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1 novembre 2009

Maestri del fumetto e del tempo che fu, ora siete morti.

 La valigia dei sogni e delle illusioni

Maestri del fumetto del tempo che fu, ora siete morti.

Bonvi, Magnus, Pazienza ecco tre maestri di quell’arte considerata minore che è il fumetto, tutti e tre morti, tutti e tre in grado di comunicare attraverso le loro tavole concetti, storie, situazioni non banali. Tre forme diverse di fare fumetti ma tutte e tre in qualche modo con spunti politici, con affermazioni forti, con dei punti fermi. Bonvi è passato alla storia per l’antimilitarismo delle sue Strumtruppen in tempi di guerra fredda, Pazienza era impegnato politicamente e molte delle sue tavole rivelano come egli intendesse graffiare gli uomini di potere, Magnus ha fatto delle parodie spietate della condizione umana sotto la forma del fumetto satirico o d’avventura.

Ma ora i maestri del tempo remoto sono morti e il tempo sembra dilatato, come se fosse passato un secolo e non qualche decennio. L’Italia di oggi è veramente lontana dal passato anche solo di vent’anni fa, così lontana da essere irriconoscibile. Forse in un futuro lontano quando tanta parte di questo presente sarà una macchia di fango e  maleodorante sporco raschiata a viva forza dalla parete di casa a quel punto anche questo passato tornerà ad essere onorato e forse, in altra forma e in altro modo, tornerà a ripetersi con altre storie e altri autori. Dovrà pur esserci un tempo nel quale questo passato e queste forme d’arte, solo cronologicamente recente, verrà onorato e ricondotto alla storia dell’arte e della cultura del Belpaese.

Ma questo è un tempo ancora lontano, io stesso ne delineo a malapena il concetto e non ne vedo né il nome, né il volto.

Mentre scrivo ho presente l’ultimo volume a fumetti della serie francese “Chroniques de la Lune Noir”, nel quattordicesimo volume il  mondo abitato dai protagonisti della storia di Spada&Magia viene completamente distrutto da una potentissima maledizione demoniaca che fa cadere la luna sul pianeta. Parte dei viventi del pianeta si salva con l’esodo in un’altra dimensione, molti vengono distrutti e gli stessi Dei fuggono da un mondo condannato alla distruzione. Forse il finale integralmente catastrofico rivela in fin dei conti il senso di paura e precarietà di questi anni, il fumetto francese  pare riflettere inquietudini profondissime che prendono la forma della suggestione del racconto gotico e fantastico. Del resto come tutte le forme d’arte, quando è arte e non un prodotto commerciale banale, il fumetto può trasmettere qualcosa della civiltà e della cultura da cui proviene al lettore. Può comunicare anche le passioni e le paure di un tempo, con una battuta o un personaggio sintetizzare in forma comica, drammatica o sobria una condizione umana o una situazione.

Mi chiedo però chi oggi in questo settore può parlare con il linguaggio dell’arte ai propri lettori.

L’Italia di oggi è troppo lontana dagli Dei e dagli Eroi nel bene come nel male.

 

IANA per FuturoIeri




2 agosto 2009

Italia se ci sei batti un colpo!

La valigia dei sogni e delle illusioni

Italia se ci sei batti un colpo!

E’ forse morto il Belpaese, con tutti i suoi abitanti, le sue ragioni, le sue diverse forme di essere e di stare la mondo? Dove volgo lo sguardo vedo l’ultimo atto della decomposizioni chimica di qualcosa che è stato nel passato e che ora non è più. Cosa è mai questo stivale:forse una somma d’illusioni e miti perduti?

I valori su cui venne fondata un dì remoto questa Repubblica che sui vuole fondata sul lavoro danno la stessa impressione di rovine, polvere e cose morte di certe rovine medioevali o del mondo antico. Il qui e ora di quelle diverse realtà che compongono il popolo italiano non hanno ad oggi valori condivisi o miti che possono, anche solo per finta, creare una coesione. Il lavoro inteso come momento di liberazione di forze creative e di realizzazione del cittadino è forse il  cadavere più illustre di questa nuova strage dei valori, o forse dovrei dire delle stage delle illusioni. Nel vuoto morale e spirituale lasciato dalla morte del mondo precedente e dal venire in essere di questa terza rivoluzione industriale emerge un solo valore: il denaro. Questo non è avvenuto tanto per una forza di persuasione tipica del Dio-denaro, o per uno smarrimento morale di massa ma piuttosto per l’esaurirsi delle grandi ideologie del Novecento, per la decomposizione dei miti del lavoro e del progresso, e anche per la disgregazione familiare e sociale che è nascosta nelle pieghe del Belpaese sotto la voce povertà. Quel che prima era creduto vero si è ridimensionato, contratto, ridotto a un qualcosa fra il ridicolo e il macabro e infine è morto. La morte ha aperto la porta ad amare constatazioni. Qua e là sopravvive, specie in ambito politico o politico-culturale, qualcosa che ha assunto la forma del  caricaturale o qualcosa che forzando la natura della morte cerca di inserirsi in una possibile prospettiva che volge al futuro. L’unica Italia possibile si deve necessariamente collocare nel futuro. Il richiamo al passato e al trapassato non ha senso politico e civile se rimane slegato da concrete prospettive di costruire qualcosa, magari anche attraverso la forza dell’utopia. Il problema delle diverse genti del Belpaese è la fuga nel passato remoto, è il cercare la polvere delle cose morte e stramorte per negare la realtà di tutti giorni, per cancellare con fantasie malate l’asprezza di un mondo globalizzato, già spartito al grande tavolo della diplomazia, della guerra  e degli affari dalle potenze mondiali. Questo pianeta azzurro e il suo popolamento umano può far tranquillamente a meno del Belpaese, della sua popolazione, di quel che resta delle sue passate civiltà, e di tutte le pietose finzioni della politica nazionale e del giornalismo nostrano. Sul pianeta azzurro ci sono più o meno sei miliardi di esseri umani, gli italiani sono l’1% di questa massa di viventi. Prendere il proprio posto nel mondo umano in tempi come questi è una cosa difficile, questa è una realtà che impone il creare e il mantenere una propria civiltà. Ma un po’ tutte le genti d’Italia vivono d’illusioni, di ricordi; in troppi chiedono miracoli ai santi, alla fortuna, o a chicchessia. Il presente non è solo negato, ma addirittura temuto; per questo a mio avviso occorre capire questo tempo e ciò che siamo e uscire da questa funesta magia fatta d’illusioni, di sogni, di miti trapassati, per accettare la nuda realtà d’un mondo umano in conflitto nel quale le genti del Belpaese son poca cosa e pure disperse.

Mentre guardo al futuro, qui e ora in questo luglio 2009, il centro del dibattito politico e sociale nel Belpaese è il permesso di soggiorno per le badanti che lavorano per gli anziani d’Italia e le pensioni. Il futuro è ancora molto lontano.

 

IANA per FuturoIeri



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