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17 luglio 2017

Ricetta precaria n. 25: panino al paradosso di capitan Harlock

 Ricetta precaria

25.

Il paradosso di Capitan Harlock e un panino da pic-nic

Il paradosso è questo e va colto insieme a un panino realizzato se possibile con del pane integrale. Il nero e il bianco devono essere dati dalla seguente combinazione due fette di pane nero su cui spalmerete del banale formaggino tipo infanzia, che con l’argomento è la morte sua, e il combinato mascarpone più gorgonzola per dare un tono ugualmente bianco ma venato di serietà. Una sorta di nero con tre sfumature di bianco.

Il paradosso è questo e mi si è rivelato dopo molti pensieri, un tantino ossessivi, intorno alla serie classica di capitan Harlock. Perchè in effetti a certi telespettatori della serie, ossia anche allo scrivente queste righe, una volta che la serie è  finita  viene il sospetto che in fondo gli alieni invasori, di sesso femminile in questo caso più unico che raro nella storia dell’animazione,  non fossero poi tanto male rispetto allo squallore dei governanti della terra. Almeno quelle aliene ostentano per 42 puntate una loro tetra ma affascinate dignità marziale e spirito di sacrificio.

 Rimando i lettori  che non sanno nulla intorno al  ponderoso, quanto antiquario e polveroso,  tema alla pagina di wikipedia:https://it.wikipedia.org/wiki/Capitan_Harlock

Il paradosso è questo:  l’ottimo eroe combatte e vince per la causa giusta ma finisce con il favorire la feccia.

Combattere con sofferenza e sacrificio per una nobile causa e alti ideali può portare a un’affermazione personale breve a cui poi segue un vantaggio quando non addirittura la presa del potere da parte di gente ignobile, imbelle, cretina e dissoluta. Quante volte ho visto in piccolissimo, ovvero nel quotidiano, militanze politiche o attività di carattere sociale finire nel nulla, o addirittura trasformarsi in fenomeni di conferma del pessimo ordine delle cose di tutti i giorni. Molto spesso, troppo spesso. Il bene grande e donato con altruismo da gente generosa si piega e scompare e riemerge tracotante e dilagante lo squallore quotidiano e il male di vivere in cui la feccia umana galleggia. Epiche lotte per elevare l’umanità o una piccola parte di essa  hanno spesso lasciato il passo al ritorno alla banale corruzione di tutti i giorni. Ogni umano che capisce  questo paradosso può trovare i suoi riferimenti e associare il fatto storico o l’esperienza di vita che, a suo avviso, meglio s’adatta al paradosso in questione. Nel Belpaese si sprecano le possibilità in questo senso. Tornando all’inizio del ragionamento panino è il classico ripiego da crisi di spuntino di mezzanotte o per colazione al sacco fatta con quello che si trova. Se la farcitura è davvero bianca e il pane nero rispetterete, con qualche concessione cromatica, i colori della bandiera pirata.

Indovinate di chi!

 




1 marzo 2015

Riedizione di un ricordo

Oggi ripresento ai lettori un pezzo di alcuni anni fa. Esso nonostante il tempo non  ha perduto la sua ragion d'essere, anzi. Va da sè quanto più volte ho scritto. La serie classica di Harlock è un prodotto commerciale che ha fatto per qualche ignoto miracolo un salto oltre la sua ombra e si è trasformato in opera d'arte; la censura appare quindi scontata in questo caso. Non so spiegarmi perchè è successo questo, e se dovessi trovare delle spiegazioni porterei ai miei lettori le mie considerazioni, forse banali. Tuttavia c'è un elemento tipico dell'arte ed è il fatto che il fruitore di essa trova sempre nuove valenze, nuove suggestioni. Ho rivisto la scena del Daiba che spara sulla bandiera a distanza di quasi cinque anni e mi sono accorto che essa è attuale. Oggi che qui nel Belpaese i punti di riferimento si dissolvono e in tanti si considerano traditi e svenduti  dall'Europa, dalla politica, dal centro, dalla destra, dalla sinistra la scena del Daiba e del suo secco NO a bandiere di  fedeltà morte e folli o criminali e corrutrici diventa una sorta di specchio deforme di un elementare  e infantile desiderio di chiudere i conti e ripartire da zero, forse di fuga dalla realtà ormai divenuta irrespirabile. Nel gesto elementare e radicale del personaggio inventato dal maestro del fumetto giapponese  Leiji Matsumoto scorgo un luogo comune, un desiderio represso, una volontà inconscia di dire ORA BASTA che emerge come un sogno ricorrente nella testa di tanti. Ne sono convinto. Perchè altrimenti così tanti talenti e persone di merito che cercano di andar a vivere altrove, perchè questa forte attrazione che molti sentono per epoche morte o passioni politiche di un diverso secolo, perchè al contrario molti cercano di nascondersi la realtà con suggestioni ideologiche. Il Daiba di ieri appartiene con forza all'oggi.   


Nota sulla libertà sostanziale e sull’eroe virtuale

 

La nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una grande impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era allora nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere vista integralmente a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema tale da consigliare  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

Su Harlock e la sua recezione in Italia cfr. Elena Romanello, Capitan Harlock , Avventure ai confini dell'Universo..., Iacobelli Edizioni, Roma, 2009




3 gennaio 2014

Sintesi: L'invincibile capitano vince ma non convince

L’invincibile capitano vince ma non convince.

 

Alla fine ci sono arrivato. Ho visto il film su Harlock.

L’invincibile capitano, qui quasi semidio vendicatore, è il protagonista di una nuova edizione delle sue imprese.  I temi tipici delle sue storie sono rifatti  e riconfigurati per adeguarsi al gusto di generazioni di giocatori usi da anni a smanettare con la playstation e il PC. Un Harlock in 3D quindi, messo a nuovo. Molti personaggi delle sue imprese sono assenti e il cast, per così dire, dell’Arcadia è ridotto al minimo; giusto il suo seguito più stretto ha una parte in questo film. La trama mi ha lasciato molto freddo, e così i colpi di scena. Il  capitano oscilla fra il semidio e l’eroe romantico che si lascia andare al suo destino; si fa persino tradire e catturare in una scena. Molto bene invece la critica ferocissima alla dittatura morbida, ma anche no, della solita sediziosa banda di vecchi cinici, abietti,  strapotenti e  prepotenti che con illusioni, inganni della politica e manipolazioni di ogni genere tiene in suo potere la solita umanità rimbecillita e sottomessa. Contro una simile abissale feccia il nostro scatenerà l’arma della verità nuda e pura aldilà di ogni possibile menzogna o falsificazione tecnologica. Tuttavia questa che è la parte che manda il messaggio più forte non è il punto di svolta della narrazione.  Il punto forte della trama si aggroviglia fra i grandi misteri della vita e della morte e dell’infinito, dove è il senso della vita e della vita come esseri umani a costituire il concetto narrativo trainante. Infatti è osservabile nel film un difficile bilanciamento fra la profondità dei concetti e la necessità di fare un prodotto  per un vasto pubblico.

Harlock eroe gotico e romantico mantiene l’aspetto da quadro dell’Ottocento dove la forza della natura e del cosmo è meditata con sofferenza e intensità dall’essere umano, dove la libertà diventa assoluta e diventa la ragione d’’essere di una vita assunta a simbolo universale.  Un classico del capitano bendato, peraltro. Eppure questa volta il capitano mi è sembrato combattere bene una battaglia grande, ossia  essere di nuovo una bandiera dell’animazione giapponese, con un film animato in 3D però non adeguato all’impresa. Sinceramente avrei preferito una riduzione della serie classica, anche perché il capitano da quando non mettono più in scena la Regina Raflesia non ha contro l’antagonista. A mio avviso da anni gli sceneggiatori non trovano l’antagonista adatto per lui. Per far risaltare il capitano orbo come il Dio Odino, e la similitudine non credo sia un caso, ci vuole il classico antagonista che lo rovescia come un calzino, come era nella serie classica -1978- . In quella serie era ottimo il duello fra due concezioni diverse semplicemente dell’esistere fra la regina aliena e il capitano bendato simbolo in questo caso di una coscienza umana libera e forte nonostante tutto e tutti. Qui è sacrificato a far la guerra a un pur dignitoso leader militare ma anche  paralitico, pieno di problemi psicologici e perdipiù assoldato da una cricca di vecchi malvissuti e a far da maestro di vita al giovane di turno. Giovane che deve decidere chi è davvero e giocarsi la vita per riuscire a distinguere il bene dal male, il vero dal falso. Forse l’aspetto del romanzo di formazione è quello che ha mantenuto uno stretto legame con le produzioni precedenti.

Ma del resto  come si può chiedere al capitano un’impresa al botteghino superiore alle potenzialità della trama?

Harlock vince anche stavolta perché è lui, e da solo può far il quasi- miracolo,  ma non convince qui in questa nuova impresa.

Degli effetti 3D non  dico nulla perché profano delle questioni e non so se esse siano in grado di sfidare la potenza degli effetti speciali  delle produzioni made in USA.

In conclusione un buon film d’animazione, ben confezionato, pieno di citazioni per quel che riguarda astronavi, divise, ambienti, situazioni. Le citazioni sono prese con grande eclettismo dall’immaginario del cinema, dei videogiochi e dei fumetti e abilmente confezionate per il pubblico dei nostri anni.  L’Harlock della serie classica capace di far il salto oltre la sua ombra e trasformare una serie televisiva in arte, come ritengo accadde nel 1978,  a mio avviso è lontano. Anche perché manca l’antagonista che gli fa fare il salto, che deve essere una figura opposta e  più grande di lui, proprio per ingigantire e rendere leggendaria l’impresa. Finora Raflesia rimane insuperata in questo ruolo.

Alla prossima capitano.

 

IaNa




8 dicembre 2013

Harlock: il virtuale più reale che mai...

Interrompo il ragionamento sulle questioni mie private  per ripubblicare, nell'occasione dell'uscita in sala del nuovo film su Harlock, il mio scritto sulla questione. Esso è stato formulato prima che il film animato fosse pronto. Aggiungo che auspico che l'invincibile eroe virtuale e dei fumetti compia l'impresa titanica oggetto di pensiero, chissà magari la vittoria dell'eroe virtuale potrebbe ispirare eroi in carne e ossa in questo tempo così triste e meschino. Ora è alla sua nuova prova del fuoco. Riuscirà a salvare l'animazione giapponese dalla concorrenza, forse sì. In fondo è Harlock l'eroe dalle imprese impossibili e con il suo occhio solitario ricorda vagamente il Dio Odino.
Non credo sia un caso, proprio no.
Ora è arrivato il tempo della prova. Riuscirà il capitano con la benda sull'occhio - di manifeste origini germaniche-  a sfondare il botteghino e a rilanciare l'animazione giappobnese e l'induistria dell'animazione e dei fumetti dell'Arcipelago?

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De Reditu Suo - Terzo Libro Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano? 28/04/2010 Del Prof. I. Nappini La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai. Accoppiata di giganti quindi, INCARICATA DI DARE UNA SVOLTA TECNOLOGICA, l’uscita è prevista per il 2012, AL SISTEMA DELL’ANIMAZIONE GIAPPONESE. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una delle sue industrie di punta, ossia QUELLA DELL’INTRATTENIMENTO E DEI CARTONI ANIMATI, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in una fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, LA RECESSIONE E LA CRISI HANNO CAUSATO MOLTI SUICIDI al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che SPEZZA E PIEGA L’ECONOMIA, LA DIGNITÀ DEGLI ESSERI UMANI E DISTRUGGE LA PACE. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. CIÒ CHE È IRREALE OGGI PUÒ CONDIZIONARE IL REALE SENZA ALCUN BISOGNO, COME AVVENIVA NEL REMOTO PASSATO, D’ESSERE UN MITO SACRO O L’OPERA PERFETTA DI UN MAESTRO DELLA PITTURA O DI UN GENIO DELLA LETTERATURA O DELLA POESIA. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: IN UNA PAROLA È LA TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sulla nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati. In fin dei conti il finto mito di Harlock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo. LA MORALE È QUESTA: L’EROE NON ESISTE, LA SUA OMBRA SÌ.




25 maggio 2010

Ancora Capitan Harlock




De Reditu Suo - Terzo Libro

Ancora Capitan Harlock

Da qualche anno i miei venticinque lettori vengono annoiati con le mie considerazioni sulla serie classica di Capitan Harlock. Devo chiedere scusa ma credo che l’argomento merita ancora qualche fastidiosa ripetizione. Questo personaggio  è di natura nicciano-wagneriana,  infatti la serie del 1999 dal titolo “Harlock e l’Anello dei Nibelunghi” rivela quanto sia forte il legame con il concetto di superuomo che passa però perlopiù attraverso Wagner e la letteratura popolare e i fumetti che non attraverso il filosofo armato di martello. Credo di poter dire che risulta essere un fatto che questo eroe è attualissimo, si scrive su di lui e recentemente in Italia perfino un saggio, vengono rieditati i DVD che raccontano le sue imprese, è parte di un progetto della TOEI di dimensioni notevoli previsto per il 2012. Quindi l’eroe parte di quella schiera di Dei ed Eroi dotati di una forza personale in grado di lottare e vincere contro il nemico interno umano e quello esterno alieno ancor oggi qui nel Belpaese come altrove piace, vende, è apprezzato.  In verità si tratta di una coppia di eroi perché le sue imprese sono svolte d’intesa con Tochiro l’inseparabile scienziato giapponese che fa da spalla tecnologica al capitano pirata di origini germaniche. Proprio l’amico giapponese si trasforma dopo la sua morte altruistica ed eroica nell’intelligenza artificiale del computer dell’Astronave da Guerra Arcadia. C’è a mio avviso l’evidenza di questa storia e di questo personaggio  un essere classico del mondo dell’animazione giapponese e mi spiego le pretese di una certa destra estrema nostrana di assorbire l’invincibile capitano con l’abilità che ha questa parte politica di capire al volo l’importanza di un mito di carattere commerciale che può essere strumentalizzato in chiave politica. La verità che nasconde questo Capitan Harlock è che degli Dei e degli Eroi rimane vera e viva solo l’ombra che gli uomini fabbricano per non sentirsi soli in questo mondo umano che tende alla degenerazione, all’iniquità e alla dissoluzione. L’ombra irreale e virtuale dell’Arcadia, del capitano con il Jolly Roger stampato sulla divisa, la colonna sonora che accompagna le sue imprese sono l’elemento che manca nel mondo reale: quella capacità di trovare il profeta o il condottiero che rovescia una situazione disperata, il messia di turno che redime l’umanità e fa miracoli. Una cosa relativamente piccola come questo personaggio e la sua  storia tutta fantascientifica e inventata rivela un globale bisogno di miracoli e forse l’esigenza di una spinta in avanti verso un futuro lontanissimo per abbandonare un presente meschino, inquinato, moralmente disgregato e senza eroi.

                                                                     IANA per FuturoIeri




7 maggio 2010

Il Giappone sarà salvato dall'invincibile capitano?




http://www.empolitica.com/wp-content/dati/bronzidiriace.jpg

De Reditu Suo - Terzo Libro

Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano?

La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai.  Accoppiata di giganti quindi incaricata di dare una svolta tecnologica, l’uscita è prevista per il 2012, al sistema dell’animazione giapponese. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una del sue industrie di punta, ossia quella dell’intrattenimento e dei cartoni animati, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, la recessione e la crisi hanno causato  molti suicidi al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che spezza e piega l’economia, la dignità degli esseri umani e distrugge la pace. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda  al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente si aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. Ciò che è irreale oggi può condizionare il reale senza alcun bisogno, come avveniva nel remoto passato, d’essere un mito sacro o l’opera perfetta di un maestro della pittura o di un genio della letteratura o della poesia. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le  forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: in una parola è la Terza Rivoluzione Industriale. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sula nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati.    In fin dei conti il finto mito di Halock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato  contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo.  La morale è questa: L’eroe non esiste, la sua ombra sì.


                                                                                IANA per FuturoIeri





23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 ottobre 2009

Ancora una volta su Capitan Harlock

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Ancora una volta su Capitan Harlock

Gli anni passano, il 1979 è molto lontano e scrivere della serie classica di capitan Harlock è anche fare una fuga nell’infanzia e nel trapassato remoto.

Eppure il 28 ottobre 2009 a breve scadenza dal trentesimo ho letto quest'intervista su Tiscali, in prima pagina, l’oggetto era una scrittrice italiana che aveva pubblicato un saggio su Capitan Harlock. Devo dar ragione a quanti mi hanno fatto osservare che certi miei scritti sull’argomento avevano capito l'importanza della cosa. Mi chiedo però cosa resta di quel passato che è morto e viene evocato qui e ora come se l’eroe disegnato dal maestro Leiji Matsumoto fosse un campione immaginario, una possibilità d'eroismo e di vita mentre era ed è finzione.
Credo che quella serie ormai nota come classica, i 42 episodi contro Raflesia sono quelli che contano, sia riuscita a fare, incredibile a dirsi, il salto oltre la sua stessa ombra. Il prodotto commerciale della civiltà industriale come pinocchio si è trasformato, la merce si è fatta arte, il legno è diventato carne e sangue.
Temo che vedrò pochi di questi miracoli, forse ho assistito, e questo è un grande privilegio, a  qualcosa di raro e prezioso.

In questi anni difficili, e a tratti disperati, è certissima l’esigenza di miti eroici un po’ più sobri e psicologicamente complessi di quelli ordinariamente confezionati dall’industria dell’intrattenimento. Gli eroi di oggi sono fin troppo figli dei videogames e troppo spesso sono dei macellai con la spada più potente o dal pugno devastante, o con la magia che fa l’esplosione più grande. Molto spesso  sono eccessivi nei dialoghi o con ambientazioni grottesche o esasperate, oppure si tratta di personaggi adolescenziali, fin troppo adolescenziali, al punto da sembrare infantili nella loro ingenuità. Questa mia affermazione è volutamente provocatoria e invito i miei pochi lettori a farsi la loro opinione personale.  Ritengo che quando il prodotto commerciale dell’industria dell’intrattenimento non si pone altri scopi che un facile successo di mercato cade fatalmente nel banale e nel ripetitivo. La finzione che simula qualcosa che ha a che fare con la vita e l’arte deve porsi il problema di superare i limiti dell’ovvio e stupire l’intelligenza e non solo suscitare facili emozioni.

Chi scrive è persuaso che i fumetti e i cartoni animati siano una forma d’arte, del resto non si capisce perché negare a un professionista che crea centinaia di tavole ciò che si attribuisce volentieri a uno scenografo o a un pittore. L’arte ha la sua autonomia, purtroppo oggi la civiltà industriale non accetta che vi siano realtà culturali o spirituali altre e diverse da essa.

Questo il titolo di Tiscali: Capitan Harlock, storia di un eroe molto anticonformista, A trent'anni dall'arrivo in Italia del cartone animato, Elena Romanello presenta il libro: Capitan Harlock. Avventure ai confini dell'Universo.

IANA per FuturoIeri




29 settembre 2009

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

La valigia dei sogni e delle illusioni

Eroi di un mondo morto per un Belpaese silente

E’ quasi un ritorno all’infanzia, una fuga nel trapassato remoto, uno sprofondare in un tempo ormai fredda cenere di cose morte l’osservare di nuovo su Youtube o leggere in pubblicazioni, o in libri di saggistica specifica qualcosa dei vecchi eroi dei cartoni animati giapponesi del piccolo schermo dei tardi anni settanta e primi anni ottanta. Non è un caso che una generazione intera si riconosca in un passione per cose così lontane per grafica, storie, concetti, disegni dai cartoni animati e dai fumetti giapponesi prodotti e distribuiti attualmente. Eppure quelle storie sono parte di un mondo finito da decenni, non è sbagliato vedere dei riferimenti a una certa cultura antiautoritaria degli anni settanta nei cartoni animati di Goldrake, Lady Oscar, Capitan Harlock. Ho citato, non a caso, tre serie animate di successo che presentano due eroi maschi e una femmina spesso in conflitto con l’ordine costituito, e in lotta per la libertà, e in particolare quella altrui. Per dare qualche elemento concreto alle mie affermazioni adesso farò riferimento a una serie non certo fra le mie favorite. E’ disponibile dal 2008 una versione italiana per la D/Books del fumetto che ha dato origine alla serie di Lady Oscar. Nel quarto volume di questa serie è presente un’intervista all’autrice Rioko Ikeda la quale fra l’altro racconta:”…credo che questo percorso interiore di Oscar sia un riflesso della mia esperienza giovanile. Sono cresciuta al tempo della contestazione studentesca, partecipandovi in quanto era impossibile studiare nelle università occupate. Perciò, mentre non ho potuto godere di molta libertà nel raffigurare un personaggio storico come Maria Antonietta, Oscar è diventata un po’ la rappresentazione di me stessa e delle mie esperienze…A proposito, una curiosità: Oscar ha 87 di seno, 63 di vita e 90 di fianchi. Erano le mie misure al tempo!”. Queste affermazioni della Manganaka illustrano benissimo come il fumetto, e non solo quello giapponese,  sia un riflesso di un certo periodo storico. Si tratta in fin dei conti di un fatto d’arte, quando è arte e non un tirar via per far cassa, che è in grado di rispecchiare le tensioni e le speranze di un periodo storico sia pure in una sua  logica commerciale, visiva e narrativa specifica.

Quelle passioni civili che si riflettevano nelle opere degli artisti giapponesi nella banale e quotidiana realtà del Belpaese si sono spente da anni, alle istanze di libertà e di scoperta dell’altro si sono sostituite quelle che reclamano sicurezza a oltranza e spazi gerarchici certi. Del resto le produzioni giapponesi di moda e maggiormente sostenute dal commercio di oggetti, giocattoli e videogiochi sembrano aver perso spessore intellettuale a vantaggio delle suggestioni degli effetti speciali, delle logiche da gioco di ruolo o da videogioco, magari proprio quelli dove prima di finire il livello c’è da spaccare di botte il mostro di turno. Il Belpaese è però silente da anni, morti Pazienza, Magnus e Bonvi non sembrano manifestarsi grandi maestri del fumetto italiano in grado di rimettere assieme le passioni civili con l’arte; del resto quando mandano in onda le vecchie serie giapponesi mi sembra di rivedere qualcosa della mia infanzia: un mondo umano finito da anni, morto. Un telespettatore italiano attento potrebbe addirittura leggere quelle puntate come una sorta di documentario sull’animazione giapponese, e di conseguenza leggere non tanto il proprio passato quanto quello altrui. Non Basterà cambiare i dirigenti politici per uscire da queste tenebre, occorre un poco d’utopia, di libertà di pensiero, di amor proprio che scivoli magari anche a piccole gocce nella testa della maggior parte della popolazione della penisola.

IANA per FuturoIeri




12 settembre 2009

La censura italiana vista da Capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La censura italiana vista da Capitan Harlock

Nel lontano 9 aprile 1979 alle 19.15 Capitan Harlock faceva la sua comparsa nel piccolo schermo della penisola, sembra passato più di un secolo da allora e non poco meno di trent’anni. L’Italia della fine degli anni settanta è oggi polvere di cose decomposte, tutto ciò che è stato prima ha cessato da tempo di vivere nella sua natura intima e nei suoi scopi, proprio l’enorme distanza mi aiuta in questa riflessione perché l’oggetto della mia attenzione è qualcosa che sa d’antico, di circoscrivibile, in ultima analisi si tratta di una cosa su cui riflettere che è passata di cui si può ragionare con calma perché non più parte di questo tempo. Uno degli aspetti che risaltano agli occhi di chi appassionato della serie se la riguarda nei nuovi DVD o su Youtube è la censura italiana. Wikipedia l’enciclopedia libera a questo proposito scrive:” Di fatto, Harlock è un contestatore: non ruba un gioiello per poi andare in vacanza a Las Vegas, come potrebbe fare Lupin. La sua critica al sistema è orgogliosamente portata dall'esterno, nella convinzione che non si possa venire a patti con una società governata da principi ingiusti. Quindi, anche se è stato deciso di mandarla comunque in onda, la serie è stata trattata in maniera estremamente dura dalla censura. Se il doppiaggio è stato di eccellente livello, quasi tutti gli episodi sono stati 'tagliati' prima della messa in onda. La produzione esecutiva RAI ebbe da ridire anche sulla sigla, ritenendo che ricordasse la X MAS. Nei DVD attualmente in circolazione vi sono molte scene che sono prive di dialoghi in italiano, per via che a quei tempi esse non vennero mai doppiate. Nondimeno, molte scene violente e alcune di nudo rimasero anche nell'edizione italiana.”

Nella finzione della serie di fantascienza, fin dall’inizio si sente la voce di un narratore proprio come nelle fiabe, il governo del pianeta Terra e della razza umana è in meno ad una democrazia autoritaria, imbelle e dissoluta, incapace di difendersi, rincretinita dalla videodipendenza e corrotta. Alcuni dialoghi riportano il senso di questa decomposizione morale e alcune scene rimandano a un concetto quasi senza tempo che delinea il senso della fine di una civiltà e della sua gente. Nella quarta puntata c’è il celebre episodio censurato della distruzione della bandiera. Uno dei personaggi della serie, il giovane Daiba, perseguitato dagli alieni e dai terrestri prima di salire sulla corrazzata spaziale del pirata Harlock distrugge la bandiera del governo terrestre al grido di –Tu non sei più la mia bandiera- con un sol colpo di pistola. La scena dava nella puntata il senso di un cambio di prospettiva e di una scelta di vita: assistere l’eroe e combattere al suo fianco contro i nemici esterni e quelli interni. Il tutto era parte di un contesto assolutamente drammatico che a ben pensarci, osservato “col senno di poi”, anticipa una certa fantascienza che oggi sconfina nel gotico e nell’orrore.

Ovviamente Harlock da buon eroe romantico e nicciano-wagneriano riuscirà dopo una guerra aspra e pericolosa a salvare il pianeta azzurro e almeno in parte la sua popolazione umana scellerata. Da buon eroe diventa l’altro, l’estraneo con il quale una civiltà umana corrotta e dissoluta è forzata al confronto. Forse il senso di quella dose sostanziale di italica censura di stampo politico che ha colpito questa serie è legato al fatto che il contenuto della storia era abbastanza forte da far sì che i nostrani censori, dalla coda di paglia, si riconoscessero nei terrestri rincretiniti, o peggio nei funzionari iniqui del corroto Primo Ministro. In altre parole il racconto fantastico-fantascientifico aveva una carica suggestiva ed emotiva tale da preoccupare i custodi reali e concreti della tranquillità degli italiani in quel remoto 1979. Alle volte un’opera d’arte non la si riconosce nel successo ma nello scandalo e nella persecuzione che cade sul suo messaggio. Quando tutto è troppo tranquillo nei fumetti come nei cartoni animati c’è da preoccuparsi, forse c’è troppa tranquillità, molto marketing, scarso messaggio e zero arte.

IANA per FuturoIeri



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