.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


12 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - L'ululato del lupo solitario

Franco:  Aspetta un attimo, stai ragionando di dominio in senso astratto. Da che mondo è mondo il dominio è una cosa concreta, si esercita sull’uomo e sulla natura ma non l’esercitano i marziani ma gli esseri umani.

Gaetano Linneo: Giusto, devo allora scendere nel dettaglio. Intorno alle civiltà umane ho capito questo: esse assomigliano a enti naturali in quanto hanno un loro ciclo di vita, sviluppo, degenerazione, morte. Dalle loro rovine altri progetti di civiltà prendono quel che serve per far crescere principati, regni, repubbliche, imperi. Così è stato per l’Impero Romano che ha regalato miti, simboli, cultura giuridica e artistica e tanto altro ancora ad altri imperi e regni che hanno preso nello scorrere dei secoli il suo posto. La civiltà dell’Impero Romano nell’Europa Occidentale decomponendosi ha dato degli strumenti politici e religiosi alla civiltà Medioevale. Vi invito a pensare al Sacro Romano Impero Germanico istituito dall’imperatore Medioevale Carlo Magno; nelle parole stesse è incluso il senso di un recupero del passato del mondo antico in una realtà  completamente diversa. Oggi molti imperi sono crollati e molte civiltà si sono disgregate e ricomposte in altra forma. Il caos apparente può però esser ricomposto in questi termini: esistono due blocchi instabili di potenze imperiali. Un blocco è dato da un modello di potere finanziario e commerciale egemone di fatto sul  potere politico e l’altro da un potere politico egemone rispetto ai poteri finanziari e commerciali. Il blocco dei poteri finanziari e commerciali in grado d’influenzare fortemente e di farsi egemone sulla politica è quello che fa capo agli Stati Uniti e alle Nazioni dell’Europa e dell’Ex Impero Britannico. I paesi più o meno democratici dove si vota vedono dirigenti e capi politici elettivi facilmente influenzabili e condizionabili da gruppi di pressione, finanziamenti, interessi privati e perfino corruzione; la capacità dei ricchissimi di far squadra per difendere i loro profitti e l’azione delle multinazionali e delle banche di cui possiedono le quote dei pacchetti azionari di controllo  e di mobilitare a loro vantaggio i mass-media comporta l’estrema difficoltà del potere politico democratico spesso frammentato, corrotto, rissoso e sempre bisognosi di fondi per le campagne elettorali di opporsi in senso significativo all’interesse dei pochissimi. A questo blocco di potere, che chiamerò per comodità atlantico, si contrappone un blocco che definirò asiatico composto da Russia e Cina e da paesi alleati o amici di questi due imperi. In questi imperi il potere politico per via della sua formazione storica è più forte del potere finanziario e commerciale che deve subire solitamente l’iniziativa del potere politico-militare. Questa mi pare la differenza maggiore ma è una differenza di poco conto, perché in verità entrambi i blocchi sono simili fra loro. Si tratta di civiltà industriali  armate fino ai denti che usano il capitalismo per crescere in potenza e influenza e hanno delle minoranze al potere che decidono per tutti sotto la parvenza e apparenza di un sistema politico che afferma di tutelare la totalità della popolazione. 

Stefano Bocconi: Un bel guaio, troppi galli nel pollaio.

Paolo Fantuzzi: Certo i grandi imperi ci sovrastano e la coscienza chiama. Siamo seri però! Cosa può mai sperare la gente che va a lavorare per uno stipendio? Di contare davvero qualcosa nel mondo?  Di cosa può rendersi colpevole chi è un pezzo del sistema, una rotella che gira in un meccanismo?

Clara Agazzi: Adesso siamo al piagnisteo e alla facile assoluzione da tutto e da tutti. Ma racconta Gaetano, non è certo questo il tempo di cui ragioni.

Gaetano Linneo: Infatti Questo mio discorso vuol arrivare la tempo che m’interessa; come ulteriore premessa dirò che la competizione fra il dominio Atlantico e il dominio asiatico sfocia spesso in tensioni commerciali, diplomatiche, guerre di spie e infine guerre locali e per procura. Gli esempi purtroppo si sprecano. Ma questa lotta continua aggrava le condizioni generali dello sfruttamento delle risorse del pianeta; delle sue risorse naturali. In una situazione di tensione crescente pare poco probabile che si giunga a qualche seria collaborazione per trovare una politica planetaria comune almeno a questi due blocchi. La cosa probabile è che nonostante le proclamazioni solenni e le dichiarazioni di principio le potenze imperiali si confronteranno con durezza e questo aggraverà la competizione che domina le diverse parti di quest’unica civiltà industriale che ha raggiunto quasi tutti gli angoli del pianeta. In sintesi la lotta per accaparrarsi mercati, risorse, territori e popolazione da sfruttare continuerà, è difficile pensare che forze che si combattono fra loro in modo anche aspro arrivino a un ragionevole accordo per il bene della specie umana e fissino dei limiti ai danni che subisce la flora e la fauna del pianeta limitando gli affari delle loro banche, dei loro complessi militar-industriali, del loro commercio internazionale. Se non arriverà prima una Guerra Mondiale o qualcosa di simile è da pensare che sarà la natura a scrollarsi di dosso tanta parte della razza umana, e questo avverrà per mezzo del collasso di tante risorse troppo sfruttate e di probabili cambiamenti climatici. Quando la pressione umana su un dato ambiente diventa insostenibile o collassa l’ambiente o collassa la società umana o tutte e due. Resta da capire quando avverrà questo se in tempi relativamente veloci o no.

Clara Agazzi: Che intendi? Vuoi far il profeta di sventure?

Gaetano Linneo: Una generazione, forse due se il cambiamento arriva veloce, forse quattro o cinque se viene rallentato; mi pare improbabile che il sistema trovi da sé un punto d’equilibrio. Considerate che siano più di sette miliardi di umani sul pianeta e fra le potenze che si stanno rapidamente industrializzando c’è in questo preciso momento l’India con  circa un miliardo e duecento milioni di esseri umani e la Cina che forse ne ha un miliardo e quattrocento milioni. Ora vi prego d’osservare questi monti immersi nella notte. Cercate di capire che queste montagne hanno avuto la loro prima sedimentazione circa cento milioni di anni fa  e hanno cominciato ad alzarsi e a formarsi quarantacinque milioni di anni fa. Il tempo delle montagne, dei fiumi, delle specie viventi che prendono forme nuove non è quello delle nostre civiltà umane, che hanno tempi brevi. La potenza industriale può allungare come accorciare il tempo di queste civiltà umane. Adesso devo fare una considerazione sulla misura del tempo : l’eone si misura in miliardi di anni, l’era in centinaia di milioni di anni, il periodo in decine di milioni di anni, l’epoca in milioni di anni, l’età in migliaia di anni; e qui siamo nell’Olocene, il nostro tempo uscito dall’ultima glaciazione che ha soltanto 11.700 anni a fronte di un tempo precedente che pare spaventoso tanto è difficile concepirlo.

Clara Agazzi: Mi ricordo di quel conto per il quale se si misura come se fosse una giornata la durata del tempo del pianeta terra da quando era una massa di non si sa bene cosa che vagava nello spazio ad oggi, l’intero periodo del Quaternario nel quale è incluso l’Olocene avrebbe la durata di 17 secondi circa. In effetti  quello che dice Gaetano ha senso. Un crollo catastrofico delle forme di vita, essere umano incluso, potrebbe esser recuperato nel volgere dei milioni di anni dalla natura di questo pianeta. Certo però c’è da chiedersi cosa sarà di quest’umanità in caso di disastro.

Franco:  Aspettate, lasciamolo finire, forse ho capito dove vuol arrivare.

Gaetano Linneo: In effetti da tempo penso che il fallimento dell’essere umano formato dalla civiltà industriale e  dal capitalismo possa determinare una catastrofe generalizzata della flora e della fauna per l’eccesso di sfruttamento, di inquinamento, di uso dissennato delle risorse e perfino di guerra generalizzata. Dal mio punto di vista un sistema capitalistico che pensa alla crescita infinita punta a qualcosa che non può raggiungere, l’unica cosa che davvero pare infinita è l’eternità delle leggi che regolano l’universo.

Vincenzo Pisani: Aggiungi pure l’infinita umana idiozia alla citata durata infinita leggi del cosmo

Gaetano Linneo: Giusto. Questo luogo comune rammentato dall’amico qui mi porta a pensare a un fatto. Ovvero che l’uomo della civiltà industriale e capitalistica è parte di un meccanismo che può esser letto come una piramide a gradoni dove dalla massa indistinta che lavora per vivere si sale verso l’alto e verso gerarchie sempre ricche  e potenti ma anche più limitate nel numero e ristrette dal punto di vista della visione della complessità. Quest’uomo parte di questa piramide sociale, dei suoi riti, dei suoi miti, dei suoi pregiudizi per smuoversi dal suo torpore dovrebbe fare senza dubbio un salto spirituale e di conoscenza per comprendere il senso del suo limite e del sistema complesso in cui vive. Va da sé che potrebbe non bastare e magari al salto culturale e politico potrebbe aggiungersi  anche la dimensione del biologico, in una parola sarebbe opportuna una rinascita dell’umanità.

Stefano Bocconi: Rinascere che idea. Sa di misticismo

Franco:  Non credo che il nostro intenda qualcosa tipo una religione asiatica, lui sta parlando di una trasformazione auspicabile. In effetti quest’uomo della civiltà industriale se si togli la luce elettrica per tre giorni vede il collasso di tutta la sua realtà. Il posto di lavoro si spenge, la distribuzione dei viveri nei supermercati finisce, le macchine si fermano, le funzioni di comando e controllo della società si paralizzano,  il caos potrebbe portare a una proliferazione incontrollata delle violenze e dei delitti. In effetti quest’uomo industrializzato e informatizzato incastrato nella roccia della sua piramide sociale è molto più vulnerabile di quanto a prima vista ci si potrebbe aspettare.

Gaetano Linneo: Concludo. La possibile disfatta dell’umanità e della piramide sociale tipica della civiltà industriale non smuoverà queste montagne. I milioni di anni possono farlo. Qui dal tempo degli antenati etruschi sui è formata, sviluppata e ha prosperato una civiltà contadina anche in altura. Ora sopra una certa quota il bosco ricopre i muretti a secco e le case in pietra di quel mondo contadino che praticando una vita economica ai limiti della sussistenza ha lasciato questi luoghi da due generazioni. Due generazioni d’abbandono sono state più che abbondanti per lasciare presso i sentieri i resti di ruderi o di muretti a secco su cui sono cresciuti alberi e roveti. Forse che la fine di quel tipo di mondo umano ha smosso di un solo metro queste montagne? Su quelle rovine semisepolte dalla vegetazione ora è tornato il capriolo, la lepre, il cinghiale e perfino il lupo. Ora che ho parlato così tanto posso provare a far intuire cosa intendo. L’ora è davvero tarda. Farò il verso del lupo tre volte e voi resterete in silenzio.

Paolo Fantuzzi: Cosa significa?

Clara Agazzi: Ci vuol far intuire l’esistenza di questi monti silenziosi nel loro essere natura, enti che non rispondono al nostro tempo ma a qualcosa di diverso di cui è difficile la percezione razionale.

Franco:  In questo modo egli interpreterà comunque una parte, anche se non può esser espressa a parole come abbiamo fatto.

Linneo fa il verso del lupo

Da lontano si sente qualcosa

Franco:  Incredibile, sembra che risponda.

Gaetano Linneo: silenzio, assoluto  silenzio. Pare un miracolo: rispondono.

Si sente dei cuccioli, un branco  e poi isolato ma forte un lupo solitario

Ululato del Lupo solitario

 

 

Il Maestro è dedicato a tutti i maestri che ho avuto

IANA

 

 

 

 

Breve bibliografia  per comprendere alcuni contenuti dei dialoghi

Barioli Cesare, il libro del Judo, De Vecchi, Milano, 1988

Antonino Adamo, I nuovi mercenari, Medusa, Ingraf, 2003

Alain De Benoist, Sull’orlo del baratro,  il fallimento annunciato del sistema del denaro, (presentazione di Massimo Fini), Arianna editrice, Cesena, 2012

Stefano Cammelli, Ombre cinesi, indagine su una civiltà che volle farsi nazione, Einaudi, Torino, 2006

Franco Cardini, I cantori della guerra giusta, religioni, fondamentalismi, globalizzazione, (presentazione di Massimo Fini), Il Cerchio, Città di Castello, 2002

Giulietto Chiesa, Invece della catastrofe, Piemme, Milano, 2013

Noam Chomsky, Conoscenza e libertà, interpretare e cambiare il mondo, Il Saggiatore, Milano, 2004

Jared Diamond, Armi, acciaio, e malattie, Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni, Nuova edizione accresciuta, (introduzione di Luca e Francesco Cavalli-Sforza), Einaudi, Torino, 2006

Paul Ginsborg, la democrazia che non c’è, Einaudi, Torino, 2006

Diego Fusaro, Antonio Gramsci, La passione di essere nel tempo, Feltrinelli Milano,2015

Adolf von Harnack, Marcione, il vangelo del Dio straniero,( a cura di Federico Dal Bo),  Marietti, , Milano, 2007

Jigoro Kano, I fondamenti del Judo, (presentazione Matteo Pellicone), Luni, Milano,2003

Giovanni De Luna, Una politica senza religione, Einaudi, Torino, 2013

Pio d’Emilia, Tsunami nucleare, i trenta giorni che sconvolsero il Giappone, (con uno scritto di Randy Taguchi), Il Manifestolibri, Roma, 2011

Don Lorenzo Milani, L’obbedienza non è più una virtù, e gli altri scritti pubblici, ( a cura di Carlo Galeotti), StampaAlternativa, Roma 2003

Fabio Mini, La guerra dopo la guerra, soldati, burocrati, mercenari nell’epoca della guerra virtuale, Gli struzzi, Torino, 2003

Loretta Napoleoni, Economia canaglia, il lato oscuro del nuovo ordine mondiale, Il Saggiatore, Milano, 2008

Serge Latouche, come sopravvivere allo sviluppo, dalla decolonizzazione dell’immaginario economico alla costruzione di una società alternativa, Bollati Boringhieri, Torino,2005

George Orwell, 1984, (trad.It. Stefano Manfrerotti), (Edizione Italiana ) Mondadori, Milano, 2014

Vandana Shiva, Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano,2006

Howard Zinn, Paul Buhle, Mike Konopachi, Storia popolare dell’Impero Americano,    ( trad.It. Annarita Baldassarre, Marina Lanzavecchia), Hazard Edizioni, Milano, 2011

 

 

 

 




9 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - il tempo del dominio

Clara Agazzi: Adesso occorre finire. Sta a te

Gaetano Linneo: Certo ho qualcosa da dire, ma non sono bravo come attore o come improvvisatore. Preferisco allora presentare un ragionamento sui tempi. Sulle differenze del tempo che siamo soliti percepire.

Franco:  Mi pare una roba strana per un esperto di fauna e flora.

Stefano Bocconi: Un argomento singolare, ma poi perché un ragionamento e non interpretare una parte.

Paolo Fantuzzi: Giusta osservazione,  c’è un motivo?

Gaetano Linneo: Certamente, perché quel che voglio comunicare in parte appartiene a una dimensione della realtà che sfugge alla possibilità di comprenderla integralmente da parte di quasi tutti gli umani. Mi sento di dover ragionare del problema della civiltà davanti allo scorrere dei secoli e dei millenni, ma per far questo devo passare dalle cose semplici da capire a cose più difficili; quindi incastrare il mio ragionamento su un solo soggetto mal si combina con quanto devo fare.

Vincenzo Pisani: Fa freddo, io dovevo già esser via. Dai fallo. Voglio finire questa notte magica sentendo qualcosa che riguarda l’eternità e la natura: Son qui, ti ascolto.

Gaetano Linneo: Per prima cosa partirò da un tempo semplice quello del quotidiano. Il tempo percepito da parte di quasi tutti noi gente incastrata nella civiltà dei consumi e della produzione è nella maggior parte dei casi il tempo quotidiano. Il tempo quotidiano è il tempo della settimana, del mese scandito dai gironi feriali e dai giorni festivi. Nei giorni feriali solitamente si consuma , si lavora, si produce, si vive nel proprio ambiente mentre nei festivi è lecito e consigliato spendere denari per viaggi, divertimenti, piccoli piaceri, attività di cultura quando ci sono. Esiste una scansione del tempo di vita e di lavoro che tende a far omologare le moltitudini per farne masse informi ma ordinate di consumatori e di lavoratori. Questo determinare il tempo di quasi tutti è uno dei principali aspetti del dominio dei pochissimi sui molti. Il dominio dei pochi sulle moltitudini definisce i tempi di vita, di lavoro, di consumo, di divertimento, di acquisizione di conoscenze, capacità, abilità, beni materiali. Il sistema sociale e lavorativo t’inquadra per fasce d’età. Ne consegue che  il lavoro, lo studio, la famiglia, il matrimonio, il tempo libero e anche lo sport hanno i loro termini d’età entro i quali è serio o idiota fare o non fare una certa cosa; talvolta se si superano certi limiti fare alcune cose è strano,  sbagliato, sconsigliato, perfino proibito. Gli esempi si sprecano ne richiamo alcuni: il soldato va fatto a partire dalla gioventù e non oltre, il diploma è opportuno prenderlo entro i vent’anni, la laurea va presa sui trenta, la moglie non oltre i quaranta, il lavoro serio che deve durare va preso non appena è disponibile. Non sono forse queste condizioni di vita che chiamano in causa il tempo? Il dominio di oggi è tale che crea tempi artificiali, innaturali, estranei al volgere delle cose in natura. Questo scandire i tempi di tutti e di tutta la società è esercizio concretissimo del potere, si tratta di una grande stregoneria che fissa dei confini immaginari e fa muovere e vivere miliardi di esseri umani entro le logiche della civiltà industriale, entro i termini di un sistema industriale e capitalistico che non s’interrompe mai nemmeno di notte; l’apparenza di tutto questo sembra ricondurre a concetti generali di efficacia, funzionalità, apparenza d’ordine.

Franco:  Aspetta un attimo, cosa vuoi dire davvero. Che il tempo è strumento di questo potere?

Gaetano Linneo: Non proprio, non siamo in presenza di orologi che hanno ingabbiato il tempo, siamo in presenza di qualcosa che ha a che fare con il rituale e con l’abitudine. Il sistema di spezzettare il tempo di vita e renderlo funzionale al sistema industriale e di commercializzazione e vendita di beni e servizi di tutti i generi è un fatto intriso di mitologia, di simboli e di riti dal vago sapore magico. Cercate di capire che la moda, i piccoli piaceri a pagamento, i divertimenti, le distrazioni, il tempo, libero organizzato, il conformismo verso i consumi sono riti sociali e sono anche regole che senza una dose d’irrazionale e di mito non potrebbero reggere. Le moltitudini devono credere che il sistema vada verso il progresso, il benessere, la pace, la dignità delle forme di vita, la sostenibilità con il pianeta azzurro, la vittoria in guerra o una cornucopia di beni regalati o scontati; solo con questa dimensione che intreccia il mito con aspetti magici di negazione della realtà a vantaggio di illusioni o verità parziali può funzionare questa divisione del tempo quotidiano e l’oppressione che genera. Perché in questi termini non è il sistema industriale e la tecnologia a esser a servizio delle moltitudini di esseri umani ma al contrario le grandi masse si ritrovano sottomessi a metodi sociali e di controllo che alla fine premiano una ristrettissima minoranza di ricchissimi che hanno nelle loro mani posizioni di privilegio e di potere. Questo dominio ha poi due grandi colonne: una si chiama rassegnazione degli anziani e l’altra il divertimento programmato dei giovani. L’ignoranza delle moltitudini di consumatori e di lavoratori intorno alle cose veramente importanti da sapere e da conoscere fa poi il resto e completa la stabilità di questo scandire il tempo di vita e di lavoro. Vi invito a considerare che il denaro perso o speso male può esser in un certo senso di nuovo guadagnato o acquisito, questo non vale per il tempo che è passato. Il tempo va in una direzione e non risulta possibile modificare questa legge universale. Se il presente avesse come orizzonte di durata l’eternità la cosa potrebbe durare, ma le cose non  stanno così perché questo tempo non solo è artificiale ma è vincolato all’esistenza della civiltà industriale oggi al suo terzo atto rivoluzionario; come è noto questo sistema sta incontrando i suoi limiti. Il pianeta ha grandi risorse, ma queste risorse non sono infinite, invece il funzionamento corretto del sistema di produzione e consumo prevede proprio risorse illimitate come sua condizione di pieno sviluppo senza collassi, crisi o guerre di grandi dimensioni. Quindi se non interviene a breve termine  una modifica sostanziale si deve ragionevolmente stimare che il sistema incontrerà i suoi limiti, se non si scatena una guerra mondiale  è ragionevole pensare a un collasso della vita sul pianeta per eccesso di sfruttamento.




7 agosto 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il potere purificato

Vincenzo Pisani: Si è fatto tardi, anche se la nottata  è meravigliosa occorre proprio sbrigarsi perché si fa tardi. Io devo proprio andar via.

Franco:  Son rimaste solo due interventi. Per certo brevi.

Stefano Bocconi: Esatto. La notte è fonda. Qui fa pure freddo.

Clara Agazzi: In effetti ho poco da dire. Voglio presentare un mio discorso sul potere purificato. Oggi l’esercizio del potere è dominio dell’uomo sull’uomo e dell’uomo sulla natura con l’aggravante di una tendenza distruttiva e auto-distruttiva tipica dell’esercizio del potere da parte di soggetti illegittimi, di falsi profeti e falsi sovrani. Il dominio di oggi è una continua manipolazione di masse di disgraziati i quali sono il mezzo con il quale si controlla il territorio, la popolazione di uno Stato o di una federazione di Stati e le risorse del pianeta attualmente disponibili. Il controllo è una grande magia che funziona con la persuasione pubblicitaria, con la propaganda di tutti i tipi, con la sottomissione e il conformismo al modello di produzione e consumo, quando non basta c’è la religione con tutte le sue sfumature e i suoi miti salvifici di carattere individuale e le forze armate e di polizia. Ma se si può sintetizzare questo potere di oggi che è non retto, non buono, non santo, non autentico si fonda su un gigantesco plagio delle coscienze e del sapere.

Vincenzo Pisani: Inoltre, aggiungo io il denaro è il dio che salda tutto questo in un blocco unitario; il denaro è il senso della vita per milioni di umani che vivono nel quotidiano e nel bisogno. Il denaro è il mezzo per il quale viene stregato il genere umano, il denaro è ormai la consapevolezza e la coscienza di una persona qualunque, che per prima misura se stessa in termini di denaro. La casa, la famiglia, gli affetti, l’automobile, i fiori sul balcone tutto è merce e tutto ha un valore, la grande magia né stata quella di ridurre tutto e tutti a una sola misura e a un solo peso.

Stefano Bocconi: Qualcuno ha creato la magia, le cose stregate non nascono da sole.

Paolo Fantuzzi: Il mercante stanotte dà il meglio di sé. Certo. Chi è in alto, sulla parte ultima della piramide sociale sa bene che con il denaro può unire tutto ciò che è produzione, conoscenza, ricerca, innovazione, distribuzione, consumo, scarico. Il denaro è ciò che mette assieme una società umana che altrimenti sprofonderebbe nella violenza tribale e  nell’anarchia violenta tanto è amaro e forte il risentimento e la rabbia che cova nelle masse popolari delle civiltà industriali.

Clara Agazzi: Mi pare giusto allora che io interpreti il potere purificato. Allora fatemi concentrare. Io sono il potere purificato, un potere lecito e legittimo che rinunzia all’illusione collettiva che viene dalla manipolazione delle coscienze e dalla distorsione della verità e del sapere. Io sono un potere che non sfrutta la religione esotica o tradizionale che sia come forza mercenaria su cui poggiare i suoi abusi e le sue estorsioni. Io sono un potere fondato sulla libertà di coscienza e di autocoscienza, su un sapere autentico che è possibilità per tutti gli umani facenti parte della società di operare e collaborare con esso nella giustizia e nella libertà e nel rispetto dei bisogni e delle necessità di tutte le parti sociali. Rinunzio a far vivere i miei cittadini nel mito della competizione, della forza esercita contro soggetti deboli, che ha ripudiato il culto del Dio-denaro, che si crede parte di un cosmo e di un mondo grande e non piccolo e meschino. Io sono il potere felice perché consapevolezza e coscienza determinano autentica libertà e sapere profondo nel momento dell’azione e della decisione. Io sono la libertà politica che nasce della coscienza sana, dalla consapevolezza veritiera della realtà e dall’autocoscienza. I singoli liberi si uniscono in me in un grande energia creatrice, la volontà diventa unitaria, il metodo sano, l’opera perfetta. Io sono la via, il percorso perché la coscienza e l’autocoscienza possono esser fatte proprie solo con un percorso e una storia personale che fa emergere ciò che il singolo essere umano è e ciò che può mettere davvero in comune con gli altri. Sono il bene comune di tutti e sono tutti nello stesso tempo, per mantenermi tale occorre che tutti si predispongano nei rapporti sociali  a una condizione di volontà e di benevolenza che limita e domina la paura, l’ignoranza, l’invidia, l’avidità. Il potere diventa santo se la comunità che l’esprime è davvero formata di umani purificati; umani in grado di dominare la paura, l’ignoranza, l’avidità, l’invidia che covano dentro di sé e che devono dominare per non farsi del male e non degenerare dentro e fuori di sé. Perché il grande inganno è far federe ai singoli come ai popoli illusioni, falsi ritratti di sé per condurli nel disordine, per creare diseguaglianze sociali, per esercitare il dominio con l’arte della manipolazione della mente  e della truffa. Il potere che cade in mano a despoti e principi illegittimi è un potere dei pochi o dei pochissimi che manipolando le leggi e le coscienze e l’esercitano per esclusivo interesse e piacere dei pochi contro tutti gli altri.  Io  potere reso santo rinuncio a questo  perché sono libertà nel senso più alto del termine, sono il cerchio che si contrappone alla piramide. Io cerco l’equa divisione fra le parti di quanto è prodotto dalla società, individuo nella collaborazione la forza del processo produttivo, nel lavoro creativo e intellettuale  che si amplia e diventa e disponibile a tutti  il senso dell’economia, credo che sia il senso della società è riuscire a tener tutti dentro senza liquidare i soggetti marginali. Io sono il potere che fu puro, che purifica e che purificherà perché non è possibile che un corpo guasto torni alla sua natura precedente o a una forma sana senza che intervenga qualcosa che lo ripristina o lo trasforma in altro. Io sono il potere che ha bisogno di una forma d’umanità rinnovata nel corpo e nell’anima, gli umani di oggi ossessionati da false apparenze, dal disagio, dalla paura, da istinti e passioni violente o dannose e inoltre sono avvelenati da stili di vita e alimentari pessimi. Questi umani in massima parte  non possono esser la materia del cerchio che rende eguali tutte le parti in rapporto al centro. Io sono il potere che sarà in un tempo diverso da questo a partire da moltitudini di umani che partiranno alla ricerca di ciò che sono veramente e della possibilità di vivere esprimendo il loro essere forza creativa e  creatrice nel mondo concreto e materiale. Io sono il potere che oggi manca e di cui si ha bisogno, io sono il potere che è stato in un tempo breve e remoto.

Franco:  Brava. Come superarti ora. Davvero una prova eccellente.




29 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il tempo dell'immediato presente

Clara Agazzi: Su facciamolo concentrare.

Gaetano Linneo: Questa è davvero difficile, raccontare in prima persona questo tempo. Ma so che ci riuscirà.

Franco:  Io sono questo tempo, il tempo dell’immediato presente dove tutto è qui e ora. Questo è il tempo di quattro tenebre giganti che si son fatte mare. Questo mare oscuro si è sollevato e le sue onde si fracassano minacciose. La prima grande tenebra è l’ignoranza coltivata dai pochi ai danni dei molti. I pochi nel mio ventre nero coltivano il potere per il potere, maghi confusionari e padroni di conoscenze parziali hanno però il potere di esercitare un dominio sulle grandi masse d’ignoranti tenuti apposta in condizione di minorità e di soggezione. Nascondono sotto mille e mille parole e centomila intrighi ripetute in modo ossessivo la loro mancanza  di un progetto, di un vero disegno che non sia la presa del potere  e l’esercizio ora di un dominio ora di una egemonia. Io immediato presente con questa tenebra allontano l’uomo da sentimenti sani  e giusti e l’avvio verso la pazzia del potere illegittimo.  La seconda grande tenebra è la paura del futuro. Una paura senza nome e senza volto che schiaccia, atterrisce, dissolve speranze e volge gli umani al male, alla rabbia   e alla violenza. Pulsione che se non trova sfogo verso l’esterno inizia a farsi strada verso l’interno provocando malattia e disturbi della personalità. Io immediato presente con questa paura allontano l’umano dal suo fine, dalla ricerca di un fine ultimo, della pace interiore ed esteriore  o se si vuole di Dio. La terza  tenebra è l’apparenza e la mistificazione di ciò che è reale. Con la ricchezza, la bellezza artificiale o artefatta, l’intossicazione o l’esaltazione maschero Io immediato presente la mancanza di fini ultimi e l’impossibilità d’accettare il proprio limite  e la propria condizione mortale. Così l’umano tenderà a girare a vuoto su se stesso e a ingannarsi perdendosi in illusioni e piaceri. La quarta tenebra è l’invidia per il potere, la ricchezza, la forza altrui. Invidia che diventa malattia, patologia, pazzia, morbo contagioso. Io immediato presente uso questa tenebra per dividere e spezzare gli esseri umani, per alimentare le passioni più funeste e gli amari risentimenti. Infine Mi è compagno un vento di tempesta che scaglia con incredibile potenza questo mare di quattro tenebre e con onde enormi lo fa scendere sulla nera terra, al punto che non si può più distinguere né la terra, né il cielo. Io immediato presente con questo vento divento un mare oscuro senza limiti che non trova più il confine né in lato nel cielo, né in basso nella terra. Eppure nonostante la mia potenza Io immediato presente così come sono prima non ero. Sono il frutto marcio di contingenze e fatti storici epocali. Io sono la strada che si è aperta in questo tempo.   Quanto si è realizzato in termini di umanità rabbiosa, malata, ambiziosa e dissoluta è qualcosa del qui e ora. Il restringimento delle speranze di redenzione e di progresso che maturano con  la presenza del futuro e la fede nelle tradizioni e nei valori che dà il passato sono le condizioni per le quali si è manifestato il mio potere. Io sono la prima e unica condizione che fa prosperare le minoranze al potere sottomette masse enormi di umani. Io sono un tempo sospeso, Io sono lo sforzo di congelare il divenire della società umana mentre i meccanismi biologici, naturali e  astrali fanno il proprio corso. Sono un enorme esperimento d’ingegneria sociale fondato sull’illusione e sull’autoinganno dei pochi al potere che nel privilegio intendono restare per sempre, sono la grande stregoneria che pretende di lasciar immobile ciò che per legge fisica e cosmica è previsto che si trasformi. Io sono una strada che si è aperta e che è stata percorsa, ma così come si è aperta si chiuderà su se stessa fino a sparire.

Stefano Bocconi: Valeva proprio la pena di sentire tutto questo, un poeta-profeta

Paolo Fantuzzi: Questo argomento del tempo è tutto, perchè spiega un pò tutto. Siamo schiacciati un po’ tutti quanti  davvero in un tempo innaturale e artificiale. Il presente quando schiaccia tutto su se stesso è la rappresentazione di un sistema sociale umano corrotto e in preda a pulsioni negative. Viene meno il sapere umanistico, le ragioni ultime della convivenza, il senso stesso della vita e del destino del singolo. La vita diventa una serie di periodi della vita slegati fra loro consumati alla ricerca di beni materiali o di piccole glorie  o piaceri che il venti spazzerà via perché non lasceranno traccia. Molti dei beni acquisiti o saranno ereditati, o finiranno dispersi o in discariche e inceneritori, e della gloria effimera nessuno fra quelli che saranno in  un  giorno lontano conserverà memoria.

Vincenzo Pisani: Ottimo discorso e giusta osservazione. Ora chi si fa avanti?

Stefano Bocconi: Parlerò io, e parlerò di qualcosa che riguarda la religione.

Vincenzo Pisani: Non ti facevo credente in qualsivoglia Dio. Ecco una novità. Palerari del Dio-denaro?

Stefano Bocconi: Non intendo far la predica, voglio dire cosa ho capito del sacro e del suo divenire nel tempo e nello spazio delle varie comunità umane.

 

 

 

 

 

 

 

 




29 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla il tempo dell'immediato presente

Clara Agazzi: Su facciamolo concentrare.

Gaetano Linneo: Questa è davvero difficile, raccontare in prima persona questo tempo. Ma so che ci riuscirà.

Franco:  Io sono questo tempo, il tempo dell’immediato presente dove tutto è qui e ora. Questo è il tempo di quattro tenebre giganti che si son fatte mare. Questo mare oscuro si è sollevato e le sue onde si fracassano minacciose. La prima grande tenebra è l’ignoranza coltivata dai pochi ai danni dei molti. I pochi nel mio ventre nero coltivano il potere per il potere, maghi confusionari e padroni di conoscenze parziali hanno però il potere di esercitare un dominio sulle grandi masse d’ignoranti tenuti apposta in condizione di minorità e di soggezione. Nascondono sotto mille e mille parole e centomila intrighi ripetute in modo ossessivo la loro mancanza  di un progetto, di un vero disegno che non sia la presa del potere  e l’esercizio ora di un dominio ora di una egemonia. Io immediato presente con questa tenebra allontano l’uomo da sentimenti sani  e giusti e l’avvio verso la pazzia del potere illegittimo.  La seconda grande tenebra è la paura del futuro. Una paura senza nome e senza volto che schiaccia, atterrisce, dissolve speranze e volge gli umani al male, alla rabbia   e alla violenza. Pulsione che se non trova sfogo verso l’esterno inizia a farsi strada verso l’interno provocando malattia e disturbi della personalità. Io immediato presente con questa paura allontano l’umano dal suo fine, dalla ricerca di un fine ultimo, della pace interiore ed esteriore  o se si vuole di Dio. La terza  tenebra è l’apparenza e la mistificazione di ciò che è reale. Con la ricchezza, la bellezza artificiale o artefatta, l’intossicazione o l’esaltazione maschero Io immediato presente la mancanza di fini ultimi e l’impossibilità d’accettare il proprio limite  e la propria condizione mortale. Così l’umano tenderà a girare a vuoto su se stesso e a ingannarsi perdendosi in illusioni e piaceri. La quarta tenebra è l’invidia per il potere, la ricchezza, la forza altrui. Invidia che diventa malattia, patologia, pazzia, morbo contagioso. Io immediato presente uso questa tenebra per dividere e spezzare gli esseri umani, per alimentare le passioni più funeste e gli amari risentimenti. Infine Mi è compagno un vento di tempesta che scaglia con incredibile potenza questo mare di quattro tenebre e con onde enormi lo fa scendere sulla nera terra, al punto che non si può più distinguere né la terra, né il cielo. Io immediato presente con questo vento divento un mare oscuro senza limiti che non trova più il confine né in lato nel cielo, né in basso nella terra. Eppure nonostante la mia potenza Io immediato presente così come sono prima non ero. Sono il frutto marcio di contingenze e fatti storici epocali. Io sono la strada che si è aperta in questo tempo.   Quanto si è realizzato in termini di umanità rabbiosa, malata, ambiziosa e dissoluta è qualcosa del qui e ora. Il restringimento delle speranze di redenzione e di progresso che maturano con  la presenza del futuro e la fede nelle tradizioni e nei valori che dà il passato sono le condizioni per le quali si è manifestato il mio potere. Io sono la prima e unica condizione che fa prosperare le minoranze al potere sottomette masse enormi di umani. Io sono un tempo sospeso, Io sono lo sforzo di congelare il divenire della società umana mentre i meccanismi biologici, naturali e  astrali fanno il proprio corso. Sono un enorme esperimento d’ingegneria sociale fondato sull’illusione e sull’autoinganno dei pochi al potere che nel privilegio intendono restare per sempre, sono la grande stregoneria che pretende di lasciar immobile ciò che per legge fisica e cosmica è previsto che si trasformi. Io sono una strada che si è aperta e che è stata percorsa, ma così come si è aperta si chiuderà su se stessa fino a sparire.

Stefano Bocconi: Valeva proprio la pena di sentire tutto questo, un poeta-profeta

Paolo Fantuzzi: Questo argomento del tempo è tutto, perchè spiega un pò tutto. Siamo schiacciati un po’ tutti quanti  davvero in un tempo innaturale e artificiale. Il presente quando schiaccia tutto su se stesso è la rappresentazione di un sistema sociale umano corrotto e in preda a pulsioni negative. Viene meno il sapere umanistico, le ragioni ultime della convivenza, il senso stesso della vita e del destino del singolo. La vita diventa una serie di periodi della vita slegati fra loro consumati alla ricerca di beni materiali o di piccole glorie  o piaceri che il venti spazzerà via perché non lasceranno traccia. Molti dei beni acquisiti o saranno ereditati, o finiranno dispersi o in discariche e inceneritori, e della gloria effimera nessuno fra quelli che saranno in  un  giorno lontano conserverà memoria.

Vincenzo Pisani: Ottimo discorso e giusta osservazione. Ora chi si fa avanti?

Stefano Bocconi: Parlerò io, e parlerò di qualcosa che riguarda la religione.

Vincenzo Pisani: Non ti facevo credente in qualsivoglia Dio. Ecco una novità. Palerari del Dio-denaro?

Stefano Bocconi: Non intendo far la predica, voglio dire cosa ho capito del sacro e del suo divenire nel tempo e nello spazio delle varie comunità umane.

 

 

 

 

 

 

 

 




21 luglio 2015

Sintesi: Il Maestro - terzo atto - Dove parla del tempo

Stefano Bocconi: Su dai preparati. Fa freddo e vogliamo sentire

Paolo Fantuzzi: Questo argomento è proprio difficile.  Il tempo

Franco:  Difficile. Inizio con qualcosa di facile allora. Le periferie delle città . Quello è l’inizio del discorso, Pensate a una nostra periferia non ricca, non bella, non a posto quello è il senso del nostro tempo. Il tempo può esser misurato con orologi più o meno precisi, può esser raccolto in forme di memorizzazione di fatti, situazioni, episodi, accidenti in biblioteche, emeroteche e banche dati. Ma poi c’è il tempo dell’immediato presente e questo intendo ora indagare. Questo tempo immediato è capito forse con più intuito da un adolescente o da un preadolescente, uno di quei tipi che vanno a scuola, magari per imparare qualcosa nei licei e negli istituti professionali. La differenza, e le forza dell’adolescenza, è che può guardare al futuro. Può quindi osservare il presente non con gli occhi del passato ma con quelli del futuro.  Il futuro è  un presente in divenire dove certi processi e certi eventi in atto continuano il loro esserci e il loro sviluppo. C’è una grossa differenza fra il pensare il presente portando la mente alla memoria e al passato e pensarlo rivolgendosi alla promessa di cose che divengono o che saranno.  Si chiama differenza di prospettiva. Ora vuole il caso che l’immediato presente per molti sia il disperante e desolato silenzio delle ore della profonda notte di certe periferie, dove in modo quasi plastico sembra di vedere un presente pigro, desolato, brutto e fin dalle origini senza forma. Il presente allora diventa immobile, sepolcrale, senza quella forza che potrebbe avere se esso fosse di nuovo materia, energia e volontà in divenire. Ecco perché le periferie di certe nostre città provocano talvolta angoscia o una leggera inquietudine. Perché colui che vede e che passa trova in esse il riflesso di un problema che sente lui stesso, ossia  la mancanza di un progetto autentico e non indotto dal sistema dei consumi, di uno scopo finale addirittura.  Nella mancanza di forma o nel vuoto di certe ore della notte si riflette nell’individuo pensante il suo vuoto e il suo disagio interiore; finchè c’è confusione, attività, problemi da superare, cose da fare il singolo di solito non vede le sue miserie e i suoi limiti, poi con il buio, con la penombra, con la notte, con la realtà ferma o che ha poco movimento ecco che emerge dentro il male di vivere il problema del tempo e con esso il problema delle finalità della vita. Quando uno è giovane, studia, va a scuola o fa apprendistato e prepara il futuro suo questo vuoto inquietante non lo sente perché di solito qualche speranza o l’incoscienza della gioventù a seguire sogni e desideri gli danno un fine possibile e quindi danno senso alla vita. Il tempo quando diventa solo ricordo, memoria, paura del presente, rimpianto del passato sia quello vero sia quello immaginario; allora quel tempo è nocivo alla salute. Questo tempo di oggi è quasi tutto insalubre, perché il senso del  tempo in realtà siamo noi, e noi siamo malati di silenzio, di poca spiritualità, di rassegnazione, di allucinazioni indotte dal sistema di produzione- consumo-pubblicità, di false speranze, divertimenti che stordiscono. Al contrario è bello trovare l’incoscienza o la speranza del giovane che cerca il suo posto nel mondo, quello è un tempo spesso creativo, attivo, aggressivo. Quest’immediato presente è stretto quindi fra due tipi di tempo quello che porta al subire il mondo e quello che s’impone di cambiarlo, e non sono lo stesso tempo perché cambia la prospettiva con cui s’assiste al perpetuo divenire del presente. Il tempo senza nessuna creatura cosciente che capisce il suo scorrere e il suo divenire è solo un’insieme di processi fisici e meccanici dell’Universo, di ritmi biologici di fauna e flora. Il tempo degli umani è misurato meccanicamente o classificato entro precisi termini, ma poi è storia, è memoria, è il senso della realtà.

Clara Agazzi: Scusa un attimo, Questo vuol dire che il tempo è un fatto soggettivo, è il soggetto che si vede riflesso in una realtà scandita da fatti che sono avvenuti e da fatti in quel momento in essere.

Franco:  Soggettivo è il senso che si dà al tempo, perché il tempo forza a pensare il senso della propria vita. Ancora un banale esempio: pensa a oggetti anche grandi come palazzi, stazioni, cattedrali e anche oggetti minuti come bicchieri, tavoli, lampadari e cose simili. Pensa poi a coloro che hanno creato quelle cose e che magari sono morti da secoli, l’oggetto è sopravvissuto al creatore suo, ma senza il suo artefice non ci sarebbe mai stato. Persiste nello spazio e nel tempo qualcosa che è perché qualcuno che non c’è più in vita ha dato a quella materia una forma e un senso. Il problema subito dopo diventa il seguente cosa è per te quella cosa che è il vivere ogni giorno. A seconda della risposta si ha un diverso rapporto con il tempo, perché il tempo oggettivo, meccanico, matematico, esatto serve per orientarsi nel mondo, ma serve anche porsi il problema del senso della propria vita e del suo scorrere per non trovarsi a subire il divenire delle cose. Per questo vi dico che questo tempo ci viene avvelenato, perché il presente che vogliono farci passare con quest’industria della comunicazione e dello spettacolo non porta a qualcosa di creativo, di vitale ma all’accettazione del reale così come si manifesta, al negare che questo divenire debba porre il problema di un senso della vita che nasce dal singolo ed è per il singolo. Un soggetto che si pone il problema della sua esistenza come divenire e come passaggio aldilà del conformismo di tutti i giorni e dei limiti nei quali è forzato a vivere pone se stesso nello spazio e nel tempo, e con questo delinea dei confini, stabilisce delle distanze, si riappropria della sua vita perché può trovare una sua ragione e un suo progetto. Invece oggi questo tempo è subito dai molti come lento divenire in un fatale immobilismo della fantasia , dell’agire autentico e creativo, del coraggio della conoscenza e della spiritualità autentica. Si fa del tempo una propria risorsa  se su di esso e sul divenire del reale si è in grado di proiettare la propria volontà, il proprio progetto di vita, il senso della propria esistenza. Oggi molti umani sono  come il bicchiere dell’artefice deceduto: un giorno qualcuno ti ha fatto e in un diverso giorno da qualcuno verrai disfatto. Ora presentrò per mia bocca  questo tempo del qui e ora.

 

 

 

 

 




24 novembre 2013

Un muro...un mondo morto.

Mi è capitato domenica di passare dal quartiere della mia infanzia. Ho ritrovato un vecchio muro, dalle parti della  scuola elementare. Nel muro c'era del muschio. Il muro  aveva un non so che di vecchio. Ho capito che era per me quel muro era il segno di una ovvia evidenza: il mio vecchio mondo è morto. Ciò che era venti o trenta anni fa è cessato perchè il senso di quel mondo umano e politico non ha più posto o senso nell'Italia del qui e ora. Mi sono fermato a pensare di esser vivo mentre i miei vecchi mondi umani che ho attraversato hanno cessato d'essere. Quindi sono un viandante che da un passato finito attraversa questo presente che mi pare mostruoso e ripugnante in  molte delle sue manifestazioni; il buonsenso mi porta a pensare che dal momento che il mondo di ieri è finito anche questo tempo dovrà prima o poi cessare e ciò che è stato potrà esser pesato e giudicato come tutte le cose finite e inerti. Finchè questo presente esiste, finchè le sue logiche e il suo culto del DIO-DENARO sono viventi e in sviluppo non si può pesare e giudicare se non in  modo approssimativo e sull'onda delle emozioni o dello spirito di parte. In fondo se il passato si è dissolto nel presente e si è suicidato perchè ciò che davvero aveva da dire non si è compiuto o si è trasformato nel suo opposto o è altro da sè perchè questo tempo non dovrebbe a sua volta subire lo stesso processo? Davvero questo mondo umano incentrato sul dio-quattrino è l'ultima civiltà? Sinceramente non mi pare possibile. Il problema è come il presente del qui e ora s'avvia a tramontare e a diventare una delle epoche finite del passato? Un mondo umano può morire e lasciare delle eredità culturali, morali, di convivenza civile, di tradizioni, perfino di bellezza estetica. Sinceramente spero che questo presente lasci il meno possibile. Non ha a mio avviso la dignità di star assieme con le epoche del passato siano esse nostrane o forestiere. Mi pare evidente che tutto lo strapotere tecnico e intellettuale dei grandi imperi di oggi perlopiù degenera o si mette al servizio dell'egoismo più sfrenato e delirante di pochi potentissimi individui o si fa servo dei complessi militar-industriali. Inoltre  le nazioni  che per dignità e cultura potrebbero cercare delle ragionevoli alternative all'antica legge del pugno - dominio del più forte-  e del dio-quattrino - tutto è in vendita- s'accodano o si fanno servi dei potenti del momento. No, questo tempo è il regno dell'esser avidi ma in  una forma patologica e potenzialmente suicida  e tendente all'infinito perchè pensa una crescita infinita del modello di produzione, consumi e creazione di ricchezza in presenza di un pianeta dalle risorse grandi ma limitate. Io attraverso un tempo e un mondo umano che disapprovo e al quale auguro di esser pesato e giudicato con una severità pari alla durezza delle recenti guerre combattute per denaro e per il possesso illegittimo di beni altrui.




30 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario: la profezia


Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’estate del 2003.

-          Lazzaro: Astrologia,ufologia, mitologia…cose folli. La verità è che in tanti alzano gli occhi al cielo per non guardare la miseria del presente. In troppi non vedono il nepotismo che regna nell’università, nel lavoro presso i privati, nella gestione della cosa pubblica, nella distribuzione degli assessorati o degli impieghi di natura fiduciaria. Tutto il Belpaese è pervaso da un conflitto d’interessi che cala dall’alto del vertice della ricchezza e della politica di professione e scende fino in fondo, fino all’ultimo pezzente che chiede la carità sugli scalini della chiesa.  Sembra di essere precipitati in un periodo di morte morale, un seicento alla Manzoni con i vicerè stranieri e i vescovi, i marescialli imperiali che la facevano da padroni e commettevano ogni abuso e ogni arbitrio con assoluta impunità. Del resto quando i legami civili e morali di un popolo o di una comunità di popoli si dissolvono o si spengono in un consumismo straccione, arrogante e becero, quando l’unico valore civile e morale è l’ostentazione dei beni di consumo e della fama televisiva è evidente che non rimane che sperare nelle stelle e nelle date che stregoni e ufologi da strapazzo presentano per la fine del mondo. La quale a mio avviso per come stanno le cose è presente tutti i giorni, perché ogni giorno si presenta una qualche forma di degenerazione, di putrefazione, di morte civile e morale.

-          Sergio: Non buttarla giù così, la vita è difficile e talvolta occorre subire gli oltraggi di gente malvagia, bestiale e corrotta. Ma è la normale lotta per l’esistenza.  Ciò che chiami corruzione è acquisizione di ricchezze per diventare più forti e competitivi magari a danno della collettività, è un fatto malvagio ma in fondo coerente con un sistema che tu stesso chiami consumista e capitalista che ha fede solo nel singolo e nei beni e nei denari che possiede. Proprio questo modello aggressivo, crudele, distruttivo nei confronti del vecchio modo di vivere e di pensare ha dissolto antichi odi e razzismi. Non conta più la razza o la fede ma solo l’appartenenza economica. Guarda la mia persona. Quando divento il fascista immaginario ripercorro le antiche ragioni morte, di differenza e di odio. Ti assicuro che sono morte e sepolte, ma talvolta per odio, per sofferenza verso questa vita, per disprezzo verso il potere dei pochissimi che sono ricchi e felici vengono evocate. Ecco io sono l’evocatore delle cose morte, delle paure inconfessabili, di qualcosa di profondo e marcito che spacca la coscienza dei miei clienti. Questa Repubblica è in stato avanzato di decomposizione, ma non ci sono forze né interne né esterne disposte a distruggere il Palazzo decadente e pericolante per crearne uno nuovo e men che mai chi usa la politica e il mondo degli affari per i suoi fini di lucro vuol tirar giù questo ben di Dio che gli cade dalle mani. Così fra cattivi pensieri e incubi notturni un popolo intero corrotto, iniquo e  dissoluto va cieco e senza meta verso terre ignote. Io speculo su questa oscurità, su queste paure inconfessabili, su quella cosa che i filosofi chiamano volontà di potenza che oggi repressa e corrotta è diventata  malattia mentale. In realtà l’evocazione che faccio delle glorie e delle memorie del fascismo a casa di privati per un modico compenso non sarebbe possibile senza il tracollo della dignità e delle speranze  della gente di questa penisola. Un popolo forte.  Orgoglioso, con poteri autonomi e dotati di sovranità assoluta non hanno bisogno di coltivar incubi notturni, cattive memorie, distorsioni della realtà, di scappare in una cantina o in una stanza buia ad ascoltare vecchie canzoni o a sfogliare raccolte di  manifesti di Salò.

-          Lazzaro: Scusa ma questo mi par un problema tuo…

-          Sergio: Non proprio, pensaci bene e vedi che non è così. Ci ho pensato molto, moltissimo. Chi cerca il cambiamento, la giustizia, la dignità spesso si avvicina a posizioni come le mie. Estreme, fanatiche, nostalgiche, risentite, arrabbiate, incazzate. Non può essere un caso. So che non lo è. O accetti questo modello di consumismo straccione fondato sulla televisione, sulla pubblicità commerciale, sullo spettacolo televisivo o sei fuori. Intendo fuori da tutto ciò che conta nella vita quotidiana e nelle speranze della stragrande maggioranza degli lettori, delle donne, della gente comune, perfino degli operai. Quindi se sei fuori sei uno come me, e so che cosa pensi. Magari sei quanto di meglio c’è in questa facoltà. Ma la realtà è diversa. La realtà vera, concreta, materiale, quotidiana mi parla del Dio-denaro e non della politica, mi parla di caste al potere dissolute e imbelli e non di santi o di guerrieri, mi racconta di un popolo disperso senza valori condivisi e non di popoli germanici antichi stretti attorno ai loro sacri re-guerrieri interpreti del destino della stirpe. Chi è fuori diventa estremista e chi è dentro prende le briciole che cascano dal tavolo dei ricchi e ringrazia i padroni del momento; se domani verremo conquistati da altri padroni con altre regole, altri favoriti, altri tiranni da imporci, altre caste da elevare alla dignità del potere politico, questa massa di popolo che tira a campare s’adeguerà. Del resto in un mondo umano dove il denaro è tutto chi perde le sue proprietà si condanna alla morte civile e politica. Perché non dovrebbero in fin dei conti amare il denaro che è vita della vita, perché il desiderio del potere che è potere non dovrebbe trasformarsi in una nevrosi, in una condizione da vecchia isterica.

-          Lazzaro: Siamo alla "tribalizzazione" d’Italia e purtroppo i partiti politici hanno dato un contributo immenso alla degenerazione del popolo, millenni di civilizzazione d’Italia sono stati spazzati via da questa Repubblica giunta al suo secondo tempo. E’ come se l’antichità Romana, come se il diritto che abbiamo ereditato dai Cesari nella notte dei tempi, come se la carità cristiana fortificata da un martirologio impressionante durato secolo fosse tutto dissolto. Tutto maciullato, spezzato, corrotto, degenerato fino a rasentare la follia. Ora è arrivata questa nuova guerra con la spada di Damocle di una partecipazione italiana che spazzerebbe via in un colpo solo la Costituzione visto che dal popolo iracheno non è mai arrivata alcun tipo di offesa e a quanto pare le armi proibite quello lì non le ha. Anzi se la vogliamo dir tutta quel Raìs prendeva Euro in cambio del petrolio, ci faceva perfino un favore. Lui dava energia fossile preziosa ed noi si stampava carta con la quale comprava materiali soggetti a embargo e controllo.  Il danno fato dai vecchi partiti era grave ma almeno in parte scusato dalla pesante eredità che raccoglievano, ma passato l’immediato dopoguerra il clientelismo sfacciato, il consociativismo, la ruberia legalizzata, i metodi opachi di gestione della spesa pubblica, l’intromissione dei servizi segreti e deviati nella politica del paese, le bombe ignote, hanno degenerato il nostro popolo trasformandolo in tanti pezzi scomposti, in una massa informe di cose diverse, ostili e litigiose; in qualcosa di peggio del popolo bambino del Duce.

-          Sergio: Così alla fine sei perfino più critico di me…

-          Lazzaro: Non sono pazzo, questi mali li vedo e non possono essere l’opera di un privato per quanto ricchissimo possa essere, il Belpaese è venuto meno a se stesso. La politica che doveva curare i mali e ammonire ha coltivato ogni strumento di divisione politica e sociale per creare clientele e gruppi sociali forzati a render conto al protettore politico,  e questo aldilà dello schieramento e del colore. Ma la cosa più grave, più dura da dire e da ammettere…

-          Sergio: La dico io, ti tolgo un peso… Alla maggioranza degli italiani faceva comodo così. Hanno goduto. Per star con un padrone e far il tifo non c’è bisogno di fedeltà, di vincoli di sangue, di fede religiosa di onestà. Basta obbedire dietro compenso. Siamo più che un popolo di corrotti: siamo un popolo di traditi e di venduti. Che hanno tradito e si sono venduti e per la legge del contrappasso di nuovo saranno traditi e venduti e ancora tradiranno e venderanno se stessi e gli altri. Secondo un ciclo infinito che solo una grande fede può spezzare. O forse dovrei semplicemente dire che accordiamo la coscienza e  la memoria personale e storica con ciò che a seconda dei casi ci porta un profitto immediato possibilmente  in denaro sonante. Ma per dire di no al Dio-denaro occorre avere dei valori, coltivarli, amarli, soffrire per essi.




14 ottobre 2010

Crisi e Cittadinanza in Italia

Ai primi di Ottobre l'amico Franco Allegri ha proposto questa sua riflessione che mi compiaccio di presentare ai soliti venticinque  nostri lettori.

IANA


Scritto da: F. Allegri

 


SCRITTI DI POLITICA RELIGIOSA

CRISI E CITTADINANZA IN ITALIA



Torno a riflettere sul libro di Ralph Nader: “Only super rich can save us!” e cerco di applicare la sua idea alla realtà politica e sociale italiana.
Sono cosciente che la cultura italiana stagnante non è pronta a capire ed accogliere questa idea e queste proposte. Il marxismo residuale è prigioniero dell’inganno della “lotta di classe per se” e vede questa realtà solo come collaborazione con il traditore del nemico. Il liberale illuso vagheggia che sempre il grande imprenditore è un benefattore del popolo. Il democratico orfano e parricida di Veltroni vede nel ricco una nuova specie di indipendente di sinistra ma isolato e periferico, pensate ai Calearo o ai Colaninno. Chi mi rimane? Forse sarò miope, ma io vedo solo il mondo cattolico e in misura minore il volontariato sociale laico! Io credo che questo avrebbe delle difficoltà ad accettare il ricco virtuoso, esso è condizionato dalle solidarietà quotidiane e solo un forte animo nobile potrebbe condurlo ad una prossimità a questa teoria. Al massimo vedo la sottomissione ad un’idea simile, come hanno fatto in tanti per la cosa di Occhetto prima e l’essere del PDS dopo. I cattolici e gli ispanici in USA possono accogliere l’idea del ricco benefattore, magari pio e devoto alla chiesa poi c’è questa ultima con la sua grande struttura. Io non sono un clericale, vado a messa 3 volte l’anno se ci vado, ma conosco la bibbia e ho studiato più la teologia che la filosofia (solo quella politica). Conosco il clero, la sua organizzazione e il suo modo di pensare: anzi per me la dottrina sociale della chiesa rappresenta un pensiero più vasto di quello contenuto nel libro di Nader e ha gli stessi propositi.
In questo contesto va introdotta una nuova variabile: la CITTADINANZA ATTIVA.
Il miliardario virtuoso ha due caratteristiche peculiari: è scarso di numero, agisce in conformità alle leggi dello stato che conosce. Non si può sperare che basti il lavoro di pochi grandi per uscire dalla crisi, non si può agire contro le leggi esistenti, serve una cultura politica della cittadinanza e anche questa è carente. Il grande rischio del libro è appunto quello dell’illudersi troppo sulle virtù dei fortissimi e coraggiosi. Essere cittadini vuol dire conoscere i propri diritti e i propri doveri, dove i primi non sono privilegi e i secondi dei dolori atroci.
A QUESTO PUNTO SI PUÒ PARLARE DEL RAPPORTO TRA CITTADINI E CHIESA.

Intanto puntualizzo che il discorso vale anche le chiese minori e per le realtà specifiche degli altri stati europei e non, anzi l’esempio del volontariato cristiano nei paesi poveri del mondo ci mostra il contributo dei fedeli alle tante società umane, io conosco l’esempio del Burkina Faso e delle sue regioni del sud dove ci sono i missionari e quelle del nord dove non ci sono.
La parte finale del mio ragionamento si sofferma sull’otto per mille alla chiesa cattolica e al 5 per mille alle associazioni di volontariato. Anche qui si vedono i limiti degli italiani: Meno di quattro italiani su dieci firmano per l’otto per mille e solo poco più di tre su dieci firmano per la Chiesa cattolica. Il 60% degli italiani non danno indicazioni per come spendere questi soldi, non si rendono conto che è una forma avanzata di cittadinanza. Chi non firma rinuncia a un diritto sul momento, ma è molto probabile che abbia rinunciato ad altri nel corso dei mesi e poi non scegliendo rinuncia anche al dovere del giudizio sul come i soldi sono spesi. Questa non è un’elezione dove ci si può astenere. Io credo che molti non sappiano come funziona il meccanismo dell’otto per mille!
I soldi di chi non firma sono ripartiti a loro volta in percentuale a seconda dei “voti” di chi ha espresso la scelta.
Questa verità non cambia nulla per i pigri e gli indifferenti, ma per coloro che non volessero dare i soldi alla chiesa vuol dire darglieli ugualmente! Per contro la chiesa che come tutte le cose umane è migliorabile, non fa quello sforzo in più per avere più firme: i soldi arrivano lo stesso.
Alla fine, l’ottantasette per cento del gettito raccolto (circa un miliardo di euro) finisce nelle casse della Chiesa cattolica. Ecco la cifra a disposizione del super ricco e si tratta sicuramente di un ricco particolare. Qui dobbiamo ritornare sul quesito: “la chiesa è un super ricco che può salvarci?”
La mia risposta parte dalla partecipazione alla decisione di come spendere i soldi dell’otto per mille poi invito i lettori a verificare quale quota di tali fondi serve ad aiutare i poveri e in iniziative di solidarietà. Io credo anche al diritto al salario dignitoso in generale e a quello del sacerdote di parrocchia in particolare. Trovo normale che si paghino le spese di culto con quei soldi e considero congrua la quota dell’otto per cento (80 milioni di euro) dati dalla chiesa alla solidarietà internazionale nel terzo mondo. Nessuno investe di più e pochi altri fanno investimenti veri.
Sempre in tema di otto per mille, non sono tra quelli favorevoli a dare quella cifra allo stato. Anche questa è una rinuncia al diritto di cittadinanza. In passato tale cifra è stata usata per pagare spese correnti come quelle telefoniche di certi ministeri e ultimamente si usano troppo spesso per la ristrutturazione di edifici di culto cattolico. Se faccio il confronto ci vedo un passo avanti! Prima si pagava il vizio del ceto basso della casta ora si spera che la ristrutturazione di una chiesa dia lavoro, attiri i fedeli e i turisti. Concordo anche con i critici che non vogliono che i soldi lasciati allo stato arrivino alla chiesa per altre strade. Anche l’ateo ha i suoi diritti, magari sarebbe meglio usare quei soldi per i musei!
Chiudo con un suggerimento per il prossimo anno: il lasciare i soldi allo stato è l’ultima opzione da praticare, la scelta della chiesa va bene nel complesso, ma se avete delle rimostranze da fare scegliete le altre confessioni cristiane, i valdesi ad esempio. Questa chiesa ha sempre fatto un rendiconto preciso dei soldi che riceve e usa tutto il denaro per la solidarietà, lo sviluppo e la cultura. Non usano quei soldi per le attività di culto.

C’è la questione degli immigrati e degli italiani convertiti all’Islam o al buddismo: per me anche loro dovrebbero avere una voce in capitolo, serve un ente di riferimento. Anche per loro il problema è organizzativo e di comprensione del diritto di cittadinanza come per tanti italiani anche se nel loro caso è parziale.

—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.




4 settembre 2010

I Miei viaggi di ieri, oggi, domani



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani

Scrivo per i miei venticinque lettori sulle impressioni di brevissimo ritorno nel  quartiere della mia infanzia, è strano che parli di un viaggio di questo tipo per aprire questi miei scritti ma così è. Scriverò di un viaggio di circa mezz’ora nel quale ho rivisto vecchie strade, la mia scuola elementare, la vecchia biblioteca del quartiere ormai dismessa, la casa dei miei nonni e la prima casa dei miei genitori (allora in affitto). L’occasione di questo viaggio nella nostalgia è data da un ricordo e dalla grande amarezza di questi giorni di settembre 2010 nei quali si consuma l’ennesima indecorosa vicenda dei precari della scuola senza lavoro o con poche possibilità quest’anno di trovare la loro cattedra o il contratto a tempo indeterminato. A questo disagio che mi coinvolge direttamente s’aggiunge l’amarezza della constatazione di quanto si sia indebolita la figura dell’insegnante in questo Belpaese oggi oggetto di bassa considerazione sul piano sociale. Un sintomo del cambio drastico di considerazione a livello di mentalità comune è dato anche dai ricorsi delle famiglie contro le bocciature scolastiche oggi non più casi sporadici e particolari ma banali eventi possibili anche se non comuni e dalla frequenza dei ricorsi al TAR in materia di provvedimenti governativi e graduatorie.  Il crollo della figura morale e civile dell’insegnante in questi due decenni va letta alla luce della disgregazione di un mondo umano precedente che vedeva nella scuola di qualunque ordine e grado un potente fattore di ascesa sociale e un modo per conoscere e capire meglio la realtà e quindi educare ed essere educati allo stesso tempo. Il Quartiere di un tempo oggi è il centro commerciale e la morale è data dalla pubblicità commerciale e dalle programmazioni d’intrattenimento della televisione, il mondo umano di prima è stato spazzato via da una forza potentissima, inconsapevole  e  dotata di mezzi enormi: la civiltà industriale. Questa civiltà, al tempo della mia infanzia, entrava nel pieno della sua terza rivoluzione industriale e i processi di disgregazione delle precedenti culture e della loro sostituzione con altro erano già iniziati ed erano già stati denunciati con forza da Pierpaolo Pasolini.  Quando ero alle elementari  il vecchio mondo umano ancora aveva energie e volontà e non era ancora morto. Oggi la mutazione è data e procede verso altre tappe e verso una nuova Rivoluzione Industriale che spazzerà via modelli di vita sociale, costumi, gerarchie al potere e farà ascendere altre classi dirigenti, umani molto diversi da quelli odierni, nuove tecnologie e nuovi consumi e forse nuove istituzioni politiche e gerarchie sociali. La civiltà industriale è diversa da quelle precedenti essa deve alterare le sue condizioni per imporre cambiamenti anche drastici; essa è determinata da forze che perseguono una continua distruzione creativa che deve produrre capitali da investire, nuove tecnologie, trasformazioni sociali, mutazioni nel potere politico ed economico. Oggi mentre si perde il ricordo del recente passato e mentre si sta disfacendo ciò che fino a qualche anno era il nuovo voglio ricordare il mio quartiere di quel tempo perduto al quale sono legato da un vincolo sentimentale riportando uno scritto in memoria del maestro Gori un simbolo di quella realtà alla vigilia della sua grande rottamazione civile e sociale.

E lui sarà per sempre il maestro Luciano. Da allora la sua arte sarà quella che nasce insieme ai ragazzi:un’opera collettiva La sua classe era una comunità dentro la comunità più vasta della scuola e aperta alla società: dal quartiere, alla città. Al mondo intero. Il Natale i ragazzi lo rappresentano con il capannone della “Damiani e Ciappi” occupata dagli operai licenziati. Sopra c’è la cometa e di fronte ai cancelli l’immagine giottesca di Giuseppe con Maria e il Bambino sopra l’asinello. Il Natale è l’albero con appesi i problemi del mondo, i volti dei bambini che soffrono la fame e la sete, i piccoli corpi offesi dalla guerra del Vietnam, mescolati ai feticci della società dei consumi, dalla Coca-cola, ai biscotti Plasmon. L’inquinamento è espresso in due grandi quadri collettivi: i colori stupendi del mare pieno di vita, di pesci, di coralli e di vegetazione di fronte ai fondali desolati dipinti con i colori scuri della morte.” In Paola Lucarini, Arabella Panichi, Elda Padalino, Franco Quercioli, Isolotto la scuola e il quartiere, 50 anni di scuola, Tipografia Comunale, Firenze, 2008.   Ricordo di Franco Quercioli, PP.96-97

 “In Gori maestro c’è alla base, il pittore e il “militante” di sinistra. Il tecnico delle attività espressive e il testimone di una ideologia emancipativa, saldati in una felice sintesi che ben si colloca in una precisa stagione della scuola e della pedagogia italiana (…). Ma la centro del progetto-creatività e dell’idea di una liberazione/emancipazione dei soggetti e della società attraverso anche la scuola si colloca una fede (vogliamo chiamarla così) nel bambino e nella sua capacità critica, divergente, creativa: di sottrarsi al “dominio sociale” e di ritrovare in sé una fonte di energia e di potenzialità, di capacità di re-interpretare e di tras-formare il mondo ma anche di vivere in comunità, “tutti Uniti”, collaborativi, solidali, partecipi gli uni degli altri e tutti “attivi in creatività”. La fede nel bambino e nella comunità scolastica non è però ingenua e sa di dover fare i conti col “bambino sociale”  e di doverne erodere l’identità per liberare la dimensione d’infanzia del bambino, sottraendolo proprio a quel dominio che la società esercita su di lui (con i media in particolare) e potenziare tale liberazione con l’esercizio della fantasia, che è un po’ la porta – rodarianamente- della creatività cognitiva e della libertà dai condizionamenti sociali. E’ proprio la scuola il luogo in cui questo disvelamento dell’infanzia può avvenire recuperandone la libertà sia cognitiva sia etica: la capacità fantastica e la possibilità di ritrovare (“tutti uniti ” ovvero facendo parlare, insieme, il bambino che è in tutti e in ognuno) un’etica-infanzia, coi suoi valori di pace, fratellanza, collaborazione, ma anche e ancora –rodarianamente- di contestazione (alla guerra, alla violenza, all’emarginazione) e di dissenso. In Paola Lucarini, Arabella Panichi, Elda Padalino, Franco Quercioli, Isolotto la scuola e il quartiere, 50 anni di scuola, Tipografia Comunale, Firenze, 2008.   Pag.100 (testo scritto dal Professor Franco Cambi)

Per saperne di più:

http://it.wikipedia.org/wiki/Isolotto

http://www.dsisolotto.it/Mensile/Rubrica%20storie%20dell%20isolotto/numero%207%20nov%20stis.htm

IANA per FuturoIeri



sfoglia     luglio        settembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email