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24 giugno 2018

Ricetta precaria n. 37

Ricetta precaria

37   Numero primo

                                                   Pasta governativa alla moda mediatica dell’anno 2018

 

Quante volte ho corretto i compiti delle mie classi col sottofondo musicale delle opere dell’inclito e mirabile maestro di musica barocca Federico Maria Sardelli. Quante volte i suoi virtuosismi hanno accompagnato il mio pennino che vergava di rosso le maldestre e improvvisate risposte storiche e filosofiche dei miei discenti. I quali me li ritrovo schierati alla maturità, e dovrò pure fare il membro interno, per l’esame definitivo e conclusivo. La disavventura del virtuoso della musica barocca è del giugno 2018 con i social media, da cui è stato censurato in modo sinceramente opinabile, per la precisione Facebook. La questione ruota  intorno alla questione tutta politica della sua analisi intorno a dei B***ei di sinistra che hanno votato a favore del governo Salvamaio. Certo che è difficile di questi tempi tenere la bocca chiusa e la penna o la tastiera in catene, alla fine qualcosa capita di scrivere o di dire e suona male la censura mediatica in questo caso almeno. Quindi un pensiero ossequioso alle profonde riflessioni del maestro, che non condivido del tutto e lui rimane comunque bannato, e passo alla ricetta in questione.

Una bel piatto di pasta governativa.

Per prima cosa pasta tipo paglia  e fieno dai  colori governativi  giallo e  verde

Ingredienti per il sugo

1 cucchiaio e mezzo, ma anche due, di sugo alla bolognese avanzato e comprato al supermercato

1 cucchiaio di banale passata di pomodoro

Mezza cipolla tagliata fine - così se vi va potete piangere-

Sette olive di vario tipo tagliate, 2 foglie di basilico. 1 cucchiaio di olio piccante.

Questi ingredienti poneteli assieme in una padella per fare il sugo, assicurandovi d’ammorbidire la cipolla

A parte ponete  parmigiano grattugiato e cinque pomodorini freschi tagliati fine che unirete al sugo quando sarà già cotto e  pronto.

Unite parmigiano e pomodorini al sugo ormai pronto e poi unite il tutto con la pasta paglia e fieno appena scolata. Ne uscirà una cosa dal sapore forte mitigata dal fresco del pomodorino. Tipica ricetta estiva.

A chi piace ci sta bene assieme  il vino bianco freddo.




20 luglio 2013

Diario Precario Dal 14/6 al 18/6/2013

Data. Dal 14/6/2013 al  18/6/2013

 

Note.

Scrutinio alle 8.00.

Fine.

Davvero la fine di questo periodo d’insegnamento

Secondo rito: restituzione dei registri personali.

Poi considerazioni personali sull’anno scolastico che tengo per me.

Delle due quinte quattro non ammessi in una, e due di questi miei allievi alle lezioni alternative, e nell’altra tre non ammessi.

 Il numero dei non ammessi mi disturba.

 

Considerazioni.                                                        

La mia disposizione d’animo è tale che ho avuto un cattivo sogno la notte del 17 e sdoppiato perfino.

Ossia ho sognato male, mi sono svegliato, mi sono riaddormentato e di nuovo un cattivo sogno.

Ne deduco che il mio inconscio ha qualcosa d’inquieto.

Una stagione di lavoro è finita. Un nuovo anno di lavoro si prospetta.

Così va nel sistema del precariato si passa da un anno scolastico all’altro spesso senza continuità.

 

Osservazioni

 Quando le lezioni cessano si chiude un ciclo iniziato nel momento in cui metti piede in aula. Se hai il contratto da precario non hai garanzia di continuità e devi farti una ragione della scissione fra la natura intima del tuo lavoro e il senso del tuo contratto. Ho fatto due sogni che indicavano in modo brutale la cessazione del ruolo che avevo. Uno era una specie di cartone animato sulla presa di una fortezza una roba da pirateria del settecento, dove un tesoro grande non veniva né conteso né bramato dai conquistatori intenzionati a far chissà che cosa. L’altro invece mi trovavo a far lezione ed erano spariti gli strumenti della lezione, perfino al lavagna, gli studenti dell’ultimo anno non mi davano retta e alla fine interrogavo me stesso e poi spariva tutto. I due sogni li ho interpretati come l’evidenza della cessazione dell’esperienza lavorativa. Il tesoro che lasciava indifferente era probabilmente quel che avevo cercato di comunicare e d’insegnare, e la lezione inutile era la percezione onirica dei limiti del mio lavoro. Così ho interpretato i due sogni, ho cercato di dare un senso a quanto mi comunicava l’aspetto onirico della mia esistenza, credo che cominci a pesare sulla mia coscienza questa condizione di precariato nella scuola pubblica che si protrae da otto anni nella quale ogni anno la mia esperienza lavorativa viene rimessa in discussione senza nessuna continuità se non casuale. Non mi sento valorizzato dal sistema, c’è poco da fare così stanno le cose.

Poi c’è la grande questione del tempo dell’essere umano che è relativamente breve, quindi tempo che va e non torna. Per questo il tempo di lavoro assume una certa importanza perché finisce con l’esser una parte della propria vita, si lega alla tua identità personale e alla vicenda umana che porti avanti con il tuo esserci in questo mondo e in questo tempo. Quindi la restituzione delle chiavi del cassetto e, dopo gli scrutini, dei registri segnano la cessazione di quella esperienza che compone una parte del tempo e della  vita; e nello specifico del mio tempo e  della mia vita. In effetti quando si è dentro il lavoro non si visualizza come esso sia parte del flusso d’esperienze che formano un pezzo della propria personale vita, eppure proprio la natura del mio lavoro dovrebbe indicarmi l’importanza del pensare quanto faccio nel corso dell’anno scolastico come parte di un percorso unico. Comunque sia su quest’anno scolastico fatto l’ultimo scrutinio e consegnato i registri cala la parola fine, ci potrebbe essere una riconvocazione a settembre per la commissione giudicante gli esami di riparazione, comunque sia è andata. 

Ora ho bisogno di riposare e di lasciar che la mia mente s’abitui alla cessazione di questo quotidiano rapporto di lavoro e sia pronta a un nuovo incarico fra circa tre mesi. Vita e lavoro a mio avviso sono strettamente connessi in questo tempo, per questo, in generale, il lavoro dovrebbe esser qualcosa di più e di diverso da una serie di aridi rapporti mercantili, di dati numerici, di “produttività”. Il lavoro potrebbe esser una parte della costruzione del senso della propria esistenza qui e ora.

 Ma capisco che è chiedere troppo di questi tempi, la completa realizzazione di se stessi nel proprio tempo stride con le difficoltà del momento, il qui e ora punisce le aspirazioni senza fondamento.




7 luglio 2013

Diario Precario Dal 9/6 al 10/6/2013

 

Data. Dal 9/6/2013 al  10/6/2013

 

Note.

Notte prima dello scrutinio. Ovviamente son andato a mangiare i tortelli di Prato a Vernio.

Scrutinio alle 8.00.

Sono segretario, una cosa da fare in più; peraltro non facile.

 

Considerazioni.

Battuta personale a proposito della continuità didattica: chi presenta il foglio-ferie, chi ha il contratto scaduto.

Sto diventando sarcastico e un po’ acido, gli anni pesano.

I tortelli erano buoni, davvero una cucina raccomandabile quella della Casa del Popolo di Vernio.

Fra un bicchier di vino e una buona forchettata ho come al solito ragionato di politica e di costume con il Vincenti.

Mi rendo conto però che questo non serve. Almeno per quel che mi riguarda.

Tutto gira su se stesso: i ragionamenti, i discorsi, le analisi argute vengono pronunciate, magari criticate, anche lodate; e poi nulla accade.

Senza un potere reale e concreto le parole rimangono aria e suoni che si perdono nella notte.

Non è certo ragionando in modo amichevole, a tavola, fra una cosa e l’altra che può cambiare questa realtà umana.

La zona delle montagne rimane comunque molto bella, c’erano davvero dei bei paesaggi leggermente deturpati dai soliti capannoni.

Di notte vedendo il profilo delle montagne e delle colline a nord di Prato mi rendo conto che c’è una fisicità del territorio che va oltre i tempi ristretti della vita umana. Il profilo dei monti e delle colline di notte mostra una natura imponente, che attende la sfida dei millenni e non quella dei decenni o degli anni. Il profilo della conformazione della terra si stampa nella notte come una massa nera su un cielo scuro.

Anche viaggiando in auto la massa dei monti e delle colline colpisce l’attenzione. Ti senti un minuscolo dettaglio in una storia non umana votata a passare ancora qualche altra epoca geologica.

Tra parentesi scrivo che siamo nell’Eone Fanerozoico, l’era è il Cenozoico, il periodo è il Quaternario e l’epoca attuale è l’Olocene.

Davanti alle decine di  millenni l’essere umano singolo è maledettamente fragile, marginale, un granello di sabbia in una spiaggia.

La mia disposizione d’animo non è serena.

C’è uno scarto troppo grande fra la brevità della vita umana e la manifestazione della natura.

Questa presente forma di civiltà industriale non riesce a trovare alcun tipo d’armonia dentro le società umane, d’integrazione con la natura e la conformazione questo pianeta, di senso proprio per quello che riguarda i fini generali e collettivi. Questa civiltà è moltiplicazione di ricchezza, tecnologia e potenza senza un senso ultimo, un fine superiore. O se c’è pare inconfessabile perché non è evidente e non è pubblico.

Eppure il confronto a livello di pensiero alto, di sincera preoccupazione per il futuro dovrebbe essere non la tornata elettorale prossima ma il senso della vita umana su questo pianeta.

Il problema  che si esiste come singoli. Alla fine è il singolo che si confronta con qualcosa che rimanda all’eternità, allo scorrere dei milioni di anni.

 La collettività, e non solo in Italia, pensa al qui e ora; l’agenda delle priorità e del dibattito pubblico è legata ai tempi dello spettacolo, del commercio, della pubblicità, della finanza internazionale. C’è un oltre che non viene neanche pensato o intuito. In fondo mi piace pensare allo scorrere dei secoli e  dei millenni e delle centinaia di migliaia di anni perché mette fra parentesi questo presente, in quanto questo pensiero lo confina e lo rende incredibilmente mortale; in una parola lo svuota della sua potenza ipnotica, affabulatoria e ingannevole.

 

Osservazioni

Sono alla chiusura di un percorso scolastico. Del solito percorso, per così dire. Una specie di labirinto del precario che ogni anno si ripresenta ad ogni nuovo contratto.




4 luglio 2013

Diario Precario Dal 7/6 al 8/6/2013

Data. Dal 7/6/2013 al  8/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno due, meno uno…

Fine lezioni per Nappini

Mini-rito della restituzione delle chiavi del cassetto.

Ultima ora di lezione: reazioni opposte da parte degli allievi chi si dimostra riconoscente, chi quasi infastidito.

Va bene così. Sta nel divenire delle cose.

Prima riunione della commissione a tre su una proposta per l’ora alternativa da presentare a settembre

Sabato notte scrittura via internet di voti e giudizi

 

Considerazioni.

Il rito della riconsegna delle chiavi è  stato un lampo, una breve formalità. Meglio così.

Le mie lezioni cessano, per motivi d’orario, quest’anno prima dell’ultimo giorno di lezione, di solito l’ultimo giorno è difficile da gestire. In effetti scavando nei ricordi mi è capitato proprio d’assistere a una sorta di primordiale e infantile scatenamento, l’energia con cui escono dalla scuola l’ultimo giorno non è paragonabile a niente di simile durante l’anno scolastico. Talvolta i presidi mandano circolari apposite perché gli studenti cercano di forzar la mano sulla disciplina e di non far nulla; e poi fuori dalla scuola, di solito, si vedono gavettoni e lanci di uova. Talvolta qualche passante s’arrabbia, specie se la scuola è nel centro di una città.  Questo stavolta non mi riguarda. Finisco il giorno prima.

La scuola è finita e ora  c’è lo scrutinio finale che inizia con la messa online sul sistema Argo delle votazioni e dei giudizi.

Io preferisco lavorare di notte, dopo aver riletto più volte il registro personale e segnato quel che devo inserire. Nella mia zona dopo le 23 comincia a scendere un silenzio rotto solo da qualche auto e camion che supera i limiti di velocità o strombazza in piena notte, da qualche urlo, da qualcuno che sbatte porte e portiere. Così con la finestra aperta mi metto al computer e lavoro per il giudizio, quello conclusivo. Il silenzio della periferia quando si riesce a percepirlo è una fotografia del proprio mondo interiore, è come vedersi riflessi nell’acqua scura. Il lavoro diventa dialogo con se stessi e ripercorri cosa hai fatto, cosa credevi di fare, quali risultati hai raggiunto, voti e giudizi ti forzano a dare l’estrema sintesi al lavoro che è anche un pezzo di vita e di memoria. La periferia di notte  è un silenzio rumoroso e quindi ti lascia solo con i tuoi ricordi e i tuoi pensieri.

C’è qualcosa d’artigianale, di medioevale nel lavoro del docente, proprio perché è in uso la registrazione informatica emerge con forza la necessità di far entrare in formule e numeri quel che si è fatto. Più si usano cifre e frasi fatte o griglie più emerge che qualcosa sfugge sempre al dato numerico. Il docente ha a che fare con l’irriducibile singolarità dell’esser umano e non è facile inquadrare il singolo e la sua vicenda dentro una griglia di valutazione che pensa in termini generali e collettivi.

Dal momento che l’insegnamento impartito darà i suoi frutti nel corso della vita del singolo, se di un serio insegnamento si tratta, è facile osservare che c’è qualcosa di profetico, di destinato al dopo e al domani nel lavoro del docente.  

 

Osservazioni

Spesso mi sembra d’essere un profeta che predica alle rocce.




26 giugno 2013

Diario Precario Dal 3/6 al 6/6/2013

Data. Dal 3/6/2013 al  6/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno tre, meno due, meno  uno ormai resta solo la burocrazia e forse l’ultima spiegazione o interrogazione.

Tempo variabile, piove e poi arriva il sole.

Notizie: netto aumento delle proteste in Italia per povertà e disoccupazione e vittoria dei governativi nella guerra siriana, i ribelli sono in fuga.

Collegio docenti finale: quasi quattro ore.

 

Considerazioni.

La scuola è finita e son riuscito a farmi mettere in via temporanea in una commissione che stilerà un documento sulla possibile organizzazione dell’ora alternativa alla religione cattolica, ovviamente questo mio lavoro è a gratis, ovvero non ho incentivi economici. Lo spirito del docente deve prevalere sulla materia in questa piccolissima cosa.

 Suona un po’ assurdo per un precario.

Nell’ultimo consiglio ho voluto dir la mia sull’ora alternativa e come al solito mi son fatto carico dei miei pensieri. Personalmente credo che sia impossibile oggi fare un ragionamento di etica o un ragionamento sulla Costituzione senza prima aver costruito un vocabolario minimo. La stragrande maggioranza degli studenti non sa cosa sono i partiti citati nell’art.49 della vigente Costituzione Italiana perché non li ha mai visti. Voglio proprio prendere l’esempio dell’art.49 perché mi semplifica l’argomentazione. I ragazzi e le ragazze nati dal 1994 in poi non hanno, per motivi anagrafici, memoria, di cosa è accaduto prima a livello politico, sociale, di vita quotidiana. Ciò che sanno del passato recente è spesso frutto di nozioni o argomenti che si sono sedimentati per caso o sono arrivati loro in modo frammentario se non addirittura distorto. Ad esempio cosa poteva esser un partito politico italiano della Prima Repubblica  lo possono immaginare o ricostruire perché semplicemente sono nati dopo quei fatti e quel tipo di costume e di società.  Quelli di oggi non sono più i partiti del dopoguerra, sono perlopiù organizzazioni politiche diverse  simili ai partiti liberali dell’ Ottocento, quindi se un liceale associa un partito di massa del Novecento ai movimenti o ai partiti legati a un singolo personaggio di questo XXI secolo  rischia di trasporre il presente sul passato e di giudicare o pensare ciò che era stato come se fosse un fatto del quotidiano. Se non viene fatto un percorso per spiegare allo studente la natura e la storia dell’argomento in esame, nell’esempio si tratta del partito politico, il rischio che capisca poco o male è fortissimo. Sono persuaso che oggi ragionare d’etica anche in senso laico presupponga percorsi di conoscenza strettamente collegati all’attualità e alla padronanza delle parole che orientano in questa civiltà industriale. Del resto il grosso della comunicazione che passa oggi è pubblicità, intrattenimento, spettacoli; gli adolescenti e i pre-adolescenti sono bombardati da un tipo di cultura dei consumi e dello spettacolo che non si accorda con il ragionamento, la meditazione sui grandi problemi, la comprensione delle grandi questioni di questa civiltà industriale arrivata a toccare gravi problemi di sviluppo e crescita.

Per il resto nel mio quotidiano prevalgono le preoccupazioni di fine scuola.

Domani è l’ultima lezione per me. Con venerdì chiudo.

Dopo rimane solo il dato numerico dello scrutinio.




17 giugno 2013

Diario Precario Dal 30/5 al 2/6/2013

Data. Dal 30/5/2013 al  2/6/2013

 

Note.

Lezioni mancano meno cinque ormai.

Ora la prospettiva è lo scrutinio e fare le medie.

Domenica faccio il presentatore del Judo club alla festa dello sport di Sesto

Sabato e domenica fuori a cena.

 

Considerazioni.

La mia testa pensante va alla fase degli scrutini.

Ho le ultime ore per decidere, interrogare, calcolare le assenze, fare le somme e le sottrazioni del caso.

Mi sono messo nell’aula vuota di fisica con un righello in mano e la matita per far il punto sulle assenze, in quel momento l’insegnate sembrava un contabile dell’ottocento, poi i risultati finiranno sul sistema di registrazione elettronica della scuola. In quel momento come  ero sospeso fra l’ottocentesco registro di carta e il XXI secolo digitale.

Lo scrutinio finale è il momento dove è necessaria maggior precisione, dove lo strumento dell’Ottocento incontra il XXI secolo dove il dato numerico registrato su carta dovrà diventare digitale.

Sbagliare vuol dire prestar il destro a un ricorso di eventuali bocciati o delle loro famiglie.

Lo scrutinio non è iniziato e già sono al punto di pensare ad esso, mi proietto già verso la fine prima che arrivi la parola stop.

Sono giorni piuttosto intensi.

L’Italia intanto mi par sempre più triste. La cronaca continua ad essere pessima, notizie di delinquenza, cronaca politica fusa con la giudiziaria, confusione, incapacità di affidarsi a voci credibili o autorevoli, venti di guerra nel Mediterraneo, troppe storie di povertà e disoccupazione.

La manifestazione sportiva a Sesto con l’occasione dell’anniversario della Repubblica è andata bene, con dei volenterosi e con i maestri si è portato il materiale, allestita la postazione, fatta l’esibizione e ho presentato la palestra. La giornata di sole era bella, temperatura ottima, c’erano nel parco le più importanti realtà sportive del territorio di Sesto Fiorentino.  La folla di curiosi e amatori del parco di quest’anno rispecchia una popolazione del Belpaese molto variata con una percentuale crescente di popolazione proveniente dai quattro angoli del pianeta, l’Italia da questo punto di vista come prima  impressione si presenta sempre di più come una sorta di Stati Uniti in miniatura, o se si vuole come una caricatura degli USA.

C’è una sorta d’Italia sospesa fra passato ingombrante, un presente estremamente provvisorio e un futuro imprevedibile.

Da tempo credo che questi ultimi due decenni nei quali mi trovo a vivere qui in Italia  siano una sospensione, una lunghissima pausa in attesa che ben  altre potenze impegnate in lotte titaniche  definiscano il futuro dell’Europa e di gran parte della razza umana e delle risorse del pianeta.

Occorre precisare che le risorse sono abbondanti ma finite.




3 giugno 2013

Diario Precario Dal 24/5 al 29/5/2013

Data. Dal 24/5/2013 al  29/5/2013

 

Note.

Lezioni quasi finite, quindi vicina la chiusura del rapporto di lavoro.

Conto i giorni, conto alla rovescia per la fine delle attività scolastiche.

Subito furto dei tergicristalli.

Tempo variabile.

Notizie: netta flessione del Movimento di Grillo alle Comunali e peggiora la guerra siriana.

 

Considerazioni.

Ho subito un furto, mi han smaterializzato i tergicristalli, 36 euro di danni. Meno male che non avevo urgenza d’usarli altrimenti un furto lieve poteva trasformarsi in un qualche tipo d’incidente. Fatta segnalazione alla polizia. In effetti nella mia zona capita talvolta qualche episodio di piccola delinquenza come: furto di gomme, di benzina, aggressioni, rumori molesti di notte, perfino furto di gomme d’auto. Il fastidio e il senso d’essere vulnerabile è più grave del danno nel mio caso. In effetti un mascalzone così come può rubare i tergicristalli o rapinare della benzina col sistema dei tubi può far di peggio. Come alcuni anni fa quando ci furono diversi episodi d’incendio ad opera di uno o più piromani. Vulnerabile. Ecco la sensazione che mi prende. Posso esser colpito con grande facilità. Reagire è difficile. Come si fa. Proprio le abitudini e i ritmi di vita forzano ad esser ripetitivi e quindi facile bersaglio dei malintenzionati. Quest’anno son forzato a riconoscere i miei limiti ossia considerare quanto son vulnerabile, infatti è facile colpire un tipo che ha un lavoro di fatto precario, che ha orari fissi, disposizioni, tre o quattro attività sociali. Sono stanco. C’è in me un malessere che deriva dalla condizione di precarietà troppo a lungo protratta e dall’ossessione per il denaro coltivata da grandi masse della popolazione che squalifica qualsiasi attività umana che non produca rapidamente  profitto in denaro. Il parere dei molti pesa e può schiacciare quando diventa una sorta di spirito dei proprio tempo. Mi sento come se fossi incapace di attaccare chi si muove contro di me, purtroppo l’avversario non ha né nome né volto; si tratta della  mia condizione di precariato che provoca una sensazione di debolezza, inadeguatezza, infelicità. Di per sé la cosa è comune e dovrebbe esser l’incentivo psicologico a darsi da fare, in realtà porta spesso a un malessere persistente e diffuso. Da quando il precariato si è unito alla globalizzazione voluta e imposta dalla finanza inglese e statunitense all’Europa e al mondo il male di vivere è aumentato e la piccola borghesia italiana si è impoverita nel giro di un paio di decenni.  Mi sono visto come uno che è debole, uno dei tanti che non riesce a trovare il punto per colpire il nemico, l’oggetto che deve esser rimosso, il bersaglio. Quindi essendo debole la mia percezione è di esser potenziale vittima, potenziale oggetto di prepotenza o violenza altrui, in questo caso l’occasione per questa considerazione è stata un piccolo furto. Chi ha fatto il furto è sparito e non so chi possa essere, probabilmente resterà ignoto. Il problema tremendo del declino italiano è che la persona comune non riesce a capire da che parte arriva l’aggressione, da dove comincia il processo che porta allo smantellamento di interi pezzi del Belpaese e di dissoluzione di cose che riteneva certe e sicure. In questo non vedere e non sentire il nemico è causa di un crollo dell’autostima, è come combattere contro l’aria o l’acqua del mare. I fatti prendono la forma del furto, pezzi d’esistenza, cose date per certe spariscono, e rimangono solo cause apparenti o mezze verità o congetture su cosa sia davvero successo o cosa possa esser davvero accaduto. Le piccole storie di tanta gente comune sono mosse da fili invisibili, da grandi eventi finanziari e da guerre vere o anche solo politiche che avvengono lontano spesso oltre il confini nazionali, ma qui nel Belpaese si vedono solo le ombre e spesso solo gli effetti. In questo non sapere rimane al singolo il Italia resta difficile il dovere della ricerca, il trovare una risposta non banale e non cretina fra una scadenza sul lavoro e una cosa urgente da fare; l’urgente impedisce di pensare, toglie capacità di trovare quelle risposte spesso lontane e perfino oscure che sono dietro il declinare di gruppi sociali e lo spegnersi lento di un a vecchia Italia.




24 maggio 2013

Diario Precario Dal 17/5 al 23/5/2013

 

Data. Dal 17/5/2013 al  23/5/2013

 

Note.

Lezioni regolari, qualche prova scritta.

Conto i giorni.

Contare mi spinge a pensare sul tempo e sul tempo che è finito.

Tempo variabile, qualche dolore fisico.

Notizie bruttissime sulla stampa: povertà, suicidi, violenza, omicidi

 

Considerazioni.

Mi prende male. Da mesi ormai quando leggo il giornale scopro fatti di sangue o suicidi legati al disagio psichico o alla miseria o  tutte e due le cose, e questo in Italia non in qualche luogo oscuro dell’Asia.

I suicidi poi sono spaventosi. Un italiano che si suicida non ha neppure il conforto della propria cultura tradizionale o della religione dei padri e dei nonni. Il suicidio dell’Italiano è un gesto di disperazione assoluta, e avviene tragicamente spesso dandosi fuoco o creando le condizioni per sfracellarsi da qualche parte. Non è il suicidio dei senatori della Roma dei Cesari o dei filosofi di qualche perduta dottrina,  si tratta di  distruggere se stessi e il proprio mondo, è azione negatrice, dichiarazione di odio insanabile verso questo presente, impossibilità manifesta di vivere dentro storie e regole sentite come mostruose, aggressive, persecutorie. Ma cosa è successo al Belpaese che mi scuote, da anni è irriconoscibile; certo non è mai stato un giardino di rose ma quel che accade oggi è clamoroso. Questo dato rende ancora più amara la riflessione sulla mia adolescenza quando mi son illuso che la cultura e l’attivismo politico o qualche forma di volontariato potesse cambiare qualcosa in meglio. I fatti del quotidiano sono tutti contro di me. Questo errore era frutto di una qualche forma di millenarismo inconsapevole che mi accompagna da decenni e dalla cultura politica di allora mediata dai giornali, dai presunti intellettuali e dalle televisioni. C’è un modo per misurare grossolanamente quanto mi sono sbagliato ed è la mia reazione davanti a storie tragiche di suicidi per povertà, di gente che uccide la madre anziana perché non può mantenerla, di padri che sparano ai figli e poi s’ammazzano perché travolti dai debiti, di adolescenti e persone ritenute normali che si danno alla devianza. Ad esempio oggi 23 maggio leggo sul “Corriere della Sera” a pag. 21 un trafiletto su un tale disoccupato e privo di mezzi che ha ucciso la madre vecchia e inferma e poi si è consegnato ai carabinieri, ha dichiarato d’aver compiuto il delitto perché non poteva più assisterla ed era disperato. Quando la cronaca è questa e non sono più fatti isolati, slegati fra loro ma inseriti in un contesto di grande disagio è evidente la dimensione catastrofica delle mie illusioni adolescenziali. Quando l’impressione negativa  quotidiana per me è aggravata dal fatto che non avevo nella mia adolescenza allora una connotazione politica estrema o come si dice eversiva. Un eversore, uno che è sempre e comunque contro il sistema ha meno difficoltà sul piano psicologico davanti a una simile cronaca. Il mondo degli altri per l’estremista di destra o di sinistra è funestato da forze infernali a cui dà nomi diversi: capitalismo, mondialismo, banche, illuminati, comunisti, fascisti, servizi segreti, congiura sionista e chi più ne ha ne metta. In questa visione minoritaria della realtà il mondo di tutti è impregnato di male e la purificazione una necessità consegnata al futuro. Quindi la riforma a partire da forze interne o il progresso lento e necessario del sistema in nome di una comune civiltà sono da escludere; il male è tale da non poter credere nel sistema e in chi ci vive dentro. Quindi l’estremista vive come straniero in un mondo che sente ostile, estraneo, irrecuperabile alla civiltà o alla società giusta che arriverà  prima o poi. Non ha illusioni o belle speranze. Io che ho coltivato in gioventù una sorta di speranza civile mi son dovuto ricredere e ho dovuto osservare la pesante ingenuità che avevo dentro di me. Forse avevo in testa troppi esempi virtuosi, invece se avessi meditato con maggior attenzione le molte figure di umani delinquenti e squallidi che la televisione mostrava nei film polizieschi o nelle commedie avrei capito l’impossibilità di riformare in modo pacifico e civile il Belpaese in tempi ragionevoli e non biblici. Oggi che devo contare le ore e i giorni per arrivar bene alla fine del servizio, in quanto precario, peso di riflesso il tempo andato e son forzato a giudicare come infantili e ingenue certe illusioni che erano al fondo di molti mie scelte  adolescenziali. Oggi sono amare ma senza passione, perché gli anni passati hanno sfocato la forza di quei sentimenti e di quei pensieri e riesco così a incasellarli in qualcosa che era e ora non è più, una vicenda di storia personale. Nulla di più.

 

 




22 maggio 2013

Diario Precario Dal 12/5 al 16/5/2013

 

Data. Dal 12/5/2013 al  16/5/2013

 

Note.

Collegio docenti. Durato tre ore.

Lezioni regolari, ultime lezioni dell’anno scolastico.

Tempo variabile, umido e caldo.

 

Considerazioni.

Mi prende spesso una sensazione di non esser riuscito a far bene il mio mestiere. Alle volte mi pare di rimbalzare, di spendere ore di lezione e di riflesso di vita che scivolano, che spariscono, che vanno via senza causare esiti positivi. Per valutare il lavoro di espansione degli orizzonti di pensiero e di conoscenza tipico della filosofia e di un rapporto non nozionistico intorno alla storia ci vogliono anni, quel che è fatto magari riemerge nella vita di un tale dopo un decennio o lo spinge a riflettere in un altro periodo della sua esistenza. C’è una dimensione per così dire profetica nell’insegnamento in virtù della quale ciò che si fa s’apprezza  a distanza di anni. Mi guardo indietro nel tempo e vedo la mia difficoltà a catturare l’attenzione delle classi per più settimane, mesi. Nello stesso tempo ricevo segnali e  verifiche che vanno nella direzione opposta, quantomeno di un successo parziale delle mie soluzioni didattiche e pedagogiche. Ogni situazione nella quale mi sono calato è stata un caso a sé, di volta in volta ho adottato metodi e strategie diverse a seconda delle situazioni cercando di arrivare al punto che volevo. La difficoltà di far scuola e soprattutto la media superiore è grande perché essa è e non è riflesso della società. Mantiene quasi per forza d’inerzia una sua autonomia ma risente di tutte le pulsioni e le trasformazioni della società e del mondo del lavoro. Per ciò che concerne il quotidiano da tempo ho fatto i conti con la mia adolescenza e gli anni della formazione. Sono dispiaciuto per non aver capito in tempo la natura quasi irriformabile del Belpaese, per anni ho pensato che fosse possibile con l’attività di volontariato, con la cultura, con la divulgazione perfino con la politica cambiare qualcosa; oggi sono davanti alla sconfessione di questa mia illusione di gioventù. L’Italia è rimasta immobile su se stessa e la concentrazione della ricchezza nazionale in poche famiglie di ricchissimi, e certamente molte di esse sono straniere o aliene alla mentalità e alla civiltà del Belpaese, è cresciuta. La politica è diventata oggetto di cronaca giudiziaria e talvolta scandalistica, povertà e disperazione ormai si misurano per mano dal numero di cartelli con la scritta vendesi, affittasi o chiuso e con l’aumento di gente che chiede aiuto ai diversi enti assistenziali.  Oggi vedo le mie illusioni del passato. Chi era ricco e influente, salvo casi di caduta in disgrazia, tale è rimasto; la concentrazione della ricchezza ha avuto in parallelo la concentrazione del potere politico reale nelle mani di pochi personaggi di fatto leader e padroni di partiti, correnti, gruppi di senatori e deputati, detentori di una visibilità pubblica propria. Ciò che era tendenza nel 1994 è oggi a un punto estremo, si potrebbe dire che è giunto, dopo il frutto caduto a terra,  l’albero con i fiori e i frutti nuovi. Questa concentrazione di ricchezza e di potere nelle mani di pochi che crea di fatto qualcosa di molto simile a una oligarchia allargata è ormai cresciuta e maturata. Crollerà? Non so. La novità dei Cinquestelle  nelle istituzioni dura da troppo poco tempo per capire se si tratta di una concreta inversione di tendenza o di un diverso passo. Qui e ora ciò che cresceva in passato in termini di diseguaglianza sociale, accentramento dei poteri, corruzione di diversa natura e disagio di milioni d’italiani ora è come un albero cresciuto. Io considero però di esser sempre stato all’opposizione, non tanto per ragioni umanistiche o moralistiche, quanto perché in questo processo di concentrazione del potere non ho mai visto nulla di autenticamente nobile, aristocratico, sacro, superiore. Nulla che giustifichi sia pure in una logica aristocratica e di dominio dei molti sui pochi l’esercizio del potere dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura. L’essere umano tende alla sottomissione, questo avveniva pure nei regimi comunisti, ma c’è modo e modo. Questo potere nuovo deve nascondersi, deve assumere su di sé di continuo una falsa coscienza, deve promettere libertà e benessere, deve parlare di leggi rette e di eguaglianza. Deve far di tutto per non ammettere l’evidenza di esser un potere dell’uomo sull’uomo e fatalmente un dominio dei pochi sui molti anche se espresso in modo diverso rispetto alle oppressioni antiche quando  tanta gente comune era  messa,  letteralmente,  a lavorare in catene. Quello che non sono mai riuscito ad accettare è questa doppiezza, questo esercitare il potere di nascosto, questo nascondere di continuo l’evidenza del dominio dei pochi sui molti; la verità è che le minoranze al potere in Europa e negli USA sono strette da una contraddizione originale del loro potere: non possono disfarsi della democrazia ma non riescono a convivere con alcuni esiti di essa e fra questi la messa in discussione del loro dominio e del loro potere che è sempre possibile se si formano grandi movimenti che stravolgono l’ordine politico esistente o mettono in discussione valori e situazioni prima accettate e condivise dalle masse elettorali. Da qui l’esigenza di pietose finzioni e pesanti bugie e di un potere sempre a metà e sempre opaco perché non è né oligarchia, né aristocrazia, né democrazia.




6 maggio 2013

Diario Precario Dal 28/4 al 3/5/2013

Data. Dal 28/4/2013 al  3/5/2013

 

Note.

Primo Maggio.

Governo, polemiche sulla stampa; sul telegiornale storie di disoccupati, storie di criminalità, nomine di sottosegretari.

A breve altra burocrazia, la scuola è quasi finita.

 

Considerazioni.

Quest’anno è ancora più forte la sensazione di aver un anno scolastico frazionato in segmenti limitati da gite, ponti, feste comandate e cose del genere.

Insegno seguendo i periodi, calcolo il mio lavoro sulla base del tempo. Devo arrivare a far tante verifiche, tanti argomenti, tanti autori in un certo tempo, in tanti giorni, settimane, mesi.

Il tempo è risorsa e problema nello stesso modo.

L’attività del docente è carte, scadenze, lezioni, verifiche, e poi di sfuggita profezia metafisica sul futuro delle conoscenze degli allievi e della società italiana. Insegnare è anche scommettere sul futuro, ma questo non riguarda solo il docente ma anche l’artigiano che fa vedere il mestiere al garzone, l’esperto che tiene un seminario di specializzazione, lo specialista che mostra come funziona un macchinario o un sistema di gestione dei dati. Queste evidenze non passano quasi mai, i più non ci pensano, imparare e insegnare sono attività ordinarie dell’essere umano in una società organizzata. Il Primo Maggio l’ho fatto al De Martino per una questione di solidarietà con chi gestisce l’archivio storico che deve cercare forme di finanziamento indipendenti. A fronte di una civiltà industriale aggressiva e potente che struttura e ristruttura di continuo desideri di grandi masse e l’immaginario collettivo di popoli interi manca una forza d’opposizione che sia creazione di una forma alternativa di società, di gerarchia, di creazione e distribuzione di ricchezze. L’immaginario collettivo novecentesco delle forze di sinistra, più o meno rivoluzionarie, non ha più presa sulle grandi masse.  La pubblicità commerciale, il mondo dello spettacolo, la stampa periodica di fatto promuovono un tipo di società e d’organizzazione della vita che è quella del qui e ora. L’ordine costituito è blindato dal mondo della comunicazione e dello spettacolo che gode di mezzi potenti e grandi capitali investiti. Anzi, il sistema della comunicazione  dello spettacolo oggi come oggi rimanda, a prescindere dalle intenzioni dei diversi operatori e artisti, a un modello organizzativo fondato sui soldi, sulla gerarchia, sui ruoli, sulla dimensione del comando e  controllo e sul denaro. Ancora una volta il denaro è tutto e tutte le cose, non c’è nulla più totalizzante e definitivo dei soldi. Ci credo che milioni d’esseri umani in Europa sono disposti a  macchiarsi di ogni tipo di delitto per provare diventare ricchi e quindi felici; perché non c’è nulla di più sicuro oggi della saldatura che vede la felicità degli umani legata al possesso del denaro e al suo uso. Fatto dovuto alla potenza della pubblicità commerciale dove nella messa in scena il possesso dei beni e servizi, ben illustrati e lodati, di solito comporta la conquista di una felicità definitiva o temporanea. Ma questo fatto è ripetuto centinaia di volte al giorno nella testa di ogni singolo nei manifesti murali, nelle immagini pubblicitarie, sui giornali, sulle riviste, in televisione, perfino su internet. Non si sfugge a questo lavaggio del cervello a meno di non trovare una via mistica o metafisica che faccia uscire da questo dominio, da questa visione totalizzante. Quello che vedo, sento e capisco è il dominio del denaro, e del tempo che è vincolato al denaro, sulla vita umana. Questo dominio viene alimentato dalle grandi masse di consumatori e spettatori e accolto da esse  in modo acritico come se fosse legge di DIO. Talvolta per motivi di pudica ipocrisia in certe manifestazioni sociali o in determinati tipi di spettacoli  viene negato sotto fumose e zuccherose rappresentazioni allucinate della realtà umana in nome di una falsa coscienza che non vuol vedere il dato reale in quanto reale. Da qui il mio disagio intorno all’insegnamento che nel mio caso  è descrivere, rappresentare, istruire gli allievi intorno a secoli spariti e a civiltà dissolte o diventate altro, o peggio a personaggi illustri o straordinari di cui normalmente sul sistema dei media perlopiù non si parla e si tace. L’aggancio con questa realtà è per me anche  la necessità di circoscrivere questo presente, di distinguerlo dal passato. Si tratta per me di un punto d’onore. Questo presente va distinto tanto dal passato quanto dal futuro, il denaro che in questi anni è diventato l’ultimo DIO è solo uno dei tanti monoteismi possibili, quello che di nascosto in questi ultimi decenni si è affermato grazie alla civiltà industriale e ai processi di globalizzazione finanziaria.



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