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8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




8 settembre 2011

Otto settembre data da ricordare e segnare sul calendario




Otto settembre. Una data simbolica per le genti del Belpaese, un vero e proprio luogo della memoria che forse meriterebbe se non una celebrazione almeno qualche forma di ricordo ufficiale. In sintesi si può dire sul piano psicologico e dell'immagine del Belpaese che sparirono in un solo pomeriggio tutte le allucinazioni di gloria e di potenza del regime fascista e dell'Italia monarchica, di fatto quella data segna un momentoo della verità: L'Italia non era mai stata impero ma al contrario era un paese dell'Europa del Sud  pieno di problemi e discordie interne e di grandi miserie con una popolazione povera e risentita contro le minoranze al potere. I ceti più poveri, che avevano meno da perdere dal collasso dell'Italia monarchico-fascista, erano ben disposti ad accogliere le forze armate alleate o addirittura a supportare la Resistenza antifascista o far parte di partiti di sinistra ormai sulla strada della guerra partigiana. Le caste al potere in Italia aveva giocato le  risorse  delle popolazioni in un una guerra pericolosa e avventurosa  mal combattuta dai soldati e dai marinai e ancor peggio condotta dai vertici militari e politici con il danno di esser associati con alleati davvero poco raccomandabili. La guerra presso gli esseri umani  semplifica le cose, è difficile capire l'Italia o giudicarla, ma quel giorno era certissimo che l'Italia non era Impero, non era potenza, e meno che mai civiltà. Chi arrivò dopo la monarchia fu infatti forzato a far ripartire le disperse genti d'Italia a partire da un cumulo di macerie e di illusioni assurde alimentate per decenni da monarchici e fascisti. La distanza fra quel tempo e i nostri anni rende impossibile fare un discorso prendendo alcuni fatti di quel giorno e vedere il corrispettivo nel quotidiano, tuttavia in quel giorno emerge qualcosa che pare esser rimasto in diversa forma anche oggi: le popolazioni del Belpaese sono scisse dalle loro minoranze al potere, il potere che domina le genti del Belpaese è sempre altro dal popolo, assurdamente retorico, infido, nel suo agire, spesso malvagio negli atti che lo qualificano agli occhi della popolazione. Anche nella prosperità c'è nelle genti d'Italia un fondo pieno di sospetto e di tacito rancore verso le minoranze al potere. Non si spiega altrimenti quel fatto odierno, semplice e quotidiano dato dalla la critica acida e piena di odio  che in forma privata o fra amici sono soliti fare gli italiani verso i politici, i personaggi, i piccoli e grandi VIP. Nel 1943 i generali, la famiglia reale, i seguaci più stretti  del sovrano fuggirono e la popolazione si ritrovò  da sola, senza Stato che sparì in un pomeriggio,  e occupata da eserciti stranieri che combatterono metro per metro risalendo la Penisola. Questo senso di un potere di caste lontane o aliene dalle popolazioni d'Italia  appiccicate ai soldi e alle risorse che si possono spremere dalle diverse genti  permane ancora oggi. Tenendo presente i tempi di questo quotidiano si osserva, grazie alla maggior libertà di parola e di pensiero, che la scissione fra popoli della Penisola e il Palazzo è rimasta. Ecco che l'Otto Settembre alla luce di questa mia considerazione è una data da meditare perchè  sul piano storico mostra fino a dove può portare l'opera di caste al potere aliene dalla vita quotidiana della popolazione e dalle sue ordinarie e straordinarie gioie e sofferenze.

IANA per FuturoIeri

Per una lettura veloce dei fatti:

http://it.wikipedia.org/wiki/Armistizio_di_Cassibile
http://it.wikipedia.org/wiki/Proclama_Badoglio_dell'8_settembre_1943
http://it.wikipedia.org/wiki/Resa_senza_condizioni
http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale




15 settembre 2008

IL CIRCO TRISTE

Questa seconda settimana di settembre del 2008 ha presentato per quel che riguarda le vicende politiche del Belpaese una discreta messe di vicende tristi. In termini circensi è come se un prestigiatore avesse mancato il numero di magia o un domatore di elefanti si fosse presentato al suo pubblico con un paio di topi rissosi che se la sono data a gambe dopo l’accensione delle luci, o il presentatore con i nastri e la tuba si fosse rivolto al pubblico nel grande tendone e avesse urlato:”fate da voi, qui abbiamo tutti perso la speranza e lo spettacolo”. Un circo triste per uno spettacolo inesistente.

Fra i piccoli-grandi insuccessi malamente andati in scena è da segnalare, come al solito, la telenovela della commissione romana di Giuliano Amato. Con mio sommo fastidio questa faccenda di poltrone è stata forzatamente associata alla polemica “Fascismo sì, Fascismo no”. Insisto è una roba da far risolvere al ristorante fra i diretti interessati, le domestiche glorie e i trapassati non meritavano di essere scomodati per una cosa così rozza e venale. Di nuovo in data 14 settembre 2008 troviamo sul quotidiano moderato La Repubblica un articolo a firma di Umberto Rosso che ha questo titolo:”Il Leader PD in pressing su Amato, lascia la commissione Attali”. Lo spettacolo più infelice del circo triste continua, ancora la vicenda della costruenda commissione di Giuliano Amato a beneficio dell’amministrazione di Roma, ossia del Sindaco di centro-destra Alemanno. In una politica fortemente post-ideologica come la nostra che senso ha chiedere le dimissioni su una cosa del genere. L’unica spiegazione è forse il desiderio di blindare un po’ di voti ideologici di anziani e nostalgici perché non finiscano nel contenitore della sinistra-sinistra e della destra-destra in modo che qualche partitino perda il quorum per poche migliaia di voti e finiti i soldi si sciolga e la pianti di rompere i santissimi ai manovratori. Se c’è una categoria umana che ha distrutto le ragioni e le speranze della nostra gente italica questa è proprio la categoria dei politici. Ora ci raccontano la storia del “siamo tutti con i valori della Resistenza e della Costituzione”. Ma c’erano gli italiani quando scoppiò tangentopoli? Erano tutti in vacanza per tre o quattro anni di fila? Nessuno che si ricorda più le processioni di segretari, commendatori e onorevoli in fila davanti ai tribunali convocati dai giudici, chiamati dalla magistratura a rispondere di gravi reati? Dove era finita la Costituzione e la Resistenza allora? Quelli lì messi alla sbarra erano perlopiù professionisti della politica proveniente da partiti storici, da realtà che furono parte della Resistenza e della stesura della Costituzione. Qualcuno forse non si ricorda più le sigle di quei partiti, eppure sono ben stampate nei libri di storia patria, il gentile lettore controlli sono proprio loro!

Tutto il mondo ci ha visto e ci ha deriso e compianto! Gente mia, ma dove siete stati in questi anni? Forse sulla Luna ad ammirare i crateri?

Coloro che rimpiangono La RSI e “l’Impero risorto sui colli fatali” sono se possibile anche peggiori, aldilà di una piccola minoranza essi sono perlopiù filo-americani, anglofili e atlantisti convinti. Se c’è una realtà che è stata combattuta si può dire fino alla fine, e con una coerenza inspiegabile, da Mussolini e dal suo fascismo questo è l’Impero Inglese e gli Stati Uniti d’America. La lotta contro la civiltà Anglo-americana del fascismo arrivò al punto di dichiarare per solidarietà con l’alleato giapponese guerra agli Stati Uniti due giorni dopo l’attacco di Pearl Harbor. Il 9 dicembre 1941 la solita folla urlava “Giappone, Giappone” sotto il balcone fatale. Queste cose gli statunitensi non le dimenticano, non sono come i nostri eroi della politica per i quali si può dire tutto e il contrario di tutto. Gli americani non hanno liberato nessuno se non i loro stretti alleati, peraltro imperi coloniali, nei confronti di Italia, Giappone, Germania la loro era una guerra difensiva e nello stesso tempo una necessità geopolitica per evitare il pericolo di tre imperi ostili schierati contro la propria civiltà. Come si fa a deporre fiori ai caduti di Salò e anche ai caduti statunitensi, o si è pazzi oppure si è stabilito che la storia non esiste come tale ma è un racconto, una cosa virtuale che può cambiare a piacere e a comodo. Comunque il problema è stato brillantemente risolto dai veri vincitori a Parigi nella conferenza di Pace del 1947: l’Italia fu chiamata a rispondere come Repubblica e nella persona di Alcide De Gasperi della guerra fascista e fu trattata da Nazione sconfitta, fu privata anche delle colonie che al contrario i veri vincitori si tennero ben strette, e  mi riferisco proprio agli Inglesi. Non vedo perché si debba travolgere il passato e la volontà dei vincitori con ricordi finti, con verità di comodo che non passano il patrio confine. Del resto fuori dal Belpaese il verdetto è noto: l’Italia la più debole delle potenze imperiali dell’Asse fu sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale prima delle altre due.

Il circo è triste, non merita l’applauso del pubblico ma solo il suo silenzio di ghiaccio. Per i finti mestieranti del tendone il consiglio è di trovarsi un lavoro meno improvvisato e nomade.

Possibilmente che non tocchi neanche da lontano i tristi ricordi, i trapassati e le memorie patrie.

IANA Per FuturoIeri



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