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23 febbraio 2012

Viaggio nell'Italia del remoto futuro - Continuità e mistero del mondo umano



Il terzo libro delle tavole

Viaggio nell’Italia del remoto futuro

Continuità e mistero del mondo umano

( anticipazione da uno scritto ancora tutto da scrivere)

 

Il mio accompagnatore si mostrò di passo lento, ma dotato di una strana energia fisica e intellettuale che stonava con l’apparenza e con la sua età peraltro avanzata, forse aveva ricevuto qualche cura contro la vecchiaia di origine xeno. Con una rara cortesia mi portò a  vedere il quartiere nella zona dell’aeroporto, una vasta area di tre chilometri di raggio che fu devastata dai bombardamenti orbitali e che conserva ad oggi le tracce di quelle devastazioni.Alcune depressioni dovute alle bombe a pressione sono diventate dei piccoli giardini condominiali, certi edifici sono del tutto nuovi, mi spiegò che perfino le strade erano cambiate a causa  dei bombardamenti. Mi citò più volte il caso di Berlino dopo la Seconda Guerra Mondiale e la riunificazione delle due Germanie, mi confidò che aveva passato dei mesi in Germania per ragioni di studio e amava molto la capitale e in particolare i suoi musei e il Mitte, questo fu una fortuna perché si dimostrò aperto e ragionevole nei miei confronti, non tutti gli abitanti della Penisola son disposti a dar confidenza a un deutsch. A un certo punto quando si era sulla via del ritorno e non avevo neppure iniziato a far domande sulla vera ragione del mio viaggio ossia il suo caso nell’ambito del processomi portò davanti a una chiesa, una piccola chiesa, con un portico aperto; forse una reliquia del passato salvatasi per miracolo dai bombardamenti. Mi indicò una lapide. Era una lapide in onore dei caduti della Grande Guerra con il suo elenco, le figure allegoriche scolpite, alcuni simboli, le frasi di rito incise, e le foto dei caduti, sotto la riconsacrazione ai caduti della Seconda Guerra Mondiale, altre foto, altri volti fissati per l’eternità. In un altro punto era stata posta una nuova un nuova lapide, quella in memoria dei caduti della nuova guerra Xeno; non una manciata di foto ma un centinaio di fototessere  piccole trasformate in icone piccole di pietra con eternati i volti di  civili, militari, miliziani, profughi. Un mosaico delle atrocità subite dal quartiere, un microcosmo della grande violenza tecnologica e militare.La targa nuova era molto diversa, materiale diverso, solenne a suo modo, le figure eroiche non erano umane e presentavano quei volti tipici  inespressivi e dai tratti allungati della popolazione Xenoi, completavano il ritratto dei arrivati gli arti sottili, le tute e i contenitori da esplorazione, le armi e le dotazioni tecnologiche. I simboli umani e alieni erano posti a decorazione del tutto, come se si fosse trattato di un Tabernacolo del Rinascimento o di una targa del Novecento. I nuovissimi morti ammazzati erano stati ben sistemati con un lavoro ben fatto e quasi artistico come suggerì ironicamente il mio amichevole accompagnatore che non voleva per nessun motivo cedere alla tentazione di chiamarli caduti, vittime, martiri, eroi. Per lui dei corpi sfatti e sfracellati che diventano decomposizione chimica sono morti e la morte livella ogni cosa, anche le illusioni sublimi e la retorica degli scellerati che vivono di cattiva politica e di parassitismo ideologico.Restò impassibile per due o tre minuti a fissare quella cosa, quella riconsacrazione umana e aliena della morte in guerra. Mi permisi di interrompere quel silenzio.

Certo che c’è una bella differenza fra il prima e il dopo, questo angolo, questa chiesa rionale in poco spazio rivela la distanza tra tempi molto diversi.Certo che il passaggio della storia con le sue tragedie e i suoi lutti dissolve e recupera il passato e le sue forme. Davvero suggestivo il luogo dove mi avete portato. Interessante comparare il volto degli Xenoi vincitori con questi bassorilievi con il caduto della Grande Guerra, la bandiera, la vittoria che sorregge …

Il mio interlocutore mi fece un segno. Era quasi infastidito. Voleva dire qualcosa, usai il comunicatore universale per registrare e questo è quanto disse.

I simboli sono come armi, mezzi di distruzione di massa se usati senza onestà e decenza; solo che colpiscono le parti migliori dell’intelligenza umana, impediscono di uscire dai limiti, dai confini segnati dagli stereotipi. Di solito hanno una funzione consolatoria, di conservazione di una certa immagine del passato, di esaltazione delle minoranze al potere, di far calare su tanta parte della popolazione una lettura dei fatti. E solo quella lettura e nulla di diverso!Ma per chi comanda è molto di più, è lasciare un segno del proprio tempo, una forma del proprio dominio, dare un nome e un volto alle cose. Ma qui c’è di più, questi vogliono rifare anche la religione e la spiritualità; è l’ennesimo frutto dei tempi. La sconfitta dei secoli che furono era già in essere e questi tipi calati dal cielo hanno solo dovuto dar una botta a un mondo umano marcio, inquinante, corrotto oltre ogni limite e infine bellicista e sconfitto sotto il peso dei suoi egoismi e dei suoi vandalismi contro la natura, la propria stessa civiltà industriale.

Ero incuriosito, stava per dire qualcosa di notevole. Feci un cenno di approvazione e il mio interlocutore continuò.

Da quando sono arrivati questi qui da Andromeda e dintorni perfino la fede è crollata oltre a tutto il resto e molte chiese e templi di culto di varie religioni sono andati  distrutti o spesso riconsacrati al nuovo culto gradito agli Xenoi.  Qualcuno è scappato, qualcuno fa il bandito ma molti si sono adattati e senza troppe storie hanno cambiato la giubba e son passati alla nuova fede. Intendo per fede quella specie di gnosi che dovrebbe associare in una sola visione mistico-scientifica noi umani con gli alieni Xenoi. La nuova gnosi, il nuovo Culto Nazionale di Stato è stato un grosso affare, in tanti ci hanno cavato denaro e beni e spesso un mestiere.Corretti a modo loro i Vangeli, espulso il Vecchio Testamento, perché fa riferimento a qualcosa che non gli è gradito, inseriti i Vangeli Gnostici è stata creata la base della nuova fede. Fede gradita al nuovo potere e ai suoi protettori dalla faccia di plastica. Alle popolazioni del nostro Belpaese non importano le basi dottrinali dei culti, le ragioni profonde, basta che la nuova religione non sia troppo diversa dalla vecchia e recuperi abbastanza dei culti precedenti. Alle volte rimango sconvolto dalla facilità con la quale gli umani della mia cultura passano dalla fedeltà all’abiura; questi quiche ora comandano non hanno neanche creato una teologia, il sovrano Xenoi si manifesta con la sua potenza e questo basta. Risolto grazie  a loro ogni questione di fede, ogni riforma, Dio è l’estensione naturale del sovrano alieno; una soluzione semplice e rapida che unita a generose elargizioni di nanotecnologie mediche, nuove possibilità di lavoro, e elargizioni didenari ha causato un passaggio dalle vecchie fedi alla nuova. Del resto questi qui non chiedono soldi, non chiedono riti purgativi dell’anima come preghiere, penitenze, digiuni,  donazioni, dicono solo che la parte indistruttibile e incorruttibile che è in noi va cercata, va svelata e deve diventare potenza e energia da usare per avvicinare le nostre vite terrene al loro sovrano che li guida. Le anime liberate dall’ignoranza di se medesime dovrebbero fare come loro e creare una forza collettiva, questa potenza dovrebbe essere una parte autocosciente del tutto che è dietro l’Universo materiale e fenomenico, possibilmente loro amica devota. Vorrebbero da parte nostra la creazione di una sorta di mente collettiva, come hanno loro a livello di comunità e di gruppo, ma sul momento la nostra spiritualità umana è lontana dal determinare un corpo sociale nuovo. Se riuscissero nell’impresa di avvicinare gli umani alla loro mente potrebbero capire meglio quella cosa per loro un pochino  misteriosa che è l’individualità e l’unicità di ogni singolo umano. Mi sono fatto l’idea che queste creature hanno l’anima, ma collettiva. Quindi il nostro essere spirituali e sacri deve per loro essere un fatto collettivo, i loro capi hanno una propria individualità perché ricevono una sorta di mandato dal gruppo, magari sono autenticamente loro ma se devono ritornare a un diverso incarico non più di dominio e controllo, dirigenza o rappresentanza perdono gran parte della loro individualità. L’idea che un tipo qualunque sia se stesso alla maniera nostra è per loro un fenomeno ai confini delle loro capacità di comprensione. Va da sé che sono bravissimi nel lavoro coordinato e nella ricerca e in tutti i campi della scienza e della tecnologia, del dominio su altri, e ovviamente della guerra.

Ero colpito da questo discorso che mi apriva gli occhi davanti alla grande mutazione avvenuta e allora mi feci forza e pronunciai la seguente affermazione:

Ma non crede che questa chiesa rappresenti un balzo verso il futuro, un nuovo fatto straordinario che potrebbe portare mutazioni positive e buone. In fondo qui c’è l’incontro fra specie diverse e la determinazione di una nuova civiltà.

Il mio accompagnatore mi rivolse un sorriso beffardo. Rispose così.

Di questa chiesa non sanno che fare, e parlo di questo edificio.  Tante volte i nostri luoghi di culto si sono riempiti con elenchi di caduti, di ex voto, di lapidi tombali, di targhe. Ogni ricordo passato si perde nella memoria, ogni storia diventa discorso politico staccato dai fatti e dalle sofferenze, ogni simbolo perde senso e va reinterpretato. Di questa storia umana passata, del sacro che ha per secoli dato forma alle genti nostre nessuno sa che cosa fare; ma li conservano questi resti, i molti rispettanociò che è stato come si conserva  il ritratto del nonno in qualche angolo della cucina o del salotto di casa. Loro ci hanno permesso di conservare quel che non capiscono del tutto, in questo sono migliori di gran parte delle civiltà umane, lo riconosco. Questi nostri ultimi anni sono i resti dei resti del naufragio di tante civiltà della Penisola, civiltà naufragate una sull’altra. Antichità, Medioevo, età Moderna, e ora la Contemporaneità sono tempi crollati uno sopra l’altro creando questa nostra enorme collina di detriti culturali e di simboli e miti morti, il tutto implacabilmente sbiadito dal passare dei decenni e dei secoli. Ma siate sincero. Voi volete chiedermi di quel processo e di ciò che ho visto e fatto in quel periodo.

Il discorso mi colpì come una nerbata, ero in agitazione e così risposi:

In verità sono qui per questo, e penso sinceramente che sia per la vostra persona quasi un dovere mettere a disposizione dei secoli e degli studiosi la vostra testimonianza sincera e veritiera.

Mi fissò con curiosità, come se avesse visto qualcosa di comico nella mia risposta.

Verità, quale verità? Le racconterò come ho vissuto, questo lo posso fare, ma non è da pensare che la mia povera persona possa donare verità di durata secolare e autenticamente sincere.




19 gennaio 2011

PUTTITALIA ALL'EPILOGO

Qualche anno fa abbiamo inventato PuttItalia, la cronaca di potenti che si abbrutiscono nei modi più squallidi.
Oggi PuttItalia è all’epilogo finale, un Paese a puttane moralmente, economicamente e soprattutto politicamente! Si salvi chi può.
 
P.S.  Solo una cortesia, non chiamatele "Escort", "Ragazze immagine", "Veline", ecc., chiamatele col loro nome: prostitute.
 
 
Associazione FUTURO IERI - http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
 




24 dicembre 2010

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L'Italia del lontano futuro II



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

I miei viaggi di ieri, oggi, domani: L’Italia del lontano futuro II

I miei lettori attendono, temo infastiditi, il mio scritto sul viaggio immaginario nell’Italia del Futuro ormai liberata dal troppo male che abbiamo incolpevoli ereditato dal Novecento. Ero rimasto a metà con il discorso sulle forze armate e sullo spirito equo e marziale del popolo. Ebbene questo fatto è da collegarsi alla ordinaria e banale gestione della cosa pubblica. Che cosa c’entra? C’entra. Il disordine portato dal Novecento aveva creato una situazione tremenda e quel che era necessario come manutenzione e conservazione era trascurato, ciò che era straordinario era atteso e benvenuto specie se catastrofico. Questo era dovuto a una concezione criminale e criminogena che le minoranze al potere avevano della cosa pubblica, l’idea era di speculare sul bisogno e sulla necessità, sulla paura e sull’emergenza. Così alluvioni, attentati,terremoti creavano nuove occasioni di metter in piedi appalti truccati, distorsioni di fondi, leggi straordinarie, incarichi, stipendi e talvolta perfino di non tenere in nome dell’urgenza le gare d’appalto. Era una cultura politica sciagurata che creava occasioni per gruppi di delinquenti, faccendieri, malavitosi e perfino mafiosi. Questo disgregava l’unità della civiltà e distruggeva la concordia e quel minimo di civile esistenza trasformando la politica in una estensione della cultura criminale e le diverse genti d’Italia in complici del sistema affaristico e della cultura criminale. Per questo in questo presente per preservare l’identità delle genti del Belpaese si è giunti dopo molti scandali e disordini a un sistema trasparente  e retto di gestire le grandi spese come la manutenzione dei giardini pubblici in qualche comune o periferia.  Infatti si era osservato come la guerra mercenaria e l’uso di eserciti al soldo fosse parte di una logica che portava fuori dalle competenze dello Stato attività e prerogative che erano le sue e la cui sostituzione attraverso l’affidamento al mercato era catastrofica. La logica che spingeva certi Stati a vocazione imperiale ad usare compagnie di servizi, di trasporto, di creazione di eserciti chiavi in mano per risolvere i problemi logistici degli eserciti e le fasi di combattimento era la stessa che creava la grande corruzione nel sistema degli appalti pubblici: la delega dell’appalto senza un vero controllo.  In guerra non può esserci un controllo essendo che il disordine e l’area di ambiguità e di segretezza dei conflitti difficilmente potrà essere illuminata dalla pubblica opinione o da qualche inchiesta. Per questo in questo presente così lontano le genti del Belpaese hanno di nuovo caricato su di sé tutto il peso delle diverse fasi del conflitto. Si tratta di un principio:  ciò che rappresenta tutti è di tutti. Il fatto militare essendo decisione politica della Nazione e segno di una civiltà propria è cura comune di tutta la popolazione e per questo a rotazione le genti che lavorano in alcuni settori lasciano i comuni impieghi civili per farsi carico di quelli militari, questo crea una forza meno professionale ma che ha il vantaggio  di essere parte integrante della popolazione che l’esprime creando una coesione forte fra politica estera del governo e la totalità delle genti del Belpaese. Inoltre questa identità porta a un controllo forte della pubblica opinione sui fatti e le attività della politica estera, si evitano così gli scandali del trovar pubblicate sui giornali o sulla rete le notizie poco edificanti che riguardano attività diplomatiche spregiudicate o azioni di provocazione o di sostegno a regimi dispotici o criminali. La trasparenza e la libertà con cui si esprime il voto e il consenso hanno fatto sì che l’esterno e l’interno della politica si toccassero in una logica di mutuo sostegno nella quale la giustizia nella politica estera è il riflesso della trasparenza e dell’equità dei meccanismi di  funzionamento della macchina pubblica. Da qui deriva la magnificenza delle grandi opere e la funzionalità e l’eleganza di quanto appare minore come costruzione o manutenzione ma è parte del quotidiano di chi vive nella penisola. La volontà generale ormai ben supportata ha fatto sì che il Belpaese potesse esprimere un a sua immagine di civiltà aldilà degli stretti confini. Liberata dal peso opprimente delle mafie e delle consorterie affaristiche della morta politica la Civiltà italiana ha saputo trasformare le sue attività militari all’estero in espressioni di sé medesima; questo ha portato e porta molta simpatia  e stima universale e buoni profitti nel commercio. Infatti dal decoro e dalla giustizia applicata a se stessi la civiltà italiana trae la forza per affrontare ogni giorno i disordini del mondo umano e le catastrofi naturali mostrando ad altri popoli una visione dell’uomo liberata dalla pulsioni distruttive della civiltà industriale. Così forti di un sapere civile e politico risorto a nuova vita  e liberi dalla prepotenza straniera grazie a forze armate proprie le genti diverse del Belpaese sono integralmente responsabili verso se stesse e non devono più prender ad esempio di civiltà e moralità strani comportamenti forestieri o peggio l’oscurità concettuale e ipocrita di bizzarre credenze religiose venute da lontano.

IANA per futuroIeri




27 novembre 2010

Le Tavole delle colpe di Madduwatta - La Recita a Soggetto. Il conto

http://www.empolitica.com/wp-content/dati/crisi-2008.jpg

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

La recita a soggetto

Anno 2010 estate, nel villino di periferia di Vincenzo Pisani si presentano di notte lo zio Francesco e lo Zio Marco preoccupati da uno strano annuncio.  I due dopo anni si parlano di persona.

Francesco:  Mentre ero qui ho curiosato nel quaderno delle prenotazioni del nostro nipotino. Aspetta ora ti faccio vedere.

Francesco si sposta e si dirige verso un bancone, prende un quaderno verde, lo sfoglia e poi torna dal fratello presentando una pagina.

Marco: Cosa fai? T’impicci degli affari altrui, che cosa vuoi suscitarmi. Compassione, pietà  rimorso?

Francesco: No!  Leggo e ti mostro ciò che è qui.” 29 luglio 2010, fatto sconto alla famiglia inglese si son portati perfino i panini da casa. Quattro letti di cui uno a Castello per tre notti a quaranta euro, fatto 90 , 7 ragazze spagnole capacità di spesa 20 euro a testa per due giorni, 5 euro per la tenda, 15 seconda notte per lo stanzone-camerata, totale 140 neuro, scontato a 110, 30 luglio 2010 stavo per chiamare la polizia, l’operaio che mi ha occupatola stanza piccola  a prezzo scontato la camera per due settimane non aveva i soldi, maledetto. Il padrone del cantiere non ha liquidato i suoi arretrati. Stabilito prezzo di favore 280 euro. 30 luglio 2010 una telefonata dall’agenzia statunitense delle prenotazioni  questo mese non pagano, è da tre mesi che aspetto il saldo ma a loro che frega delle tasse e del mutuo. Canaglie! Arrivata famiglia brasiliana, un cinese di Singapore, due russi. Hanno pagato in anticipo e senza storie. 300 Euro fatti bene. Da sei mesi non arrivano più statunitensi. Meglio così, è da sei mesi che l’agenzia Americana non paga gli arretrati. 31 luglio, niente. Controllare rate mutuo,  le bollette e le tasse comunali prima del 7 agosto”. Questo è il nostro nipotino. Tasse pesanti, Stati Uniti in crisi nera, mutuo oneroso, clienti impoveriti e nuovi ricchi che vengono dai paesi emergenti, e qui nel Belpaese una politica morta che finge di essere viva, un’economia allo sfascio e poteri imperiali con le pezze al culo che ci porteranno giù fino in fondo al pozzo. Questa follia che ha messo in piedi è lo specchio deformante di un sistema impazzito e decomposto che aspetta di trovare la sua fine. Forse sarà una liberazione quando su tutto questo qualche forza esterna metterà sopra  la parola ” Fine”.

Marco: Il mondo è malato e i ricchi e  potenti di ieri sono alla corda pressati da nuovi poteri insidiosi. Malato è il sistema economico, forse il nostro Paolo è stato una vittima e suo figlio Vincenzo anche. Del resto ti ricordi le sue traversie e questioni l’avevamo ribattezzato fra noi Paolo di Tarso l’apostolo che non aveva conosciuto personalmente Gesù. Anche lui non aveva conosciuto il Signore celeste  che aveva inseguito, pregato e lodato ma come tanti che non erano riusciti ad afferrare il successo e la grande ricchezza si era dovuto accontentare della conversione e dei disagi del corpo, della passione sacra e del martirio prossimo venturo.  Del resto il fariseo Paolo o Saul di Tarso è stato perseguitato, raggiunto dalla rivelazione divina, cacciato da Efeso per aver istigato a bruciare i libri di magia nera e aver distolto i pagani dalla venerazione per Artemide di Efeso da cui tutta la città cavava lucro, cacciato dalle sinagoghe, processato per sedizione, condannato, costretto  alla fuga nascosto in una cesta, frustato tre volte e tutte le volte trentanove colpi e battuto con le verghe, punito e infine lapidato e lasciato come morto, incarcerato e poi forse decapitato. Ecco ogni imprenditore italiano oggi è una sorta di Saul di Tarso che insegue il Signore Celeste e predica la sua buona Novella fra nemici, pagani e genti nomadi che vivono nel deserto del cinismo, della sfiducia, della miseria. La nostra da anni non è più economia, o volontà, o fiducia nel futuro. Si tratta di cieca fede in qualcosa che non è né qui e né ora   e, forse, se continua così non sarà mai. C’è follia e c’è potenza nel cercare la ricchezza e nel provare a produrla, noi siamo forti perché mistici, perché crediamo. Altrimenti siamo condannati a trasformarci in visionari, in cialtroni, in venditori di fumo; per questo dobbiamo predicare la nostra fede nel sistema dei consumi, del denaro, del potere e dell’egoismo sociale ai pagani, ai miscredenti, ai demagoghi rossi che devono aprire gli occhi. Chi può vedere il progresso se non noi? Chi ci può credere fino in fondo?  Chi può andare fino alla fine del tunnel per vedere le sorti magnifiche e progressive?  Solo noi, siamo un nuovo apostolato laico e serviamo una potenza ormai oltreumana. Questa è la forza del capitalismo e del denaro, la fede dell’essere umano nelle sue opere e nella sue forze animate da un puro egoismo.

Francesco: Ateo, pagano, demagogo, blasfemo! Ecco cosa sei. Comunque è vero siamo credenti e siamo apostoli. Ma più che far bruciare i libri dei sortilegi da cinquantamila pezzi d’argento ai pagani di Efeso in tanti nella nostra categoria  truccano i bilanci e mandano in fumo i denari investiti da soci e piccoli azionisti, e non scacciamo i demoni ma al contrario ne portiamo dei nuovi sotto forma delle illusioni della pubblicità, dell’egoismo sociale e dell’irresponsabilità creata ad arte per vendere carte di credito e prodotti finanziari per il credito al consumo. Questa povertà che sta disgregando il nostro mondo è il frutto dell’egoismo e dello spirito di rapina, la crisi nasce nelle teste dei pochi che sono ricchissimi e si sparge su tutto il resto dell’umanità. E poi che ne sappiamo noi, cosa possiamo capire del nostro nipote visto che è anni che non lo vediamo di persona.

Marco: Giusto. L’ultima volta è stato in quel ristorante di quel tale Angelo dalle parti di Vernio. Bella cosa tortelli di patate,ragù di  cinghiale, bistecca, tiramisù, vino, dolce, caffè e amaro. Si spese poco e si mangiò bene.

Francesco: Già Vernio, avrei da dire qualcosa. Ti ricordi quell’assaggio che ci fu portato all’inizio del pasto.

Marco: Una cosa tipica, mi pare. Polenta di castagne dalle parti di Vernio e poi quel pesce.

Francesco: Ti ricordi bene era polenta dolce e quel pesce buono ma puzzolente era aringa. E’ una cosa che si ripete da secoli è un piatto di tradizione di Vernio Comune disperso sulla dorsale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Capitò questo:” era il 1512 e la Repubblica di Firenze affida al Machiavelli la difesa dello Stato Fiorentino , il quale disgraziato lui cerca di creare arruolando dei contadini e dei montanari delle milizie di Stato per sostituire i mercenari infidi e traditori. Questa gente di Vernio montanari e pastori si trovava fra Prato, che era controllata da Firenze, e gli eserciti papalini e imperiali scesi dal nord per restaurare i Medici e spazzar via la Repubblica. Così questo popolo delle montagne pratesi che non sapeva nulla del re Francesco I, dell’Imperatore Carlo V, del Papa, del Machiavelli, del Piero Soderini, delle trame dei Medici si trovò travolto da uno degli eserciti più potenti del mondo, quello spagnolo-imperiale, che doveva disperdere le milizie del segretario fiorentino e saccheggiare e devastare Prato per indurre gli oligarchi fiorentini alla resa. La gente di Vernio ridotta alla fame e devastata da questi spagnoli, tedeschi, italiani che militavano negli eserciti mercenari di allora fu salvata da dei nobili locali che distribuirono polenta di castagne e aringhe.  Da allora è una tradizione ricordare quei fatti con una festa e con il piatto di polenta dolce e  aringhe.”

Marco: Che vuoi dire con questa storia?

Francesco: Ci sono guerre che fanno i grandi e i grandissimi padroni del mondo umano e pagano gli altri che non c’entrano assolutamente nulla. Anzi i poveri e i poverissimi soffrono per tutti.  Figuriamoci, per quel che riguarda il caso storico in questione,  se gente terrorizzata da una gelata che gli bruciava l’orto o da un lupo che gli scannava una pecora poteva pensare d’essere sulla strada di uno degli eserciti più potenti del mondo di allora, mostri umani che non solo misero a ferro e fuoco l’Europa e l’Africa e perfino l’America.

Marco: Dove vuoi arrivare, cerca di esser chiaro!

Francesco: Oggi ci sono solo vittime, vittime  e ancora vittime di un sistema di creazione di valuta, produzione e consumo e inquinamento fuori controllo. Come in guerra i pochi vincono e i molti soffrono e devono sperare nella pietà o nell’interesse altrui per sopravvivere. Non c’è colpa, non c’è responsabilità nei molti ma solo nei pochi e nei pochissimi che sono ricchi. Perché cercare in noi difetti, è ingiusto! Male  è attribuirsi una colpa e una pena iniqua dove c’è semmai bisogno di comprensivo e onestà intellettuale.

Marco: Siamo alle solite, cerchi di scaricare le responsabilità, sei come le aziende che fingi di criticare: profitti privati per uno, perdite ai soci, inquinamento alla collettività e falso in bilancio per il fisco. No! Se siamo dentro questo sistema non siamo vittime ma complici a livelli diversi del male che esso produce.




24 agosto 2010

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi




De Reditu Suo - Terzo Libro

Il mondo dei ricchissimi&felicissimi

Fingere di non vedere l’evidenza è cosa da cretini chi è ricco oggi è l’unico che può dirsi felice perché il mondo umano è stato rimodellato e ricostruito per suo esclusivo conforto. Non si può pensare il presente negando questo dato banalissimo. Ma dal momento che il banale non è evidente citerò Serge Latouche il famoso professore francese che nel suo “Come sopravvivere allo sviluppo”, edito in Italia da Bollati Boringhieri offre al lettore dei dati di una ricerca del 1998 nel momento di massima potenza dei processi di globalizzazione che parlano da soli :“Le tre persone più ricche del mondo dispongono di una fortuna superiore al PIL totale dei 48 paesi più poveri! Il patrimonio delle 15 persone più ricche del mondo è superiore al PIL dell’Asia del Sud.   Il patrimonio delle 84 persone supera il PIL della Cina, con il suo miliardo e duecento milioni di abitanti! Infine, i 225 patrimoni del mondo ammontano a oltre 1000 miliardi di  dollari cifra che corrisponde al reddito annuo del 47 per cento degli individui più poveri della popolazione mondiale, cioè due miliardi e mezzo di persone…”. I dati per quanto datati rendono palese l’indirizzo generale di questa civiltà sedicente occidentale ma che in realtà è solo l’estensione della volontà di potenza di alcune minoranze di ricchissimi di cittadinanza perlopiù inglese e statunitense. La loro civiltà è la civiltà dello spettacolo e della pubblicità e il suo motore è un sistema di produzione e sviluppo impostato sul consumismo. Questo modello di produzione e consumo è ben  disposto anche a far indebitare i privati con mutui e rate da pagare pur di sopravvivere a se stesso e ai suoi limiti che sono evidenti perché  presuppone una crescita infinita in presenza di risorse limitate; il pianeta azzurro ha molte caratteristiche ma per certissimo non è infinito. Quindi pochissimi ricchissimi che hanno nelle loro mani la possibilità di realizzare il quasi impossibile proprio come è stato per i faraoni dell’Antico Egitto che fecero costruire le piramidi ai loro sudditi. Questi pochissimi sono anche felicissimi in virtù del fatto che questo è il mondo che essi plasmano per mezzo della loro volontà indirizzando le loro risorse finanziarie; personalmente credo che non sia sbagliato leggere tanta parte della pubblicità commerciale che fa vedere dei giovanotti palestrati e signorine bellissime, filiformi e seminude in ambienti per così dire “esclusivi” come una idealizzazione dei nuovi “faraoni” del nostro tempo, gli unici umani che son riusciti nell’impresa di creare il loro concretissimo paradiso sulla nera terra.  L’unico culto che deve spaventare oggi è quello tributato al potere del Dio-denaro unica divinità di tanta parte del mondo umano. L'umanità adorante questo Dio è sottomessa al qui e ora e ha perso la volontà di trascendere e di credere.

IANA per FuturoIeri




12 luglio 2010

Note sul tempo altro e sui giovani

 


De Reditu Suo - Terzo Libro

Note sul tempo altro e sui giovani

 Il vecchio mondo umano con i suoi costumi, le sue illusioni, la sua forza civile, le sue speranze è ormai polvere di cose morte dispersa nel vento. Quello nuovo che sta prendendo forma e che muta e si altera è un tempo altro e diverso. Esso è tale perché si dibatte in una grave crisi di senso delle ragioni intime del suo sviluppo tecnologico ed economico in questi anni di crisi, è diverso perché le grandi creazioni ideologiche novecentesche sono da tre decenni in disarmo e il suo posto è stato preso dalla spettacolarizzazione della politica, è altro perché le grandi speranze del passato in Europa e nell’Impero Anglo-Americano hanno lasciato il posto alle inquietudini e a un vivere intristito tutto ripiegato sul presente. Chi fa il facile gioco retorico di proiettare il suo passato, recente o antico che sia, su questi che hanno fra i diciotto e i venticinque anni d’età commette un grave torto verso la sua intelligenza. Non è una questione di cattiveria o di condizione di minorità: i giovani semplicemente vivono in un tempo altro e diverso rispetto a quello dei padri e dei nonni di conseguenza vanno forzatamente verso prospettive diverse di lotta sociale e politica. I profeti della domenica mattina che vedono miracolose resurrezioni di ideologie fasciste o comunistoidi proiettano il loro passato, o i finti ricordi, su questo concretissimo presente. L’Italia è un Belpaese anziano e quindi milioni di anziani temono il futuro che smentirà e sbugiarderà le loro pietose menzogne e i loro tristi egoismi per anni mascherati rozzamente e falsamente da ragioni politiche o moralistiche. Il vizio antidemocratico di mascherare i propri comodi e i propri egoismi sociali con ragioni politiche altisonanti e fumigazioni retoriche è stato per troppo tempo coltivato dai vecchi partiti politici e dalle organizzazioni sociali e di categoria; oggi le vecchie invenzioni e le furberie da ciarlatani del mercato rionale si collocano in un tempo non loro dove creano confusione e dividono fra chi capisce di che cosa si tratta, chi riesce a comprendere la loro natura di cose morte e chi diffidente li prende come cose strane e pazze. Il discorso sui giovani nel Belpaese cade dall’alto, il giovane non è oggetto di comprensione o di studio ma di giudizio e a seconda della passione politica che anima il giudicante il giudicato è trattato bene o male a seconda del caso e dell’opportunità. Nel discorso che comunemente sento sui giovani manca  l’umiltà di capire da quale tempo arrivano, come vivono qui e ora e dove andranno. Odo di solito giudizi pesantissimi o lusinghieri su di loro in nome di stereotipi vecchi di trenta o quarant’anni, per fortuna l’interesse per i giovani è poco e i giudici dalla parola facile  non vengono quasi messi davanti ai loro pesanti condizionamenti ideologici e alle loro discutibili certezze.

IANA per FuturoIeri




24 giugno 2010

Ipazia: il film





De Reditu Suo - Terzo Libro

Ipazia: il film

 Il film tanto atteso è arrivato in questa primavera 2010 Ipazia è sul grande schermo. La storia della filosofa e astronoma di Alessandria d’Egitto massacrata e fatta a pezzi  da una turba di monaci e fanatici cristiani aizzati molto probabilmente dal santo vescovo della metropoli del mondo antico era arcinota. Era una figura leggendaria da secoli e rappresentava il contrasto fra la fede fanatica e oscurantista e la scienza. Tuttavia il film che rappresenta la sua vicenda umana mostra anche il contesto nel quale avviene il suo omicidio. Da un lato una ristrettissima minoranza di personaggi eruditi e ricchissimi padroni di ville, beni e  schiavi con a disposizione il meglio della cultura del mondo antico, dall’altra parte una crescente massa di plebei affamati  e schiavi umiliati e offesi che per trovare un senso alla loro vita abbracciano la fede cristiana e sono pronti a reagire con la forza a qualunque provocazione e a sovvertire le regole della convivenza fra culti diversi nella stessa città a loro vantaggio. In effetti la scienza  del mondo antico poggiava su delle minoranze che erano il vertice culturale di una società schiavista, il mondo della grande cultura era il mondo dei pochi che erano liberi e che avevano altri che lavoravano per loro spesso e volentieri incatenati o con qualche modo simbolico per indicare una condizione servile.  Quando i pagani padroni, ricchi e pochi arrivano allo scontro fisico con i cristiani si accorgono loro malgrado che i cristiani che gli son sempre sembrati brutti, ignoranti, sporchi e cattivi sono migliaia e di fatto controllano la maggior parte della popolazione della metropoli. C’è una scena che rivela il fallimento di questi pagani ed è quando armano gli schiavi per combattere i cristiani, uno di questi rimproverato da un pagano libero prende la clava che gli è stata data per ammazzare il suo leader e poi il suo padrone al grido di “Sono Cristiano”. La cristianità nel film è certamente fanatica ma è anche la stragrande maggioranza della popolazione e si è imposta sull’indifferenza dei pagani verso le condizioni di vita della stragrande maggioranza degli abitanti della metropoli antica e sulla loro incapacità di promettere ai loro servi e amministrati qualcosa di diverso da una vita di sfruttamento e servitù senza alcuna prospettiva di riscatto in questo o nell’altro mondo. Cosa c’è di nuovo in questo modo di rappresentare il mondo antico e la sua fine: credo il tentativo di capire le ragioni più profonde di una Questa storia vera è istruttiva intorno alla fine del mondo antico, una leggenda culturale che racconta senza troppi veli i turbamenti di una società confusa che teme che dopo il crollo delle sue certezze arrivi un tempo nuovo e tragico. Ovviamente è la nostra, perché è evidente che questa storia della filosofa rappresenta una crisi  di civiltà che è qui e ora e riguarda l’Europa e l’Impero Anglo-Americano e la racconta sotto i panni dissoluzione e distruzione immane riportando la trama del film a un contesto storico senza troppo concedere ai luoghi comuni e ai diversi stereotipi pseudo – eroici che da anni dominano le sceneggiature dei film.  della fine della civiltà dell’Impero Romano.  

IANA per FuturoIeri




3 giugno 2010

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero


De Reditu Suo - Terzo Libro

Si fa presto a dire scuola: il mio discorso superfluo sul vero

Ora mi trovo a dover giustificare la mia posizione personale sulla scuola italiana, cosa molto difficile perché chiama in causa la mia persona e mi forza a fare un discorso in parte apologetico. Credo che molti dei problemi attuali della scuola arrivino da processi di lungo periodo nel quale la scuola è stata dissociata nella fantasia dei molti dalle concrete possibilità d’ascesa sociale. Il rigore, la disciplina, il valore dello studio in un mondo umano come quello del Belpaese tutto impostato su valori materiali e sulle ambizioni, più o meno decenti, d’ascesa sociale non può reggersi sulle sue gambe. La scuola assume forza e importanza se la società umana ove è collocata concorda nell’attribuzione di senso e valore alla sua attività. Nel Belpaese questo è possibile solo se la scuola e segnatamente quella media superiore si raccorda con l’accesso alle Università, oggi perlopiù sbarrate dal numero chiuso e dai quiz d’ingresso,  e se offre vere possibilità all’interno del mondo del lavoro o in subordine dell’apprendistato. Le genti d’Italia sono genti oltremodo pragmatiche in materia di quattrini e di beni da acquistare e possedere e per spingere le genti d’Italia a far istruire e a mettere sotto sui libri la loro prole occorre far vedere che la scuola serve, è utile, non è un Kindergarten per diverse fasce d’età. Questo è il mio  discorso superfluo sul vero. La morale è rozza: nel Belpaese la scuola è amata se la stragrande maggioranza vi vede la possibilità concreta che essa porti a una promozione sociale o di lavoro all’interno della propria famiglia o se serve a mantenere per i figli nella collocazione sociale dei padri e delle madri. Oggi stanno avvenendo tre fenomeni che disgregano questo ruolo: la crisi economica che spezza progetti di vita di ascesa sociale, la mercificazione del sapere che valorizza e dà rilevanza sociale al le forme d’istruzione parallele alla scuola pubblica come corsi di lingua o le  vacanze-studio o un anno di studio in un college statunitense o inglese, il nepotismo e il clientelismo che rendono inutile il merito e le capacità, a che serve logorarsi gli anni migliori della gioventù se passerà avanti il figlio del docente universitario, l’amante del direttore,  il “cocco” dell’onorevole, l’amico degli amici che se vien tagliato fuori dalla spartizione dei pani e dei pesci va dal giudice e racconta tutto quel che sa. Se pensate che queste affermazioni siano esagerazioni leggetevi qualche libro-inchiesta sul Belpaese e sul livello della corruzione fuori da ogni possibile parametro umano. I nemici della scuola sono molti ma quello più grande stavolta è la direzione generale che hanno preso le genti ricche del Belpaese che con il loro agire privo di scrupoli hanno generato dei processi di decomposizione della vita civile e sociale, la scuola può far molto per tutti ma non contro tutto e tutti.

IANA per FuturoIeri




2 giugno 2010

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso



De Reditu Suo - Terzo Libro

L’Italiano educato dagli stranieri invasori- quarto discorso

Ora mi trovo a dover ragionare della non esistenza della visione italiana intorno alla storia, e segnatamente alla propria storia patria. In realtà occorre far un triste commento sulla storia patria ossia che essa non esiste come realtà unitaria perché l’Italia non ha un potere civile e culturale in grado di unificare i diversi modi di concepire il passato e di dare ad esso un valore riconosciuto da tutte le parti politiche, anche perché in realtà gli italiani parlano in pubblico in un modo e in privato fanno considerazioni ben diverse. Ogni identità politica ha la sua interpretazione della storia patria, la sua domestica gloria e talvolta questa domestica gloria coincide con la memoria storica della famiglia del singolo italiano. Tante letture e visioni della storia quanti sono i soggetti politici di natura collettiva e privata e nessuna possibilità di dare un senso unitario alla propria storia, forse solo l’età della Pietra non suscita dibattito; ma non ne sono così sicuro. Oggi la politica si occupa della fase conclusiva della Seconda Guerra Mondiale o del Risorgimento per motivi integralmente legati alla polemica politica spicciola o per tenere sempre attivo una porzione di popolazione fortemente politicizzata che ha bisogno di ritrovare le ragioni antiche di un voto da dare. Lo straniero quando ci ha invaso ha sempre mostrato al nostro popolo difforme e confuso l’unità d’intenti e la giustificazione ideologica e morale della sua impresa militare e spesso l’unità di popolo che era dietro la sua impresa.  Non insisto per carità di Patria sulla vicenda della Seconda Guerra Mondiale mi limito a ricordare le guerre d’Italia fra Francia e Spagna nel periodo compreso fra il 1494 e il 1559, allora e anche dopo qualcuno tifava per la Spagna altri per la Francia, il motto che andava per la maggiore era “Franza o Spagna purchè se magna”. I Francesi combattevano e crepavano per il bottino, per la gloria e per il Regli spagnoli e i loro mercenari per il bottino, per la gloria e per l’imperatore Carlo V e poi per il suo successore. Gli Italiani combattevano per se stessi e per la propria famiglia intesa anche come patrimonio fosse essa una famiglia principesca, aristocratica, popolana, cittadina. Forse solo La Repubblica di Firenze e quella di Venezia ebbero in tanto sfacelo un po’ d’orgoglio combattendo potenze nemiche soverchianti e perdendo con un poco di decenza e dignità. Lo straniero è forte perché attacca per primo, è dominatore perché ha la potenza militare, è educatore perché sa quel che vuole e cosa imporre alle genti dissolute e disperse del Belpaese. Infatti gli spagnoli finirono con l’imporre il loro dominio e con il render forte e stabile la controriforma cattolica, il vincitore creò i suoi vinti e provò a ridefinirli secondo la sua volontà, l’opposizione dei nostri fu nascosta e a tratti vile, del resto son cose ovvie. Si tratta delle genti d’Italia e dopotutto senza una civiltà propria e senza  proprie forze sociali e politiche l’opposizione ai dominatori stranieri può prender forma solo nei propositi dei singoli o dei piccoli gruppi di eruditi.

IANA per FuturoIeri




7 maggio 2010

Il Giappone sarà salvato dall'invincibile capitano?




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Il Giappone sarà salvato dall’invincibile Capitano?

La notizia è rimbalzata con una certa rapidità sulla rete, sembra certo che la TOEI spenderà una cifra considerevole, si parla di un progetto da dieci milioni di euro, per fare una nuova opera su Capitan Harlock e la sua Astronave da guerra Arcadia. Per non sbagliare il colpo assieme al nuovo Harlock verrà prodotto anche una riedizione di una serie di robot giganti del maestro del genere: il famoso Go Nagai.  Accoppiata di giganti quindi incaricata di dare una svolta tecnologica, l’uscita è prevista per il 2012, al sistema dell’animazione giapponese. Farò in questo breve scritto della dietrologia presuntuosa, ma ho la certezza di aver capito qualcosa di questa novità. L’opera su Harlock sarà in 3D e si capisce perché: la crisi ha picchiato duro in Giappone che era già in recessione dalla metà degli anni novanta e l’invincibile capitano potenziato dagli effetti speciali e dalla nuova tecnologia tridimensionale potrebbe far il miracolo di dar ossigeno almeno all’industria dei DVD e dell’animazione giapponese. Inoltre le multinazionali dell’intrattenimento degli Stati Uniti con Avatar hanno puntato sulle nuove tecnologie e il Giappone non può correre il rischio trovarsi con una del sue industrie di punta, ossia quella dell’intrattenimento e dei cartoni animati, priva di queste novità. Il Giappone in questi ultimi quindici anni è entrato in fase difficile dal punto di vista sociale ed economico, la recessione e la crisi hanno causato  molti suicidi al punto che le stesse autorità dell’Arcipelago si son preoccupate di quelle che nella nostra parte di mondo chiamiamo le condizioni psicologiche della popolazione. Riuscirà il capitano con il Jolly Roger disegnato sulla divisa a salvare almeno un pezzettino del Giappone di oggi, almeno un frammento del suo cinema d’animazione da questa rovinosa triplice crisi che spezza e piega l’economia, la dignità degli esseri umani e distrugge la pace. Se per una combinazione incredibile di eventi il personaggio irreale e finto immerso nel suo racconto fantascientifico sfonda  al botteghino e fa il piccolo miracolo, che in tanti segretamente si aspettano da lui, si dovrà ammettere che nella Terza Rivoluzione Industriale i confini fra il reale e l’irreale, fra materiale e immateriale si sono fusi in una sola linea dove è difficile distinguere. Ciò che è irreale oggi può condizionare il reale senza alcun bisogno, come avveniva nel remoto passato, d’essere un mito sacro o l’opera perfetta di un maestro della pittura o di un genio della letteratura o della poesia. Questo modello di civiltà sta disgregando il remoto passato perché propone una civiltà diversa non priva di pericoli e di rischi enormi. Questa nuova civiltà è intollerante del passato che non può piegare o addomesticare, cerca di piegare o di annientare le  forme di civiltà che fanno da ostacolo ai suoi propositi ambiziosi o contrastano i suoi eccessi: in una parola è la Terza Rivoluzione Industriale. Contro i deliri distruttivi e i limiti di sostenibilità ecologica e sociale di questo modello di sviluppo potentissimo e aggressivo ci vorrebbero vere Arcadia e veri Capitani con un solo occhio pronti a giocarsi vita e fortuna in un solo colpo pur di fermare la follia produttiva,omicida e distruttiva delle risorse naturali di questi decenni. Ma questa è roba per Dei e per Eroi e il modo umano è da troppo tempo privo di costoro, quindi i molti che vivono sula nera terra devono cercarli nel mito e nella fantasia e in mezzo agli eroi dei cartoni animati.    In fin dei conti il finto mito di Halock è venuto bene, son passati più di trent’anni e il suo essere eroe schierato  contro governanti corrotti e dissoluti e cittadini scellerati, cretini e imbelli e il suo salvare l’umanità e il pianeta azzurro dai nemici interni (esseri umani) ed esterni (alieni) è oggi attualissimo.  La morale è questa: L’eroe non esiste, la sua ombra sì.


                                                                                IANA per FuturoIeri




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