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24 maggio 2009

Il Belpaese davanti agli Dei e agli Eroi

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Il Belpaese davanti agli Dei e agli Eroi…

Quanto dolore fisico e psicologico costa constatare la ricchezza del possibile e la miseria del presente, la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e il nostro quotidiano di figure squallide e meschine, di attori pessimi che calcano la grande scena della vita e della politica. Eppure occorre andare fino in fondo nel pozzo nero, guardare l’abisso per capire questo tempo, la sua decomposizione, le sue debolezze, la sua viltà e slealtà.

In fin dei conti la distanza fra modelli ideali e concrete realtà è sempre stata enorme, ma qui e ora c’è la novità di una decadenza che sembra non risparmiare niente e nessuno, è come una pestilenza, un gas invisibile che si spande in tutta la penisola e la degenera, la corrompe, la sfonda con le sue tossine. Le diverse genti del Belpaese sono malate di presente, vivono male e vivono per il qui e ora; vivono in una condizione crescente di disagio e con inquietudini crescenti questa crisi che è enorme e a differenza di quanto si dice è anche politica perché la grande posta sul tavolo verde è l’egemonia planetaria dell’Impero Statunitense. Questo momento che richiederebbe un coraggio ai confini della temerarietà  e una capacità di vedere un futuro possibile è semplicemente esorcizzato, i ceti dominanti, i leader politici al governo, i galantuomini che contano cercano d’ignorare la grande tempesta, si nascondono dietro mille travestimenti, cercano di negare l’evidenza, se è il caso danno la colpa ai comunisti e ai no-global, che non sono neanche rappresentati in parlamento. Davanti all’evidenza di questa crisi che potrebbe essere solo la prima di tante altre La stragrande maggioranza delle genti del Belpaese fugge dalle sue responsabilità, s’illude che basti accendere ceri ai santi e alla Madonna per scongiurare le crisi, che con un a buona raccomandazione fortuna e vita s’aggiustino per incanto, che il gigante americano alla fine ci salverà da ogni male, o che l’Europa, sempre più Nord-Europa, si dissangui economicamente per salvare le genti di questa penisola. Sono tutte illusioni, allucinazioni, facili fughe dalla realtà. Molto probabilmente passeremo da una crisi economica e finanziaria, a una crisi energetica, a una alimentare, a una politica e militare; i prossimi anni e mesi metteranno a durissima prova il Belpaese. Davanti al male che sta per prendere forma tutto tace e una cappa di conformismo e idiotismo da televisione-spazzatura accompagna questo scivolare verso il nuovo millennio.

Forse un giorno avremo una civiltà italiana, ma non se ne può parlare adesso.

Non qui e ora.

IANA per FuturoIeri




22 ottobre 2008

IL MOSTRO E’MORTO 2

La globalizzazione ha trovato alla fine una vecchia ricetta adattata alla sue circostanze: Stati di dimensione imperiale che sostengono in alleanza con altri, o da soli, la loro economia entrando nella stanza dei bottoni delle banche e dei grandi istituti finanziari. Non è un ritorno al passato: stavolta la sottile linea grigia che divideva lo Stato dagli interessi privati è stata annullata. Lo Stato Ottocentesco è morto al suo posto arriva un mostro che è l’incrocio dei poteri forti che per essere tali escludono i poteri deboli espressione del disagio dei ceti meno abbienti. Se nell’Ottocento i ceti poveri contadini e operai erano i più spremuti e vessati dal capitalismo trionfante ecco che in questo inizio di nuovo millennio sono i ceti medi il vitello grasso da sacrificare al Dio-denaro e le sue carni sono il piatto forte del banchetto dei suoi sacerdoti. Tuttavia quel mostro che era la globalizzazione è morto. La globalizzazione, operazione ideologica che copriva i grandi interessi di alcune caste di miliardari al potere, deve dismettere il suo essere e diventare una feroce idra che ha tante teste quanti sono i potentati che uniti al potere politico danno l’assalto alle ricchezze del pianeta. Non più una globalizzazione ma tante globalizzazioni quanti sono i nuovi poteri che sui stanno definendo e che sono già ora all’azione. Il gigante americano che aveva troneggiato dal lontano 1991 questo processo di globalizzazione è caduto sotto il peso titanico dei suoi debiti e delle malversazioni dei suoi politici e dei suoi miliardari e finanzieri. Per ora non può rialzarsi, è arrivato il momento che da quasi vent’anni i suoi nemici aspettavano per costoro è l’occasione di strappare al gigante caduto il meglio dei suoi tesori e della sua influenza globale. Quel che ne uscirà sarà un mondo più brutale e violento, dove milioni di disgraziati subiranno questa resa dei conti fra grandi potenze,, dove nuove caste di miliardari e politici al soldo cercheranno di strappare potere e dominio alle vecchie caste cadute in disgrazia. Ma il mostro è morto. Anzi è morto ed è già risorto sotto forma di un caos gonfio, d’odio e di volontà di potenza che non potrà che far danni. Il ceto medio universale argine contro gli squilibri e gli eccessi all’interno della società umana sarà la vittima designata del male che si sta formando. Eppure c’è un’ipotesi che le batte tutte per pericolosità:“il ceto medio avvilito e iniquamente punito potrebbe decidere di vendicarsi e di far pagare ai suoi nemici la sua caduta innescando chissà quali reazioni nella società”.

Il Belpaese, solito vaso di coccio fra i vasi di ferro, dovrà trovare una via per evitare di pagare anche per conto di altri il prezzo della caduta dei nostri passati padroni, adesso che il mostro è morto le differenti genti della penisola dovranno far conto di tutto il loro coraggio e di tutta la loro intelligenza.  E' in gioco qualcosa di più grande dei capitali andati in malora.

IANA per FuturoIeri

http://digilander.libero.it/amici.futuroieri/



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