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  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


27 maggio 2011

Il Fascista Immaginario: La scuola



Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Professori, maestri, presidi. Insegnanti…ma ci credi davvero? Qui in questa Nazione disgregata che senso ha il tramandare saperi e tecniche. Ormai tutto è stato abiurato, tutto è stato sottoposto a diffamazione, a lotta di parte, a speculazione. Un maestro può vivere e operare nel rispetto e non nel caos e nell’abbandono. Cosa ha fatto la sinistra associata alle logiche di questi nuovi padroni della finanza e del commercio: una logica di far della scuola un supermercato con tanto di debiti e crediti, questo sconfessa ogni discorso ragionevole sull’insegnamento.

Lazzaro: Efficace sintesi. La scuola come mercato, lo studente come studente-cliente, ma cosa proponi: una fuga nel passato, nelle illusioni, in ricordi corrotti e pazzi. Una disciplina per la disciplina mentre fuori dalla scuola e dall’università si agita un popolo imbelle e dissoluto in fuga dalle sue responsabilità, rincretinito da miti di ricchezza facile e da squallide pubblicità commerciale, che vuole miracoli, che si ostina a credere nelle lotterie con lo stesso fanatismo idiota con cui si crede alle leggende metropolitane o ai miracoli più assurdi di santi consacrati e uomini devoti. No, la disciplina, l’ordine, la decenza o sono nella società, nelle famiglie, in fabbrica, sul posto di lavoro, in azienda, in ufficio, nel servizio per lo Stato  oppure non sono e non possono essere. Non c’è un mondo di atomi umani scissi dal reale e dal concreto della loro esistenza quotidiana. Se la società economica e finanziaria vuole il disordine nelle famiglie perché c’è bisogno di far fare quattrini all’industria, dell’intrattenimento scemo,  del divertimento e dello sballo permanente cosa può fare la scuola, il maestro, il docente, l’educatore? Te lo dico io: la testimonianza del singolo. Che è un primo momento di libertà del pensiero e di purificazione della mente dal male.

Fa un gesto di stizza Sergio, poi si sposta fa due o tre passi come turbato e poi con un gesto riprende la parola.

-          Sergio: La testimonianza del singolo contro gli stadi di calcio, le discoteche, i parchi a tema, i programmi televisivi imbecilli, i finti divi della musica leggera ovviamente ecologisti e sinistroidi sponsorizzati dalle multinazionali che vendono cazzate sfruttando bestialmente gli operai e le operaie poverissime dell’Asia e dell’America Latina. La tua visione ricorda dei ragazzini che con i sassi sfidano carri armati da cinquantasei tonnellate. Pura pazzia. Sì lo so dei singoli, degli agitatori politici, delle minoranze di disgraziati che hanno valori altri sono forzati qui al silenzio, a lavorare politicamente come proscritti, come carbonari, come fanatici persi in un tempo e in una storia non loro. Ma su questo esser maestri è caduta oggi questa guerra, e non sarà l’ultima. Anzi è un principio, è l’anello più grosso di una catena pesante e molto lunga che attraverserà i nostri anni, e quando saremo vecchi avremo ancora modo di vedere le guerre che derivano da questo anello grosso e pesante. Perché questa nuova guerra irachena non va scissa dalla suprema esigenza di far lavorare i mercenari, le fabbriche di armi, i finanzieri, gli esperti di pubbliche relazioni, i grandi mercanti; dalla necessità del sistema di distruggere, spianare, spezzare le civiltà e i popoli per ricostruirli in nome di poteri nuovi non meno illegittimi e dispotici di quelli precedenti. Il potere politico, i demagoghi, i professionisti dei pacchetti di voti chiavi in mano e dietro di loro la plebe fecciosa di funzionari, esperti, addetti, burocrati dello Stato sta sotto i veri poteri, perché esiste un solo potere nel capitalismo: quello bancario. Il resto deve legittimare l’illegittimo, santificare l’empietà, lodare la scelleratezza, imporre l’assurdo a gente normale; è in questo essere al servizio dei veri poteri che si risolve il potere politico e l’organizzazione di quel che resta dello Stato. La scuola ancora non si è dissolta nella sottomissione perché non è centrale; il lavaggio del cervello alla popolazione e alle plebi elettorali non lo fa la scuola. Lo fa la televisione, le riviste cretine, la pubblicità commerciale, la moda, il gioco del calcio e presto internet. Loro controllano…

Lazzaro: I simboli e le immagini che rendono desiderabile la vita e il quotidiano, sì lo so…non sono  scemo. Sapessi che lotte che ho fatto con i compagni per far capire a certi testoni idioti che occupare la facoltà e il rettorato è un mezzo e non un fine. Perché il potere si è spostato, anche quello che rimanda al controllo della cultura e della creazione dei simboli e delle parole è aldilà dell’università, della scuola.

-          Sergio: Adesso sei tu che fuggi nel remoto passato. Non si cambia il sistema capitalista con la bacchetta magica di merlino; la notte si sconfigge con la notte e il fuoco con il fuoco, il ferro con il ferro, l’odio con odio…

Lazzaro: E non si cambia aggrappandosi a imperi stramorti, ad armate dissolte nelle nebbie del tempo trapassato, a navi affondate nel secolo scorso, ad aerei distrutti che non sono più neanche rottami. Credere a un ritorno del passato duro e puro è una cosa da scellerati. I tuoi clienti sono vittime di una folle allucinazione che gli regala il brivido finto e scemo  del potere. Il tuo lavoro ti ha preso troppo, ecco tutto.

-          Sergio: La morte del tempo passato si ripercuote nel presente, io vivo nel presente e considero il futuro e per questo ho bisogno del passato. Anche per capire perché il sistema del capitalismo e delle banche  è così forte, così massiccio, così indistruttibile, così dominatore del quotidiano.

Lazzaro: Ma ciò accade perché noi che siamo le sue vittime materiali, morali e spirituali siamo deboli e siamo vulnerabili alle ambizioni e alle corruzioni. Noi oggi vittime ancora non siamo maestri di noi stessi.





10 febbraio 2011

Il Fascista Immaginario: un lavoro, una fede

Il 
geotermico: ottenere energia dalla Terra

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro: D’accordo. I soldi, il potere, la roba, l’appartamento. La macchina, le donne… Le genti d’Italia sono diverse ma tenute assieme dall’avidità e dalla paura; se fossi un filosofo antico direi che l’anima dei nostri è profondamente malata. Ha perso la parte razionale e si è dissolta quella legata all’orgoglio marziale e alla volontà di potenza, è rimasto solo desiderio, brama, delirio, cupidigia. Ma come se ne esce, e a titolo personale… Come vedi tutto questo. Come è possibile uscirne e altra domanda fondamentale quali sono, se ci sono, le leggi che regolano questo sistema; perché uno schema, un canovaccio deve pur esserci.

-          Sergio: Il mio secondo lavoro semplifica queste domande.

-          Lazzaro: Voglio saperne di più, parla…

-          Sergio: Funziona così. Ho bisogno di soldi, servono per il mio primo lavoro. Ricambi per il veicolo, benzina, assicurazione, qualche spesa imprevista e poi le spese per me. Mi sono accorto dell’infelicità di tanti che non riescono a vivere in un Belpaese ormai colonia celebrale dell’Impero Anglo-Americano. Loro sono le teorie dominanti in economia, loro è la concezione criminale di un libero mercato che spacca la comunità nazionale, loro la visione scellerata di far delle nostre città e paesi la ripetizione grottesca e apertamente empia  della Torre di Babele dove i popoli erano associati fra loro parlando la lingua del despota orientale che l’aveva creata. Sono stranieri come mai li abbiamo conosciuti in questa nostra penisola, neanche i turchi sono così diversi da noi come questi inglesi e questi statunitensi. Alieni. Quindi qualcuno un giorno mi ha messo una pulce nell’orecchio e mi ha detto come sarebbe bello ritornare ai vecchi tempi, fare come i rossi che hanno i loro modi di ricordare, di star assieme, di metter in scena la loro lotta armata e la Resistenza. Anche se devo dire che quest’ultima parola di solito non la uso e non ha per me lo stesso valore di chi solitamente la pronuncia.

-          Lazzaro: Credo di capire purtroppo. Questa è una reazione, solo che invece d’essere pubblica è di carattere privato e con finalità di lucro. Ho capito bene. Siamo alle solite. Vi nascondete dietro a un dito. Certo per me è facile capire. Questa destra ripulita, in giacca e cravatta, con dirigenti che parlano inglese o peggio che fingono di farlo non può rimettersi la camicia nera…

-          Sergio: Come no! Il nero si addice a camerieri e gente di servizio come i maggiordomi, quindi possono benissimo vestir di nero quando si ritrovano con i grandi  finanzieri, con i CEO delle Multinazionali, con i direttori di banca, con i generali stranieri, con i capi della massoneria, con illuminati, sacerdoti e altro ancora. Ma un giorno finirà questo Purgatorio punitivo e ciò che ha natura propria ritroverà la sua strada. Per me è legge di natura.

-          Lazzaro: Che situazione assurda, il fascista immaginario è più estremista di me e per certi aspetti ancor più anticapitalista e antisistema. Peccato ami le divise, i pestaggi, la polizia, le armi da fuoco.

-          Sergio: Come credi che arriverà la tua Rivoluzione…Il tuo popolo al potere…Con le belle parole, con le libere elezioni, con qualche predicatore da piazza, con qualche editoriale in un giornale pagato da banche e capitalisti, con il casino in pazza o i Social Forum?

-          Lazzaro: Non ho dietro di me l’Armata Rossa, e devo dire che non è poi un buon affare andar dietro ai carri armati e ai generali. Ma dimmi piuttosto cosa fai quando ti cali nella tua parte. Quello che fai mi sembra una cosa a metà strada fra il gioco di ruolo e il teatro a domicilio.

-          Lazzaro: Vado con ordine. Così è tutto più facile. Di solito la sera o di notte arriva una telefonata. E’ il cliente o un suo amico. Fissiamo l’appuntamento e di solito il prezzo. Poi al momento opportuno, una o due ore prima di andare in scena mi faccio un caffè doppio, capelli corti o rasati ovviamente, vestiario comune e quel che serve in un sacco o meglio ancora in uno zaino di vecchio tipo. Poi arrivo dal cliente con il furgoncino, di solito per non dare nell’occhio uso abiti da lavoro e delle grosse borse come quelle da operai, come se dovessi andar in casa a far un lavoro alle tubature o aggiustare dei fili elettrici. I vicini se ci sono e scrutano pensano che sia stato chiamato il garzone di un muratore o l’elettricista. Arrivato in casa mi presento e mi scuso per gli abiti, specie se la casa è di lusso. Ma la clientela capisce al volo. Di solito son gente di media o alta borghesia e non ama la pubblicità. Certo per la mia salute preferirei far queste cose allo stadio o in qualche piazza rionale, ma non è possibile e poi ho bisogno di soldi. Nella casa è sempre presente una stanza libera che può essere sgombrata o allestita in pochi minuti. Basta poco, un quadro, delle bandiere, qualche cartone pieghevole dipinto, un cimelio. Alcuni clienti hanno divise e oggetti d’epoca e così spesso sono loro a metter a disposizione quanto serve. A quel punto parto con la musica. Discorsi del Duce o qualche inno del periodo. L’importante è far la magia, montar bene la scenografia, illudere che siano nel 1923, nel 1933 o nel 1943, che il tempo si è fermato, che l’Italia è tornata indietro ed è ancora Impero, senza  questi stranieri che vengono dall’Oceano Atlantico. Dopo a seconda del cliente inizia la mia opera. Discorsi di carattere storico, encomi, lodi di eroi, lettura di bollettini di guerra trionfalistici, elogio del Duce e della sua opera. Di solito non è bene insistere sul fascismo, la clientela preferisce che si parli bene del Duce. Il fascismo in fondo come regime totalitario ha mancato il suo destino e non ha vinto la guerra. Qualcuno vuole la drammatizzazione, in un paio di volte ho dovuto rievocare la cattura del Duce da parte dei traditori e la sua liberazione grazie ai paracadutisti germanici. Quando il pubblico si è commosso capita quasi sempre che qualcuno dia in escandescenze, che deplori l’Italia, che urli il suo odio per questo ordine di cose. Non so se capita anche a voi ma vedo che questo capitalismo selvaggio e distruttivo delle identità popolari e nazionali è proprio odiato.

-          Lazzaro: A chi lo dici…Questo almeno lo capisco. Lo capisco bene.

-          Sergio: Quando vedo che la situazione è calda e il mio piccolissimo pubblico è carico scatta di solito la rievocazione dei successi del Duce, se posso con i filmati d’epoca, l’elogio della persona, il tributo di fede alla sua figura, poi c’è la conclusione… Nella quale deploro la sua fine, ingiustizia che è caduta sopra di lui, talvolta parlo male anche dei nazisti che non hanno capito nulla. Sono più copse nello stesso tempo: fanatico fascista, attore, ciarlatano, scenografo, imbonitore, propagandista politico, estremista e il tutto in circa quarantacinque minuti. Eppure non mi sento un criminale, vedo che alla fine la clientela sta meglio, si sfoga, ricarica le pile psicologiche. La mia è una cura dell’anima. Anche se devo dire che in tanti apprezzano i racconti delle imprese militari, dei bombardamenti fascisti su Londra e sulla Spagna Anarco-Comunista o la storia della crociata antibolscevica del 1941, o la lotta antipartigiana in Italia. Io del mio repertorio amo ricordare tutti gli stranieri inglesi americani ammazzati in Africa e Sicilia. Ma mi rendo conto che la clientela ha mandato i figli a studiare nei college o a frequentare i master o come diavolo si chiamano i corsi post-universitari anche fanno gli stranieri, qualcuno fra i loro parenti o la loro prole vive a Londra o negli USA e lavora per le corporation di quelle genti. Quindi devo come dire censurarmi o non insistere troppo. Certo è che è una roba da non credere, chi ha distrutto il fascismo sono stati gli eserciti dell’Impero Inglese e Statunitense spesso formati da popoli che vivevano nelle colonie o in paesi succubi. Ma finirà. Prima o poi schianteranno questi stranieri odiosi, perderanno una delle loro guerre magari una grossa e il velo che le genti d’Italia hanno davanti sui squarcerà e le nostre genti abbandoneranno questi stranieri e abiureranno la loro fede mercenaria e interessata in quella civiltà.

-          Lazzaro: Questa è fenomenale. Tu sei più di quel che dici di essere. O sei un profeta si sventure e o sei un visionario, oppure sei un folle che s’accompagna a gente psicologicamente malata . Come molti studenti di famiglie povere o di ceto medio sei sprecato in questo paese.

-          Sergio: Sai una cosa. Non vedo vera e autentica felicità intorno a me, e non è solo un questione di quartiere, di soldi o di frequentazioni. Alle volte sono io che ho bisogno di ricaricare le pile psicologiche, il cliente spesso mi paga per qualcosa che farei comunque, proprio così…





30 settembre 2010

Il Fascista Immaginario

Via dal paese dei ciarlatani
Via dal paese dei ciarlatani

Il Fascista Immaginario

-    Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003. Due esseri umani molto diversi fra loro s’incontrano nella facoltà occupata di Scienze della Formazione (ex magistero); uno ha la soluzione del problema dell’altro, ma…

-    Lazzaro: L’ideologia è una bella cosa, fa fare tanto ma c’è un momento nel quale occorre tracciare un bilancio in termini pratici e il disfacimento di questa facoltà non è un mio interesse e nemmeno dei compagni. L’istruzione superiore ha bisogno di soldi per fare i corsi, per assumere personale, affittare aule e materiale informatico, per pagare docenti e certi parassiti universitari  che i baroni della facoltà coltivano con cura. Se i fondi si disperdono per mille vie sarà impossibile capire come vengono spesi i soldi e quali sono i risultati. Il vantaggio sarà tutto di chi si vede assegnare fondi di ricerca e cattedre in affidamento per i nuovi corsi, ma che questo sia anche il vantaggio degli studenti e delle studentesse e della forza politica che rappresento…ne dubito. Con gli ultimi disastri elettorali le forze del centro-sinistra che hanno tanta parte del loro elettorato nel mondo della scuola e universitario diventano una minoranza politica e culturale, questa guerra inoltre ci vede sconfitti perché tanti di noi si sono schierati contro. Quindi adesso le forze reazionarie potranno lanciare il loro attacco a fondo per scardinare tutto quello che disturba la loro attività nel settore della ricerca e della scuola. La mia analisi è semplice: taglieranno i fondi a ricerca e scuola, non sarà una cosa brutale e netta ma andrà a finire così. Quindi l’università decentrata che spende di più e fa tante cose rischia di trovarsi con le gambe tagliate prima ancora d’iniziare. Di conseguenza ecco questa mia posizione politica estrema: sostenere il rivale di ieri che va nella direzione giusta per motivi suoi diversissimi dai miei. Il mio non è cinismo è semplice realismo e istinto di sopravvivenza.

-    Sergio: Qualcuno che parla una lingua comprensibile dopo tante idiozie su guerriglieri, bandiere rosse e rivoluzioni impossibili e le follie sulle trentacinque ore sulle quali avete distrutto il primo governo rosso della penisola. Benvenuti nel 2003 anno primo della guerra irachena e anno terzo di quella afgana.

-    Lazzaro: Una volta si parlava di anno tale dell’era fascista. Vedo che è cambiato qualcosa.
Sergio: Quell’Italia non c’è più e ciò che è stato è morto. Soffro molto per questa cosa ma è così e nel mio terzo lavoro me ne rendo perfettamente conto. Mi sono fatto una cultura in proposito. Comunque non io e certi miei camerati ma i tuoi amici e compagni prima di arrivare alla guerra del 1999 con gli ex del PCI al governo del paese che andavano a braccetto con l’aviazione da bombardamento USA insistevano sulle 113 basi statunitensi presenti sul territorio italiano. “Repubblica  a sovranità limitata” erano queste le parole che si sentivano dalle vostre parti oltre alle accuse ingiuste e fasulle intorno alle stragi. Comunque hanno fatto bene a bombardare Belgrado e le fabbriche rosse della Repubblica Comunista di Jugoslavia, gli assassini delle foibe venivano da lì e adesso che il passo è fatto la strada del potere è preclusa ai comunisti. Quelli che ci sono ora si sono battezzati al nuovo nelle notti di Belgrado. Non porteranno più il comunismo in Italia. Il problema è che non basta sconfiggere i rossi se il potere è in mano a pochi ricchissimi apolidi, antropologicamente diversi e anti-italiani che fanno fare una vitaccia alla gente sana che lavora e che produce, la sfruttano e la derubano con le tasse e le frodi finanziarie.

-    Lazzaro: Quelli come te non cambiano mai, siete sempre i soliti vi sentite qualcuno solo con una divisa addosso e con il manganello o la pistola nella mano. Sempre convinti che grandi cospirazioni ed esseri malvagi siano qui e ora. Siete sempre in guerra con voi stessi e con il resto del mondo.  La cosa vi eccita in fin dei conti. Vi piace pensarvi al centro del mondo per poterlo purificare col ferro e col fuoco.

-    Sergio: Certo purificare, hai detto la cosa giusta. Ci piace. Almeno quanto quelli come te che non riescono a mollare i vecchi capi e i simboli del passato  e anche quando si buttano con la NATO e con la CIA restano con loro parlano di cose strane e pazze. Ci provate gusto ad andar dietro a questi voltagabbana che cambiano ideologia come se fosse un paio di scarpe sfondate o un vestito vecchio. Anche se tutto è crollato e tutti e tutti hanno tradito per quel che mi riguarda rimane la fede, fede nella patria e nella civiltà nostra; sia chiaro non certo nelle favole  e nelle preghiere a un Dio straniero. Comunque non sono qui per litigare o per parlare di politica. Ho bisogno di un nome  e cognome. Una ragazza precisamente.

Lazzaro: Questa poi. Io un professore, tu una ragazza. Che strano affare è il nostro.

Le Tavole delle colpe di Madduwatta

Il Fascista Immaginario

-    Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003. Due esseri umani molto diversi fra loro s’incontrano nella facoltà occupata di Scienze della Formazione (ex magistero); uno ha la soluzione del problema dell’altro, ma…

Lazzaro: In cosa consiste il tuo lavoro, e cosa fai di preciso. In fin dei conti se devo raccontarti delle cose riservate devo capire se posso fidarmi di te.

Sergio: Il primo lavoro è fattorino e talvolta ambulante come mio padre con un mio camioncino, ho lavorato tanto anche a nero per farmi il mio veicolo e ne vado orgoglioso e lavoro per due soldi, il secondo lavoro sempre col mezzo è qualche piccolo servizio notturno specie durante la campagna elettorale, qualcosa faccio anche lì. Organizzo una squadra di due rumeni e un bulgaro e attacchiamo i manifesti elettorali per cinque o sei liste elettorali anche di sinistra. Basta paghino perché c’è bisogno di lavorare. Su e giù dal tramonto all’alba per tutta la provincia. Prima c’erano gli attacchini volontari oggi si è aperto un mercato grazie al disfacimento della partecipazione politica, e io mi butto; purtroppo adesso c’è concorrenza nel settore. Tanti sono i disgraziati extracomunitari senza diritto di voto che per due lire fanno questo mestiere, non c’è più religione in questo mestiere. Il terzo bè è difficile da raccontare…
Qualcuno potrebbe dire che è teatro a domicilio, altri che è una simulazione macabra. Io dico che è la rappresentazione di una fede politica.

Lazzaro osserva incuriosito Sergio, si alza e cerca di capire, poi va verso il tavolo e si versa un generoso bicchiere di vino.  Fa un cenno per offrire poi si ferma.

Sergio: In sintesi con degli oggetti, un portatile e qualche fotografia vado in casa dei miei clienti, in stanze a prova di occhi e orecchie indiscrete e metto in piedi una apologia del fascismo e del DUCE reato perseguibile ai sensi della vecchia e maledetta legge Scelba. Di solito è una cosa commovente e ho perfezionato la rappresentazione con musiche suoni e i discorsi di Lui registrati. Qualcuno dei miei clienti è per così dire rispettabile per questo il mio lavoro devo farlo io, senza altri in mezzo. 

Lazzaro: Fantastico! Il culto del Duce in casa, ma allora è vero sei tu il FASCISTA IMMAGINARIO di cui si favoleggia in questa provincia triste e grigia. Certo che mi metto in bel casino con questo incontro. Se si sapesse a giro. Il fascista immaginario! Qui nella facoltà occupata.
Sergio: In effetti è uno strano affare e uno strano incontro. Comunque nessuno ha diritto di discutere sul mio lavoro, è lavoro e mi serve per vivere e per mantenere quelle cose che faccio  per dare un salario a quei due o tre disperati che lavorano occasionalmente con me. Ci tengo. E’ il mio lavoro, il mio furgoncino, la mia partita IVA e Lui sul carro armato a Milano nella foto che ho nel mio portafoglio. Ci credo e ho fede in quel che faccio.

Lazzaro: Vino?

Sergio: Non sul lavoro

Lazzaro: Questo non è un lavoro, è un affare fra due estremisti di segno opposto. Una questione privata. Tu hai bisogno di un nome e cognome e forse un numero di telefono, a me basta un nome sussurrato in un orecchio. Il resto lo faccio da me e mi organizzo. Quando si sa una cosa così importante alla fine si scoprono le carte degli altri una dopo l’altra. Non sai come sia facile riuscire a capire come stanno le cose quando sia ha una notizia e la si usa per scovare altre informazioni, in Italia la stragrande maggioranza delle persone non riescono trattenere un segreto per più di una settimana. Del resto cosa sono le immani tragedie della storia in un paese ridicolo come questo dove pochi  fanno finta di comandare e i molti fanno finta di obbedire ed eseguire. Solo i soldi sono diventati una cosa seria, l’unico valore, l’unico senso della vita e della realtà. In fin dei conti quel bene che voglio fare qui attraverso di te è una pura questione di bilancio e di previsione plausibile di come andranno le cose in materia di finanziaria dei prossimi governi e di quello attualmente presente.

Sergio: Solo mezzo bicchiere.

Lazzaro: Con piacere.

Sergio: Ora va meglio. I soldi dici. Certo! Ma aggiungi una parte che manca! I soldi sono stranieri sulle banconote c’è scritto Banca Centrale Europea e non Stato Italiano, non stampiamo più nemmeno la moneta che serve a noi italiani per lavorare e vivere.




15 febbraio 2010

Antichi incubi e nuove paure

 


De Reditu Suo - Secondo Libro

                                        Antichi incubi e nuove paure

Ormai tre generazioni o forse quattro dividono questo tempo dalla Seconda Guerra Mondiale e dai suoi orrori e dalla sua dimensione totale. I massacri di intere popolazioni inermi, i bombardamenti a tappeto, le città distrutte o ridotte a torce che prendono fuoco nella notte si sono semplicemente spostate. La guerra con il suo potenziale distruttivo e tecnologico ha lasciato alcune zone dell’Asia e dell’Europa per trasferirsi altrove dove grande è la miseria e dove molti sono gli interessi economici e  commerciali. Le banche fanno affari con le industrie belliche e i cittadini buoni, onesti e democratici mettono i soldi nel sistema bancario che lucra sulla guerra e sulla povertà e perfino sui bisogni di milioni d’esseri umani. Ultimamente i poteri finanziari stanno cercando, fra l’altro, di cavar lucro dalla privatizzazione dell’acqua e dalle speculazioni nel mercato dei generi alimentari. Tutto questo è considerato dal moralismo dominate cosa buona e giusta. I buoni democratici d’Italia e d’Europa son troppo preoccupati dal loro privatissimo tornaconto per concepire o comprendere i fatti che sono evidenti. Talvolta ho il sospetto che si parli e si ragioni di cose futili per evitare il confronto aspro e duro con la banalità di questo presente. Comunque sia i bombardieri Anglo-Americani non trasformano più le città d’Europa in torce accese con le “tempeste di fuoco”, i giapponesi non massacrano più i cinesi a decine di migliaia, l’Armata Rossa non impone più il regime staliniano ai territori “liberati”, la Gestapo di Hitler non terrorizza più i popoli vinti, e  anche la Wermacht non esiste più. L’esercito tedesco ha infatti cambiato nome si chiama Bundeswehr ed è al fronte in Afganistan con l’alleato italiano, con i marines statunitensi e con i reparti speciali inglesi e combatte la nuova guerra a bassa intensità contro i nuovi nemici: insorti, terroristi e talebani. Proprio come capita agli italiani anche i tedeschi ogni tanto riportano a casa qualche “eroico caduto” con gli onori militari. La bara fa la sua scena assieme  ai soldati schierati con le divise stirate e l’immancabile elmetto accompagnata  dalla bandiera nera, gialla e rossa con  l’aquila germanica bene in vista sul coperchio.

Nel Belpaese si ragiona spesso di fantasmi con la svastica nera, eppure le nuove guerre e i nuovi caduti sono lì, se arriverà un disastro sociale e militare per i regimi democratici arriverà in conseguenza dei nuovi conflitti e non di ciò che ha lasciato un passato ormai remoto. Inoltre le conseguenze della spartizione del mondo operata dalla conclusione della Seconda Guerra Mondiale sono messe in discussione dalla presenza di più potenze imperiali in competizione fra loro. Avanzo l’ipotesi che dentro il Belpaese ci sia la volontà ferrea di scappare dalla realtà, di fuggire in mondi di fantasia, di creare mostri immaginari per non pensare alle mostruosità reali;  la fuga dalla realtà è come la peste medioevale può contagiare tutti dal popolano miserabile al potentissimo principe.

IANA  per FuturoIeri




20 novembre 2009

L'inverno nel Belpaese

De Reditu Suo

L’inverno nel Belpaese

Forse solo l’inverno fra le quattro stagioni riesce a comunicare l’esigenza del rinnovarsi della vita, davanti all’evidenza di una natura che è giunta al termine di un ciclo la mente umana capisce l’esigenza di rinnovamento. Questo tempo freddo, umido e un po’ triste mi porta ad associare il concetto di vita – morte - rinascita alle faccende politiche e culturali dell’Italia.  Credo che  questo nella vicenda pubblica si sia giunti all’inverno, sicuramente uno degli ultimi della vecchia Italia. Una sorta di tenebra fredda che nasconde la decomposizione delle cose morte nasconde la banalissima evidenza che tutto ciò che era stato prima ha cessato d’essere da tempo; vuoti simulacri e ombre del passato tormentano i viventi.  Quando questo freddo inverno della vita cesserà d’essere le diverse genti del Belpaese dovranno  restituire un qualche senso alla loro esistenza ed uscire da questa prigione di pregiudizio e paura che è tutta nelle loro teste. La morte del mondo di prima, delle sue ragioni, delle sue certezze, delle sue ideologie prepara il terreno al nuovo, la politica politicante del Belpaese e le minoranze al potere hanno finora avuto l’interesse a far vivere le diverse genti d’Italia entro i confini di una fredda fantasia da cultori dell’orrore e delle cose morte. L’illusione di un qualcosa d’’immutabile, di immobile che si ripete nelle trasformazioni di facciata dei poteri politici ed economici. Eppure non è così la  cella frigorifera buia e tetra nella quale son precipitate le genti d’Italia si sta sfasciando, le pareti cedono, il termometro sale, entra la luce dalle pareti rotte. In realtà da qualche anno vado pensando che da tempo proprio chi vive di politica sfrutti questa situazione e si faccia forte di cose morte per catturare un facile consenso e bollare come comunista o fascista non il rivale politico o il partito avverso ma il gentiluomo e la persona perbene che solleva critiche e perplessità davanti ad una gestione della cosa pubblica che ai molti appare criminale e criminogena. Questa cosa squallida, che aiuta gente anziana, impaurita e ignorante a far finta di vivere in un trapassato remoto stramorto e polverizzato, è forse l’arma più forte della politica politicante; chi fa osservare che l’inverno è finito e la primavera sta arrivando viene semplicemente zittito, offeso, preso per un demente o per uno che ha vissuto troppo tempo fuori dal Belpaese. C’è in tutto questo una forza d’inerzia nelle cose che si muove contro i lestofanti di casa nostra, una specie di movimento degli uomini e delle cose che sta togliendo la terra sotto i piedi a chi pretende di vivere in un tempo morto. Se conosco bene l’Italia e le sue disperse genti  so come andrà a finire: “un bel giorno tutto comincerà a crollare e arriverà un momento di schianto, a quel punto i fanatici propagandisti delle illusioni e delle fregature si trasformeranno nei più accesi lodatori del nuovo e di ciò che prenderà forma”. In fondo fare certi mestieri legati alla politica, alla pubblicità, alle pubbliche relazioni e alla persuasione politica e culturale è solo fare un mestiere. Perché stupirsi se un bel giorno certi personaggi cambieranno padrone o modello politico, o culturale; in fondo è solo una faccenda di busta paga, di arrivare bene alla fine del mese. Forse c’è una morale in tutto questo, solo che io personalmente non la vedo.

IANA per FuturoIeri






14 settembre 2009

La destra all'arrembaggio di capitan Harlock

La valigia dei sogni e delle illusioni

La destra all’arrembaggio di Capitan Harlock

 

E’ un fatto che ha scomodato perfino qualche commento giornalistico, una parte della destra italiana e segnatamente quella più arrabbiata ha assunto come eroe preferito il buon vecchio Capitan Harlock. Scanso equivoci vorrei far osservare che è singolare come da parte di una certa destra si cerchi di far di Capitan Harlock un proprio simbolo, invece altrove nessuno si pone il problema di far propri i simboli di un certo immaginario della "generazione  Mazinga".

Invito i gentili lettori a digitare su un motore di ricerca insieme i termini “Harlock”, “Destra”.
Per la verità c'è qualcosa che spinge in quella direzione: il simbolo dei pirati, la provenienza degli antenati di Harlock dalla Germania (c'è pure un nazista nel suo albero genealogico), i riferimenti certissimi dell'autore a Wagner e quindi di riflesso al tardo-romaticismo e al niccianesimo, e la critica radicale alla corruzione nella società umana e al cretinismo di una società dissoluta manipolata dalla televisione e dai divertimenti di massa.

Solo che occorre considerare, per amor del vero, che l'Harlock preso da destra non è esattamente quello della serie del 1979, la serie classica contro la regina Raflesia, ma piuttosto quello di una serie di gran lunga più infelice del 1982 nota come SSX, e segnatamente un OAV dal titolo: "L'Arcadia della mia giovinezza". In questo singolo OAV va in scena il suo antenato, il quale è con ogni evidenza un capitano della Luftwaffe, e assieme a lui appare anche l’antenato del suo amico e compagno d’avventure il giapponese mezzo samurai e mezzo ingegnere aereo-spaziale Tochiro.  Anche l’antenato del figlio del sol Levante si ritrova anche lui sul fronte occidentale in quella primavera del 1945. Entrambi gli antenati rimasti da soli contro tutti con l’ultimo aereo rimasto fanno amicizia e scappano in Svizzera. Scanso equivoci occorre rammentare che  le vicende del capitano si collocano nel 30° secolo e non nel 20°, nonostante ciò è proprio quella comparsata di dieci minuti a fronte di una produzione di anime su o con Harlock stimabile in un centinaio di ore, più o meno, che dà a quest’appropriazione da destra una qualche plausibilità.


E' curioso come la povertà di miti politici credibili crei un vuoto tale al punto tale che sui forum si discute se sia legittimo meno questo possesso politico del Capitano del 30° secolo.
La cosa appare piratesca, fra l'altro mi chiedo cosa ne possa pensare il creatore e detentore dei diritti del capitano Akira Leiji Matsumoto che è fortemente interessato al suo Copyright. Inoltre l’artista e

creatore del pirata spaziale da tempo lavora per far passare l’idea che i fumetti in generale, e quelli giapponesi in particolare, sono forme d’arte; l’accostamento tra il suo Harlock  e la  destra politica rischia di creare dei nemici a un ragionamento intellettuale pieno di dignità e buonsenso.
Io non credo che sia una cosa da balordi quest'accostamento all’insegna della politica, chi lo fa sa cosa fa. Penso alla necessità di trovare eroi, esempi, e miti; mancando quelli credibili e concretamente reali si può fuggire negli eroi dei prodotti d'intrattenimento, negli eroi virtuali.

Questo però mi fa pensare da un lato a un processo di surroga, viene a mancare il titolare di un posto e arriva il sostituto, dall'altro a una novità di una società in rapida trasformazione dove reale e virtuale si legano e s'intrecciano in forme nuove e totalizzanti.


IANA per FuturoIeri



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