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8 novembre 2009

Il ritorno in questo futuro

De Reditu Suo

Il ritorno in questo futuro

Per aprire questa serie di meditazioni in velocità e scritti sto usando come titolo  conduttore il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) che è stato un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Quel che intendo fare è un lento ritorno verso quanto ho scritto e meditato in questi cinque anni perché da tempo ho capito che a fronte di tante analisi e riflessioni non c’è uno strumento vero d’intervento, o per esser sintetici: al pensiero non segue l’azione. Del resto non voglio commettere l’indecenza di pensare a un  banale ritorno al passato che è impossibile dopo la calata dei barbari, la storia antica è lì a ricordarcelo. Non è probabilmente neanche possibile pensare che in seguito alla parola o allo scritto possa sollevarsi una qualche potenza degna di nota dal momento che le forze che spingono verso logiche di scontro, di caos e di morte e di dominio del forte sul debole sono semplicemente potentissime e assolutamente dominanti su questo pianeta azzurro. Quel che può prendere forma, ad oggi, è un compromesso fra le caste dominanti e la necessità di non distruggere il giocattolo del potere e del dominio globale a causa delle inimicizie e delle lotte fra i veri poteri che contano, ossia quelli finanziari. Ma non sarà certo lo scritto o la manifestazione del cittadino democratico, da solo o in gruppo, a far scattare questo passaggio, quanto al contrario la necessità di metter mano almeno agli effetti più destabilizzanti della lotta per il potere economico, politico e militare fra le grandi potenze del pianeta. Un colossale inciucio sul filo della catastrofe globale fra poche migliaia di miliardari e leader politici mondiali di punta è l’ovvia uscita da un fallimento di modello di sviluppo che è il fallimento della razza umana. Del resto pensare una crescita infinita in presenza di risorse limitate e di poche regole nella gestione delle risorse finanziarie, umane, tecnologiche comporta necessariamente lo scontro fra le aspettative di crescita e la realtà, fra i limiti del pianeta azzurro e la follia umana.  

Ora il Belpaese è stretto fra le rovine ideologiche e propagandistiche di un passato troppo cronologicamente vicino, ma già stramorto nei valori e negli esiti, e di un mondo umano del tutto nuovo che prende forma in modo caotico, aggressivo e tecnologico. Forse c’è una missione civile e morale per le genti d’Italia in questi anni ed è ritrovare se stesse e darsi una civiltà che possa esser messa a confronto con quelle dominati e magari indicare un modo diverso di vivere e di creare il consorzio umano sul pianeta azzurro.

IANA per FuturoIeri




20 gennaio 2008

UNA NOTIZIA SEMPLICE

Il giorno 17 gennaio 2008 il quotidiano City pubblicava un’intervista al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz.   L’illustre intervistato faceva osservare che la crisi economica USA è certa, resta da capire quanto sarà grande perché l’incertezza è solo sulle dimensioni del fenomeno.  Il cosiddetto Vecchio Mondo verrà senza alcun dubbio colpito in quanto l’economia è globale e la crisi di una superpotenza non può non colpire tutte le economie.  Curiosamente il premio Nobel consiglia all’Europa ciò che negli USA non può essere concepito o proposto da qualsiasi soggetto politico  degno di nota ossia una riduzione dei consumi e una minor dipendenza dai paesi fornitori di risorse energetiche.  Il pulpito statunitense è senza alcun dubbio quello meno indicato per formulare simili proposte, tuttavia questa strana uscita del personaggio è utile per sradicare le troppe illusioni che tanti nel Belpaese coltivano per ignoranza, pigrizia, cretinismo.   Il pericolo che minaccia l’economia globale  per l’intervistato è la stagflazione ossia un’economia ferma mentre i prezzi continuano a salire, uno scenario da incubo per i poteri politici e le società che fondano la loro ragione di vita sul consumo e sul materialismo più schietto e brutale.  Anche perché in assenza di politiche adeguate potrebbe verificarsi  l’impoverimento delle società colpite dalla crisi in un contesto di disoccupazione crescente.  Le crescite infinite esistono solo nel mondo dei sogni, e sempre a cavalo fra incubo e sogno si collocano cose come:” i poteri buoni, gli imperi pacifici, le belle principesse minacciate dai draghi e i principi azzurri”.  Chi credeva nell’albero della cuccagna e nell’invincibilità degli Stati Uniti oggi deve, di fronte a questi ed altri fatti ricredersi uscire dal mondo dei sogni e guardare la realtà per quello che è.  C'è  stato nel passato un presidente USA che chiedeva retoricamente di chiedersi non cosa la sua Nazione poteva fare ma cosa poteva fare per il suo paese l'interlocutore di turno.  Questa domanda estrapolata dalla retorica sarebbe una bella domanda da porre in modo perentorio ai nostri italici tifosi pro Stati Uniti: cosa intendete fare per il paese che voi  considerate la guida della civiltà e del progresso.  Forse niente davanti al concreto interesse del vostro portafoglio?.

 

IANA per Futuroieri  http://noglobradiotv.splinder.com



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