.
Annunci online

  noglobalizzazione [ Forum di critica alla modernita' e a questo nocivo sviluppo ]
         


3 ottobre 2012

Diario Precario 2/10

Precario

Data. 02/10/2012

 

Note.

Giornata  così e così. Fatte due ore e una supplenza, la supplenza per una questione di sostituzione temporanea del docente. Le prime impressioni dell’anno scolastico confermano quanto la civiltà dei consumi e il linguaggio della pubblicità commerciale sia dominante nella mentalità e nel pensiero degli adolescenti. Quello è il loro primo linguaggio, il punto di riferimento oltre e aldilà la realtà scolastica.  Alla ricerca delle quattro ore che mancano al completamento del mio orario. Che dovrebbe essere di 18 ore e non di 14. Forse la soluzione è in arrivo… forse né sì né no…forse no. Chissà.

 Ci vuole pazienza il caso e la burocrazia devono far il loro corso. In particolare mi sembra meccanico il senso della cosa, e l’attesa. Fatta corsa e arrivato in ritardo alla riunione dei docenti. Oggetti in esame la programmazione e le varie ed eventuali. Così è volato via il pomeriggio.

Comunque l’importante di oggi non è la cronaca del lavoro ma il sogno che ho fatto poco prima del risveglio. Strano ricordare i sogni all’alba.

 

Note.

Quel sogno è la cosa più inquietante di oggi . Poco prima del risveglio ho sognato che era arrivata la guerra, nel sogno era una cosa attesa, ovvia. Attacco di due droni o qualcosa del genere su una base NATO sulla costa, lampi aerei, incendio, fumo. Mi ricordo che nel sogno mi sono arrampicato sulla casa di Tarzan, alta circa cinque metri, del campeggio dove avevo trascorso infanzia e  adolescenza. Si staccavano dei pezzi ma alla fine riuscivo a salire e a vedere il fumo in lontananza fra la foresta e la costa. Sotto la gente commentava, stavano come in villeggiatura, come se fosse tutto normale. Poi il risveglio con la nota che questo sogno era una cosa strampalata. Come tutti i sogni. Eppure la casualità onirica mi riporta a una grande verità di oggi ed è la convivenza della normale vita dei molti con il fatto militare, con guerre lontane, con politiche belliciste e imperiali oggi dominanti e malamente nascoste dal rumore quotidiano delle cronache dal Palazzo dei capi politici e da quello dei VIP da rivista scandalistica o di cronaca.

 

Considerazioni.

La guerra è un tema, una questione che non interessa molto la maggior parte della popolazione.  La maggior parte degli italiani ha troppi problemi banalissimi e quotidiani per pensare a ciò che è oltre, a quel che è aldilà del proprio orizzonte, lontano dal personale spazio di vita quotidiana. La maggior parte degli adolescenti, inoltre,  ha un mondo di riferimenti e di valori collegato agli stimoli che ricevono continuamente dalla pubblicità commerciale e della televisione e dai nuovi media; spesso e volentieri la questione del fatto militare è rimossa, oscurata, cancellata. La guerra che oggi si esprime in forme diverse da quelle del primo Novecento causa di solito un calo dei consumi, preoccupazioni, difficoltà politiche, inquietudini. Allora viene rimossa, quasi cancellata dalla presenza ordinaria, dalla banalità del quotidiano. Non se ne parla, non la si fa vedere se non in casi e in circostanze specifiche, non è normalmente osservabile. L’ordinario agire sociale deve muoversi secondo percorsi noti, semplici, costruiti per un sistema che crea bisogni, consumi, spazzatura, linguaggi piegati alle esigenze del commercio e dell’industria dell’intrattenimento. Ecco che nel sogno compare quest’inquietante presenza rimossa dal quotidiano.  L’oggetto di tanti anni di studi di storia e di formazione universitaria compare in forme casuali e confusamente ricordate.

Aveva qualcosa di familiare la scena del sogno dove mi arrampicavo sulla casa di Tarzan, una costruzione in legno a forma di capanna sospesa su un pilone di cemento di circa cinque metri. C’era il ricordo dell’infanzia e della pre-adolescenza e la cronaca seminascosta dei nostri giorni; la banale mattanza delle nuove guerre  si era fusa con i ricordi del passato, come se i due tempi fossero fra loro in collegamento, come se un filo a me ignoto di causa-effetto collegasse gli anni ottanta del Novecento al duemiladodici. Si noti non i massimi sistemi, le ideologie, le armi. Proprio la vita personale. Come se l’adolescente degli anni ottanta al campeggio fosse in collegamento con l’uomo del 2012 che cerca di capire i conflitti del presente alla luce di quel che arriva dalla televisione, da internet, dalle riviste, dalla carta stampata. Forse è proprio così. Certi aspetti tragici e inquietanti del presente possono essere solo immaginati con spirito adolescenziale, osservati allo stesso modo con cui un ragazzo scruta l’orizzonte dalla capanna di Tarzan in lontani pomeriggi d’agosto. Immaginando quel che non vede e non sente.




14 gennaio 2011

Il Fascista Immaginario


Le Tavole delle colpe di Madduwatta. Libro Secondo

Libro secondo

Il Fascista Immaginario

Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Lazzaro si prende una pausa, Sergio  osserva attento i suoi movimenti, le mani, il libro con il biglietto, il movimento degli occhi.

-          Lazzaro: Forza. Parli di forza. Ma quale? Guarda questo Belpaese per ciò che è davvero. Una pletora di anziani terrorizzati dall’idea di perdere la pensione, di finti docenti, di falsi profeti della politica, di apprendisti stregoni che vivono di pubbliche relazioni e di politica professionale. Tutti quanti campano al di sopra della realtà e dei propri mezzi grazie alle loro frodi, ai loro inganni, alle loro mistificazioni. No il potere è nelle mani della grande finanza, delle pochissime famiglie di miliardari in euro, dei generali stranieri che sono in relazione con i complessi militar-industriali dei loro imperi di riferimento, dei grandi burocrati, dei livelli alti della politica e della diplomazia. Questi sono i forti. Ceti sociali o se si vuole caste formate da minoranze piccolissime che sono al potere o ne controllano delle frazioni. Un messia politico che trascina il popolo dalla sua o è espressione di questi poteri oppure è morto o carcerato prima ancora d’iniziare. No non c’è nessun Messia o Redentore sul piano politico ed economico. C’è solo lo squallore di un mondo senescente pieno di paure e terrorizzato dall’idea di perdere quel poco che ha strappato con la frode, il lavoro, la disonestà alla malvagità del mondo e all’iniquo sistema sociale della Repubblica. La forza dell’Italia. Ma quale? Quella dei migranti poveri che lavorano per pochi euro l’ora, dei nuovi poveri, di quelli che s’arrangiano, delle famiglie con madre e padre con lavori saltuari e precari e le famiglie d’origine dissolte. Ma di che si parla? Oggi un turbine di anziani terrorizzati brama solo ed esclusivamente di divorare le residuali risorse pensionistiche e sociali con ingordigia ed egoismo ignoti a tutta la storia precedente di queste nostre sfortunate genti d’Italia. Mai è capitato che l’egoismo sociale degli anziani si sviluppasse al punto di determinare politiche così miopi, distruttive, disgregatrici della solidarietà fra generazioni. E’ evidente anche a un cretino che se intere generazioni svolgono lavori malpagati e saltuari non potranno dare i contributi pensionistici ad una massa di anziani bisognosi di cure sanitarie costose, di supporto sociale, di sussidi e ovviamente di pensioni. Quanto può dare un precario della Scuola, un assunto dal Comune per tre mesi, un  migrante che lavora in nero e senza permesso di soggiorno, un disoccupato  o uno sbandato.  Il disinteresse per noi, per coloro che vogliono insegnare, educare, costruire un Belpaese meno osceno, irreligioso, empio corrotto, degenerato ha una dimensione suicida. Forse c’è una pulsione di morte in Italia, una spinta interna che sta puntando alla dissoluzione dello Stato e alla rovina estrema del nostro popolo.

-          Sergio: Credi nelle stelle? Non è una presa in giro… Vedi io credo che sia vero che questo è un tempo di passaggio fra ere, fra modi d’essere umani qui nel pianeta azzurro.

-          Lazzaro: Cosa cerchi di dire? Sei uno di quelli che va dietro  la New Age e la teoria che stiamo entrando nell’Età dell’Acquario. Sei fuori di testa fino a questo punto?

-          Sergio: No. Credo in ciò che è reale e il reale muta, degenera, rinasce, si scompone  e ricompone per azione dell’uomo e della natura. Se sia una nuova Era che apre le porte a una nuova forma d’esistere della razza umana non lo so, e non lo posso sapere. Ma è evidente che i forti possono sopravvivere al male e  non c’è solo la forza del soldato o del poliziotto che si basa sulle armi. C’è l’intelligenza di chi conosce i fatti e sa cosa sia reale e cosa sia illusione, c’è la forza di chi ha fede e prega, la forza di chi vuol costruire e non distruggere. Forse alcuni nemici sono comuni. Ma tu dai un forte valore sociale e di ceto a quel che è una natura morale e antropologica. Ci sono umani che sono malvagi e nascono malvagi e vanno in alcuni momenti del corso storico messi in condizione di non nuocere con tutti i mezzi. Ordinariamente la loro funzione è di distruggere i deboli annientando e razziando le risorse economiche e disgregando la solidarietà fra simili per aumentare il caos, la paura, il disordine, la follia. Quando la misura è colma arriva poi la purificazione necessaria, legittima, santa. Quel che rimane una volta purificato è più forte, più saldo, più elevato. Il salto spirituale e antropologico di chi studia magia e astronomia è una realtà naturale, un fatto quotidiano, privato che ha una sua dimensione collettiva e perfino ecologica. Cambia la natura distruggendo le mutazioni naturali o indotte incapaci di relazionarsi al meccanismo complesso della vita sul pianeta azzurro; così è per gli esseri umani. Il meccanismo sociale e civile del capitalismo di questo terzo millennio è fatto per stroncare ogni forma di vita singola o associata che si riveli incapace di relazionarsi ad esso. E’ una macchina artificiale  che completa e rafforza il meccanismo di selezione naturale. Forse è più della natura è un nuovo Dio creato però dagli esseri umani per gli esseri umani. Per me è il segno che è possibile mutare con la forza la natura dell’umanità e dare ad essa una forma, un segno, una vita ordinata secondo una volontà dominate impersonale in grado di muovere forze collettive.

-          Lazzaro: Incredibile! Astrologia, New Age e Darwinismo sociale tutto mischiato assieme. Forse abbiamo dei nemici comuni, ma la confusione è tanta in questa stanza. Di tutti i fascisti che ho ascoltato finora tu sei il più strano, il più originale.




6 novembre 2010

Il Fascista Immaginario




Rivelazione magica

Il Fascista Immaginario


Breve scritto teatrale sulla disgregazione del vecchio mondo umano al tempo del ministro della pubblica istruzione Letizia Moratti e dell’ennesimo governo Berlusconi; è l’ estate del 2003.

-          Sergio: Adesso è il momento di parlare del prezzo e di quel che dobbiamo dirci.

-          Lazzaro: Questo è giusto, ma aspetta con calma. Fammi accomodare su questa cattedra.

-          Sergio: Ti piace la cattedra sei uno strano tipo, il tipico rivoluzionario italiano che il ventisette passa di banca a ritirare la pensione o lo stipendio.

-          Lazzaro: Non tutti nascono Lenin o Marx, qualcuno deve pur fare cose ordinarie, organizzare, stare sul posto, limare l’utopia per creare il concreto; e perché no: tirare a campare e possibilmente bene.

-          Sergio: Voglio il nome  e il cognome di una ragazza, bionda, occhi blu, del collettivo, circa uno e ottanta. In cambio il nome del docente che è stato mio cliente e che sta col cuore a destra-destra e voterà come deve votare.

-          Lazzaro: Un attimo, bionda, occhi blu, alta ma nel collettivo non c’è nulla del genere… magari…

Aspetta. Fammi pensare. Cribbio! Forse ho capito!

-          Sergio: Cosa c‘è che non va, non si può fare?

-          Lazzaro: Non è una cosa semplice, non è di questo collettivo. Credo sia una di lettere, forse so chi è perché è gente allegra quella; di ceto medio-alto fa feste e filosofeggia. Certo questa storia è davvero curiosa, stento a crederci.

Lazzaro si accomoda in cattedra Sergio si avvicina al banco in piedi, distende le mani sul legno vecchio come per stirarsi ma in realtà è contratto, sta quasi sfidando Lazzaro.

-          Sergio: Non si può fare?

-          Lazzaro: La politica è la scienza dei numeri e del possibile e qualche volta anche dell’utopia e della rivoluzione. Fissiamo una regola un nome convenzionale per la ragazza e un nome convenzionale per il docente. 

-          Sergio: Il nome che scelgo di copertura è il “Cliente”

-          Lazzaro: Il nome che scelgo è “belle Hélène” abbreviato “Hèlenè”. E’ il titolo di una commedia francese che ho conosciuto e visto quando ho fatto l’Erasmus in Francia. Ora arriviamo al dunque come si fa.

-          Sergio: Potrei scrivere il nome del cliente a stampatello su un foglio piegato, ma io come  faccio a sapere se tu mi racconti il vero?

-          Lazzaro: Lo stesso vale per me!

-          Sergio: Dobbiamo conoscerci un po’ meglio. Parliamo di cartoni animati!

-          Lazzaro: Prego! Sei matto?

-          Sergio: Dimmi cosa guardi o ricordi dei cartoni animati visti in televisione durante l’infanzia e capirò che tipo sei.

-          Lazzaro: Capitan Harlock! Rigorosamente solo la  serie classica: quella contro Raflesia e non la SSX. Gli darei fuoco alla SSX

-          Sergio: Harlock? Serie Classica? Che cosa stranissima, tanti camerati vanno pazzi per la SSX. Ora che ci penso la classica non l’ho mai vista

-          Lazzaro: La tua serie! Prego!

-          Sergio: Lupin III, la prima serie quella diretta da Hayao Miyazaki; il resto dei cartoni di Lupin  lascia il tempo che trova. Roba di scarto.

-          Lazzaro: La tua serie è quella di un ladro gentiluomo?

-          Sergio: Lupin è un criminale che nove volte su dieci combatte contro poteri ancora più sanguinari, ladri e corrotti di lui; e poi è audace, forte, intelligente con seguaci fedeli e letali e non teme. Mi piace chi rischia tutto e forza le regole stabilite da gente peggiore di lui. In tutti gli esseri umani c’è un limite di sopportazione, quando la legge diventa arbitrio e vessazione dei pochi sui giusti scatta qualcosa e l’uomo si fa audace.

-          Lazzaro: La serie classica, a differenza della SSX che piace ai tuoi camerati per via dell’OAV “L’Arcadia della mia Giovinezza”, vede il pirata spaziale lottare contro gli alieni bellissimi, terribili e sanguinari che minacciano la Terra dall’esterno e combattere contro i poteri pseudo-democratici interni corrotti, dissoluti, imbelli, cialtroni, irresponsabili, criminali. L’eroe che combatte il nemico interno e quello esterno. L’eroe finto nel suo mondo a colori fa quello che il sottoscritto  in piccolissimo, senza seguaci pronti a tutto, senza corrazzata spaziale, senza armi dovrebbe far qui. Lottare contro un sistema che attende solo di essere rottamato e contro poteri che spingono verso la globalizzazione e la privatizzazione della vita e della guerra.

Lazzaro fa una pausa, i due si scrutano si osservano, cercano di capirsi dalla posizione del corpo e delle mani. Passa un minuto circa. Lazzaro si distende, Sergio anche.

-          Lazzaro: Ecco il dunque. Un ribelle di destra e un visionario di sinistra. Una coppia bene assortita nulla da eccepire. Chi ama il ladro gentiluomo perché ribelle e chi il pirata spaziale che lotta contro tutto e contro tutti in nome dei suoi ideali anarchistico-nicciani. Ma ho l’impressione che il pensiero nicciano non sia roba per te.

-          Sergio: Ho letto qualcosa per ispirarmi. Non ho mai fatto filosofia. So che era uno dei filosofi di riferimento del DUCE. Comunque è vero, non volo alto; del resto il mio lavoro extra ha delle caratteristiche per le quali non serve sapere i dettagli e i particolari piuttosto è utile creare l’atmosfera giusta e la suggestione del momento. La mia è immagine in movimento che rimanda a straordinarie illusioni come nelle sfilate di moda che si vedono in  televisione o negli schermi grandi delle pizzerie alla moda e nei bar per figli di papà e signorine ben vestite con servizi sessuali in vendita.

-          Lazzaro: Illusioni e cose concrete, i due estremi che creano il mondo umano  e la vita quotidiana. Allora dal momento che stiamo cominciando a conoscerci dimmi. Se io metto la soluzione in questo libro, tu che fai?

-          Lazzaro fruga nel portafoglio, prende un qualcosa simile a un cartoncino colorato e lo mette in mezzo a “La Fine del Lavoro”.

-          Sergio: Se è la soluzione che mi serve e placa il mio cuore e la mia curiosità allora ti sussurrerò quel nome. Ma devo essere assolutamente certo del fatto che tu non mi rifili un pacco.

-          Lazzaro: E sia! Se ci mettiamo d’accordo e saremo convinti delle buone intenzioni reciproche  scambieremo un libro per un sussurro.

-          Sergio: Per me va bene, l’affare può andar avanti; adesso troviamo l’accordo.




25 settembre 2010

Il Belpaese e la scuola Ignorata

opera di I. Nappini

Le Tavole delle colpe di Madduwatta
IL BELPAESE E LA  SCUOLA IGNORATA
Le vicende della scuola italiana non sembrano interessare alle  sedicenti classi dirigenti; si può dire che essa non è fra le priorità delle minoranze al potere e a onor del vero anche la popolazione adulta sembra nel complesso poco interessata alla scuola. Di solito sui giornali, in televisione, sulle riviste  si parla di scuola in caso di inizio dell’anno scolastico, alla fine dell’anno scolastico, e in caso di vicende di cronaca nera o giudiziaria. Quindi dal mio osservatorio sul balcone di casa osservo un mondo umano italiano  chiuso in se stesso e una scuola che interessa solo in casi estremi o in  scansioni temporali ben definite utili per la polemica politica o per il solito moralismo un tanto al chilo nell’ambito circoscritto del giornalismo italiano tendenzialmente fazioso e opaco. Potrebbe essere invece di generale e pubblica utilità capire come nella scuola cadono e ricadono importanti fenomeni sociali e di costume che riguardano i bambini e gli adolescenti; la vicenda scolastica nazionale nel suo quotidiano è la grande occasione mancata per una riflessione sul quotidiano banalissimo che non è affatto così semplice da decifrare. Presento ai lettori una citazione da un testo che può aiutare a capire quanto la scuola sia parte delle grandi trasformazioni culturali e sia a sua volta aggredita da fenomeni che assolutamente non le appartengono e che  non può e non sa controllare. Può esser utile osservare questa citazione che presenta una situazione tipica della scuola elementare ovvero la presenza dell’immaginario culturale nipponico veicolato dai cartoni animati che è tanta parte delle fantasie e dei giochi dei bambini e sul quale il disinteresse dei mass-media è assoluto. Leggo questo come la dimostrazione del profondo disprezzo per il futuro del Belpaese e per le  nuove generazioni incluse da parte del sistema. 


Giuseppa Cappuccio, Cartoni animati a scuola, Città Aperta Edizioni, Troina, 2008
“I cartoni animati possono essere considerati un evento socio-culturale degli ultimi trent’anni; un evento che ha come palcoscenico il sofisticato apparato mondiale dei media e che ha permesso un incontro tra gli assetti culturali e mediatici della civiltà occidentale e gli scenari della cultura orientale contemporanea. Come già sottolineato più volte, i cartoni animati sono considerati spesso come un prodotto per bambini; in realtà essi oggi, si rivolgono all’intera famiglia, diventando anche uno spettacolo utile per riunire e commentare vicende spesso intrise di una morale particolare. E’ troppo semplicistico etichettare i cartoni animati come necessariamente divertenti e adatti ai bambini solo perché disegni animati; anche se negli anni i cartoni hanno modificato struttura e genere di storia, la loro capacità di coinvolgimento dei bambini rimane tutt’ora sottovalutata. L’applicazione delle regole del buon senso alla valutazione della adeguatezza, per fasce d’età, di un cartone animato non è di per sé errata ma può non bastare la complessità della problematica. E’ fondamentale, quindi, che insegnanti e genitori acquisiscano le competenze necessarie per poter scegliere cartoni animati adeguati allo sviluppo cognitivo, affettivo e relazionale dei bambini. ” pp.31-32


IANA per FuturoIeri





23 aprile 2010

Fonti e note in libertà

De Reditu Suo - Terzo Libro

Fonti e note in libertà

Sto usando come titolo  conduttore di questa mia serie di scritti il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo-romana. Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto.”

Questa mia serie di scritti è giunta al terzo libro. Nel primo ho voluto considerare il rapporto fra il passato e il futuro, nel secondo libro ho cercato d’interpretare la distanza fra il futuro sognato nel passato e questa realtà del qui e ora e di capire se era possibile pensare in un lontano futuro una resurrezione della civiltà italiana. Certamente non è un bel pensare perché la distanza fra il mondo degli Dei e degli Eroi e la realtà concreta va, forse, aldilà delle capacità del pensiero umano di concepirla. Nel terzo libro mi occuperò solo di alcune fra le note e fonti che hanno formato questo mio ragionare e voglio condividere con i miei venticinque lettori le mie considerazioni su di esse.

La Prima nota riguarda, manco a farlo apposta, una cosa che ho visto su youtube durante questa pasqua del 2010. Si tratta di un video che presenta uno spezzone di tre minuti sulla serie classica di Capitan Harlock andata in onda in Italia nel lontano 1979, allora ero un bambino e la serie mi fece una potentissima impressione.   Solo che uscì censurata e non solo per questioni morali o culturali ma anche per motivazioni vagamente politiche, l’Italia era nei suoi anni di piombo. Adesso che trenta lunghi anni sono passati la serie è già stata oggetto di una riedizione integrale in DVD con le parti censurate riportate in giapponese sottotitolato in lingua italiana. Fra queste parti c’è il giuramento di Daiba un giovane scienziato che per vendicare il padre assassinato dalle aliene si unisce alla ciurma di Harlock il pirata dello spazio che con la sua astronave da guerra combatte una lotta impari contro i nemici dell’Umanità. Le scene allora censurate che il video ripropone sono quella nella quale il giovane Daiba è indignato per il comportamento imbelle, scellerato e criminale del governo terreste retto da un presidente autoritario, corrotto e dissoluto; il giovane spara alla bandiera del suo paese al grido di “Tu non sei più la mia bandiera” e con un congegno chiama l’astronave pirata per farsi arruolare. La seconda scena censurata è quella del giuramento nella quale Daiba giura di combattere sotto la bandiera pirata, bandiera nera con i teschi e le tibie incrociate, per gli ideali di libertà, di giustizia e per la sua vendetta. Queste due scene davano fastidio e furono rimosse, il montaggio che risultò non rese giustizia alla puntata che davvero merita di essere rivista a distanza di così tanto tempo. Oggi si può guardare al passato della Prima Repubblica con la certezza che essa temeva anche i cartoni animati giapponesi. Qui occorre fare una facile riflessione: o il popolo italiano aveva dei fifoni al potere oppure questo minuscolo episodio  fa pensare che il problema sia dato da una identificazione fra cittadino e  Stato debolissima, così debole da far sì che la serie classica di Harlock poteva essere un problema e imporre  tagli e censure che hanno distorto il senso dell’opera nipponica in quarantadue puntate.

Per saperne di più e vedere la cosa: http://www.youtube.com/watch?v=7Cn3n-PxouE

                                                                                IANA per FuturoIeri




31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





31 marzo 2010

La civiltà italiana come ricostruirla (XIII)


De Reditu Suo - Fine Secondo Libro

La civiltà italiana come ricostruirla (XII)

 Il Belpaese è passato da poco dalla tornata elettorale regionale e l’evidenza dei fatti dimostra che una possibile ricostruzione della civiltà italiana si allontana e si spinge sempre più in là proprio il successo della Lega Nord induce a pensare che si dovrà aspettare per generazioni il risorgere di qualcosa che associ i diversi modi di vivere e d’appartenere al Belpaese. Anche la mobilitazione civile che ha portato alcuni soggetti ai margini della vita politica, e mi riferisco in particolare alle liste che fanno riferimento a Beppe Grillo, al successo elettorale e di visibilità  non sembrano oggi in grado di mutare in tempi ragionevoli una situazione italiana così pessima sotto troppi profili. Il modo di pensare la politica e l’impegno civile sta cambiando e per una volta cambia dal basso da un moto spontaneo e necessario di una parte ancora piccola della popolazione italiana essa passa da internet, da soggetti diversi che si mettono in rete e agiscono per un fine comune, da problemi concreti, dal manifestarsi di forze sociali presenti sul territorio ma fin troppo piccole per avere un ruolo politico, da soggetti solitamente riconducibili a comitati locali o associazioni presenti sul territorio che hanno trovato una via per agire e per esser parte della competizione elettorale attraverso le liste a Cinque Stelle. Un passo avanti e due indietro quindi perché la grande politica guarda ancora a questa novità con fastidio bollando la cosa come la nuova bizzarria del Grillo e perché ancora una volta la “grande politica” si chiude nelle sue stanze e nella sicurezza dei suoi salotti televisivi e dei telegiornali regalando  se stessa l’immagine che più gli piace e la lusinga e negando l’evidenza di questa novità. Credere e far credere che il comico di Genova abbia sconvolto le menti di centinaia di migliaia di pazzi che votano è cosa da politicanti irresponsabili che pensano di aver davanti elettori idioti e semi-analfabeti. Grillo che ha dato il via alle “sue” liste ha solo attivato un malcontento e delle forze già presenti nel Belpaese, ha attivato il risentimento di una parte dell’elettorato giovanile e di ceti sociali che si percepiscono come truffati e derubati e che non si sentono rappresentati dai partiti politici della Seconda Repubblica. Queste forze tendono ad usare più delle altre la rete internet e a proiettarsi nel nostro presente avendo una particolare attenzione ai temi della giustizia, della decrescita, delle dimensioni criminali e pericolose del modello di produzione e consumo. Si tratta cioè di un possibile inizio di qualcosa su cui potrebbe fondarsi una forza tesa a ridefinire la civiltà italiana, si noti che distinguo gli elettori delle liste vicine a  Grillo dalla sua persona e dal ruolo nuovo che costui si è ritagliato nella vita politica italiana. Questa distinzione è necessaria perché aldilà del grottesco della vicenda nella quale un comico punito dal sistema per le sue prediche contro le multinazionali e la cattiva politica l’esito finale è che costui  mobilita una parte consistente della pubblica opinione e condiziona il risultato elettorale. Quindi in Italia esiste una forza dispersa, di culturalmente al livello della media europea, e in grado di usare le nuove tecnologie per comunicare, fare politica e creare aggregazione e consenso; Grillo ha capito per primo che poteva entrare nella storia nazionale attraverso la mobilitazione di queste forze disperse aggregandole intorno alle liste da lui promosse che si sono presentate in questa scadenza elettorale. Un comico si è rivelato capace di capire il disagio profondo di una parte dei ceti medi del Belpaese e di creare consenso e aggregazione. Il passo in avanti è proprio questo le forze disperse del Belpaese culturalmente e socialmente ai livelli dei paesi del Nord-Europa possono essere aggregate e darsi un programma, più o meno credibile la cosa adesso non la giudico,  e partecipare alle elezioni condizionandole. Quindi quel che manca non è la “società civile” in Italia ma la possibilità di aggregarla e di portarla fuori dal labirinto delle invenzioni e delle finzioni della politica-spettacolo per darle forma e forza.

IANA per FuturoIeri





30 marzo 2010

Antichità e menzogne



De Reditu Suo - Secondo Libro

                                              Antichità e menzogne

Da un po’ di tempo a questa parte al contrario di quel che fanno altri popoli, ad esempio i giapponesi che hanno coniato un termine apposta per la generazione dei trentenni in evidente stato di disagio, nel Belpaese si fa finta di non capire. Sono in particolare i cinquantenni e i sessantenni maschi, ricchi, con rendite e proprietà o posizioni sociali che criticano aspramente  i giovani precari con alle spalle famiglie non ricche, privi di protettori, con storie di licenziamenti  e lavori precari, con difficoltà economiche. Le generazioni di cinquantenni e di sessantenni  ricchi approfittano della loro posizione e delle loro rendite per giudicare questi sfortunati con finte verità e con palesi menzogne condite con i ricordi distorti del loro passato. Quel passato è un’antichità oggi dimenticata. Così mi spiego i troppi interventi offensivi che rimbalzano qua e là e che umiliano quanti sono nel bisogno mostrando loro realtà idealizzate di passati immaginari e finti che arbitrariamente associano a virtù inesistenti che i predicatori dal pulpito affermano di aver posseduto nel passato. Faccio un banale esempio: di solito si contrappone la forza di resistenza e la volontà che hanno auto i vecchi ai loro tempi contro la presunta indolenza dei giovani. Se c’è un film che rappresenta l’ordinario ambiente lavorativo dei vecchi sono i primi due film del ragionier Fantozzi, interpretato magistralmente da Paolo Villaggio, anche se nel grottesco della finzione i film registravano una parte della realtà concreta di quel periodo. Una serata con passata  vedere una scelta delle vecchie “Commedie all’Italiana” smantella da sola l’idealizzazione falsa che viene proposta quando si tratta di dar addosso ai giovani precari. Per questo è evidente la natura infame di certi commenti. Sarebbe molto più dignitoso da parte di questi anziani dichiarare: arrangiatevi e rendete il mondo e il Belpaese ancor più brutto, violento e osceno di quel che avete avuto in eredità da noi perché questo è giusto, perché questo e solo questo vi abbiamo insegnato! Quando si è malvagi al punto di rompere i legami sacri fra generazioni  è giusto che venga ricordata ai vili l’essenza di questo modo indecente di aggredire gli altri con gli strumenti della parola e della menzogna. La natura del discorso menzognero sui giovani precari si fonda sulla ripetizione prolungata di un messaggio che finisce per essere credibile ed è nota al mondo come “Falsa Evidenza” e sulla “Manipolazione Cognitiva” che è data da una combinazione di false promesse o su paragoni infondati che intendono condizionare chi vi presta fede. Si tratta di strategie della propaganda e della pubblicità che vengono usate cinicamente per far passare l’idea che i giovani non sono all’altezza, che i trentenni hanno le stesse condizioni lavorative dei padri solo che sono meno capaci, che se stanno a casa è per pigrizia e non per il costo elevato della vita e per gli affitti spropositati rispetto agli stipendi, e se hanno pochi figli o nessuno è perché sono irresponsabili e non per l’impoverimento di larghi strati del ceto medio. Invece di raccontar in modo così indegno e maligno vicende collettive drammatiche sarebbe bene avere due grammi di decenza e dire apertamente che tutta la questione dei giovani ha a che fare solo ed esclusivamente con i soldi. Si dovrebbe parlare sempre e solo quando si ragiona dei ventenni e dei trentenni  di quattrini, di stipendi, del costo della vita, di affitti troppo cari, di lavoro precario, di licenziamenti facili. Concludo questo mio scritto ricordando che fra tutte le categorie di giovani che lavorano solo due sembrano salvarsi dalla valanga di critiche ingiuste: i militari in missione di “PACE” e i poliziotti. Loro non sono mai criticabili e nessuno mai si è azzardato a chiamarli”Bamboccioni”, nemmeno una volta. Il lettore si dia la risposta da solo  rispetto a questa palese evidenza.

IANA per FuturoIeri




14 gennaio 2010

Miti perduti e miti riciclati

De Reditu Suo

Miti perduti e miti riciclati

Il Belpaese è generoso offre ai suoi abitanti una straordinaria abbondanza di miti e illusioni, di parole al vento e di quelle cose che in un tempo antico e dimenticato le maschere di Pulcinella e Arlecchino denominavano “Aria Fritta”.

Ecco che i politici di professione intruppano nei loro riferimenti culturali padri morali vissuti in altri tempi e in contesti diversissimi dal presente; vien colto tutto e il contrario di tutto prendendo dalla storia recente e remota quel che serve per le necessità del momento. C’è l’imbarazzo della scelta, tutto ciò che arriva dal passato è un potenziale oggetto di strumentalizzazione. Tuttavia non è mia intenzione trattare qui di miti politici ma di miti pubblicitari. Ritengo che la pubblicità commerciale e un certo tipo di film, classificati anche come “cinepanettoni”, veicolino come modello desiderabile e stile di vita e di consumi ciò che di fatto è l’onere e il privilegio di una minoranza di abitanti del Belpaese dotati di redditi elevati. Il tenore di vita dell’avvocato di successo, della diva del piccolo schermo, del dirigente d’impresa, dell’alto funzionario dello Stato o del generale è qualcosa che compete a qualcuno ma non a tutti. Eppure tanta parte della pubblicità porta nelle case quale esempio di vita proprio quella di coloro che appartengono alle minoranze socialmente forti e di solito tale stile di vita è presentato in termini paradisiaci: è il regno del consumo felice, della pace familiare, del successo. Questo è a mio avviso il collante più forte ella presente società italiana così come è venuta a ri-formarsi a partire dagli anni ottanta: la grande creazione della possibilità di accedere alla felicità virtuale attraverso il martellamento pubblicitario. Prendo fra i tanti possibili l’esempio tipico della famiglia felice della pubblicità: padre, madre, figli piccoli possibilmente deve esser presente una bambina, la casa è di solito ben arredata, il tenore di vita è generalmente alto. Se prendiamo poi gli anziani che fanno la loro comparsa troviamo il nonno con la barba bianca modello Santa Claus rivestito in borghese e in qualche caso fa capolino una nonnina di solito nella parte della madre del figlio ormai uomo maturo anche lui felice e socialmente realizzato. Tendenzialmente la pubblicità presenta le migliori condizioni umane possibili per presentare una merce da far comprare, il gioco è palese e forse perfino sincero: la merce è simbolo di una felicità possibile qui e ora sulla nera terra. Invito il gentile lettore a confrontare quanto scrivo con la sua esperienza personale e la sua memoria per valutare se esagero o meno. Ritengo che dietro questo gioco di prestigio ci sia il grave pericolo che troppi abitanti dello Stivale, ovviamente inconsapevoli, arrivino a confondere la pubblicità con la realtà, la fantasia del creativo che rende desiderabile i prodotto con lo stile di vita che rimane appiccicato alla merce. C’è il concreto pericolo nel caso di fallimento del modello di produzione e consumo di trasformare milioni di illusi in masse pericolose e socialmente incontrollabili. Ritengo infatti che nella disgrazia collettiva la delusione per un modello culturale e di vita fallito finirà con il coincidere con la perdita di senso della vita, milioni di esseri umani nel Belpaese si ritroveranno senza il loro Dio-merce e senza alcuno scopo. A quel punto ogni avventura politica o sociale sarà possibile.

IANA per FuturoIeri



sfoglia     settembre        novembre
 







Blog letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom

ISCRIVITI: "no-globalizzazione" direttamente nella tua casella email