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24 febbraio 2009

Chi siamo, chi saremo?

 

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Chi siamo, chi saremo?

Se le sciagurate genti del Belpaese avessero due lire di dignità umana avrebbero da tempo tempestato i loro politici di critiche e sollecitazioni ai confini della violenza per chiedere lumi su cosa intendono fare delle nostre genti. I processi di globalizzazione, una violenta colonizzazione Statunitense mascherata rozzamente e malamente da arrivo della civiltà nelle terre dei selvaggi, disgregano quello che l’unico collante che tiene assieme le difformi genti d’Italia: ossia la cultura e la memoria del proprio passato remoto. Mentre scrivo si fa un gran farneticare sui giornali sui figli degli extracomunitari e sul fatto che in prospettiva le comunità straniere nel Belpaese saranno sempre più numerose. Il seguito è facile da capire queste genti diverse vorranno riconosciuta la loro diversità, chiederanno di far parte delle caste al potere, i loro figli vorranno essere non solo lavavetri e muratori ma anche notai, avvocati, dirigenti, deputati e senatori e forse ministri. Un paese indebolito dalla globalizzazione, disgregato nella stabilità della famiglia dalla miseria e da modelli televisivi di finte dive con figlio e senza marito, privo di una solida civiltà, frantumato in tante fazioni politiche e sociali rissose e contrapposte si avvia alla disgregazione e alla morte. E’ certissimo che dietro i troppi deliranti e patetici proclami della politica nostrana c’è un vero, anche se inconscio, desiderio di morte. Si brama nell’intimo dei pochi che economicamente e politicamente ci governano la distruzione delle basi civili e culturali delle genti del Belpaese, la disgregazione dei popoli italiani della penisola in fazioni e in plebi pronte a servire il più osceno dei padroni in cambio di una mancia. L’odio di tutti contro tutti, la disperazione sociale e la paura del diverso e dello straniero favorisce i pochi ricchi e i loro disegni di dominio sui molti che sono poveri. Ecco allora che all’allarme per lo straniero delinquente s’aggiunge quella dello straniero in quanto tale, si presume che l’uomo onesto debba aver paura perfino dei figli piccoli di costui. Se gli stranieri sono così temuti è solo perché nel Belpaese si è persa la capacità di pensare le nostre genti come popolo, come civiltà e come cultura. Non bastano certo i miracoli a dare ai molti il senso di essere qualcosa tutti assieme. Le comunità straniere sono spesso più forti di tutta una città italiana, quando sono comunità e non disperati che vivono in un ghetto, perché sanno chi sono, cosa vogliono e dove andare. I disordini milanesi di qualche tempo fa con la comunità cinese hanno dimostrato al mondo che una comunità coesa può imporre il suo punto di vista e diventare un soggetto politico in grado di segnare il destino di una delle nostre metropoli. Noi no. C’è differenza fra  chi sostiene sia pur fra mille difficoltà le ragioni di una cultura e di una civiltà e chi al contrario ha per capi e dominatori soggetti estranei alla propria civiltà desiderosi di spezzare e dividere la Nazione per trarre un miserabile profitto assolutamente personale. L’Italia non sarà se non comprenderà le sue ragioni d’essere come civiltà. La crisi ha rivelato al mondo la malvagità, le frodi e i troppi inganni che erano l’essenza intima degli imperi Inglese e Statunitense, adesso che i dominatori e i vincitori di ieri sono in disgrazia è tempo di capire che esite una Nazione Italiana e far valere la nostra diversità nelle sedi opportune. L’alternativa è quella tracciata inconsapevolmente dai tirannucci domestici di oggi: la morte della nostra civiltà e cultura e la disgregazione delle diverse genti del Belpaese.

IANA per FuturoIeri



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