche per motivi che riguardano l’intrattenere e sollecitare i sentimenti del pubblico la massa grande della scuola pare come sparita dal discorso pubblico. Nel descrivere la scuola manca per ragioni di copione o di sceneggiatura l’enorme zona grigia del quotidiano che non è nobile, non è eroica, non è inquietante, non è esaltante.  Il discorso comune dei media sulla scuola tende a rimuovere ciò che è il lavoro che si fa a scuola e l’attività banale e quotidiana. Così spesso alla figura del docente reale e concreto nella testa di milioni di abitanti del Belpaese  si sovrappongono i maestri e i docenti del cinema, della televisione, dei racconti, della memoria privata e magari immagini vecchie  di decenni, creando una duplicità fra un reale piuttosto grigio e una fantasia letteraria e cinematografica assolutamente multicolore. Mi sento tagliato fuori, estraneo a questa rappresentazione.

La vita quotidiana m’avvelena l’esistenza. Il male di vivere picchia pesante una volta arrivati sui quaranta, intorno a me vedo un mondo sempre più degradato e corrotto e se possibile peggiorato dalla crisi economica. Sono ripassato sulla strada che dà sul negozio di Bomboniere e articoli da regalo davanti al Museo Ginori, l’esercizio chiude dopo 55 anni d’attività. In fondo alla strada apre un negozio cinese. Mi sono chiesto perché non riesco a convivere con una trasformazione così rapida, così drastica. Questi fatti li leggo come il passare del tempo, come il lento dissolversi di un mondo umano, naufragio di stagioni della vita, quindi anche della mia vita.  La mutazione sul territorio delle attività umane è il segno di un passare del proprio tempo, vedere ciò che cambia mostra che sei cambiato. L’essere umano ha bisogno di trovare successi personali e piccoli piaceri per sopportare l’aggressione del presente che muta, che degenera, che diventa un mondo diverso ed estraneo.




18 marzo 2013

Diario Precario 13/3

Data. 13/3/2013

 

Note.

Avanti con il programma.

Prime verifiche scritte.

Umore nero, vedo un mondo intorno a me tendente al peggio e al volgare.

Giornate piovose, umide, tristi.

 

Considerazioni.

Ogni giorno porta con sé una diversa pena, una difficoltà nuova, uno spunto per cadere nello sconforto se non peggio. Capisco che in Italia molti esseri umani siano sospesi fra l’odio incurabile e patologico contro tutto il mondo e qualche nemico di turno e la pigrizia annoiata espressa dal lasciarsi andare dalle illusioni della pubblicità commerciale e degli spettacoli d’intrattenimento.

In questi giorni devo considerare uno scritto di Giuseppe Giaccio che commenta l’ultimo libro di Alain De Benoist sulle condizioni disgraziate della finanza internazionale e sulle sue conseguenze funeste a livello globale. C’è molto di vero quando afferma che i soggetti davvero critici e ostili rispetto al sistema dei consumi, della finanza, della concentrazione della ricchezza e del potere politico in poche mani oligarchiche sono fatalmente destinati a relazionarsi fra loro in piccole realtà da lui definite catacombe. Il riferimento, forse beneagurante ma anche no, alla cristianità delle origini mi pare evidente. C’è molto di vero in questa opinione. In particolare osservo che perfino sulla rete è più facile far passare e far visionare a migliaia di utenti fumetti, disegni e fotografie più o meno pornografiche o di argomento fantastico che non un disegno o una foto di denuncia sociale, civile, morale, politica. Una foto, un fumetto, o un disegno che hanno come temi l’erotismo, la guerra, la violenza, la ricchezza, la pornografia passano più facilmente di un manifesto di denuncia delle povertà nelle società sedicenti ricche, dei disastri di una civiltà industriale, delle nuove guerre, dei nuovi orrori tecnologici e di antichi atti di barbarie. A questo va sommato la facilità con cui sulla rete viene premiato l’eccesso verbale, il discorso fantastico, eccitato, violento. Capita così che passi spesso nei commenti ai blog il discorso esaltato, verbalmente violento o risentito, la presa in giro. Noto che spesso anche per effetto dei molti troll presenti nei forum che sposano una causa o che commentano solo per accendere la rissa virtuale non c’è trasformazione benefica, chi scrive rimane sulle sue posizioni, qualche volta riceve delle informazioni di carattere tecnico o quantitativo su questo o quell’argomento. Il dibattito costruttivo e razionale o sui blog che commentano articoli importanti di politica, guerra e costume si trasforma spesso in rissa verbale virtuale e i diversi utenti tendono a restare sulle proprie posizioni e certezze. Lo sfogo rabbioso e risentito, l’affermazione di sé attraverso frasi ad effetto o dichiarazioni che vanno dal monumentale al meschino  mi sembrano le tendenze ordinarie del dibattere virtuale. In effetti questo rafforza in me l’idea che ho trovato nell’introduzione al libro di De Benoist ossia che il dibattere per costruire, per capire, per organizzare qualcosa di buono si svolga all’interno di gruppi che fatalmente si restringono e si limitano per numero. Successivamente i gruppi, i sodalizi, le associazioni dovrebbero collegarsi fra loro per creare cose più alte e difficili. Ma questo non so quante volte e come possa aver luogo. Sopra queste belle parole pende la considerazione già citata di Giaccio: ”Nessuno concederà ma degli spazi che non siano residuali a quanti si prefiggono di scalzare e abbattere lo status quo. Niente tribune mediatiche o vaste platee televisive e nessun accesso ai luoghi in cui si prendono le decisioni che determineranno il nostro futuro. Solo catacombe. Inutile lamentarsene, perché è nella logica delle cose. Ciò è fuori dalla nostra portata, almeno per ora, e presumibilmente ancora per molto tempo. Tutto il resto- il lavorio su noi stessi per acquisire uno sguardo sempre più penetrante e lucido sulla realtà, la costruzione di isole di resistenza, l’edificazione tra esse di ponti, collegamenti e reti – dipende esclusivamente da noi…” ( dall’introduzione al libro: Alain De Benoist, Sull’orlo del baratro, il fallimento annunciato del sistema denaro, ARIANNA Editrice, Bologna, 2012.)




15 marzo 2013

Diario Precario Dal 9/3 al 12/3/2013

Data. Dal 9/2 al 12/3/2013

 

Note.

Cento Giorni, molti allievi di quinta non si sono presentati.

Attività: orientamento con l’Esercito Italiano.

Avanti con il programma, in settimana le verifiche nuove e le interrogazioni.

Lezioni di materia alternativa cedono il passo ad attività di orientamento e formazione.

Non si è ancora formato un nuovo governo.

Giornate umide, piove, segni dell’arrivo della primavera.

 

Considerazioni.

In questi giorni mi sento trascinato dallo scorrere del tempo.

Gli anni pesano, i tempi passati tornano in sogno in forma distorta, quasi come se il mio inconscio volesse rimproverarmi qualche omissione, qualche momento antico di felicità non goduta.

Credo che in Italia si chieda troppo al personale della scuola, questa è una mia convinzione. Si chiede al corpo docente di essere educatore, correttore, vigilante e insegnante nello stesso tempo e se possibile maestro morale senza però attribuire a queste parti in commedia l’importanza sociale e il riconoscimento economico del caso. Ritengo che sulla scuola per antico vizio cada una retorica intrisa di luoghi comuni e credenze volte a nascondere la realtà spesso spiacevole. Si creano immagini ideali di scuola spesso irrealistiche e si proiettano in questo presente complicato e conflittuale; soprattutto da parte dei media si pretende che con risorse limitate o perfino ridotte il sistema scolastico italiano trasformi aspettative e desideri in realtà concrete e materiali. Cosa chiede il Belpaese alla sua scuola e segnatamente ai suoi licei? Un tempo era facile rispondere, oggi non so. Le certezze del passato dove il buon funzionamento del sistema scolastico era pensato dai molti come la condizione per migliorare la propria condizione di vita e di lavoro pare svanito in mezzo alle tempeste finanziarie e della globalizzazione che in Italia si traduce con de-industrializzazione. Oggi non so cosa chiede la maggior parte, mi arrivano troppi messaggi contraddittori. A questa difficoltà si somma anche una considerazione su quel che faccio in materia di diffusione di temi e questioni con valenza storica, culturale, di libero pensiero. Non vedo i risultati sia a livello personale sia collettivo. Ogni esperienza fatta, anche la più importante finisce confinata fatalmente in ambiti ristretti, in piccole realtà magari di per sé animate da nobili speranze e alta moralità; ma rimane confinata e limitata. Al contrario anche se sempre più condizionata dalla rete e meno incisiva per via dei tempi difficili la televisione sforna atleti super-sponsorizzati, personaggi, cantanti vari e piccole dive, presentatrici e veline che hanno ancora una forte presa sull’immaginario collettivo, che fanno parlare di sé, distraggono, occupano i pensieri dei molti.

Il mio contributo alla civiltà e cultura del Belpaese attuale è poco più della testimonianza del singolo nota a piccoli gruppi di amici e privati. Ritorno spesso sul mio personale paradosso che condivido con altri: il mio tanto fare è quasi nulla rispetto a ciò che appare necessario e utile. Il mio tanto è pochissimo ma è a sua volta molto rispetto al nulla dei tanti. La qualità non trova la quantità, il pensiero non trova il suo megafono, l’intelligenza il suo microfono, il talento il suo canale e il commento geniale meno che mai un pubblico vasto o una pubblica opinione capace di capire, d’imparare cose nuove, di mettere in discussione luoghi comuni e verità parziali. Dovrei superare questa condizione, come non so. Dovrei pensare l’assurdo di uno spazio mediatico dove sono presente e attivo e con altri in grado di competere con la potenza enorme dell’intrattenimento, del divertimento e della comunicazione-spettacolo; potenza alimentata da grandi società e dotate di enormi finanziamenti, centinaia di professionisti, mezzi costosi e  migliaia di operatori. Questo pensiero è idiozia, almeno in questa realtà. Un possibile strumento alternativo al desiderio dell’assurdo è fare rete, in sintesi si tratta d’organizzarsi allineando diversi contatti e rapporti con realtà diverse per far circolare pensieri, idee, problemi aperti e influire così nel dibattito culturale e politico. Il problema è dato dal fatto che organizzare un sistema non centralizzato o influire su di esso è cosa molto più complessa che non creare una piccola società a responsabilità limitata o far attività di auto-promozione.




5 marzo 2013

Diario Precario Dal 27/2 al 2/3

Data. Dal 27/2 al 2/3

 

Note.

Lezioni fino a venerdì.

Grande impegno portare a Verona delle ricostruzioni in scala con i pezzi dei Wargame il fronte orientale negli anni 1943-1945. Una questione privata di volontaiato culturale.

Scale dei pezzi 5 mm, 15 mm, 1/72, 54 mm

Allestimento mostra a Verona di storia e  modellismo.

Difficoltà varie, superate con fantasia e volontà. Tutto si è composto in un contesto didattico-ludico. Le cartine geografiche, le immagini, i disegni delle divise e delle armi, le illustrazioni, e poi i pezzi sul tavolo hanno fatto il loro effetto.

Anni di studio e pratica anche disordinata nella pittura con gli acrilici hanno dato buoni frutti. Comunque.

 

 

  Considerazioni.

L’Italia è in piena tempesta post-elettorale. Alla Fiera di Verona ho sentito dei discorsi sulla crisi che sostenevano che molti operatori e negozianti hanno rinunciato quest’anno a partecipare all’evento, essendo nuovo della cosa non so che dire. Comunque sono contento, anni e anni di studio e pratica sulla pittura con i colori acrilici e la mia competenza nella storia militare della Seconda Guerra Mondiale mi hanno permesso di dare una mano all’allestimento di quella che credo esser stato  l’angolo dichiaratamente storico-didattico della mostra. Da anni mi son convinto che nel Belpaese non c’è interesse diffuso per la storia militare e per la geo-politica perché queste due discipline universitarie vengono comunicate male al grande pubblico o peggio sono un fatto culturale che riguarda gruppi ristretti di appassionati o addetti ai lavori. Eppure guerra e dominio su mercati, risorse, popolazioni, beni sono il quotidiano, il banale. L’utopia kantiana del mondo pacificato e retto da leggi valide a livello universale è una chimera, ad oggi la legge germanica del pugno “il forte vince e ha ragione” è la regola del consorzio umano su questo pianeta. Le guerre costano e le grandi potenze, con o senza ONU, le fanno per interesse e per volontà di comando e controllo su pezzi della popolazione umana del pianeta e sulle risorse di precisi territori. Manca nel Belpaese, per motivi storici e culturali, il senso di quanto nel XX e nel XXI secolo la guerra e la geo-politica siano parte integrante delle agende dei potenti plurimiliardari e dei capi dei diversi sistemi imperiali che si son affacciati sul pianeta. Al problema culturale si somma nel Belpaese l’ignoranza diffusa della storia recente che non è ignoranza assoluta ma spesso è un mettere insieme suggestioni di film, nozioni scolastiche, sentito dire, informazioni prese dai videogiochi, notizie apprese sui giornali senza criteri e talvolta saltando la cronologia. Tuttavia presentando in modo diverso e con un forte impatto visivo ed estetico è possibile rompere il muro dell’indifferenza e  della supponenza, avvicinare gente diversa per età, reddito e abitudini al problema della storia, della guerra o se si preferisce al solito presentarsi del dominio dell’uomo sull’uomo. Forse un migliaio di persone ha visto l’esposizione al padiglione 6 fatta da Romagnoli, Barlozzetti e Nappini. Lo considero un successo e  la prova che quanto fatto in questi anni può avere un senso più alto del pezzo bello, della miniatura o del figurino storico che poi finisce in cantina o nel ripostiglio. Ma so anche che è come scavare un monte con pale e picconi, perché occorrono molte forze per cogliere frutti da una simile impresa, occorre far convergere gli sforzi di migliaia di soggetti in tutto il Belpaese che si danno da fare per far capire che si può fare un discorso serio sulla storia e sul presente e sulle logiche di dominio e controllo con altri strumenti e con una dimensione di rappresentazione fisica. Ragionare e insegnare in questo senso è difficile perché molto di quel che si fa per istruire in senso umanistico e storico oggi va perduto in un mondo caotico dominato da un quotidiano rumoroso, da pulsioni e stimoli pubblicitari di ogni tipo, da intrattenimenti televisivi di ogni tipo, e manco a dirlo da un sistema di spettacolo quotidiano del potere politico lontano dall’idea di elevare la consapevolezza di cittadini ed elettori.  




5 marzo 2013

Diario Precario dal 14/2 al 25/2

Data. Dal 14/2 al 20/2

 

Note.

Fine riposo.

Trovata la saracinesca chiusa del Ristorante con cui andavo con l’amico Marione.

Non è l’unica saracinesca chiusa. Molte chiusure, poche aperture.

Cosa prevista.

Scritta, riscritta, meditata da anni. Spiacevole aver avuto ragione.

Riprese lezioni regolari al liceo.

 

 Considerazioni.

Dato per certissimo il fatto che questa realtà è dominata dal potere del Dio-denaro metro e misura della realtà umana all’inizio del XXI secolo in questa Europa occorre da parte mia riflettere su ciò che sono e sul mio lavoro. Cosa può dire di davvero interessante, utile, profittevole un professore di liceo di Storia e Filosofia alla società, a coloro con cui si relaziona, ai suoi allievi?

La centralità del Dio-denaro condiziona ed è condizionante. Quando tutto è misurato sui soldi e sul denaro che un tale può far girare nel sistema è evidente che il singolo, ad esempio io sono misurato e valutato sul denaro. Questo è qualcosa che deve sempre esser tenuto in considerazione, altrimenti alcuni fenomeni del quotidiano o visti e magari subiti non hanno né logica né senso. Ma se si accetta come regola che si è stati misurati e si è misurati sui soldi avuti o posseduti tutto si semplifica almeno nove volte su dieci. Il metro del denaro in una società industriale e post-industriale  complessa e disordinata semplifica e fa chiarezza, ma nello stesso tempo crea un problema enorme perché è un metro unico. Quindi il povero, il quasi-povero, l’essere umano sospeso fra ceti sociali diversi può esser spinto a delinquere o a sospendere ogni giudizio morale davanti alla prospettiva di un qualche guadagno. Il denaro come metro e misura uccide la differenza fra bene e male, fra lecito e illecito; il denaro porta con sé reazioni umane riconducibili a istinti animali, predatori che sembrano provenire da qualcosa di profondo, di oscuro da una dimensione tenebrosa della mente umana che rivendica un diritto di vivere e di possedere per vivere contro tutto e contro tutti. In questo contesto non regge alcuna fede, identità o ideologia, l’ordine costituito può esser tenuto solo con forze di polizia o di polizia militare; non è certo l’inferno o il paradiso l’elemento morale che fa desistere l’essere umano dal delinquere per ottenere altro denaro ma semmai l’orrore di esser separati dalla carta di credito e dall’accesso ai beni e ai consumi magari perché in galera o perché pesantemente multati. Questa è la tendenza generale che spiega anche perché il delinquere dei ceti alti della società è cronaca banalissima e quotidiana, più si è potenti e ricchi e meno si è colpiti dalle vere punizioni che consistono nella perdita del denaro e del potere del denaro.

Il docente cosa può fare?

Forse il testimone perfetto di mondi immaginari o futuribili?

L’erudito in fuga verso mistiche grotte da eremita?

Forse la Fuga dalla realtà?

Esiste un mondo concreto e reale che non si fa mettere fra parentesi nemmeno dal più completo e geniale dei sistemi interpretativi a sfondo mistico-consolatorio. Il reale è vendicativo.

 

Data. Dal 15/2 al 24/2

 

Note.

Lezioni di materia alternativa. Risultati positivi.

Lezioni ordinarie secondo il programma.

Verifiche fra due settimane

 

 Considerazioni.

Elezioni confuse, la questione elettorale e il profilarsi di un successo del movimento Cinque Stelle crea disagio in alcuni e speranze in altri.

Mai vista una situazione così confusa sul piano elettorale nel Belpaese.

Non vedo interesse per la questione della scuola, come al solito è argomento non centrale della campagna elettorale. Forse questo è il mio cruccio, chi sono in un Belpaese tutto ripiegato su se stesso e sul proprio egoismo senza trascendenza, visione del futuro, nobili utopie, aspirazioni altruistiche. Se i più avessero un sincero interesse per il futuro avrebbero forzato da tempo il potere politico italiano a interessarsi seriamente e principalmente  di scuola e formazione.

Stimo che i partiti politici per così eredi delle “tradizioni” del Novecento si siano comportati male e da tempo non riescano ad essere credibili presso le nuove generazioni e le folle di precari malpagati. Quindi è giusto aspettarsi un risultato elettorale che li punisca.

Nota specifica .

La cultura filosofica e religiosa dell’India Antica ammonisce intorno al fatto che la condizione materiale dell’essere umano è intrisa di sofferenza e di dolore per sua stessa costituzione. Pur senza condividere personalmente soluzioni induiste o buddiste credo che sia giusto che l’essere umano si ponga il problema di quel che è oltre i suoi limiti fisici, la dimensione del piacere e del possesso dei beni e servizi in questa vita materiale. Deve esserci qualcosa in questa vita che si sottrae alla decadenza, al disfacimento, alla dissoluzione.

 

Data. 25/2

 

Note.

Grillo e i suoi trionfano.

BOOM elettorale.

Omaggio doveroso ai vincitori e Buona fortuna a tutti.

 

 Considerazioni.

Dato interessante. Forse si sta formando con una confusa nascita e un difficile percorso una diversa mentalità italiana. Tempo è arrivato che il Belpaese entri nel XXI secolo. Questo è l’altro tempo. Esso esige il suo prezzo e di entrare nella vita di tutti. Il Belpaese esce difficilmente ma certamente da rappresentazioni false, ideologiche e allucinate della rappresentazione del reale. Un Belpaese diverso si è presentato e ha presentato il conto elettorale.

Così va…

 




4 agosto 2012

Congedo temporaneo dalle tavole

Il terzo libro delle tavole

Congedo temporaneo dal gentile lettore di queste tavole

Chiudo il terzo libro delle tavole ringraziando i gentili lettori e lettrici per la cortesia e l’attenzione. So che molte cose che ho scritto sono sembrate oscure o intrise di un senso politico ora sfuggente ora quasi urlato. In realtà la differenza di tono è dovuta alle diverse tipologie di discorso e di ragionamento che impongono forme diverse d’espressione per descrivere  questo presente così inquietante e dove la vita umana ordinariamente “appesa a un filo sottile” è messa in forse dall’azione dei grandi poteri finanziari e delle potenze imperiali di questo pianeta azzurro. Dall’alto dei vertici più alti del potere, dagli uffici e dalle sale riunioni di palazzi superlusso e di grandi alberghi cala sul mondo umano una messe di scelte e decisioni che colpiscono la vita di milioni d’esseri umani. I nuovi poteri nascosti dietro facciate di ogni tipo sembrano invisibili, occulti ma tremendamente efficaci; a differenza dei poteri antichi o feudali i poteri di questo presente non si mostrano, i capi delle multinazionali, i dirigenti delle grandi banche d’affari, i miliardari che controllano enormi patrimoni non sembrano avere un volto, uno stemma, una bandiera. Eppure sono loro i custodi di quei poteri economici che indirizzano e talvolta controllano il potere politico dei singoli Stati, e perfino delle potenze imperiali. Del resto in un mondo umano immerso in un materialismo consumistico spesso straccione e crapulone chi detiene il potere economico può controllare il potere politico in forma diretta o indiretta, le forze popolari o di piazza in grado di contrapporsi a tanto potere non sembrano in grado di modificare questa situazione. Il controllo sui media, sui consumi, sulle narrazioni della realtà quotidiana, sull’immaginario collettivo che è parte della società industriale sono saldamente nelle mani di coloro che hanno il potere economico e finanziario. Per certo non sono le masse di coloro che protestano, che si disperano o  che vengono arrestati in tanti paesi del mondo per reati politici a detenere il controllo sulla grande massa d’informazioni e intrattenimento che circola ogni giorno. Le tavole che ho scritto sono state una raccolta per aiutare il lettore a capire questi anni dove poteri imperiali nuovi con i loro sponsor plurimiliardari si scontrano con quelli vecchi, dove le narrazioni sul mondo si rivelano false, dove il privato deve ragionare intorno alla sua incapacità di gestire questo presente e di comprenderne  le insidie. Oggi non mi sento di proseguire. Le suggestioni e le diverse intuizioni sono state offerte. Devo passare ad altri argomenti e a un pensare questa realtà diverso e spero più profondo e preciso. Per certo nessun mondo umano è immortale e nessun tempo limitato dura per sempre.

IANA per FuturoIeri



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