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13 giugno 2010

La Guerra degli altri-pezzo ripubblicato

13 Giu, 2010

De Reditu Suo - 2° Libro: un pezzo ripubblicato da Franco Allegri su Empolitica


De Reditu Suo - Secondo Libro
La Seconda Guerra Mondiale degli altri

26/02/2010
Del Prof. I. Nappini
Se è difficile scrivere della Seconda Guerra Mondiale in Italia, È DIFFICILE ANCHE SCRIVERE DI UN FILM CHE NE MOSTRA UN ASPETTO POCO NOTO e portatore di dubbi e di nuove considerazioni.
Quasi per caso e a pezzi su Youtube ho potuto vedere qualcosa di un film sulla guerra in Italia fatta dalle truppe francesi golliste al seguito delle forze armate Statunitensi.
Sto prendendo in considerazione il film nominato in lingua inglese Days of Glory del 2006, in francese è noto sotto il nome di “Indigènes” il regista è Rachid Bouchareb.
Si tratta della storia di una forza armata di Marocchini, Tunisini, Marocchini e montanari del Nord-Africa arruolati nella Prima Armata Francese che combatté sul Fronte di Montecassino in Italia, in Francia del sud e infine in Alsazia-Lorena ai confini della Germania.
A onor del vero queste truppe nel Belpaese si son fatte una fama tremenda, DEL RESTO SECONDO UN VECCHIO GIUDIZIO E PREGIUDIZIO LE GENTI D’ITALIA AMANO CONSIDERARE COME LIBERATORI SOLO GLI STATUNITENSI CHE ERANO UNA DELLE TANTE FORZE che combattevano il Nazi-Fascismo nel Belpaese nel periodo 1943-45.
L’immagine dello statunitense in divisa e elmetto che regala Coca-cola e cioccolata ai bambini, vera o falsa che sia, è per così dire quella alla quale s’affezionano le genti del Belpaese.
Gli altri Marocchini, Inglesi, Greci, Nepalesi, Maori, Sudafricani, Neo-Zelandesi, Brasiliani e quanti altri ora sul momento non ricordo, sono poco considerati o dimenticati da una certa retorica ufficiale e da una certo modo di pensare la Seconda Guerra Mondiale.
Del resto a onor del vero c’è da dire che le truppe francesi che sfondarono le difese tedesche e aggirarono la posizione di Montecassino erano proprio quelle di cui si racconta nel film in una cruda scena di combattimento ed esse ricavarono dalla campagna d’Italia una fama sinistra di violenza gratuita contro le popolazioni civili.
Occorre precisare che questa triste fama è stata sfruttata dalla pubblicistica della Repubblica Sociale molto attenta alle paure fondamentali della piccola borghesia italiana e in particolare al terrore che suscita il diverso, anche in quanto negro o magrebino, e il comunista ateo in quanto distruttore della proprietà privata dei ricchi.
Quel che considero interessante tuttavia è l’emergere della guerra degli altri, OSSIA DI COLORO CHE NON SONO PARTE DI UN CERTO MODO STEREOTIPATO E RETORICO DI DESCRIVERE LE VICENDE BELLICHE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE; i quali peraltro hanno anche pagato con la vita la loro partecipazione al conflitto.
Credo che fra non molto anche nel sonnolento Belpaese si aprirà, fra l’indifferenza generale delle diverse popolazioni, il problema della cultura degli altri che non sono affatto delle pagine bianche ma recano con sé le loro ragioni e i loro modi di vivere anche in materia di storia comune.
Le genti del Belpaese si son illuse: hanno chiesto braccia e badanti e son arrivate intere famiglie e son qui per restare e portano la loro storia e la vicenda umana; questo film ne è la dimostrazione.
—-
Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it




30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso






De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- terzo discorso

A far due conti facili si vede subito il problema, un professore di storia e filosofia del Liceo è  sicuramente colui che alla vigilia della maturità impiegherà dalle quattro alle cinque ore per spiegare la Seconda Guerra Mondiale. Tolto l’appello, una o due interrogazioni, la lettura delle circolari avrà a disposizione più o meno il doppio del tempo di quello strano film di Tarantino su un gruppo di bizzarri killer di nazisti nella Francia Occupata. Considerando la quantità cospicua di videogiochi sulla Seconda Guerra Mondiale e considerando che per concludere uno di essi a un livello di difficoltà medio ci vuole circa quindici ore di sessione di gioco si può fare il facile conto che il videogioco ha una durata tripla o quadrupla rispetto alle ore di lezione del docente. Questo dato banale che credo sia opportuno considerare dimostra che il momento della lezione sulla Seconda Guerra Mondiale è per numero di ore inferiore rispetto alle migliaia di immagini di informazioni, perlopiù incontrollabili, che arrivano non da gruppi di nazisti o comunisti  fanatici ma dai videogiochi.  Lo stesso problema si ripete per Napoleone ora che è uscito videogames ben fatto sulle sue imprese. Quindi anche se la politica politicante è stimolata ad occuparsi della Seconda Guerra Mondiale il problema si spande su tutta la storia. Il lavoro del docente sposta la conoscenza su un piano diverso quello dei fatti storia e delle interpretazioni, tuttavia il suo lavoro si colloca dentro delle menti già suggestionate da centinaia quando non da migliaia di ore di fruizione di  prodotti d’intrattenimento di varia natura che hanno già orientato l’immagine di un certo periodo storico quasi sempre con un taglio spettacolare. Dove viene prodotto il grosso di questi videogiochi, di questi film, di questi documentari: fuori dal Belpaese! E’ evidente che alla politica interessa poco o nulla di come viene recepita dalle nuove generazioni la storia patria e il Novecento altrimenti si porrebbero il problema di non lasciare a privati stranieri il monopolio quasi totale delle immagini e delle suggestioni di carattere storico che penetrano nella testa dei bambini e degli adolescenti. La politica politicante s’accontenta di dar  ragione a seconda dei casi e delle occasioni a qualche minoranza che si rivolge culturalmente all’esperienza fascista o partigiana per motivi di consenso e per raschiare il fondo del barile quando ci son di mezzo le preferenze elettorali. Del resto mi è sembrato d’osservare che quando le nostrane elezioni si svolgono senza preferenze il peso dell’antifascismo o della cultura della destra-destra si sente meno, forse è cattiveria ma ritengo di veder giusto nel sospettare dei discorsi di chi si fa alfiere di cause ancestrali e poi ragiona di piani regolatori, collocazione di stadi di calcio, centri commerciali, lavori pubblici, destinazioni di fondi, e affini. La politica qui è di solito un mestiere.

 

IANA per FuturoIeri




29 dicembre 2009

De Reditu Suo - Allegoria

Offro ai miei vencinque lettori la possibilità di leggere tutta l'Allegoria della Seconda Repubblica

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

La fortuna ci consegna questo scritto ritrovato in una remota biblioteca, gli esperti lo attribuiscono al  sommo teurgo di Cerreto, il grande evocatore del fantasma del Doppio Meridione e uomo sommo per saggezza, dottrina e competenza nell’arte della divinazione politologica. Si tratta di una copia in cinque fogli della “Allegoria della Seconda Repubblica” certamente una delle copie più antiche, qualcuno ipotizza che possa essere perfino l’originale.

Primo foglio.

Accadde nel primo giorno della settimana. Si trattava di un grosso animale, più grande di quelli che si trovavano di norma nella zona; aveva addosso una qualche specie di bardatura che denunciava il fatto di essere una bestia che aveva avuto un ruolo nella società umana. Forse era stato un bue maestoso, o forse un grande cavallo montato da chissà quale gentiluomo per le feste civili o religiose. Adesso era un cadavere, una carcassa fredda abbandonata proprio nel mezzo della piazza del paese a metà fra la chiesa e il palazzo del podestà. Il corpo stava andando in decomposizione, il tempo era sfavorevole alla conservazione delle carni perché la primavera era finita e il vento caldo annunciava l’estate.

Non era chiaro chi dovesse prendersi cura di rimuovere quel corpo. La piazza era del potere civile proprio come di quello religioso e anche della gente del luogo e perfino dei mercanti e degli ambulanti che si recavano lì per il mercato, ma nessuno voleva far una cosa che non era ritenuta di sua competenza. I popolani, le guardie, il podestà e il monsignore semplicemente ignoravano la cosa e volgevano lo sguardo altrove. La piazza era pubblica, talmente pubblica che nessuno la riteneva propria, luogo di tutti e di nessuno e questo essere di nessuno la rendeva priva di cura. Alcuni fra gli abitanti ritenevano che la carcassa dovesse esser rimossa a spese del monsignore in quanto il giorno della fiera in onore del miracolo del Santo Patrono era prossima e la piazza doveva esser pulita e sgombra, altri ritenevano che il potere civile dovesse farsi carico della cosa, nacquero delle discussioni anche violente ma la carcassa restò lì a decomporsi.

Tra il quarto e il sesto giorno l’aria intorno alla carcassa cominciò a guastarsi, la cosa si stava sfasciando lentamente e affioravano le ossa e le viscere ormai preda delle larve.

Con indifferenza le genti del borgo assistevano al disfacimento del corpo, forse si trattava di un presagio di qualcosa che sarebbe accaduto o forse era un simbolo di qualche fatto misterioso che era già avvenuto da anni e che nessuno aveva considerato o compreso. Il corpo lì rimase fino al settimo giorno.

 

 

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Secondo foglio

Erano in cammino fin dalla metà della notte, chi a piedi portando a spalla il fagotto con le poche cose da vendere e chi con qualche mezzo carico di casse e imballaggi, tante luci si muovevano nell’oscurità dirette alla piazza del paese. Il giorno di mercato si teneva in onore di un miracolo del Santo  Patrono, il venerabile al tempo della calata dei barbari aveva pregato e fatto penitenza e Dio aveva indirizzato il furore degli stranieri altrove risparmiando il miserabile borgo di allora dalla strage e dal saccheggio. Per questo dalle campagne vicine approfittando del giorno lieto di festa giungevano in tanti per fare i loro affari al mercato. Ma l’alba non era ancora sorta quando i primi commercianti arrivati per prender posto s’accorsero del tanfo e del corpo; non avevano previsto una cosa del genere e essendo litigiosi e discordi urlavano e bestemmiavano a voce alta ma non si mettevano d’accordo fra loro. Si presentò alla loro vista un piccolo essere seguito da una mezza dozzina di servitori brutti e deformi che quasi nascondevano i loro corpi con abiti, cappelli e con cappucci calati, gli infelici trascinavano un carretto con degli attrezzi. L’essere che li guidava era il più basso di tutti una veste da medico degli appestati lo copriva da capo a piedi, un paio di scarpe con dei vistosi tacchi rivelavano quanto fosse basso, il volto era coperto dalla maschera a forma d’uccello tipica di coloro che assistono i contagiati; qualcuno addirittura giurò di aver visto una coda da rettile uscir fuori da quel vestito altri affermarono che il rumore dei suoi passi aveva qualcosa di strano come se i suoi piedi fossero di pietra. Il nano salì su una cassa e parlò grossomodo così ai mercanti:”Amici sfortunati, mi conoscete di fama mi chiamano il nano del cielo perché vivo sul monte, lontano dagli uomini e vicino alle nuvole. Io vi osservo dall’alto e guardo questa piana stretta fra le colline e i monti e vedo i vostri affanni e i vostri desideri e le vostre iniquità con l’occhio del falco. Più volte avete chiamato me e i miei servi deformi per fare dei lavori che altri non volevano fare. Oggi posso aiutarvi e togliere l’ingombro ma voi mi darete una triplice ricompensa. Nel giorno del miracolo è costume che la decima parte del guadagno vada alla chiesa in segno di etera riconoscenza ma voi oggi la verserete a me perché vi ha deluso con il suo silenzio.  Un altro decimo voi lo versate al podestà che è il braccio armato della legge e dell’ordine ma voi mi donerete anche la sua parte perché non ha fatto il suo dovere.  Infine mi verserete quella decima parte che è quella che spetta a Dio per l’elemosina e le pie opere di carità poiché egli si è ritirato dal vostro mondo e in questa ultima parte della notte non è qui con voi. Per i tre decimi del vostro guadagno vi darò la vostra piazza e toglierò il corpo morto che ostacola il guadagno del giorno.” I mercanti e gli ambulanti si guardarono negli occhi nessuno si fidava l’uno dell’altro. Il nano stravagante prometteva di far fare ciò che loro non potevano neanche iniziare. L’inimicizia che regnava fra loro era troppo grande per trovare un’intesa su una cosa che comportava lo sporcarsi le mani e rischiare un’infezione quindi accettarono le condizioni del nano. Uno per uno giurarono sulle sue mani che avrebbe avuto la parte di Dio, della chiesa e del podestà.

 

 

 

 

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Terzo foglio

Giurarono tutti quanti ponendo le loro mani sopra quelle del nano del cielo. I guanti neri da medico  degli appestati furono toccati da una piccola folla eterogenea di mani le più diverse: c’erano quelle lisce e morbide degli usurai che prestavano di nascosto i soldi, quelle pulite delle prostitute, quelle fredde dei venditori di pesce, quelle grassocce dei dettaglianti di formaggi e salumi, quelle screpolate dei rivenditori di attrezzi agricoli, e quelle inanellate dei merciai e dei rivenditori di vestiti; perfino qualche disperato dalle unghie sporche che portava in un fagotto le sue tre o quattro cose da rivendere per trovar due o tre soldi mise le sue mani sopra quelle del nano. Mille storie e mille disagi erano disegnati sui volti e sulle mani di coloro che per guadagno offrivano la parte di guadagno non loro al nano, ognuno aveva avuto qualche disgrazia o si era elevato solo un poco lasciandosi alle spalle la povertà, oppure era disceso nella scala sociale fino a diventare un’ambulante. Tutti volevano il loro guadagno erano lì e non se ne sarebbero andati senza aver udito un familiare tintinnar di monete. Tutti offrirono la loro parola e la loro dignità. Il nano ricevuto l’omaggio urlò qualcosa di gutturale e brutale ai servi deformi ed essi indossarono dei guanti e tirano giù dal carretto dei teli, delle asce da boscaioli e dei ganci e certe aste di legno. Il nano prese da un fagotto una grande ascia nera, e iniziò a colpire il corpo in alcuni punti frantumando le ossa e facendo schizzare per  ogni dove i frammenti decomposti.  In molti lo osservarono con cura perché volevano constatare se era vero quel che si diceva di lui ossia che aveva i piedi di pietra a causa di una maledizione e se davvero una coda di rettile era nascosta dalle sue vesti, altri lo fissavano con misto di repulsione e di attrazione perché turbati dalla sua opera.  Quando cominciarono a mostrarsi le prime luci dell’alba egli interruppe la sua opera e chiamò i servi a sezionare le parti della bestia che aveva spezzato, i servi deformi divisero le masse informi in alcuni mucchietti usando lame e seghe create in origine per tagliare i tronchi dei pini, sistemarono le carni decomposte sopra dei teli dopo averle spostare con dei ganci e le infagottarono. A suon di pugni e calci il nano comandò che i suoi servi legassero i ripugnanti fagotti alle aste proprio a metà di esse. I servitori presero le aste così appesantite per le estremità e furono in grado di portare agevolmente via quella materia puzzolente. Il nano salì sul carretto  e disse:”Amici, tornerò quando la luce che ora mi caccia da questa piazza sarà debole e allora verrò a chieder conto di quanto da voi promesso.  Avete guadagnato il vostro tempo e vostro è questo giorno di luce sta a voi ora farlo fruttare e trasformarlo in denaro che gira di mano in mano e che crea il nostro mondo fatto di cose morte e vive che vengono vendute e comprate. Oggi tutto ha un prezzo e questo è il mercato la rappresentazione più schietta di tutta la nostra realtà, con dispiacere vi devo lasciare perché qui sento una forza vitale che è affine al mio spirito”. Ciò detto il Nano e i suoi servi abbandonarono il luogo in modo che la sua schiera di portatori deformi e odoranti di morte e decomposizione non disturbasse gli acquisti della gente venuta dalle campagne al mercato del paese. Fare affari al momento giusto era una cosa importante, di mezzo c’era il tempo perché la vita è breve e un soldo non guadagnato oggi non potrà essere investito domani e non darà un profitto dopodomani, il denaro vive di lavoro e di tempo, se mancano questi due elementi può sparire come per magia. Il nano lo sapeva meglio di tutti loro e aveva scelto il momento giusto per imporre il suo prezzo e la sua volontà. Tutti ne erano consapevoli ma fingevano di non aver capito, c’era da guadagnare quel giorno, e tutto il resto non contava più nulla.

 

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Quarto foglio

I mercanti, i barrocciai, e gli ambulanti trassero dei sospiri di sollievo, il mostriciattolo stava sparendo dalla vista con il suo seguito di esseri indegni. Il nano aveva fatto il suo lavoro e fin qui le cose andavano bene, chissà come mai aveva chiesto proprio la parte altrui. Ma erano pensieri inutili, pensare troppo non è bene per chi vive di vendere e comprare e deve spostarsi di qua e di là per piazzare la sua merce o per strappare a un concorrente un buon affare. Il mattino era alto nel cielo e gli affari dovevano assorbire tutta la volontà e la capacità di concentrazione di coloro che si presentavano in piazza per vendere e per comprare. Questa concentrazione in un solo luogo di diversa e varia umanità creava un piccolo mondo ora ridicolo, ora pittoresco. Là gentiluomo ben vestito contrattava il prezzo di una collanina da poco per la sua giovane amante con un venditore di cianfrusaglie e al suo fianco un mascalzone cercava presso il rivenditore di ferraglia degli attrezzi per fare un furto con scasso, nel mezzo della piazza un paio di saltimbanchi e un ciarlatano attiravano il pubblico, quest’ultimo attraverso la scienza del suo occulto e truffaldino sapere. A pochi passi da loro un monaco impartiva benedizioni cercando qualche piccola donazione, alcuni contadini esibivano sui loro carretti frutta e verdura di stagione con la speranza di cavarne abbastanza per comprar medicine e qualche coperta per il prossimo inverno, perfino un mendicante esibiva qualche moneta per pagarsi una bevuta di vino e un paio di stracci per coprirsi. Da un lato non lontano da un muro usato come pisciatoio per i cani un tale, con qualche turba religiosa in testa, chiamava a raccolta i credenti contro il peccato. Il fanatico era di fatto ignorato e non lontano da lui i venditori di vestiti e di piccoli oggetti richiamavano una folla di donne che cercavano un piccolo affare per portar a casa qualcosa con la certezza di aver spuntato un buon prezzo e non di esser state fregate. Gli occhi delle signore brillavano di avidità e d’illusioni mentre i gli ambulanti declamavano la loro merce e raccontavano loro ciò che volevano ascoltare. Il venditore di pentole e di oggetti in rame, con una faccia da straniero del sud, aveva raccolto una piccola folla. Dava qualche colpo ai suoi oggetti e li faceva risuonare per far sentire che c’era anche lui e che la sua mercanzia era bella e valida. I bambini erano indecisi se era più interessante quella strana persona o il venditore di piccoli oggetti e giocattoli da poco, il maestro del paese intanto cercava il rivenditore di cianfrusaglie che aveva anche carta e materiale per scrivere. Al centro della piazza nel posto d’onore un vecchio vendeva vecchi vestiti e scarpe usate cercando d’imbrogliare i clienti sulla qualità della merce, a sinistra del suo banco aveva il venditore di dolciumi e a destra quello di vino.  L’uno attirava i bambini pieni d’illusioni sulla vita, l’altro i vecchi delusi dall’esistenza che cercavano un paradiso alternativo a quello del prete con due litri di rosso scadente. Qualcuno era felice e fra costoro il sensale di maiali, quello di pecore e il tale che combinava matrimoni e fidanzamenti. Tutti e tre erano seduti comodamente nella bettola che faceva da taverna e da albergo per i forestieri e guardavano con interesse lo spettacolo di quel mondo umano in movimento e rigiravano fra le mani qualche buona moneta. I tre pensavano anche loro avrebbero avuto una parte di quel fluire di denari per il paese grazie ai loro commerci di lana, pecore, carni suine e ragazze da maritare. Intanto il tempo passava, le voci si facevano meno insistenti, e le ombre s’allungavano. Stava arrivando la sera e la piazza iniziava a spopolarsi, il mercato era quasi finito era venuto il momento di far gli ultimi affari svendendo la merce invenduta, di lasciar gli scarti per terra per la gioia dei miserabili e dei pezzenti e dei bambini abbandonati a se stessi. Era l’ora e di far i conti del guadagno del giorno e quindi  di mettere in mano al nano del cielo le tre parti che gli erano dovute.

De Reditu Suo

Allegoria della seconda Repubblica

Quinto foglio

Quando le ombre della sera si allungarono e annunziarono la notte tornò il Nano con la sua veste da medico degli appestati e assieme a un personaggio vestito di oro, di nero e di rosso con una maschera da antico attore di teatro sul volto, lo presentò come  il suo cassiere e assieme a lui prese le tre parti del compenso che finirono in una borsa di pelle marrone e vennero le somme versate annotate in un registro. Erano una coppia molto buffa un essere piccolo e vestito da medico degli appestati e un tale spilungone vestito in modo eccentrico che in modo cerimonioso s’inchinava quando doveva aprir la borsa per far cadere i denari e annotava con scrupolo le somme. Quando la coppia andò via i mercanti, gli ambulanti, i ciarlatani e i barrocciai iniziarono a contare il guadagno rimasto e fu allora che cominciarono a farsi sempre più intensi dei suoni. I garzoni stavano riponendo le merci sui carri e tutti erano prossimi a partire quando dal pozzo posto su un lato della piazza emerse una sorta di fantasma. Era lo spirito del pozzo, chi fosse stato davvero non era noto, o forse i paesani stanchi di ricordare la gente onesta l’avevano dimenticato, o forse lui stesso aveva perduto il suo nome poiché e cose cambiano e gli umani non restano mai gli stessi. La sua apparizione destò disprezzo e divertimento, da tempo era noto che il fantasma era ridotto solo ad essere una vuota voce che si perdeva nella notte e che sibilava al calar delle tenebre. Così andò profetando l’antico spirito:”Malvagi, cosa avete fatto! Avete dato la dignità del potere a un nano maligno, deforme e maledetto per le sue magie, a un essere empio dalla lingua bifida come i biscioni che strisciano nella nera terra. Avete dato a costui la dignità di Cesare quando gli avete ceduto la parte che spetta al podestà, l’avete onorato come l’Altissimo dando ad esso la parte che spetta al monsignore e infine dando la parte vostra dedicata a Iddio avete tributato culto a un essere composto di pietra, ossa, carne e nero sangue. Cosa credete di aver fatto! Io so perché siete così iniqui, perché deridete questa voce che sibila nella luce che muore di questo giorno, perché disprezzate così tanto la vita e tutto ciò che è sacro. Io so che voi siete già morti, ombre spente di un mondo che non c’è più, avidi esseri travolti dal mutare delle cose che voi stessi create con il vendere e il comprare. Voi avete distrutto il vostro piccolo mondo umano per avidità e oggi vi prostrate per una fede interessata e meschina al nano che è sceso dal monte e dal cielo per mostrare a tutti i viventi le nostre deformità morali e la perversione dei nostri costumi.  L’animale che ha spezzato, segato, diviso e fatto portar via dai suoi servi infelici era una nobile bestia, voi tutti l’avete ammirata e in altri tempi e l’avete posta a tirar il carretto con l’immagine del patrono, l’avete vista alla destra del Podestà e a sinistra del Monsignore. Adesso che avete rinnegato la vostra antica fede la morte ha mutato ciò che era nobile e vivo in un corpo senza vita e decomposto. Solo voi date al nano del cielo il potere di decidere sul giorno del mercato, di prendere ciò che è di Dio e ciò che è di Cesare; la vostra discordia è il suo potere, e a costui oggi avete tributato culto. Malvagio è colui che prende ciò che non è suo e despota colui che compensa con i beni altrui i suoi favoriti, voi siete stati despoti e malvagi contro voi stessi. Siate dunque maledetti fino al punto di sprofondare nel vostro egoismo scellerato e sparire con esso nel profondo della nera terra. Possa il vento che soffia sulle vostre porte e sulle vostre finestre ricordarvi ogni notte la malvagità della vita vostra e dove essa vi porterà.”

Dopo aver sibilato le sue maledizioni il fantasma ritornò nel profondo del pozzo. I mercanti e gli ambulanti non avevano più nulla da fare in quel luogo, accesero le loro luci e le loro lanterne e si misero in cammino, lentamente perché la stanchezza era tanta, i passi pesanti e la strada lunga.

 




5 dicembre 2009

A ciascuno la sua mattina





De Reditu Suo

A ciascuno la sua mattina

Quando mi ritrovo la mattina presto con me stesso con la prospettiva di andare al lavoro mi vengono in mente  tanti pensieri fastidiosi. Mi capita di ripensare al passato, alle tappe della vita vissuta che mi hanno portato dove sono. Sono pensieri in velocità. Messi assieme mentre faccio altro, talvolta sono fulminati, brevi constatazioni della mia realtà che sottintendono riflessioni e osservazioni più ampie che si sono concentrate e concretizzate in quel modo. Mi vien fatto pensare in ultimi tempi che i mezzi con cui vado al lavoro, treno o autobus, tradiscono la considerazione e la posizione sociale. I personaggi inventati della pubblicità in fin dei conti non usano  treno, autobus e cose simili; non sono pendolari, non hanno come compagni di viaggio degli anonimi provenienti dai ceti medio-bassi, le loro mattine non sono mai grigie per le nuvole, buie o piovose.

Ora che ci penso un fenomeno simile prende pure le vacanze dei VIP veri o presunti tali, sarà un caso ma quando mi avvicinavo all’edicola quest’estate mi son detto ma come è possibile che sulle teste di calciatori, veline,presentatori, personaggi televisivi non cada mai una goccia di pioggia. Le vacanze di costoro a giudicare dalle foto che vedevo in copertina  sono sempre all’insegna del bel tempo a priori. Quasi per privilegio divino il VIP delle nostrane riviste ha il diritto a sottrarsi al tempo cattivo. Mi viene il sospetto che la realtà si sia scissa, non l’immaginazione o la finzione ma proprio la realtà in quanto tale. La creazione pubblicitaria e propagandistica è parte integrante della realtà, non si limita più a incollarsi sopra di essa, essa ne è diventata, per così dire, carne e  sangue. Il racconto alterato dei fatti si è trasformato nella unica, sola, certa realtà. Mi basta questa piccola evidenza per riflettere sul fatto che questi anni si presentano come un mondo umano altro rispetto al passato. Le mie mattine reali e concrete e quelle finte e illustrate della pubblicità si trovano sullo stesso piano in quanto sono qui e ora, tuttavia le mie sono esperienze personali concrete le seconde illusioni create con arte e abilità dai pubblicitari, dai pubblicisti e dagli esperti del settore. Eppure proprio queste clamorose finzioni si sono quasi sovrapposte alla concreta realtà, l’accompagnano, formano i desideri e le aspirazioni di milioni d’italiani magari in modo inconsapevole. Questo condizionamento ha dalla sua due fattori: è moltiplicato migliaia di volte al giorno da manifesti, spot televisivi, programmi d’intrattenimento, in secondo luogo riesce a colpire l’immaginazione dei molti alle prese con la banalità dell’esistenza. L’irreale della pubblicità diventa così parte del quotidiano senza aver la concretezza intima del vissuto ma essendo al contrario una rappresentazione deforme e tendenziosa di esso. Fra le poche fortune della mia vita c’è stata, e finora c’è, una vena di misantropia che mi fa dubitare della felicità propria e altrui; questa natura mia intima mi rende sospetta quella rappresentazione finta del mondo. Mi rendo conto che questa rappresentazione ossessiva dell’albero della cuccagna e delle fantasie umane prima o poi troverà i suoi limiti e perderà il suo potere sugli esseri umani.

IANA per FuturoIeri





24 settembre 2009

Una lettera dagli USA sulla Sanità


L'amico Franco Allegri ha tradotto e fatto girare questa lettera di Ralph Naeder il paladino dei consumatori americani.
La propongo ai miei venticinque lettori affinchè possano farsi una vaga idea di come il dibattito negli Stati Uniti sia ampio e non possa essere ricondotto alle telecronache televisive nostrane, che peraltro del Naeder di solito non dicono nulla.

IANA per FuturoIeri




 
[14 agosto 2009]

Distribuitela, grazie.

Affarismi sanitari in USA*

Di Ralph Nader

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Proprio come il combattente contro il potere aziendale abusivo (B. Obama lo è in modo crescente e chiaro fin dall'avvio della presidenza), egli voleva che la riforma dell'assicurazione sanitaria ricevesse il SI delle gigantesche industrie farmaceutiche e dell'assicurazione sanitaria.

All'inizio dell'anno partì invitando i grandi capi di queste imprese per conversazioni intime alla Casa Bianca.

La rivista Business Week, la quale di recente ha proclamato che "Gli Assicuratori Sanitari Hanno Già Vinto" ha riferito che il CEO di unitedHealth, Stephen J. Hemsley, avrebbe incontrato il Presidente mezza dozzina di volte.

Questi sono i venditori.

Essi e la loro campagna di fondi fangosi non possono essere ignorati dal potere che combatte con la legislazione penetrando nel Congresso.

Un risultato pubblico degli incontri fu che l'industria sanitaria promise $80 miliardi di risparmi in 10 anni e i magnati dell'assicurazione promisero $150 miliardi nello stesso periodo.

Mr. Obama proclamò queste dichiarazioni senza indicare come questi risparmi sarebbero garantiti, come le imprese sanitarie potrebbero aggirare le leggi antitrust e che cosa fu dato in cambio dalla Casa Bianca all'industria della salute.

Ora abbiamo appreso che una promessa di Obama era di continuare a proibire a Zio Sam di contrattare il volume di sconti sulle medicine che voi i contribuenti state pagando secondo il programma di benefici sanitari emanato nel 2003.

Non sappiamo se le imprese dell'assicurazione sanitaria hanno ottenuto di continuare con il Medicare Advantage con il suo 14% di sussidi fiscali aggiunti per indurre gli anziani ad abbandonare il Medicare pubblico.

Non sappiamo nemmeno se l'opzione pubblica di Medicare che Obama ha sposato formalmente, ma poi ha ondeggiato, sia stata messa sul tavolo della concessione.

L'intero processo segreto è squallido e si è dimostrato come una crudele indifferenza per i milioni di americani che, sia nel disperato bisogno di servizi mediche che no, votarono per "change we can believe in".

Per un totale contrasto, il Presidente non invitò mai alla Casa Bianca i principali difensori dei consumatori - pazienti della nazione che sono per il Medicare totale e la libera scelta di medico e ospedale - ovvero il sistema del "single payer".

La porta della Casa bianca è aperta per i baroni aziendalisti che hanno fallito decennio dopo decennio nel dare quello che i pazienti vogliono, e chiusa per gente come il Dr. Q. Young - un fondatore del Medici per un National Health Program e vecchio amico di Chicago di Obama, il Dottor S. Wolfe, che dirige il Public Citizen's Health Research Group, i Dottori M. Angell, S. Woolhandler, e D. Himmelstein, noti a livello nazionale e difensori colti del single payer o Rose Ann DeMoro, direttore esecutivo della California Nurses Association che cresce velocemente.

Mr. Obama cercò anche di escludere ogni difensore del sistema del single payer - in passato favorito da Obama e ancora preferito da una maggioranza di gente, dalle infermiere e dai dottori americani - dai suoi incontri/tavole rotonde fissati per ricevere i punti di vista dei diversi elettori.

"Make me do it" fu il messaggio di Franklin Delano Roosevelt ai riformatori quando fronteggiò il legislativo, egli desiderava ma non aveva i voti per questo al Congresso.

Mr. Obama non sta usando quel tema per il potere della gente.

Se avesse fatto così, avrebbe incoraggiato udienze pubbliche quotidiane al Senato e alla Camera sulla collusione e la frode burocratica, squallida, avara e che va oltre la legge che molti nel mondo aziendalista hanno inflitto con la loro industria sanitaria mortale, costosa e ben finanziata.

Delle udienze pubbliche simili avrebbero permesso la sua controffensiva.

Sveglierebbe il pubblico per concentrare le energie sul tema primario - l'aziendalizzazione della salute.

Questa commercializzazione ha lasciato decine di milioni di persone senza tutela sanitaria, causato 20.000 morti l'anno e costa agli americani il doppio o più pro capite rispetto all'avere dei sistemi di totale Medicare come le nazioni occidentali che hanno delle sanità migliori degli USA.

Un'ulteriore indicazione dei commerci aziendali di Obama è che lui non si identifica mai con una legge specifica che abbia i numeri alla House e al Senato e che potrebbe unire la gente.

Le persone che non si stupiscono sono confuse, frustrate e arrabbiate. Il Presidente Obama non è favore di una proposta ambigua.

Di fatto incoraggiò a ribellarsi sia i Democratici Blue Dog del prendi i soldi e vai che gli ignoranti Repubblicani a lanciare le loro bugie e travisamenti su Rush Limbaugh e media spazzatura simili.

Obama sta per fare il suo errore più grande che gli si possa imputare poiché favorendo l'accordo bipartisan i suoi assistenti lavorano con il Senatore Blue Dog Max Baucus e le sue controparti Repubblicane alla Senate Finance Committee.

Tale proposta non ha un'opzione pubblica, niente protezioni per il consumatore o controlli sulla mutilazione e sui conti elevatissimi della cosiddetta industria della sanità.

Le leggi meno condizionate dalle imprese, relazionate nella commissione della House dall'On. H. Waxman (D-CA) e dai suoi alleati, già hanno poca attenzione da una Casa Bianca che con chiarezza guarda al prossimo "compromesso" Baucus - Grassley come il progetto "più pratico".

C'è una notizia attendibile che il AFL-CIO appoggerà tutto quello che Obama approva, con le eccezioni della California Nurses Association e dell'unione degli Sheet Metal Workers'.

L'ultima, attraverso il suo presidente, Michael J. Sullivan, annunciò lo scorso luglio che avrebbe sospeso tutti i contributi per l'elezione futura di qualsiasi candidato al Congresso o alla Presidenza.

Già oltre sessanta membri progressisti della House, capeggiati dalla Congressista Lynn Woolsey (D-CA) hanno dichiarato di opporsi a questi compromessi inaccettabili che girano sia alla House che al Senato.

Di fatto la paralisi è dietro l'angolo?

Ci sarà una riforma dell'assicurazione sanitaria di qualche grado trasformata in legge quest'anno?

Questo dipende dalle alleanze che accettino che i denominatori aziendali più bassi siano bloccati dalle posizioni di principio risolute dei progressisti che vogliono qualcosa che metta i pazienti sopra i venditori speculativi falliti.

L'ipotesi qui è che Obama firmerà qualsiasi cosa che uscisse da un Congresso codardo che non può dare nel 2009 alla gente americana il sistema sanitario che esso proibì di stabilire al Presidente Harry Truman nel 1950.

Il "make him do it" quest'anno o il prossimo dipende dalla gente della nostra nazione.

Almeno un milione di telefonate ai Congressisti fatte da cittadini certi devono partire per rinsavire quei legislatori che credono di cavarsela con un'altra vendita della nostra fede pubblica.

Il centralino del congresso è 202-224-3121.

Il Medicare totale, la legge del single payer (sostenuta da quasi 90 legislatori) è la H.R. 676.

Il gruppo a favore dei cittadini per il vostro impegno sostenuto è singlepayeraction.org.

Il resto dipende da voi, la maggioranza, che vuole mettere al primo posto la gente.

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Dite agli amici di visitare Nader.Org e di iscriversi a E-Alerts.

*La mail originale era senza titolo.

Tradotto da F. Allegri il 20/09/2009




28 aprile 2009

Controllare tutto, controllare un bel nulla!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Controllare tutto, controllare un bel nulla!

Questa nuova mania del controllo, del vigilare intasando le città nostrane di telecamere, di poliziotti privati antitaccheggio, di ronde più o meno politicizzate rivela una paura di fondo del potere politico e dei ceti dominanti che legano le loro fortune materiali e patrimoniali al sistema di potere ad oggi vigente. Controllare, reprime, investigare, dominare su un territorio sempre meno controllato, in mutazione continua, in perenne stato d’alterazione. Tutto cambia, il potere economico e politico dovrebbe accettare il fatto di dover cambiare uomini, mezzi e riti.  Di dover costruire i suoi poteri e i suoi valori da contrapporre a quelli dominanti che sono pubblicitari e finanziari. Il potere politico ha esaurito da tempo la sua capacità di dominio sulle persone per mezzo delle suggestioni ideologiche, le grandi narrazioni sui massimi sistemi e i grandi destini si sono lentamente dissolte. Alla dissoluzione del suo futuro si è sostituito un generico senso di fedeltà ai modelli pubblicitari e di senso comune dominanti, I ceti sociali che vivono di politica hanno sostituito la grande filosofia e l’economia politica con i consigli per gli acquisti e con le campagne pubblicitarie organizzate e portate avanti da esperti al soldo. Non ci vuole molto per capire che i mezzi della pubblicità commerciale hanno finito per dominare l’immagine della politica, il mezzo è diventato il fine; della politica i molti vedono l’aspetto della propaganda commerciale, i manifesti, gli slogan, le frasi fatte, i discorsi fatti per i giornalisti della televisione che si risolvono fra i venti e i trenta secondi di trasmissione televisiva.  Se poi osserviamo l’aspetto critico verso la società e il sistema vigente di produzione e consumo si osserva che l’aspetto critico oggi ricade su soggetti eccentrici, comici, giornalisti atipici  e artisti; ossia la riflessione sul presente è affidata a soggetti marginali e non deputati a far questo. E’ un fatto che Caparezza ha recentemente fatto uno spettacolo di grande richiamo nel quale prende in giro ferocemente: le Grandi Opere, i VIP, la politica, la criminalità organizzata , e molto altro ancora. Caparezza è un cantautore di successo che mischia sonorità rap alla tradizione musicale pugliese e classica. In un paese normale personaggi come lui non dovrebbero essere centrali nella critica del sistema , eppure...

 La politica sta scappando dalle sue responsabilità, in pratica interi ceti sociali vivono di essa e sopra essa e non hanno idea della sua intima essenza. La politica degli ultimi quindici anni di Seconda Repubblica è una gestione a mezzadria con i poteri finanziari e criminali da parte di mediatori sociali, più o meno abili, che gestiscono, più o meno rozzamente, il consenso politico di quelle masse di cittadini che riescono a raggiungere. Il controllo del territorio che ritorno ossessivo nel discorso politico lo percepisco da una parte come volontà di cavalcare le paure del signor Mario Rossi, dall’altro nell’incapacità dei poteri politici di vedere la realtà del Belpaese con gli occhi e le prospettive dei cittadini che non sono parte di minoranze al potere. Inoltre nessuno mi ha spiegato come integrare, o convivere, con i milioni di nuovi “ italiani” che catapultati da noi da tutti e cinque i continenti qui vivono, mettono famiglia e, secondo logica, non vogliono più andarsene.

IANA per FuturoIeri




28 aprile 2009

Immobilismo politico e un paese in fuga

 Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

La grande follia: immobilismo politico e un Belpaese in fuga

Da tempo la politica italiana, il suo giornalismo, i suoi riti retorici e istituzionali si sono allontanati dalla vita quotidiana, dalla realtà del divenire di ogni giorno, dalle vicende del Mario Rossi di turno. La politica consuma i suoi riti e i suoi giochi di potere, sono troppo stanco e dolente per sforzarmi di capire che cosa c’è dietro il Berlusconi che apre al venticinque aprile. Temo che dietro questa  novità  ci sia qualcosa che riguarda il suo futuro politico. Quindi tutti gli italiani. Ma adesso non riesco a capire, forse è troppo banale, forse è troppo difficile. Intanto osservo che la grande politica e il grande giornalismo si rassicurano fra sé. Il potere politico  è in fuga, atterrito e affascinato dalle novità della crisi, sconvolto da un mondo umano diventato nel volgere di pochi anni multipolare e con le potenze emergenti che cercano di strappare al gigante americano pezzi del suo potere finanziario e politico. In un mondo umano in fuga dal suo passato e le genti d’Italia sono trascinate in questa rincorsa forsennata verso assetti politici post-Seconda Guerra Mondiale. Ma qui e ora nella grande politica della Nazione Italiana tutto sembra fermo, L’Italia della Seconda Repubblica è la copia logora della precedente, le classi dirigenti si adattano al cambiamento cercando di preservare le forme arcaiche con cui s’esprimeva il loro potere. L’Italia è immobile non perché si commemora questo e quello, ma perché c’è poca mobilità sociale, perché il figlio del notaio farà il notaio e il figlio del medico il medico, perché le licenze dei taxi sono investimenti e non un modo per regolare un servizio necessario, perché una causa per l’importo di 190 euro può trascinarsi in tribunale per cinque anni. Inoltre nessuno ha ancora pensato un vero modello d’accoglienza e integrazione per le nuove generazioni d’Italiani che nascono e che sono figli di gente di recente immigrazione; nelle scuole siamo alla seconda generazione. I figli degli immigrati nati qui ragionevolmente s’aspettano qualcosa dal Belpaese. Ma la grande politica dove è finita? Si deve forse aspettare uno scoppio di rabbia come in Francia, si deve lasciare a una società italiana frammentata e diversissima la soluzione caso per caso di questioni di questo tipo?

 Il Belpaese deve abbandonare la retorica, il diluvio di parole insensate e scomposte, qui un mondo umano è in sofferenza. Ma forse io sbaglio, mi son di nuovo confuso. Le genti diversissime del Belpaese hanno da tempo abbandonato tutto questo parlarsi addosso, recitano con disinvoltura la grande farsa in maschera che  piace al potere ma da tempo hanno capito i limiti e il senso di fine che circonda questa messa in scena collettiva. Forse il mio problema è personale. Non so recitare nel teatro della vita. Questioni di punti di vista, per me la vita è importante e trasformare l’aspetto della finzione e dell’illusione nella sua unica e assoluta dimensione è fare un grave torto a se stessi. Prima di tutto.

IANA per FuturoIeri




25 aprile 2009

Ma la politica?

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Ma la politica?

Quelle grandi questioni, quelle domande fondamentali che agli inizi della Prima Repubblica erano parte della cultura politica e della vita sono di fatto un terreno affrontato da  chi vive di satira, d’arte, di musica. Mi riferisco alla critica della vita quotidiana, sociale e politica che traspare dalle opere di Caparezza, dall’impegno politico di Beppe Grillo, dalle vignette di Vauro, dalle imitazioni di Sabina Guzzanti. L’opposizione dura e graffiante, dissacrante e tenace sembra ormai il terreno di artisti a metà strada fra l’apparizione televisiva e l’impegno politico, ammirati e stimati da un pubblico loro di fedelissimi. Ma la politica, quella per la quale i cittadini di questa Repubblica pagano cifre enormi dove è finita? Non è forse compito del potere politico entrare in relazione con i problemi del quotidiano, osservare la montagna del potere dal basso e dall’alto per capire gli elementi di rottura, i pericoli, i percorsi difficili; comprendere quanto un sistema rischia di essere travolto dal discredito, dal disprezzo, dalla diffidenza, dai nemici che si moltiplicano e dalla diserzione di alleati e sodali. Eppure se si mettono assieme le sole opere recenti di questi artisti, e non ci sono solo loro, emerge un Belpaese che non è in grado di star in piedi sulle sue gambe, disgregato al punto da non poter essere più visto nella sua interezza tanto è diviso moralmente, politicamente ed economicamente.  Di che si occupa oggi la politica?

Certamente non della realtà e della banalità di un vissuto quotidiano delle diverse genti del Belpaese, non delle minute difficoltà del signor Mario Rossi, non delle molteplici inquietudini che prendono alla gola milioni d’italiani che in questi anni si sono impoveriti o che semplicemente vedono il loro piccolo mondo mutato oltre ogni più fantasiosa previsione. L’impressione generale è che la politica italiana ai grandi livelli parli di se stessa e ragioni delle sue questioni interne, sia lontana dai cittadini e dalla vita banale perché essa è collocata in un limbo di privilegio, in una condizione sociale straordinaria. Alla fine l’apparenza del potere politico crea i suoi riti e le sue ragioni e cerca di mascherare la realtà concretissima di un paese in sofferenza in qualcosa che somiglia al Belpaese, in una mascherata permanente, in una finzione che vorrebbe essere collettiva ma in realtà è solo la recita grottesca orchestrata da esperti di pubblicità, di giornalismo e di pubbliche relazioni perlopiù prestati alla politica ma in verità a libro paga dei veri poteri che sono finanziari. Come dimostrano gli ultimi anni della vita di Montanelli l’editore che paga conta più del direttore del suo giornale. La finzione, la grande recita ha un suo limite: l’impatto con questo mondo reale e concreto; prima o poi quella realtà volutamente ignorata o mascherata , edulcorata o colorata si riprende la sua dura rivincita e presenta il suo conto. Per tutti. A tutti!

 IANA per FuturoIeri




21 marzo 2009

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Seconda nota inglese: muoversi per non marcire

Una delle cose che mi ha sorpreso è stata la dimensione della velocità che si respira nella metropolitana di Londra. Una massa assolutamente eterogenea di esseri umani di tutti i tipi e di tutti i continenti sembra quasi forzata ad andar di corsa, a muoversi, a velocizzare le loro azioni. Tutto deve essere rapido, tutto deve muoversi, treni, oggetti, esseri umani. La metropolitana di Londra sembra la realizzazione concreta di un conceto futurista di città. Tutto si muove e con il movimento sprigiona forza, energia creativa, potenza, volontà. La manifestazione fisica della metropolitana mi pare sia la rappresentazione di un dinamismo sociale e politico estraneo alla cultura delle genti del Belpaese. Per uno come me che viene dalla penisola, l’incontro con questa realtà è stato per certi aspetti una sorpresa. Le genti diversissime del nostro amato stivale tendono all’immobilismo, continuano a girare a vuoto a perdere potenza ed energia. In fin dei conti la Repubblica è un regime paralitico, senescente, inferiore e infelice nel quale il figlio dell’avvocato farà l’avvocato, il figlio del medico il medico, il figlio del notabile il politico o l’amministratore delegato o il proprietario terriero. Andare lontano, ma non troppo, anche per breve tempo fa capire meglio chi siamo e cosa stiamo facendo. Nel Belpaese siamo alla solita commedia, si finge sicurezza in materia di banche e d’economia, si mascherano le cose facendo finta di vivere in un altro tempo e in diverso luogo, si nega l’evidenza della rovina di un sistema ideologico e politico. Davanti al crollo delle economie di tutto il mondo e al disastro nel quale i processi di globalizzazione hanno precipitato l’umanità l’unica cosa che sembra animare la politica e la società del Belpaese sono le lotterie, gli scongiuri, le chiacchere rassicuranti, le dichiarazioni di fede nel sistema . In realtà non ci vuole molto per capire che questo immobilismo, questa assenza di moto è il portato da un lato della perdita delle speranze e dall’altro della decomposizione delle precedenti forme di rappresentanza politica, oggi come oggi le vicende della politica son ridotte a questioni di singoli personaggi, a interessi di gruppi e accordi fra privati.

Se la crisi colpirà duro il nostro sistema, e questo è possibile, proprio l’immobilismo che genera la paralisi nella quale i nostri ricchi conservano il loro potere accentuerà gli effetti del disastro. Forse una società dinamica come quella anglo-sassone troverà una via per uscire da questo disastro, la nostra sembra destinata a subirlo per intero come una peste manzoniana. Come al solito coloro che sono tacciati di pessimismo sono coloro che con distaccato sguardo osservano il disastro e le sue cifre, e coloro che vengono zittiti sono quanti si rendono conto della precarietà della loro vita in questo momento; sembra di rivedere, aggiornata al 2009, la triste pagina del “dagli all’untore” del nostro tragico seicento. L’inghilterra è una terra lontana, da qui sembra addirittura collocata sulla Luna.

IANA per FuturoIeri




3 marzo 2009

Note minime su un Belpaese falso

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Note minime su un Belpaese falso

Cosa può spingere degli umani ha riscoprire i valori della dignità umana e della solidarietà in tempi come questi dove il culto del Dio-denaro ormai logoro e screditato batte con forza i suoi colpi come se fosse in preda alla paura. La Grande Crisi che sta prendendo forma da un lato spiazza l’antica sinistra italiana che crede di vivere ancora nel maggio del 1945, dall’altro brucia le illusioni di un mondo finto ossia quello liberal-democratico che nel Belpaese è sempre stato solo ed esclusivamente la difesa di privilegi para-feudali e dell’interese privatissimo e particolare minoranze di ricchissimi. Si è fatta l’audacissima mascherata di chiamar liberali quei concreti privilegi di gruppi e corporazioni che prima erano protetti dalle leggi fasciste e dopo dai governi democristiani. In particolare è stupefacente che il Belpaese abbia avuto maggioranze bulgare di liberali e poi non abbia dissolto nessuno degli ordini professionali. Nella concezione liberale una realtà che decide chi lavora in una professione liberale e chi no è una cosa insensata e pazza. Nel modello liberale il singolo è portatore di diritti e solo il singolo deve poter realizzare le sue aspirazioni alla felicità e al lavoro. Ma è inutile farsi il sangue amaro, il mondo di prima è morto; anche il mito del singolo e del libero mercato è caduto sotto la falce di questa crisi. C’è un mistero però ed è quello del Belpaese. Forse in segreto una rabbia violenta sta covando nella penisola, un vero e proprio odio che è la reazione autentica di tre decenni di chiacchere, travestimenti, pietose finzioni. Di fatto la maggior parte della gente del Belpaese per decenni ha cercato di rifiutare il contatto con la realtà affidandosi alle immagini della televisione, agli spettacoli televisivi, alle chiacchere dei politicanti nostrani. Nella maggior parte dei casi non è andata oltre l’immagine rassicurante che veniva loro data dalla televisione e dai quotidiani locali, non ha capito quando è andata all’estero, non ha udito voci dissenzienti a casa propria, non ha visto le differenze che emergevano nel mondo. Le genti d’Italia per massima parte si sono impegnate in una grande fuga dalla realtà, hanno voluto credere alle balle perché erano le balle che volevano sentir dire e che volevano ripetere. Ad una serie di balle e di vecchie mascherate si sostituisce freneticamente, come in un gioco di prestigio circense, una serie nuova di illusioni e allucinazioni. Adesso la crisi mette a nudo le illusioni dei molti, cadono le maschere e volano via le facce, improvvisamente privilegi per lungo tempo taciuti o fintamente ignorati delle minoranze al potere divengono dolori brucianti, il Beppe Grillo Nazionale diventa una variabile politica, milioni d’italiani cominciano ad affermare di viver male e vogliono pure le ronde. Cadono le maschere e finalmente vedremo il vero volto delle nostre genti e di questa Seconda Repubblica. Mi sento di dire che stavolta quale che sia il risultato di questo smascheramento esso deve essere dalla gente onesta e di buoni sentimenti accettato per quel che è. Troppo a lungo il Belpaese si è raccontato balle colossali sul suo passato, troppo spesso si è allucinato credendo a racconti pazzi e distorti sull’influenza italiana nel mondo, troppe volte si è voluto ingannare su ciò che le genti d’Italia sono e su cosa gli altri pensano di noi.

Accettare la verità che viene dalla crisi, fare opera d’umiltà, avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Chiamare la miseria col nome di miseria, la guerra, guerra, il fanatismo per l’appunto fanatismo. E se questo è un popolo in guerra nel lontano Afganistam, caduto in miseria per via della crisi e pieno di fanatici religiosi, ignorante e arretrato rispetto all’Europa del Nord ed estraneo alla Democrazia occorre con molta semplicità affermarlo, accettarlo e dalle parole autentiche trarre atti politici adeguati.

IANA per FuturoIeri



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