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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


22 settembre 2009

Mondo antico e oggi nel tempo di qui e ora

La valigia dei sogni e delle illusioni

Mondo Antico e oggi nel tempo del qui e ora

Alle volte esser parte di una lunga storia legata ad una penisola nel mezzo di un mare che mette in contatto di tre continenti, precisamente Europa, Asia (attraverso il Medio - Oriente), Africa, impedisce di lasciarsi andare completamente alla follia e al divertimento forzoso del sistema della comunicazione – spettacolo e della pubblicità. Proprio il tempo remoto e morto afferra il tempo vivo di questi ultimi due anni, con la sua nera ombra semina dubbi sulle reiterate e ossessive pretese di questo sistema di produzione-commercio e consumo d’essere potente e indistruttibile. Le macerie di cose vecchie e morte lasciate da re e imperatori antichi, che affermavano di esser tali per diritto divino o addirittura divinità, ammoniscono le persone assennate a considerar criticamente l’analoghe affermazioni dei nostri leader finanziari e politici e dei loro esperti di essere infallibili. Questa pretesa è presente ancor oggi, anche adesso che tutto sembra dimostrare l’iniquità e la disonestà del sistema economico e finanziario mondiale. A differenza del mondo antico su di essi è caduta una fortuna non da poco: la stragrande maggioranza degli esseri umani oggi vive per il qui e ora, quindi non può porsi il problema di quanto possa durare questo sistema e se quanto da loro operato nel corso della vita avrà un qualche possibile futuro. Non sto parlando d’artisti o letterati persi in sogni di gloria accademica o economica, parlo dei progetti minimi di tanti uomini e donne che hanno a che vedere con il fare una famiglia, del vivere in coppia, del costruirsi un proprio lavoro o una professione.

Quando fra molto tempo tutto questo presente osceno sarà storia e sarà una cosa morta solo allora si potrà tirare una pietosa linea che reca sotto di essa il dare e l’avere. Credo che alla fine di tutto le genti diverse del Belpaese, alla cui sopravivenza nonostante tutto credo fermamente, saranno severissime nel giudicare negativamente queste due Repubbliche; l’unico merito che potrà avere questo sistema sarà quello di non poter più esser modello per nessuna cosa nel futuro. Anzi ad esser sincero credo proprio che le popolazioni della penisola attueranno una vera e propria abiura del proprio passato, ben più decisa e pesante di quella già fatta a suo tempo rispetto al fascismo e alla monarchia. Alla fine, fra chissà quanto tempo il qui e ora diventerà ricordo, memorie sbiadite, polvere di cose morte da tempo, ciò che qui è sarà tutto assieme a ciò che è finito; sarà una massa informe di cose nate male e trasformate in disgrazie su cui cadrà un triste oblio intessuto d’astio.

Il mondo antico con le sue miserie, le sue ingiustizie, le sue paurose follie comunque  riuscito a ritagliarsi un piccolo margine di dignità, il suo ricordo non appare sempre negativo o evocatore di cose scellerate, le sue macerie anzi fanno sembrare quei secoli remotissimi ben più gloriosi e nobili della loro antica realtà, almeno per quel che è dato sapere.

Molto probabilmente questi decenni lasceranno ai posteri quale testimonianza del genio che ha animato la Repubblica gli stadi di calcio, a quel punto auspico che siano stati destinati ad altra utilità. Oggi, del resto, senza i divertimenti di massa da tempo il consenso a denti stretti ostentato dai molti verso questo sistema politico ed economico si sarebbe dissolto aprendo la strada ad ogni genere di vibrate proteste e contestazioni. Chi ha il potere non ama esser disturbato dalle moltitudini bisognose, quindi è utile per i detentori del potere riempire gli stadi, spendere nelle squadre del cuore, fare televisione mostrando donnine dalle belle gambe e dalle scollature generose, commuovere il pubblico con bandiere, riti solenni, adunanze patriottiche.  Poi tutto questo finirà…

IANA per FuturoIeri




18 aprile 2008

QUALCOSA E' CAMBIATO

Nei prossimi giorni vedremo all’opera il nuovo governo per i consueti 100 giorni. Quale che sia questo governo per certo sarà sicuramente lontano dai sentimenti di chi scrive. Quel che mi fa pensare è il profondo cambiamento nella società italiana, alla fine la precarietà e la perdita di consistenza del potere politico, le difficoltà economiche di milioni d’italiani, il bisogno di atti concreti in materia di sicurezza, la mancanza di leader credibili e la centralità dal potere economico hanno giocato solo a favore di una certa destra. Perde l’idea politica di una ripresa  della moderazione da sinistra incarnata dai “vecchi” socialisti, escono distrutte dal voto le formazioni che si erano fatte forti della pace sia pure declamata nella forma depotenziata di un pacifismo generico, dell’idea di un altro mondo possibile, della difesa dello stato sociale (quel poco che c‘è), della visione di forze di sinistra dinamiche e legate all’ipotesi di un riscatto dei ceti medi e dei poveri. La scelta dei ceti meno abbienti, o caduti in ristrettezze economiche, è precipitata sui nemici storici di queste visioni del mondo e delle formazioni politiche che l’impugnavano (qualche volta con grande arroganza e imperizia): un mondo umano ha chiuso la sua parabola storica. Gli esperti sono concordi gli elettori della sinistra-sinistra hanno abbandonato in massa i loro vecchi riferimenti, e non si parli di voto utile, se votare per partiti di centro o di destra o la lega è voto utile allora questo è possibile perché quei votanti da tempo avevano nel loro cuore abiurato e rimosso le antiche fedi politiche. La sinistra-sinistra come è stata conosciuta finora non può più esistere nemmeno come movimento, è ovvio che occorre un cambiamento che parta dall’abiura di un certo modo di far politica nostalgico e parolaio, che guarda al passato e a valori che erano quelli dei nonni, forse.
Non si ripeta la storiella dell’importanza della storia e della tradizione, in politica i verdetti elettorali contano quando si collocano in un contesto democratico, e questo verdetto è inflessibile e netto: chi non è più credibile deve sparire dal contesto politico. Si ammetta che un mondo umano e di valori condivisi fra simili è terminato. Quel che resta può solo essere una sensibilità di natura intima, domestica, memorie di famiglia o lo studio dell’erudito che fa della storia passata una sua ragione di vita; queste condizioni non sono però strumenti e argomenti della politica intesa come governo del paese o come esercizio di un reale potere. 
Per ciò che riguarda quella categoria di perdenti che sono i Verdi, non  lo nego a me son tanto cari, il verdetto elettorale consegna un’Italia talmente impaurita dalla povertà e dalla concorrenza nel mondo del lavoro con il mondo dei migranti e dei paesi stranieri da esser disposta a sacrificare tutto il buonsenso delle loro proposte e delle loro posizioni. Gli italiani, con l’eccezione di alcune minoranze quasi nicciane, non sanno che farsene di aria sana, ambiente, territorio, eredità culturali, forma e stile di vita consono ai limiti naturali del pianeta Azzurro, vogliono solo arrivare alla mattina successiva senza dover affrontare la disgrazia della povertà o qualche malvagia violenza e prepotenza proveniente chissà da chi e perché. Anche in questo caso il verdetto elettorale è tanto impietoso quanto crudele. Mi chiedo cosa accadrà ora alle minoranze elettorali e dello spirito con questo nuovo che avanza. Forse non ci sarà bisogno di auto-esiliarsi perché l’Italia che verrà di qui a qualche mese avrà ben poco tempo e spazio mediatico da dedicare loro, quindi restare o fuggire darebbero gli stessi esiti nel contesto del Belpaese.  Un silenzio assordante li avvolgerà certamente.

Così vanno le cose nel Belpaese e per le sue genti che così bene han votato.   Ripetiamo loro l’auspicio di non pentirsi della loro scelta augurando di nuovo loro di tener fede a quanto hanno fatto. A tutti loro dedicai l’antico grido dei soldati di due secoli fa: Gloria o Morte!  Se lo meritano.  A coloro che dovranno affrontare il duro silenzio di esser minoranza incompresa non resta che auspicare loro di saper attingere a tutta la loro forza interiore.  Ne avranno bisogno.


 IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 




16 aprile 2008

GLORIA O MORTE!

Le vicende elettorali italiane si sono concluse a quanto pare con un quasi plebiscito per Silvio Berlusconi e per la sua coalizione, l’uomo che incarna i valori del successo economico e del potere della ricchezza si conferma il più votato dagli italiani. Non ripeteremo qui quanto a suo tempo detto sul suo conto da Grillo, Travaglio e Veltri perché la riflessione che voglio portare avanti vorrà essere concreta e non etica. Il popolo italiano nella sua stragrande maggioranza sa quanto sia stato chiaccherato Berlusconi, cosa egli ha detto a questo proposito, e che razza di battute escano dalle sue labbra e cosa egli sia; quindi se lo vota, lo vota perché per la maggior parte questo popolo vuole essere come lui e in una certa misura lo ama, ripone fede in lui, qualcuno, addirittura, lo adora. Del resto tre decenni di centralità del momento economico, di irresponsabilità collettiva, di consumismo straccione&parassitario delle ”plebi italiche”, di illusioni economiche e sociali ostentate da un ceto politico corrotto, e in fondo all’anima odiato dai più, non poteva non produrre un culto del Dio-denaro e non poteva non portare al potere il Re di Denari. E’ tempo per la sinistra-sinistra di diventare una serie di movimenti, adesso che il verdetto elettorale consegna l’Italia al neo-liberismo e ai ceti abbienti, e ai miliardari apolidi di questo nuovo millennio. Con l’annientamento della rappresentanza istituzionale sarebbe ora anche di veder sepolta la fallimentare retorica cialtrona&arrogante sulla "Resistenza", sul "comunismo" da rifondare, sullo "stato sociale" da esaltare, gli "operai" da difendere. Quelle che erano un tempo deboli posizioni politiche oggi alla luce degli esiti elettorali sono oneste questioni sentimentali o di domestica memoria di carattere familiare. Proprio i ceti più poveri non hanno votato per chi ha impugnato la bandiera della "Resistenza", della "Costituzione" e della critica aspra alle politiche neo-liberali, e della "pace" contrapposta alle guerre di nuovo tipo che son denominate, per maggior celia, interventi umanitari. Chi ogni giorno paga più di tutti il peso delle malvagità di un sistema che si fonda sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dell’uomo sulla natura, di un capitalismo che non esita a ricorre alle nuove guerre, si è scoperto devotissimo di Bossi e Berlusconi. Non solo quindi un rifiuto degli uomini e delle politiche, ma una vera, totale, consapevole e perfetta abiura dei passati valori da parte della stragrande maggioranza del popolo italiano.

Se sulla scheda al posto dell’Arcobaleno, simbolo della pace, ci fosse stata la bandiera dei pirati con il teschio e le tibie incrociate, peraltro è anche il simbolo di capitan Harlock, molto probabilmente la sinistra-sinistra avrebbe preso più voti; almeno di quelli che amano i film americani e i cartoni animati giapponesi. Le cose sono due o è trent’anni che i nostri a sinistra-sinistra non riescono a farsi intendere e quindi sono tapini&incapaci, oppure quelli impugnati non sono i valori della maggior parte degli italiani. Se ci sono dei valori italiani, a questo punto col cappello in mano va detto, sono quelli di Silvio Berlusconi. Con buona pace anche il far finta di esser americani è impossibile e lo sdoppiamento in due grandi formazioni composite può solo premiare chi è il più atlantista e americano di tutti, che poi è il vincitore attuale delle elezioni. Chi giocava per l’annientamento dei cespugli dell’Ulivo, ed erano tanti nel fu Centro-sinistra, ha vinto la sua battaglia; del resto da quella parte lì era l’unica battaglia che poteva essere vinta in quanto il confronto con il gigante Berlusconi era improponibile viste le vicende del governo Prodi. Di una cosa, in una certa misura, si può esser orgogliosi: questo popolo ha scelto nettamente e senza sfumature come vuol essere governato e ha scelto la linea neo-liberale, "turbo-capitalista", e tutte le diverse sfumature italiane di questo modello ideologico, politico ed economico. Coloro che oggi con questi esiti, come è il sottoscritto, a prescindere dalle simpatie politiche si sentono stranieri fra la propria gente, non hanno che da considerarsi esiliati entro la propria stessa Patria.  Qui e ora lontani da "Dio" e dagli "uomini" con i quali credevano di aver condiviso tanta parte della loro esistenza, estranei nei confronti di un nuovo mondo umano che esprime una condizione sociale e antropologica che non si sentono di condividere nelle sue scelte di fondo.  Questi sono i veri vinti, non i capi politici che troveranno altre occasioni o altri partiti,  e a loro, a questi autentici sconfitti spetta il dovere di chiudersi in un silenzio interiore e di cominciare a cercare dentro  di sè le ragioni della propria utopia e della propria esistenza. Cosa auspicare per alla nostra gente se non di andare fino in fondo ad una loro libera scelta che di per sé è assoluta perché la più ideologica fra quelle possibili. Per usare le parole dei vecchi soldati ottocenteschi auguriamo alla nostra gente italica l’antico grido di battaglia: Gloria o morte!

IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 



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