.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


21 maggio 2014

Sintesi: Il Maesto - primo atto- il consenso e l'essere umano

Franco Fusaro appoggia una mano su un tronco. Si sostiene. Come se ritrovasse forza nel contatto con la materia vegetale.

Franco Fusaro: La parola chiave di quanto affermo è consenso. Proprio così. Il consenso è l’accettazione da parte di grandi masse elettorali dell’ordine esistenze, delle gerarchie, delle logiche di potere, del culto del Dio-denaro, degli abusi che sempre seguono un sistema imperfetto e arbitrario frutto della contingenza storica e della necessità del momento. Il consenso è la parte emergente di una psicologia di sottomissione a quel che è e, di conseguenza,  sembra solidissimo, granitico, sacro. In natura l’animale ha un ciclo vitale, ciclo che segue lo scorrere delle stagioni, sostenute queste  dal senso delle ere che sono le frazioni di tempo degli eoni. L’eone è un ciclo di tempo che segue il ciclo del cosmo. Non c’è bisogno del consenso verso lo scorrere delle cose e il loro nascere, divenire  e finire. Ma l’essere umano è diverso, ha un tempo suo… Il suo tempo è un tempo di regni, d’imperi, di regimi repubblicani, oligarchici, tirannici, dispotici, perfino popolari, un tempo di religioni, un tempo di profeti, talvolta di messia. L’essere umano è soprattutto la sua cultura e l’accettazione dell’ordine costituito, di una gerarchia sociale, di una creazione di modelli di creazione di ricchezza e redistribuzione di essa. Il consenso è il lato buono del potere, il dominio è quello cattivo. Qui in questa terra si preferisce il consenso al potere dominante perché il dominio che è esercito, polizia, repressione, brutalità dei servizi segreti è indigesto, è nocivo per gli affari. Il consenso invece senza la durezza del potere convince con la televisione generalista, persuade con la pubblicità commerciale, indottrina con i telegiornali, distorce la realtà con il cinema, distrae con i giochi. Il consenso usa l’arma dell’immaginario collettivo, il consenso siamo noi e siamo chiamati uno per uno a rendere conto a noi stessi di ciò a cui prestiamo fede, ciò che ci persuade, ciò che domina le nostre passioni e aspirazioni

Stefano Bocconi: Giusto… Belle parole ma così chiami in causa noi stessi, chiedi molto.

Paolo Fantuzzi:  Ovvio. Ciò che ci prende, che ci sospinge verso questa o quella meta. Quello che ci fa desiderare quel paio di scarpe o quel telefonino quello è manifestazione… come dire… Dillo tu commerciante!

Stefano Bocconi: Del tuo consenso! Proprio così. Lui ci racconta che il consenso è in noi. Dentro i nostri atti quotidiani. Anche il presentare della merce ai clienti, anche un lavoro fatto bene nel settore del mercato  è atto culturale, anzi, atto di consenso culturale. L’obbedienza al sistema e ai suoi privilegi è nel quotidiano. Per questo io soffro così tanto. Non ho sfondato. Gli anni passano e non sono diventato un nababbo. Uno che ha vinto. Perché vincere è il qui e ora dell’essere ricchi e ostentare il posseduto con arroganza e clamore. Come i ricchi stranieri che finiscono sulle cronache mondane esagerati, opulenti  e ricchi.

Franco Fusaro: Manca una voce.

Clara Agazzi: La mia. Non so. Il consenso per me è anche l’abilità da parte delle minoranze al potere di trasformare i più profondi desideri dell’essere umano, di distorcere i desideri , di trasformare la mentalità, di fare del consumo uno strumento politico. Perché certe forme di consumo sono forme di consenso a un sistema di cose nel mondo ingiusto e prevaricatore. Ma senza milioni di umani esperti in ogni genere di pubbliche relazioni e pubblicità tutto questo cesserebbe d’essere in tempi brevi. Questo sistema di produzione, consumi, redistribuzione dei carichi del lavoro e della ricchezza in parti diseguali regge perché esiste la pubblicità e la televisione. Se una radiazione proveniente dallo spazio distorcesse  interrompesse il flusso di comunicazioni televisive per una settimana tutto il sistema andrebbe a pezzi; questo modello può vivere senza storia  e senza filosofia, ma non senza la pubblicità commerciale.

Franco Fusaro: La pubblicità commerciale è una parte determinante del consenso. Si tratta della prima forma d’educazione oggi. La sua potenza è enorme per masse di capitali investite, per la qualità di esperti e specialisti che la realizzano, per le competenze specifiche che associa nelle sue operazioni essa è la massa potente dell’industria dell’intrattenimento e delle pubbliche relazioni. Senza conoscere un minimo la forza specifica del pubblicità commerciale non si può capire la potenza del consenso. Le logiche, le parole, i costumi, i comportamenti, la memoria stessa è condizionata dalla pubblicità commerciale. La pubblicità commerciale è stata fortemente legata all’intrattenimento, specie a quello televisivo. Farò ora una scomoda affermazione. Oggi l’immagine della famiglia deve molto ai telefilm statunitensi degli settanta e ottanta mandati in onda ripetutamente sulle televisioni commerciali. Quel mondo del piccolo schermo frammisto alla pubblicità ha creato le forme della famiglia nella mente di migliaia di ragazzini e ragazzine di allora che oggi l’anno infine costituita. Il che non vuol dire che la serie di “Happy Days “ o di “Dallas” siano i modelli, ma lo sono stati nell’immaginario e questo pesò allora e pesa oggi. L’immagine del mondo ripetuta, ossessiva, sistematica si fissa e permane nell’essere umano, alla fine per molte vie condiziona le ricerca della felicità, del benessere e del proprio destino di vita.  Spesso le performance dell’attore Henry Winkler conosciuto da noi come “Fonzie” erano più incisive di una predica in chiesa per quel che riguarda certi atteggiamenti verso la vita, in fondo anche quella lì era l’immagine  del “sogno Americano”. Il problema è infatti l’oggi,  perché stavolta non c’è più un sogno prefabbricato chiavi in mano con attori bravi e di talento che lo propongono alle masse davvero credibile. Oggi c’è il bivio fra il credere  al sistema della persuasione dell’industria del cinema e dell’intrattenimento e della pubblicità e il cercare da soli ciò che si è e quel che si vuol essere. Non è una cosa facile. Occorre essere artisti e come artisti superare l’ombra proiettata da se stessi con un salto potente verso l’ignoto, verso la manifestazione del genio, verso il futuro possibile.

Paolo Fantuzzi:  Tu chiedi troppo. Parli difficile. Ma dimmi non credi che anche la gente semplice, la meno provvista di sapere non abbia diritto ad essere qualcosa di meglio.

Franco Fusaro: Ma questa gente di cui parli… Davvero vuol essere qualcosa di diverso da ciò che è? Vuole davvero essere in questa vita ciò che può esprimere con i suoi talenti e le sue abilità?




19 agosto 2010

Seconde note di sopravvivenza

labirinto italico


De Reditu Suo - Terzo Libro

Seconde note di sopravvivenza

Ora mi trovo ad affermare una cosa che per la maggior parte degli abitanti della penisola è follia: Gong Li è certamente l’attrice che incarna simbolicamente il ventennio 1990-2010, come le dive statunitensi degli anni trenta e quaranta la star cinese rappresenta nel mondo in modo simbolico l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese al rango di grande potenza mondiale. Questa affermazione è banale e assolutamente arbitraria, infatti  è questa mia visione di un rapporto diretto fra la Repubblica dei record industriali e finanziari e l’ascesa del cinema cinese una privata interpretazione di evidenze palesi. Comunque sia il cinema è industria ed è potenza delle immagini e miss Gong Li incarna perfettamente l’immagine di una Cina che fa da sé, crea i suoi eroi e i suoi miti cinematografici ed ha perfino la forza d’esportarli. Ecco quindi al mia seconda nota di sopravvivenza: l’emergere di potenze altre rispetto agli Stati Uniti mette in discussione le nostrane classi dirigenti tutte piegate verso l’elogio acritico e interessato nei confronti del gigante a stelle e strisce, del resto il titano straniero è letto dai nostri ricchi come il grande protettore morale, e non solo, della proprietà privata dei pochissimi che sono ricchi e felici. Quindi ciò che ci viene ripetuto migliaia di volte dalla pubblicità e dalle frasi fatte dei nostri politicanti e dai presentatori della televisione vale poco e solo finchè sul nostro territorio nazionale ci sono le basi NATO, ossia le basi statunitensi. Se la Cina diventa la Prima Potenza Globale probabilmente alle basi statunitensi subentreranno le basi cinesi, o quelle russe o quelle indiane, a quel punto i nostri politici, presentatori, pseudo-intellettuali si produrranno nell’elogio acritico e servile dei nuovi padroni. Quel che conta per le nostre classi dirigenti è la quotidiana tutela della loro personale proprietà privata, della villa al mare, dei cinque o sei appartamenti in città, dei terreni agricoli da trasformare in edificabili con un profitto del 5.000% da farsi con un tratto di penna sul piano regolatore comunale, dei denari depositati all’estero. Molti abitanti del Belpaese sono risentiti per la sfacciata ricchezza dei pochi, per le carriere folgoranti senza merito dei miracolati dalla politica, per gli stipendi faraonici di manager che lasciano montagne di debiti, per  faccendieri da strapazzo inquisiti dai giudici per truffe e corruzioni varie, per la decadenza generale della vita e delle speranze. Il dominatore straniero di turno aiuta i nostri pochissimi a viver tranquilli e a godersi i beni e le proprietà; per le minoranze al potere lo  straniero appare come un protettore sempre pronto ad alzare le mani contro dissidenti e ribelli. Del resto per una banale legge della politica e della guerra quanti sono oggi, come ieri, infelici in Italia vedono nel dominatore forestiero di turno e nei suoi alleati locali i nemici, di conseguenza i nemici dei nemici diventano amici o comunque persone degne di lode anche se impresentabili.  Se per assurdo il Belpaese fosse occupato dagli alieni chi ci comanda cercherebbe un qualche accordo anche con loro pur di tutelare i suoi beni. Quindi ecco la seconda nota di sopravvivenza per noialtri: tenete presente che nel mondo umano tutto muta ma che chi ha oggi il potere in Italia ama solo la sua “roba”; quindi le strategie dei singoli volte alla conservazione della sanità mentale e della sopravvivenza economica devono tener conto  della costante e della variabile.

IANA per FuturoIeri




30 maggio 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- secondo discorso




De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- secondo discorso

Certo che le genti d’Italia sono straordinarie: la memoria della Seconda Guerra Mondiale passa per milioni di giovani attraverso videogiochi e film stranieri che parlano e descrivono, fra una finzione ludica e tanti  effetti speciali, la gloria dei loro eserciti e le imprese dei loro condottieri ed eroi, molti dei quali assolutamente di fantasia. La Seconda Repubblica ha ereditato dalla Prima una retorica roboante, finta, para-risorgimentale che fa della Seconda Guerra Mondiale il momento del riscatto e della ritrovata libertà. Il problema è che su questo concetto alto e nobile una parte d’Italia non la pensa così e non si tratta solo dei post-fascisti ma anche milioni di delusi da questa democrazia all’italiana che ama solo i ricchi, intanto una massa enorme di suggestioni, immagini, film, videogiochi risentono del loro essere stati creati in qualche altro paese. Altrove il giudizio su quel periodo di storia del Belpaese è impietoso e l’Italia o è collocata fra le forze dell’Asse o semplicemente è inesistente.  Invito quanti non ci credono a verificare confrontando qualche decina di videogiochi dedicati alla Seconda Guerra Mondiale fra i tanti prodotti.  Inoltre quando si tratta di Partigiani e Resistenza spesso si vedono film poco caritatevoli come “Miracolo a Sant’Anna”, un film che oltre a suscitare polemiche rivela come gli altri popoli non usino il nostro metro di giudizio e non siano usi a ipocrisie e letture ideologiche. Per  gli altri ci sono i vincitori e i vinti, gli amici e i nemici, i soldati e i mercenari, il combattente buono e bello perché amico e quello malvagio e brutto perché nemico. Poi gli sceneggiatori e gli sviluppatori  complicano la trama di film e videogiochi, fra gli eroi c’è il solitario, il vendicativo, il ladro, il generoso e fra i nemici l’idiota, il torturatore, il genio del male, il complice inconsapevole; la trama può esser complessa, i personaggi ben fatti ma tendenzialmente la divisione fra buoni e cattivi e fra eroi e delinquenti è netta. Forse solo alcune opere, e non sono la maggior parte, dell’animazione giapponese rompono questo schema manicheo che è al fondo della maggior parte delle produzioni. Devo però correggermi subito e ammettere che non sempre le opere di cui ho detto trattano dell’argomento in oggetto. Cosa resta quindi del ripensare la propria storia della Seconda Guerra Mondiale nel Belpaese? Credo essenzialmente un discorso politico marginale indirizzato a minoranze fortemente politicizzate perlopiù reso rozzo e fazioso dal fatto che l’esperienza di guerra e la Resistenza non è al centro del vero discorso politico che in Italia verte su: riforme, nomine, fondi, grandi progetti e grandi appalti, elezioni, sanità e aziende municipalizzate e presenza politica nei consigli d’amministrazione delle fondazioni bancarie. Gli stranieri fanno fatica a capirci e hanno ragione.

IANA per FuturoIeri




25 maggio 2010

Ancora Capitan Harlock




De Reditu Suo - Terzo Libro

Ancora Capitan Harlock

Da qualche anno i miei venticinque lettori vengono annoiati con le mie considerazioni sulla serie classica di Capitan Harlock. Devo chiedere scusa ma credo che l’argomento merita ancora qualche fastidiosa ripetizione. Questo personaggio  è di natura nicciano-wagneriana,  infatti la serie del 1999 dal titolo “Harlock e l’Anello dei Nibelunghi” rivela quanto sia forte il legame con il concetto di superuomo che passa però perlopiù attraverso Wagner e la letteratura popolare e i fumetti che non attraverso il filosofo armato di martello. Credo di poter dire che risulta essere un fatto che questo eroe è attualissimo, si scrive su di lui e recentemente in Italia perfino un saggio, vengono rieditati i DVD che raccontano le sue imprese, è parte di un progetto della TOEI di dimensioni notevoli previsto per il 2012. Quindi l’eroe parte di quella schiera di Dei ed Eroi dotati di una forza personale in grado di lottare e vincere contro il nemico interno umano e quello esterno alieno ancor oggi qui nel Belpaese come altrove piace, vende, è apprezzato.  In verità si tratta di una coppia di eroi perché le sue imprese sono svolte d’intesa con Tochiro l’inseparabile scienziato giapponese che fa da spalla tecnologica al capitano pirata di origini germaniche. Proprio l’amico giapponese si trasforma dopo la sua morte altruistica ed eroica nell’intelligenza artificiale del computer dell’Astronave da Guerra Arcadia. C’è a mio avviso l’evidenza di questa storia e di questo personaggio  un essere classico del mondo dell’animazione giapponese e mi spiego le pretese di una certa destra estrema nostrana di assorbire l’invincibile capitano con l’abilità che ha questa parte politica di capire al volo l’importanza di un mito di carattere commerciale che può essere strumentalizzato in chiave politica. La verità che nasconde questo Capitan Harlock è che degli Dei e degli Eroi rimane vera e viva solo l’ombra che gli uomini fabbricano per non sentirsi soli in questo mondo umano che tende alla degenerazione, all’iniquità e alla dissoluzione. L’ombra irreale e virtuale dell’Arcadia, del capitano con il Jolly Roger stampato sulla divisa, la colonna sonora che accompagna le sue imprese sono l’elemento che manca nel mondo reale: quella capacità di trovare il profeta o il condottiero che rovescia una situazione disperata, il messia di turno che redime l’umanità e fa miracoli. Una cosa relativamente piccola come questo personaggio e la sua  storia tutta fantascientifica e inventata rivela un globale bisogno di miracoli e forse l’esigenza di una spinta in avanti verso un futuro lontanissimo per abbandonare un presente meschino, inquinato, moralmente disgregato e senza eroi.

                                                                     IANA per FuturoIeri




13 aprile 2010

Una traduzione audace di Franco

L'amico Franco Allegri ha scritto questa recensione interessante sui problemi degli Stati Uniti, a mio avviso dietro i dati c'è una nuova svolta del sistema capitalista e della civiltà dei consumi. La competizione per le risorse impone politiche audaci e forse ripensamenti e riduzioni della capacità di consumo per milioni di cittadini dei paesi industrializzati si può affermare ancor oggi la validità dell'antica considerazione per la quale il povero a differenza del ricco muore due volte. Il ricco quando muore paga il suo aver avuto dalla vita tanto, il povero muore e non ha avuto e quindi muore due volte.

IANA



13 Apr, 2010

La flotta USA dell’auto diminuisce di 4 milioni nel 2009

Scritto da: F. Allegri In: Varie

Proponi su Proponi su 
OkNotizie Ascolta con webReader

Earth Policy Release
6 dicembre, 2009
LA FLOTTA USA DELL’AUTO DIMINUISCE DI 4 MILIONI NEL 2009
Dopo un secolo di crescita, la flotta USA entra nell’era del declino
www.earthpolicy.org/index.php?/plan_b_updates/2010/update87.)
Di Lester R. Brown
Il vecchio secolo dei grandi affari dell’America con l’auto forse è arrivato ad una fine. La flotta USA apparentemente langue e ha iniziato il declino. Nel 2009, i 14 milioni di auto rottamate superano i 10 milioni di nuove auto vendute, diminuisce la flotta USA di 4 milioni, o di quasi il 2% in un anno.
Mentre questo è associato completamente con la recessione, è di fatto causato da varie forze convergenti.
La dimensione della futura flotta USA sarà determinata dalla relazione tra i 2 trend: nuove auto vendute e auto demolite. Le auto demolite superano le nuove vendute nel 2009 per la prima volta dalla II° guerra mondiale, diminuendo la flotta di veicoli USA dal record storico di 250 milioni a 246.
(Vedi i dati al sito www.earthpolicy.org/index.php?/plan_b_updates/2010/update87.)
Ora appare che questo nuovo trend di rottamazione che eccede le vendite potrebbe continuare almeno fino al 2020.
Tra le tendenze che tengono le vendite molto sotto la misura annuale di 15-17 milioni che ci fu dal 1994 al 2007 ci sono la saturazione del mercato, l’urbanizzazione, la crisi economica, quella petrolifera, la crescita dei prezzi dei carburanti, la frustrazione per il traffico bloccato, le paure crescenti sul cambio del clima e un interesse in declino per le auto tra i giovani.
La saturazione del mercato potrà essere la variabile dominante per la flessione della flotta USA. Gli USA hanno oggi 246 milioni di moto veicoli registrati e 209 milioni di patenti – quasi 5 veicoli per ogni 4 conducenti.
Quando basta, basta?
Il Giappone offrirebbe vari indizi al futuro USA. E’ più popolato per densità e molto più urbanizzato degli USA: il Giappone raggiunse, in apparenza, la saturazione dell’auto del 1990.
Da allora le sue vendite annuali di auto sono diminuite del 21 per cento. Gli USA sembrano destinati a seguire il modello.
L’auto promise la mobilità e negli USA in gran parte rurali la realizzò.
Ma con oltre i 4/5 di americani che vivono nelle città, la crescita del numero di auto urbane a un certo punto fornisce l’esatto opposto: l’immobilismo.
Il Texas Transportation Institute riferisce che i costi della congestione USA, incluso lo spreco di carburante e il tempo perso, salirono dai $17 miliardi del 1982 agli $87 miliardi del 2007. I sindaci USA conducono una dura lotta per salvare le loro città dalle auto, cercano di ridurre traffico, congestione e inquinamento dell’aria. Molti usano un approccio “carota e bastone” per ridurre la costosa congestione del traffico incrementando il trasporto pubblico mentre impongono restrizioni all’uso delle auto.
Quasi tutte le città USA introducono sia nuove linee ferroviarie leggere, nuove metropolitane, o linee di bus espresso, o espandono e sostengono i sistemi di trasporto pubblico esistenti in ordine a ridurre la dipendenza dalle auto.
Tra le città che seguono questo patto ci sono Phoenix, Seattle, Houston, Nashville e Washington, D.C.
Mentre i sistemi di transito urbano si espandono e incrementano, i pendolari scelgono il trasporto pubblico poiché i costi del guidare crescono.
Tra il 2005 e il 2008, il trasporto urbano è cresciuto del 9 per cento in USA. Molte città stanno creando attivamente strade per pedoni e amici della bicicletta, rendendo più facile il camminare e l’andare al lavoro in bici.
Le città che guardano lontano riconsiderano le esigenze di parcheggio delle nuove costruzioni.
Washington, D.C., ad esempio, ha riscritto i suoi codici vecchi di 50 anni, riducendo il numero degli spazi di parcheggio richiesti per costruire edifici commerciali e residenziali.
I codici più vecchi che una volta richiedevano 4 posti per il parcheggio ogni 1000 piedi quadrati di spazio di vendita oggi ne chiedono solo uno.
Mentre le tasse di parcheggio crescono, molte città vanno oltre i parchimetri a moneta e usano contatori adatti alle carte di credito.
La capitale della nazione farà questa scelta all’inizio del 2010 mentre incrementerà le tasse di parcheggio da 75 c fino a $2 per ora.
L’incertezza economica rende vari consumatori riluttanti a contrarre un debito a lungo termine associato al comprare auto nuove.
In circostanze economiche difficile, le famiglie vivono con 2 auto invece di 3, o con un’auto invece di due.
Alcuni sono completamente senza auto.
In Washington, D.C., con un sistema di transito ben sviluppato, solo il 63% delle famiglie possiede un’auto.
Un’incertezza più specifica è il prezzo futuro del carburante.
Ora che i motorizzati sanno che i prezzi del gas possono arrivare a $4 al gallone, si preoccupano che possa andare più in alto in futuro.
I piloti sono del tutto consapevoli che gran parte del petrolio mondiale viene dal Medio Oriente politicamente instabile.
Forse la tendenza sociale più importante che riguarda il futuro dell’automobile è l’interesse declinante per le auto tra i giovani.
Per quelli che crescevano mezzo secolo fa in una nazione che era ancora molto rurale, l’ottenere una patente e un’auto o un pickup era un rito di passaggio.
Il far salire altri giovani su un’auto e l’andare in giro era un passatempo popolare.
Al contrario, molta gente giovane di oggi che vive in una società più urbana impara a vivere senza automobili. Socializzano su Internet e con i telefonini eleganti, non nelle auto. Molti non vogliono il fastidio di prendere una patente.
Questo aiuta a spiegare perché, nonostante la popolazione giovanile sia più numerosa, il numero di giovani con la patente (che raggiunse i 12 milioni nel 1978), oggi è sotto i 10 milioni.
Se tale trend continuerà, il numero di giovani – potenziali acquirenti di auto declinerà ancora.
Oltre il loro interesse declinante nelle auto, i giovani combattono con una stretta finanziaria.
I redditi reali in un largo segmento della società non crescono più.
I laureati del College già gravati dal debito del prestito per lo studio potrebbero trovare difficile l’ottenimento del credito per comprare un’auto.
I giovani debuttanti nel mercato del lavoro sono spesso più interessati ad ottenere l’assicurazione sanitaria piuttosto che a comprare un’auto.
Nessuno sa quante macchine saranno vendute l’anno prossimo, ma viste le molte forze al lavoro, le vendite di veicoli USA potrebbero non raggiungere ancora i 17 milioni che furono vendute ogni anno dal 1999 al 2007.
Probabilmente le vendite saranno destinate a restare tra i 10 milioni e i 14 all’anno. I tassi di demolizione sono più facili da definire.
Se assumiamo un’aspettativa di vita dell’auto di 15 anni, i saggi di demolizione ritarderanno le nuove vendite di 15 anni.
Questo significa che le auto vendute nel primo degli anni di vendite elevate di 15-17 milioni di veicoli dal 1994 fino al 2007 hanno raggiunto proprio ora l’età della pensione.
Anche se le auto più nuove sono più durevoli dei modelli precedenti e potrebbero perciò stare sulla strada per un tempo più lungo della media, i saggi di demolizione dovrebbero eccedere le vendite di nuove auto almeno fino al 2020.
Dato un declino del 1-2 per cento all’anno nella flotta dal 2009 fino al 2020; la flotta USA potrebbe facilmente diminuire del 10 per cento (25 milioni), cadendo dal picco della flotta del 2008 di 250 milioni ai 225 milioni del 2020.
A livello nazionale, la riduzione della flotta unita con la crescita dell’efficienza dei carburanti rinforzerà il trend del declino dell’uso del petrolio sotto utilizzato dal 2007. Ciò significa spese ridotte per le importazioni di petrolio e quindi più capitale residuo da investire in creazione di lavoro in USA.
La gente cammina e va più in bici, ciò porterà meno inquinamento dell’aria e meno malattie respiratorie, più esercizio e meno obesità.
In seguito questo ridurrà anche i costi sanitari.
La di munizione della flotta di auto USA in arrivo significa anche che ci sarà meno bisogno di costruire nuove strade e autostrade.
Meno auto sulla strada riducono i costi di manutenzione di strade e autostrade e abbassano la domanda di parcheggi e garage parcheggio. Essa favorisce maggiori investimenti nei trasporti pubblici e i treni ad alta velocità.
Gli USA entrano in una nuova era che evolve da un sistema di trasporto dominato dalla auto verso uno che è molto più diversificato.
Come detto, tale transizione e guidata dalla saturazione del mercato, dai trend economici, da temi ambientali e da una cultura lontana dalle auto che è più forte tra i giovani.
Mentre questa evoluzione avanza, essa inciderà di fatto su ogni lato della vita.
# # #
Lester R. Brown è Presidente di Earth Policy Institute e autore di Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization

Tradotto il 10 aprile 2010 da F. Allegri
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.




22 febbraio 2010

Ataru: un personaggio da riscoprire

De Reditu Suo - Secondo Libro

                                     Ataru: personaggio da riscoprire

Studente a suo modo pieno di difetti e contestatore integrato, integrato quel tanto che basta per essere vittima di tutte le assurdità della sua condizione sociale e del sistema scolastico, reagente chimico sotto forma di personaggio di un fumetto e poi di una serie animata che rivela con la sua assurdità le assurdità e le idiozie di carattere collettivo. In effetti più di Lamù è il suo fare scombinato e bizzarro, il suo cadere in vicende ridicole o pericolose che anima le storie della serie. Fra l’altro l’enciclopedia in rete Wikipedia  sintetizza l’importanza della serie  fortunata; di quella sintesi  riporto qualche  passaggio:”...Lamù (??????, Urusei Yatsura?) è un manga pubblicato in Giappone dal 1978 al 1987, scritto e disegnato da Rumiko Takahashi, dal quale sono stati nel tempo tratti una serie anime televisiva, sei film ed undici OAV. Nel 1981 la serie ha vinto il Premio Shogakukan per i manga in entrambe le categorie shonen e shojo[1], e nel 1987 il Premio Seiun come miglior fumetto SF/fantasy… La storia narra le bizzarre avventure di un gruppo di liceali che vivono a Tomobiki, località immaginaria nel distretto cittadino di Nerima, Tokyo, dove frequentano l'omonimo Liceo. La vicenda in particolare ruota intorno ad Ataru Moroboshi, un ragazzo estremamente sfortunato e donnaiolo, e a Lamù, figlia del grande capo degli Oni giunto dallo spazio per invadere la Terra. Vestita unicamente di un bikini tigrato, Lamù s'innamora di Ataru dopo aver frainteso una sua frase per una proposta di matrimonio. Le avventure sono organizzate per singoli episodi, ed in alcuni casi un episodio è diviso in più puntate. Gli argomenti sono in genere la sfortuna e le avventure sentimentali di Ataru che si incrociano con gli insoliti alieni amici di Lamù o con i terrestri suoi "simili" dalle personalità più grottesche. Molte delle situazioni che di volta in volta si presentano, altro non sono che parodie della società moderna e del folklore giapponesi (un po' come sono i Simpson per il pubblico statunitense).”

In Italia un simile personaggio con la sua dirompente carica satirica e di rivelazione attraverso il comico  di certe manie collettive si sarebbe ritrovato addosso qualche etichetta del cavolo di carattere politico: fascista, comunista,qualunquista, maschilista e forse oggi “grillista”. Ma Ataru è giapponese e fa satira e fumetto raccontando il Sol Levante degli anni ottanta del secolo appena passato, quindi è una cosa strana che viene da lontano, collocata in un lontano arcipelago dove la popolazione mangia con le bacchette di legno e ha gli occhi a mandorla e quindi per i nostri non c’è motivo di sforzarsi per inquadrarlo nelle logore categorie italiane. Eppure proprio il confronto con un personaggio di questo tipo che ha avuto i suoi momenti di gloria e di fama nel Belpaese,  grazie all’importazione della lunghissima serie animata e poi dei fumetti che lo riguardano, mi porta a pensare che il circoscrivere il momento della satira e del grottesco al solo momento politico rivela una distorsione nel sistema Italia il peso di un passaggio storico e sociale nel quale i partiti politici erano centrali nella vita sociale e culturale al punto da condizionare i modi di pensare il Belpaese da parte dei suoi abitanti. La serie fortunata dove è presente Ataru Moroboshi infatti la leggo come il prodotto di una civiltà industriale che pur fra mille problemi e resistenze al nuovo ha accettato se stessa. Il Giappone mi consente di effettuare  un paragone con il Belpaese che a mio avviso  non è riuscito ad accettare  la propria civiltà industriale e ha cercato di mascherare se stesso  con esorcismi culturali pietose finzioni.

IANA  per FuturoIeri




7 dicembre 2009

Una Legnata perfino da Sampei




De Reditu Suo

Una legnata (molto cortese) perfino da Sampei

Mi è capitato un fatto curioso. L’ultima domenica di novembre ho assistito alla proiezione gratuita del film giapponese su “Sampei il ragazzo pescatore” con sottotitoli in italiano. Si tratta di una trasposizione, l’ennesima in questi anni, di un fumetto giapponese  in un film con attori in carne e ossa. Il regista della pellicola Yojiro Takita è molto quotato nel suo settore professionale e gli stessi attori, per quel che posso capire, mi son sembrati ben dotati di talento e capacità. Purtroppo non ho potuto apprezzare fino in fondo l’opera perché non ho mai amato la serie animata di Sampei pur avendola vista più di una volta da pre-adolescente prerchè  ho una certa estraneità rispetto al piacere della pesca e alla sua cultura. Il film mi è sembrato gradevole per altri motivi: il regista ha giocato con la storia di Sampei per creare un ritratto di famiglia giapponese segnata da un lutto familiare gravissimo: la morte di entrambi i genitori.  Il film è impostato sulla rappresentazione di un Giappone rurale pre-industriale quello di Sampei e del nonno che si scontra e incontra un Giappone tecnologico e competitivo incarnato dalla sorella di Sampei Aiko e con un Giappone che nel contatto con il mondo Statunitense ha perso di vista le ragioni profonde dell’esser giapponesi; quest’ultimo ruolo è affidato al pescatore professionista orbo che anche nella serie animata segue Sampei nelle sue imprese. La sorella maggiore, peraltro interpretata da una donna di rara bellezza, è venuta da Tokio per portar via il piccolo pescatore prodigio e ricollocarlo in città lontano dai boschi, dalle sorgenti, dalle montagne e dai ruscelli dove va a pescare. Il nonno di Sampei con il sostegno del pescatore sportivo di professione porta Sampei e la sorella a pescare un pesce enorme in un luogo remoto presso delle sorgenti che conosce solo lui. Si tratta di una sfida che ha in palio l’affidamento di Sampei e il completamento di qualcosa d’importante che il padre del piccolo pescatore prodigio ha lasciato a metà a causa della morte prematura. Altro non dirò perché qualche lettore potrebbe aver la curiosità di cercarsi il film. Quello che mi preme è la riflessione sul modo con cui è rappresentato il Giappone rurale; nel film emerge un senso di solidità dei sentimenti e dei valori che davanti alla sfida e al momento del ricordo riemergono potentissimi, ed emergono in un contesto di acque limpide, natura incontaminata, di bosco animato con i suoi suoni. C’è perfino una cascata di acque cristalline nel luogo dove avviene la pesca miracolosa.  Ora il film mi lascia il senso di una cortese bastonata fra capo e collo perché mi son chiesto: esiste qualcosa del genere che racconta l’Italia di oggi? Credo proprio di no. La cultura “popolare”, uso questo termine perché non ne ho altri sottomano, non si è incontrata con la cultura alta; l’Italia oggi viene raccontata o in modo dozzinale dai Cine-Panettoni o da film di denuncia o da pellicole con smanie intellettuali. Manca quel tono leggero, quasi ludico, da fumetto o manga che dir si voglia che rende ordinario e banale il riportare sul grande schermo una possibile immagine della propria popolazione. Evidentemente nell’Arcipelago questo è possibile senza troppi problemi anche ingaggiando un regista famoso e quotato. Alle volte ho il sospetto che il modo nostrano di descrivere il Belpaese nasconda un complesso d’inferiorità evidentemente collettivo  e non dichiarato e che sia giocoforza per gli italiani leggerlo attraverso le lenti dei film di denuncia, del comico, del grottesco o della visione intellettuale. Quindi ecco oltre alla sorpresa di un film ben fatto su un simile soggetto arriva la bastonata intellettuale, data in modo molto cortese, che spinge alla riflessione e alla meditazione. Mi è arrivata da Sampei il ragazzo pescatore, questo mi dà da pensare non poco.

 

IANA per FuturoIeri




5 novembre 2009

"Capitalismo" come commedia e tragedia

L'amico Franco Allegri mi fa avere questa sua traduzione che giro ai miei lettori, di questi scritti di Moore si sente poco parlare in Italia, credo che la cosa giusta da fare sia di pubblicarli e renderli fruibili a migliaia di potenziali lettori. IANA


Capitalismo" come commedia e tragedia

26/09/2009

Di M. Moore

E' arrivato il momento per, come la chiama Time magazine, la mia "magnum opus".

Studiai latino solo un anno alla scuola superiore, perciò non sono tanto sicuro su cosa significhi, ma penso che sia buono.

Ho lavorato quasi due anni su questo nuovo film, "Capitalismo: Una storia d'amore", e ho messo il mio cuore e la mia anima in questo progetto.

Molti critici e spettatori amici l'hanno definito "il mio film migliore fatto fino ad oggi".

Quella è per me una frase forte da valutare poiché sono fiero di tutti i miei film - ma vi dirò questo: Ciò che state per vedere in "Capitalismo" vi sbalordirà.

Esso farà arrabbiare alcuni di voi e io credo che darà alla maggior parte di voi un nuovo senso di speranza sul fatto che noi stiamo superando il disordine contorto e malato fatto ovunque dall'ultimo presidente.

Oh, e voi farete una buona risata sulla spesa di tutti i criminali aziendali e bancari i quali nell'anno passato l'hanno sostenuta come fossero dei banditi.

Io mi preparo a mostrarvi della roba che i notiziari notturni vi mostreranno raramente.

Mai visto un pilota di American Airlines con buoni pasto dopo che la sua paga è stata tagliata?

Mai visto un giudice che prende tangenti per mandare ragazzi innocenti in un carcere privato?

Mai incontrato uno del Wall Street Journal che in modo secco afferma alla telecamera che lui non si cura della democrazia e che il capitalismo sarebbe il nostro unico affare dominante?

Incontrerete tutti questi tipi in "Capitalismo".

Incontrerete anche un testimone informato che, con i documenti in mano, ci racconta dei prestiti amorosi da oltre un milione di dollari che lui approvò per il capo del Senate Banking Committee - la commissione che era stata fatta per regolare le concessioni del prestito!

Ascolterete da un regolatore bancario il perché T. Geithner non ha affari in ponte con il nostro Ministro del Tesoro.

E saprete dalla dirigente della commissione congressuale che vigila sul salvataggio di borsa, come A. Greenspan & Co. progettarono e coinvolsero la gente nell'usare come garanzia le loro case valutate in base all'inflazione - causarono così la più grande epidemia di ipoteche non pagate della nostra storia.

Ora in USA c'è un'ipoteca non pagata ogni sette SECONDI e mezzo.

Nessuno di questi è un incidente, e faccio i nomi che altri sembrano dispiaciuti di fare: faccio i uomini che hanno saccheggiato le pensioni della gente che lavora e depredato il futuro dei nostri figli e nipoti.

In qualche modo pensano di farcela ad andarsene così e che noi crediamo alla loro Grande Bugia ovvero che questo crollo fu causato da un gruppo di persone a basso reddito che presero prestiti che non potevano sostenere.

Molti media principali comprarono questa linea editoriale.

Non stupisce che Wall Street creda di riuscire a farcela.

Bene, penso che abbiano scordato me e la mia cricca. Da ora potreste pensare che noi avremmo fatto una migliore impressione a questi ladri di ricchezza. Non pensatelo.

Perciò noi veniamo qui!

E' tutto là, sullo schermo d'argento, 2 ore di storia criminale e tragicommedia con protagonisti alcuni vampiri che non erano soddisfatti d'aver solo distrutto Flint, Michigan - dovevano provare e vedere se potevano smantellare tutta questa nazione da nulla.

Così vieni e vedi questo film di guardie e ladri.

Ora i ladri hanno abiti da sera e cravatta, e le guardie - bene, se accettate un tipo con cappello sportivo e con diploma di scuola superiore come testimone per vedere l'affare reale e fino a quando non li portano via allora questo fine settimana richiedo umilmente la vostra presenza al vostro cinema di New York e Los Angeles (e Venerdì prossimo, 2 ottobre in tutta l'America).

Nel frattempo, potrete vederci su vari programmi TV che hanno avuto abbastanza coraggio da ospitarmi in queste 2 settimane, eccoli:

- Nightline (dove facemmo una passeggiata sotto Wall Street fino a Goldman Sachs)

- Good Morning America (dove mi consentirono di parlare degli impiegati Disney che non ricevono assistenza medica)

- The View (dove l'altro ospite Repubblicano disse a tutti di andare a vederlo! Whoa!)

- The Colbert Report (il ragazzo è un genio, seriamente)

- Larry King (dove un portavoce del Senatore che ottenne i prestiti generosi risponde per la prima volta)

- Keith Olberman (entrambi ci meravigliamo per tutto quel tempo che questi corpi mediatici ci hanno concesso per fare ciò che abbiamo fatto)

- Wolf Blitzer (si, ottiene un abuso maggiore - e gli piace)

... E il sorprendente Jay Leno.

Egli mi chiamò dopo aver visto il film e mi chiese di essere il suo solo ospite in studio nella 2° puntata del suo nuovo show in prima serata.

Dissi: "Jay, non stai pensando ai tuoi ascolti nella prima settimana dello spettacolo?

Sei sicuro di non aver sbagliato con il numero di Tom Hanks (il prefisso dove vivo è 231; 213 è Los Angeles)?"

Mi disse che era stato colpito in profondità da questo film.

Così fui l'ospite del suo spettacolo dove disse all'America che era il mio "miglior film" e pregò di vedere "Capitalismo: Una storia d'amore".

Era Jay Leno che diceva questo, non Noam Chomsky o Jane Fonda (voglio bene ad entrambi, di cuore).

Il pubblico rispose con entusiasmo e, dopo 20 anni di film fatti, era il momento in cui attraversai oltre il fossato nella corrente principale dell'America media.

I capi di Jay a General Electric devono stare ... bene, vi dico che spero che non facciano un rimprovero al suo record permanente.

E' un tipo "helluva" (e per dare l'esempio organizzò i suoi concerti gratuiti per i disoccupati di Michigan e Ohio la scorsa primavera; per la prossima settimana ho ottenuto il permesso dallo studio per fare lo stesso con il mio film in 10 delle città più in crisi degli USA).

Oh, e mi ha fatto cantare!

Preparatevi!

Grazie a tutti - e vediamoci al cinema!

Il vostro, Michael Moore

MichaelMoore.com

MMFlint@aol.com

Twitter.com/MMFlint

Facebook.com/MMFlint

MySpace.com/MMFlint

Tradotto da F. Allegri il 01/11/2009

Franco Allegri è presidente dell'associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Ralph Nader l'avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri

Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.






13 aprile 2009

A proposito del film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo!

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

A proposito del Film Nazirock: qualcuno mi spieghi questo miracolo

(Pericle espone i meriti e il valore della democrazia ateniese, il discorso dello statista ateniese ci è tramandato dallo storico Tucidide)

Abbiamo un sistema di governo che non emula le leggi dei vicini ; ma siamo noi stessi un modello piuttosto che imitatori degli altri. E quanto al nome per il fatto che non si amministra lo Stato nell’interesse dei pochi  ma di una maggioranza , si chiama democrazia…”

Alle volte mi capita di leggere notizie che mettono in crisi il mio buonsenso. Talvolta mi capita di riflettere su quanta pazzia si scatena dalle vicende umane. La politica è ormai qualcosa di estraneo alle grandi narrazioni ideologiche, ai miti che dovevano fondare un mondo umano del tutto nuovo, alle identità forti legate a un partito. Qui in Toscana c’era un tempo un forte partito comunista che era allo stesso tempo realtà  ideologica, identità collettiva, parte politica legittima e riconosciuta come tale anche dai suoi principali avversari. Questo mondo è finito e la politica, locale e nazionale che sia, nel Belpaese si concentra sulla difesa dell’esistente e su questioni che attengono all’amministrazione, talvolta con risultati grotteschi quando non oggetto dell’interesse della magistratura. Questa dimensione dell’appartenenza a dei valori e a qualche forma d’identità collettiva viene fatta propria da piccoli gruppi, spesso da piccoli partiti di estrema destra, mi chiedo a che punto è arrivata questa democrazia se una cosa del genere sembra depositarsi in realtà talvolta filo-fasciste o peggio para-naziste. Un documentario discutibile, edito da Feltrinelli in coppia con una raccolta di saggi sul tema niente male, per la sua impostazione dal titolo Nazirock mostra alcuni aspetti di queste identità politiche basate su fragili basi culturali e politiche ma su un forte senso d’appartenenza a un gruppo coeso. La mitologia fascistoide che incensa questi gruppi mi pare strettamente collegata al senso del gruppo, va da sé che il piano della storia è limitato al senso dell’essere eguali solo fra sè e alla sfida palese che portano alle democrazie e al buonsenso. Qualcuno deve però illustrarmi come si è potuto dare il miracolo odierno di una resurrezione sia pure in forme limitate e caricaturali di queste ideologie seppellite dallo sfacelo della Seconda Guerra Mondiale. L’evidenza mi porta a pensare che queste democrazie, perché il problema della minaccia comunista è cessato da due decenni e non può essere usato per giustificare quelle appartenenze, incentrate sul culto del Dio-denaro, sul darwinismo sociale, sulla prevalenza del ricco sul povero hanno lasciato sul terreno migliaia di infelici, di poveri, di gente che non è riuscita a strappare all’avidità del sistema sociale il suo piccolo “posto al sole”. Gli esclusi da questo finto benessere, da questo falso paese dell’abbondanza non aspettano che una bandiera sotto la quale sfogare il loro odio contro un modello economico che li penalizza e li opprime e li costringe alla marginalità economica, politica e sociale. Certamente le forme nuove di neo-fascismo hanno intercettato questo grande malessere e lo hanno fatto proprio e, per così dire, ci lavorano sopra per creare consenso trasformandolo in realtà politica.

La democrazia o è per tutti o è per nessuno, o è una cosa diversa dalla democrazia.

IANA per FuturoIeri




6 ottobre 2008

UN MIRACOLOSO CONCENTRATO DI PREGIUDIZI

Sono andato per curiosità a vedere quel film "Miracolo a Sant'Anna" di quel regista Afro-americano.
Ci sono andato con un amico che la pensava diversamente da me in politica e non solo, giusto per capire quanto fossero bilanciati i miei giudizi. Quel film è un concentrato di stereotipi di pessima lega sugli italiani, sembra di rivedere tutti in un botto i principali pregiudizi a sfondo razziale che hanno perseguitato gli italiani nella loro emigrazione nel Nord-America. Mi riferisco come fonte privilegiata di documentazione sul tema al bel libro di Gian Antonio Stella "L'ORDA" che raccoglie il peggio di quanto è stato detto sulle genti del Belpaese negli ultimi due secoli, come emigranti e non solo. Gli italiani del film sono poveri e superstiziosi, il patriarca della famiglia è pure fascista ed egoista, i partigiani sono accoltellatori, ladri, delinquenti, odiati dalla popolazione e c'è pure su quattro partigiani un giuda che vende la pelle degli amici come di centinaia di innocenti, l'unica chiesa del paese serve per un bizzarro festino dove la gente alla fame apparecchia pure un buffet, l'unica donna graziosa del paese la dà via per qualche sigaretta a un liberatore di colore e per gradire è sposata con uno che è disperso in Russia. Forse mi sfugge qualcosa ma così è già abbastanza. Strano esito per un film onirico e politico che vuol tirare la volata a Obama e parlare dell'orgoglio nero degli Afro-Americani e propina questo gran misto di stereotipi negativi sugli italiani. Il regista non si accorge nemmeno che dà ragione a quei manifesti della propaganda di guerra della Repubblica di Salò che il manipolo di soldati neri strappa con disgusto. Affermo questo perchè nel film è presente una scena di sesso fra una donna bianca e un liberatore dalla pelle scura e perchè uno dei protagonisti di colore si è preso come bottino di guerra un prezioso manufatto cinquecentesco. Quei manifesti erano di Boccasile, il noto disegnatore, e accusavano i soldati di colore di rapine ai danni del patrimonio artistico e mettevano in guardia la popolazione civile dai soldati di colore. Quel film denunzia la totale estraneità del regista verso la storia e la cultura dell'Italia, che è letta attraverso i più rozzi stereotipi statunitensi sugli eterni italiani pelle-oliva, e la spaventosa incapacità degli statunitensi di concepire che al mondo esistono altre culture e altre storie oltre la loro. Quello non è un film offensivo perchè mette in cattiva luce la resistenza, quel film è un miracoloso concentrato di pregiudizi contro il popolo italiano. Non va vietato o censurato, va semplicemente detto che esso è il frutto di un disprezzo per gli altri così forte da essere inconsapevole. L'ANPI ha sbagliato polemica.  Il film non è contro di loro ma è solo contro gli italiani in generale, prova ne sia che un paio di nazisti nel film fanno pure una bella figura. Il mio amico ha detto che mancava solo la pasta e il mandolino.
A me è bastato così.
A quelli che parlano di liberatori credo che consiglierò questo film, in molti cominceranno a star zitti, e sarebbe anche l'ora.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     aprile        giugno
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email