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24 febbraio 2009

Primarie ed elettori: gioie e dolori

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Primarie ed elettori: gioie e dolori

Da tempo sono abituato ai finti drammi della politica nostrana, al diluvio di chiacchere, alle scemenze su cose strane e pazze ripetute decine di volte tanto per far qualcosa e distrarre gli elettori. Stavolta in casa della fu opposizione la musica è cambiata con l’elezione di Matteo Renzi, gli elettori del fu Partito Comunista sono stati implacabili: cambiate mestiere!. Si è preferito un conservatore, un cattolico ai vecchi arnesi che avevano iniziato la carriera troppi anni or sono e che oggi canuti e logorati son stati congedati con quello schiaffo potente che si chiama primarie. Chi scrive è sempre stato ostile alle primarie e ha sempre visto la cosa come un grottesco e fantozziano imitare la civiltà Statunitense, che è diversissima dalla nostra. Un tafazzismo, un volersi far del male, un volersi torturare è a mio avviso la vera natura di questa cosa nata male e inseminata dalle fantasie di trans-comunisti passati dalla mattina alla sera dalla devozione per Mosca a quella per New York. E’ successo quello che succede dovunque si tengano le primarie chi mette assieme più soldi, pubblicità, potenza nel promuovere la sua immagine vince. Il più americano è il più forte, il consenso è stregato dai metodi della pubblicità. La patetica processione ai piedi del vincitore il giorno dopo l’evidenza della sua vittoria rivela quanto smisurata sia la distanza fra l’originale delle primarie statunitensi e questa cosa falsa e rozza gabellata ai più come cosa degna. Inoltre subito dopo la proclamazione dei risultati dello scrutinio, e la cosa inutile dirlo mi provoca un piacere intenso, sia i Verdi nella persona di Gianni Varrasi sia l’UDC nella persona di Razzanelli hanno sottolineato come la vittoria del Renzi sia data dalla magia bellissima di 3.500 voti di elettori del centrodestra che dalla mattina alla sera han sottoscritto di votare il PD partecipando alla consultazione. Mi scappa da ridere!. Si son acconciati, i devotissimi elettori del cavalier Berlusconi a presentarsi alle primarie altrui per votare il nostro. Se conosco qualcosa del Mario Rossi che vota per Berlusconi e per la PDL questo qualcosa mi dice che la stima nei confronti del Berlusconi non è solo devozione ma un vero e proprio “culto”: gli elettori di Berlusconi in un certo senso lo amano e hanno fede nel Presidente del Consiglio, è certissimo quindi che quei voti torneranno da dove son venuti al momento vero della consultazione elettorale. Come interpretare le vicende politiche nazionali e fiorentine? Mi è venuto in mente questo: essere democratici, onesti, giusti è cosa percepita dall’elettorato come debolezza; anzi è una ferita aperta perché l’avversario politico potrebbe infiltrare il partito ostile e usare i legittimi strumenti democratici per disgregare con gente prezzolata la linea politica dei suoi nemici. Le primarie non salveranno la poca democrazia che è rimasta in Italia, nella migliore delle ipotesi saranno l’ennesima tragica mascherata per fuggire dalla realtà e per fingere di non capire che le diverse genti del Belpaese, da decenni offese da una corruzione e degenerazione politica oscena, si sono da tempo allontanate da questa Repubblica e dai suoi vuoti rituali. Aggiungere un rito falso e rozzamente copiato ai troppi già presenti nella Penisola può solo aggravare la situazione.

IANA per FuturoIeri




18 febbraio 2009

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ma quando fu solo, Zarathustra parlò così al suo cuore “E’ mai possibile! Questo santo vecchio nel suo bosco non ha ancora sentito dire che dio è morto!” .( Friedrich Nietzsche, Così parlo Zarathustra )

La Morte di Dio. Patria e Famiglia

Due grandi partiti di destra e tante chiacchere.

Ormai le vicende delle primarie fiorentine unite alle altre novità elettorali della Sardegna confermano che nel Belpaese la tendenza è quella del darsi di due grandi partiti di destra diversamente conservatori e repressivi. Uno momentaneamente forte per via del leader Berlusconi, uno debolissimo per via dei suoi disordini domestici. L’Italia delle differenze politiche nelle quali ero finora vissuto è sparita, sepolta da questo nuovo che avanza. Tanti discorsi sulla sinistra, sul fascismo, sull’antifascismo, sulla Morte della Patria, sulla civiltà Occidentale, sulla Resistenza, sulla Costituzione oggi sono robe che lasciano il tempo che trovano, la politica sta diventando una cosa all’americana: contano i soldi e la pubblicità e l’immagine del candidato o del gruppo che l’appoggia. Personalmente credo che questo sia male, l’Italia non è gli Stati Uniti e l’americanizzazione di qualcosa qui nel Belpaese ha sempre dato risultati rozzi e grotteschi, talvolta osceni. Il deforme ancora una volta prende il sopravvento sul reale, sull’armonico su ciò che è stato domestica gloria o comunque parte di un passato comune. Le primarie, che son primarie all’italiana, le metto nel numero delle robe tarrocate da Stati Uniti. Un falso che non fa neanche finta d’essere le copia grottesca dell’originale. Questo non è un paese da primarie ma da preferenze, l’Italia è terra di differenze non di omogeneità. Quando l’esser uguali è cosa imposta dall’alto dai grandi centri del potere finanziario o da leader politici che guardano ammirati Berlusconi sognando d’esser come lui allora un sano sentimento di disgusto dovrebbe prendere allo stomaco i molti. Ma ormai le genti del Belpaese sono stordite dalla televisione e dalla demagogia degli slogan e delle prese in giro, impaurite dalla povertà e dal disordine che porta questa terrbile crisi, hanno perfino rimosso il fatto che siamo in guerra contro i guerriglieri afgani; le primarie sono l’ennesimo giochino della politica, un modo divertente e ludico per far finta di esser ancora democratici e liberi. Non c’è democrazia e non c’è libertà finchè le nostre genti sono strette e atterrite dalla paura, premute dalla crisi, incapaci di reagire al male che arriva e che sembra voler tarvolgere l’esistenza dei molti. Per capire la libertà, la libertà d’avere anche le proprie sofferte opinioni e non i pacchetti pseudo-ideologici regalati dai pubblicitari e dai ciarlatani della politica occorre elevarsi oltre l’immondizia di questi tempi, vedere che c’è un futuro possibile da costruire qui e ora e non solo la paura che blocca, paralizza, distrugge. E’ difficile perché quasi tutto è contro il Belpese e le sue difformi genti, eppure solo facendo appello alla libertà interiore, alla reazione davanti a una condizione di dipendenza e di minorità civile e morale, alla propria diversità culturale e di vita le sfortunate genti della penisola potranno ritrovare se stesse e il loro posto sul pianeta azzurro.

Oggi due grandi raggruppamenti politici di destra si stanno per candidare alla presa del potere, la cosa è prossima. Per molto tempo la naturale diversità italiana non passerà più dalla politica ma dovrà inesorabilmente viaggiare sommersa fra libri, blog, incontri culturali; la diversità sarà il privilegio dei pochi, di chi ha idee diverse, di chi è disgustato o semplicemte ferito da come vanno le cose. Solo la devastazione della crisi può salvare la diversità politica. O forse no.

Non so più dove sia il mio vecchio Belpaese.

IANA per FuturoIeri



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