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31 ottobre 2009

Adesso il Belpaese è tutto il mondo, quindi non sa chi è

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Adesso il Belpaese è tutto il mondo, quindi non sa chi è

La penisola ne ha viste tante: invasioni barbariche, eserciti medioevali e rinascimentali messi in piedi con tutta la feccia umana del Vecchio Mondo e non solo, e poi l’età Moderna con gli stati italiani messi in palio durante le guerre fra le potenze d’Europa nel Settecento e nell’Ottocento e i loro eserciti che han fatto il comodo loro per tutta la lunghezza del Belpaese da nord a sud. Il Novecento è stato fin troppo umiliante, e gli esiti delle due Guerre Mondiali hanno manifestato le troppe debolezze dell’Italia e delle sue genti difformi e la totale irresponsabilità e viltà delle sue sedicenti classi dirigenti. Queste amarissime vicende storiche han fatto sì che lo straniero nel Belpaese sia sinonimo d’invasore, di barbaro, di assoldato razziatore e delinquente, di saraceno venuto dal mare per bruciare le chiese, sterminare la popolazione e rapir le donne. Questo macigno non può essere rimosso nemmeno dalla pessima pubblicità commerciale dove bambini di tutti i colori ostentano prodotti commerciali magari prodotti nei paesi poveri da una forza lavoro adolescenziale sfruttata e vessata, da mitologie del tutti belli e buoni, dal buonismo farisaico dei partiti moderati, da un comune buon senso che è solo chiudere gli occhi davanti alla realtà, dal fingere con pertinace indifferenza che nulla è cambiato. Questo fatto si combina con la doppia morale tipica degli italiani per mezzo della quale si fanno certe affermazioni in pubblico e in privato si pensa o si opera in modo completamente diverso secondo le proprie inclinazioni e il proprio interesse. Ritengo che la maggior parte degli italiani non riveli pubblicamente ciò che pensa davvero sulle trasformazioni che sono avvenute nel Belpaese e in particolare sull’evidenza che si sono inserite in Italia comunità di recente immigrazione con altre culture e altri costumi.

Per gli abitanti della Penisola il rimescolare le popolazioni presenti sul territorio non è una novità e l’abbiamo condiviso con tanti altri popoli  al tempo dell’Impero Romano che ha portato a spasso per la Vecchia Europa perfino i Samarti un popolo delle steppe dell’Asia, arruolati nelle forze armate imperiali. Alcuni di loro, a quanto pare, finirono nella Britannia romana. L’Italia ha attirato popolazione dall’Africa e dalla grande massa di terre emerse dell’Europa e dell’Asia. Oggi con l’emigrazione da tutti e cinque i continenti completiamo il percorso intrapreso due millenni fa, l’Italia ha dentro di sé popolazioni di tutto il pianeta azzurro, ogni grande città italiana, quasi per una burla del destino, ha al suo interno comunità che rappresentano quasi tutte le popolazioni umane. Come al tempo dei nostri Cesari non sappiamo più molto bene chi siamo, dove andiamo, che cosa si dovrebbe essere. Per ora questi  problemi sono taciuti o hanno il bavaglio; l’eccezione al grande silenzio si è manifestata ed è quella della manifestazione rabbiosa della comunità cinese che si è fatta sentire in modo clamoroso a Milano qualche anno fa per questioni locali. Di fatto le comunità di recente immigrazione non hanno ancora visibilità politica e televisiva, ma questo dato ha i giorni contati; presto non sarà più possibile ignorare la realtà, fingere che queste genti siano solo di passaggio, che resteranno solo nei quartieri e nelle realtà dei loro padri. La seconda  generazione nata e istruita in Italia chiederà per sé qualcosa di diverso e d’altro.  Cosa sia il Belpaese è assolutamente ignoto, non so quale sia il volto del Belpaese, forse oggi non è possibile ricostruire l’immagine di qualcosa che si sta trasformando così rapidamente. Rimane allora l’immagine personale e privata, confusa e distorta che mette assieme vecchie rovine, storie del tempo che fu, volti di gente un tempo conosciuta e oggi trapassata e le quotidiane immagini della televisione. E’ qualcosa, ma è anche troppo poco per capire quello che sta prendendo forma.

 

IANA per FuturoIeri




11 settembre 2009

Appunti d'ordinaria follia

La valigia dei sogni e delle illusioni

Appunti d’ordinaria follia

Stavolta sono finito in una situazione assurda, come solo può capitare a un precario della scuola pubblica in Italia. Sto girando per un problema di graduatorie dal Centro Servizi Amministrativi al sindacato e da questo alla segreteria dell’Istituto. Probabilmente il problema è stato risolto dopo tanto andar di qua e là, infatti sto aspettando le graduatorie per poter dire l’ultima parola in merito. Questa vicenda amara mi fa riflettere sul fatto che la scuola nel Belpaese è poco curata e spesso concepita da chi governa come una delle tante fonti d’uscita del bilancio dello Stato. Questo è possibile perché in fin dei conti il Belpaese è nelle sue sedicenti classi dirigenti, nei suoi ceti privilegiati, e presso coloro che vivono di politica nel complesso indifferente verso le diverse parti che costituiscono il popolo italiano. Da qui deriva quell’atteggiamento di fastidio verso quella realtà complessa e difficile che è la scuola dalle materne alle superiori che pur fra molti torti comunque è la minima esperienza comune della stragrande maggioranza di coloro che sono nati e vivono nel Belpaese. Ossia è il primo fondamento comune di qualcosa che con molte difficoltà si può ancor chiamare popolo italiano. Chi ci comanda sul serio oggi è una miscela di privati che vivono di politica, di burocrazia europea e miliardari con i loro esperti al seguito, è evidentissimo che costoro sono estranei alle ragioni profonde delle genti del Belpaese, non conoscono fino in fondo  coloro che subiscono le loro volontà, vedono la realtà dei molti attraverso lo specchio deformante dei salotti televisivi e dei rapporti degli esperti e delle forze di polizia. Il mondo umano pre-industriale ci riporta storie di principi che con alterna fortuna cercavano di captare personalmente i segnali d’inquietudine dei sudditi. Credo che la percezione di chi ci comanda ora sia diversa, non più personale o mediata da uomini fidati ma affidata a strumenti più o meno scientifici, a metodi più o meno consolidati che restituiscono certamente ai detentori del potere reale un quadro della situazione rassicurante, che pure nel malaugurato caso e nella disgrazia riesce sempre a mostrarsi controllabile e ordinato perché viene presentato in questa forma. Ma è solo la forma dell’illusione, perché questo è il pianeta azzurro e una delle sue regole è che tutto che vive ed esiste viene sottoposto a tensioni, rotture e alla disgregazione, il mondo umano è una delle realtà più esposte a questo fenomeno e nessuna magia di esperti, di programmi, di rapporti o miracoli televisivi cambierà questo dato di fatto. Credo che tra le difficoltà della scuola in Italia si collochi anche questo problema contemporaneo della distanza enorme fra detentori del potere e coloro che lo subiscono, quest’ultimi quando sono rappresentati solo da numeri, per così dire, spariscono come persone reali e concrete. Diventano quasi un problema amministrativo e di l’oggetto decisioni in merito alla voce uscite del bilancio. E’ come se l’essere umano potesse essere rappresentato e gestito dal potere attraverso una forma virtuale che lo rappresenta ma che non è lui.

 

IANA per FuturoIeri



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