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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


29 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:applausi e note sparse

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Applausi e note sparse

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le cose che mi suscitarono incredulità e senso di smarrimento durante il mio soggiorno vi fu una scena, l’applauso collettivo dei capi e dei quadri delle milizie del nuovo regime quando venne proiettato l’ultimo rifacimento del film su Harlock. La scena della Nave pirata spaziale con la bandiera nera che si schierava a difesa dell’umanità contro gli alieni invasori era la ragione di quel gesto, la bandiera pirata nelle sue centinaia di versioni diverse era quella che spesso questi rivoluzionari istituzionali usavano; di solito le loro bandiere erano diverse da quella del film spesso senza il teschio con le tibie ma solo con ossa, frasi, armi incrociate, teste tagliate, arti amputati e  parole tutte scritte nelle varie sfumature del bianco e qualche volta in giallo oro. C’era una forte identificazione fra i ribelli  e i pirati da fumetto e da operetta romantica e i capi e i quadri questo nuovo regime. Era successo più volte durante l’Antico Ordine che nei multisala quando compariva una bandiera nera o un personaggio identificabile come alieno o ribelle, o come bandito schierato contro un potere corrotto  nel silenzio della sala si levasse un grido d’entusiasmo o scoppiasse il solito applauso improvviso. Perché personaggi ormai di potere, legati al quotidiano, vincolati alla gestione del presente s’entusiasmavano per una cosa del genere. C’era qualcosa che non avevo capito, qualcosa di misterioso dentro la psicologia di queste popolazioni del Sud. In realtà la tradizione del ribelle, dell’eversore, del bandito popolare e vendicatore dei torti era una sorta di luogo comune nella psicologia e nella storia culturale. Il delinquente eroico, il fuorilegge per motivi politici, il partigiano di una causa temeraria spesso erano oppositori naturali di capi degenerati, despoti stranieri, padroni criminali. Questi nuovi rivoluzionari si collegavano a un qualcosa di già esistente a livello d’immaginario collettivo. I capi di questi gruppi avevano lavorato molto per creare un legame fra la loro opera e certe parti dell’immaginario collettivo, anche se non si può non  rimanere sbalorditi davanti al fatto che ribelli, pirati, banditi siano presi a modello da parte di un regime che in fondo è alleato di potenti alieni e punta a creare un tipo di Stato con elementi di autoritarismo e di controllo sulla popolazione umana. Hanno inserito nel sistema centinaia di migliaia di umani artificiali usati per impieghi di tipo speciale, creati con la potenza bio-tecnologica dei loro alleati e contemporaneamente creato l’illusione che qualcosa del passato fosse rimasto vivo; l’efficacia del sistema mette in discussione anche le forme tipiche del popolamento di queste terre. C’è da dire che la potenza tecnologica e la capacità amministrativa acquisita ha portato grandi benefici, infatti intere regioni sono state messe in sicurezza, milioni di fabbricati ed edifici riparati o restaurati, milioni di tonnellate di rifiuti sono stati trattati e riciclati o distrutti in via definitiva, alcune zone sottoposte a interventi urbanistici e di risanamento ambientale. Il contro di questo è la brutalità e l’autoritarismo con cui i processi sono stati portati avanti, nelle fosse comuni nascoste fra boschi e periferie ancora in rovina non ci sono solo ex soldati, feccia, mercenari, notabili ma centinaia di migliaia di innocenti, di morti ammazzati per caso o per sbaglio. Del resto c’è qualcosa di militante, di partigiano nel senso più bellicista del termine in questo nuovo regime e nella sua determinazione a rinnovare e trasformare un corpo sociale e culturale degenerato attraverso una diversa storia e con nuovi modie  mezzi di vivere e di stare al mondo. Tuttavia quello che era impressionante per le genti del Nord, e il motivo principale del mio studio e della cura con cui ho seguito questa vicenda, è legato all’incrocio fra vecchio e nuovo che si è formato. Suggestioni del Mondo Antico, del Medioevo, dell’Età Moderna convivono con un culto laico del nuovo potere alieno in una sorta di tentativo di portare a unità pezzi rotti di miti fondativi e memorie perdute. Mi spiego così certi strani costumi come le divise da miliziani che sono un misto di abiti per le arti marziali, tute da ginnastica, calzature militari, qualche mimetica,  giberne, cinture, cinturoni, tascapane e fondine di pistola; lo sportivo diventa marziale, l’abito per il tempo libero diventa strumento di guerra e di polizia e divisa informale per parate e convocazioni.A questa divisa informale hanno aggiunto mostrine, qualche medaglia, ricami con teschi, pianeti, stelle e comete, per coprire la testa qualche maschera antigas, una scelta d’antiquariato di elmi e caschi da motociclista e  per i piedi, stivali, anfibi da paracadutista, scarpe da tennis, scarpe da montanari. Piani diversi e logiche diverse si confondono anche negli abiti, l’esito di questo primo periodo di trasformazione sembra essere proprio la confusione, il mischiare, il confondere. Mi sono dato una ragione e una spiegazione: nella storia di queste genti del Belpaese le grandi trasformazioni hanno avuto forti elementi di continuità formale con ciò che era stato prima, il vecchio veniva portato nel nuovo per essere trasformato o distrutto. Così la confusione apparente è amica di questo nuovo regime, è utile perché associa il vecchio con il nuovo; il vecchio nel passare del tempo muore o si trasforma mentre il nuovo prevale.

Le divise bizzarre, le bandire nere con immagini orripilanti o frasi o parole inquietanti, le armi aliene o umane lucidate per la parata, le canzoni piene di odio e rancore per ciò che è stato, la musica classica diffusa dagli altoparlanti, i muri con frasi politiche o immagini forti sono la naturale coreografia di una grande recita collettiva che vuol trasformare i corpi, le menti, la vita quotidiana. Si tratta di una recita di massa, di un rito collettivo, di un potente esorcismo contro ciò che si è stati nel passato. Mi chiesi come è possibile esorcizzare, ritualizzare una grande abiura, ripensarsi diversi con questi modi, con questa logica a metà fra il circo e il rito da stadio. Ma i miei viaggi da studioso mi hanno anche rivelato una vecchia verità: creare l’uomo nuovo comporta distruggere il vecchio. Nel corso della storia umana tante volte è stato tentato questo, con passione ideologie di colori diversi, rivoluzioni tecnologiche, con imposizioni di dominatori, di eserciti invasori, di banche internazionali, con l’uso dei mass-media. Tutte le volte i risultati sono stati inadeguati, cattivi, spesso meschini quando non orrendi. Stavolta c’è qualcosa in più, ovvero la possibilità d’attingere a tecnologia e conoscenze Xenoi. Forse questo sarà l’ultimo esperimento di rifare gli esseri umani, o forse l’ultimo in ordine di tempo. Il caso, il disordine del mondo, la bizzarria del destino hanno voluto che fosse provato qui, in questa penisola, fra questi popoli così singolari e di antica stirpe; come studioso di scienze politiche devo piegarmi all’evidenza di un nuovo esperimento, di una nuova trasformazione, di una sorta di rivoluzione antropologica tentata e gestita da umani e alieni xenoi. Romanticismo rivoluzionario, miti da fumetto, vecchi film, guerra reale e concretissima, riti collettivi, alleanza stretta con gli alieni confluiscono in un solo calderone politico e ideologico. I prossimi anni diranno se questa massa di cose diverse e bizzarre porteranno alla creazione di una nuova società integrata  e interfacciata con la potenza aliena e supportata da uno straordinario sviluppo tecnologico e  di potenza. Di nuovo quanto accade in questo pezzo di mondo incastrato fra tre continenti avrà un peso enorme sulla popolazione umana di questo pianeta, è più di un gigantesco esperimento; è una profezia concretissima e vivente sul futuro del mondo umano. Confesso che alle volte sono sopraffatto dallo stupore, altre volte dalla curiosità, talvolta provo un disgusto perché intuisco i pericoli di questo esser profeti sulla propria carne e sulla propria terra.





23 maggio 2012

L'Italia del remoto futuro:note politiche e omicidi di follia

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note politiche e omicidi di folla

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Fra le note che segnai in quel momento c’erano queste parole.

Il destino dell’Antico Ordine nel Belpaese di cose mi sembrò crudele e beffardo, i vecchi poteri crollavano sotto il peso delle macerie sociali e civili che avevano causato per creare un facile consenso e una stupidità di massa che portasse il peso dei loro errori e della loro corruzione e della loro avidità criminale. Proprio la demenza e il cretinismo televisivo  e virtuale che avevano profuso per decenni aveva creato quella massa amorfa, imbelle e dissoluta di plebi elettorali cittadine che non aveva nel momento del bisogno mosso un dito per loro. La feccia instupidita da nani e ballerine, da donnine con le labbra e le tette gonfiate, da presentatori pieni di problemi psicologici e sessuali, da demagoghi irresponsabili e malvestiti, da capi politici creati da agenzie di pubblicità e di pubbliche relazioni, da cantanti e intrattenitori di bassa lega, da videogiochi infantili e dementi li aveva abbandonati alla prima difficoltà. L’opera di questo strano regime alimentato dagli alieni Xenoi, del tutto nuovo nel mondo umano, pare essere proprio quella di stroncare le ragioni del passato e di creare una forma altra di cittadinanza. Sempre che si tratti di cittadinanza e non di altro. I disegni di questo regime mi sono infatti oscuri. In questi capi c’è un bisogno di aver ragione per forza, di darsi un sapere e un potere unitario, potente che fatalmente emargina le opposizioni anche quelle banalmente culturali o di pensiero; sono in presenza di un disegno nicciano, o forse di una potente alchimia sociale dovuta alla disperazione e al fallimento delle precedenti generazioni e dei regimi che hanno preso possesso di questa penisola. Come hanno fatto ha portare dalla loro parte milioni di ex depravati, di consumatori compulsivi, di vigliacchi patentati? Dove portano le note e gli appunti che ho scritto?

Ero confuso ma nello stesso tempo determinato ad arrivare al punto, dovevo trovare una spiegazione, o una combinazione di possibili spiegazioni; descrivere la dissoluzione dell’Antico Ordine non era abbastanza per me. Oggi sono arrivato a una determinazione che posso con senso di responsabilità presentare ai lettori: il regime si è dissolto sotto il peso della sua corruzione in combinazione con una straordinaria pressione militare dovuta alla Guerra Xenoi. Guerra e corruzione interna hanno distrutto un certo modo di essere abitanti della Penisola, la potenza culturale dei nuovi occupanti unita al disgusto profondo che una parte dei popoli di questa terra nutrivano per se stessi e il loro passato hanno annientato l’Antico Ordine. Quanto penso alla dissoluzione penso ai capi e ai gregari che scappavano con la cassa in mano abbandonando alla strage figli e parenti ma avendo cura di portarsi dietro un sacchetto o una borsetta con dentro le loro droghe preferite, documenti compromettenti, certificati di credito. Ne hanno beccati tanti con rotoli di banconote, orologi d’oro, gioielli rubati e una manciata di pillole blu e verdi o qualche pacchettino di polvere bianca, spesso per divertirsi li lasciavano andare in crisi d’astinenza e in quelle condizioni li esponevano al pubblico ludibrio via internet o peggio per le strade e le vie. Quando le scene dei capi, dei miliardari e dei funzionari di rango sbavanti e farneticanti arrivarono in Germania e nel Nord molti si chiesero se non fosse un trucco o plagio. Invece  no. Era tutto vero, erano vere anche  le folle incrudelite che prendevano a calci e colpi di bastone i vecchi padroni, gli urinavano addosso, gli lanciavano ogni sorta di spazzatura mentre venivano colpiti dai malori dovuti all’astinenza, spesso le vittime legate a dei pesi o a dei pali e non potevano sottrarsi alle pubbliche umiliazioni. La violenza contro le donne era poi bestiale, vi furono casi, in episodi di omicidio di folla, di sfondamento del cranio causati da oggetti contundenti e pietre e le vittime erano le donne dei capi o le loro amanti o peggio ancora delle escort. Forse la violenza sulle donne, spesso compiuta da altre donne si rivelò più decisa e crudele di quella dei loro padroni e amanti un tanto a servizio; per farle soffrire di più arrivavano ad ammazzargli i figli. In effetti questa esplosione di violenza sorprese molto le popolazioni del Nord, tutto sui pensava tranne che nel paese della gente che cucina la pizza e i  maccheroni, porta i baffi e suona i  mandolini si potesse dare una punizione così atroce e sproporzionata. Si parlò allora di bestialità innata, di natura mafiosa, di turbe culturali e biologiche, perfino di razza. In realtà cose simili si erano date già nella vicenda di queste terre e di questi popoli. In realtà i capi vicini agli Xenoi volevano spezzare il legame con i boss e i podestà stranieri, l’umiliazione pubblica prima dell’annientamento fisico era utile, c’era poi qualcosa che portava al peggio delle pulsioni sessuali, della pornografia, delle torture delle guerre imperiali d’inizio secolo. La popolazione doveva sfogarsi, scaricare sui vinti le pulsioni sadiche, provare il piacere del distruggere per stroncare il legame che li univa al passato, perché era il passato la bestia che il nuovo regime voleva uccidere e spellare. Non doveva essere possibile il ritorno al passato o il recupero di quella storia, oblio, umiliazione, calunnia e l’evidenza della corruzione  e della natura mercenaria dei piccoli capi del Vecchio Ordine dovevano essere confezionati per stroncare ogni ricordo positivo, ogni nostalgia. Il passato era il male, era una cattività a Babilonia, era la schiavitù d’Egitto era il punto più basso e degradante della vicenda umana su quella striscia di terra fra Europa e Africa. Le bandiere nere con i disegni di morte e le deliranti  parole bianche erano il sudario che copriva una storia sbagliata fin dalle origini. Oggi mi sento di scrivere che quei fatti erano l’esito di un odio antico marcito e ingigantito dai continui fallimenti delle minoranze al potere, ma non dovevano sorprendere, non dovevano portare a una moltiplicazione delle giustificazioni e delle ipotesi. So che il gentile lettore potrà esser scandalizzato da quanto scrivo ma il sistema era un sistema di corruzione, di degenerazione, di plagio continuo che eccitava la parte peggiore dell’essere umano. Quella parte peggiore non porta al coraggio, all’onestà, alla forza ma alla degenerazione fisica e morale, alla viltà fatta sistema e quindi nel momento della disgrazia e della sconfitta le plebi dissolute  e imbelli si rivoltarono contro i loro padroni e i loro meschini protettori; colui che vive nella corruzione e nella degenerazione non conosce fedeltà o nobiltà di sangue. L’impasto di degenerazione, uso sistematico della menzogna, servilismo meschino, elevazione di personaggi impreparati a posti di responsabilità, collusione del potere politico con la criminalità organizzata aveva creato una società debolissima, inesistente sul piano della cultura e del rispetto di se stessa, così lo Xenoi ha potuto puntare su questa grande debolezza per insinuarsi e associarsi agli umani e segnare il suo controllo sul pianeta Azzurro. Il problema è che parte della vicenda umana sul pianeta passa da questo territorio e dai popoli che abitano questa terra e integrare la civiltà del Belpaese con la cultura Xenoi  ha permesso agli alieni di inserirsi nella vicenda storica e artistica di tre continenti. Oggi posso dire con assoluta calma che questo è il portato di un grande fallimento della civiltà umana, senza le lotte imperiali per l’egemonia sul pianeta e senza i sistemi di dominio e controllo fondati sui peggiori istinti e paure delle masse popolari questi estranei non sarebbero mai riusciti a inserirsi e a portare a buon effetto la loro guerra vittoriosa. In un certo senso le genti del Belpaese ci hanno tradito, infatti si sono consegnate a questo nuovo dominio attraverso una grande abiura per non dover rendere conto dei loro errori e dei loro peccati. Confesso di essere irritato da questo comportamento, eppure non posso non riconoscere talento in chi ha gestito questo passaggio e determinazione ai confini del cinismo e della criminalità da parte delle popolazioni che hanno trasformato la loro condizione da vinti a vincitori diventando una strana appendice degli Xenoi. Certo che non è proprio un popolo alla Capitan Harlock, l’avventuriero salvatore  dell’umanità eroe dei fumetti e dei film giapponesi, quello che è sorto dalle ceneri del Vecchio Ordine. In fondo è l’esperimento di un nuovo uomo, o forse la venuta di una gnosi aliena estranea a ciò che è stato il corso delle civiltà umane negli ultimi due millenni.





2 maggio 2012

Note e annotazioni sul cambio di regime nel remoto futuro




Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Note sparse e testimonianze

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

Il materiale cominciò a esser troppo, a mostrare la sua grandezza e vastità. Mi fermai per una pausa di riflessione. Il dubbio di non aver capito i fatti di cui ero testimone e quelli di cui raccoglievo la documentazione si fece pressante e cominciò a infastidirmi. Fu nel principale parco pubblico della nuova capitale che mi sorprese l’idea di dover fissare qualche dubbio, qualche evidenza lasciata in ombra, non capita.  Che terra era mai questa dove gli esseri umani passano da una causa all’altra con facilità e indifferenza? Dove è così facile nel resto del mondo umano  cambiar patrono e protettore per interesse, alleato militare per opportunità, ammazzare conoscenti e parenti per adesione partigiana a un partito armato? Domande senza risposta, più mi addentravo dentro questa storia e più il terreno concettuale su cui mi muovevo si trasformava in pantano. Sprofondavo dentro qualcosa che era passato ed era futuro nello  stesso tempo, una sorta di saggezza corrotta, di sapere sul mondo e sul cosmo, ma un sapere maligno, qualcosa di  cattivo spiritualmente, di machiavellico nel senso peggiore della parola. Mi trovavo nell’imbarazzo e nel dubbio. La mia mente vagava verso tante risposte senza accettarne alcuna. Ero confuso come non mai. Cercai d’immaginarmi una popolazione sottoposta nel corso dei secoli a tante invasioni, cambi di padrone, regimi dispotici. Cosa può uscir fuori da una cosa del genere se non tribù disperse, gruppi di umani dediti a ogni sorta di traffico e di mezzo discutibile per vivere. La corruzione diventa un sistema, il servire due o più padroni un fatto banale, mettersi fra i potenti per cercare protezione una seconda natura. Ma quello che era capitato non era il frutto di qualcosa di remoto, di un fatto antico che si ripete; nel darsi al nuovo potere alieno degli Xenoi c’era qualcosa di diverso. Era una vera e propria abiura di sé stessi, il rifiuto di appartenere a un tempo dei padri e degli antenati non più accolto, non più capito, ripugnante se letto con le prospettive presenti.  Questa è una diversa forma di abiura, non è un fatto occasionale, semplice, dettato dalla necessità; è dissoluzione di ciò che si è e rinascita in altra forma. La radicalità estrema della soluzione Xenoi offre a questo regime la soluzione per cancellare il passato, per fondare un nuovo privo di compromessi, tanto potente quanto inquietante per i suoi vicini. Forse perfino per il resto dell’umanità, stavolta gli eredi di più di una antica civiltà umana si erano dati agli alieni Xenoi, era più di un patto era la smentita dell’importanza della civiltà umana, la loro aveva bisogno di negarsi e di chiedere una mano così improbabile per risorgere e di nuovo essere. Nella penisola era stato allestito un laboratorio pericoloso, inquietante  che fatalmente avrebbe prima o poi attraversato i mari e i monti. Provai a raggruppare i problemi per argomenti e per osservazioni. Per prima cosa segnai il fattore guerra. In fondo c’era stata una guerra globale supportata da sponsor alieni e combattuta con forze miste. La Guerra aveva influito nella creazione di un regime che altrimenti mai avrebbe preso forma. La seconda cosa da segnalare era la presenza di forti opposizioni interne nate da un malcontento generale e dalla guerra mal gestita e combattuta in modo fallimentare, la terza cosa è l’entusiasmo con cui una parte dei popoli di queste terre hanno accolto gli Xenoi. Ma la quarta non rimanda ad alcuna di queste cose. La spinta interna a distruggere se stessi per rigenerarsi arriva dal profondo, da qualcosa che la sociologia e la storia possono intuire ma non spiegare del tutto; un fenomeno quasi naturale di morte del vecchio e del degenerato e del corrotto per far spazio a qualcosa di diverso che maturerà e farà un suo ciclo.

Cominciai ad appuntare alcune frasi, impressioni di vario tipo che qui riporto in neretto per il lettore.

Certezza della disfatta in guerra, forse…ma è stata la causa principale? Se così è perché le opposizioni si formano anni prima, perché un tessuto sociale dava supporto a proteste silenziose o aperte contro l’ordine costituito? Come mai milioni di umani che traevano beneficio dal sistema corrotto e dissoluto non hanno difeso i loro capi e i loro benefattori e protettori? Da dove viene questa voglia di distruggere, criminalizzare, dissolvere, annientare il passato per creare un mondo umano nuovo? Ci sono dei precedenti? Da dove parte questa volontà di annientare il passato che ricorda roghi da inquisizione e mito del progresso di matrice colonialista? Qualcosa che viene dal passato? Qualcosa che viene dal futuro?

Il mio animo era scosso, non trovavo la soluzione. Mi sovvenne un consiglio di Rodolfo il tale che avevo più volte incontrato per scrivere del processo. Osservare la città, in particolar modo ciò che non si osserva di solito. Non  avevo capito bene a cosa si riferisse. Poi intesi. Avevano cambiato le titolazioni di alcune piazze o vie. Questa non fu l’unica sorpresa.  Tutti i monumenti ai caduti erano stati riconsacrati, non c’era opera che non avesse una targa magari minuscola che ricordava  la guerra Xenoi e il nuovo regime. Compresi che quella era una strada. Mi ricordai anche di un particolare insolito. Un dettaglio a cui non avevo prestato attenzione. Invece aveva un peso enorme. Il comandante era nel comitato promotore di una grande opera monumentale da erigere in onore degli Xenoi. Un volto raffigurante l’immagine idealizzata del Dio vivente di quelle creature da realizzare in materiali nuovissimi, preziosi e brillanti. Doveva riconsacrare l’arco della città. Il quale era stato più volte riconsacrato nel corso della sua storia.

Questa storia era frutto del caso, nel senso che per una combinazione ero capitato proprio nell’ufficio del comandante mentre egli visionava i verbali della commissione per il monumento. Mi aveva mostrato alcuni bozzetti e il progetto. Sul momento non avevo dato peso alla cosa, per il mio gusto era una cosa bizzarra, curiosa, strana. Da quando in qua un regime che deve rimuovere tonnellate di macerie, stravolgere la vita quotidiana degli abitanti, convivere per generazioni con una presenza aliena si mette a ragionare di monumenti. Un volto gigante iscritto in un cerchio tutto dorato  e lucente per fare uno spettacolo ottico quando il sole colpisce l’opera. Non avevo capito che questi stavano creando un loro universo simbolico e  mitico che doveva sostituire quello distrutto. In una sorta di ruota del destino medioevale al tracollo di una civiltà e dei suoi miti e delle sue ragioni d’esistenza andava a sostituirsi un nuovo modello. Un modello che stava liquidando le macerie mitologiche, simboliche e di vita quotidiana. Poi con calma avrebbero i nuovi padroni della penisola  pensato al resto. Così fra miti da creare e volontà di potenza si consumava la trasformazione. Non avevo capito quanto fosse profonda la cosa e quanto preciso fosse il progetto.

Questo fatto mi aprì la mente ad una evidenza. Il processo di cui dovevo occuparmi per motivi accademici e di carriera era parte della distruzione del mito e delle immagini del regime precedente. Non era una questione di giustizia come è comunemente intesa nel Nord Europa ma al contrario di una demolizione controllata del potere di persuasione di miti e di bugie pietose a sfondo storico che erano state la patina di legittimità dell’antico ordine sociale  e politico. “Antico Ordine”, forse questo è il termine giusto per indicare quell’impasto di credenze, miti, pubblicità commerciale, illusioni da centro commerciale che avevano segnato quasi due secoli di civiltà industriale.  Il Belpaese era una cantiere, un grosso esperimento sociale, un opera da ingegneri della genetica e delle istituzioni; ero davanti a una trasformazione di civiltà che aveva come suo fine  la realtà umana. Iniziavano per gradi e iniziavano con trasformare le cose immateriali come la memoria del passato, l’immagine della realtà, il senso della vita quotidiana, i miti, i simboli.   Questi nuovi personaggi al potere erano un pericoloso e creativo incrocio fra i maghi del Rinascimento, i rivoluzionari del Novecento e i contattisti del ventunesimo secolo, ma stimo che la loro ispirazione più forte venisse dagli eretici gnostici al tempo dei Cesari.




17 marzo 2012

Abiure e riti punitivi

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Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Abiure e riti punitivi

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Dal momento che questo mio libro non è esattamente un saggio ma qualcosa di biografico sono in dovere di descrivere questo episodio che mi aiutò a capire i fatti e le circostanze di quanto avevo in animo di studiare. Avevo seguito il consiglio del comandante. Mi ero recato nell’ala della grande Biblioteca dove si tenevano le esposizioni, la mostra aveva un titolo filosofico e artistico “Dalla dissoluzione alla forma”; ma trattava di cose che non avevano nulla a che fare con la filosofia e con l’arte.  Quello che avevo visto mi aveva profondamente turbato, era la rappresentazione da parte del nuovo regime dell’ultimo secolo di storia della Penisola, per il nuovo potere tutta la storia precedente era da buttare, un regno dei delitti e dei crimini imposto da forze straniere sopra un popoli tenuti artificiosamente divisi e oppressi da ignoranza e delinquenza. L’esposizione mi colpì subito per il fatto che il percorso cronologico dei fatti era invertito, dal presente al passato; c’era un senso di oppressione e di buio via via che il visitatore si allontanava dal presente e si calava nel passato. Le ultime stanze erano in penombra, e l’ultima  era buia, con solo dei pannelli e degli indicatori rossi fosforescenti che segnavano la via. Era la sala dedicata alle guerre della passata Repubblica. Una discesa dalla luce verso un buio tetro e oppressivo. Come primo impatto pensai a una trovata estetica, ma mi resi conto che c’era qualcosa di più. Non capivo fino in fondo il perché di questa scelta che mi fu chiara quando a distanza di settimane ne ragionai con Rodolfo che mi aprì la mente con queste parole:

Certo. Provi a pensare una discesa agli inferi. Enea, Dante, Ulisse…tanto per fare dei nomi di prestigio. Del resto molti di questi nuovi signori sono gnostici, o forse dovrei dire neo-gnostici e per loro la luce è anche rivelazione della vera natura umana, del sacro e del divino che è dentro l’essere umano. Quindi la discesa al regno delle ombre e delle tenebre è la distinzione fra un tempo della luce e del bene, ovvero questo, e un tempo della materia, della corruzione spirituale, del caos bestiale di poteri forestieri e alieni dominanti e prepotenti che è il passato ormai morto. Lei si è calato nelle tenebre del tempo che è stato, è come entrato in un tunnel dove ha visto un passato di tenebre funeste, dopo dal buio è tornato alla luce del presente. Ma mi dica sono curioso di sapere se quanto ha visto ha suscitato in lei stupore, indignazione, disagio. Non è una bella storia, di certo non è una favola per bambini la storia delle popolazioni nostre.

Il mio interlocutore mi sorprese di nuovo, la sua aria cordiale si era contaminata con una sorta di curiosità beffarda e bonaria. Così parlai liberamente.

Il passato di questa Penisola visto con la logica di quella mostra è una discesa verso le tenebre della follia e della malattia mentale, ogni atto, gesto o segno del passato è criminalizzato e demonizzato. Mi sembra una fortissima presa di distanza da se stessi. Non so…

Lui subito precisò il mio pensiero

La parola giusta è abiura. Queste genti del Belpaese abiurano se stesse, o per meglio dire ciò che sono state. Questi che oggi sono al potere sanno benissimo che le genti del Belpaese son ben disposte a far abiura del passato, a pensare ogni regime, anche quello dove hanno prosperato e son vissuti per generazioni come un potere forestiero, artificiale, estraneo. Questo fa parte di un meccanismo di difesa per il quale nessuno è mai responsabile di quel che fa nella vita pubblica; del resto da secoli minoranze di criminali organizzati, famiglie di miliardari apolidi, generali stranieri, condottieri imposti da questo o da quel potere alieno hanno determinato la vita pubblica del Belpaese. Quando non esiste alcuna identificazione che non sia farisaica o squallidamente opportunistica con il governo del proprio paese è normale che si scateni l’abiura del proprio passato e il ripudio di pezzi fondamentali della propria esistenza privata. So che per un uomo del Nord come è lei questo può suscitare raccapriccio, ma se osserva con animo sereno e commosso la storia delle genti nostre non potrà non osservare quanto sia comune la dissoluzione di regimi sedicenti sacri e retti e la necessità per milioni di umani di cambiar colore della divisa o del vestito prima di essere uccisi dai militari del nuovo regime o linciati da una folla di traditori e opportunisti saliti sul carro del vincitore all’ultimo minuto. Ho visto la mostra, tre o quattro volte perché ho dato una mano a trovare certi materiali, non che fossi felice della cosa, ma capisco che non c’è nulla da fare. Una storia antica di riti di abiura collettiva  e di divorzio dalle proprie idee di un tempo si è ripetuta, mi è toccato in sorte assieme alla gente del mio tempo di vedere l’atto patetico della dissoluzione di un sistema e di un regime marcito e dell’ascesa di un nuovo sistema.

C’era qualcosa che non mi piaceva in queste parole, sì quello che mi raccontava era vero ma comprendevo che c’era molto di più in quel che avevo visto. Risposi alle sue parole.

Mi permetto di rammentare che non tutti in Europa si dimostrano così disinvolti e pronti, e devo dire che pochi popoli sono così feroci nei confronti di quelli che per motivi di sfortuna o di fede rimangano tagliati fuori dal cambiar il colore della divisa. Devo, con onestà, confidarle che sono rimasto negativamente impressionato della cattiveria e della ferocia con la quale questi popoli della penisola si scagliano contro i gruppi sociali e le fazioni perdenti al pesante gioco della guerra.  Ma proprio perché lei è a conoscenza dei fatti e mi ha mostrato una certa familiarità mi preme ricordarle la parte finale di tale mostra. Una delle ultime stanze è dedicata alla criminalità comune al tempo della Repubblica controllata dai militari dell'Esercito Atlantico. Capisco tutto, ma affermare che la delinquenza di strada, lo spaccio di eroina, la violenza privata, i delitti di sangue fossero uno strumento di repressione per schiacciare la popolazione e tenerla nella paura e sempre disposta ad accettare capi autoritari e leggi liberticide mi pare esagerato. Come si può pensare che un governo sia pure marcio per aver mano libera nelle sue ruberie usasse la delinquenza comune per scatenare ondate di paura e  confondere la popolazione.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Avrà visto immagino quello che per anni la televisione e i media non mostravano. Per anni le genti delle nostre terre potevano solo immaginarsi le teste rotte e delle vecchine scippate e trascinate sull’asfalto dalla feccia, i papponi presi assieme alle loro donnine allegre a cui avevano spaccato la faccia per un paio di banconote imboscate, il delinquente spacciatore con il volto da straniero con i morti da overdose sulla coscienza, la manovalanza ripugnate della bassa forza della delinquenza, la vittima della rapina o della piccola truffa in lacrime, la bambina picchiata dai teppisti minorenni per rubare un braccialetto o una collanina e cose simili… Bene di questo si parlava spesso e la popolazione era sempre preoccupata, in un continuo stato d’ansia tenuto artificialmente alto dai telegiornali. A seconda delle stagioni politiche le notizie venivano gonfiate oppure sparivano come per magia, la presenza del delitto era sempre presente. Il male quotidiano non aveva un volto o un nome, arrivava, spariva, ritornava; ma tutti avevano paura ed erano disposti ad accettare misure discutibili di polizia e leggi restrittive della libertà, intanto caste di miliardari e politicanti corrotti si riempivano le tasche di soldi e portavano il contante delle tangenti e delle truffe all’estero. Mi creda, aldilà delle esagerazioni c’è molto di vero in quella mostra e proprio dove l’animo umano rifiuta di accettare la verità. Qui da noi la vittima  e il carnefice si confondono, e ogni diritto si sfarina nell’arbitrio e nell’opinione,  e ogni regime che arriva ha il marchio d’infamia di esser arrivato sulla punta delle baionette straniere o per mano di violenti e di faziosi o come accade oggi grazie ai bombardamenti orbitali e alle macchine biologiche  da guerra di questi alieni Xenoi. La paura dell’altro, del diverso, del delinquente, del nulla è l’arma più forte del potere corrotto. Ogni persona onesta quando dilaga la paura inizia a temere per i propri cari, per i figli, le figlie, la moglie, padre, madre e così via… La paura uccide la razionalità e la capacità di capire e  di stare al mondo, allora diventi manipolabile, oggetto di dominio di chi tira le fila del sistema di comando e controllo della società, del sistema dei media, della finanza, della gestione dello Stato.

In me cresceva però un certo fastidio, dovevo rispondere, qualcosa mi aveva disturbato e offeso.

Mi perdonerà certamente, ma devo dirle che mi ha turbato la scelta delle canzoni abbinata ai quadri e ai reperti storici della mostra, in particolare le canzoni mi sembravano davvero insensate. Erano un sottofondo spesso inquietante e triste, la cosa mi è sembrata strumentale e malevola. Sul serio la cosa era forzata e inquietante. Eppure devo riconoscere che una certa continuità fra questo tempo e il passato che è polvere permane, è come se si ripetesse una storia antica di abiure, maledizioni e rancori antichissimi; dove l’alieno è solo uno dei tanti autori di un rinnovarsi catastrofico della vostra civiltà. Sembra quasi che la vostra gente abbia bisogno di un dominatore straniero per liquidare le caste al potere e sostituirle con altro.

Non era offeso ma felicemente sorpreso e così mi rispose

Caro professor Ulmann, voi avete visto bene. Gli autori di quelle canzoni erano straordinari per i loro tempi e bene compresero le genti nostre.  Certo spiace vederli ridotti a strumento, prendendo quello o quel  brano e togliendolo dal contesto e trovarlo posto in una cosa simile. Io avrei preferito il silenzio, un silenzio da sepolcro abbandonato, da cimitero di campagna perso fra le nostre montagne. Ma così va oggi. Piuttosto si prenda qualche giorno di libertà e osservi questo presente, cerchi di capire la natura vitale delle nostre genti, il rinnovarsi dei tempi e delle diverse forme d’umanità. Cosa crede: siamo un popolo vivo, siamo un popolo che vive sopra il cumulo delle macerie delle civiltà che gli sono crollate sulla testa. Ogni volta dobbiamo rifare tutto da capo come se l’ultimo crollo fosse un nuovo inizio.

Ero talmente colpito che ringraziai per la risposta e mi congedai stupito da tanta verità.




29 febbraio 2012

Vita vissuta e stracci che volano

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/Porta-sul-presente-001.jpg


Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Vita vissuta e stracci che volano

 ( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il Rodolfo Brandimarte osservò il cielo mi fece cenno che era tempo di rientrare. Ero curioso e spinto quasi da un desiderio di conoscere e di carpire i segreti della sua vita, non che ci fosse molto, ma quel poco che doveva pur esserci era per me materiale per due o tre pubblicazioni universitarie. Confesso che ero ossessionato dalla carriera, ero come un cane che cerca il suo osso nel prato per far felice il padrone. Volevo sapere. Era la mia professione, ero uno scienziato della geopolitica e  della storia, un futuro professore dell’Università di Berlino. Un tipo serio. Oggi mi vergogno di quei sentimenti, il tempo mi ha reso umile, e la vita ha ridimensionato le mie ambizioni e le mie aspettative. Mentre lo accompagnavo a una stazione della metropolitana di superficie, egli parlò di nuovo.

Il mondo umano ha avuto a che fare con diverse tipologie di rivoluzionari e teppisti della politica, qui  è avvenuto un fatto singolare, e capisco che nella sua fredda terra sia così difficile inquadrare i fatti. Dal momento che la voglio aiutare la devo istruire su un fatto: nella trasformazione presente c’è un impasto di vecchio e nuovo. In questa Penisola sotto i Cesari abbiamo avuto almeno cinquantafra colpi di Stato e guerre civili.Tutte le volte quando un potere umano e personale crollava arriva il potere nuovo che demoliva, bruciava, uccideva, confiscava, puniva, razziava i vinti. Poi il potere nuovo subito corrotto e precipitato nella violenza diventava a sua volta preda di altri e il ciclo si ripeteva. Questa diarchia fra potere degli alieni Xenoi  e governo in carica è in continuità con il nostro passato. C’è un misto di passato e di presente in questa situazione, mentre per altre civiltà questi eventi della Terza Guerra Mondiale e della successiva conquista aliena sono stati una catastrofe senza alcun possibile paragone, qui è la durezza della cosa è stata attenuata da una continuità di tipo storico e culturale. A un tempo dove domina un potere blu si sostituisce un tempo dove domina il nero e l’oro, coloro che erano schierati con le armate blu sono passati alle milizie nere e alle armate color oro, chi è rimasto preso in mezzo è stato razziato, violentato, rapinato, ucciso, mutilato, bruciato, fatto a pezzi, fatto sparire, trattato con psicofarmaci, detenuto, riabilitato. Stavolta è solo la qualità della persecuzione  e della cura dei malvagi ad essere diversa. La potenza del nuovo regime indica che per qualche secolo vivremo a stretto contatto con gli Xenoi. Attuali protettori di chi in questa parte di Vecchio Mondo ha il potere politico, finanziario e militare.

Mi stupì questa franchezza, compresi che era sincero, che non aveva nulla da perdere, e forse non aveva altro desiderio che di dire la sua piccola verità. Quella che cercavo. Quel sapere e quel tanto  di rivelazioni che potevano far di uno studioso con l’assegno di ricerca un professore di ruolo. Allora così parlai.

Quel che dite mi fa pensare, dunque per voi c’è continuità? Perché parlate di Nero e di Oro contrapposti al blu?

Mi rispose subito.

Il Blu era il colore dominante del potere antico e della sua alleanza militare, il nero è il simbolo di questo nuovo sistema, abbondano sulle nere bandiere anche teschi, ossa, armi, fiamme e cose del genere; l’oro è invece il colore di questi Xenoi. L’oro del resto è il metallo degli Dei antichi, in un certo senso essi sono come divinità. Poi l’oro è un metallo straordinario, unico nel suo genere e viene usato per creare  i microscopici meccanismi inseriti nei corpi delle facce di plastica che servono a renderli sani e forti e a prolungare la loro vita che si conta in migliaia di anni terrestri. Il nero e l’oro sono i colori del nuovo potere, e forse di una forma di civiltà che si sta formando alimentata dalle macerie delle precedenti disfatte sotto il peso dei secoli, della malvagità delle minoranze al potere e della corruzione interna e delle miserie e guerre da esse provocate. Ma le ultime forme della civiltà erano ancor più miserabili delle precedenti, le minoranze al potere erano fatte da grandi burocrati, miliardari, despoti di paesi dell’Est e del Sud e costoro erano senza rispetto per l’arte, la poesia, il rapporto con la natura, la filosofia. La miseria grande del potere morto è quello di non aver avuto forma ma di adattarsi ai contenitori che trovò, queste minoranze hanno lasciato solo inquinamento, tecnologia in obsolescenza, disastri ambientali, povertà, caos sociale e infine questa grande disfatta. Almeno con questa cosa del salire sul carro del vincitore prima della fine della guerra queste nostre genti si son salvate da ben più dure punizioni e amarezze. Ma una storia antica si è ripetuta, al potere vinto si è sostituito uno nuovo dove i livelli più bassi sono occupati da gente che ha gettato nelle fogne la vecchia divisa e ha preso la nuova giacchetta da cameriere, da domestico. Chi è arrivato tardi, o non ha capito che il crollo del fronte occidentale era questione di pochi giorni ci ha rimesso i beni e spesso la pelle. Ecco sono arrivato.

Prima di andar via devo però avvertirla. Non cerchi cose eroiche, storie belle, eroi, oscure trame fatte da spie e diavoli. Non troverà altro che uomini e donne alla ricerca del loro posto al sole, del loro guadagno, dei loro desideri, della loro fortuna materiale.Nel mio Belpaese questa è una storia antichissima, che si ripete tutte le volte che un esercito straniero si fa signore di queste genti e di queste terre. Regimi all’apparenza solidissimi si sono dissolti  in un pomeriggio o in una sola notte a seconda della velocità con cui arrivava la notizia della disfatta finale. Allora scattava la corsa per entrare nelle file dei vincitori; ma non sempre questa cosa è possibile. Stavolta i pochi che hanno capito in tempo non hanno avuto bisogno di far a mezzo, i posti erano liberi; la bassa cultura e le scarse capacità intellettuali dei gregari della gente di potere ha impedito a decine di migliaia di burocrati, funzionari, miliziani e poliziotti di andare dalla parte giusta all’ultimo momento; non avevano capito che era arrivato il nuovo potere e che aveva già della gente sua sul territorio. Non ci sono vittime innocenti nelle fosse comuni, solo idioti e ignoranti e qualche delinquente comune  che non è scappato in tempo con la refurtiva.

A questo punto ero senza parole, non mi aspettavo un discorso così da una persona colta e amante dell’arte e della filosofia. C’era una brutalità e un cinismo politico che sconfinava nel disprezzo. Non avevo molto tempo, tra pochissimo sarebbe arrivato il mezzo, lui era in attesa per salire e andarsene, volevo avere l’ultima parola. Così risposi per congedarmi.

C’è del vero in quanto raccontate, la storia dei popoli oppressi è piena di mezzi discutibili per evitare le punizioni dei padroni di turno. Credo però che questo salvarsi sia un fatto naturale, l’essere umano come elemento biologico deve salvare se stesso se può, alla fine se cessa la civiltà ritorna la naturalità.

Non avevo finito la frase che replicò.

Non è natura, non è biologia. Questa è una strategia culturale che consiste nell’imitare il signore del momento, fingere di essere lui, travestire se stessi con panni diversi. In verità è una forma di adulazione, di richiesta di benevolenza. La Germania non è abituata a queste cose, il carattere della maggior parte degli abitanti impedisce l’uso di una simile strategia politica, per questo le chiedo di capire quel che vedrà aldilà delle apparenze. C’è un modo apparente di essere e una sostanza intima. Cerchi quella natura intima nel nostro agire politico e troverà le sue risposte.




20 maggio 2010

Ripubblicata la fine della Repubblica di Nessuno

20 Mag, 2010

De Reditu Suo - 2° libro

 La fine prossima della Repubblica di Nessuno


 


De Reditu Suo - Secondo Libro
La fine prossima della Repubblica di Nessuno

02/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Odisseo l’eroe greco famoso per il valore e l’astuzia ingannò per salvarsi la vita e per salvare i suoi compagni di sventura il ciclope Polifemo mostro antropofago e nemico dell’ospitalità cara al Dio Zeus.
Quando l’essere enorme cercò di conoscere il nome del suo nemico e truffatore per trovare chi potesse vendicarlo l’eroe rispose che il suo nome era “Nessuno”, così il ciclope quando chiese ai suoi fratelli di punire nessuno fu abbandonato al suo dolore perché essi non compresero l’inganno nel quale era caduto l’empio gigante che aveva appena dichiarato che “nessuno” l’aveva oltraggiato e mutilato.
Oggi la Repubblica italiana sta per fare la fine di essere abbandonata al suo destino perché non ci sono forze politiche disposte ad accollarsi le responsabilità dei troppi fallimenti del primo vero tentativo di dare alle difformi genti del Belpaese un regime democratico almeno nei principi.
Alla fine della Prima Repubblica si era diffusa l’illusione che sarebbe venuto in essere un miglioramento per i ceti sociali poveri GRAZIE AL COLLASSO DEI VECCHI PARTITI PIENI DI LADRI E DI FURBASTRI E ALLA FINE DEL CONFRONTO ARMATO FRA NATO E PATTO DI VARSAVIA, tutto questo è finito nel cestino delle amare illusioni.
Nulla pare essersi salvato delle migliori intenzioni e delle belle speranze del breve biennio 1989-1990.
L’egoismo sociale, l’inquinamento dell’economia legale ad opera della criminalità organizzata, lo sfascio della società e di ogni antica morale, le guerre quasi permanenti hanno avuto la loro vittoria schiacciante sulle troppe ingenuità di tanti umani volenterosi e buoni, ma dispersi e senza alcuna guida.
ADESSO LA CRISI ECONOMICA TRASCINA CON SÉ LA CRISI POLITICA E MORALE DELLE GENTI DELLA PENISOLA, TUTTA LA REALTÀ ITALIANA PARE UNA MASSA INFORME DI ROVINE DI CONVIVENZA CIVILE E DI SPERANZE PERDUTE.

La Prima Repubblica defunta sotto le rovine di Tangentopoli ha lasciato il posto ad una Seconda Repubblica che è un malvagio amalgama di COSE MORTE E DI DEFORMITÀ VIVENTI che coincide con la vicenda politica dell’Imprenditore e Cavaliere del Lavoro e Onorevole Silvio Berlusconi.
Il problema è cosa sarà della Seconda Repubblica davanti a un probabile post-Berlusconi?
SARÀ FORSE LA REPUBBLICA DI NESSUNO
, una realtà politica che non ha sue ragioni e che deve appoggiarsi alla carta Costituzionale della Prima dalla quale ci separano ormai sei decenni che sembrano sei secoli viste le mutazioni che ha subito il Belpaese in sessant’anni.
COSA FARÀ UNA SIMILE REPUBBLICA DAVANTI A GRAVI PROBLEMI COME UNA GUERRA PIÙ DURA E TRAGICA DEL SOLITO O UNA CRISI SOCIALE ED ECONOMICA PERDURANTE?

Temo che alla fine di questa storia le diverse categorie di abitanti del Belpaese faranno pubblica abiura ostentando estraneità al presente regime politico secondo un vile, logoro e sporco canovaccio già visto ai tempi della caduta del fascismo.
La Repubblica dei partiti e poi di Berlusconi sarà come il male che punì Polifemo per la sua malvagità diretta contro le leggi degli Dei e degli uomini, ossia l’opera di nessuno.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazion.ilcannocchiale.it




23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri



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