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4 marzo 2010

Bananìa e la Terza Rivoluzione Industriale



 

  De Reditu Suo - Secondo Libro

                            Bananìa e la Terza Rivoluzione Industriale

Alla fine era giunto, era una cosa prevedibile e scontata che lo scorrere del tempo portasse fatalmente un nuovo millennio, eppure la cosa arrivò quasi inaspettata assieme a una nuova fase della terza rivoluzione industriale.   Il Belpaese di Bananìa quando arrivò la Terza rivoluzione Industriale non era ancora riuscito  capire fino in fondo la Prima e ad adeguare le mentalità assurde, nepotistiche e feudali delle sedicenti classi dirigenti alla logica delle imprese. Purtroppo alle sfortunate genti di Bananìa erano toccate delle classi dirigenti di profonda ignoranza anche nelle arti e nelle scienze occulte; per esse la divinazione e la conoscenza del misterioso si limitavano a monologhi da fattucchiera e agli amuleti rozzamente composti da ciarlatani di provincia e tipi bizzarri che si dilettavano di magia. La terza rivoluzione industriale era molto di più  era un tempo di passaggio fra l’uomo e la civiltà di prima e quella di dopo, in quei decenni a cavallo fra un millennio e l’altro si sarebbe deciso il futuro, l’umanità sarebbe entrata nella fase d’integrazione del corpo animale con la macchina, l’umano doveva diventare altro da sé e dalle sue origini. Si apriva con il nuovo millennio la prospettiva di un umano potenziato e di una civiltà  umana dominante che forte del primato tecnologico aprisse la via a soluzioni straordinarie e alla trasformazione della vita sul pianeta. Ma tutto questo agli inizi del nuovo millennio era ancora una visione di pochi e di chi osava proiettarsi con l’immaginazione e la previsione oltre il proprio tempo.  Bananìa era  preda di classi dirigenti di  scellerati, truffatori e ladri i quali distraevano il popolo con la televisione-spazzatura quindi la stragrande maggioranza degli abitanti della penisola  non capì  la gravità dei tempi e le trasformazioni in atto. A quelle genti disperse e  malconsigliate la realtà appariva come un gigantesco spettacolo di cattiva qualità interrotto ogni tanto dagli arresti ordinati dai giudici e da qualche follia dei sedicenti VIP. In quel tempo Bananìa era la fogna della peggior gente del vecchio Mondo, in pochi la consideravano come una realtà seria e men che mai come uno Stato meritevole di qualche ascolto o anche solo di una riflessione. Quando arrivò la Terza Rivoluzione industriale con i suoi milioni di licenziati, con i nuovi apparecchi che connettevano gli esseri umani singoli alla rete universale, con le nuove armi tecnologiche e spaziali fu evidente che la maggior parte dei bananiani resi rozzi e rincretiniti dalla cattiva politica e dalla pessima televisione sarebbero stati travolti mentalmente e psicologicamente dalle  novità.  Ma la fortuna sorrise alle tapine genti quando i grandi imperi del pianeta azzurro si massacrarono con le armi di distruzione di massa al tempo della Terza Grande Spartizione del Mondo. Così le genti sfortunate ebbero  modo di colmare il proprio ritardo  approfittando della ricostruzione del mondo umano e liquidarono la Repubblica dei ladri e dei delinquenti sostituendola con qualcosa di più accettabile. L’umano integrato con la macchina arrivò male, armato fino ai denti e incluso nel  pacchetto tecnologico-affaristico del supersoldato del futuro e fu pregio e merito delle genti di Bananìa aver  restituito quella tecnologia alle esigenze della vita indicando e in segnando di nuovo alle disperse popolazioni umane del pianeta azzurro le vie della civiltà, del viver bene e dell’arte.  Quest’impresa di restituire l’antica dignità alle arti e alle scienze dando la memoria del passato e un senso di continuità alle diverse nuove civiltà e forme d’umanità comparse di nuovo sul pianeta azzurro  fu propriamente la lodevole impresa dei bananiani.

 IANA  per FuturoIeri



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