.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


11 settembre 2015

11 settembre 1973: una lezione di politica?

La data dell'11 settembre riporta uno dei più controversi e per certi aspetti profetici conflitti politici della guerra fredda. Mi riferisco al colpo di Stato in Cile portato avanti da generali sediziosi e ribelli ma appoggiato da minoranze interne di ricchi, dai servizi segreti statunitensi, dalle multinazionali. Ci sono diversi elementi che devono suonano familiari. Fra essi uno, uno fra i molti, il governo Allende d'ispirazione socialista andò al potere grazie alla divisione delle forze politiche ostili e  governò avendo un consenso che oscillava fra il 36% e il 43% dei suffragi. Questa condizione politica di non riuscire a portare con sè la maggioranza dei cileni creò alcune delle condizioni su cui s'innestò la cospirazione internazionale che portò al colpo di Stato.  Se c'è da trarre una qualche ispirazione dalla storia è che la costruzione di un cambiamento sostanziale all'interno di uno Stato  che rimette in discussione privilgi, monopoli, concentrazioni di denaro, alleanze fra ricchi locali e ricchissimi stranieri a favore dei ceti poveri e della gente che lavora ha bisogno o di un vasto consenso o di una forza propria che schiacci l'eventuale sedizione istigata da agenti forestieri. La volontà e il diritto cedono spesso nel mondo umano alla forza bruta dei cospiratori e dei soldati. Questa lezione di storia è da meditare perchè oggi si dà un pò dovunque il,rafforzamento proprio di due soggetti che favorirono il colpo di Stato: multinazionali e servizi segreti.Quindi la data dell'undici settembre per quanti aspirano a una riforma dell'ordine delle cose in questi decenni  di terza rivoluzione industriale ha per così dire il segno di una lezione di storia da non dimenticare.




18 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L'Italia del lontano futuro

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/via-dal-paese-dei-ciarlatani-001.jpg

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L’Italia del lontano futuro

I miei lettori sanno quanto sia molesto nel mettere alla prova la loro pazienza con le mie considerazioni più o meno futuristiche, strane, profetiche, metafisiche. Quindi li esorto a sopportarmi anche stavolta. Scriverò infatti di un viaggio non fatto, ma possibile solo come esperimento di pensiero e fantasia; qualcuno direbbe fantasia malata. Viaggio nella mia Italia di un Remoto futuro, luogo utopico dove il male di questi anni si è dissolto e il Belpaese torna ad essere dopo due millenni una civiltà unitaria, reale, potente, in grado di esercitare un potere proprio sul mondo umano e naturale  per sua scienza, capacità, volontà. Quindi qualcosa che oggi è ben oltre la comune capacità di capire, di decifrare, d’interpretare. Per prima cosa inizio a scrivere che l’Italia che sarà vedrà sparire una delle cose più orrende di queste Repubbliche ovvero il calcio professionistico. Gli stadi cittadini sono demoliti o riconvertiti a miglior uso. Tale vizio coltivato dalle genti del Belpaese portò per anni i segni della volontà di degenerare il proprio pensiero ragionando di cose senza senso come i patroni delle squadre di serie A, i colori cittadini, i deliri per il calciomercato, lo sfogo isterico delle partite, le passioni per le finte vicende sentimentali dei calciatori illustri. Data la corruzione mentale generalizzata portata dal fenomeno esso fu lentamente ma inesorabilmente dismesso e abiurato con forza dalle genti del Belpaese le quali non avevano più bisogno di un distruttore culturale di massa così tossico e nocivo, le squadre furono così sciolte, le bancarotte delle medesime portarono a pesanti condanne detentive e al risarcimento dei danni morali e materiali che questa cosa strana e pazza aveva provocato nel Belpaese. Qualcuno si suicidò togliendo il disturbo e alleggerendo la civiltà dal suo inutile peso corruttore. Il posto degli Stadi è stato preso da grandi apparati museali  nati con l’intento di divulgare la conoscenza delle scienze umane e naturali e i padri di famiglia invece d’iniziare i figli al delirio campanilistico e irrazionale oggi portano la prole a formarsi una mentalità aperta alla curiosità, allo studio, alla conoscenza. Questa novità è un grande beneficio alle genti disperse del Belpaese che trovano così la forza per rigenerare quel primato culturale perso da secoli. La fede nel Dio Unico ormai dispersa fra sette di origine protestante e stranezze varie è stata rinnovata come Chiesa di Stato includendo fra la soddisfazione generale i vangeli apocrifi e la filosofia gnostica, questo ricollega le tradizioni antiche con le nuove forme di spiritualità che cominciavano ad emergere nel XXI secolo.  Il beneficio spirituale è stato evidentissimo al punto che grande è  il numero di quanti provenienti dall’estero si trasferiscono nel Belpaese per unirsi a un popolo così alto e nobile che perfino arrivava a sfiorare le cose divine nel suo quotidiano. Per questo gli edifici e gli oggetti di culto son così ben tenuti in quel lontano futuro e la religione è concreto strumento di liberazione individuale e collettiva dal male e onorata e stimata al punto tale che le confessioni forestiere han poca presa sulla popolazione e anzi  esse tendono a dissolversi nel corpo unitario della Nazione in comunione con il piano divino. Del resto dove si dissolve il legame fra Stato e fede, è lo Stato o il leader locale che assume su di sé la sacralità del potere; e non volendo le genti del Belpaese trasformare partiti e singoli in chiese di formato ridotto o i dirigenti politici in seminaristi e preti laici vollero creare una Chiesa di Stato creata a loro immagine e somiglianza come del resto già i loro antenati avevano fatto al tempo degli ultimi Cesari. La popolazione stessa dismessi i panni rissosi e scellerati e dissoluti dei loro antenati delle Repubbliche stabilì di cambiar vita e di adattarsi alla conservazione e formazione di una civiltà propria non inquinata dalla penetrazione culturale straniera volta a disgregare identità e  volontà politiche locali per fini imperiali estranei quando non ostili alla vita e  alla natura delle genti del Belpaese. Così ritrovata la propria identità culturale infangata dalla potenza straniera, purtroppo durata secoli, le genti del Belpaese riscoprono anche il senso della loro civiltà e della bellezza che è insita nel costruirla e nel farla prosperare. Per questo in quel remoto futuro compare un popolo non meschino, non maligno, non inferiore, non infelice. Il turista  come prima impressione può dire che quelle genti son in buona saluta perché in pace con se stesse e perché la malvagità della vita trovando dei blocchi nel vivere sereno non riesce a spezzare quella gioia di vivere che forse solo in quelle terre, da quando è ricomparsa, può essere pienamente apprezzata. La difformità stessa delle genti del Belpaese da quando l’ingerenza finanziaria, militare, politica straniera e aliena dalla civiltà umana si è dissolta si è risolta in unità sostanziale. Senza le persuasioni occulte della propaganda bianca, grigia e  nera delle potenze imperiali che usavano la penisola per i loro scopi  di conquista, di dominio e di controllo le genti della penisola hanno ritrovato se stesse e le loro intime ragioni di convivenza. Questa ritrovata dignità ha comportato la riduzione drastica della criminalità organizzata. L’economia della Penisola tolto di mezzo lo straniero e il criminale suo complice ha potuto risollevarsi e senza incentivi di Stato, che scaricano sui più poveri del Belpaese i costi dell’innovazione industriale, e si è formata una diversa forma di borghesia e un diverso modello di sviluppo economico e di produzione di beni e servizi. Da tempo il resto degli umanità sentiva il bisogno di mitigare il potere dei grandi imperi che si erano formati nel XXI secolo con un potere più mite, a misura d’essere umano, di antica tradizione umanistica e l’Italia è in quel tempo provvidenziale. Talvolta capita per le strade pulire e ordinate, sì perché da alcuni decenni gli appalti pubblici per nettezza urbana e rifacimento del manto stradale non danno più luogo a truffe e raggiri, di trovare uomini e donne con delle decorazioni. Questo è dovuto a un fatto straordinario che si è prodotto nel XXI secolo ossia integrazione di forze ausiliarie  nelle forze armate. A turno estratti da categorie sociali in grado di lasciare temporaneamente il lavoro civile un certo numero di abitanti del Belpaese supportano in divisa le forze armate per periodo limitati di tempo. Questo è dovuto alla pressione militare che gli imperi del XXI secolo per fini egoistici e particolari esercitano su tanta parte del mondo umano e di conseguenza le genti del Belpaese devono limitare i danni globali di queste potenze irresponsabili con autentici interventi umanitari e con la dissuasione armata. Del resto da secoli è comune da parte delle potenze imperiali l’uso di milizie locali, signori della guerra, terroristi e feccia indesiderabile per destabilizzare e rapinare paesi e popoli privi di governi e di forze armate in grado di difenderli. Così le genti del Belpaese non volendo affidare integralmente la loro difesa a professionisti e mercenari, come fanno abitualmente le potenze imperiali ormai rette da oligarchi e plutocrati, chiamano il loro stesso popolo attraverso una turnazione a difendere se stessi e gli altri dai popoli che vivono schiavi dei pochi o che sono posseduti da un desiderio insano di provocare il male. Questo è a detta di tutti gli uomini liberi dell’umanità il segno della liberalità e della giustizia del popolo italiano che solo fra i molti che tutela se stesso liberando gli altri dall’oppressione. Ma di questo fatto straordinario ed ad oggi incredibile altro dirò la prossima volta sempre a proposito di questo viaggio così singolare.

IANA per FuturoIeri





3 giugno 2010

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero


De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero

Ora mi trovo a dover giustificare la mia posizione personale sulla scuola italiana, cosa molto difficile perché chiama in causa la mia persona e mi forza a fare un discorso in parte apologetico. Credo che molti dei problemi attuali della scuola arrivino da processi di lungo periodo nel quale la scuola è stata dissociata nella fantasia dei molti dalle concrete possibilità d’ascesa sociale. Il rigore, la disciplina, il valore dello studio in un mondo umano come quello del Belpaese tutto impostato su valori materiali e sulle ambizioni, più o meno decenti, d’ascesa sociale non può reggersi sulle sue gambe. La scuola assume forza e importanza se la società umana ove è collocata concorda nell’attribuzione di senso e valore alla sua attività. Nel Belpaese questo è possibile solo se la scuola e segnatamente quella media superiore si raccorda con l’accesso alle Università, oggi perlopiù sbarrate dal numero chiuso e dai quiz d’ingresso,  e se offre vere possibilità all’interno del mondo del lavoro o in subordine dell’apprendistato. Le genti d’Italia sono genti oltremodo pragmatiche in materia di quattrini e di beni da acquistare e possedere e per spingere le genti d’Italia a far istruire e a mettere sotto sui libri la loro prole occorre far vedere che la scuola serve, è utile, non è un Kindergarten per diverse fasce d’età. Questo è il mio  discorso superfluo sul vero. La morale è rozza: nel Belpaese la scuola è amata se la stragrande maggioranza vi vede la possibilità concreta che essa porti a una promozione sociale o di lavoro all’interno della propria famiglia o se serve a mantenere per i figli nella collocazione sociale dei padri e delle madri. Oggi stanno avvenendo tre fenomeni che disgregano questo ruolo: la crisi economica che spezza progetti di vita di ascesa sociale, la mercificazione del sapere che valorizza e dà rilevanza sociale al le forme d’istruzione parallele alla scuola pubblica come corsi di lingua o le  vacanze-studio o un anno di studio in un college statunitense o inglese, il nepotismo e il clientelismo che rendono inutile il merito e le capacità, a che serve logorarsi gli anni migliori della gioventù se passerà avanti il figlio del docente universitario, l’amante del direttore,  il “cocco” dell’onorevole, l’amico degli amici che se vien tagliato fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci va dal giudice e racconta tutto quel che sa. Se pensate che queste affermazioni siano esagerazioni leggetevi qualche libro-inchiesta sul Belpaese e sul livello della corruzione fuori da ogni possibile parametro umano. I nemici della scuola sono molti ma quello più grande stavolta è la direzione generale che hanno preso le genti ricche del Belpaese che con il loro agire privo di scrupoli hanno generato dei processi di decomposizione della vita civile e sociale, la scuola può far molto per tutti ma non contro tutto e tutti.

IANA per FuturoIeri




18 aprile 2008

QUALCOSA E' CAMBIATO

Nei prossimi giorni vedremo all’opera il nuovo governo per i consueti 100 giorni. Quale che sia questo governo per certo sarà sicuramente lontano dai sentimenti di chi scrive. Quel che mi fa pensare è il profondo cambiamento nella società italiana, alla fine la precarietà e la perdita di consistenza del potere politico, le difficoltà economiche di milioni d’italiani, il bisogno di atti concreti in materia di sicurezza, la mancanza di leader credibili e la centralità dal potere economico hanno giocato solo a favore di una certa destra. Perde l’idea politica di una ripresa  della moderazione da sinistra incarnata dai “vecchi” socialisti, escono distrutte dal voto le formazioni che si erano fatte forti della pace sia pure declamata nella forma depotenziata di un pacifismo generico, dell’idea di un altro mondo possibile, della difesa dello stato sociale (quel poco che c‘è), della visione di forze di sinistra dinamiche e legate all’ipotesi di un riscatto dei ceti medi e dei poveri. La scelta dei ceti meno abbienti, o caduti in ristrettezze economiche, è precipitata sui nemici storici di queste visioni del mondo e delle formazioni politiche che l’impugnavano (qualche volta con grande arroganza e imperizia): un mondo umano ha chiuso la sua parabola storica. Gli esperti sono concordi gli elettori della sinistra-sinistra hanno abbandonato in massa i loro vecchi riferimenti, e non si parli di voto utile, se votare per partiti di centro o di destra o la lega è voto utile allora questo è possibile perché quei votanti da tempo avevano nel loro cuore abiurato e rimosso le antiche fedi politiche. La sinistra-sinistra come è stata conosciuta finora non può più esistere nemmeno come movimento, è ovvio che occorre un cambiamento che parta dall’abiura di un certo modo di far politica nostalgico e parolaio, che guarda al passato e a valori che erano quelli dei nonni, forse.
Non si ripeta la storiella dell’importanza della storia e della tradizione, in politica i verdetti elettorali contano quando si collocano in un contesto democratico, e questo verdetto è inflessibile e netto: chi non è più credibile deve sparire dal contesto politico. Si ammetta che un mondo umano e di valori condivisi fra simili è terminato. Quel che resta può solo essere una sensibilità di natura intima, domestica, memorie di famiglia o lo studio dell’erudito che fa della storia passata una sua ragione di vita; queste condizioni non sono però strumenti e argomenti della politica intesa come governo del paese o come esercizio di un reale potere. 
Per ciò che riguarda quella categoria di perdenti che sono i Verdi, non  lo nego a me son tanto cari, il verdetto elettorale consegna un’Italia talmente impaurita dalla povertà e dalla concorrenza nel mondo del lavoro con il mondo dei migranti e dei paesi stranieri da esser disposta a sacrificare tutto il buonsenso delle loro proposte e delle loro posizioni. Gli italiani, con l’eccezione di alcune minoranze quasi nicciane, non sanno che farsene di aria sana, ambiente, territorio, eredità culturali, forma e stile di vita consono ai limiti naturali del pianeta Azzurro, vogliono solo arrivare alla mattina successiva senza dover affrontare la disgrazia della povertà o qualche malvagia violenza e prepotenza proveniente chissà da chi e perché. Anche in questo caso il verdetto elettorale è tanto impietoso quanto crudele. Mi chiedo cosa accadrà ora alle minoranze elettorali e dello spirito con questo nuovo che avanza. Forse non ci sarà bisogno di auto-esiliarsi perché l’Italia che verrà di qui a qualche mese avrà ben poco tempo e spazio mediatico da dedicare loro, quindi restare o fuggire darebbero gli stessi esiti nel contesto del Belpaese.  Un silenzio assordante li avvolgerà certamente.

Così vanno le cose nel Belpaese e per le sue genti che così bene han votato.   Ripetiamo loro l’auspicio di non pentirsi della loro scelta augurando di nuovo loro di tener fede a quanto hanno fatto. A tutti loro dedicai l’antico grido dei soldati di due secoli fa: Gloria o Morte!  Se lo meritano.  A coloro che dovranno affrontare il duro silenzio di esser minoranza incompresa non resta che auspicare loro di saper attingere a tutta la loro forza interiore.  Ne avranno bisogno.


 IANA per Futuroieri
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 



sfoglia     agosto        ottobre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email