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5 febbraio 2010

La politica sottomessa allo spettacolare

De Reditu Suo - Secondo Libro

 La politica sottomessa allo spettacolare

Non piacer alle genti D’Italia sentirsi dire cose spiacevoli, ma talvolta è necessario farlo per non crollare dentro l’abisso delle menzogne, delle mezze-verità e delle pietose finzioni. Oggi ciò che è politico assume forza solo se si combina con la dimensione dello spettacolare, anche l’artista che intende esercitare una critica sociale e politica deve dar prova di suscitare emozioni e suggestioni. La politica prende la via dell’irrazionale, del sentimento,  della lettura parziale e faziosa estranea al ragionamento e al calcolo. Quando il politico di professione esce dal circuito limitato dei contatti con i poteri che contano siano essi istituzionali, forestieri, clericali, finanziari o politici in senso stretto deve presentarsi al vasto pubblico e nel caso dei suoi elettori motivarli e galvanizzarli Quindi il politico deve ricorrere alle forma della politica che è spettacolo e dello spettacolo che s’intreccia con la politica. Avviene quindi una pericolosa scissione fra ciò che è calcolo e interesse politico e l’immagine che di sé costruisce il soggetto politico sia esso un partito o un singolo che ha intrapreso quella carriera. Questa divisione delle parti in commedia può creare disagio e sconcerto nel pubblico quando l’evidenza dei fatti espone il politico alle critiche e allo smascheramento. Mentre si consuma questa doppiezza fra l’immagine pubblica e la vera e solida attività politica che oggi è ridotta ad amministrazione e mediazione fra poteri finanziari e di casta e plebi elettorali emerge una novità curiosa: comici e giornalisti fanno spettacolo e si occupano di politica spostando centinaia di migliaia di voti. Mi riferisco a personaggi come Marco Travaglio e Beppe Grillo, ma anche a Luttazzi e ai due Guzzanti e nel settore della musica giovanile il rapper Caparezza. Recentemente ho visto i video dell’artista pugliese su Youtube e personalmente credo, anche se non posso dimostrarlo, che ha spostato più voti lui a sinistra di tutta la vicenda umana e professionale di Walter Veltroni. Infatti all’interno della sua opera è presente una fortissima critica sociale e al sistema di produzione e consumo che colpisce la sensibilità anche del telespettatore più insensibile. L’emergere di potenzialità politiche nel mondo dello spettacolo non è una cosa nuova, infatti fin dagli anni ottanta ha fatto da ambasciatore del reganismo duro e puro in Italia il film Rambo 2 e poi Rambo 3;  pellicole fanaticamente anticomuniste ed esaltatrici dell’eroe a stelle e strisce per definizione e della civiltà statunitense in tutte le sue asprezze belliciste. Quindi non è una cosa nuova che l’arte del cinema si presti ad operazioni di propaganda politica ora sottili ora aperte, a maggior ragione il fumetto, la satira, il teatro civile o la manifestazione di piazza sono strumenti politici. Solo che stavolta qualcosa è cambiato, la politica diventata professionale si è piegata su se stessa e deve inseguire lo spettacolare sul suo terreno; deve fare, oltre al suo ordinario lavoro di ricerca di consenso e di seguito popolare, un lavoro nell’ambito di ciò che è spettacolo, invenzione televisiva, evento pubblico.

  Lo spettacolo permanente dei nostri tempi sta ingoiando la politica e la sta trasformando, in qualcosa che può essere drammaticamente provvisorio e temporaneo, lo spettacolo ha bisogno di continue emozioni e di mutare i personaggi e i programmi e la politica se si contamina può trasformarsi in qualcosa d’irragionevole, di vago  e di grottesco.

IANA per Futuroieri




4 dicembre 2009

TUTTI AL NO-B-DAY

“No Berlusconi Day”

 

Sabato 5 dicembre 2009, Roma

Piazza della Repubblica - ore 14,00
 

Una Manifestazione Nazionale

per chiedere le dimissioni di

Silvio Berlusconi

 

Una mobilitazione pacifica e autonoma dai partiti,

il primo passo verso una classe dirigente più dignitosa.

I cittadini, al di là della appartenenze politiche,

al di fuori dei partiti, scendono in piazza e chiedono

le dimissioni di Silvio Berlusconi

 

PERCHE’ CHI:

 

NEGA l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge

OLTRAGGIA l’etica pubblica e la dignità dell’Italia

ANTEPONE i propri interessi al bene comune

CALPESTA la libertà di informazione

ATTACCA la Costituzione

 

NON PUO’ ESSERE

PRESIDENTE

DEL CONSIGLIO

 

Diretta su Rai News 24 (digitale terrestre e satellite)

 

Il nostro sito: www.noberlusconiday.org

La nostra mail: noberlusconiday@hotmail.it

Su Facebook: www.facebook.com/no.berlusconi.day

 

 

il Gruppo Promotore N.B.D.




25 aprile 2009

Ma la politica?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ma la politica?

Quelle grandi questioni, quelle domande fondamentali che agli inizi della Prima Repubblica erano parte della cultura politica e della vita sono di fatto un terreno affrontato da  chi vive di satira, d’arte, di musica. Mi riferisco alla critica della vita quotidiana, sociale e politica che traspare dalle opere di Caparezza, dall’impegno politico di Beppe Grillo, dalle vignette di Vauro, dalle imitazioni di Sabina Guzzanti. L’opposizione dura e graffiante, dissacrante e tenace sembra ormai il terreno di artisti a metà strada fra l’apparizione televisiva e l’impegno politico, ammirati e stimati da un pubblico loro di fedelissimi. Ma la politica, quella per la quale i cittadini di questa Repubblica pagano cifre enormi dove è finita? Non è forse compito del potere politico entrare in relazione con i problemi del quotidiano, osservare la montagna del potere dal basso e dall’alto per capire gli elementi di rottura, i pericoli, i percorsi difficili; comprendere quanto un sistema rischia di essere travolto dal discredito, dal disprezzo, dalla diffidenza, dai nemici che si moltiplicano e dalla diserzione di alleati e sodali. Eppure se si mettono assieme le sole opere recenti di questi artisti, e non ci sono solo loro, emerge un Belpaese che non è in grado di star in piedi sulle sue gambe, disgregato al punto da non poter essere più visto nella sua interezza tanto è diviso moralmente, politicamente ed economicamente.  Di che si occupa oggi la politica?

Certamente non della realtà e della banalità di un vissuto quotidiano delle diverse genti del Belpaese, non delle minute difficoltà del signor Mario Rossi, non delle molteplici inquietudini che prendono alla gola milioni d’italiani che in questi anni si sono impoveriti o che semplicemente vedono il loro piccolo mondo mutato oltre ogni più fantasiosa previsione. L’impressione generale è che la politica italiana ai grandi livelli parli di se stessa e ragioni delle sue questioni interne, sia lontana dai cittadini e dalla vita banale perché essa è collocata in un limbo di privilegio, in una condizione sociale straordinaria. Alla fine l’apparenza del potere politico crea i suoi riti e le sue ragioni e cerca di mascherare la realtà concretissima di un paese in sofferenza in qualcosa che somiglia al Belpaese, in una mascherata permanente, in una finzione che vorrebbe essere collettiva ma in realtà è solo la recita grottesca orchestrata da esperti di pubblicità, di giornalismo e di pubbliche relazioni perlopiù prestati alla politica ma in verità a libro paga dei veri poteri che sono finanziari. Come dimostrano gli ultimi anni della vita di Montanelli l’editore che paga conta più del direttore del suo giornale. La finzione, la grande recita ha un suo limite: l’impatto con questo mondo reale e concreto; prima o poi quella realtà volutamente ignorata o mascherata , edulcorata o colorata si riprende la sua dura rivincita e presenta il suo conto. Per tutti. A tutti!

 IANA per FuturoIeri




11 marzo 2009

LE LISTE CIVICHE DI BEPPE GRILLO E GLI AFFINI

Abbiamo preso parte Domenica scorsa, l’8 marzo, alla sessione mattutina del I incontro nazionale delle Liste Civiche a 5 stelle promosse da Beppe Grillo. Diamo conto delle impressioni ricevute dal clima e dagli interventi ascoltati.
Intanto una nota numerica, il Saschall, ex Teatro Tenda, di Firenze era pieno come un uovo. Dentro verosimilmente c'erano stipate circa tremila persone, fuori qualche centinaio ascoltavano da un altoparlante.
Ha introdotto Beppe presentando la "Carta di Firenze", dodici punti elaborati dai Meetup di tutta Italia in questi mesi. Ha incentrato il suo intervento sulla crisi della democrazia rappresentativa e sul ridotto potere decisionale delle assemblee elette a scapito degli esecutivi, tanto a livello nazionale che europeo. Di contro la speranza in un recupero di ruolo e forza per incidere veramente nelle dinamiche istituzionali non può che ripartire dal primo Ente a contatto con la comunità, ovvero i Municipi. Ecco perché tutti gli sforzi delle persone di buona volontà, animate dalla voglia di adoperarsi per cambiare registro, devono partire da lì, a cominciare dalle prossime elezioni amministrative di giugno. Eleggere cittadini che sappiano essere come la pulce di Trilussa, capace di ingrippare il meccanismo invalso.
Notevoli poi, per spessore e capacità di analisi, gli interventi di Maurizio Pallante (Movimento Decrescita Felice) sui Comuni e gli sprechi, quello dei Dott. Miserotti, Bolognini (di Pistoia) e Gentilini su salute-alimenti-inceneritori, di Marco Travaglio sulla legalità nelle Pubbliche Amministrazioni, del Prof. Petrella sugli acquedotti comunali, di Matteo Incerti su ecologia e riciclo, etc etc.
Insomma una tale quantità e qualità di idee, proposte, modelli da far sembrare quel teatro un'oasi rigogliosa nel deserto della politica italiana.
Una considerazione finale: ma molto di quello che abbiamo sentito ( e che ognuno può leggere su
www.beppegrillo.it/listeciviche ) non è stato anche patrimonio delle Liste Verdi sin dalla metà degli anni ottanta? E oggi invece cosa fanno, dove sono finite? Chiunque sia sufficientemente disintossicato dalla politica con la "p" minuscola immaginerebbe che Liste Civiche e Verdi debbano convergere gli sforzi per combattere assieme le medesime battaglie... a Firenze come a Bologna a Torino e ovunque in Italia. E' così o la partitocrazia peggiore, quella che divide o blandisce, ha contagiato proprio tutti, incupendo anche il sole che un tempo rideva?

Inveterati ottimisti continuiamo a sperare che la Politica riprenda la "P" maiuscola, anche grazie all'unione di intenti fra simili, a partire dai Verdi, dall’Italia dei Valori e dalle Liste Grillo!

 

Associazione FUTURO IERI – http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




13 febbraio 2009

Il Mondo Morto

 

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Il Mondo Morto

Alle volte mi chiedo cosa le genti del Belpaese temano oltre la perdita del patrimonio privato del singolo individuo? Forse nulla, perché per il Mario Rossi di turno la perdita dei soldi e del patrimonio è più di una morte civile, è la fine di tutto il proprio mondo e quindi di tutto il mondo. L’uomo e la donna nel Belpaese sono ciò che hanno, se non hanno semplicemente non sono. Del resto per la maggior parte degli italiani il mondo e la vita iniziano con il possesso di un patrimonio e con il suo uso. Entrambe le cose terminano nei neri misteri della morte nel momento in cui il trapasso impedisce il godimento dei beni e delle ricchezze acquistate o conquistate in vita. Alla luce di questo banale dato antropologico si capisce come Berlusconi, e ciò che rappresenta, sia molto di più di un fenomeno politico, per quanto vistoso e rumoroso, esso è la biografia morale e civile di tanta parte del nostro popolo. Chi scrive queste cose segue Travaglio e Grillo e li trova ottimi e buoni. Il mio non è quindi uno scritto in lode dell’attuale presidente del Consiglio, semmai è l’esternazione di questo dubbio: cosa ci vuole perché le diverse genti d’Italia comprendano che il loro modo di vivere è suicida, distruttivo delle ragioni della civiltà ereditata e cosa strana e pazza anche alla luce delle trasformazioni del presente. Nel 1527 gli eccessi del nostro Rinascimento furono mitigati dalla calata dei Lanzichenecchi, che ricordarono ai discordi signori d’Italia e al Papa Medici quanto duro fosse il prezzo che alla fine pagano le civiltà che si sviluppano senza la capacità di difendersi da se stesse e dagli altri. Questi crociati luterani, calati dalla Germania, con l’inganno e con la forza bruta delle armi riuscirono ad attraversare la penisola e presero Roma, la città era il grande centro della civiltà del Rinascimento. La Città Santa fu conquistata e sottoposta a un durissimo sacco. Dopo trenta giorni di violenze inaudite seguirono altre violenze di parte e la peste. Alla fine di quel 1527 a Roma era rimasto in vita un abitante su cinque. Ci vuole forse oggi l’ennesima calata dei Lanzi per capire che non si può vivere ognun per sé e Dio contro tutti, senza alcuna prospettiva di futuro, rimettendo le cose nostre a capi faziosi e interessati alle loro questioni private, eliminando dal proprio orizzonte mentale ogni realtà che non sia la propria. Forse questo è il segreto, in fondo questo è il cupo desiderio anche di coloro che stanno bene: arrivare alla fine, crepare dopo aver preso e goduto, incontrare il grande mistero della morte un minuto prima che inizi la grande danza macabra che svelerà a noi e al mondo di che lega sia fatta questa piccola patria. Forse il mondo di Berlusconi, e dei milioni di italiani che lo amano perché vorrebbero essere come lui, in segreto e senza dir nulla è già morto. Il mondo è morto. Tutto ciò che era stato prima è messo in discussione dalla crisi, dalle nuove guerre, dai processi tecnologici, dalla nuova moneta che abbatte la sovranità monetaria dei singoli stati. Forse tutto quel che era il Belpaese nel passato è già morto e per questo i molti in Italia sono fobici verso il futuro. Perché non c’è futuro, se va bene ci sarà solo la rinascita dopo la danza macabra.

IANA per FuturoIeri

Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




15 novembre 2008

IL CALCIO DELL’ASINO

Alle volte capita che si manifesti nella realtà quel proverbio antico che recita:”Arlecchino si confessò burlando”. Ossia che malefatte e timori taciuti vengan fuori alla luce del sole in circostanze festose o in occasione di burle e affini. Questo è a mio avviso il caso di un numero di una rivista gratuita fiorentina “Giullari” che è distribuita in città e ha il patrocinio di Provincia e Comune. Nel numero di Novembre 2008 pubblica una vignetta che ricade nel suddetto proverbio, un  tal Fremura mostra un disegno con un commesso viaggiatore sfacciatamente asiatico mentre offre a un commerciante un albero di natale rinsecchito in cui fanno bella mostra di sé decorazioni tratte dalla spazzatura come una scarpa rotta, lattinine vuote, stracci. L’asiatico nel fumetto così s’esprime “per le prossime festività natalizie, in catalogo abbiamo questo articolo (made in China) che pare fatto apposta per il vostro mercato (…)”.

Questo è un calcio dell’asino nei confronti dei saccenti e arroganti banchieri e dei professori d’economia, degli imbottitori di crani della persuasione politica, dei mestieranti della televisione fatta di chiacchere e luoghi comuni che hanno proclamato per anni la superiorità del mercato rispetto a qualunque altra cosa e che ora hanno distrutto perfino le basi su cui si fondava il loro potere. Di sfuggita ricordo che la nazione maggiormente colpita da questa disfatta economica e ideologica è quella statunitense. La stupidità delle  affermazioni di queste pessime categorie di umani si fonde perfettamente con la natura perfettamente e integralmente criminale dei bancarottieri che hanno distrutto i risparmi di milioni di famiglie negli Stati Uniti e in Europa. La rivista in questione si occupa di cose locali e non ha particolari pretese ma in un colpo solo con una vignetta senza particolari pregi stilistici smaschera il bluff dei potenti e dei loro esperti pagati un tanto a menzogna. Le paure che emergono inconsapevolmente dal disegno sono due: il travolgimento del Vecchio Mondo e dell’impero Anglo-Americano ad opera dell’Asia e della Russia e la fine del benessere e l’inizio di un periodo di minorità e di povertà per questo piccolo continente schiacciato fra l’Africa e l’Asia. Incidentalmente ricordo che l’Italia in Europa è il solito vaso di coccio fra i vasi di ferro e che quindi pagherà caro e probabilmente per tutti questo crollo di civiltà altrui. E’ amaro vedere che invece di far appello al coraggio di tutti e dare un forte esempio le nostre caste al potere s’arroccano per difendere i loro piccoli privilegi a costo di mandar in malora la stragrande maggioranza della nostra gente. Le nostre paure e le verità inconfesssabili, prima fra tutte che questo paese da decenni non ha più difensori nelle sue sedicenti classi dirigenti, emergono dalla satira, dallo scherzo, dalla provocazione. Aspetto solo di scoprire che siamo entrati nella terza guerra mondiale nel corso di uno spettacolo di Beppe Grillo o di Dario Fo. So che può succedere. Qui si è perduto ogni limite da anni

IANA
Sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri




10 ottobre 2008

LODO ALFANO: COMINCIA LA RACCOLTA FIRME PER IL REFERENDUM

LODO ALFANO: PARTE REFERENDUM

IdV e sinistra insieme ma l'11 ottobre manifestazioni separate

 

(ANSA) - ROMA, 7 OTT - L'11 ottobre comincera' ufficialmente la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano. Ad annunciarlo e' il leader dell'Idv Antonio Di Pietro. Alla conferenza stampa a Montecitorio c'erano anche Arturo Parisi del Pd ('ma non sono qui a nome del mio partito'), il segretario del Prc Paolo Ferrero, Carlo Leoni della Sinistra Democratica e Manuela Palermi del Pdci. Ma l'11 ottobre, giorno del via, ci saranno manifestazioni separate. A quella della sinistra dovrebbero aderire anche i Verdi.

 

 

Il Lodo-Alfano è una legge fatta per delinquere in libertà da parte dell'attuale premier e per non farsi processare. La libertà i cittadini la perdono in questa maniera, poco alla volta, concessione dopo concessione. Il governo ve lo sta già dimostrando, dopo il Lodo per le 4 cariche dello Stato passato nell'indifferenza di molti ora si avanzano nuove pretese arroganti che calpestano i principi della costituzione, della democrazia e della tua libertà. Arrivano richieste per il Lodo-Consolo per i ministri, arriva l'estensione del Lodo per Mills, chissà che non arrivi il Lodo anche per qualche criminale. Non lasciarti sfuggire di mano la tua libertà. Firma in una delle piazze per il referendum contro il Lodo Alfano. Hai il dovere di fermare la dittatura Berlusconi IV.

 

 

LE GIORNATE DELLA LEGALITA':

 

Roma - Sabato 11 ottobre 2008

 

In Piazza Navona dalle ore 10:00 alle ore 20:00 saranno raccolte le prime firme per il Referendum.

Durante la giornata si alterneranno artisti di strada, cantanti, gruppi musicali e personalità del mondo sociale, politico e culturale.

A partire dalle ore 15:00 inizieranno gli interventi e gli spettacoli con le performance di Andrea Rivera, Enrico Capuano, Tammurriata Rock, Enzo Avitabile e Simone Cristicchi.

Antonio Di Pietro, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Massimo Fini interverranno verso le ore 17:00.

Inoltre: sempre Sabato 11 ottobre tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia del nostro Paese manifestano a Roma, in Piazza della Repubblica dalle ore 14, uniti (si spera) contro le politiche di questo Governo e più specificatamente contro le scelte razziste, gli attacchi all'indipendenza della magistratura, al ruolo contrattuale del sindacato ed alle conquiste del mondo del lavoro, alla democrazia ed ai valori dell'antifascismo ed al ruolo istituzionale ed alla scuola pubblica ed alla sua funzione sociale.

 

Cagliari - 16/10/2008

Trento Bolzano - 18/10/2008

Napoli - 19/10/2008

Roma - Piazza San Giovanni 25/10/2008

Milano - 26/10/2008

LAquila - 1/11/2008

Genova - 7/11/2008

Torino - 8/11/2008

Potenza - 21/11/2008

Bari - 22/11/2008

Campobasso - 23/11/2008

Pescara - 28/11/2008

Ancona - 29/11/2008

Udine - 5/12/2008

Bologna - 6/12/2008

Venezia - 7/12/2008

Perugia - 12/12/2008

Firenze - 13/12/2008

Cosenza - 14/12/2008
 
Amici di FUTURO IERI  ( http://digilander.libero.it/amici.futuroieri )




15 luglio 2008

DECRESCERE PER RISALIRE

Le direttrici di marcia proposte con lungimiranza dagli ecologisti già vent’anni fa appaiono oggi indispensabili ma non più sufficienti: fonti di energia «rinnovabile» o tecnologie ancor più sofisticate per poter avere uno «sviluppo sostenibile». Dobbiamo trovare il coraggio e la franchezza per guardarci negli occhi e ammettere che non può esistere alcun «sviluppo sostenibile». In letteratura si chiamerebbe ossimoro. Questo Sviluppo, così come è stato concepito dalla rivoluzione industriale in poi, è per definizione insostenibile. Ogni suo ulteriore incremento, comunque ottenuto, conduce ancor più velocemente alla rovina ecologica. È illusorio pensare di salvare la capra e i cavoli, lo Sviluppo ma anche l'ambiente, con il ricorso a fonti di energia «alternative». Qualsiasi fonte di energia usata in modo massivo è inquinante. Se al posto del petrolio e dei combustibili fossili si userà l'idrogeno, tanto caro al tecnologico Rifkin, si alleggerirà l'ecosistema in un punto ma lo si appesantirà comunque in qualche altro. Senza contare che la conversione di una fonte di energia in un'altra esige tutta una serie di adattamenti sistemici che non possono esser ottenuti che usando altra energia. Cosicché, se nel particolare si ottiene una riduzione dell'inquinamento da due a uno, a livello sistemico lo si quadruplica. E invece di risolvere il problema lo si aggrava. Basti pensare all’esempio delle moderne autovetture, hanno standard di inquinamento più bassi rispetto alle generazioni precedenti, eppure il problema dell’inquinamento dovuto alla produzione di CO2 e alle polveri sottili emesse dai motori a scoppio cresce esponenzialmente ovunque, aumentando di anno in anno -in ossequio al P.I.L.- il loro parco circolante, il loro uso e abuso.

«La tecnologia» ha detto una volta il filosofo della Scienza Rossi «per ogni problema che risolve ne apre altri dieci ancor più complessi con un effetto moltiplicatore».

Ci siamo dimenticati dell'entropia, della seconda legge della termodinamica che Carnot enuncia nel 1824 a proposito dei flussi di calore delle macchine a vapore e che nel 1860 il fisico tedesco Clausius estese alla produzione di tutte le forme di energia. Per non dire, molto prima, di Democrito.

Tutto ciò perché in Occidente (e da qualche anno anche in oriente) non ci si vuole, o non si può, rassegnare a una società in cui lo sviluppo, la produzione di beni, il consumo, l'economia, il Prodotto Interno Lordo, non siano in costante crescita.

E invece l'unica soluzione, se non vogliamo distruggere definitivamente l'ecosistema che ci ha dato e ci dà la vita, è la "Decrescita": dei consumi, della produzione, dell'economia. Noi dobbiamo ridurre drasticamente i nostri livelli di vita, anche perché il cosiddetto benessere -andando anche oltre la questione dell'inquinamento, che è solo la più immediatamente percepibile da chiunque- si è rivelato uno straordinario malessere esistenziale.

In altri tempi sono state guerre, pestilenze, o altre tragiche catastrofi a ripristinare, per eterogenesi dei fini, il ciclo della natura all'organizzazione umana. Per cui, come ad una estate di raccolta segue un autunno ed un inverno di riposo per preludere di nuovo ad una primavera di rigoglio, così veniva smorzata la concezione malata di uno “Sviluppo” come linea retta tendente all'infinito.

La battaglia politica, per chi ha in odio le guerre, massimamente quelle vigliacche moderne, è quella di coltivare la saggezza dell'uomo. Saggezza, se non più oramai istintuale almeno aiutata dai morsi della crisi economica galoppante, capace di indurre a stili di vita più sobri e, perché no, più gratificanti.

Dobbiamo lottare per affermare nelle condotte individuali e collettive il concetto di limite contro una “ùbris” (onnipotenza) dilagante -come ad esempio la scienza che si fa scientismo, cioè la più intollerante religione-, per affermare non solo i diritti inviolabili della persona ma ancor prima i doveri inderogabili verso la comunità.

Risultano essere, pertanto, logore le categorie di sinistra e destra figlie della medesima matrice positivista. Altro che Marx o Smith, è San Francesco il vero rivoluzionario d'oggi giorno!
 

http://biodiversitaverde.blog.dada.net/post/1206958795




9 luglio 2008

PIAZZA NAVONA E LA LINFA PER NON PIEGARE LA SCHIENA

Manifestazione eccezionale, quella di ieri pomeriggio a Piazza Navona organizzata dalla rivista Micromega contro le leggi-vergogna del quarto Governo Berlusconi.
Verosimilmente c’erano circa 80.000 persone, ben oltre quante può contenerne la bellissima Piazza romana, straripante anche nelle vie adducenti, le altrettanto belle vie degli artigiani. A qualche centinaio di metri, nei Palazzi del Potere, orecchi sordi e occhi ciechi continuavano il valzer ipocrita degli abboccamenti e dei tentativi di “dialogo”, o “pizzo” come l’ha ben definito Marco Travaglio.
Se Tonino Di Pietro ha saputo, devo dire con garbo e creanza, gettare il manto sulla folla è solo e soltanto perché, ad oggi, rappresenta l’unica vera ed efficace opposizione parlamentare e popolare a Berlusconi. Personalmente spero anche in un risveglio dei sindacati, confederali, di base o autonomi, affinché a loro volta sappiano fare la propria parte, evidenziando una (responsabile ma tosta) opposizione sociale al tentativo in atto di scardinare pian piano tutti i servizi pubblici. Troppo chiedere?
Stamani, di levata, al giornale radio - forse assonnato - ho ascoltato incredulo i resoconti del “No Cav. Day”. Sarà stato il sonno, per una dormita notturna un po' ridotta, ma mi sono domandato quale manifestazione avessi visto. Dubbio mattutino: sono io dissociato, o sono questi giornalai che vogliono prendermi per i fondelli? Mi stropiccio gli occhi, bevo un buon caffellatte e ripenso a quanto ascoltato, ovvero che Beppe Grillo avrebbe insultato il Quirinale - lesa maestà moderna -. Ma quale insulti, Beppe ha soltanto detto, fra gli applausi scroscianti dei presenti, «Ve lo immaginate Pertini avallare una legge che lo pone al di sopra di tutti gli altri cittadini, in contraddizione col fondamentale principio che i padri costituenti vollero all’Art. 3 della Carta costituzionale? Ma neppure Scalfaro o Ciampi l’avrebbero mai fatto!». Ecco, tutto qua. Eppure a sentire i commenti di oggi, pare una piazza eversiva. Quando di eversivo c’è invece quello che si sta architettando a Palazzo Grazioli/Chigi. Mondo capovolto. Si capisce concretamente perché è urgente battersi per un’informazione autonoma e indipendente.
Può darsi che la simpatica Sabina Guzzanti si sia lasciata prendere un po’ la mano, ma su quel palco non c’erano canovacci già scritti o paletti imposti. E sappiamo, oggi, quanto la libertà di pensiero sia un lusso, quasi sovversivo e infatti considerato da qualcuno sedizioso.
Questa una giornata di aria pura, senza scorie né tossine. Sarà stato il ponentino che provenendo dai colli voleva a suo modo depurarli???!!!


Amici di Futuro Ieri 
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/nove.htm




30 aprile 2008

PER TUTTI E PER NESSUNO

 

Se non ho ascoltato male nella sua adunanza-fiume a Torino del 25 aprile 2008 l’arcinoto Beppe Grillo presentò ai suoi uditori un numero imponente di basi NATO in Italia, 113 mi pare d’aver capito. Collegava a questo dato poco simpatico alcune considerazioni generali sulla qualità della “Democrazia” nel Belpaese. Credo che da questo sobrio dato si possa partire per delle pertinenti considerazioni sulla presente Repubblica e sulla sua costituzione.

Questa Repubblica, che si vuole esser nata dalla Resistenza, presenta una caratteristica forse unica nel contesto almeno del panorama Europeo: essa è di tutti e di nessuno. Intendo dire che le principali forze politiche che oggi condividono lo spazio politico nazionale presentano degli orientamenti ideologici molto forti e pochi punti in comune, l’appartenenza ad un comune sentire ideale vincolato da una Costituzione ha del miracoloso o forse del falso. Partiamo dalla Lega Nord essa era nel 90’ secessionista oggi è forse federale, la Costituzione non parla di Repubblica federale o di Nazione Padana altra rispetto alla Patria ufficiale. Anzi la Costituzione descrive una Nazione indivisibile sul modello dello Stato nazionale ottocentesco. Forza Italia: non credo sia un mistero la forte ammirazione dei leader di quel partito per il modello Statunitense di civiltà, politica e cultura, nella Costituzione però non c’è posto per una Repubblica presidenziale ed inoltre nella Carta fondamentale si formula il concetto di economia mista che è ben diverso dall’economia liberale dura e pura. L’ex MSI, che oggi ha un diverso nome, pare si sia convertito ai valori democratici, comunque sia le sue antiche radici non sono certo nella vicenda Costituzionale o nella Resistenza, sui partigiani in passato non sono mancati dei distinguo da parte di alcuni suoi esponenti. Quel che resta della Sinistra-sinistra che ha fede nel comunismo ha cavalcato l’idea di un altro Mondo possibile o di un ritorno del comunismo sotto diverse spoglie segno che questa Repubblica è una veste che gli va stretta. I verdi, che tanto mi son cari, sono così pochi e bistrattati che contano ben poco nel dibattito sui massimi sistemi, certamente hanno espresso una forte critica nel come viene gestita la cosa pubblica e il territorio e vivono con disagio l’andazzo generale. Il mondo politico cattolico, se è tale, ha come tutore morale lo Stato del Vaticano e il Romano Pontefice; qualcosa quindi di altro e diverso rispetto alla Repubblica. Del resto essa, come era nei desideri di Pio XII, a suo tempo meritava di essere cristianizzata. Coloro che si fanno alle forze d’ispirazione liberale o liberaldemocratica conoscono bene il concetto di economia mista e di pubblica istruzione, e la conferma del concordato fra Stato e Chiesa che stona con i loro modelli di riferimento che sono collocati nel mondo Anglo-Americano dove il fare impresa è cosa, almeno idealmente, che compete al privato e al mercato e la fede è cosa da protestanti che riguarda il singolo, e l’istruzione è un fatto privato. L’estrema destra e i movimenti autonomisti&secessionisti esprimono istanze critiche dure nei confronti dello Stato e della Costituzione. Cosa tiene insieme questa Repubblica e le impedisce di disgregarsi forse è un mistero o forse no. Credo che questo sia dovuto al fatto che nessuno ci ha mai davvero creduto a questa nostra forma di Stato, alle sue istituzioni, del resto i modelli che davvero avevano in testa i più erano difformi da questa Repubblica Parlamentare, si pensi solo al voto Monarchico nel dopoguerra, e quindi il suo esistere o mutare non turba e non ha turbato più di tanto. L’arte di arrangiarsi e il compromessoal ribasso tengono a galla ciò che da mezzo secolo dovrebbe essere sprofondato nel fango. Una Repubblica di tutti e di nessuno, uno Stato come albergo da poco prezzo utile per trascorrere una notte e ripartire il giorno dopo e non molto di più. Del resto l’alternativa a questa lettura sembra essere la certezza che neanche le ideologie sanguinarie del Novecento sono state credute fino in fondo e che quindi ciò che era predicato nel pomeriggio al comizio in piazza era smetito nelle altre ore del giorno dalla granitica volontà di fare i propri comodi. Forse esagero con questo dualismo, le due cose possono convivere allegramente, del resto l’importante è essere italiani in Italia.

IANA per Futuroieri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri 



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