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1 luglio 2010

Gli stati Uniti davanti alla storia e alla guerra: una traduzione di F. Allegri

Certo di far cosa gradita presento ai lettori questa traduzione di F. Allegri sul dibattito politico statunitense intorno alle nuove guerre e alla vicenda afgana.


Tradotto da  F. Allegri 

29 Giu, 2010

Il dibattito sull’Afganistan parte presto, oggi pomeriggio, alla Camera USA



10/03/2010
Di Dennis Kucinich

Oggi è il giorno.
Questo pomeriggio avremo un voto sul se gli USA verranno via dall’Afganistan o rimarranno laggiù senza un termine definito.
E’ l’ora che il Congresso si confronti.
La Costituzione dice molto chiaro che i Poteri di Guerra appartengono al Congresso.
Sfortunatamente, una serie di Presidenti ha deciso di portare il paese in guerra e di continuarla senza chiedere il permesso espresso del Congresso.
Perciò questo è, di fatto, un tema Costituzionale che potrebbe essere di interesse per i membri del Congresso di tutta la nazione; qualunque sia la sua persuasione politica.
E sarebbe anche di interesse della gente il fatto che non possiamo sostenere questa guerra.
Quando voi considerate il fatto che avete 47 milioni di Americani che non hanno una tutela sanitaria: essi non l’hanno perché non possono pagare il costo della polizza.
Avete 15 milioni di Americani senza lavoro.
Avete altri 10 milioni di Americani, come minimo, che potrebbero perdere le loro case quest’anno a causa degli sfratti.
Potreste pensare che abbiamo altre priorità.
Potreste pensare che sarebbe l’ora per noi di concentrarsi sulle cose di qui, nazionali.
Bene, oggi è la nostra prima opportunità di mandare il messaggio non solo alla Casa Bianca ma anche al mondo che l’America è pronta a lavorare con la comunità mondiale per superare le sfide della sicurezza globale.
Ma dobbiamo iniziare a curare le cose di casa nostra.
Perché gli Americani hanno diritto alla sicurezza di un lavoro, alla sicurezza di una casa e alla sicurezza di una tutela sanitaria.
E dobbiamo iniziare ad ordinare le nostre priorità per accertarci che ci curiamo della gente qui in questo paese invece di cercare di dire alla gente di tutto il mondo come dovrebbe vivere.
Grazie.
—-
Tradotto da Franco Allegri il 21/06/2010.
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.
TESTO IN INGLESE
Afghanistan Debate Begins in U.S. House Early This Afternoon
10/03/2010
By Dennis Kuci




28 giugno 2010

Kucinich e la guerra afgana

26 Giu, 2010

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata

Tradotto da: F. Allegri 


Presento ai lettori una  nuova traduzione di Franco Allegri certo di far cosa gradita.

IANA

Kucinich e la Guerra in Afganistan: ancora sulla Risoluzione Privilegiata
08/03/2010

Di Dennis Kucinich
Ciao da Dennis,
Questa settimana una risoluzione privilegiata sarà portata sul terreno della House of Representatives per fare un tentativo di portare via l’America dalla guerra in Afganistan.
Questa risoluzione, che ho scritto richiede che il Presidente rimuova le truppe entro 30 giorni dall’approvazione della risoluzione e non oltre il 31 Dicembre 2010.
Ci sono molte ragioni sul perché dobbiamo venire via dall’Afganistan; ne nominerò alcune.
Spendiamo centinaia di miliardi di dollari – del tutto improduttive – perché il governo centrale afgano è totalmente corrotto.
Abbiamo un migliaio di soldati che hanno perso la vita. E molti altri feriti, alcuni di loro in modo permanente.
Tanti cittadini afgani sono stati uccisi o feriti come risultato di questo conflitto.
Dovevano fare attenzione all’esperienza russa in Afganistan.
L’Afganistan non sta per essere conquistato e noi dobbiamo capire che il peso dello storia va contro i nostri sforzi sin dall’inizio.
Ora dobbiamo determinare se l’America prenderà una nuova direzione in Afganistan oppure no. Non sprofondare ancora a causa della corrente, ma uscirne.
Quello è ciò che sarà discusso questa settimana a Washington.
Per favore aiutateci. Per favore passate la voce.
Per favore contatta chi pensi sia influente per ottenere che i membri del Congresso diano un’attenzione forte a questo voto.
Questo voto si verificherà Mercoledì.
Grazie, come sempre, per il vostro aiuto e per la vostra determinazione per vedere la creazione di un mondo più pacifico.
Grazie.
Tradotto da F. Allegri il 20/06/2010

TESTO IN INGLESE
Kucinich War in Afghanistan Privileged Resolution Update
08/03/2010
By Dennis Kucinich
Hi, Dennis here,
This week a privileged resolution will be brought to the floor of the House of Representatives to make an attempt to try to get America out of the war in Afghanistan.
This resolution, which I wrote, requires the President to remove the troops within 30 days from the time the resolution is passed and no later than December 31st, 2010.
There are many reasons why we need to get out of Afghanistan; I’ll just name a few.
We’re spending hundreds of billions of dollars - total waste - because the Afghanistan central government is totally corrupt.
We have a thousand troops whose lives have been lost. And many more injured, some of them permanently.
Countless individual Afghanistan citizens have been killed or injured as a result of this conflict.
We should take heed from the Russian experience in Afghanistan.
Afghanistan is not going to be conquered and we have to understand that the weight of history has been against our efforts from the start.
Now we have to determine whether or not America will take a new direction in Afghanistan. Not to go in deeper with the surge, but to get out.
That’s what is going to be discussed this week in Washington.
Please, help us. Please, get the word out.
Please, contact anyone who you think could be influential in getting members of Congress to pay close attention to this vote.
The vote will occur on Wednesday.
Thank you, as always, for your help and for your determination to see a more peaceful world created.
Thank you.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




2 gennaio 2010

Dall'amico Franco con traduzione

L'amico Franco Allegri ha pubblicato sul su Empolitica questo scritto di Nader. Di questo dibattere in terra a Stelle & Strisce nel Belpaese si sa poco o nulla. Sembra quasi che la guerra afgana non ci riguardi, l'ultima baruffa calcistica è più importante dei proiettili talebani che cercano d'accoppare i soldati italiani. Forse va "resettato" il cervello a milioni d'italiani, qui nella penisola una guerra in atto che vede i militari italiani impegnanti è meno importante del campionato di calcio. 

Ai miei venticinque lettori i miei auguri per questo 2010.

Buona fortuna tutti ne abbiamo bisogno.

IANA

31 Dic, 2009

Contro la guerra in Afganistan*

Scritto da: F. Allegri In: Ralph Nader e letto 21 volte.

Proponi su Proponi su OkNotizie

03/11/2009

Di Ralph Nader

Matthew P. Hoh ex capitano della marina USA, ed ex civile del Department of Defense in Iraq ad iniziare dal 2004 e fino a Settembre un funzionario politico nel Foreign Service dislocato in Afganistan ha mandato qualche costernazione ai consiglieri del Presidente Obama che da Commander in Chief pensa di mandare altri soldati in quel paese lacerato dalla guerra vicino al Pakistan.

Mr Hoh scrisse una lettera di dimissione al Dipartimento di Stato in Settembre.

La sua lettera di 4 pagine sviluppa i suoi dubbi su quello che definisce il “perché  e il fine” nascosti dietro “gli scopi strategici della presenza degli USA in Afganistan”.

Egli nota che come nell’occupazione sovietica di 9 anni: “Noi continuiamo a garantire e ad appoggiare uno stato debole e incoraggiamo un’ideologia e un sistema di governo sconosciuto e non voluto da quella gente”.

Mr. Hoh si concentra sulla grande società Pashtun composta da 42 milioni di persone e arriva alle sue conclusioni.

Leggete le sue parole:

“La rivolta Pashtun che è controllata da tanti, in apparenza infiniti, gruppi locali, è alimentata da ciò che è percepito dai Pashtun come un assalto continuato e prolungato, attraverso i secoli, alla terra Pashtun, alla sua cultura, tradizioni e religione da nemici interni ed esterni. La presenza NATO e USA e le operazioni nelle valli e nei villaggi Pashtun (così come l’esercito Afgano e le unità di polizia che sono guidate e composte da soldati e poliziotti non Pashtun) costituiscono una forza di occupazione contro la quale la rivolta è giustificata. Sia nello RC dell’Est e del Sud ho osservato che la gran parte della rivolta non combatte per il bianco vessillo dei Talebani, ma piuttosto contro la presenza di soldati stranieri e contro le tasse imposte da un governo non rappresentativo di Kabul”.

“La presenza militare USA in Afganistan contribuisce in modo forte al principio strategico e di legittimità della rivolta Pashtun. Alla stessa maniera il nostro sostegno del governo Afgano nella sua forma corrente continua a distanziare l’amministrazione dalla sua gente. I difetti del governo Afgano, in modo particolare quando producono il sacrificio di vite e soldi americani, sembrano una moltitudine e tumorali:

- Corruzione palese e malversazione impassibile;

- Un Presidente con i confidenti e i primi consiglieri scelti tra i signori della droga e i malvagi criminali di guerra che irride la nostra forza di legge e i nostri impegni contro la droga;

- Un sistema di capi provinciali e zonali costituiti da mediatori del potere locale, opportunisti e uomini forti alleati degli USA solo per guadagnare, e limitatamente a, il valore dei nostri contratti USAID e CERP e decisi a tutelare i loro interessi politici ed economici contro ogni tentativo positivo e genuino di riconciliazione; e

- Le elezioni recenti dominate dagli imbrogli e screditate dalla bassa partecipazione al voto che sono una vittoria enorme per i nostri nemici che reclamano ora un boicottaggio popolare e che contesteranno nel mondo il nostro supporto militare, economico e diplomatico ad un governo Afgano nullo e illegittimo”.

“Il nostro sostegno per tale tipo di governo, unito ad un malinteso sulla vera natura della rivolta, mi porta alla mente in modo orribile il nostro coinvolgimento nel Vietnam del Sud; un governo corrotto e impopolare che sostenemmo a spese della pace interna della nostra Nazione, contro una rivolta, il cui nazionalismo fraintendemmo con arroganza e ignoranza come un rivale per la nostra ideologia della Guerra Fredda”.

“Io considero speciose le ragioni che cerchiamo per il massacro e il sacrificio dei nostri giovani uomini e donne in Afganistan. Onestamente, la nostra strategia di ricostruire il paese e prevenire la rinascita e l’organizzazione di Al-Qaeda ci chiederebbe di invadere e occupare Pakistan orientale, Somalia, Sudan, Yemen, ecc. La nostra presenza in Afganistan ha solo incrementato la crisi e la rivolta in Pakistan dove temiamo giustamente che il governo locale vacillante e debole perda il controllo del suo arsenal e nucleare. Tuttavia, ancora, per seguire la logica dei nostri scopi statali si dovrebbe presidiare il Pakistan, non l’Afganistan. Inoltre, gli attacchi del 11 Settembre, come gli attentati di Madrid e Londra, furono ideati e organizzati in Europa Occidentale; un punto che mette in luce il fatto che la minaccia non è ai confini politici o geografici tradizionali. Infine, se il nostro interesse è per uno stato fallito e mutilato da corruzione e da povertà e sotto l’assalto di criminali e signori della droga, quando porteremo via i nostri aiuti militari e finanziari da quel paese dovremo rivalutare e incrementare l’impegno in Messico”.

“Otto anni di guerra, nessuna nazione ha mai conosciuto un esercito più  dedicato, ben preparato, esperto e disciplinato come le Forze Armate USA. Non credo che qualche forza militare si sia mai misurata con una missione di Sisifo così complessa e opaca come quella che l’esercito USA ha ricevuto in Afganistan ….”.

“‘Ci consumiamo nell’oblio’ un capo di talento e intelligente, tra i migliori dell’America, riassume ad ogni visitatore, delegazione dello stato maggiore e ufficiale superiore. Ipotechiamo l’economia della nostra Nazione in una guerra, che, persino con un impegno maggiore, resterà un pareggio negli anni a venire. Il successo e la vittoria, qualunque possa essere, non saranno realizzati in anni, dopo i miliardi spesi, ma in decenni e generazioni. Gli USA non devono impegnare un tesoro nazionale per tale successo e vittoria …”.

“Migliaia dei nostri uomini e donne sono tornati a casa con ferite fisiche e mentali, alcune non si cicatrizzeranno mai o peggioreranno con il tempo. Il ritorno del morto solo nella forma corporea è ricevuto dalle famiglie rassicurate che il loro caro si è sacrificato per uno scopo degno dei futuri perduti, amore svanito e sogni promessi non mantenuti. Ho perso la certezza che tali assicurazioni possano essere date in ogni caso. Così propongo le mie dimissioni”.

L’esperienza di grande riguardo, la sensibilità e il giudizio di Mr. Hoh raggiungeranno l’attenzione di milioni di Americani?

Questo dipenderà  dal suo incontro con il Presidente Obama, se le commissioni del Congresso gli procureranno un’audizione e altri tipi di persuasione simile e se i mass media sospenderanno i loro soliti titoli e banalità per arrivare a riferire queste opinioni, in modo che noi la gente si possa deliberare meglio sul come evitare un pantano devastante, in peggioramento e pieno di tragedie seriali laggiù che producono lo stesso effetto qui.

*Il titolo è una nostra idea, la mail non l’aveva.

Tradotto da F. Allegri il 30/12/2009

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.

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26 maggio 2009

Amari presentimenti intorno al declino dell'impero statunitense

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Amari presentimenti intorno al declino dell’impero statunitense

E’ evidente che il fu impero statunitense nonostante le sue enormi risorse umane, materiali, militari è in gravissima sofferenza. Le sciagurate guerre afgane e irachene dopo otto e sei anni di lotta non si sono risolte con una vittoria chiara e distinta, quale che sia stato il progetto di colonizzazione della civiltà Anglo-Americana in quelle terre lontane esso ad oggi sembra fallito. Alla crisi economica s’accompagna l’insuccesso militare e il dubbio del declino, c’è da aspettarsi delle novità per il Belpaese vaso di coccio fra vasi di ferro. Aggiungo di sfuggita che di questi tempi la memoria va alla guerra del 1999 contro la Serbia nella quale la penisola si trasformò in piattaforma aerea e navale a discrezione della volontà dell’esercito degli Stati Uniti. Presagi amari mi disturbano, non è molto difficile intuire che con queste sue genti dissolute e plagiate dalla pubblicità politica e commerciale e con queste sedicenti classi dirigenti il Belpaese dovrà seguire la via crucis dell’impero Anglo-Americano e subire il peggio delle nuove disgrazie senza aver goduto di alcun beneficio; come capitò a tante parti della nostra penisola quando l’Impero Spagnolo andò declinando e trascinò una parte dell’Europa e dell’Italia nei disastri della prima metà del Seicento. Credo sia tempo di ragionare con franchezza sul senso dell’alleanza e della tanto sbandierata fedeltà all’invincibile potenza americana. Potenza che ora non appare più né come potenza né come invincibile. Credo che è giunto il tempo d’iniziare a pensare al futuro del Belpaese e a cosa voglia essere questa nostra realtà che ad oggi non è né uno Stato, né una civiltà, né un popolo ma la contrario una massa eterogenea di gente più o meno diversa che sta assieme quasi per sbaglio. E sia chiaro ritengo che occorre a buon diritto mettere ormai, anche se nessuno ci dice come, gli ex stranieri di seconda generazione nel numero degli italiani. Non ci sono più solo gli italiani nati e vissuti qui da generazioni, più o meno bianchi di pelle e più o meno cattolici. Ora la situazione è che in realtà non c’è una dimensione unitaria perché la scuola è poco considerata, la lingua parlata è quella della televisione-spazzatura aggraziata da modi di dire rozzamente tratti dalla lingua inglese e dalla pubblicità commerciale, e il passato è un cumulo di rovine dove s’aggirano i fantasmi dei troppi miti perduti, i nostri ex intellettuali o sedicenti tali s’arrangiano come capita e un comico di spessore come Beppe Grillo ascende al rango di nuovo Savonarola. Questa è stata una grande civiltà ed è ancora un grande Nazione perché adesso che è stritolata da forze ostili, da una crisi mondiale dirompente, dai ricatti incrociati della politica internazionale riesce a mantenere interi ceti sociali parassitari che vivono di politica e con la politica. E’ inoltre falsa l’idea che questa gente che fa politica sia un bene perché produce consenso per il sistema e svolge un lavoro di raccordo fra le parti sociali. Essi vivono sulle divisioni e sulle fazioni, sono forti quando il Belpaese è debole e i loro amici fedeli sono sempre poteri particolari quando non apertamente criminali o  forestieri. Se l’Italia, per assurdo, fosse un paese “normale” i problemi oggi accantonati e rimossi a causa della debolezza e della precarietà in cui siamo caduti esploderebbero e il Belpaese si rivelerebbe essere un serio problema per le altre nazioni abituate a pensare l’Italia come una pura espressione geografica.

Ma oggi come oggi l’Italia può essere solo ciò che è.

Il ricostruire la sua civiltà può essere solo iniziato.

IANA per FuturoIeri



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